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Riassunto esame Storia della Cina Contemporanea, prof. De Giorgi, libro consigliato La Rivoluzione D'Inchiostro. Lineamenti di storia del giornalismo cinese. 1815-1937, De Giorgi

Riassunto per l'esame di Storia della Cina contemporanea e della prof. De Giorgi, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La Rivoluzione D'Inchiostro. Lineamenti di storia del giornalismo cinese. 1815-1937, De Giorgi. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della Cina contemporanea docente Prof. L. De Giorgi

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Fin dall’inizio, quindi, lo si presentò non solo come organo d’informazione, ma anche

Shenbao

come uno spazio al servizio della comunità dei letterati locali.

La costruzione di questo modello di giornale fu, tuttavia, graduale.

Inizialmente le notizie erano soprattutto estratti delle gazzette imperiali, notizie tratte dai giornali di

Hong Kong e da quelli stranieri, qualche notizia locale, e inoltre erano pubblicati annunci

commerciali, i prezzi delle merci e gli arrivi e le partenze delle navi in porto.

Nessuna grafica particolare distingueva le varie parti del giornale.

Negli anni successivi, attraverso l’uso di caratteri in corpo diverso e altri espedienti tipografici, le

diverse sezioni di cui si componeva il quotidiano furono chiaramente distinte.

gli editoriali, erano dei saggi, non firmati, su temi d’attualità, a volte di ammonimento

I lunshuo,

morale, più spesso volte a discutere il problema della modernizzazione economica e sociale della

Cina.

Un’analisi del contenuto dei lunshuo pubblicati nel primo mese di vita del giornale illustra come lo

Shenbao prese posizione a favore della costruzione del tram, di fabbriche moderne di armamenti, di

una riserva d’acqua etc.

La letteratura, e in particolare la poesia, erano una delle attrazioni dello Shenbao presso il pubblico.

Nei primi sei mesi del 1884 furono pubblicate le poesie di più di centoventi persone, che avevano

inviato i manoscritti alla sede del giornale.

Anche letterati giapponesi partecipavano a questi scambi poetici.

Ma anche la narrativa assunse un ruolo importante, specialmente negli anni Novanta del XIX secolo.

ALLA RICERCA DI UNA LEGITTIMITÀ

Le testimonianze del XX secolo concordano sul fatto che i primi giornali in cinese pubblicati nei

porti aperti fossero considerati un fenomeno culturale “straniero”.

L’assimilazione culturale dei giornali doveva maturare anche sul piano ideologico e culturale.

I redattori della stampa commerciale, d’altra parte, tentarono di definire la funzione della nuova

stampa periodica davanti ai lettori anche richiamandosi al fenomeno delle gazzette imperiali.

Queste rappresentavano, in effetti, il termine di paragone più immediato.

Lo stesso nome con cui le testate vennero chiamate rifletteva la duplice intenzione di collegarsi e

insieme distinguersi dai dibao e chaobao. cioè “nuovi divenne

Ricorrente nella denominazione di molte testate, il composto xinbao, bao”,

comune per descrivere il nuovo fenomeno.

I giornali potevano essere presentati come uno dei segreti della superiorità militare e tecnologica dei

Paesi stranieri.

Tuttavia, il diritto di informare e rendere pubblico quanto avveniva doveva essere legittimato .

Il giornalismo nato in Occidente poteva, secondo lo Shenbao, essere visto come il perfezionamento

di un sistema già esistente nella Cina antica, quando il sovrano si preoccupava di conoscere quanto

avveniva tra il popolo.

La legittimità dei giornali era, quindi, invocata nei termini del buon governo confuciano.

L’elemento centrale di queste argomentazioni era rappresentato dal ruolo che i giornali potevano

avere nel riaprire la “via delle parole”, yanlu, la comunicazione fra il sovrano e i sudditi.

Attraverso i giornali chi aveva talento avrebbe potuto offrire all’imperatore le proprie proposte, e la

stampa avrebbe così contribuito a rafforzare lo Stato.

CAPITOLO 4

LA SCOPERTA DELL’OPINIONE PUBBLICA

A partire dal 1895 la stampa periodica iniziò a rappresentare un fenomeno importante in Cina, sia

per la diffusione sia per rilevanza dei contenuti.

La stampa d’informazione si diffuse anche nelle province interne e in città minori.

Alle radici di questa crescita vi era l’intenso attivismo delle élites locali, significativo in ambito

educativo e politico.

I nuovi giornali nacquero con capitale privato cinese: erano per la maggior parte minbao, testate

da cittadini comuni, non da funzionari, decisi a prendere l’iniziativa delle riforme che, dopo

fondate

la sconfitta contro il Giappone nel 1895, una parte consistente della società cinese riconosceva

ormai come inevitabili. anni consiste, d’altra parte, nei “legami che lo uniscono

La caratteristica del giornalismo di questi

agli avvenimenti politici e sociali di quel periodo.

Lo sviluppo della stampa periodica era infatti uno degli strumenti attraverso cui la società locale si

mobilitò per promuovere la modernizzazione.

UNA NUOVA STAMPA POLITICA (1895-1898)

Durante i tre anni che intercorsero fra la guerra con il Giappone e il Movimento dei Cento Giorni

del 1898, la stampa periodica uscì dai ristretti confini della discussione sul valore e l’utilità della

tecnologia straniera per assumere il ruolo di forum nazionale per le proposte e i dibattiti sui più

ampi temi della riforma educativa e istituzionale dell’impero.

Tali attività pubblicistiche erano legate ad altre due forme di attivismo che fiorirono in questo

periodo: la formazione di xuehui, associazioni di studiosi che si proponevano lo studio e la

discussione delle riforme, e la fondazione di nuove scuole dedicate all’insegnamento delle “nuove

scienze” xinxue.

I più noti periodici di questi anni furono fondati dal gruppo di intellettuali legati a Kang Youwei e

Liang Qichao, le due figure più eminenti del movimento riformista.

All’inizio degli anni Novanta del XIX secolo Kang Youwei e Liang Qichao erano ancora in attesa

e non avevano alcuna esperienza nell’ambito

di affrontare gli esami imperiali per diventare jinshi;

della nuova stampa periodica.

Le loro idee, tuttavia, erano conosciute: Kang Youwei doveva la sua fama alla sua interpretazione

della dottrina confuciana, e il suo allievo Liang Qichao era attivo nelle accademie provinciali più

radicali.

Nel 1895 Kang Youwei fondò a Pechino un periodico, il Wanguo gongbao (Il giornale

internazionale).

La direzione della testata fu affidata a Liang Qichao e Mai Menghua, genero di Kang.

Quando, qualche mese dopo, a Pechino venne fondata un’associazione di intellettuali e alti

funzionari imperiali, il cui nome era Qiangxuehui (Società per gli studi sul rafforzamento), il

ne divenne l’organo e cambiò il nome

Wanguo gongbao in Zhongwai jiwen (Cronache dalla Cina e

l’estero).

Alla fine del gennaio 1896, la corte imperiale fece chiudere l’associazione e sospendere la

pubblicazione.

Anche a Shanghai era stata fondata una sezione della Qiangxuehui ad opera di Huang Zunxian.

Questa aveva come proprio organo di stampa il Qiangxuebao (Giornale per gli studi sul

rafforzamento).

Quando, dopo quella di Pechino, la sede di Shanghai fu costretta a chiudere, Huang decise di

trasformare l’associazione di studio in una baoguan, cioè in una società editrice di un periodico.

La direzione della testata fu di nuovo affidata a Liang Qichao.

Il giornale, chiamato Shiwubao (Affari contemporanei), fu ufficialmente fondato il 9 Agosto 1896.

Nelle prime pagine erano pubblicati gli editoriali, che occupavano circa un decimo di ogni numero.

Di seguito si trovava copia degli editti imperiali e dei memoriali dei funzionari, ripresi dalle

gazzette di corte, notizie provenienti dalle province, traduzioni da giornali stranieri e da dispacci

dell’agenzia Reuter, traduzioni di opere letterarie straniere, resoconti di viaggio, avvisi e annunci.

Nel primo numero, Liang pubblicò un saggio dedicato proprio al giornalismo, Lun baoguan youyi

yu guoshi (I giornali sono utili allo Stato), in cui sosteneva che solo una vitale comunicazione fra i

diversi settori della società e il governo avrebbe garantito la forza dello Stato.

Il successo dello Shiwubao fu dovuto soprattutto agli editoriali politici di Liang Qichao, dedicati

alla discussione e alla diffusione di progetti di riforma dello Stato, e in particolare di rinnovamento

del sistema educativo cinese.

Il giornale godette all’inizio del completo appoggio di Zhang Zhidong.

Man mano, però, che gli editoriali di Liang si fecero più critici e radicali, l’appoggio di Zhang si

trasformò in opposizione, al punto che, nel 1897, Liang, non sentendosi più libero di esprimere le

sue idee, preferì lasciare il giornale.

Con il colpo di Stato dell’imperatrice vedova Cixi, nel settembre del 1898, il movimento riformista

fu violentemente represso.

La maggior parte dei periodici dovettero chiudere, e gli unici che poterono continuare le

pubblicazioni cambiarono nome e smorzarono radicalmente gli accenti critici.

Il colpo di Stato del 1898, infatti, non segnò la fine della stampa politica cinese, ma piuttosto ne

aumentò l’importanza.

Costringendo gli oppositori a continuare le proprie attività pubblicistiche al di fuori dei confini

nazionali, permise loro di articolare posizioni politiche radicali sulle pagine dei periodici che,

stampati all’estero, finirono con il diffondersi e circolare clandestinamente anche sul

seppur

territorio dell’impero.

DA SOVVERSIVI A ILLUMINISTI: I GIORNALI DEI RIFORMATORI MODERATI

(1898-1911)

la stampa periodica fin’ col rappresentare il

Dopo il 1898 per Kang Youwei e Liang Qichao

principale canale attraverso cui dare voce al progetto riformista.

In particolare Liang Qichao si affermò come il più noto e influente pubblicista cinese.

Con l’arrivo in Giappone, infatti, il giornalismo d’opinione diventò la principale attività di Liang

Qichao, tanto che agli occhi degli intellettuali della generazione successiva egli finì per

rappresentare il padre del giornalismo cinese.

Liang, infatti, riuscì a dare all’attività editoriale una connotazione politica esplicita, non solo

estranea al giornalismo commerciale dei letterati dei porti aperti, ma anche molto più accentuata di

quanto fosse nei giornali riformisti degli anni precedenti.

Già nell’autunno del 1898 Liang Qichao fu in grado di iniziare le pubblicazioni del primo dei suoi

tre periodici più noti, il Qingyibao (La critica pura), una pubblicazione votata essenzialmente alla

discussione politica e alla propaganda patriottica.

L’anno seguente, quando Kang Youwei fondò l’associazione politica Baohuanghui (Associazione

per la difesa dell’imperatore), che si proponeva di favorire l’instaurazione in Cina di una monarchia

costituzionale sotto l’imperatore Guangxu, il ne divenne l’organo.

Qingyibao

Nel dicembre 1901 il periodico cessò le pubblicazioni, ma due mesi dopo Liang Qichao fondò un

altro giornale, il quindicinale Xinmin congbao (Il popolo nuovo), dedicato alla presentazione della

storia, della filosofia e delle moderne scienze sociali occidentali interpretate anche alla luce della

tradizione culturale cinese.

Il suo scopo era formare un popolo “nuovo”, consapevole del legame morale e culturale fra gli

individui e la collettività nazionale.

Il terzo giornale fondato in Giappone da Liang fu il periodico letterario Xin xiaoshuo (Nuova

narrativa), nato nel 1903.

Con la pubblicazione di narrativa e critica letteraria, egli tentava di mettere in pratica le sue idee

sull’uso della letteratura e del romanzo per la propaganda e la rieducazione della società cinese.

Nei primi anni del XX secolo il nuovo giornalismo politico trovò spazio di crescita e affermazione

anche sul territorio dell’impero. infatti, la corte Qing si fece promotrice di una “nuova

Dopo la rivolta dei Boxers (1899-1901),

politica” che faceva proprie molte delle proposte dei riformatori per il rafforzamento dello Stato.

L’obiettivo doveva essere quello di creare in Cina, sul modello del Giappone, una monarchia

costituzionale, in cui le élites locali potessero trovare rappresentanza e partecipare attivamente al

processo decisionale politico attraverso assemblee di vario livello.

Tali riforme comportarono anche l’abolizione del sistema degli esami imperiali per la scelta dei

funzionari e il tentativo di creare un sistema scolastico di tipo moderno.

Così, giornali che esprimevano idee riformiste o si proponevano di diffondere le nuove scienze

iniziarono, così, ad apparire nelle città dell’impero.

Nel 1908 si arrivò alla promulgazione di una Legge sulla stampa (Baolü) che, seppure con intenti

modo ineluttabile l’esistenza dei “giornali della gente comune”.

censori e repressivi, sanciva in

Fra i molti giornali che vennero pubblicati in questi anni, alcuni possono essere considerati come i

migliori esempi al tempo stesso della varietà della stampa riformista moderata e dello spirito

comune che la animava: sono il quotidiano Shibao (Il tempo) e la rivista Dongfang zazhi (Oriente) a

Shanghai, e i quotidiani Jinghua ribao (Il giornale nella lingua di Pechino) e Dagongbao

(L’imparziale), rispettivamente a Pechino e Tianjin.

Ma altrettanto importante fu lo sviluppo di una stampa in baihua, in lingua volgare, e di riviste

femminili.

Lo Shibao fu fondato nel 1904 da Di Chuqing, un intellettuale del Jiangsu che era entrato in

contatto con Kang Youwei e Liang Qichao in Giappone.

Lo Shibao doveva rappresentare un forum di presentazione e dibattito delle questioni inerenti alla

riforma costituzionale.

Negli anni successivi, il giornale si avvicinò alle posizioni dei monarchici costituzionalisti del

finendo con il suscitare l’irritazione dell’esule.

Zhejiang, differenti da quelle di Liang Qichao,

Il quotidiano, in effetti, non voleva essere un semplice portavoce di Kang e Liang, e Di Chuqing

auspicava per la sua testata un ruolo di rappresentante dell’opinione pubblica locale.

L’adesione alle tesi riformiste non implicava che al giornale non potessero partecipare redattori di

tendenza repubblicana.

Lo Shibao incarnava, quindi, un nuovo modello di giornalismo in Cina, al tempo stesso politico ed

educativo, ma anche d’intrattenimento culturale.

Il mensile Dongfang zazhi rappresentava un altro elemento costitutivo del nuovo clima culturale e

politico della metropoli. riguardavano un’ampia varietà di temi, dalla

Gli articoli selezionati e proposti da Dongfang zazhi

politica alla filosofia alle scienze naturali.

La linea editoriale fu inizialmente conservatrice dal punto di vista politico; negli anni si avvicinò,

però, alle posizioni dei ceti commerciali e imprenditoriali di Shanghai, in genere erano favorevoli a

una modernizzazione pacifica delle istituzioni imperiali. (L’imparziale) di Tianjin,

Il più importante giornale riformista della Cina del Nord, il Dagongbao

fu fondato nel 1902 da Ying Lianzhi, un mancese convertito al Cristianesimo e sostenitore delle

riforme.

Il Dagongbao si proponeva di essere uno strumento di educazione moderna e dibattito sui temi

politici più importanti, come i giornali riformisti di Shanghai.

era l’attenzione

Una delle caratteristiche del Dagongbao alle condizioni di vita dei ceti disagiati e

alla funzione educativa del giornale.

Veniva pubblicata anche una colonna in lingua parlata in cui si trattavano temi di interesse

quotidiano, per educare i lettori di limitato livello culturale.

Il Jinghua ribao, fondato a Pechino nel 1904 da Peng Yizhong, seppur di breve vita, è ancor più un

esempio rappresentativo dell’attenzione tipica della stampa riformista all’educazione popolare.

L’aspetto interessante del giornale, tuttavia, è rappresentato dal fatto che non era legato

all’ambiente influenzato dalla cultura occidentale e da intellettuali come Yan Fu, come nel caso del

ma era piuttosto frutto dell’attivismo di esponenti della società tradizionale della

Dagongbao,

capitale. RISVEGLIARE ALLA RIVOLUZIONE

La stampa rivoluzionaria repubblicana, nei primi decenni del XX secolo, rappresentò l’altra faccia

della pubblicistica politica, quella più radicale.

L’adesione a ideali rivoluzionari non era priva di implicazioni per quanto concerneva la funzione

attribuita ai giornali.

La convinzione che solo il rovesciamento della dinastia avrebbe potuto avviare la Cina verso una

modernità identificata, innanzitutto, come conquista della sovranità nazionale e istituzione di una

nuova forma di Stato, quella repubblicana, spingeva i redattori a percepire come primario il compito

di incitare e risvegliare i lettori a riconoscersi in questi obiettivi.

La stampa rivoluzionaria faceva appello al patriottismo anche in termini emotivi.

Yatsen, prese in considerazione l’utilizzo di giornali per la

Il maggior leader rivoluzionario, Sun

realizzazione del proprio programma qualche anno più tardi rispetto a intellettuali riformisti come

Kang e Liang.

Inizialmente, infatti, Sun si impegnò soprattutto a creare gruppi armati insurrezionali.

Solo nei primi anni del XX secolo, e in particolare nel 1905, dopo la fondazione della lega

nazionalista repubblicana Tongmenghui, la pubblicistica venne riconosciuta come una parte

importante dell’attività politica.

Nell’ottica di molti rivoluzionari, l’attività pubblicistica doveva essere strettamente legata all’azione

politica e militare.

La propaganda avrebbe dovuto convincere il lettore al sostegno e alla partecipazione ai moti

insurrezionali.

Diverse testate, d’altra parte, funsero come strutture di copertura per le attività clandestine.

Gran parte dei giornalisti erano studenti o avevano studiato all’estero, e tutti condividevano la

percezione di una crisi irreversibile delle istituzioni imperiali e dell’urgenza del compito storico a

cui si sentivano chiamati, quello di salvare la Cina.

Dopo la fondazione della Tongmenghui a Tokyo nell’agosto 1905, molti attivisti studenteschi

continuarono le loro attività contribuendo all’organo della lega repubblicana, il Minbao (Il popolo).

Il Minbao era un organo di propaganda politica, votato alla diffusione del nazionalismo antimancese

e alla discussione dei vari aspetti e delle implicazioni del programma di Sun Yatsen.

Formalmente i responsabili del Minbao erano Zhang Ji, Tao Chengzhang, Zhang Binglin e Wang

Jingwei.

A gestire il mensile furono in successione Hu Hanmin, Zhang Binglin e Wang Jingwei.

Sul giornale scrissero tutti i più noti giovani radicali, fra cui Song Jiaoren e Zhu Zhixin.

un punto d’accordo nell’appello

Le diverse anime della Tongmenghui trovarono inizialmente

all’insurrezione contro i Qing, di cui il pubblicato all’estero, poteva farsi portavoce.

Minbao,

Dopo il 1907 però iniziarono a manifestarsi le divisioni all’interno del gruppo dirigente

rivoluzionario.

D’altra parte, l’appello antimancese faceva leva tanto su un nazionalismo ispirato alle moderne

concezioni occidentali quanto su un richiamo all’orgoglio culturale Han, che ereditava alcuni

elementi dell’opposizione intellettuale ai Qing già manifestatasi nei secoli precedenti.

LA SCOPERTA DELL’OPINIONE PUBBLICA

Il ruolo di informazione sull’attualità e di dibattito assunto dalla stampa venne legittimato in termini

culturali attraverso il richiamo a una nuova fonte di autorità: l’opinione pubblica.

Nei primi anni del XX secolo i giornalisti iniziarono sempre più a definire il ruolo della stampa

intermini diversi, richiamandosi al rapporto dei giornali con l’opinione pubblica (yulun), definita

come le idee e le opinioni collettive delle persone comuni (min).

gli interpreti degli interessi e della volontà del popolo e l’opinione pubblica, così

I giornali erano

costituita, doveva diventare un soggetto attivo della vita politica.

L’espressione più frequente con cui ci si riferiva all’opinione pubblica era il composto yulun.

Nel lessico tradizionale yulun indicava le opinioni dei funzionari di livello inferiore e, in parte, delle

élites locali.

Il concetto di opinione pubblica era, in realtà, elusivo e carico di valenze ambigue.

Ereditava da una parte quella connotazione di integrità morale legata, nella civiltà tradizionale

cinese, all’idea di qingyi (critica pura), che rimandava a sua volta al ruolo dei letterati confuciani

come custodi del senso morale del governo imperiale.

Dall’atra rifletteva i nuovi concetti di cittadinanza e di nazione, ispirati al pensiero politico

occidentale.

L’opinione pubblica veniva identificata come una forza irrinunciabile della politica degli Stati

nazionali e coincideva con la volontà popolare.

Agli inizi del XX secolo, nell’ottica dei riformisti, la trasformazione dell’impero in una monarchia

avrebbe dovuto assegnare all’opinione pubblica un ruolo privilegiato , come entità

costituzionale

consapevolmente partecipe del processo politico.

Dal punto di vista dei progressisti, le assemblee rappresentative sarebbero state lo strumento

attraverso cui coloro che non appartenevano alla burocrazia avrebbero controllato il governo e preso

parte agli affari dello Stato. l’operato del

In concreto, le funzioni dei giornali dovevano essere essenzialmente due: controllare

governo, in modo che i governanti fossero timorosi del giudizio dei governati, e guidare il popolo a

una partecipazione responsabile al futuro della nazione.

L’idea dominante dei nuovi pubblicisti politici era che i giornali dovessero essere soprattutto “la

madre dell’opinione pubblica” (yulun zhi mu).

La stampa era responsabile della formazione dei cittadini e doveva guidarli al riconoscimento

dell’interesse generale (gongyi).

La costruzione del concetto di opinione pubblica, inoltre, si articolava nei termini di una

contrapposizione fra pubblico (gong) che doveva coincidere con il bene della nazione, e privato (si),

identificato con il mero interesse di parte.

Se la costruzione di una Cina forte e potente richiedeva il sostegno consapevole dei cittadini, questo

sarebbe stato, dunque, possibile solo se chi aveva l’autorità a parlare a loro nome fosse stato

animato da uno spirito di dedizione alla nazione.

CAPITOLO 5

VERSO UNA PROPAGANDA DI STATO

Gli avvenimenti degli anni che intercorsero tra la fondazione della Repubblica e lo scoppio della

guerra di resistenza contro l’invasore giapponese nel 1937 dovevano incidere in modo significativo

sul rapporto fra stampa periodica e attività politica in Cina.

La debolezza delle istituzioni repubblicane negli anni Dieci e Venti, favorita dalle pesanti ingerenze

straniere offrì ben poca protezione all’indifferenza e autonomia del giornalismo dal potere militare e

burocratico.

Censura, repressione e corruzione limitarono la capacità dei giornalisti di essere all’altezza degli

ideali politici e morali proposti nel periodo precedente.

L’instabilità politica contribuì al diffondersi di un atteggiamento scettico fra gli intellettuali più

giovani nei confronti della capacità dei giornali d’opinione tradizionali di farsi portavoce dei

patriottismo cinese e di promuovere la modernizzazione del Paese e l’educazione alla cittadinanza.

Il fascino esercitato dalle ideologie rivoluzionarie e anti-imperialiste e dagli ideali di una radicale

trasformazione sociale e culturale favorivano, inoltre, l’affermazione di una concezione della

stampa come strumento di propaganda e di mobilitazione di massa.

In questo contesto i giornali vennero visti come mezzi indispensabili per il coinvolgimento e

l’organizzazione nell’attività politica delle classi urbane e rurali subalterne.

Negli anni Venti apparve nelle aree urbane questo nuovo modello di stampa politica, rappresentata

dalle testate del Partito Comunista Cinese e del Partito Nazionalista riorganizzato sul modello

leninista. LA STAMPA E IL FALLIMENTO DEL PARLAMENTARISMO

Alla caduta dei Qing, pochi giornalisti si sarebbero aspettati che, tra i primi atti del governo

istituito a Nanchino nel febbraio 1912, ci potesse essere l’elaborazione di

repubblicano provvisorio

una nuova bozza di legge sulla stampa.

La conquista della libertà d’informazione e di espressione era vista, infatti, come una naturale

tant’è vero che la sola proposta di disciplinarla incontrò

conseguenza della nascita della Repubblica,

immediatamente l’ostilità dei giornalisti.

L’Associazione nazionale della stampa Quanguo baojie jujinhui si riunì a Shanghai e inviò a Sun

Yatsen un telegramma di protesta: una legge sulla stampa non poteva essere emanata prima della

promulgazione di una Costituzione da parte dell’Assemblea Nazionale.

Sun Yatsen si fece promotore della richiesta dei giornalisti, e la proposta di legge non ebbe corso.

un’illusione.

La nuova libertà repubblicana si rivelò presto

L’anno successivo Yuan Shikai, dichiarato illegale il Partito Nazionalista vincitore delle elezioni

del dicembre 1912 ed espulsi gli iscritti eletti all’Assemblea Nazionale, promulgò dei regolamenti

di polizia sulle attività pubblicistiche e una Legge sull’editoria, il cui scopo era controllare le testate

di opposizione e, in primo luogo, quelle del Guomindang.

Molti giornali furono soppressi.

Anche la violenza politica limitò la libertà di stampa.

La vittima più nota fu il giornalista Huang Yuansheng, redattore della rivista Yong Yan (Discorsi

comuni) fondata da Liang Qichao, e ucciso nel 1915 a S. Francisco.

Dopo la morte di Yuan Shikai, nel periodo dei domini dei Signori della Guerra, i regolamenti di

polizia sui giornali furono lasciati cadere.

La Legge sull’Editoria continuò, invece, a rappresentare uno strumento utile ai diversi governatori e

burocrati per limitare l’opposizione politica.

Gli esponenti più importanti del governo di Pechino e delle fazioni militari, infatti, riconoscevano

l’importanza di godere di buona stampa.

Molti finanziarono giornali e periodici, e un segno dei tempi su l’abitudine di giornalisti ed editori

di richiedere sostegni finanziari per le proprie imprese.

Wang Zhilong, proprietario e direttore del Dagongbao di Tianjin, ad esempio, era legato al club

dell’Anhui.

Anfu, espressione della cricca filo-giapponese

Wang, tra il 1913 e il 1920 occupò diversi incarichi pubblici per conto di questo gruppo,

trasformando il giornale nel portavoce dell’Anfu.

La connivenza fra giornalisti ed esponenti del potere burocratico e militare era inevitabile.

Poche testate avevano una forza economica e un livello organizzativo tali da permettere

un’indipendenza di fatto da protezioni politiche.

Avere dei giornalisti amici era un fattori di forza per ogni fazione e gruppo di interesse, mentre, in

assenza di garanzie istituzionali certe, le testate avevano bisogno di protezioni burocratiche per

sopravvivere.

Dopo Huang Yuanshengm le due vittime più note di questa situazione furono Shao Piaoping e Lin

Baishui.

Entrambi i giornalisti furono giustiziati a Pechino nel 1926.

Shao Piaoping, corrispondente dalla capitale per lo Shenbao e fondatore del quotidiano di Pechino

Jingbao (Il giornale di Pechino), è ricordato come uno dei migliori giornalisti della Pechino degli

anni Dieci e Venti.

Shao era stato fautore di un nuovo ideale professionale, ispirato al modello anglosassone, basato

sull’autonomia della stampa dal potere politico.

Egli tentava di mettere in pratica i suoi principi professionali intrattenendo controversi rapporti con

il mondo politico e militare della capitale, grazie ai quali era in grado di disporre di molte

informazioni.

Nel 1926, tuttavia, cadde vittima della vendetta dei figli di Zhang Zuolin, il Signore della Guerra

della Manciuria.

Quando costoro entrarono a Pechino, assumendo il controllo del governo, lo fecero arrestare e

giustiziare.

Le ragioni effettive dell’esecuzione non furono chiare.

L’eccessiva disinvoltura di Shao Piaoping nel mantenere la sua autonomia giocando nei contrasti tra

le diverse fazioni gli causò probabilmente più inimicizia e diffidenza delle sue supposte simpatie

per il Partito Nazionalista o per i comunisti.

Lin Baishui, fondatore e direttore del quotidiano Shehui ribao (Il quotidiano della società) di

Pechino, oltre che di pubblicazioni in baihua, nei primi anni della Repubblica, non aveva

disdegnato di coprire cariche pubbliche.

Il suo arresto e la sua esecuzione nel 1926 furono il frutto della sua ostilità nei confronti di Pan Fu,

primo ministro vicino al generale dello Shandong Zhang Zongchang.

DA AVANGUARDIE CULTURALI A VOCI DEL PARTITO

La vivacità intellettuale e il dissenso politico dei primi anni della Repubblica, manifestatisi in

particolare con in Movimento di Nuova Cultura, trovarono espressione soprattutto sulle pagine di

riviste e di supplementi culturali dei quotidiani.

Queste pubblicazioni si svilupparono negli ambienti universitari e studenteschi e nelle nuove

associazioni letterarie e culturali.

La politicizzazione degli studenti e dei giovani intellettuali, iniziata con il Movimento del 4 Maggio

1919 e alimentata da un atteggiamento iconoclasta nei confronti della tradizione, coincise, nel

complesso, con la diffusione di nuove concezioni rivoluzionarie e anti-imperialiste che

individuarono nella mobilitazione di massa lo strumento principe per salvare il Paese dalle minacce

straniere e dalle sue debolezze interne.

Le riviste e i supplementi culturali editi dagli studenti in questi anni aprirono così la strada per lo

sviluppo di un nuovo tipo di stampa politica mirata all’organizzazione di movimenti di massa.

Diverse decine di pubblicazioni vennero prodotte da giovani intellettuali.

La gran parte era dedicata alla discussione di nuove teorie politiche e sociali, ad analisi critiche del

patrimonio culturale e della società cinese, a sperimentazioni letterarie.

La rivista più importante fu Xin qingnian (Gioventù nuova), fondata nel 1915 da Chen Duxiu come

forum di dibattito mirato a proporre la costruzione di una nuova cultura moderna studiando le nuove

tendenze mondiali. a dirigere il Dipartimento di Lettere dell’Università di

Nel 1918 Chen fu chiamato da Cai Yuanpei

Pechino, dove venne trasferita anche la sede della rivista.

Molti dei più validi intellettuali e professori dell’università, fra cui Lu Xun, Li Dazhao e Hu Shi,

iniziarono a collaborarvi, determinandone un immediato successo.

Nel 1919 Xin qingnian assunse un più netto carattere politico, proponendo però una nuova

concezione della politica come strumento di totale trasformazione sociale.

A partire dal 1920 la linea editoriale di Xin qingnian si orientò in modo più evidente verso il

marxismo e, dopo la fondazione del Partito Comunista nel 1921, il periodico ne divenne

praticamente l’organo.

L’evoluzione di Xin qingnian anticipava lo sviluppo di un tipo di stampa politico-ideologica che

venne adottata, in seguito, anche dal Partito Nazionalista.

Riviste che condividevano l’atteggiamento radicale di Xin qingnian vennero fondate in quegli anni

anche da esponenti del Partito Nazionalista.

Un esempio era Jianshe, diretto da Zhu Zhixin e Liao Zhongkai.

TUTELA POLITICA E PROPAGANDA DI STATO

I nazionalisti si adoperarono per estendere su tutto il territorio nazionale la propria struttura

d’informazione e propaganda, che alla fine degli anni Venti si componeva di tre elementi

fondamentali: un’agenzia di stampa, una rete di giornali di partito presenti a tutti i livelli

amministrativi e una staziona radio a livello nazionale.

Il Dipartimento di propaganda del Comitato Centrale, a Nanchino, ne era l’organo responsabile

della gestione e del controllo.

La stampa periodica era il cuore della struttura.

Nel marzo 1927 era stato fondato a Hankou un nuovo organo di partito, il Zhongyang ribao

(Quotidiano centrale), esso era sotto la direzione di Ye Chuchang, che all’epoca ricopriva la carica

di direttore del Dipartimento di propaganda.

La concorrenza con le testate commerciali e una concezione della propaganda meno vincolata alla

mobilitazione di massa spinsero il partito, all’inizio degli anni Trenta, a modificare l’organizzazione

e il contenuto del Zhongyang ribao.

Nato come organo destinato alla diffusione delle direttive del partito, nel 1932 il giornale venne

affidato a Cheng Cangpo, che volle renderlo più simile a un quotidiano d’informazione, dotandolo

di una certa autonomia nella gestione quotidiana e nell’amministrazione finanziaria.

LA CENSURA

Se il mondo della stampa cinese vide inizialmente con favore gli interventi del governo di Nanchino,

che riteneva motivati dal desiderio di garantire la libertà di stampa e offrire una tutela professionale

ai giornalisti, in breve divenne evidente che lo scopo di tali provvedimenti era la repressione delle

voci di critica, e non solo di quelle ritenute vicine al Partito Comunista.

Infatti, oltre alla Legge sull’Editoria, vennero promulgati una serie di regolamenti che istituivano

nelle città principali la censura, e circa milleottocento fra libri e giornali furono banditi.

La motivazione esplicita dei provvedimenti di censura della stampa era la lotta contro il comunismo,

ma essi limitarono anche altre espressioni di dissenso politico.

La Legge sull’Editoria fu promulgata nel novembre 1930.

Il suo intento principale era regolare tutte le pubblicazioni della Repubblica; si prevedeva che

l’editore registrasse la pubblicazione presso il Ministero degli Interni attraverso la sede locale del

governo e specificasse se vi sarebbero stati pubblicati interventi che potevano riguardare il partito o

la politica.

La pressione ufficiale sulla stampa si fece quindi più forte, fino a raggiungere all’istituzione della

sull’informazione nelle più importanti città cinesi.

censura preventiva

Nel settembre 1934 furono creati uffici di censura a Nanchino, Shanghai, Pechino e Hankou.

I comunicati dell’agenzia di stampa dovevano rappresentare l’unica

Zhongyang tongxunshe

versione da rendere pubblica su avvenimenti legati a questi temi.

L’INFORMAZIONE NELLA REPUBBLICA DEI SOVIET

Se per i nazionalisti il problema principale incontrato nelle attività di propaganda era rappresentato

dall’esistenza di una stampa commerciale privata, che poteva essere portavoce delle contestazioni

alla sua politica, difficoltà diverse affliggevano le attività d’informazione del Partito Comunista.

Clandestini nelle città, nelle basi rosse i comunisti si trovavano a far fronte alla necessità di

ricostruire un sistema di propaganda e informazione adatto alle necessità di governo e di difesa

militare imposte dalla nuova situazione.

Il nuovo organo fu la rivista Buersaiweike (Il bolscevico), diretta da Qu Qiubai; inoltre videro la

luce Hongqi (Bandiera rossa) e lo Shanghai bao (Il giornale di Shanghai).

Hongqi era una rivista politica, destinata a trasmettere le direttive del Comitato Centrale e le

comunicazioni di quelli provinciali.

Lo Shanghai bao voleva essere un giornale di più ampia diffusione, scritto in lingua parlata e

rivolto alla classe operaia ed era diretto da Li Qiushi.

Entrambi furono sospesi nell’agosto 1930 e sostituiti con il quotidiano Hongqi ribao (Quotidiano

bandiera rossa), che uscì solo per poche settimane.

L’organo di governo provvisorio della Repubblica dei Soviet era il settimanale Hongse zhonghua

(Cina rossa), fondato nel 1931 e chiuso nell’ottobre 1934.

Questo giornale pubblicava gli slogan da utilizzare nelle campagne politiche e una serie di piccole

rubriche dal titolo “La vita del partito”, “Comunicazioni dai combattenti rossi”, “Comunicati dai

contadini”, “Piccolo dizionario rosso”, “Il tribunale democratico degli operai e dei contadini”.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Cina contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof De Giorgi Laura.

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