Capitolo 1
Burocrazia imperiale e informazione
Nell'Impero Cinese, la necessità di assicurare un’efficace comunicazione fra la corte e l’amministrazione periferica comportò, dall'VIII secolo d.C. in poi, la produzione di bollettini d’informazione ufficiali. Queste gazzette riportavano ai funzionari provinciali il calendario degli impegni del sovrano, la cronaca degli avvenimenti di corte e le promozioni e destituzioni all’interno della burocrazia, gli editti imperiali e i memoriali dei funzionari. Il nome più comune con cui erano indicati questi bollettini era dibao (comunicato dal di).
Fin dall’epoca Han (206 a.C.-220 d.C.), il di era la residenza assegnata nella capitale ai funzionari provinciali. Quando, nel XIX secolo, il giornalismo moderno occidentale venne introdotto in Cina, i dibao sembrarono affini, agli occhi dei letterati cinesi e agli Europei, ai giornali, tanto che il termine bao, “comunicato”, finì con l’essere adottato per indicare le nuove testate fondate nelle città aperte agli stranieri.
Il dibao
La funzione dei dibao nell’Impero Cinese era in primo luogo quella di rendere regolare e affidabile la comunicazione fra la corte e gli uffici amministrativi nella capitale e nelle province. Sotto la dinastia Song, la produzione di dibao venne assunta direttamente dall’amministrazione centrale, con l’istituzione nel 984 d.C. dell’Ufficio della capitale per la presentazione dei memoriali (du jinzouyuan), che dipendeva dalla Cancelleria, e i funzionari che vi operavano si occupavano della trasmissione dei dibao per tre o quattro prefetture ciascuno.
In epoca Yuan (1272-1368), l’Ufficio della capitale per la presentazione dei memoriali scomparve. Nel 1276 le sue funzioni vennero assunte dall’Ufficio per le comunicazioni governative, dipendenza del Ministero della Guerra, che sovrintendeva anche al sistema postale. Nelle fonti Ming (1368-1644), invece, i riferimenti ai dibao sono numerosi. Il tongzhengsi, ufficio indipendente per le comunicazioni, era il cuore del sistema d’informazione: la sua funzione era quella di raccogliere i memoriali dei funzionari e gli ordini imperiali da trasmettere.
Lo stesso sistema venne adottato dalla dinastia Qing. Con i Mancesi avvennero alcuni mutamenti nell’organizzazione burocratica che ebbero, probabilmente, dei riflessi sulla produzione delle gazzette di corte. Durante il regno dell’imperatore Yongzheng (1723-1735), il Consiglio interno, i cui funzionari sotto i Ming erano incaricati del rilascio dei documenti ufficiali, assunse un ruolo politico di importanza secondaria rispetto al Consiglio di Stato. Venne inoltre creato un canale di comunicazione diretta tra funzionari provinciali e imperatore attraverso memoriali segreti. Il Consiglio interno trattava invece i memoriali di routine, resi pubblici attraverso i dibao.
In epoca tardo-imperiale, l’aumento della domanda di gazzette comportò l’adozione della tecnologia di stampa per la produzione. L’invenzione della stampa xilografica in Cina risale all’VIII secolo a.C., ma le gazzette imperiali furono copiate a mano fino al tardo periodo Ming, quando si iniziarono a stampare con i caratteri mobili. In tarda epoca Ming e sotto i Qing, fu permesso che alcune botteghe private, dette baofang, iniziassero a copiare e vendere i dibao.
I dibao in vendita: le gazzette della capitale
L’apparizione e la circolazione di gazzette imperiali stampate da botteghe commerciali durante le ultime due dinastie sono testimoniate da editti imperiali di autorizzazione alla pubblicazione dei dibao da parte di privati, dagli editti di divieto nei confronti degli abusi, dai memoriali dei funzionari che ammoniscono contro la circolazione incontrollata di notizie, dalle annotazioni dei letterati e dagli accenni presenti nelle opere narrative. Questo fenomeno è stato messo in connessione con l’apparizione di un nuovo termine per designare le gazzette imperiali, jingbao, cioè “gazzetta della capitale”.
Tali sviluppi vennero facilitati dalla diffusione e dall’uso commerciale della tecnologia di stampa. Nel periodo Ming e Qing, infatti, emerse una fiorente produzione commerciale sia di edizioni stampate di lusso sia di almanacchi, abbecedari e manuali destinati a un pubblico popolare. Questa produzione libraria era il riflesso delle trasformazioni sociali, economiche e culturali in atto nell’impero. In questo contesto non sorprende che la lettura delle gazzette imperiali si diffondesse anche al di fuori della burocrazia e che la loro produzione rappresentasse un’opportunità commerciale interessante per imprenditori privati e impiegati nelle stazioni di posta.
I primi segni di questo fenomeno si registrano nel tardo periodo Ming, quando apparvero botteghe private, chiamate baofang, che stampavano e diffondevano le gazzette imperiali. La prima attestazione del termine baofang per indicare l’attività di copiatura delle gazzette imperiali ai fini commerciali risale al 1582. In seguito, con i Qing, le baofang private si moltiplicarono. Le prime copie pervenuteci di jingbao, che risalgono a Qianlong (1736-1796), furono pubblicate da una baofang di nome Gongshentang, che risulta essere stata attiva almeno sedici anni.
A partire dal regno di Jiaqing (1796-1821), finita l’epoca della rigorosa censura imposta da Yongzheng e Qianlong sulla diffusione di documenti non autorizzati, le baofang private si moltiplicarono. Alla fine della dinastia Qing, i due tipi di gazzette, quelle degli uffici burocratici e quelle stampate nelle baofang private, presentavano alcune differenze nel contenuto. A scopo commerciale, infatti, venivano scelti quei memoriali ritenuti più interessanti per il pubblico.
Nel 1906 a Pechino, circa duecento persone si dedicavano alla distribuzione delle gazzette. Questi “strilloni” erano facilmente riconoscibili, perché portavano sulla schiena due sacche legate con una striscia di tessuto verde. Ognuno lavorava per una sola baofang, aveva una propria zona in cui consegnare le copie e non era autorizzato a commerciare al di fuori di questa. Per quanto il commercio di gazzette fosse fiorente, tale attività non godeva, a quanto pare, di grande considerazione ufficiale, perché le gazzette non erano ritenute particolarmente credibili.
Informazione burocratica e “giornalismo” nell’impero cinese
Lo sviluppo e la diffusione dei dibao e dei jingbao trovavano ragion d’essere nella centralità che la sfera delle attività burocratiche aveva nell’universo culturale cinese. Al di là delle somiglianze superficiali con la moderna stampa periodica, il fenomeno delle gazzette di corte rimase, infatti, peculiare alla cultura e alla società cinese di epoca imperiale. Mentre in Occidente l’apparizione del giornale era il primo segno di una mutazione culturale irreversibile destinata a ridisegnare i rapporti fra potere politico e società, in Cina le gazzette erano uno degli strumenti attraverso cui l’ideologia imperiale e il sistema di valori della burocrazia si riproducevano quotidianamente nella società letterata.
Dal punto di vista semantico, d’altra parte, il bao non era un “giornale”: nessun rapporto con l’attualità era implicito nel nome. Il bao era un “comunicato” ufficiale della corte e solo nel XIX secolo avverrà quella traslazione di significato per cui il carattere bao assunse il significato di “giornale”.
In realtà, nell’Impero Cinese il giornalismo nacque su imitazione della stampa occidentale e non per un’evoluzione spontanea dei dibao. Sulle loro pagine, infatti, continuarono a essere copiati i documenti ufficiali prodotti dalla burocrazia. Furono invece nuovi bisogni a legittimare la ricerca di forme d’informazione alternative ai dibao. La presenza occidentale e la debolezza delle istituzioni a far fronte alla sfida militare ed economica delle potenze coloniali, nella seconda metà del XIX secolo, mise infatti in crisi l’integrazione culturale delle élites e la capacità del governo di controllare la circolazione delle informazioni.
Capitolo 2
Voci straniere alle porte dell’Impero
Nei primi decenni del XIX secolo, grazie alle attività editoriali dei missionari e di mercanti stranieri nei porti della Cina meridionale e del Sudest Asiatico, il giornale d’informazione, di educazione e di opinione nato in Europa venne introdotto nell’universo culturale cinese. Prima della Guerra dell’Oppio, questo avvenne solo parzialmente, attraverso delle pubblicazioni sporadiche e di vita breve edite a Singapore, Malacca, Canton e Macao. Dopo il Trattato di Nanchino, la stampa in lingua straniera e quella missionaria in lingua cinese fiorirono soprattutto a Hong Kong e Shanghai, irradiando la propria influenza anche al pubblico colto cinese nelle principali città dell’interno. La presenza di nuove testate periodiche d’informazione divenne un segno tangibile dell’arrivo di una civiltà straniera sulle coste dell’impero cinese.
Religione e scienza
Le prime riviste missionarie in lingua cinese furono pubblicate nei porti del Sudest Asiatico. A causa del decreto di esclusione della predicazione cristiana del 1723, era infatti interdetto ai padri protestanti di svolgere attività missionarie sul territorio dell’impero. Le pubblicazioni religiose furono così stampate a Malacca e Giacarta, e giunsero in Cina attraverso il traffico marittimo. Rudimentali nella stampa e scritte in un cinese piuttosto semplice, le riviste riportavano sermoni religiosi e morali, articoli scientifici e notizie sui paesi lontani.
La speranza era quella di attirare il pubblico cinese facendo leva sulla curiosità per l’esotico, ma lo scopo principale era dimostrare la superiorità della civiltà occidentale e, di conseguenza, quella della religione cristiana. Il primo periodico di questo tipo si chiamava Cha shisu meiyue tongjichuan (Rivista mensile di investigazione dei costumi del mondo), venne fondato a Malacca nel 1815 da Robert Morrison e William Milne, missionari della London Missionary Society. Robert Morrison, il primo missionario protestante a giungere in Cina, arrivò a Canton nel 1807, e in seguito iniziò a collaborare con la Compagnia delle Indie, di cui divenne interprete ufficiale. Nel 1813 la London Missionary Society inviò in aiuto a Morrison William Milne. A Malacca Milne diede vita al mensile Cha shisu meiyue tongjichuan, il cui primo numero fu pubblicato il 5 agosto 1815. Nel 1821, a seguito a una malattia di Milne, che morì nel 1822, la pubblicazione della rivista si interruppe.
La rivista rifletteva la convinzione missionaria che la conversione al Cristianesimo non potesse che implicare un più generale risveglio dei cinesi al progresso. Ci si aspettava che la superiorità della fede cristiana fosse naturalmente riconosciuta dal lettore disposto a interessarsi a nuove idee. Dopo il Trattato di Nanchino, Hong Kong e Shanghai divennero i centri principali delle pubblicazioni missionarie. La loro influenza fu considerevole sul pubblico cinese colto più aperto all’innovazione, soprattutto a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, nel clima politico e culturale aperto alla conoscenza dell’Occidente e all’innovazione tecnologica promosso dal Movimento per gli affari occidentali. Il contributo di questa stampa missionaria fu significativo soprattutto per l’introduzione della scienza moderna, cioè di quel sapere “barbaro” (yi) e “occidentale” (xi) che, alla fine del XIX secolo, si affermò nell’ambiente culturale cinese come “nuovo” (xin).
Caratteri cinesi e tipografia occidentale
Una delle conseguenze più significative dell’attività editoriale missionaria nel Sudest Asiatico e in Cina fu la promozione della tipografia. Di questi sviluppi non beneficiarono immediatamente le testate periodiche, poiché l’adozione della stampa moderna fu motivata soprattutto dall’esigenza di pubblicare strumenti didattici per lo studio del cinese, e traduzioni della Bibbia e di opuscoli religiosi. Solo in seguito venne applicata anche alla produzione di giornali e riviste. L’utilizzo della tipografia era, d’altra parte, un presupposto significativo per l’introduzione in Cina del formato del giornale moderno, diverso dal punto di vista grafico e visivo dalle pubblicazioni cinesi.
Nei primi decenni del secolo scorso, i maggiori centri di stampa missionaria nel Sudest Asiatico furono Giacarta, Malacca, Penang e Singapore. Il primo tentativo di produzione di caratteri tipografici per la lingua cinese da parte di Europei fu la stampa di un dizionario curato da Morrison nel 1814 a Macao. Un tipografo professionista inglese, P.P. Thomas, fu inviato appositamente da Londra. Nella colonia portoghese egli collaborò con alcuni intagliatori cinesi per preparare i caratteri mobili in metallo, con i quali dal 1815 al 1822 furono stampate seicento copie del dizionario.
I giornali in lingua straniera
L’apparizione di giornali in lingue occidentali deve essere ricondotta alla fine del monopolio della Compagnia delle Indie Orientali sugli scambi commerciali con l’impero cinese, dovuta all’arrivo e alle pressioni dei mercanti indipendenti. Gran parte di queste pubblicazioni discutevano i problemi delle comunità straniere residenti nell’area, senza mostrare particolare interesse per la Cina. Le opinioni espresse nei confronti dei cinesi erano spesso negative e riflettevano in particolare la convinzione protestante secondo la quale i cinesi, non conoscendo Dio, conducevano una vita non morale.
Dopo la Guerra dell’Oppio, il centro editoriale principale per la stampa straniera divenne Hong Kong, ormai colonia britannica, mentre sul territorio dell’impero fu solo negli anni Sessanta che nacquero, prima a Shanghai e poi a Tianjin, testate di un certo rilievo. Alla fine del XIX secolo, ogni comunità straniera in Cina ebbe i propri giornali. Il maggiore centro editoriale per la stampa in lingua straniera fu Shanghai. La stampa coloniale di Shanghai era destinata ad affermarsi come la più autorevole in Cina. I giornali più influenti furono quelli inglesi, che si vantavano di rappresentare gli interessi del governo e dei mercanti britannici. Alla fine del secolo, i periodici in lingua inglese erano già divenuti una trentina.
Al pari delle riviste missionarie, la stampa in lingua straniera di Hong Kong e degli altri porti aperti rappresentò il modello immediato di informazione pubblica moderna con cui i letterati cinesi si dovevano confrontare. Queste testate dettero un contributo concreto alla creazione di giornali in lingua cinese: fornirono, infatti, i finanziamenti e le tecnologie necessarie alla pubblicazione delle prime testate commerciali gestite da cinesi, che nacquero come edizioni in lingua locale dei periodici coloniali. L’attenzione rivolta dai giornali in lingua occidentale al commercio, al problema della modernizzazione tecnologica della Cina e al confronto sino-occidentale finì, così, con l’influire direttamente sulle linee editoriali delle testate create dai cinesi nella seconda metà dell’Ottocento. Queste ultime fecero proprie gran parte di queste stesse priorità.
Il primo impatto: scoprire i segreti dei barbari
Le prime tracce dell’impatto del nuovo fenomeno della stampa d’informazione occidentale sulla società cinese datano agli anni della Guerra dell’Oppio. L’interesse cinese per la stampa straniera, tuttavia, venne alimentato soprattutto dalla necessità di confrontarsi sul piano diplomatico e militare con i nuovi arrivati. Le riviste furono le fonti principali per la compilazione di trattati e opere destinate a fornire ai funzionari una certa conoscenza sui “barbari” occidentali.
Il primo funzionario a interessarsi alla stampa straniera a Canton e Macao all’epoca della Guerra dell’Oppio fu Lin Zexu, il commissario inviato dal governo Qing per rendere effettivo il divieto del commercio dell’oppio e pervenire a una regolamentazione dei rapporti commerciali con gli Inglesi. Lin si fece promotore della compilazione di un’opera, la Haiguo tuzhi (Enciclopedia illustrata sui paesi d’oltremare), dedicata alla descrizione dei paesi occidentali. All’interno dell’opera venne anche riprodotto un testo che descrive esplicitamente il giornalismo nei paesi occidentali.
Capitolo 3
La nuova frontiera
Furono la colonia britannica di Hong Kong e le aree della Concessione Internazionale di Shanghai a offrire le condizioni ideali per il processo di assimilazione e adattamento in Cina del giornalismo occidentale. In queste zone, lo sviluppo di attività economiche e commerciali, il confronto con la cultura materiale e intellettuale occidentale, la protezione politica offerta dagli insediamenti coloniali dettero un impulso favorevole alla fondazione e allo sviluppo delle prime testate moderne cinesi. I quotidiani e i periodici che nacquero fino agli anni Novanta furono soprattutto di natura commerciale e si proponevano di offrire informazione e intrattenimento al pubblico colto urbano. I pionieri di queste nuove imprese editoriali furono in parte letterati tradizionali, in parte intellettuali di nuova formazione, educati nelle scuole missionarie, in parte compradores, gli agenti commerciali cinesi al servizio delle imprese straniere. Alla loro opera si devono non solo lo sviluppo di queste testate, ma anche i primi tentativi di costruire un ruolo culturalmente legittimo per il giornalismo moderno.
All’ombra degli stranieri: Hong Kong e Shanghai
Non può sorprendere, a posteriori, che Hong Kong e Shanghai siano state le culle del giornalismo cinese: attività rappresentative della trasformazione culturale e sociale cinese nel XIX secolo e dell’adattamento...
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