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Il Settecento

Il termine rivoluzione industriale fu coniato da Marx nel 1848 e venne usato il termine "rivoluzione" perché, vedendolo dal punto di vista economico, non portò spargimenti di sangue. Un grande storico italiano, Carlo Maria Cipolla, definì la rivoluzione industriale come "la fine del mondo per tutti" perché si passò al mondo contemporaneo.

Le rivoluzioni del '700

Nel corso del '700 si verificarono importanti rivoluzioni: rivoluzione francese (1789) e rivoluzione americana (1775) che segnarono la fine del dispotismo assoluto con la nascita della democrazia indiretta, la nascita degli Stati Uniti d'America e quello che Marx definisce "egemonia borghese", cioè il terzo stato. Queste rappresentarono il risultato dell'attuazione delle idee illuministiche: l'uomo può andare avanti grazie alle conoscenze, al lume della ragione, che devono essere patrimonio di tutti e non di una ristretta élite.

Sempre nel '700 si verificarono due rivoluzioni:

  • Rivoluzione agraria (tutto il 700): nascita dell'agricoltura moderna e aumento delle coltivazioni;
  • I Rivoluzione industriale: contemporaneamente a quella agraria, così le industrie potevano utilizzare i nuovi tessuti.

È per queste due rivoluzioni che nascono le società agro-silvo-pastorali, perché formate da lavoratori legati alla terra (contadini, braccianti, medie e grandi proprietari) e lavoratori silvo-bosco (pastori, cacciatori, boscaioli). Questo è anche il motivo per cui la popolazione era concentrata nelle campagne mentre nelle città abitavano la nobiltà, gli artigiani o comunque poche persone (solo il 2% della popolazione). La società era caratterizzata da un'economia chiusa, in quanto si produceva per la sussistenza e non per il mercato, e dalla parsimonia (risparmio su tutto).

I "cavalieri dell'apocalisse"

Guerra, carestia ed epidemie erano frequenti nel corso del '700, tant'è che vennero chiamate "3 cavalieri dell'apocalisse". La popolazione viveva nella miseria a causa delle numerose e lunghe guerre (Guerra dei Trent'anni, dei Cent'anni) e ciò comportò la chiusura dei campi per andare a combattere. La maggiore conseguenza della sospensione delle attività agricole fu la carestia e, a sua volta, le epidemie, diffuse a causa delle precarie condizioni di salute delle persone dovute alla fame.

Per pandemia s'intende una malattia che colpisce tutta la popolazione. La più grave è stata la peste che portò la morte di 60mila abitanti in Europa. Altre piaghe che si verificarono nel '700 furono:

  • I terremoti, anche perché non esisteva la sismologia. Il più grave fu a Lisbona, dove morirono più di 100mila abitanti;
  • Il clima, non esistevano le mezze stagioni e quindi estati e inverni di sei mesi e ciò comprometteva le coltivazioni (in economia chiamate fluttuazioni climatiche).

Aspetti demografici

Importante anche l'aspetto demografico, caratterizzato dall'alta natalità e dall'alta mortalità. La popolazione, infatti, non cresceva e, se cresceva, lo faceva in maniera quasi impercettibile. Su 12/13 figli ne sopravvivevano solo 2/3 e la maggior parte non superava il primo anno di età!

Il motivo dell'alta natalità era anche per motivi economici, poiché due braccia in più volevano dire aumentare il lavoro nei campi e quindi più cibo sulle tavole. L'alta mortalità causata dai "cavalieri dell'apocalisse" portò le aspettative di vita fino ai 35-40 anni e, infatti, le persone si sposavano giovani (intorno ai 12 anni). La famiglia di questo periodo era di tipo patriarcale [a differenza di oggi che è monopersonale], nella quale vivevano più famiglie sotto lo stesso tetto. In ogni famiglia, la figura più importante era rappresentata dal patriarca, cioè la persona più vecchia, che trasmetteva le proprie esperienze.

Mancando la statistica, i criteri per misurare l'andamento della società erano i regimi parrocchiali nei quali erano segnati nascite, matrimoni e morti. Questo però era approssimativo perché i figli illegittimi non venivano registrati. Essi venivano affidati allo Stato: essendo molti, lo Stato dovette scegliere di farne morire alcuni e si scelse per le femmine (la spiegazione fu data dal filosofo calabrese Francesco Saverio Salvi). Per calcolare la demografia, il re mandò dei funzionari a contare la popolazione, soprattutto nel periodo invernale perché così potevano trovare le famiglie in casa oppure perché il numero dei componenti veniva dedotto in base alla quantità di cenere nei focolai.

Le fasi della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale viene divisa in tre fasi:

  1. I Rivoluzione Industriale (1780-1870): la fonte di energia è il vapore;
  2. II Rivoluzione Industriale (1870-1970): la fonte di energia sono il petrolio e l'elettricità;
  3. III Rivoluzione Industriale (1970-oggi): principali fonti sono l'energia nucleare o atomica.

Inoltre nascono nuove scienze:

  • Informatica: con Internet e la telematica;
  • Cibernetica: per lo sviluppo industriale dalla quale deriva la robotica.

I settori più diffusi con la terza rivoluzione industriale sono il settore terziario (servizi dell'amministrazione pubblica) e il settore terziario avanzato (o quaternario perché legato alla tecnologia). In particolare essa ha delineato anche nuovi ruoli, soprattutto per le donne (che adesso non è più casalinga e madre) grazie all'alfabetizzazione, all'acculturazione e alla concessione dei diritti che prima spettavano solo agli uomini.

Prima rivoluzione industriale

Ha avuto un andamento quasi secolare (1780-1870). Nasce in Inghilterra perché esistevano quei fattori/condizioni che rendevano facile il decollo dell'industrializzazione. Queste condizioni furono molte ma le principali furono:

  • Posizione geografica: affacciandosi sull'Atlantico, gli era più favorevole il trasporto via mare (tra l'altro il più economico) [Con la scoperta dell'America si era spostata la centralizzazione del commercio marittimo dal Mar Mediterraneo all'Atlantico];
  • Clima umido: permetteva la coltivazione del lino e del cotone, tessuti più economici presenti nel mercato;
  • Situazione finanziaria dello Stato: non c'era nessun debito pubblico, il bilancio statale era in attivo ed aveva un risparmio intorno al 20% (lo sviluppo industriale è possibile dove il risparmio è >10%);
  • Nobiltà attiva: la nobiltà inglese si distingue dalle altre europee che pensavano solo al divertimento. Essa aveva un risparmio imprenditoriale di almeno due secoli ed importavano dall'Oriente sale, tessuti, spezie che erano necessarie per tutti;
  • Disponibilità delle risorse: in Inghilterra erano presenti miniere di ferro e carbone. Esse favorirono lo sviluppo delle industrie pesanti anche perché evitavano che si importassero le materie prime da altri mercati;
  • Alfabetizzazione: nel corso del '700, la società inglese (75%) era acculturata: sapeva leggere, scrivere e contare. [In Italia un secolo dopo l'Unità]

Tutti questi fattori sono interdipendenti fra di loro, cioè non sarebbe bastato uno solo di essi. Le prime industrie furono quelle tessile e manifatturiere. Il primo industriale tessile fu Owen. Egli ebbe la consapevolezza che la donna lavoratrice non poteva più svolgere il ruolo di madre, quindi fece costruire delle stanze vicino le fabbriche dove venivano portati i figli fino ai 13 anni. Nascono così le prime scuole infantili. Ci fu così l'espulsione delle donne dalle pareti domestiche, contrariamente alle società pre-industriali dove il ruolo delle donne era di stare a casa.

Altre conseguenze della Prima Rivoluzione Industriale

  1. Urbanesimo: Prima la popolazione era concentrata nelle campagne mentre in città vivevano solo i nobili, i colti e qualche artigiano e le attività economiche erano rurali. Man mano che si sviluppano le industrie, le città si popolano sempre più fino a sovrappopolarsi (si parla infatti anche di Rivoluzione Urbana). Le città dovettero adattarsi dal punto di vista delle infrastrutture: cimiteri, acquedotti, abitazioni... Ovviamente non tutti coloro che si trasferivano in città riuscivano a trovare lavoro e non potevano neanche più tornare nelle campagne che erano state chiuse e rese demaniali. Si verificò così il crescere della povertà, fatta di mendicanti e prostitute (di questa situazione se ne parla nella letteratura del Naturalismo).
  2. Rivoluzione nei trasporti: ciò che veniva prodotto doveva essere commercializzato. Infatti le prime reti ferroviarie in Inghilterra nascono per il trasporto delle merci e dei prodotti industriali. Si passa così da società chiuse al libero mercato. L'Inghilterra è stata ed è tuttora la patria del liberismo (dal punto di vista economico) e liberalismo (dal punto di vista politico). LIBERISMO = lo Stato non deve ostacolare lo sviluppo economico, anzi favorirlo ed incentivarlo. [In Italia lo Stato interverrà nel 1933 con l'introduzione dell'IRI, l'ENI e l'ENEL nel periodo del miracolo economico]

Seconda rivoluzione industriale

Si protrae per un secolo (1870-1970). Le fonti di energia principali sono il petrolio e l'energia elettrica anche se il pieno sviluppo di esse avviene solo nel secondo 900. E quindi il miracolo economico sarà dovuto proprio a questi elementi. Il petrolio, quindi la benzina, permetterà la motorizzazione di massa mentre l'energia elettrica diviene "di massa" tramite l'ENEL. Questa rivoluzione interessa tutti i paesi dell'Europa Occidentale mentre gran parte dell'Europa Orientale rimane legata all'agricoltura.

L'Italia rientra tra i paesi interessati alla rivoluzione: nascono le prime famiglie industriali: la FIAT a Torino (famiglia Agnelli) nel 1899, la Pirelli a Milano (importante perché sarà la prima industria italiana ad affidarsi alla delocalizzazione produttiva ed aprire filiali all'estero (a Southampton e in Argentina)), officine meccaniche, cantieri navali e altre industrie a Genova. Torino – Milano – Genova = triangolo industriale. In soli 5 anni, Torino vede raddoppiare la propria popolazione: da 500mila a 1 milione di abitanti, di cui la maggior parte erano lavoratori industriali. Questo fenomeno è dovuto soprattutto all'immigrazione che prima verso l'America, adesso dal Sud al Nord Italia.

1899: data importante per il ritardo dell'Italia nello sviluppo industriale

Perché l'Italia ha dovuto aspettare oltre un secolo per avere lo sviluppo industriale come l'Inghilterra?

  • Motivi politici: prima l'Italia era divisa in tanti stati indipendenti e, mancando l'omogeneità della nazione, non si poteva permettere lo sviluppo industriale. Nel 1861 c'è stata l'unificazione d'Italia ed il successivo sviluppo del concetto di "nazione". Lo sviluppo non avvenne immediatamente dopo l'unificazione perché bisognava ancora...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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