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I Balcani: dalla disgregazione degli imperi alla crisi jugoslava degli anni ’90.

Breve storia

La regione balcanica, occupata dagli Illiri, ebbe una certa unificazione con la conquista romana e, dopo le invasioni

barbariche, assunse un nuovo aspetto etnografico con lo stanziamento degli Slavi e dei Bulgari (dal VI secolo in poi) e la

formazione degli Stati bulgaro (VII - X secolo), croato (VII secolo) e serbo (XI – XIV secolo). La conquista turca iniziò nella

seconda metà del Trecento e fu completata con l’occupazione di Belgrado (1521). Contro i Turchi dal XVI secolo

rivendicò l’eredità di Bisanzio sui Balcani a Russia e dal XVII secolo l’Austria, nel tentativo di frenare l’offensiva ottomana

e l’espansione russa.

La regione divenne così nel XIX secolo fulcro degli antagonismi tra le principali potenze (questione d’Oriente),

mentre sul piano interno il risveglio nazionale portò all’indipendenza dei singoli Stati: Grecia (1829), Montenegro, Serbia e

Romania (1878), Bulgaria (1908).

Dalla Grande Guerra sortì la Iugoslavia (1919), riunendo Croati, Serbi, Sloveni, Macedoni e Montenegrini ed

orinandosi a monarchia parlamentare. Il nuovo Paese, insieme con Albania e Grecia, subì poi l’aggressione nazifascista.

La conferenza di Jalta (1945) ripartì le zone di influenza fra Oriente e Occidente mutando la situazione politica di alcuni

Paesi balcanici: Bulgaria, Romania e Ungheria entrarono nell’orbita sovietica con la Iugoslavia che assunse nel 1948 una

posizione indipendente, mentre l’Albania, dopo la rottura con Russi e Cinesi, si chiuse in un ermetico isolazionismo.

Disgregazione dell’Impero Ottomano

La questione balcanica all’inizio dell’età contemporanea è determinata dalla crisi dell’impero ottomano. Le potenze

europee anziché scagliarvisi contro, hanno interesse nel conservarlo in questa condizione malata, piuttosto che gli

equilibri appena consolidatisi vengano nuovamente stravolti.

Ma nell’800 iniziarono ad attecchire anche nei Balcani i fermenti nazionalisti, che animarono una serie di guerre di

liberazione, a

l più importante delle quali scoppiò in Grecia nel 1821. Diversi Paesi limitrofi, quali Serbia, Moldavia e

Valacchia, videro riconosciuta la loro autonomia. Tuttavia solo negli anni ’70 la questione balcanica esplose come

problema di dimensioni internazionali, sulla scia della sempre più irreversibile crisi dell’impero ottomano cui facevano da

contrappeso le mire espansionistiche delle potenze europee. Epicentro di tutti i focolai di conflitto divenne la Serbia, un

Paese nel quale si era formato un movimento panslavista filo-russo che propugnava l’idea della ”Grande Serbia”. La

guerra contro la Turchia scatenata dalla Russia fu conclusa dal trattato di Santo Stefano del 1878, confluito con

aggiustamenti nel trattato di Berlino (1878), grazie al quale furono al momento soddisfatte esigenze opposte: Serbia,

Montenegro, Romania e il Principato di Bulgaria ebbero riconosciuta l’indipendenza; la Bosnia-Erzegovina fu affidata

all’Austria in amministrazione temporanea, una soluzione di compromesso che lasciava aperta la porta dell’annessione,

avvenuta nel 1908; alla Russia fu restituita la Bessarabia; la Gran Bretagna poté occupare Cipro.

L’impero turco era ormai prossimo al tracollo: l’indipendenza della Bulgaria (1878) e le due guerre balcaniche nel

1912 e 1913, a cui parteciparono solo gli Stati regionali, privarono l’impero turco di gran parte dei suoi possedimenti

europei e rafforzarono la Serbia filo-russa. La prima 1912-1913 fu combattuta contro la Turchia da Serbia, Montenegro,

Grecia e Bulgaria e si concluse con il trattato di Londra, che riconobbe l’indipendenza dell’Albania e stabilì la cessione di

Creta alla Grecia. La seconda 1913 fu combattuta contro la Bulgaria da Romania, Serbia, Montenegro, Grecia e Turchia

e si concluse con la pace di Bucarest, per la quale la Macedonia venne divisa tra Serbia e Grecia (che ottenne

Salonicco), la Turchia riprese Adrianopoli e la Romania ottenne la Dobrugia. La polveriera balcanica non solo fornì il

casus belli alla prima guerra mondiale, ma affossò definitivamente l’impero ottomano.

Nel secondo dopoguerra la Russia ricompariva vittoriosa nell'area balcanica riunendo sotto il segno dell'ideologia

comunista Iugoslavia, Bulgaria e Albania, mentre la Grecia rimaneva legata all'Occidente. Più tardi (1948), la Iugoslavia,

sempre tormentata dai contrasti fra i popoli che la compongono, rompeva le relazioni con l’Unione Sovietica, scegliendo

una via propria alla realizzazione del socialismo; qualcosa di simile avveniva nel 1961 anche in Albania, la quale si staccò

dalle direttive del socialismo sovietico e cinese, chiudendosi in un ermetico isolazionismo.

Iugoslavia

Le tensioni nazionaliste erano presenti all’interno della Jugoslavia già dal 1919, ma non ci fu alcun cambiamento

territoriale fino agli anni ’90 quando col crollo dell’Unione Sovietica si sgretolò il sistema comunista. Nel II dopoguerra la

monarchia della Jugoslavia, si era trasformata in una repubblica con le dottrine comuniste. La caduta del comunismo

ebbe le ripercussioni più drammatiche proprio nei Balcani e in modo specifico in uno Stato plurietnico come la Jugoslavia,

provocando la disintegrazione dell’unità federale con la separazione di Slovenia, Croazia e Macedonia dalla Jugoslavia

(ridotta a Serbia e Montenegro), a cui seguì una cruenta guerra civile, in cui erano particolarmente contrapposti i Serbi e i

Croati che nelle zone rispettivamente controllate mettevano in atto una spietata "pulizia etnica".

Ma se il pur drammatico contrasto serbo-croato finiva per placarsi, ben più complicate si sarebbero rilevate le

vicende bosniache. In Bosnia-Erzegovina, infatti, convivevano, sia pure con rapporti diversi, la componente musulmana,

quella croata e quella serba. La proclamazione di sovranità da parte dei musulmani determinava l'immediata reazione dei

Serbo-bosniaci dando il via a una delle più atroci pagine di storia europea del secondo dopoguerra. La capitale Sarajevo


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niobe

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia dell'Europa orientale con particolare analisi dei seguenti argomenti: breve storia della regione balcanica, la questione balcanica, la disgregazione dell'Impero ottomano, i fermenti nazionalisti nei Balcani, le due guerre balcaniche, il comunismo del nuovo leader jugoslavo Josip Broz, detto Tito, la crisi jugoslava degli anni Novanta.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Del Zanna Giorgio Aldo.

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