Jean Jacques Rousseau (1712-1778)
Filosofo, politico e pedagogista tra i più brillanti del suo secolo, dalla personalità multiforme che appartiene alla sociologia, antropologia culturale, e filosofia oltre al progetto pedagogico. Si colloca in pieno periodo dell’illuminismo, pur non essendo un illuminista a tutti gli effetti, si può collocare tra i pre-romantici.
Primi anni di vita
Svizzero di nascita, ebbe un’infanzia burrascosa; rimasto presto orfano di madre, visse con il padre e il fratello che vivevano una vita dissoluta. Per questo motivo, il piccolo J.J. fu affidato ad alcuni parenti da cui però scappò a 16 anni, arrivando in Italia dove venne accolto da un prete che lo indirizzò all’istituto dei catecumeni dove ebbe una conversione, anche se inconsistente, dal calvinismo al cattolicesimo. Venne poi affidato a una nobildonna, mme de Varens, della quale fu prima figlio divenendone successivamente l’amante, relazione che diventò presto troppo stretta per il suo animo ribelle.
Permanenza a Parigi e contributo all'Enciclopèdie
Scappa a Parigi, dove collabora alla stesura dell’Enciclopèdie, collaborando al progetto culturale illuminista. Qui incontra una donna di modeste origine, Thérèse Levasseur, dalla quale ha 5 figli che però abbandona affidandoli al brefotrofio. Questo episodio diventerà occasione di critiche da parte dei suoi nemici, in particolare Voltaire.
Concorso del 1749 e discorso sulle scienze e sulle arti
Nel 1749 partecipa ad un concorso e vince nel 1750 pubblicando il suo discorso sulle scienze e sulle arti: la domanda del concorso era se il ristabilimento delle scienze e delle arti fosse fonte del progresso dell’umanità. Qui Rousseau contrasta decisamente quelle che erano le idee puramente illuministiche sulla validità del progresso, scrivendo che arti e scienze sono casomai la degenerazione del processo storico delle società, poiché il progresso fino ad allora raggiunto è solo la manifestazione di potere e di dominio di alcuni uomini e della loro prevaricazione sugli altri e questo crea una disuguaglianza tra uomini, mentre l’uomo non era così allo stato originario prima di questo processo.
Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini
Questo concetto verrà approfondito nel 1855 con il Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini; secondo Rousseau non è vero che l’uomo originario ha un diritto naturale alla libertà, alla proprietà e alla vita. Viene visto invece come un essere vagante nelle foreste, animato solo dai propri bisogni primari e dall’istinto di sopravvivenza, ma in questa condizione di uomo selvaggio vive felice perché non ha nemici né conflittualità e che di per sé non conosce il male.
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