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Storia dell’Educazione Fisica e dello Sport

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Prof. Sbetti Nicola

Argomenti: durante il corso viene analizzato solamente il mondo Occidentale e sono trattate

rapidamente l’età antica e l’età medievale. Le lezioni affrontano la storia dell’Educazione Fisica e

dello Sport in termini cronologici, con un focus particolare per quanto riguarda la visione della cultura

fisica in epoche diverse.

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale

Definizioni

Prima di addentrarsi in maniera più approfondita nel discorso, è importante porsi due domande:

quando è nato lo Sport? Quando è nata l’Educazione Fisica?

Da un punto di vista puramente linguistico, il termine “sport” nasce per la prima volta nel 1532 con

la parola francese “desport”, termine che indica lo “svago”, il “divertimento”. Da un punto di vista

storico, è però più importante occuparsi dei fenomeni di trasformazione anziché della ricerca di una

data precisa. È comunque utile avere in mente delle definizioni che possano inquadrare ciò che si

studia, anche in ambito storico. Per quanto riguarda lo Sport, possono essere utilizzate due

definizioni che però non sono da intendersi come rigide ed assolute:

la prima può essere indicata come “estensiva” ed è stata scritta da due giuristi italiani. Lo

“sport” viene descritto secondo questa definizione come “gesto motorio migliorativo e

ripetuto effettuato in un contesto agonistico – sia contro se stessi sia contro altri – eseguito

con fini non utilitaristici”. In questa descrizione vi è dunque la presenza dell’aspetto

agonistico, perché il gesto è indicato come “migliorativo”; altra considerazione importante

che probabilmente al giorno d’oggi non è presente è il fatto che sia definito come un gesto

che non ha fini utilitaristici (l’atleta invece in realtà li ha). È una definizione che ci permette

di utilizzare il termine “sport” per un grande numero di attività;

la seconda può essere indicata come “restrittiva” ed è di Allen Guttmann (1978).

Quest’ultimo definisce lo “sport” come un fenomeno moderno che si differenzia dalle

precedenti forme fisico-ludico-agonistiche perché presenta sette caratteristiche:

1) secolarismo: l’attività sportiva non è legata a nessun tipo di culto;

2) eguaglianza, declinata in due differenti modi:

a. eguaglianza per quanto riguarda la possibilità di gareggiare: la pratica non

può essere riservata solo ad un genere, solo ad una classe sociale oppure solo

ad un’etnia; 1

b. eguaglianza per quanto riguarda l’“accesso” alla competizione: le condizioni

di partenza all’interno della competizione devono essere uguali per tutti;

3) specializzazione: lo sport moderno tende alla specializzazione in una singola

disciplina, ma anche all’interno della disciplina stessa;

4) razionalizzazione della pratica: condizione necessaria per lo sport moderno è la

presenza di regole scritte, di regolamenti. È fondamentale che ci sia una

standardizzazione della pratica, in modo che anche dimensioni, distanze ed attrezzi

siano regolamentati ed abbiano un carattere universale;

5) organizzazione burocratica: creazione di istituzioni (Federazioni, Leghe, Associazioni)

che hanno lo scopo di custodire gli sport, di redigere regole, calendari, ecc. (hanno

una tendenza monopolistica);

6) quantificazione della performance: nello sport moderno servono classifiche,

statistiche e tempi;

7) concetto di “record”: astrazione moderna che serve affinché la competizione possa

avvenire anche tra atleti distanti tra loro a livello spazio-temporale. È una

conseguenza del progresso positivista del XIX secolo che ha influenzato molto la

storia dello sport.

Per Guttmann lo sport moderno deve presentare tutte queste caratteristiche. Utilizzando

questa definizione, quindi, non possiamo intendere come “sport” determinate attività, per

esempio lo sport nell’antica Grecia, la caccia, la lotta, ecc.: queste sono concepite come

attività motorie con fini utilitaristici.

Per quanto riguarda invece l’“Educazione Fisica”, è possibile affermare come all’interno di questo

termine siano racchiuse attività ataviche umane, quali appunto: la caccia, la lotta (addestramento

individuale), la guerra (addestramento collettivo), la danza, il gioco, il nuoto, ecc. Questi sono tutti

fenomeni che compaiono nel corso della Storia umana e per i quali è difficile trovare una data certa

di apparizione: alcuni tra questi rientrano molto anche nella sfera della ludicità. Le caratteristiche

peculiari dell’educazione fisica sono dunque individuabili nei seguenti tratti:

❖ preparazione alla guerra;

❖ sfera della ludicità;

❖ esigenze medico-igieniche;

❖ preparazione dell’atleta;

❖ componente culturale e pedagogica, successivamente e grazie all’influenza greca.

Con l’evolversi della civiltà, l’attività fisica passa dall’essere utilizzata prettamente ai fini della guerra

all’essere un’attività utile dal punto di vista igienico e successivamente rientra a pieno titolo

nell’idea educativa dell’antichità: il giovane, per formarsi e diventare uomo, deve occuparsi e curare

sia la mente sia il corpo. 2

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale – Cultura fisico-

motoria, agonismo e gioco prima dei greci

Le fonti archeologiche non permettono una visione chiara e delineata della cultura fisico-motoria in

epoca pre-ellenistica. In ogni caso, grazie al lavoro di archeologi, antropologi ed etnologi, si possono

avanzare delle ipotesi verosimili e si riesce a rispondere a diverse domande:

1) quali pratiche venivano svolte? Giochi da tavolo, danza, lotta e corsa erano attività svolte

anche in epoca pre-ellenistica. È possibile ci fossero anche degli spettatori ad assistervi. Uno

degli aspetti più importanti da sottolineare è quello dell’addestramento degli animali: questi

ultimi facevano parte di una vita “proto-sportiva” e venivano molto utilizzati sia per i

combattimenti tra di loro, sia per i combattimenti uomo-animale, sia soprattutto per le gare

di corsa (gare di cavalli);

2) in quali occasioni erano praticate queste attività? Non è semplice dare una risposta a questa

domanda, ma pare che molte delle competizioni che oggi definiremmo “sportive” venissero

praticate in occasione di cerimonie funebri, quindi possiamo affermare che ci fosse un

rapporto molto stretto con la religione;

3) chi partecipava? In molti casi le attività erano privilegio delle classi aristocratiche, dominanti.

In prevalenza erano praticate da uomini.

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale – Cultura fisico-motoria,

agonismo e gioco prima dei greci – Antico Egitto

La cultura egizia dava molta importanza al corpo, sia in vita sia dopo la morte. Le fonti che abbiamo

a disposizione riguardano molto la vita dei faraoni e dei nobili, ma sappiamo che la balneazione era

una pratica igienica molto diffusa. Erano praticati anche esercizi a corpo libero, a dimostrazione del

fatto che vi era una grande attenzione medica per migliorare flessibilità, scioltezza e tono muscolare.

Anche la caccia, ancora legata alla sopravvivenza per gran parte dei cacciatori, aveva invece un

carattere ludico per il faraone (in particolare la caccia al leone). Sono state inoltre ritrovate scene

raffiguranti attività quali: lotta, pugilato, scherma con bastoni, regate, giochi con le barche e giochi

di gruppo (anche con la palla).

Vi sono inoltre rappresentazioni riguardanti anche il genere femminile, ovviamente di donne

appartenenti alle classi agiate.

Le fonti ci indicano dunque che l’attività motoria era molto sviluppata, ma non sono sufficienti né

per affermare né per smentire l’esistenza di un’attività agonistica organizzata.

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale – Cultura fisico-motoria,

agonismo e gioco prima dei greci – Creta e la civiltà minoica

Anche a Creta era molto importante la balneazione, come anche i bagni pubblici. La ginnastica era

una componente fondamentale dell’educazione (quest’ultima da intendersi come: religiosa, etica,

alle armi, ma anche fisica). Lotta, duelli e pugilato erano molto diffusi, ma la più importante eredità

3

di Creta è la Taurocatapsia: si tratta del salto acrobatico del toro, frontale. Il toro era un animale

sacro, il simbolo dell’isola ed è inoltre da sottolineare come i cretesi avessero una concezione eroica

della vita: questa attività può essere quindi vista come protagonista del tempo ludico dell’isola. Era

una pratica più vicina alle acrobazie circensi che alla corrida, inoltre era consentita anche alle donne.

Probabilmente era svolta durante le cerimonie funebri.

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale – Grecia Antica:

l’agonismo

L’antica Grecia è stata centrale e decisiva per lo sviluppo della cultura fisica occidentale, ma come si

è visto dagli esempi precedenti, non si può dire che i greci hanno “inventato” lo Sport.

Di fondamentale importanza è la presenza di fonti scritte, che testimoniano e permettono una

maggiore comprensione della centralità e dell’importanza dell’attività motoria e agonistica nella vita

delle persone di quel tempo: i poemi omerici, ad esempio, riportano la presenza dei giochi atletici

in occasione delle cerimonie funebri.

Le gare avevano comunque un significato religioso; era importante la presenza del pubblico, che via

via va ad aumentare; era presente una forte componente agonistica, perché vi erano premi

materiali per il vincitore; non esisteva il fair-play, invenzione successiva: in gioco c’è l’onore, è

importante “dare il massimo”, non c’è quell’idea di rispetto come lo intendiamo ai giorni nostri.

Le competizioni agonistiche si presentano come uno scontro fra pari, perché si sfida un avversario

e non un nemico: quest’ultimo lo si combatte in guerra, mentre l’avversario è un “pari” che si

rispetta e che dunque si può affrontare.

Altro aspetto importante è l’epica con cui si celebra l’eroe vittorioso.

In generale, dunque, si può affermare che nella cultura ellenica l’agonismo, la competizione, la gara

era una componente molto importante nella vita: ciò, come ricordato, non significa che i greci hanno

“inventato” l’agonismo. Ad oggi, comunque, non si conosce un altro popolo dell’età antica che

organizzò competizioni complesse come quelle dei greci. Dal 400 a.C. i giochi olimpici diventano il

metro di misurazione del tempo: questi Giochi erano l’appuntamento più importante di un circuito

di competizioni che presentavano sia un carattere sacro (erano dedicate agli dèi) sia una

componente agonistica (vi erano gare effettivamente combattute).

Il circuito appena citato prende il nome di periódos, composto da quattro giochi sacri:

i Giochi Olimpici, dedicati a Zeus e disputati ad Olimpia ogni 4 anni. Ufficialmente la data di

inizio di questi giochi è il 776 a.C. Le gare sportive avevano una grande centralità e duravano

5 giorni, ma non erano l’unica attività che veniva praticata durante questo lasso di tempo, in

quanto vi erano anche: cerimonie religiose, banchetti, competizioni culturali, ecc. Le

Olimpiadi continuarono ad essere organizzate e disputate anche sotto la dominazione

romana, fino a quando non ci fu la conversione al Cristianesimo. Da sottolineare come

Olimpia più che una città vera e propria fosse un santuario che riuscì a mantenersi quasi

sempre neutrale; 4

i Giochi Pitici, dedicati ad Apollo e disputati a Delfi (un santuario). Erano i Giochi più

importanti dopo le Olimpiadi e venivano svolti ogni 4 anni a partire dal 582 a.C.;

i Giochi Istmici, dedicati a Poseidone e disputati ad Istmia ogni 2 anni a partire dal 581 a.C.;

i Giochi Nemei, dedicati a Zeus e disputati a Nemea ogni 2 anni a partire dal 573 a.C.

La partecipazione a questi giochi sacri permetteva di distinguere gli uomini greci da chi greco non

era (i “barbari”), perché erano delle competizioni alle quali solamente i greci potevano partecipare.

Inoltre, un altro aspetto da sottolineare è il fatto che non vi fossero dei premi materiali: al vincitore

andava una corona di materiale diverso a seconda del luogo di svolgimento delle competizioni

(alloro, ulivo, sedano selvatico, ecc.). Nonostante non vi fossero riconoscimenti materiali, un

successo nelle gare del periódos rendeva celebri in tutta la Grecia: questo perché vincere in queste

gare significava essere associati al volere divino. Gli atleti vincitori avevano dunque dei privilegi

materiali indiretti.

Oltre ai quattro giochi sacri sopra esposti, ogni polis della Grecia organizzava i propri giochi, durante

i quali i premi materiali erano invece consistenti. I più famosi tra questi erano i Giochi Panatenaici,

organizzati ad Atene e della durata anche di nove giorni.

Per quanto riguarda le gare che venivano disputate durante i periódos, queste erano inizialmente

solo gare di corsa, comunque con delle distanze prefissate, in qualche modo “standardizzate”

attraverso linee di partenza in marmo. Successivamente si aggiunsero anche altre tipologie di

competizioni, fino ad arrivare sostanzialmente a queste:

❖ Corsa, a sua volta suddivisa in:

• Stàdion, distanza di uno stadio (circa 200 m);

• Dìaulos, due stadi (circa 400 m);

• Hìppios dròmos, quattro stadi (circa 800 m; non si correvano ad Olimpia);

• altre corse di resistenza (non si correvano ad Olimpia ed erano gare con distanze che

andavano fra i 1500 m ed i 5000 m);

• Oplitodromìa, corsa in armi. Aveva un aspetto agonistico, ma soprattutto

un’importanza socioculturale perché era funzionale alla preparazione dell’esercito;

• Lampadeadromìa, corsa con le fiaccole che aveva un significato religioso;

❖ Pentathlon, composto da cinque diverse competizioni:

• Corsa;

• Salto in lungo;

• Lancio del disco;

• Lancio del giavellotto;

• Lotta;

❖ Lotta;

❖ Pugilato, nel quale non vi erano categorie di peso e riprese. Gli atleti utilizzavano fasce di

cuoio per proteggere le mani e fasce per proteggere i reni;

❖ Pancrazio, combattimento nel quale era possibile sostanzialmente tutto. Bisognava unire le

qualità del pugile a quelle del lottatore (paragonabile in qualche modo all’MMA odierna);

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❖ Corse ippiche, disputate nell’ippodromo (terreno non recintato, con una curva a 180°). Sono

suddivisibili in:

• corse di cavalli (montati senza staffe);

• corse di carri (quadrighe). Furono introdotte circa nel 680 a.C. e diventeranno le corse

più spettacolari ed attese dei Giochi. Il premio veniva vinto dai proprietari dei cavalli,

non dai fantini.

Sicuramente gli atleti che rischiavano ed avevano effettivamente più lesioni erano i lottatori, i pugili

e soprattutto gli atleti del Pancrazio. È da sottolineare il fatto che la morte era accettata come un

episodio possibile durante lo svolgimento dei Giochi.

La crescente centralità degli agoni nel mondo greco portò gli atleti a dotarsi di allenatori e anche i

medici si interessarono (provando ad esempio diverse diete) alla categoria: la professione

dell’atleta, soprattutto se vincente, era abbastanza remunerativa per gli standard dell’epoca.

La centralità di questi giochi sacri fa sì che questi siano un momento importante sul piano sportivo,

su quello culturale, ma anche sul piano politico. È però importante sottolineare come la “pace

olimpica” non sia in realtà mai esistita: era presente invece la ekecheirìa, cioè un armistizio, una

tregua sacra limitata nel tempo e nello spazio che era funzionale a preservare le competizioni. In

questo modo era permesso agli atleti, agli spettatori e ai giudici di giungere a destinazione nel

santuario. Questa ekecheirìa non fu comunque sempre rispettata.

Queste sedi religiose, questi santuari, erano anche un terreno neutrale, un luogo d’incontro

diplomatico che poteva però anche essere usato in maniera tattica durante periodi di guerra.

Un altro discorso da affrontare, sempre legato ai periódos, è quello del “professionismo”:

inizialmente (tra il 720 a.C. ed il 576 a.C.) la maggior parte dei campioni olimpici erano spartani.

Gradualmente, però, il sistema spartano comincia ad avere la concorrenza di póleis che

sovvenzionano atleti ed indirettamente creano una sorta di “specializzazione”: si crea dunque un

sistema “proto-professionistico” di atleti che con il tempo ottengono risultati importanti. I vincitori,

dunque, cominciarono a non essere più degli uomini spartani, questo anche perché a Sparta

interessava maggiormente creare soldati, non atleti.

Agonismo e cultura del corpo in età antica e medievale – Grecia Antica: la

ginnastica educativa e la ginnastica medica

Nella cultura greca non è presente solamente l’aspetto agonistico, ma vi sono altri aspetti da

prendere in considerazione.

Innanzitutto, l’educazione fisica era pienamente inserita nell’educazione del cittadino greco:

l’educazione che si riceveva nel ginnasio (che presentava al suo interno la palestra) definiva e

differenziava il cittadino greco dal “barbaro”. Vi erano dunque dei luoghi deputati all’educazione,

nei quali l’istruzione letteraria, quella culturale e quella fisica erano coltivate assieme. In questi

luoghi si trovano delle figure professionali e stip

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LivioG. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione fisica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sbetti Nicola.
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