Estratto del documento

Capitolo 1 – Introduzione

Le rivoluzioni industriali rappresentano le fasi della transizione da un paradigma tecnologico all’altro, e sono determinate da variabili quali le competenze tecniche, la conoscenza scientifica, le fonti di energia e l’intensità del capitale.

Definiamo imprenditori coloro che innovano, assumono rischi, colgono le opportunità e, soprattutto, assumono le decisioni ai massimi livelli aziendali. I più importanti sono coloro che riescono a sincronizzare l’attività della loro impresa con le caratteristiche del paradigma tecnologico che offre il contesto in cui si trovano a operare.

I manager sono invece coloro che, portatori di competenze teoriche ed esperienza pratica, hanno sviluppato un preciso sapere funzionale, spesso radicato nella specificità della singola impresa. Loro caratteristica distintiva è che godono di autonomia decisionale in un segmento significativo dell’attività aziendale, di solito nel quadro della strategia delineata dall’imprenditore.

I mercati nazionali sono determinati da fattori quali il numero di abitanti e il reddito pro capite. La dinamicità di un mercato è determinante, spesso più importante delle sue dimensioni in termini assoluti.

Cultura è l’atteggiamento di una nazione nei confronti dell’attività economica e del cambiamento economico. Ci aiuta a comprendere la propensione al rischio manifestata dagli imprenditori britannici durante la prima rivoluzione industriale e altre simili.

Si definiscono forme di impresa in base alla struttura, alla dimensione, alle strategie e alle interrelazioni reciproche. Un aspetto cruciale che definisce le caratteristiche di un’impresa riguarda la relazione tra “quartier generale” e unità operative. Per Chandler, il compito essenziale dell’imprenditore è quello di creare una estesa rete manageriale.

Capitolo 2 – Storia e teoria di impresa

A partire dalla prima rivoluzione industriale, l’impresa è stata una delle più importanti unità di analisi per comprendere la crescita economica moderna. Dall’inizio del XIX secolo, l’impresa è stata identificata sempre più con la “fabbrica”, cioè con la modalità inglese di organizzazione della produzione che, con la tecnologia relativa, si è diffusa progressivamente nel continente europeo.

Quando la prima rivoluzione industriale ha preso avvio, alla fine del XVIII secolo, la concentrazione di capitale e forza lavoro in un unico luogo fisico non era una novità. In effetti, nel periodo preindustriale grandi masse di lavoratori erano già impiegate nella cantieristica, nell’industria mineraria e in quella delle costruzioni. Ma anche nelle industrie tessili. Ciò che si presentava come nuovo era la speciale combinazione di un processo produttivo centralizzato con una tecnologia più efficiente. Le nuove fabbriche (normalmente localizzate lontano dai centri urbani) utilizzavano l’acqua e, in seguito, il vapore. La specializzazione delle funzioni e la conseguente divisione del lavoro imponevano nuove forme di disciplina della manodopera. Così si creò un’organizzazione d’impresa altamente produttiva e sempre più efficiente, che diventò l’unità fondamentale delle prime economie industriali.

Questi complessi fenomeni hanno stimolato numerose analisi teoriche sulle origini, la struttura e i meccanismi di funzionamento dell’impresa industriale. Il presente capitolo contestualizza, in prospettiva storica, alcune di queste “teorie di impresa”.

La natura mutevole dell’impresa

Le imprese sono oggetto di studio nel tempo di molte discipline (economia, sociologia, organizzazione etc).

La prospettiva neoclassica

Nel pensiero economico, la prospettiva originaria sull’impresa è quella proposta dalla teoria neoclassica, un approccio analitico piuttosto statico che considera il comportamento dell’impresa in un segmento temporale definito. È importante comprendere quali siano i presupposti impliciti in questa teoria. L’impresa rappresentativa dispone di un’informazione perfetta e opera in maniera efficiente al punto più basso della curva di costo marginale. Essa può definirsi price-taker, con esigue possibilità di influenzare i mercati o il settore in cui opera, mentre la tecnologia è esogena e il contributo degli attori economici che agiscono all’interno dell’impresa non è rilevante. Questo modello astratto può essere reso più complesso tramite una comparazione con la medesima impresa colta in un’altra fase, senza tuttavia abbandonare la staticità dell’approccio analitico. La teoria neoclassica non indaga, insomma, l’evoluzione dal momento 1 al momento 2, o all’eventuale fase 3. L’impresa rappresentativa è di dimensioni medio-piccole e svolge un numero limitato di funzioni.

L’impresa neoclassica operava all’interno di un sistema price-oriented altamente competitivo, caratterizzato dalla presenza di numerose unità produttive nello stesso settore, da una minima integrazione funzionale e dall’assenza di tecnologie esclusive. Le conoscenze tecniche e le altre informazioni erano ipotizzate come liberamente disponibili, o ottenibili a costi minimi.

In termini generali, questo tipo di impresa non è orientata alla crescita, perché la sua espansione si ferma al raggiungimento della dimensione media determinata dal punto più basso della curva dei costi. Secondo l’impostazione neoclassica, inoltre, le modalità della crescita, così come le risorse impiegate, erano da considerare esogene. In questa forma di analisi economica era poi irrilevante la distribuzione del potere all’interno e all’esterno dell’impresa. Oggetto di questa teoria erano quindi nel complesso la concorrenza perfetta e il monopolio, mentre la struttura interna dell’impresa, la “scatola nera”, rimaneva estranea all’analisi.

Dinamica economica in prospettiva storica

In contrasto con questo tipo di impostazione teorica, la storia d’impresa ha una specifica dimensione comparativa e dinamica: le imprese sono viste come unità complesse che evolvono nel tempo, caratterizzate da notevoli differenze nelle loro strutture dinamiche interne. Nonostante la loro estrema varietà, gli storici cercano di proporre generalizzazioni: sebbene le imprese operino in molti paesi diversi con distinte strutture proprietarie e organizzative, quelle appartenenti allo stesso settore di solito condividono alcune caratteristiche di rilievo, quali l’intensità di capitale e di lavoro.

Un’ulteriore dimensione dell’analisi riguarda dunque il dinamismo. Data una certa tecnologia, ci si aspetta che le imprese si espandano fino al punto in cui – nel linguaggio dell’economia neoclassica – i rendimenti marginali cominciano a decrescere. Nel mondo reale, tuttavia, la crescita non è un processo meccanico, soggetto solo ai calcoli economici. Le imprese possono continuare a espandersi, alla ricerca di maggiori quote di mercato, anche in presenza di una riduzione nel tasso di crescita dei profitti. Possono anche volontariamente frenare la crescita limitando la loro dimensione per evitare i problemi connessi con l’espansione. Inoltre, le imprese reagiscono in modo differente ai cambiamenti tecnologici esogeni ed endogeni capaci di provocare i maggiori scatti di dinamismo e che influenzano il metodo, la velocità e la direzione della crescita.

Infine, va considerata la complessità relazionale. Il processo di sviluppo economico dei due secoli passati ha creato organizzazioni estremamente complesse, con significative relazioni interne ed esterne. Data una certa tecnologia, lo sviluppo dell’impresa è spesso determinato dalle dimensioni e dal dinamismo del mercato di consumo. Altri due elementi significativi capaci di determinare l’espansione dell’impresa possono essere l’efficienza dei mercati finanziari nel convogliare le risorse necessarie alla stessa, e la presenza di una cornice giuridica che protegga i suoi asset e faciliti l’attività economica. Tutti questi fattori di sviluppo interagiscono. Tecnologie e mercati sono molto sensibili ai cambiamenti che si verificano nel sistema giuridico e nei mercati finanziari, e questi elementi dinamici possono spingere l’impresa a compiere adattamenti e adeguamenti. L’evoluzione dell’impresa può essere collegata al sistema culturale e a quello istituzionale delle diverse società.

La tecnologia promuove il processo di crescita, ma i modelli culturali giocano ancora un ruolo considerevole in questo processo. Ad esempio, in presenza di una percezione culturale negativa nei confronti della dimensione delle grandi organizzazioni, le imprese possono decidere di adottare alcune tecnologie invece che altre.

Teoria e realtà delle grandi imprese

Molti anni fa l’economista austriaco Schumpeter ha lanciato una sfida all’approccio neoclassico. La riflessione di Schumpeter era costituita su due assunti fondamentali. Il primo riguardava la “propensione competitiva” dell’impresa intesa quale motore principale della crescita economica, soprattutto grazie all’azione dell’imprenditore. In secondo luogo, Schumpeter credeva che il disequilibrio fosse più importante dell’omogeneità fra le imprese ipotizzata dall’apparato teorico classico. Nelle ultime opere, inoltre, egli sottolineò il ruolo della grande impresa come il più potente agente del cambiamento e della crescita.

La situazione cambiò dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando venne sviluppata la maggior parte delle “nuove” teorie dell’impresa. A partire dagli anni Cinquanta e fino ai primi anni Sessanta, alcuni studiosi – spesso con background molto differenti – cominciarono ad interessarsi al successo della grande impresa, verticalmente integrata, multi divisionale, multinazionale, a guida manageriale. Questo tipo di organizzazione era in parte responsabile della leadership economica americana, clamorosa dopo il secondo conflitto mondiale. La comprensione dei meccanismi di governo della grande impresa era quindi considerata estremamente importante proprio per capire il “mistero” dello sviluppo economico. Per la prima volta nella storia si stabiliva una stretta relazione tra il livello microeconomico dell’impresa e il livello macroeconomico, ovvero “la ricchezza della nazione”.

Un’attenzione crescente venne dedicata alla tecnologia, considerata quale motore principale del processo di crescita. Chandler considerava implicitamente il cambiamento tecnologico come una forza esogena che aveva un impatto decisivo sulle scelte imprenditoriali. Nella sua prospettiva, i “regimi” o “paradigmi” tecnologici determinano l’attività e la competitività delle imprese, e le loro strutture organizzative “ottimali”. Altri studiosi hanno sottolineato la natura endogena del processo tecnologico e dell’attività innovativa che sempre più diffusamente si è svolta all’interno dei laboratori di ricerca e sviluppo delle grandi aziende. Quando la tecnologia viene generata essenzialmente all’interno dell’impresa e si presenta come conoscenza particolare e originale della stessa, quella tecnologia diventa una risorsa strategica e spesso origine di uno dei più importanti vantaggi competitivi dell’impresa.

Gli anni Settanta e Ottanta: teoria dell’agenzia ed economia dei costi di transazione

Le imprese sono “isole di potere consapevole in questo oceano di cooperazione inconsapevole, come grumi di burro che coagulano in un secchio di crema di latte”, e devono la loro origine alla necessità di contenere i costi che le transazioni di mercato comportano. Le imprese esistono a causa di inefficienza mercato.

La teoria dei costi di transazione ha avuto un potente impatto sugli studi di business history. Il quadro concettuale che essa ci offre ci ha aiutato a comprendere meglio una serie di eventi storici, dall’affermazione del sistema di fabbrica durante la prima rivoluzione industriale, alle strategie di crescita perseguite – attraverso l’integrazione verticale – dalla grande impresa industriale nel periodo successivo.

Da una a tante: teorie sull’impresa del XXI secolo

Le nuove tecnologie informatiche hanno facilitato un processo di coordinamento fra aziende, che a sua volta ha favorito una sostanziale riduzione dell’incertezza e dei costi di transazione. L’esito complessivo dei recenti sviluppi appare quindi il ridimensionamento del ruolo della grande impresa integrata a guida manageriale, a favore del rafforzamento dei meccanismi di mercato, in particolare nei settori che hanno visto la diffusione dell’organizzazione produttiva modulare. Dopo un secolo all’insegna dei processi di integrazione sembra che il presente stia disegnando la prospettiva della disintegrazione.

Capitolo 3 – Imprenditorialità

Eroe, entità invisibile, uomo qualunque

Concludendo, per tutti gli autori fin qui considerati, l’imprenditore – anche se “diverso” per le sue doti di coraggio, leadership, prontezza nel cogliere le opportunità, capacità di giudizio – è essenzialmente “uno di noi”, un uomo comune.

Imprenditorialità e organizzazione

Già diverse volte ci siamo occupati del coinvolgimento di un imprenditore in un’organizzazione, e questo è abbastanza normale perché, nella maggioranza dei casi, per essere sicuro che le sue idee si realizzino e per sostenerle, l’imprenditore è indotto a creare un’impresa con un’organizzazione, un sistema di risorse fisiche e umane tenuto insieme da relazioni gerarchiche. Il tessuto connettivo dell’impresa è rappresentato dagli strati intermedi del management – collocati fra i lavoratori e l’imprenditore –; in questo modo le direttive dell’imprenditore sono trasmesse all’intera organizzazione ed egli può controllarne la realizzazione.

Parte II – Dall’età preindustriale alla prima rivoluzione industriale

Capitolo 4 – Prima dell’industria

Nel XVIII e XIX secolo il sistema di fabbrica impone un drastico riallineamento delle economie europee, ma imprenditorialità e impresa capitalistica non hanno avuto inizio con la prima rivoluzione industriale. Molto prima dell’età dominata dalle fabbriche inglesi, gli uomini d’affari avevano sviluppato nuove combinazioni di capitale, lavoro e risorse naturali (la “terra”, nelle definizioni classiche), per rispondere alla domanda di beni e servizi. Il ritmo del cambiamento è stato relativamente lento, ma la trasformazione si è diffusa in tutti i settori dell’economia europea, incluso quello della manifattura.

Naturalmente si rilevano significative differenze nei sistemi di produzione manifatturiera caratteristici del periodo che precede e di quello che segue la rivoluzione industriale, e le diversità sono strettamente legate alle strutture demografiche, a quelle economico-sociali e ai sistemi commerciali che, nel lungo periodo, avevano definito l’assetto della produzione di beni e servizi nelle diverse aree europee.

L’Europa preindustriale: caratteristiche generali

L’Europa preindustriale non si presentava come un’area economica omogenea e tuttavia i paesi europei condividevano alcuni tratti comuni, a partire dalla preponderanza del settore primario, a cui le stime attribuiscono una quota tra l’80 e il 90% del PIL complessivo e la maggioranza della popolazione attiva (fino al 70%). La mobilità era contenuta, così come modesto era il livello di urbanizzazione.

La forza della tradizione rendeva il panorama poco dinamico, ma queste economie non erano certo immobili. La popolazione europea totale era cresciuta da 57 milioni di persone all’inizio del Cinquecento a 132 milioni calcolati alla fine del Settecento. Negli stessi periodi la crescita annuale del PIL aveva segnato rispettivamente i valori di 0,3 e 0,4%. Tutti tassi di crescita (sia popolazione che PIL inferiori a quelli che poi si registreranno in periodo rivoluzione industriale).

Questi andamenti sono indicativi di società a struttura gerarchica piramidale, rigide, segnate da una distribuzione del reddito fortemente squilibrata. Nonostante alcuni miglioramenti nelle tecniche agricole, la produzione alimentare mostrava incrementi minimi, simili a quelli della curva demografica.

L’economia preindustriale europea, fondata quasi esclusivamente sull’agricoltura, dipendeva quindi dalle profonde fluttuazioni che caratterizzavano l’andamento del settore dominante (es. guerre e clima). Fattori culturali e sociali, insieme a un assetto economico e politico fondato sulla diseguaglianza e sulla scarsa mobilità, condizionavano negativamente l’andamento della domanda aggregata e sono nei tre secoli che precedono la rivoluzione industriale questo contesto presenta segni di cambiamento: l’economia nel suo complesso diventa progressivamente più dinamica, grazie alla diffusione di una serie di importanti innovazioni nel settore primario – la cosiddetta “rivoluzione agraria” –, ed è tutta l’area europea che si incammina su un sentiero di plurisecolare crescita economica cumulativa. L’espansione della domanda stimolò allora lo sviluppo del commercio a lunga distanza, a sua volta sostenuto dai miglioramenti nelle tecniche di navigazione e di costruzione delle navi, mentre novità positive si registravano sul versante che alcuni studiosi hanno definito di “efficienza istituzionale”: si perfezionano in questo periodo alcuni strumenti legali capaci di regolare transazioni finanziarie complesse e rischiose fra soci che operavano su mercati talvolta molto distanti. L’efficienza dei mercati finanziari traeva contemporaneo giovamento dall’introduzione di innovazioni come la cambiale e la banconota.

È facile intuire che non stiamo parlando di processi dif...

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 1 Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Business History, prof. Amatori, libro consigliato Storia d'Impresa, Complessità e Comparazioni, Amatori, Colli Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleBucc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Business History e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Amatori Franco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community