Vita di Piero della Francesca
Piero della Francesca nacque a Borgo San Sepolcro (AR) in un anno imprecisato tra il 1406 e il 1420. Dopo una formazione in grammatica e matematica, Piero svolse il suo apprendistato artistico presso un artista locale: Antonio di Anghiari. Da questa collaborazione, con cui risultava ancora legato nel 1436, ricordiamo l'esecuzione di bandiere e stendardi proprio per il comune di San Sepolcro.
Nel 1439 lo troviamo affianco di Domenico Veneziano (1410-1461) a Firenze con il quale realizzò gli affreschi delle Storie della Vergine (Chiesa di Sant'Egidio - FI) e da solo il Polittico della Misericordia (prima sua opera a noi pervenuta - 1445-1464).
A Firenze Piero poté entrare in contatto con le opere di maestri del calibro di: Masaccio, Masolino, Brunelleschi, Ghiberti, Domenico di Bartolo e il Sassetta; dagli anni '40 l'artista soggiornò in svariate corti italiane del versante adriatico: Ancona, Ferrara, Urbino, Rimini, Pesaro. È in queste corti, dove il collezionismo di gemme e medaglie si accostava all'apprezzamento della pittura fiamminga, che Piero conobbe questo stile pittorico analitico e molto aderente alla realtà.
Dopo Urbino Piero è documentato a Borgo, dunque di nuovo a Rimini nel 1482 dove prese una casa in affitto, tuttavia una malattia agli occhi non gli permise di continuare a lavorare nel corso dei suoi ultimi anni. Piero della Francesca morì nella sua città natale il giorno della scoperta dell'America: 12 ottobre 1492.
Stile
Avendo soggiornato a Firenze per il suo secondo apprendistato, stavolta presso Domenico Veneziano, Piero ebbe modo di interiorizzare il grande stile fiorentino che aveva aperto al Rinascimento. Masaccio, Donatello, Paolo Uccello, Andrea del Castagno compagno di Piero alla bottega di Veneziano e le opere fiamminghe*, avevano dato al pittore un ampio immaginario sul quale poter lavorare.
Nel 1440 Piero lasciò per sempre Firenze per soggiornare dapprima a Roma tra il 1458-59 per decorare le stanze private di papa Pio II (1458-1464)** e poi ad Arezzo e quindi nelle corti italiane del versante adriatico, dove approfondì la sua ricerca pittorica sui valori prospettici e cromatici, mentre a Firenze gli artisti erano volti ad evolvere ed esaltare il disegno.
Se non consideriamo la Pala di Brera, che è un olio su tavola, e ragioniamo solo sugli affreschi, fu ad Arezzo che Piero della Francesca eseguì la sua opera maggiore: la decorazione della Cappella Maggiore (Cappella Bacci) nella Basilica di San Francesco. Qui troviamo gli affreschi relativi alle storie del ritrovamento della vera Croce. Le figure assumono stabilità, peso e plasticità.
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