L'arte come comunicazione visiva
L’arte è una forma di comunicazione visiva. Quindi un’opera d’arte è un messaggio. Un messaggio è un insieme di segni e di concetti. Con segni noi intendiamo lo stile, cioè qualcosa che fa appartenere l’autore a una determinata scuola. Il termine scuola però è vecchio, si usava nella museografia del 900. Ogni autore segue i passi di chi lo ha formato, e assorbe la tendenza del posto in cui vive, assorbe la moda del momento. Bisogna considerare gli artisti come degli artigiani, che cercano di realizzare un prodotto interessante ma che segua le esigenze del mercato.
Concetti e storia dell'arte
Concetti= iconografia, cioè quello che vuol dire l’immagine, che cosa rappresenta. Tolstoj aveva già affermato, nell’800, che l’arte è una forma di comunicazione non verbale. Hauser è il padre della storia sociale dell’arte; questo nome deriva dal fatto che si cerca di approfondire l’opera d’arte e chi l’ha realizzata attraverso tutti i tipi di conoscenze che possono arrivare alla comprensione di quell’opera e di quell’artista. Quindi l’arte è un fenomeno sociologico perché non si può prescindere dal contesto. Tutti gli artisti subiscono, volontariamente o involontariamente, delle tendenze.
Arte come fenomeno mediatico
L’arte è anche un fenomeno mediatico, cioè è una forma di comunicazione che ha come fine degli utenti, cioè il pubblico a cui l’opera d’arte è rivolta. Può essere rivolta al singolo committente, o a tutti, o a un’élite. Il messaggio è formato da emittente, codice e ricevente. Spostando questi termini in ambito artistico si ottiene committente, opera/artista, pubblico. Questo deriva dal fatto che la maggior parte delle volte l’artista non crea di sua spontanea volontà. Il committente è colui che determina l’opera in base alle proprie esigenze, e tenendo d’occhio il pubblico. Sia l’opera che l’artista sono strumenti in mano al committente, perché questo non si accontenta del primo artista, ma ha la facoltà e il potere di scegliere.
Analisi delle opere d'arte
Fine 500: gli artisti si differenziano anche per genere (es. nature morte, figura umana,…). Ci saranno anche opere di collaborazione. Bisogna analizzare l’opera d’arte con le domande: chi, cosa, come, dove, quando. La soluzione di queste ci fa capire perché è stata fatta proprio quell’opera. Ci possiamo anche chiedere perché una certa opera è stata rifiutata. La prima cosa da capire di un’opera è il luogo in cui è stata creata. All’epoca non c’erano le accademie di arte fino al 600, ma c’erano le botteghe, in cui si sviluppava una consuetudine artistica, che rendeva le opere uscite dalla stessa bottega simili. Per esempio, l’arte centro-italiana ha sempre dato molta importanza al disegno, l’arte veneta ha sempre dato molta importanza al colore.
Importanza dei dettagli temporali e materiali
Fondamentale è quando: una data anche minima può cambiare tutto, perché magari questa determina il limite tra qualcosa che è avvenuto e qualcosa che non è avvenuto. Le discipline che possono aiutare a comprendere un’opera sono molteplici e vengono da vari campi (letteratura, storia, agiografia, mitologia, storia della moda, storia dell’arredamento, storia della botanica, zoologia,…). Cosa: l’oggetto. Cos’è, di che materiale è, come è stato realizzato, che cosa rappresenta, che stile ha. Il “che cosa” e il “come” vanno d’accordo. Supporto= tutto il materiale che crea l’opera d’arte. Es. affresco, scultura, tela, edificio. Il supporto significa sia quanto dura l’opera, che quanto può essere diffusa. Un affresco dura a lungo, e non ha una diffusione.
Se l’opera è amovibile (non la si può spostare), allora il suo messaggio ha una valenza per il luogo in cui è stato realizzato. Quel messaggio deve poi durare il più possibile. Di solito un investimento di questo tipo viene fatto per un certo numero di persone. Un esempio tipico è un affresco. Quindi il supporto rivela anche il “chi” e il “perché”.
Chi sono i protagonisti dell'arte?
Chi= autore, committente, pubblico. L’artista viene scelto dal committente; man mano che nel tempo gli artisti prendono coscienza di se stessi e della propria fama, cominceranno a realizzare delle opere indipendentemente dal committente, prima cioè di avere un compratore perché ormai le loro opere hanno un mercato. In ogni caso realizzano le loro opere tenendo conto di ciò che piace al pubblico. L’artista è un artifex, un realizzatore materiale.
Il committente può essere una singola persona o un gruppo (confraternita, corporazione,…). Di solito il singolo è una persona estremamente potente, dal punto di vista politico e/o economico. Più è ristretto il numero di persone a cui è destinata l’opera, più complessa è l’iconografia, e meno persone sono in grado di decifrarla.
Il Rinascimento e l'Umanesimo
Il Rinascimento è un fenomeno localizzato da un punto di vista artistico. L’Umanesimo ha portato alle scienze: capacità di scoprire in base all’esperienza diretta, non basandosi solo sulle teorie. Seconda metà 300: iniziano ricerche in campo filologico e si cercano i testi classici originali, che erano stati occultati nei monasteri. Tra questi escono opere come “il Vitruvio”. Ci sono dunque persone che vogliono confrontare più cose e questo dimostra indipendenza dal pensiero della chiesa, la quale afferma che bisogna accettare tutto senza porsi domande. Quindi c’è una ricerca, un avanzamento delle conoscenze, che sono più pratiche. L’uomo che riesce ad accedere a queste conoscenze, prende coscienza anche di se stesso, e torna ad essere il centro del mondo. Si comincia a distinguere tra realtà e religione. L’uomo viene visto come qualcosa che può evolversi e quindi può creare qualcosa di nuovo—> homo faber.
Opera umanistica a Firenze
La prima opera in assoluto che ci porta nell’umanesimo è stata pagata da una corporazione; siamo nel 1401 a Firenze. Questa corporazione aveva i suoi santi protettori, e aveva dei luoghi dove si riunivano per pregare; erano molto ricchi quindi si riunivano nel battistero di Firenze, il monumento più importante in quel momento. Il battistero è un tempio pagano che è stato riconvertito in fonte battesimale, anche se quello che vediamo noi è stato realizzato nel nono secolo. Di solito erano a cerchio, o a croce greca, o ottagonale; quindi avevano una forma centrale. Avevano un numero di lati con una funzione simbolica. La croce greca, così come il cerchio, è una forma perfetta. Il 12 invece si riferisce agli apostoli. Il battistero ha tre porte, perché si entrava da una prima del battesimo e si usciva dall’altra battezzati. La parte centrale metteva in comunicazione le due porte.
Concorso per il battistero di Firenze
Viene indetto il primo concorso pubblico: chi tra gli artisti attuali può soddisfare le loro esigenze. Bisogna portare una formella in bronzo dorato che rappresenti il sacrificio di Isacco. Importante è Giovanni de Medici; da una decina d’anni i Medici sono banchieri che traggono guadagno dal prestito di denaro. Il primo committente, che farà realizzare le opere per se stesso, sarà Cosimo. L’interno del battistero di Firenze è lussuoso, con marmi e mosaici. Aveva già una porta, quella centrale, fatta in bronzo e realizzata da Andrea Pisano. Questa è firmata e datata, tra il 1330 e il 1336. Questa porta rappresentava episodi della vita del titolare del battistero (San Giovanni Battista); è formata da due battenti e decorata a formelle rettangolari che contengono al loro interno delle cornici polilobate dentro alle quali sono rappresentate le scene. Realizzate con la tecnica della fusione in bronzo. È un’opera di tipo gotico. Notiamo un estremo rigore e una distribuzione delle figure razionale, che risponde alla simmetria.
Simmetria e virtù
Simmetria= proprietà secondo cui in una figura i punti corrispondenti sono opposti ed equidistanti da un punto di riferimento. Si può anche definire “specularità”. La fortezza, una delle virtù, viene rappresentata con elementi della iconografia classica, cioè come una Minerva. Le virtù cardinali sono proprie dell’uomo; le virtù teologali sono proprie del cristiano. Ogni inizio secolo viene sentito come una novità, si sente l’esigenza di fare qualcosa di nuovo. Nel 1400 ci si lasciava dietro una serie di pestilenze da cui la popolazione fiorentina stava risorgendo, e si stava anche arricchendo. Inoltre Firenze era in lotta con Milano. In quel momento era una repubblica, ma era l’unica che riusciva a tenere testa a Milano, dove c’erano i Visconti. Il bronzo è una tecnica difficile perché viene fuso e colato all’interno di una forma; non è un’arte per scultori, ma un’arte per orafi perché le opere si realizzavano usando la tecnica che si usava per lavorare l’oro. Quindi a questo concorso partecipano soprattutto orafi. Alla fine vengono scelti tre artisti: Della Quercia, Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti (vincitore).
Artisti partecipanti e loro contributi
Jacopo Della Quercia ha realizzato una serie di bassorilievi a Bologna, che rappresentano la storia della genesi, ma è stato scartato perché le sue formelle mancavano di simmetria, e perché le sue figure erano in movimento. Quindi non piaceva perché era esattamente il contrario di Pisano. Jacopo infatti faceva già delle figure tridimensionali, robuste, ma era troppo presto per ciò. Della Quercia sapeva essere anche tardo-gotico, come possiamo vedere dall’opera “Ilaria del Carretto”. La cassa su cui è posta la figura però è decorata da putti, come si usava in età classica.
Brunelleschi inizia come orafo ma noi lo conosciamo come architetto. Anche egli ha partecipato al concorso facendo una formella che rappresenta il sacrificio di Isacco, ma è stato scartato. Infatti la rappresentazione delle figure nello spazio non è corretta, Isacco sembra in primo piano ma in realtà in primo piano ci sono altre figure. Inoltre c’è una eccessiva gestualità, non è elegante, non è armonica. Vediamo però certi elementi tardo-gotici (forme allungate, figure contorte). La figura di Isacco, al contempo, sembra una figura classica. È tutto disarticolato.
Ghiberti e il suo successo
Formella di Ghiberti: i gesti sono misurati, la figura di Isacco è classica; elegante, c’è un lavoro da orafo, anche le rocce hanno una funzione decorativa. Lo spazio può essere separato in due metà esatte. All’improvviso si cambia soggetto: da storie di Isacco a storie di Cristo (nuovo testamento). Il numero di formelle (28) è uguale a quello di Andrea Pisano. Nel 1402 si proclama il vincitore e gli si affida quest’opera da realizzare. Ghiberti impiega 23 anni ma il risultato sarà tale che lo incaricano subito di realizzare anche la terza porta. A poco a poco, Ghiberti abbandona gli elementi tardo-gotici perché si rende conto che i tempi stanno cambiando. Le figure vengono realizzate come se si trovassero su una mensola, e si vede una perfetta specularità. Le architetture sono eleganti, accennate, più che essere degli spazi in cui inserire le figure, fanno da sfondo. Vediamo gli elementi classici, come la trabeazione, e le colonne scanalate. Anche la figura del Cristo è una statua classica, come si può ben vedere dallo spostamento del peso. L’archeologia sta diventando molto importante, permette la scoperta della vera arte romana.
Euritmia e architettura
Euritmia= distribuzione armonica delle varie parti in rapporto tra di loro. Pone le basi delle proporzioni. Arca dei tre martiri, Ghiberti: richiama l’antichità classica. Ghiberti interpreta il nuovo che avanza. 1425: affidata a Ghiberti l’ultima porta. Le porte continuavano a cambiare posizione e quella che viene fatta per ultima è quella centrale. C’è un cambiamento di formelle: sono meno, e più grandi. Sono tutte quadrate e non hanno all’interno la definizione spaziale della cornice polilobata. Il polilobo deriva dall’unione di due figure geometriche: rombo con 4 lati uguali, nei quali vengono inseriti dei cerchi identici. È una forma tra il gotico e il Rinascimento (forme perfette intersecate tra di loro creando qualcosa di più mosso).
Come vediamo nella porta del Paradiso, vengono rappresentati più episodi all’interno della stessa formella. Quindi per differenziare le scene, vengono collocate in posizioni diverse all’interno della stessa formella, utilizzando sapientemente lo spazio a disposizione. Il paesaggio viene usato per separare le scene, così da avere una sequenza; ha una funzione non solo decorativa, ma strutturale. Prospettiva= sistema di linee che permette di costruire su una superficie bidimensionale qualcosa che ha un volume; è la conquista dello spazio da parte dell’uomo. Brunelleschi, dopo aver perso il concorso, decide di lasciare Firenze e va a Roma, dove passa il tempo a disegnare, a ricopiare i monumenti antichi. La sua è una vocazione da architetto; il disegno è la base di tutto, unisce tutte le arti. A Roma scopre che molti monumenti sono ancora in piedi dopo più di mille anni, e sviluppa un interesse per le tecniche costruttive. Ciò fa pensare a Brunelleschi che il duomo di Firenze ha un buco nella parte del presbiterio, perché era difficile trovare una copertura adeguata che non crollasse su se stessa. Attraverso lo studio delle architetture vuole capire i segreti dell’ingegneria romana e metterli in pratica per costruire la cupola di Santa Maria del Fiore. Scopre un modo di costruire a spina di pesce, fatto di mattoni, che permette di creare delle forme curve di dimensione digradante verso l’alto. Questi mattoni venivano sovrapposti non in modo lineare ma in diagonale. In questo modo la struttura si costruiva man mano. Bisognava però mantenere i muri sottili per non pesare troppo, quindi si creano due calotte con dei contrafforti per la distribuzione dei pesi.
Realizzazioni di Brunelleschi
1420: Brunelleschi propone alla fabbriceria del duomo di essere incaricato di costruire questa cupola, e per farlo porta un modellino di legno. Era necessaria poi una impalcatura sospesa, che si costruiva man mano che si andava avanti. Dal 1420 al 1436 viene costruita la cupola. La parte terminale viene costruita in seguito con una scultura in marmo, che permetteva alla luce di entrare. Brunelleschi viene incaricato anche di tante altre cose, e la prima vera architettura assolutamente umanistica è lo Spedale degli Innocenti, che è un orfanotrofio.
La cupola ha una forma che sembra tardo-gotica perché ha una curvatura ogivale, ma non è voluta. È dovuta al fatto che era l’unico modo per farla stare in piedi. Comunque le forme razionali modulari dell’umanesimo si vedono tutte: vediamo la ripetizione di moduli fissi, soprattutto nell’ospedale. Modulo= canone= misura. Inoltre Brunelleschi nello Spedale tra un arco e l’altro inserisce un cerchio, figura geometrica perfetta. Questi sono formelle dei putti, realizzati in ceramica invetriata, invenzione del momento, realizzata da Luca Della Robbia.
1419-1427: Spedale degli Innocenti. Negli stessi anni Brunelleschi realizza la sagrestia vecchia della chiesa di San Lorenzo. Il terreno su cui viene concessa questa costruzione è dei Medici. La chiesa ha una struttura a croce latina. Alcune parti vengono realizzate da Michelangelo. Di questa chiesa si prevedono già le cappelle. Anche qui abbiamo un modulo, cioè una sequenza di archi che dividono le tre navate. Le navate laterali sono strette un terzo in meno la navata centrale. Il capolavoro assoluto di Brunelleschi in questo complesso è la sagrestia vecchia, basata tutta sugli elementi del cerchio e del quadrato. Cerchio e quadrato ricordano l’uomo vitruviano. Le pareti vengono definite da profili che danno l’idea del disegno della chiesa; non si nasconde l’architettura. Ogni parete è considerata un modulo, a sua volta divisa in tre parti (piano terra, piano della cupola, e punto di raccordo). Le formelle nelle intersezioni degli archi vengono realizzate in terracotta dipinta con colori naturali da Donatello.
Cappella dei Pazzi e Donatello
Cappella dei Pazzi: insieme tra archi e trabeazioni. Donatello fu un grande sperimentatore, come tutti gli artisti del primo umanesimo, e quindi modello assoluto. Ha conosciuto e trattato vari stili, quindi si poteva fare riferimento a lui per qualsiasi altra scultura successiva.
Il vero nome di Donatello è Donato di Bettobardi, piccolo artigiano fiorentino, ha avuto una vita molto lunga e di conseguenza tanti passaggi stilistici. Probabilmente si formò all’interno di una bottega orafa. Nel 1402 va a Roma insieme a Brunelleschi e poi torna a Firenze. Roma era ridotta ad una serie di edifici diroccati non portati alla luce, dove si trovavano ancora dei tesori. Ciò che interessava al mercato erano le statue; il mercato di antichità classica inizia proprio in questi secoli. Prima l’unica forma di collezionismo di arte classica era data dalle monete. Andare a Roma era l’occasione per vedere di persona le statue classiche. Donatello va a lavorare per Ghiberti nella fabbrica del battistero; quest’ultimo era un importante orafo. Questa fabbrica funzionava come un laboratorio con vari artisti che si occupavano di varie funzioni; però era anche una bottega nel senso classico, cioè un luogo dove gli artisti imparavano il mestiere (ci sono quindi gli allievi). È probabile che Donatello non fosse un tirocinante, vista l’età.
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