L’informale e l’Espressionismo astratto (Action painting)
Il fascismo, la seconda guerra mondiale, muta l’arte e il mondo; dopo le avanguardie
artistiche del 900 (dadaismo, cubismo,..) si registra un “ritorno all’ordine”, il ritorno a
una pittura più tradizionale con Sironi, Carrà, e altri.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si registra una crisi dei valori, gli artisti che sono
molto sensibili rispetto al contesto, ai cambiamenti della società, gli artisti vivono una
crisi del linguaggio e un filosofo scrive in quegli anni che non si potrà più dipingere,
scrivere, scrivere musica allo stesso modo; ed ecco che in molti casi l’arte si orienta
verso un rifiuto della forma sia figurativa che non figurativa.
Gli artisti piuttosto si allontanano dalla figura, dalla linea, dal significato che tutto
questo aveva avuto storicamente, per orientarsi nella direzione della materia e del
gesto.
Nascono questi movimenti, in particolare “l’informale” (Come gli “Otage” di Jean
Fautrier).
All’artista non interessa la forma, la geometria, ma gli interessa la materia e il gesto
che compie nel realizzare l’opera.
Necessità di individuare la traccia dell’esperienza, qualcosa che l’artista sente, non
traducibile in una dimensione lirica, rappresentazione tradizionale, emozionata, ma è
qualcosa che deve registrare il senso dell’esperienza vissuta; ritornale all’originalità
dell’atto espressivo (Espressionismo astratto americano).
Nell’’informale (Tascism – L’informelle – Art Otre) abbiamo alcune figure importanti.
Jean Fautrier 1898 – 1964
Questi “Otage” (ostaggi) si riferiscono alla guerra e all’olocausto, e la materia riesce
ad essere trasparente, concreta, leggera, usa più strati di tempera e colla su carta,
mescolando polveri e sabbia lavorati con la spatola per dare tridimensionalità
evocando delle emozioni con più energia comunicando anche impotenza.
Gli “otage” (il primo del 1946) sono costituiti dalla concretezza fisica della materia,
ma anche dallo sfumato di queste forme.
- “oltre la città” 46-47, lasciare il segno in modo da suggerire il movimento
dell’artista durante l’esecuzione dell’opera.
- “tete d’otage” 46-47 e 44
- “senza titolo” 1958
Alberto Burri 1915 - 1995
Alberto Burri è il protagonista dell’informale italiano.
È un personaggio fantastico; a Città di Castello in Umbria possiamo trovare ancora la
sua casa museo.
Burri era un medico, un chirurgo, i genitori l’avevano obbligato a compiere gli studi
di medicina, si laureò e durante la Seconda Guerra Mondiale fece il chirurgo in trincea
vivendo l’esperienza della Guerra in modo drammatico.
Dopo la fine della Guerra (è stato anche un prigioniero di guerra per diversi mesi)
abbandona la professione di medico per dedicarsi alla pittura che era un suo vecchio
sogno.
Burri si porterà dietro per tutta la vita, la sua esperienza vissuta in trincea.
Il lavoro di Burri si concentra sulla modificazione della materia; come primo esempio
abbiamo i &l
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