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Acme Accademia di Belle Arti Europea dei Media

Corso di storia dell'arte contemporanea

Anno Accademico 2014-2015

18/12/2015

Naturalismo e realismo

Naturalismo e realismo non sono poi così lontani, sono due correnti che si rifanno al vero, il naturalismo da un punto di vista stilistico e il realismo dal punto di vista dei contenuti.

La pittura di genere

Rembrandt

Rembrandt produceva autoritratti, all'epoca non esisteva la fotografia ma solo la camera oscura, usava gli autoritratti per osservare come il tempo influiva sui suoi tratti. Con l'utilizzo della luce e delle ombre riesce a comunicare dei contenuti psicologici nei suoi autoritratti.

  • Rembrandt giovane
    • Capigliatura rossastra
    • Occhi neri che pungono, pieno delle sue energie
  • Rembrandt vecchio
    • Capigliatura bianca
    • Ombra che copre lo sguardo ma con espressione di una persona che ha vissuto, coscienza del tempo che è

Il confronto tra queste due opere ci permette di osservare come riesce a far entrare il tratto psicologico nei suoi autoritratti, da uno dei primi dipinti a uno più recente.

"Ronda di notte", si pensa a una scena notturna dato i toni scuri presenti nel dipinto e al fattore temporale dell'epoca, poiché in Olanda a quei tempi erano presenti molte ronde notturne. In realtà i toni scuri del dipinto sono dati dall'ossidazione dell'olio di lino attraverso la luce delle candele.

Nel dipinto si parla della compagnia degli artiglieri, è un dipinto capitale, ossia molti artisti nel corso del secolo si rifanno a Rembrandt, ne è un esempio "Il quarto stato" di Pelizza da Volpedo; il capitano Kok assieme al suo assistente danno inizio alla ronda, particolare visibile attraverso la posizione del piede che rende innovativo il dipinto. Ciò non è l'unico particolare innovativo, ma anche la dimensione del dipinto. I dipinti fiamminghi erano piccoli, pieni di particolari, ma Rembrandt rappresenta i personaggi quasi in scala reale.

I committenti del quadro erano gli stessi della compagnia degli artiglieri, il personaggio che regge la bandiera era la rappresentazione di Rembrandt, la bimba che apparentemente non c'entra nulla, dà il senso al dipinto poiché regge il simbolo della compagnia degli artiglieri e li fa distinguere da una banda di paese o dei semplici soldati.

Van Ruisdael

Van Ruisdael fu uno specialista sugli esterni, soprattutto nell'interpretare gli elementi naturali. Dipinto di elogio al vento. Nel dipinto le figure umane sono quasi sparite, si dà spazio al simbolo che ha reso grande l'Olanda, il mulino a vento. Questo simbolo permetteva di avere fiumi di latte e mucche che pascolavano, era considerato il paradiso per gli olandesi.

Osserviamo come un terzo del dipinto è dedicato all'acqua, il loro incubo peggiore. Il dipinto è un elogio al vento, le onde che si muovono, le nuvole che si spostano e i ceppi secchi piegati in direzione del vento. Il senso dell'esterno è portare testimonianza di come apparivano determinati luoghi. Il tema in sé diventa l'esterno. L'artista attraverso gli scorci riesce a raccontare la vita del tempo.

Vermeer

Vermeer conduceva la sua pittura a piccoli tocchi, come fossero lingue di gatto una vicina all'altra. Lui era un locandiere e di conseguenza dipingeva nel tempo libero. Ha lavorato con quelli che erano gli impegni di essere oste e attraverso ciò aveva la possibilità di osservare i personaggi, le persone, di studiarle. La vita pratica aiuta ad osservare i dettagli della realtà.

In questo dipinto osserviamo la facciata di due abitazioni, un corridoio che le collegava tra loro, una pavimentazione e tre figure. Queste figure stavano facendo pulizie di casa. Una donna che ricama sull'uscio della porta è un dettaglio importante da osservare perché ci fa capire che all'epoca le porte rimanevano aperte, a differenza di oggi che si trovano sempre chiuse e le persone stanno rinchiuse in casa, a quei tempi l'esterno non era una minaccia.

In questo dipinto si osserva una donna definita "lattaia" che sta separando il latte per farlo pastorizzare e poterlo conservare per più giorni. Importante la presenza di cibi che fa riferimento all'estrema ricchezza che gli olandesi avevano. Si può osservare una realizzazione minuziosa del paniere, le decorazioni delle mattonelle in fondo al dipinto, quasi impercettibile.

Vermeer faceva uso della camera oscura. A livello stilistico ci sono dettagli che rendono speciale questo dipinto. Nel dipinto si è usata la tempera come sovrapposizione per osare a quel senso di tridimensionalità. Le labbra imperlate di saliva vengono riprese dalla rifrazione della luce che si infrange sull'orecchino di perla che riprende anche la sfericità della spalla, del cranio, degli occhi, e la sfera rappresenta il sentimento, per ciò ci colpisce questo dipinto.

Natura morta

La natura morta, in inglese still life. Oggetti inanimati che hanno un'anima, nel momento in cui vengono dipinti ci infondono un qualche significato. La maestria dei maestri olandesi era la luce, la sua riflessione. La natura morta ci infonde ciò che è successo prima e ciò che accade dopo.

Nel dipinto è presente un calice di vino bianco e un pezzo di torta mangiato, tutto ciò che rappresentava la natura morta faceva riferimento allo scorrere del tempo. Nell'ultima cena si fa riferimento al gallo che canta prima che Giuda tradisca Cristo. Questa cessazione del dinamismo all'interno del dipinto ci dà il senso della morte.

La vanitas è uno degli aspetti del passare del tempo. Se io ho poco tempo mi concentro su ciò che è essenziale, non per la mia vita di adesso ma per quella futura. L'uomo occidentale ha questo blocco di pensarsi finito, nasce e muore, non è possibile, e quindi si immagina qualcosa di oltre, di avere una vita eterna.

La vanitas è ciò che non è importante ai fini della nostra anima. L'unica cosa importante è la variabile tempo. In questo dipinto raccogliamo i simboli del tempo che passa. Una pila di carte su un tavolino con sopra un teschio, che rappresenta un resto, ciò che rimane della nostra vita e del nostro dinamismo. Un candelabro privo di candela segno che anche il tempo di luce è finito. Il calamaio aperto, secco, dinamismo finito, tempo finito. Questa meditazione sul tempo è la vanitas, è tutto vanità.

Classicismo

8/01/2015

Gli antichi ritornano per imporre i loro modelli di prospettiva, tematiche iconologiche e quindi li ritroviamo anche se traslati sulle questioni del tempo e della morte. Ad esempio Girolamo Savonarola entrava nelle case portava via tutto quello che c'era di ricco e inutile, di vanità e le portava nelle piazze a bruciare. Così molte opere d'arte, di oreficeria di libri che secondo lui erano eretici e non essendo utili ai fini della vita cristiana, venivano bruciate.

Durante il corso del classicismo un'idea erompe rispetto alle altre ossia che tutto il progresso che veniva portato dalle innovazioni tecnologiche e meccaniche fosse in realtà una regressione dell'umanità. Di conseguenza l'umanità più pura e genuina si poteva trovare indietro nel tempo, ossia laddove gli uomini erano a contatto con gli elementi naturali.

Le idee del classicismo si fanno anticipatrici di argomentazioni che poi saranno dibattute nel corso del 1700. Un'idea su tutte è quella dell'Arcadia. Quel luogo idilliaco che rappresentava una sorta di simil limbo (nel limbo sostavano i non battezzati e coloro che erano nati prima della venuta di Cristo).

L'Arcadia, quindi, è il luogo bucolico dove la natura impera, dove è possibile rivedere quello che era il giardino dell'Eden, prima del peccato originale, e lì sostano tutti coloro che si occupano di arte. L'Arcadia è il paradiso degli artisti, quello che rappresentava il Parnaso, il monte degli dèi dove Apollo sostava.

Ut pictura poesis: il classicismo si rifaceva a quegli ideali dell'ut pictura poesis per indicare la poesia come una pittura. Durante il rinascimento si invertono le parole e si dice Ut poesis pictura ossia la pittura come una poesia. Queste frasi le ritroviamo come descrizione dei dipinti lungo tutta la cultura classica.

In questo caso la pittura doveva rifarsi alla poesia, a quelli che erano i valori della metrica, dello stile, valori fondamentalmente geometrici, anche se nel Guercino ritroviamo un che di naturalistico rispetto alla visione di Poussin.

Il titolo di questo dipinto è tratto da una descrizione latina inventata esclusivamente da questo pittore che è il Guercino. Et in Arcadia ego. Et in Arcadia ego. Anche io sono in Arcadia, anche io sono all'interno dell'Arcadia, anche io sono un'artista.

L'Arcadia in realtà è un luogo di meditazione del memento mori, momento della morte, ed ecco che ritorna il tema della vanità e della morte, di tutto ciò che è vano e che non serve perché anche se io entro nell'Arcadia sono un'artista ma comunque morirò.

Il tema della vanitas, come negli artisti fiamminghi, è ripreso dal teschio, la mosca è ciò che è rimasto della decomposizione dell'uomo, la carne si è putrefatta ed è rimasto solo il teschio. A lato troviamo due persone molto umili, due pastorelli, che in questo periodo si pensava fossero loro i detentori della verità, della purezza della verità. Loro senza l'arte e senza tutto ciò che era bello e vanità in qualche modo entravano in contatto con quella che era l'essenza della vita.

Poussin si fa voce su questi temi arcaici e di quello che è il classicismo. Ritroviamo rispetto al Guercino una visione molto più geometrica e più classica. I personaggi sono vestiti in maniera classica non hanno abiti settecenteschi, ma come potevano apparire nel loro luogo d'origine e nel loro tempo originale.

In questo muro ritroviamo la stessa iscrizione, et in Arcadia ego, che viene ripresa anche da questo grande pittore francese.

Durante il classicismo noi ritroviamo dei temi che saranno poi presi dagli artisti e amplificati, ad esempio il tema dell'Arcadia è un tema che si rifà molto a quella che è una visione paesaggistica, difatti l'Arcadia è un luogo. Il dipinto è fatto su regole geometriche, lineamenti puliti, anche quelli del viso che non sono espressioni di stupore ma sono espressioni abbastanza misurate.

La rappresentazione dell'Arcadia come paradiso terrestre con queste descrizioni di un paesaggio bucolico, danno vita a rappresentazioni artistiche che pongono l'uomo sempre più in miniatura rispetto allo spazio nella tela dedicato alla visione paesaggistica.

In questo caso abbiamo Enea con altre due figure, una donna con un bambino in secondo piano molto piccola e la quasi totalità del dipinto che è dedicata alla veduta del paesaggio.

Il paesaggio è ciò che noi troviamo di fronte, ma è cultura umana proiettata sulla natura. Non c'è solo presenza di natura come gli alberi ma anche una forte presenza di architettura umana come le torrette sullo sfondo che segnavano l'entrata del porto.

Queste architetture vanno ad evocare un neopalladianesimo che viene ripresa durante questo secolo tanto che l'eco di Palladio sfolgora ancora di più in questo secolo. Nelle colonizzazioni degli Stati Uniti che stanno avvenendo in questo momento si formano le prime città con ideali del neopalladianesimo. Il classicismo si rende portavoce di questi ideali del Palladio.

La presenza di questi ampi tratti di paesaggio all'interno delle tele saranno i portavoce di un nuovo filone artistico che è il vedutismo.

La rappresentazione della morte nelle carastie avviene sempre come se fosse un manto, le contaminazioni di questo momento della morte e del tempo conseguentemente, vanno a infarcire tutta quella grande letteratura artistica che continuano a rievocare questi temi. Il tema del tempo e il tema della morte.

Salvator Rosa

Salvator Rosa, spesso definito pittore di capriccio. L'artista ora è un virtuoso, può dedicarsi a ciò che vuole, e decide di dedicarsi a quelli che sono delle pitture grottesche, inserendo dei temi tratti dalle iconografie delle madonne però nuovi. Nel dipinto ritroviamo una madre con un bambino che ricorda la madonna col bambino, ritroviamo un bimbo che sta facendo delle bolle di sapone, altro tema ricorrente nei dipinti a cavallo tra il sei e il settecento. La bolla di sapone è un simbolo, un simbolo del tempo che passa rapido e veloce.

Sullo sfondo ritroviamo uno scheletro, la morte, che giunge come uno scheletro alato a leggere quella che sarà la sua vita. In questo dipinto è presente il memento mori. Dall'altra parte ritroviamo una riflessione sul tempo e sulla vita che passa. La vecchia ci osserva in modo pietoso, ciò che tu sei io sarò, ciò che tu sei io sono stato.

Gli artisti di questo periodo si dedicano a ciò che osservano durante il loro percorso sia dentro che fuori casa. Con ciò inizia l'elogio alla bruttezza perché è realtà. La vecchia è vestita di stracci, questa è una scena non inventata dall'artista ma una scena di realtà.

Si riconosce il ritratto a una vecchia contadina per la grossezza delle mani, per la forma dei muscoli che si intravedono dovuta allo sforzo fisico che la donna ha dovuto fare nel corso della sua vita e ancora una volta ricorre il tema del tempo.

Magnasco è uno di quei pittori che iniziò con la riproduzione di madonne e fini con altre visioni singolari come il dipinto sopra riportato. Il pittore fu stupito da questa storia che avvenne in una chiesa di Pavia. Capitò che dei ladri entrarono all'interno di una piccola pieve di campagna, si intrufolarono all'interno di una chiesa e andarono a rubare tutto ciò che era presente e rappresentava il corredo liturgico all'interno delle chiese, come piccoli oggetti d'oro o piccole pale d'altare e i bottini delle elemosine.

Questi ladri entrano all'interno della chiesa portando via la refurtiva ma la fantasia del pittore va a interpretare un finale a sorpresa, utilizzando questi colori un po' acri, un finale che potrebbe essere degno di una storia moderna di zombie e vampiri e si trovano queste tombe da cui escono questi scheletri che si ribellano ai furfanti portandoli nella scena retrostante dove gli scheletri mettono al patibolo questi personaggi facendoli diventare poi morti.

Il furto sacrilego è ispirato alle visioni di Sant'Antonio, sia nei colori sia nel dinamismo. Ritroviamo questi demoni che creano una scena di confusione anche in questi colori acri rispetto a quella che è la volontà di Sant'Antonio, quasi non riusciamo a distinguere dov'è Sant'Antonio.

Callot

In questa rappresentazione Callot ci dà una visione di quello che è un turbinio di demòni. Oltre ad aver rappresentato le incisioni che rappresentano le acredini e le miserie della guerra dei trent'anni, noi ritroviamo in queste incisioni delle storie che raccontano una successione di eventi all'interno di un unico tema. Si parla così di protofumetto con i Bohemiens (gli zingari).

Qui sono rappresentate le fasi della venuta di questi Bohemien, le prime due sono i Bohemiens in marcia conseguentemente con la sosta. I bohemiens erano degli artisti che si dovevano improvvisare. Portavano festa nella città. Ognuna di queste incisioni ha un titolo preciso.

  • L'avanguardia
  • La retromarcia
  • L'indovina
  • I preparativi del festino

Siccome dovevano farsi notare arrivano con capigliature e abbigliamenti particolari. Questi Bohemiens avevano un senso di moralità differente da quello delle popolazioni stanziali. Arrivano coi carri, e sostano. Tra di loro si chiamavano fratelli di latte dato dal fatto che quando una madre partoriva e doveva allattare ma era impegnata in qualche spettacolo, i suoi figli venivano allattati da altre madri della famiglia Bohemien. Questo genera un altro tipo di società che è completamente diversa dalla nostra. Genera una possibilità di chiamare mamma chi aveva dato il latte a questo bimbo.

Callot ha osservato il loro modo di vivere e rapportarsi e lo ha riportato in questa serie di incisioni. I Bohemiens erano portatori di usanze magiche, tarocchi e quant'altro, non visti bene dalla Chiesa cattolica. Callot, "L'albero degli impiccati", tema ricorrente nell'arte nordica che si rifà a una delle pene e a una risurrezione. Si ispira alla leggenda di Odino, l'uomo impiccato sull'albero che è anche nuova vita, questa è una visione anche paesaggistica.

Magnasco e il rococò

Magnasco si è occupato di varie tipologie di argomenti e ci permette di introdurre l'argomento sul paesaggio, il memento mori e la nobiltà, perché siamo all'introduzione del periodo del Rococò. Il rococò è un periodo che spesso viene raccontato con le grandi parrucche bianche e nei che erano punto di fashion e design estetico.

Nel dipinto troviamo questa nobiltà al di qua di un muro. Una nobiltà che diventa dei totali nullafacenti. Questa visione di Alessandro Magnasco è estremamente attuale, il paesaggio retrostante, che occupa praticamente tutto il dipinto, rappresenta la valle del Bisagno, una zona altamente esondabile. Questo muro divide la vita che sta a valle e il giardino albaro dove al momento risiedeva la famiglia Saluzzo. Ecco che ritorna il tema dell'Arcadia, perché le belle giornate paradisiache potevano essere vissute in questi giardini, da qui la nascita dei giardini rococò.

La cosa che colpisce del dipinto è questa sorta di intrattenimento nobile, dal quale loro non vedevano questo paesaggio ma probabilmente solo il mare. Qui è rappresentata la nobiltà dell'epoca prevalentemente nella inutilità. C'era chi giocava a carte, chi chiacchierava. La cosa che interessa nel dipinto sono gli abbigliamenti e le movenze, da ciò possiamo capire cosa stava accadendo in quel periodo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher g.erica94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Brera - Accademiadibrera o del prof Polverini Angelica.
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