Il sistema trilitico
La prima architettura è delimitata dalla superficie, tra luogo e dimensione cosmica. Esempio: menhir + elemento orizzontale dolmen -> cromlech. Stonehenge, esempio più famoso del sistema trilitico, rappresenta la necessità dell’uomo di delimitare la superficie con costruzioni. La struttura statica più semplice è quella trilitica. Il materiale utilizzato è la pietra, fragile: sottoposta a flessione non si flette, ma si spezza. Ciò determina la poca distanza tra i piedritti per evitare la rottura della pietra.
Il sistema trilitico ha poca resistenza alle spinte, infatti l’architrave non si sposta se i piedritti si spostano per qualche motivo (sisma): il baricentro esce dai piedritti e la costruzione crolla. Per ovviare a questi problemi l’uomo utilizzò la volta. La prima risale all’età egizia, l’età dei templi in onore dei faraoni (XVI sec a.C.), dopo le piramidi. Il concetto di architettura in questo periodo è di una sequenza di spazi, organizzati da spazi aperti (esterni) a chiusi, in modo graduale: dalla piazza completamente aperta e scoperta, si passa ad una aperta ma coperta, fino ad uno spazio chiuso e coperto.
Architettura ispirata alla natura
L’architettura prende spunto dai triliti, ma c’è una formalizzazione dell’elemento architettonico, c’è una forma precisa dell’elemento. Il materiale ha però delle limitazioni: le colonne non possono essere molto distanziate tra loro e ciò crea un senso di oppressione e l’impossibilità di realizzare spazi ariosi. L’esempio principale dei templi in onore dei faraoni è il Karnak.
Per quanto riguarda le colonne, esse prendono ispirazione dalla natura: spesso si trovano forme di loto, quindi ispirazione vegetale. L’elevazione della colonna spinge verso l’alto. Altro tipo di colonna è Hathorico: esso raffigura il viso di una dea. Nelle prime architetture la forma del pilastro si ispira alla natura, successivamente si va verso un’astrazione attraverso elementi geometrici. Ciò succede sulle isole che si affacciano al Mare Egeo, che rappresenta un punto strategico: vicino alla Mesopotamia e alla civiltà egizia.
Civiltà cretese e città-palazzo
La prima civiltà di questi luoghi è quella cretese. Fondamentali in questa civiltà sono le città-palazzo: racchiudono tutte le funzionalità di una città (militare, religiosa, economica, amministrativa) in un unico edificio di dimensioni urbane. Lo spazio definito è completamente aperto o completamente chiuso. L’elemento aperto è il cortile al centro, nel quale convergono tutti i percorsi del palazzo. Esempi: Festo e Mallia.
Non si trova una chiarezza di svolgimento, ma esso è labirintico. Caso esemplare è Cnosso, il cui simbolo del palazzo (trovato anche sulle anafore della città) è l’ascia bipenne (in greco labirinto). Questo particolare sviluppo era voluto: in caso di attacco dei nemici, impediva loro di arrivare al centro. In realtà dal punto di vista della difesa la disposizione era un po’ inefficiente, ma non era necessario, poiché il popolo era in buoni rapporti con le civiltà vicine e la flotta era molto potente.
Civiltà micenea
Le temperature del luogo erano molto alte, per questo motivo si realizzavano logge, che creavano aree in ombra e costituivano un filtro che mitigava il caldo. I pilastri non avevano più forme naturalistiche, ma forme geometriche, con il pilastro rastremato verso il basso. Tra l’architrave e il pilastro si trova il capitello, che rende più stabile il pilastro, poiché la superficie di appoggio è maggiore e la distribuzione del peso più uniforme. L’abaco è una tavoletta intermedia tra trave e capitello.
La civiltà micenea, 1400 a.C., realizzò il Tholos, spazio interrato, circondato da collina artificiale, a cui si arriva attraverso un corridoio Dromos. La porta di ingresso è monumentale, maggiore di tre metri di altezza. La porta è composta da piedritti (composti da conci squadrati a comporla) e un architrave. Poiché rischia di essere sottoposta a un peso eccessivo, viene formato il triangolo di scarico, attraverso cui il peso viene deviato dal centro ai lati della trave.
L'andamento interno è di una pseudo cupola. Vengono disposti a raggiera i conci, poi a seguire una sopra l’altra le file di conci. Successivamente con lo scalpello vengono smussati gli angoli interni per ottenere superfici curve.
La porta dei Leoni
La civiltà micenea era militare, abile sia per l’attacco sia per la difesa. Le sue città erano città fortezza, la cui protezione era garantita dallo spessore della muratura. Famosa apertura nella muratura di Micene è la Porta dei Leoni: essa è un’apertura architravata, costituita da un sistema trilitico. Sopra l’architrave è presente un unico blocco triangolare con un bassorilievo. La particolare forma è dovuta sempre al triangolo di scarico, per non appesantire troppo la struttura. Le colonne lisce sono rastremate verso il basso.
Megaron
Il Megaron è l’organismo più vasto e più interno dei palazzi micenei, di primaria importanza per la concezione del tempio greco. Il Megaron si compone di tre spazi e quello di Tirinto è il meglio conservato. Esso è composto da un vestibolo (1), a contatto con l’esterno e reca sul fronte due colonne. Attraverso tre aperture questo ambiente comunica con un’antisala (2), che possiede solo un accesso per la grande sala del trono (3). Al centro della sala si trovava l'ampio focolare rotondo, centro spirituale e materiale della casa, attorno al quale stavano quattro colonne.
Età arcaica (VII-VI a.C.)
Preceduto dal periodo di formazione (XII-VIII a.C.) l’età arcaica vede un forte sviluppo demografico e maggior benessere generale. Le città-stato, le acropoli (fortezze micenee) diventano cuore pulsante della città greca, simboli di potere e cultura. La città non è più vista come residenza del re, ma degli dei, soprattutto l’acropoli.
La polis non è solo un modello urbanistico, ovvero un modo di costruire la città, ma anche un modello di organizzazione sociale. Essa si dispone in più parti, interconnesse tra loro da relazioni di carattere funzionale, politico ed economico. L’acropoli (1) è posta alla sommità di un colle, che rappresenta il centro ideale della città e luogo sacro. Inizialmente essa coincide con la polis stessa, successivamente ne è sempre più distinta. È cinta da mura poderose, ospita i templi degli dei e offre rifugio ai cittadini in caso di assedio.
Attorno all’acropoli si estende l’ásty (2), o città bassa, dove si trovano abitazioni, magazzini e botteghe artigiane. Al suo centro sorge l’agorà (3), la piazza principale. In essa si svolge il mercato e successivamente le riunioni politiche dei cittadini. Attorno all’asty si trova la chòra (4), la campagna circostante con i propri chòmai, villaggi agricoli, dove vivevano contadini e pastori. Le abitazioni sono povere capanne quadrangolari di fango, mattoni crudi, legno e paglia.
Architettura greca e il tempio
La struttura architettonica più importante del popolo greco è il tempio, che viene sviluppato dal Megaron. Il tempio è la dimora terrena del dio: è una costruzione in mattoni crudi, coperto da tetto a capanna in legno o paglia. Le proporzioni della struttura sono armoniose ed equilibrate. La disposizione del spazi all’interno del tempio può variare in base al periodo, al luogo di costruzione e alle dimensioni. Due elementi fondamentali sono però sempre presenti: naòs, ovvero la cella, e il pronao, ovvero lo spazio porticato antistante la cella. Nel naos viene custodito il simulacro del dio a cui il tempio è dedicato, mentre tutte le celebrazioni e sacrifici sono svolti all’esterno, sull’ara all’aperto.
La cella è quasi sempre unica, a pianta rettangolare ed a essa si accede, come nel Megaron, attraverso un’unica porta, che si apre sul lato minore. I templi hanno una dimensione prevalente. Lo spazio porticato del pronao ha la funzione di filtro tra esterno e interno.
Tipi di tempio
- Tempio in antis, prende il nome dai due pilastri quadrangolari (ante) costruiti al termine del prolungamento murario dei due lati maggiori del naos. Solitamente tra le ante vengono erette due colonne.
- Tempio doppiamente in antis, presenta anche sul retro della cella un secondo pronao, uguale per forma e dimensione a quello anteriore. Questa aggiunta non aveva motivazioni funzionali, ma solo estetiche: conferiva al tempio un aspetto più equilibrato e simmetrico. Solo raramente era impiegato come deposito coperto delle offerte.
- Tempio prostilo, ha la stessa pianta di quello in antis, solo che davanti alle ante e al naos si ergono quattro o più colonne. Tra le colonne e le ante viene a crearsi una specie di porticato. Il numero delle colonne è variabile: si distinguono il tetrastilo, esastilo, eptastilo, octastilo, ennastilo e decastilo.
- Tempio anfiprostilo, raddoppiamento di quello prostilo, infatti vi sono due colonnati: uno anteriore e uno uguale posto sul retro. Il doppio colonnato ha solo valenza estetica, rende l’edificio simmetrico.
- Tempio periptero, è circondato di colonne lungo tutto il perimetro. Si forma così la peristasi (un portico continuo).
- Tempio pseudoperiptero, letteralmente falso periptero. Il colonnato sembra circondare tutta la cella, ma in realtà in corrispondenza dei suoi due lati maggiori manca la peristasi, in quanto si hanno solo delle mezze colonne addossate alle pareti della cella stessa.
- Tempio diptero, consiste in un doppio colonnato che circonda l’intero perimetro, in modo che ogni colonna della serie interna sia perfettamente allineata alla corrispondente colonna della serie esterna.
- Tempio pseudo diptero, consiste in un edifico diptero semplificato. In esso l’unico colonnato che circonda la cella è posto ad una distanza tale che la peristasi ha l’ampiezza di due intercolumni (potrebbe ospitare un colonnato interno).
- Tempio monoptero, ha una forma circolare ed è circondato da una solo circonferenza di colonne. In esso non vi è naos e l’ara con la statua del dio è posta a centro del colonnato.
- Tempio a tholos, è la trasmigrazione circolare dello pseudoperiptero a pianta rettangolare. Infatti il naos assume forma cilindrica e la peristasi si trasforma in un colonnato circolare.
- Tempio ipetro, ci sono colonne sia nel pronao che nell’opistodomo.
Ordine architettonico greco
L’ordine architettonico rappresenta la più grande novità che i Greci introducono nell’arte del costruire. Consiste in un insieme di regole geometriche e matematiche attraverso le quali le dimensioni di ogni elemento di un edificio sono costantemente messe in rapporto tra loro e con le dimensioni dell’edificio nel suo insieme. Ad esempio, posto come modulo il diametro della base di una colonna, la sua altezza sarà un multiplo del modulo, come saranno multipli le dimensioni e le reciproche distanza di tutti gli altri elementi. Vitruvio scrive che la progettazione dei templi si basa sulla simmetria, che nasce dalla proporzione, ovvero la commensurabilità delle singole parti di tutta l’opera, sia tra loro sia con l’insieme. La commensurabilità si basa sull’adozione di un modulo fisso. Ad esempio nelle sculture la testa era 1/8 dell’altezza complessiva, il busto 3/8 e gli arti inferiori 4/8.
Gli ordini architettonici impiegati dai Greci sono tre. Tutti hanno caratteristiche formali ben definite, ma sono accomunati dall’uso di una serie di rapporti proporzionali, accordi armonici e regole geometriche-matematiche:
- Il dorico.
- Lo ionico.
- Il corinzio.
L’ordine architettonico è suddiviso in tripartizioni.
Elementi decorativi
Gli elementi decorativi fondamentali nell’architettura greca sono le modanature. Esse si ritrovano nelle trabeazioni, nelle cornici dei timpani o dei piedistalli, nei capitelli e nelle basi delle colonne. Solitamente di forma geometrica, esse sono:
Dorico
L’ordine dorico è il più antico e maestoso dei tre e viene impiegato solo per la costruzione di templi. Vitruvio afferma che il tempio, soprattutto quello dorico, è la pietrificazione di una struttura lignea. Risale al VII sec a.C.
Schema ricostruttivo del tempio dorico:
- Rampa di accesso
- Architrave
- Gronda (sima) frontale
- Crepidoma
- Fregio
- Cornice (geison) obliqua
- Stilobate
- Tenia
- Cornice (geison) orizzontale
- Pronao
- Triglifo
- Regula con gocce
- Scalanature
- Metopa
- Grappe in bronzo
- Imoscapo
- Rocchio
- Capriata lignea
- Sommoscapo
- Fusto di colonna
- Tegole
- Perni
- Collarino
- Frontone
- Capitello
- Timpano
Il tempio dorico non poggia direttamente sul terreno, ma su un crepidoma in pietra, consistente in un massiccio basamento costituito da tre o più gradini, con la funzione di sopraelevare l’edificio. La parte superiore del crepidoma è lo stilobate, e costituisce il piano orizzontale sul quale poggiano tutte le colonne del tempio.
La colonna dell’ordine dorico si compone di due elementi distinti: il fusto (verticale, di forma pressoché cilindrica) e il capitello (di coronamento). Essi sono untiti tra loro tramite il collarino, un elemento anulare di raccordo e di decorazione sul fusto della colonna. Inizialmente le colonne dei templi dorici sono lignee e i fusti vengono ricavati da un unico tronco, dal VII a.C sono sostituiti dalla pietra o con il marmo. Eccetto alcuni casi il fusto non è più monolitico, ma realizzato in più pezzi, sia per motivi pratici che economici.
I vari elementi che lo compongono prendono il nome di rocchi, sovrapposti fissandoli attraverso un perno centrale di bronzo. Il fusto della colonna dorica, contrariamente a quanto avveniva nella colonna minoico-micenea, è rastremato verso l’alto: l’imoscapo (diametro di base) è maggiore del sommoscapo (del diametro del collarino). La rastremazione non è però uniforme: a circa un terzo della sua altezza la colonna presenta l’entasi, un leggero rigonfiamento. La funzione dell’entasi è quella di correggere la percezione ottica della colonna, che sembrerebbe, da lontano, innaturalmente sottile.
Il fusto dorico non è liscio, ma scanalato: tutta la superficie è percorsa verticalmente da un determinato numero di scanalature (solitamente 20), realizzate scolpendo i rocchi dopo averli sagomati e sovrapposti. Le scanalature sono tra loro uguali, hanno forma semicilindrica e sono accostate una di seguito all’altra, in modo da formare spigoli vivi. Questo accorgimento comporta una netta individuazione di fasce di luce alternate a fasce d’ombra quando la colonna è colpita dal Sole.
Tra architrave e colonna si trova il capitello, composto dall’abaco (che ha la forma di un parallelepipedo molto basso), che assorbe la spinta della trave e la distribuisce meglio e l’echino, che funge da ammortizzatore tra abaco e il fusto della colonna ed ha la forma di un catino circolare dal profilo convesso. L’insieme degli elementi strutturali e decorativi che si poggiano sul capitello prende il nome di trabeazione.
È composto da:
- Architrave, l’equivalente dell’architrave nel sistema trilitico, è l’elemento strutturale per eccellenza, in quanto collega orizzontalmente tra loro le colonne serve da appoggio per le travi del tetto. I vari blocchi monolitici che compongono l’architrave sono lunghi come l’intercolunnio.
- Fregio, che sormonta per tutta la lunghezza l’architrave, ma separato da esso attraverso la tènia. Nell’ordine dorico il fregio è ritmato da triglifi e metope. Queste ultime sono tavolette tra triglifi che ha sono funzione decorativa, ma nei primi templi le metope erano lastre poste a chiusura degli spazi quadrangolari che venivano a crearsi tra le travi lignee, che, poggiate all’architrave avevano in compito di sorreggere il tetto. I triglifi sostituiscono le tavolette in terracotta che proteggevano originariamente le teste delle travi lignee, facilitando il defluire delle acque meteoriche con le scanalature. Le scanalature sono quattro: due centrali uguali e due laterali, larghe la metà delle prime. È possibile quindi dire che sono tre (da cui appunto triglifi). Sotto ogni triglifo corre un corto listello, la regùla, dal quale pendono quattro o sei gocce, elementi decorativi a forma di tronco di cono.
- Cornice (geison), che serve per sorreggere il manto di copertura, far scorrere l’acqua e proteggere il fregio dalla pioggia.
I tetti dei templi, sorretti da capriate lignee, sono a capanna. Il manto di copertura è realizzato in tegole (1) piane di terracotta con sovrastanti coppi (2). Per evitare che i filari di tegole scivolino fino a precipitare al suolo, vengono fermati con delle antefisse (3), elementi in terracotta o pietra modellati con motivi geometrici o floreali.
Le due falde del tetto a capanna formano, in corrispondenza dei lati minori del tempio, due spazi a forma di triangolo (di altezza 1/8 della base) chiamati timpani. L’insieme del timpano e delle cornici che lo delimitano è il frontone.
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