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Due ingressi ai due lati opposti lungo l’asse maggiore davano l’accesso diretto all’arena,

lo spazio più basso, cosparso di sabbia, dove si svolgevano gli spettacoli. Negli anfiteatri

avevano luogo spettacoli grandiosi, della durata di molti giorni, quali, ad esempio, le

battaglie navali e anche combattimenti cruenti tra gladiatori.

Il Colosseo, durante il Medioevo, divenne cava e deposito di pietra.

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ARCO DI TITO

L'Arco venne costruito dal Senato in memoria

dell'imperatore Tito dopo la sua morte avvenuta

nell'81 d.C. L'arco mostra le fondazioni sospese a

causa di uno scavo avvenuto in epoca moderna alfine

di riportare alla luce la pavimentazione di epoca

augustea, eliminando però la pavimentazione

contemporanea all'arco.

L'arco, a un solo fornice, conserva la maggior parte

delle decorazioni dal lato del Colosseo; sulla facciata

si possono notare quattro semicolonne in marmo. La decorazione più importante di tutto

l'arco è quella posta all’interno.

A sinistra sono raffigurati dei portatori che

trasportano oggetti conquistati nella campagna

di Tito contro gli Ebrei.

All'estrema destra si può notare un arco

sormontato da due quadrighe: si tratta della

Porta Trionfale, situata nel Foro Boario, inizio

della cerimonia del trionfo.

Sul pannello di destra dell'Arco si può vedere la

quadriga su cui si trova Tito,

preceduta dalla dea Roma che trattiene i cavalli

per il morso; alle spalle dell'imperatore

sono raffigurate una Vittoria e due figure

maschili, un giovane a torso nudo e un anziano

con la toga, nei quali alla fine si sono

riconosciute le personificazioni rispettivamente

del Popolo e del Senato di Roma; in secondo

piano sono presenti profili di teste e numerosi

fasci littori a rappresentare l'affollamento dei magistrati dietro al trionfatore.

La volta a cassettoni posta al centro dell'arco presenta la raffigurazione di Tito

trasportato in cielo da un’aquila.

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DOMUS AUGUSTANA

La Domus Augustana era la parte "privata" del palazzo di Domiziano sul colle Palatino.

Fu la seconda ad essere costruita e corrisponde alla metà est del complesso. L'altra

metà, di poco più antica, è occupata dalla Domus Flavia, la zona pubblica destinata alle

funzioni ufficiali dell'imperatore, mentre sul lato est si trova lo Stadio palatino.

L'enorme complesso occupò tutta la parte centrale del Palatino dalla fine del I secolo,

sostituendo edifici più antichi, databili dalla Repubblica a Nerone.

La Domus Augustana, rispetto alla Domus Flavia, è molto più sviluppata

longitudinalmente e articolata. Il confine tra le due parti del complesso non è

particolarmente marcato.

La parte settentrionale è la più danneggiata e pare che fosse organizzata attorno a un

grande peristilio, posto in asse orizzontale con quello della Domus Flavia e decorato al

centro da un bacino ornamentale. In questo bacino si innalzava su una sorta di isoletta

un tempietto, accessibile tramite un ponticello, forse il tempio di Minerva al quale era

particolarmente devoto Domiziano.

La parte meridionale è disposta su un terrazzamento il cui piano terra è a un livello molto

più basso del resto del palazzo, frutto di un taglio verticale che ha regolarizzato il

declivio della collina. Nel piano inferiore si trova un cortile quadrato, originariamente

circondato da un portico a due piani. Al centro di esso si trova una grande fontana

decorata da un motivo a "pelte" (scudi amazzonici). Sia a nord che a ovest si aprono

alcuni ambienti, mentre verso sud si apre la grande esedra, la cui parte esterna fa da

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facciata del palazzo sul Circo Massimo. Sul lato nord del cortile si aprono due grandi

sale ottagonali, coperte con volte a padiglione e con le pareti mosse da nicchie

alternativamente semicircolari o rettangolari. Tra queste due sale si trova un ambiente a

base quadrata con esedre semicircolari ai lati e una nicchia rettangolare sul lato di

fondo. I successivi ambienti posteriori a questo livello sono tagliati direttamente nella

roccia. Sempre dal cortile, sul lato occidentale, si accede a una sala che sporge in parte

sul cortile stesso ed è fiancheggiata da due grandi ninfei con vasche al centro. da

sinistra una scalinata a due rampe porta al piano superiore.

Le sale al secondo piano, delle quali si conosce solo la pianta, non sono particolarmente

ampie e presentano una pianta piuttosto complessa: qui è probabile che vivesse

l'imperatore.

Un più piccolo edificio, non aperto al pubblico, situato a ovest dell'esedra della facciata

della Domus Augustana e di epoca domizianea è stato identificato come il

Paedagogium.

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CIRCO MASSIMO

Il Circo Massimo è il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi lungo 600 m e

largo 140.

Una prima sistemazione della Valle Murcia - Murcia era il nume tutelare della valle -

risale all'epoca dei Tarquini ed è da collegare alla costruzione di una cloaca.

Probabilmente poche furono le attrezzature disposte in questa fase: solo con Giulio

Cesare si ha un vero e proprio edificio in muratura, la cui pianta è conservata, almeno

parzialmente, nelle costruzioni successive. Di notevole entità fu l'intervento di Augusto:

completò e restaurò l'ippodromo, lo decorò con l'obelisco ora a piazza del Popolo e

costruì il pulvinar.

Devastato più volte dal fuoco e conseguentemente restaurato, fu ricostruito quasi

integralmente in epoca domiziano - traianea, fase cui appartengono per la maggior parte

le strutture in laterizio attualmente visibili. Numerosi sono gli interventi degli imperatori

successivi, sia strutturali, sia finalizzati alla decorazione, spesso di considerevole entità.

Il circo rimase in attività, forse solo parzialmente, fino al 549 quando Totila dette gli ultimi

giochi.

Successivamente l'area divenne zona agricola.

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Come negli altri edifici per lo spettacolo, le gradinate divise in tre meniani poggiavano su

strutture parallele e radiali che definivano all'interno ambienti con funzioni differenziate.

Procedendo dall'esterno verso l'arena troviamo l'ambulacro esterno, i fornici, l'ambulacro

intermedio, un'altra fila di stanze aderenti all'ima cavea.

I fornici hanno ritmo ternario: uno costituiva l'accesso all'ima cavea, uno era cieco, il

terzo ospitava la scala a doppia rampa che portava all'ambulacro superiore, il quale era

ricavato su arcuazioni interne allo spazio dei fornici stessi.

I due lunghi bracci rettilinei delle gradinate si unificavano nell'emiciclo al cui centro c'era

l'arco trifornice in onore di Tito.

All'estremità, opposta, disposte su ampia curva erano i dodici carceres sormontati dalla

loggia dalla quale il magistrato gettava la mappa. Fulcro dell'edificio era la spina limitata

alle estremità, dalle mete tricuspidate; ospitava i sostegni con le ova ed i delfini

necessari per segnalare a quale dei sette giri previsti della gara canonica si fosse giunti.

Era decorata di colonne, gruppi statuari, altari, tempietti, inoltre ospitava i due obelischi.

La spina fu infatti la sede più idonea per accogliere i culti vecchi e nuovi della valle del

circo, esclusi l'altare di Conso, che era sotterraneo presso le prime mete, il sacello di

Murcia che si trovava nell'area della pista a ridosso della cavea ed il tempio del Sole che

era inserito nelle gradinate.

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FORO TRANSITORIO

Il Foro di Nerva o Foro Transitorio è uno dei fori imperiali di Roma, costruito

dall'imperatore Domiziano. Insieme al tempio di Minerva che vi sorgeva, venne

inaugurato ufficialmente nel 97, dopo la morte di Domiziano, dal suo successore Nerva.

Il nome Transitorio si riferisce alla sua funzione di passaggio tra la Suburra e il Foro

Romano, svolta in precedenza dalla via dell'Argileto, di cui occupò un tratto, ma anche

alla funzione di raccordo tra i fori imperiali precedenti (di Augusto e di Cesare).

L'area era stata in precedenza occupata dal macellum (mercato) di epoca repubblicana,

distrutto nell'incendio del 64 e da strutture abitative.

La pianta del Foro di Nerva fu condizionata dallo spazio disponibile tra i complessi

precedenti: la piazza ebbe una pianta stretta e allungata. Lo spazio ristretto non permise

la costruzione dei portici laterali: i muri perimetrali furono invece decorati da un ordine di

colonne aggettanti, che sorreggevano una trabeazione sporgente. Al di sopra delle

colonne segue lo stesso andamento spezzato della trabeazione un attico decorato con

rilievi.

All'estremità la piazza era dominata, come di consuetudine, da un tempio, dedicato a

Minerva, una divinità particolarmente venerata da Domiziano. Il tempio sporgeva sulla

piazza con il solo pronao, mentre i lati della cella erano nascosti da due tratti di muro:

quello a sinistra del tempio, verso nord, mascherava la sporgenza dell'esedra del Foro di

Augusto, a cui il tempio si addossava, mentre in quello a destra, verso sud, era aperto

un passaggio per una sala trapezoidale coperta che occupava lo spazio a fianco del

tempio, dalla quale si accedeva alla "porticus absidata", un monumentale ingresso a

pianta semicircolare creato alle spalle del tempio per l'accesso dalla Suburra.

Il lato breve opposto al tempio, a ridosso della basilica Emilia nel Foro Romano, aveva

pianta curvilinea. Su questo lato doveva esistere un ingresso monumentale dal Foro

Romano.

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DATE RIASSUNTUVE DA RICORDARE

Architettura pubblica di età repubblicana

Porticus Aemilia 193

Porticus Metelli (Octaviae) 146-143

Tabularium 78-

Teatro di Pompeo 55-52

Basilica Giulia 54-12

Foro di Cesare 51-46

Augusto 30 a.C. – 14 d.C.

Arco di trionfo a Roma 36a (di Nauloco) o 29a (Aziaco)

Ricostruzione dei templi di Roma 28a-

Mausoleo di Augusto e della gens Iulia nel Campo Marzio 28a-

Archi trionfali: Rimini 27a, Partico a Roma 18a, Aosta, Susa 9a-8a

Basilica Fulvia Emilia 14a-

Teatro di Marcello 13a-11a

Ara Pacis 13a-9a

Foro di Augusto -2a

Villa di Sirmione 10d ca.

Tiberio 14-37 d.C.

Villa Iovis a Capri 26

Nerone 54-68 d.C.

Domus Aurea 64-68

Teatro a Efeso 66

Vespasiano 69-79 d.C.

Foro e Templum Pacis 71-75

Anfiteatro Flavio (Colosseo) 70-80

Domiziano 81-96 d.C.

Arco di Tito 81-

Domus Augustana -92

Nerva 96-98 d.C.

Foro Transitorio 97

44 Università degli studi di Firenze

Dipartimento di Architettura DIDA

Corso di Laurea quinquennale in ARCHITETTURA

Cattedra di Storia dell’architettura 1

settore disciplinare ICAR/18, 8 CFU

arch. PhD. Marco FRATI

corso C

Dispense di Storia dell’architettura romana

L’ARCHITETTURA A ROMA E NELL’IMPERO NEL II SECOLO D.C.

INDICE

Introduzione

Periodizzazione

Condizioni economiche e processi tecnologici

L’età di Traiano (98-117)

Traiano e Apollodoro di Damasco

Il grande progetto urbanistico per Roma

Il Foro e la Basilica Ulpia

I Mercati Traianei

Le Terme di Traiano

Il porto di Ostia

Gli archi trionfali

Una colonia traianea: Timgad

L’età di Adriano (118-138)

Adriano, imperatore e architetto

Alle fonti dell’ellenismo: gl’interventi ad Atene

La reazione adrianea e il Tempio di Venere e Roma

Il Pantheon

Villa Adriana a Tivoli

L’edilizia residenziale: il caso di Ostia

Il Mausoleo di Adriano

L’età degli Antonini (138-192): Antonino Pio, Marco Aurelio, Lucio Vero, Commodo

Verso la crisi politica e la rarefazione degl’interventi

La continuità della committenza dinastica

I santuari in Oriente

Lo sviluppo urbanistico nelle province

Apparati

Tavola cronologica sinottica

Bibliografia di riferimento

Siti internet dedicati Corso di Storia dell’architettura 1

INTRODUZIONE

Periodizzazione.

Il secondo secolo dopo Cristo è chiamato anche l’età degli Antonini, nome con il quale

sono indicati alcuni successori di Antonino Pio (imperatore dal 138), la cui programmatica

continuità con il governo dei predecessori Traiano e Adriano ha appunto da lungo tempo

indotto la storiografia moderna a estendere la denominazione di ‘età degli Antonini’ a tutto il

secolo, considerato, sulla scia di una parte autorevole della letteratura tardoantica, come il

periodo più felice dell’Impero. La periodizzazione (cfr. la Tabella cronologica sinottica) non

può che seguire il regno di ciascuno degli imperatori Antonini: forti personalità che

promossero direttamente o crearono le condizioni per la realizzazione di grandiose iniziative

culturali ed edilizie.

Marco Ulpio Traiano, nativo di Italica nella Betica (Spagna), fu il primo imperatore di

origine provinciale (98-117). La sua azione di governo fu segnata dal sostegno al ceto

equestre, dall’assistenza ai poveri, dal rispetto per la vita locale ma anche da una forte

tendenza all’accentramento amministrativo e, soprattutto, da una decisa connotazione militare

che procurò il massimo sviluppo territoriale dell’impero e un ingente afflusso di ricchezze

(frutto dei bottini di guerra, ottenuti soprattutto in Dacia, corrispondente all’attuale Romania).

A Traiano seguì Adriano Publio Elio (117-138), suo conterraneo e parente che, invece

di proseguirne la politica espansionistica e autoritaria, preferì dedicarsi al consolidamento dei

confini dell’impero (fortificazione delle linee più difficili, arretramento dove impossibile

mantenere le posizioni) trattenendosi a Roma solo in rari soggiorni. Il periodo di lieve

recessione economica che seguì la sua rinuncia all’aggressione militare impedì grandi imprese

urbanistiche in prosecuzione della politica costruttiva traianea, ma non il fervore edilizio nelle

province che l’imperatore visitava.

Antonino Pio (138-161), adottato nel rispetto formale del senato da Adriano, ne

proseguì la politica a favore della partecipazione dei ricchi ceti provinciali

all’amministrazione dell’impero assicurandone l’adesione alla monarchia. La pace, conservata

da Roma attraverso la fortificazione delle frontiere, consentì di godere della prosperità

economica nata dalle precedenti conquiste e tradotta in notevoli iniziative sociali e

urbanistiche.

Marco Aurelio (161-180), associato all’impero con il fratello adottivo Lucio Vero

(161-169), perseguì sia una politica di espansione verso Oriente (guerra parthica, 161-166)

che di mantenimento della pace, durata fino alle guerre marcomanniche alla frontiera

germanica (169-179). L’allentamento delle tensioni sociali ottenuto dalle popolari iniziative

del suo predecessore permise a Marco Aurelio una politica culturale illuminata, in base alla

quale cessarono le persecuzioni contro i sistemi filosofici (egli stesso fu un appassionato

investigatore del pensiero) e le pratiche religiose non ufficiali.

Il figlio Commodo (180-192), al contrario, fu una personalità debole, preda dei propri

consiglieri e, alla fine, vittima di una congiura di palazzo. Durante il suo regno avvennero

rivolte fra le popolazioni delle province, ma anche fra la plebe romana e all’interno

dell’esercito (con scontri fra i diversi corpi). A fronte d’ingenti distruzioni nella capitale,

l’imperatore dette corso a velleitarie iniziative come la rifondazione della stessa Roma.

In conclusione, nonostante lo sforzo di accentramento della burocrazia e di

rivitalizzazione delle province, nell’età antonina non vennero abolite le contraddizioni

strutturali dell’impero – la fragile economia priva di risorse e rinvigorita solo dalle rapine

belliche, la centralità dell’esercito nella vita politica, i conflitti sociali non ancora risolti, le

pressioni militari intorno alle frontiere – emersi in tutta la loro virulenza al termine del lungo

periodo di pace e di diffuso benessere. 2

arch. PhD. Marco F

RATI

Condizioni economiche e processi tecnologici.

Nel II secolo giungono ormai a maturazione i processi economico-produttivi tipici del

mondo romano, e vanno diffondendosi in tutto l’impero, divenuto grazie alla facilità degli

scambi attraverso il Mediterraneo un unico, enorme mercato.

La corrispondenza di domanda e offerta permise la circolazione su vasta scala delle

esperienze e l’affinamento delle capacità professionali in tutti i campi. Il regime economico

schiavista permetteva di realizzare grandi imprese edilizie in breve tempo e con l’impiego

piuttosto limitato di macchine. Ogni cantiere era solitamente diviso in più sezioni controllate

da sovrintendenti sottoposti all’architetto capo, al quale restava la responsabilità complessiva

della progettazione e della realizzazione. La forte organizzazione del lavoro era resa possibile

dall’estrema specializzazione degli operatori, la cui formazione avveniva regolarmente

nell’esercito durante le campagne militari.

Il passaggio, avvenuto nel secolo precedente, della produzione dei componenti edilizi

dalle manifatture private allo Stato, aveva accelerato il processo di industrializzazione,

prefabbricazione e standardizzazione dei materiali da costruzione. Ad esempio, per il

Pantheon furono prodotti e immagazzinati fusti di colonne oltre la quantità strettamente

necessaria, mentre il tempio di Antonino Pio nel Campo Marzio fu realizzato con materiali

stoccati più di mezzo secolo prima; ancora nel cantiere del Pantheon gli elementi prefabbricati

del timpano furono giustapposti a piè d’opera secondo tracciati regolatori graffiti sul basolato

antistante il Mausoleo d’Augusto, per poi essere issati e montati. Ampie scorte permettevano

l’approvvigionamento di grandi quantità di elementi tecnologici di buona qualità in ogni

momento, mentre l’organizzazione della fornitura e la vivacità del mercato erano indipendenti

dalle maggiori imprese edilizie.

La politica ‘provinciale’ condotta da Traiano e dai suoi successori animò l’attività

costruttiva fino ai confini dell’impero. Si ebbe così, da una parte, la rapida edificazione di

città intere e, dall’altra, lo sviluppo delle scuole architettoniche locali. La fondazione di

colonie nei territori di recente conquista o presso i confini da consolidare ebbe come

presupposti tecnici la standardizzazione urbanistica degli spazi pubblici (il complesso del foro

con basilica a Timgad, Djemila e Leptis Magna) e l’applicazione di modelli costruttivi e

formali ormai codificati, oltre all’efficienza del genio militare.

Materiali e tecniche costruttive vernacolari furono sviluppate durante la prima metà

del secolo soprattutto nella parte orientale dell’impero, dove già esisteva una lunga e solida

tradizione culturale. In Siria era diffusa l’alternanza costruttiva di corsi di pietra e mattoni con

il conseguente effetto decorativo della bicromia struttiva. A Petra si costruivano monumentali

facciate rupestri ancora secondo modi ellenistici tagliando la roccia nelle gole.

La vivacità provinciale ebbe fine col processo di ellenizzazione della cultura

architettonica romana da parte di Adriano. La rinnovata disponibilità di marmo egeo sul

mercato e la sua crescente richiesta per rivestirne i nuovi edifici (dalle terme di Adriano in

poi) provocò ovunque la diffusione di quel materiale ma anche di maestranze specializzate nel

suo taglio. Il successo dei lapicidi greci, portatori di un consolidato repertorio tecnico e

formale, decretò nel giro di una generazione il rapido e definitivo annullamento di molte

tradizioni locali (la scuola in Tripolitania, per esempio).

Dell’originale decorazione di molti ambienti è oggi possibile ricostruire la

configurazione solo osservando le tracce delle grappe che sostenevano le lastre lapidee. Pietre

provenienti da lontanissime cave donavano splendore agli ambienti interni ed erano allo

stesso tempo il segno tangibile dell’estensione territoriale del potere imperiale. Dell’effetto

delle originali cromie resta il solo esempio del Pantheon a Roma.

Sul piano delle tecniche costruttive, il magistero si arricchiva di nuovi sistemi di

rivestimento del sodo murario: l’opus vittatum (a blocchetti di pietra e mattoni), il mixtum

(con laterizi di colori diversi), il testaceum a mattoni interi (anche nella variante spicatum, a

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Corso di Storia dell’architettura 1

lisca di pesce). Sempre più le murature erano rinforzate da archi di scarico che prevenivano il

formarsi di lesioni per cedimento differenziato delle fondazioni, mentre veniva

progressivamente abbandonato l’uso delle nervature nelle volte.

Accanto alle diverse fortune dei paramenti murari è da registrare l’accettazione e

diffusione generale del calcestruzzo a faccia vista, prima come efficace tecnica costruttiva,

poi come potente mezzo espressivo. In età adrianea, sulla scorta della tradizione campana, ne

fu perfezionato l’impiego statico nelle coperture, riducendone al minimo il peso e

mantenendone costante la resistenza variando gli spessori e introducendo gli inerti più adatti

alla circostanza (gli anelli della cupola del Pantheon contengono nell’ordine: travertino, tufo,

laterizio, pomice).

Il suo uso dette luogo a interessanti sperimentazioni tecniche e geometrico-spaziali: il

fronte continuo dei Mercati Traianei; l’introduzione delle volte a crociera continue nelle terme

di Traiano; la sala cupolata a spicchi in calcestruzzo degli Orti Sallustiani e del tempio di

Mercurio a Baie; il tamburo finestrato, le planimetrie ondulate, le volte a ombrello e a vela nei

tempietti di Villa Adriana. 4

arch. PhD. Marco F

RATI

L’ETÀ DI TRAIANO (98-117)

Traiano e Apollodoro di Damasco.

Sotto il regno di Traiano si conclude la fase espansiva di Roma, procurando vasti

territori, immense ricchezze e stabilità interna all’Impero. Sul piano architettonico, il

programma imperiale traianeo presenta una connessione con la politica edilizia e urbanistica

dei Flavi, nel compimento della liquidazione dell’eredità neroniana. Allo stesso tempo, si

tornava al principio augusteo del monumento emblematico (grande esempio è il forum

Ulpium, subito dopo le guerre daciche), e a operazioni retrospettive chiaramente

propagandistiche, come il rifacimento del Foro di Cesare.

L’‘eccentricità’ delle origini dell’imperatore, oltre a consacrare l’importanza politica

delle province più lontane dell’impero, fu occasione di coesione culturale e stimolo per nuove

ricerche in campo architettonico. Traiano si circondò di un efficiente staff di specialisti, tra i

quali spiccava Apollodoro di Damasco, grande architetto nel quale si fusero l’insegnamento

greco e la tradizione latina, e che portò un importante contributo al rinnovamento del

linguaggio costruttivo romano. Formatosi in Siria – ricca regione afflitta da frequenti

terremoti e perciò investita da continui interventi di ricostruzione che offrivano ogni volta

l’occasione per aggiornare il vivace repertorio locale – Apollodoro fece proprio l’uso

dell’ordine lapideo per modulare gli spazi e per sottolineare, anche cromaticamente, funzioni

e gerarchie.

A Roma, secondo Dione Cassio, l’architetto damasceno realizzò l’Odeon in Campo

Marzio (ma si trattò solo di un piccolo intervento), il foro e le terme di Traiano. Prim’ancora,

era stato autore di grandi opere ingegneristiche (il famoso ponte sul Danubio) durante le

campagne militari dell’imperatore e di un trattato di poliorcetica (l’arte di costruire le

fortezze): competenze teorico-pratiche in campo militare da lui messe successivamente a

frutto nella progettazione di attrezzature pubbliche, come nel foro Ulpio, il cui valore figurale

è quello di un pretorio monumentalizzato. Il suo rigore classicista, eredità della sua

formazione orientale, lo portò anche a criticare apertamente le iniziative di Adriano, futuro

successore di Traiano, attirandosene l’odio e provocando la propria disgrazia.

Il grande progetto urbanistico per Roma.

Attingendo al tesoro dei Daci trionfalmente condotto in patria dopo le due guerre,

Traiano avviava la realizzazione del grandioso progetto di uno spazio di raccordo tra l’area

dei fori e il Campo Marzio, le due principali zone pubbliche di Roma, fino ad allora solo

casualmente giustapposte. Rispetto ai programmi augustei, l’azione costruttiva di Traiano

affrontava temi utilitaristici, coerenti con le crescenti necessità della popolazione urbana: così

furono connessi, in unità progettuale, il nuovo foro Ulpio – che dava ordine alla zona dei fori

imperiali, risultato di successive giustapposizioni, e ne permetteva un miglior collegamento

alle zone residenziali popolari – e i Mercati, finalmente degni delle enormi dimensioni della

città, e al Foro di Cesare la basilica Argentaria, nuovo luogo della vita civile.

Il disegno urbanistico, opera di Apollodoro di Damasco, che dilata in modo definitivo

le aree collettive, affrontava con coraggio, nel momento del massimo incremento demografico

e quindi dell’urgenza di bisogni sociali, il problema degli spazi urbani. Oltre alla necessità di

sistemare la zona dei fori e collegarla alle zone residenziali popolari e al Campo Marzio, si

doveva fornire alla città un mercato degno delle nuove dimensioni, offrire abitazioni ai

funzionari della capitale di un Impero ingranditosi molto rapidamente.

L’intera operazione fu attuata in più fasi, destando grande impressione nei cittadini:

prima furono intaccate profondamente le pendici del Quirinale modificandone

irreversibilmente il paesaggio, poi fu regolarizzato e spianato il terreno. Lo sbancamento della

collina fornì il basamento per la basilica, mentre la terra di riporto costituì la platea per

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Corso di Storia dell’architettura 1

biblioteche e colonna; il terreno su cui il complesso insisteva era in parte di proprietà

imperiale (già agrippina), in parte di privati (sulla sella), prontamente risarciti con

l’assegnazione di appetibili lotti edificati.

Oltre alla realizzazione del centro rappresentativo commerciale e direzionale, nel

progetto di Traiano e Apollodoro erano compresi un grande edificio termale, necessaria

attrezzatura sociale per la fitta popolazione urbana, e un efficiente porto marittimo, che

garantiva alla città un sufficiente approvvigionamento.

Un’interessante documento dell’idea di architettura pubblica e privata in età traianea è

offerto dall’epistolario di Plinio il Giovane (61-113). Nella propria corrispondenza con

l’imperatore (libro X), l’autore tratta fra l’altro di problemi di urbanistica nella provincia di

Bitinia, dov’era legatus pro praetore (111-112) e realizzò l’apertura di canali a Nicomedia, la

costruzione di acquedotti a Nicomedia e Sinope, del teatro e del ginnasio a Nicea e delle

terme a Claudiopoli. L’esaltazione dell’opera urbanistica di Traiano verte tutta sull’utilità

delle opere pubbliche, criterio perseguito anche dallo stesso Plinio, sia come mecenate nella

natìa Como, sia come funzionario imperiale in Bitinia.

Il Foro e la Basilica Ulpia.

Il complesso del foro traianeo è costituito da una sequenza assiale dalle colossali

dimensioni (300 m per 190), la più alta manifestazione della monumentalità urbana del tempo.

La successione degli spazi rappresentativi prevedeva, da Sud a Nord, un ingresso, una piazza

porticata, una basilica disposta trasversalmente, una colonna simmetricamente affiancata da

due biblioteche, un cortile absidato e un arco di trionfo. Il tutto era circondato da un alto

muro, articolato da quattro emicicli delle stesse dimensioni e forma di quelli del Foro di

Augusto, che lo isolava dalla viabilità circostante.

Il perimetro della grande piazza, ben inserito nello schema generale d’intervento,

forniva il nucleo generatore delle dimensioni di tutto il complesso (il quadrato di base, misura

400 piedi di lato, pari a circa 119 m). Grandi superfici e percorsi principali erano segnati dalla

cromia della pavimentazione le cui campiture tonali intrecciate ne sottolineavano

l’articolazione e il valore di spazio squisitamente relazionale e dinamico.

Allo stato attuale degli scavi sembra che la chiusura del Foro verso Sud fosse costituita

da un imponente portico monumentale con colonnato aggettante (ma più profondo) del tipo di

quello che chiude l'angolo nord-est del Foro di Nerva (le cosiddette ‘Colonnacce’). Con ogni

probabilità non si trattava di una parete rettilinea ma di due bracci trasversali divergenti, posti

ad inquadrare in modo scenografico un elemento importante, forse un arco di trionfo, un

propileo o un tempio. Il dinamismo impresso dall’andamento curvo del lato d’ingresso (Foro

Transitorio) è dunque qui sostituito dall’accelerazione data dai canocchiali prospettici.

La piazza porticata era incentrata sulla statua equestre dell’imperatore, a cui faceva da

sfondo il lato Sud con il corpo sporgente affiancato da due portici obliqui che introducevano

agli ingressi voltati. L’applicazione del modello del foro imperiale al suo massimo grado di

sviluppo implicò qui l’uso di un linguaggio architettonico volutamente arcaicizzante

(confrontabile con quello del Foro di Augusto), soprattutto nella netta prevalenza del sistema

trilitico e dell’ordine.

La Basilica Ulpia si proponeva come la più grande dell’impero, date le sue eccezionali

dimensioni in altezza (44 m al colmo del tetto, ben oltre la quota dei fornici dei Mercati

affacciati sulla via Biberatica) e in ampiezza (170 m di lunghezza e 64 m di larghezza

complessive), frutto dell’audacia strutturale consentita dall’esperienza tecnologica e dallo

sviluppo dell’edilizia intensiva e seriale. Un doppio ordine di due quadricolonnati trabeati

dava luogo a un enorme spazio longitudinale coperto di 119 m per 55 illuminato dall’alto da

un cleristorio ottenendo varie gradazioni di luce nelle navatelle (coperte da volte ribassate in

calcestruzzo la cui spinta era contrastata da tiranti negli architravi) e nelle esedre. L’intera

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arch. PhD. Marco F

RATI

organizzazione dello spazio era guidata da moduli regolatori e dall’uso insistito dell’ordine

lapideo.

Due biblioteche (una greca e una latina), disposte simmetricamente, affiancavano la

basilica sul lato settentrionale. All’interno, tre ordini di colonne trabeate di altezza

decrescente costituivano altrettanti ballatoi larghi 60 cm che davano accesso ai libri contenuti

nelle nicchie inquadrate da lesene. Secondo la logica progettuale apollodoriana, la successione

degli ordini all’interno non corrispondeva a quella all’esterno, articolato in due soli piani.

Fra le due biblioteche era collocata la colonna coclide istoriata che, terminata nel 113,

contiene lo svolgersi della narrazione della campagna di Dacia. Corpi scalari davano accesso

con rampe larghe 2,50 m alle gallerie superiori della basilica, delle biblioteche e dei portici

intorno alla colonna, rendendone possibile la visione fino a una decina di metri dalla sommità

(posta a 40 m dal basamento).

Oltre la colonna si apriva il cortile, chiuso prospetticamente dall’arco del trionfo

dacico, i cui resti sono stati probabilmente riutilizzati nell’Arco di Costantino.

Le funzioni originarie di questi spazi erano prevalentemente celebrative (sulla piazza

quasi quadrata potevano svolgersi manifestazioni grandiose, cerimonie ufficiali, potevano

essere ricevuti ambasciatori e sovrani alleati) ma la centralità della basilica Ulpia (usata anche

come tribunale), che costringeva alla dilatazione del percorso assiale lungo le sue navate

concentriche, distingueva il Foro di Traiano dal tipo grandioso ma statico del passaggio

affiancato da portici che conducono ai gradini del podio di un tempio la cui presenza polarizza

tutto lo spazio. L’imperatore restituiva alla città una piazza propriamente detta – come l’agorà

circondata dagli stoai greci – ponendo fine all’ambivalenza augustea fra santuario e basilica

rappresentata dal tempio di Marte Ultore affiancato dalle due esedre. L’assenza di dialogo con

l’intorno e la subordinazione dei tracciati dell’importante viabilità di scorrimento esterna alla

forma perimetrale dei fori rende comunque conto della centralità di questi spazi che

costringono alla pausa le relazioni fra le diverse parti della città.

Il significato che assume l’ampliamento in senso civile del foro è dato dalla scelta del

tipo di foro castrense monumentalizzato (quartier generale di un accampamento), espressione

della personalità militare dell’imperatore e sua diretta celebrazione: la Colonna Traiana e le

due biblioteche fanno tre volte memoria della cultura, delle gesta, delle ceneri dell’imperatore,

ricentrando su Roma l’importanza della storia, della guerra, dell’impero.

I Mercati Traianei.

La costruzione dei mercati traianei a ridosso del Quirinale, affidata ad Apollodoro di

Damasco, seguì immediatamente la sistemazione del foro Ulpio. La progettazione del

complesso, nuovo per dimensioni e concezione, dovette incontrare alcune grandi difficoltà,

dettate dal contesto ambientale: il forte dislivello del terreno a cui si appoggia, la rigorosa

simmetria del foro sul quale s’imposta, l’irregolarità dei contorni dell’area.

Il progetto del taglio dello sperone collinare fra Campidoglio e Quirinale –

indispensabile per lo sviluppo convesso del foro e forse già avviato sotto Domiziano, come

potrebbero testimoniare i bolli dei laterizi nelle sostruzioni – fu una violenta forzatura alla

modellazione naturale, subito occultata dallo svilupparsi in altezza (sei piani) dei mercati. La

distribuzione degli edifici su tre quote diverse collegate da rampe di scale è resa possibile da

altrettante strade (quella esterna all’esedra del foro, la cosiddetta via Biberatica e un’altra più

in alto) ad andamento orizzontale secondo le curve di livello, sulle quali si affacciano le

botteghe.

L’assoluta incompatibilità di uno spazio a esclusiva vocazione celebrativa con uno di

tipo commerciale-direzionale (le cui precise funzioni restano ancora incerte: magazzini e

uffici dell’annona, mercato all’ingrosso, vendita al minuto?) ha fatto sì che il rapporto

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Corso di Storia dell’architettura 1

distributivo e visuale tra foro e mercati appaia ridotto al minimo, essendo fisicamente

interrotto da un alto muro privo di passaggi.

Un primo elemento ordinatore del complesso è costituito dalla parete curvilinea che

segue l’andamento delle esedre preesistenti (piazza e basilica) proponendo un asse

monumentale normale a quello del foro e svolgendo un’efficace funzione di contenimento

statico della collina. L’unità formale dell’emiciclo è raggiunta con l’insistito uso di spazi

semicircolari chiusi (tre sale coperte a cupola, probabilmente adibite a funzioni

amministrativo-dirigenziali, connesse a quelle già ubicate sul Campidoglio) e aperti (l’esedra)

e con la ripetizione fortemente ritmica degli elementi architettonici essenziali (porte, finestre,

lesene). Le condizioni urbanistiche rendevano impossibile una visione frontale dei mercati,

suggerendo quindi scorci e percorsi curvilinei, introducendo la quarta dimensione

nell’osservazione del complesso.

Un secondo generatore di spazio è la grande aula del mercato, posta su una

piattaforma tagliata nella collina a un livello superiore e a Nord dell’emiciclo. Si tratta di una

basilica libera agli appoggi e coperta da sei volte a crociera in successione. Sui fianchi si

sviluppano due ordini di tabernae (fondi per negozi commerciali e finanziari) coperte da volte

a botte, una per campata: l’ordine inferiore, caratterizzato da pesanti portali in travertino,

prospetta direttamente sull’aula, mentre quello superiore è servito da una galleria a ballatoio.

La novità della concezione di questa struttura consiste nella creazione di uno spazio continuo

coperto, dove l’autonomia della copertura dagli elevati garantisce libertà compositiva e

conferisce particolare importanza alla luce (che piove, ad esempio, dagli alti lucernari).

All’uso molto sobrio della decorazione – gli ordini compongono, in modo essenziale,

solo il piano superiore della facciata dell’emiciclo, dove semplici lesene sostengono la leggera

trabeazione inquadrando le aperture – si accompagna una decisa preferenza per le masse

murarie, le linee orizzontali e il ritmo dato dagli elementi architettonici (soprattutto finestre,

porte, balconi). La libertà compositiva è d’altra parte garantita dal calcestruzzo, la cui verità

strutturale è sottolineata dal rivestimento in mattoni, assai adatto a esaltare i valori di plasticità

e libertà spaziale tipici del nuovo materiale.

Le terme di Traiano.

Un incendio divampato sul colle Esquilino nel 104 distrusse buona parte della Domus

Aurea, dando occasione a Traiano di realizzare un altro punto del proprio programma

urbanistico. Nei cinque anni successivi il disastro e occupando parte del sito del palazzo

imperiale andato distrutto, venne costruito un grande impianto termale pubblico, che andava

così sostituendo l’enorme residenza privata neroniana approfittando dell’area verde, tranquilla

e isolata dal caos urbano, che offriva un’opportunità quotidiana per il tempo libero dei

cittadini che vivevano in case sovraffollate e fatiscenti. Il nuovo grandioso complesso copriva

un’estensione di oltre 10 ha (330 m per 315) e costituiva un grande centro sociale, risultato

dell’originale accostamento delle funzioni delle terme a quelle del ginnasio: luogo di ritrovo

culturale oltre che efficiente impianto igienico. Le funzioni contenute erano molteplici –

bagni, palestra, spogliatoi, piscine, latrine, biblioteche, giardini, passeggi, gallerie, negozi,

salette – e richiedevano appositi spazi, già tradizionalmente definiti.

Sul piano formale, il tipo delle ‘terme imperiali’, destinato ad avere largo successo e a

diventare canonico, consisteva in un enorme recinto con servizi e spazi di riposo e

raccoglimento. L’applicazione delle teorie igieniste del tempo, che insistevano per il

soleggiamento e la ventilazione degli edifici termali, non impedì di rispettare il consueto

sistema simmetrico della sequenza di spazi lungo un asse privilegiato: ingresso-piscina-

frigidarium-tepidarium-calidarium-giardino-esedra. Lungo gli assi minori della composizione

(trasversali) erano disposte funzioni accessorie: ai lati della vasca natatoria sono distribuite

piccole celle (spogliatoi), accanto ai propìlei due aule rotonde (biblioteche), sull’asse della

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arch. PhD. Marco F

RATI

basilica centrale sono disposti due peristili absidati (palestre, ambienti propri del ginnasio),

lungo il perimentro della recinzione ninfei e botteghe chiudono lo spazio aperto del giardino.

Ogni ambiente offriva l’occasione per interessanti sperimentazioni spaziali (sale a pianta

centrale, compartimenti voltati a crociera) e costruttive (coperture di svariati impianti, nicchie

ed esedre).

Un alto livello tecnologico caratterizzava l’intero edificio. Aria calda prodotta in

praefurnia passava in intercapedini sotto il pavimento e nelle pareti diffondendo il calore in

modo differenziato nei vari ambienti. Nuove soluzioni strutturali e linguistiche – l’uso della

volta a crociera in calcestruzzo – permettevano la copertura di ampi ambienti (la basilica del

frigidarium, punto focale dell’edificio) su colonne libere.

Il porto di Fiumicino.

Durante il regno di Traiano fu realizzata la costruzione di un nuovo bacino portuale a

Fiumicino, in sostituzione di quello di Ostia, presto insabbiatosi e diventato quindi

inefficiente. I navigli giungevano allo specchio interno dal porto di Claudio, utilizzato come

bacino foraneo; le merci, una volta scaricate, venivano poi trasportate a Roma con chiatte

fluviali attraverso la fossa Traiana, un veloce canale pendente, e da qui per il Tevere.

Il progetto era dominato da una chiara concezione spaziale e geometrica: intorno a un

bacino esagonale (ottenuto scavando una superficie di circa 35 ha), che avrebbe condizionato

lo sviluppo successivo dell’infrastruttura, erano disposti numerosi magazzini – la cui

architettura in laterizio con dettagli in travertino richiama chiaramente quella dei Mercati – in

isolati rettangolari serviti da una regolare maglia stradale e protetti da mura e torri di guardia.

In questa importante realizzazione è affermato il metodo operativo degli architetti di Traiano:

veniva introdotto un modello di delizie (i regolari specchi d’acqua nei giardini delle ville) in

una struttura utilitaristica, e nella soluzione monumentale di un tema tecnologico

(l’adeguamento di impianti infrastrutturali) è contenuto il ripensamento di modelli del passato

in chiave attuale.

Gli archi trionfali.

Il modello introdotto dall’arco di Tito a Roma venne ripreso dagli architetti di Traiano

ad Ancona in occasione della ristrutturazione del porto (115), adoperato in occasione delle

guerre daciche, e a Benevento, sulla via Traiana (114-117). La ripetizione dello schema

proporzionale flavio nell’accezione datale dalla corrente apollodorea si esplica in entrambi i

monumenti nell’evidenza data alle colonne, assunte come elementi portanti dell’attico che

faceva da basamento ai gruppi statuari.

Nell’arco di Ancona al verticalismo delle proporzioni slanciate si accompagna

l’esclusione dell’apparato figurale, conferendo maggior evidenza all’architettura e alla targa

con iscrizione. In quello beneventano è da registrare l’invasione delle specchiature fra le

membrature architettoniche (salvo l’iscrizione) che restano come avvolte dalla decorazione

scultorea.

Una colonia traianea: Timgad.

L’età di Traiano coincide con il periodo aureo dell’Africa romana. Molte città vennero

fondate nell’interno per aumentare il controllo sulla popolazione e favorire lo sviluppo

economico di territori privi di insediamenti stabili. Un caso esemplare di questo tipo di

urbanistica pianificata è fornito da Timgad (Thamugadi), sull’altopiano ai piedi degli Aurès,

ma se ne potrebbero citare di simili (Cuicul-Djemila su tutti).

La città fu fondata ex novo nel 100 d.C. ad opera di un’intera legione. Nella

progettazione furono impiegati elementi propri dei campi militari: la pianta rettangolare quasi

quadrata (328x317 m), la stretta aderenza del circuito murario alla superficie occupata, la

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Corso di Storia dell’architettura 1

ripetizione regolare del modulo degli isolati di 20 m di lato, la monumentalità degli assi

mediani e la disposizione del centro pubblico alla loro intersezione. Lo scarto tra modello

ideale – se ve ne fu uno a cui i fondatori si ispirarono – e realizzazione è rappresentato da

poche varianti: solo tre porte si aprono su altrettanti lati della cortina (a Sud il cardo non

prosegue, essendo l’area occupata dagli edifici pubblici), gli isolati sono 132 (11x12) invece

che 144 (12x12). Anche il foro è curiosamente irregolare, forse risultato di più interventi con

mescolanza di funzioni e dispersione degli edifici annessi alla piazza, differentemente da

quanto attuato nei campi militari.

Ad ogni modo, gli spazi per gli edifici pubblici (realizzati via via, come il tempio del

divo Traiano) furono immediatamente previsti, dedicando loro un intero isolato o

accorpandone più d’uno, occupando complessivamente più della metà della superficie infra

moenia. Anche gli assi principali porticati furono concepiti contestualmente all’impianto:

infatti, i colonnati sono strutturalmente solidali con gli isolati retrostanti procurando a

ciascuno una specie di facciata.

I limiti dell’urbanistica programmatica non tardarono a emergere in una situazione

dinamica come quella dell’Africa nordoccidentale. Dopo soltanto mezzo secolo dalla

fondazione, il rigido impianto dimostrò la propria inadeguatezza alle crescenti e mutevoli

esigenze insediative: all’aumento della popolazione corrispose la proliferazione delle

attrezzature pubbliche (campidoglio, tempio, mercato, terme) e dei quartieri residenziali

all’esterno delle mura; alla crescita del livello socioeconomico, il trasferimento dei ceti

dirigenti nelle ville suburbane. 10

arch. PhD. Marco F

RATI

L’ETÀ DI ADRIANO (118-138)

Adriano, imperatore e architetto.

Adriano rinunciò a conquiste ulteriori, preferendo consolidare i risultati raggiunti e

favorire lo sviluppo delle province dell’impero. Sul piano culturale ebbe una spiccata

predilezione per Atene e per la Grecia, dove in occasione dei lunghi viaggi nelle province

orientali continuò a curare la propria formazione. Il filoellenismo dell’imperatore si tradusse

architettonicamente nel recupero del classicismo. Adriano si dilettava di architettura,

intervenendo personalmente nella progettazione degli edifici di cui era committente. Entrato

in contrasto con Apollodoro di Damasco già nel 104, una volta giunto al soglio imperiale, il

principe si liberò del famoso architetto, con il quale le divergenze artistiche erano ampie: se

questi tentava una mediazione tra il linguaggio classicista e le possibilità espressive del

calcestruzzo, Adriano tendeva alla distinzione dei due sistemi portandoli a limiti formali

estremi e opposti; se Apollodoro dava preminenza allo spazio urbano valorizzando l’involucro

e sottolineando le funzioni sociali dei luoghi pubblici, l’altro pendeva per la progettazione di

ambienti privati chiusi o di monumenti celebrativi.

Se, da una parte, le molte e differenti esperienze culturali compiute dall’imperatore

non giunsero quasi mai a una sintesi ma restarono separate con preferenza per gli elementi

orientali su quelli occidentali, dall’altra portarono a originali sperimentazioni spaziali e

strutturali dove si faceva dipendere la configurazione esterna degli edifici da quella interna o

all’imposizione di modelli micrasiatici nel paesaggio architettonico dell’Urbe.

A Roma, in mancanza di un intervento dinastico adrianeo, fu comunque perseguita

un’attività di propagandistica emulazione di Augusto, costruendo il mausoleo dell’imperatore

e concentrando gl’interventi pubblici nel Campo Marzio. Nell’area dove già avevano lavorato

gli architetti di Agrippa furono eretti i templi dedicati a Matidia, suocera dell’imperatore, e a

tutti gli dèi (Pantheon): entrambi dotati di un cortile peristilio, erano disposti sul medesimo

asse, così da conferire una formale unità urbanistica alla lunga serie di interventi edilizi.

Inoltre, il mausoleo dell’imperatore, servito da un ponte sul Tevere, faceva da direttrice per la

nuova espansione residenziale suburbana.

Alle fonti dell’ellenismo: gl’interventi ad Atene.

Il filoellenismo di Adriano prese nutrimento, fra l’altro, da tre lunghi soggiorni ad

Atene fra il 125 e il 132. In quelle occasioni l’imperatore si sforzò di dotare la città di un

apparato rappresentativo degno del suo ruolo culturale (prima che politico), tenendo conto

delle realizzazioni precedenti e del sistema da esse costituito.

L’imperatore si dedicò al completamento del tempio di Zeus Olimpio iniziato da

Pisistrato nel VI secolo a.C. e mai finito. Il santuario, dedicato nel 132, diventò il nuovo

centro (prima insediato a Corinto) del culto imperiale nella regione, con Adriano assunto

come divinità olimpica. Il gigantesco edificio, esempio della “macrotettonica santuariale

asiatica”, si proponeva anche come centro monumentale della nuova città che l’imperatore

aveva voluto sulle sponde dell’Ilissos, accanto alla polis di Teseo.

Fra la città antica e il nuovo quartiere romano, zona di sperimentazione urbanistica

consapevole e programmata, il limite era segnato dall’Arco di Adriano, il principio

compositivo del quale è la sovrapposizione di due concezioni costruttive e linguistiche

contrastanti: il sistema trilitico (nell’ordine superiore e in parte di quello inferiore) e l’arco

nella muratura continua (nell’ordine inferiore). La raffinata sintassi è sottolineata dalla scelta

unitaria dell’ordine corinzio mentre la mancata corrispondenza dei sostegni fra i due ordini è

permessa dall’uso del calcestruzzo in quello inferiore.

La nuova città è caratterizzata da una sequenza di spazi monumentali porticati

regolarizzati e di edifici di enormi dimensioni che richiamano col gigantismo il ruolo appena

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Corso di Storia dell’architettura 1

riacquistato da Atene. Tra le nuove costruzioni sono da enumerare le terme, il ginnasio

progettata direttamente dall’imperatore, il Panelleion dedicato a Zeus ed Era accanto

all’Olimpieion, la basilica giudiziaria posta a Nord del portico di Attalo e a Nord-Est della

piazza dell’Agorà.

A Nord dell’agorà romana, nel centro della città greca, Adriano costruì un’enorme

biblioteca, sul modello del Templum Pacis: un recinto colonnato (del quale Pausania ha

celebrato la bellezza delle cento colonne di marmo frigio) con al centro del cortile un giardino

con statue e alla metà del lato orientale il portico sormontato da un frontone che introduce agli

edifici (un magazzino centrale con ballatoio e sale di lettura ai lati). La facciata esterna

presenta colonne libere montate su un dado (plinto sagomato, in assenza dell’attico, che

aumenta le proporzioni in altezza) secondo lo schema dei portici del Forum Transitorium.

La reazione adrianea e il Tempio di Venere e Roma.

Dopo il ventennio di silenzio traianeo, con Adriano riprende la costruzione di grandi

edifici religiosi. Un primo tentativo è riconducibile alla supposta costruzione del tempio di

Traiano, a Nord del Foro Ulpio. L’introduzione di un edificio nel (relativamente) piccolo

spazio aperto stravolse il significato del progetto di Apollodoro, che non aveva intenzioni così

spiccatamente monumentali e celebrative, e non insisteva su di un’assialità prevalente. Il

cortile, concepito inizialmente come spazio relazionale, venne invaso dall’enorme mole del

frontone (otto colonne in granito alte 14 m per un alzato complessivo di 20 m) che accentuava

la simmetria dell’impianto. Sul lato Sud la colonna traiana veniva liberata dal portico,

impedendone così la lettura ravvicinata e aumentandone l’imponenza, spogliandola così degli

originali significati celebrativi.

Il tempio di Venere e Roma, inaugurato nel 121 e dedicato solo nel 135, venne

costruito su di una terrazza davanti al Colosseo occupando l’area del vestibolo della Domus

Aurea. La relazione fra il Colosseo e il Foro viene profondamente modificata introducendo un

principio geometrico di organizzazione dello spazio pubblico, delimitato dalle facciate e

quindi non più concepito come articolazione di cellule, il tempio con il suo cortile è in asse

con la via Sacra, inquadrata dai portici che fanno da quinta e canocchiale.

Molto probabilmente ebbe come modello il tempio dedicato a Traiano sulla terrazza

più alta dell’Acropoli di Pergamo, appositamente ampliata verso Ovest. In entrambi i casi si

tratta di un tempio corinzio (là esastilo) innalzato su di un alto podio costruito su poderose

concamerazioni a volta e circondato da portici. Sul piano del linguaggio architettonico, il

Tempio di Venere e Roma, pur presentandosi come un’opera di transizione, realizza dunque

la trasposizione dei modelli asiatici nel panorama costruttivo romano realizzata da maestri

greci probabilmente già impegnati nel Trajaneum pergameno.

Del classicismo greco erano infatti proposti la peristasi continua, lo schema

pseudodiptero decastilo (10x20 colonne), la crepidine e la decorazione architettonica

(completamente realizzata in marmo del Proconneso da maestranze egee). Della tradizione

locale si salvaguardava la concezione del tempio come conclusione di una sequenza – e la

novità della doppia cella (originariamente priva di absidi e coperta a capriate lignee)

imponeva, secondo la logica romana, una doppia sequenza di spazi, ottenuta con il doppio

portico colonnato aperto sui lati lunghi (come ripetizione della peristasi) – e la monumentalità

– indotta dalle dimensioni enormi (il terrazzo di sostruzione misura 100x145 m) e dagli stretti

spazi aperti circostanti. Il progetto di Adriano di collocare al centro dell’Urbs un modello di

tempio greco fu aspramente criticato da Apollodoro di Damasco (già uscito di scena) per il

ridotto effetto monumentale, amplificabile con l’innalzamento del podio e la riduzione

dell’altezza delle statue. 12

arch. PhD. Marco F

RATI

Il Pantheon.

La quasi perfetta conservazione del Pantheon permette, attraverso il rilievo, la lettura

di un progetto di fondamentale importanza nello sviluppo dell’architettura romana e di una

testimonianza esemplare della configurazione formale e della consistenza materiale degli

spazi interni.

La totale ricostruzione del tempio già dedicato da Agrippa a Marte, Venere e Cesare,

restaurato da Domiziano e andato definitivamente distrutto nel 110 per un incendio, s’inseriva

nel più ampio progetto di ristrutturazione urbanistica del Campo Marzio da parte di Adriano,

che così ricalcava le orme di Augusto. Accanto al reimpiego ‘reliquiario’ di parti dell’edificio

preesistente (le porte bronzee) e alla ripetizione dell’iscrizione agrippina, il cantiere, attivo fra

il 118 e il 125 (come suggeriscono i bolli laterizi e le tecniche costruttive impiegate) con la

probabile presenza di Apollodoro, prevedeva sul piano urbanistico l’apertura di una nuova

piazza porticata vicino alle terme di Nerone sopprimendo il Foro di Agrippa, e la rotazione

dell’orientamento del tempio occupando la precedente piazza circolare.

Per l’edificio cultuale, dedicato a tutti gli dei planetari (con evidente riferimento

all’universalità del dominio romano), fu preferita una struttura centripeta, rinunciando però

allo schema monòptero (con colonnato esterno circolare) e proponendo l’audace

giustapposizione di un cilindro a un prònao rettangolare, mediante un raccordo murario con

nicchie ai lati del portale d’ingresso. Le innovazioni introdotte sono particolarmente

importanti proprio in un tipo edilizio tradizionalmente conservatore, ma dal cortile antistante

la rotonda doveva essere quasi invisibile, prevalendo all’esterno il pronunciato prònao

ottastilo a tre navate con timpano sorretto da colonne di granito egiziano alte 11,80 m. Prònao

colonnato e cortile porticato provocavano l’allontanamento del corpo cilindrico simulando un

normale tempio periptero e conservando lo stupore del perfetto spazio interno, nascosto

all’esterno anche da altri edifici addossati.

La novità assoluta di uno spazio religioso coperto e unitario è forse il risultato della

trasformazione in senso macrotettonico della tradizione del tempio rotondo o, piuttosto, la

traslazione di esperienze civili (aule termali) in campo religioso. La progettazione del grande

vano cilindrico cupolato è basata su precise corrispondenze modulari: l’altezza interna

complessiva è uguale al diametro (43,30 m), mentre il lato del quadrato iscritto è uguale alla

distanza fra la sommità e la cornice dell’ordine inferiore. L’assialità che regolava il cortile è

riproposta all’interno: la prospettiva all’ingresso è fornita dall’abside per essere poi

risucchiata dall’occhio di 9 m di diametro aperto nella cupola. L’enorme peso (statico e

compositivo) della cupola scarica su masse nodali (i pieni murari fra le esedre del tamburo),

come le volte dell’aula basilicale dei Mercati Traianei, sfruttando appieno le potenzialità

strutturali del calcestruzzo.

Le eccezionali dimensioni della copertura denunciano la grande sicurezza e fiducia

nell’uso dell’opus caementicium maturate fra I e II secolo d.C. Se il calcestruzzo aveva ormai

dato durevole prova di resistenza e solidità, consentendo la concezione di un monolito

artificiale, le precedenti esperienze costruttive consigliavano ormai agli architetti romani

alcuni accorgimenti tecnici, indispensabili per la realizzazione di opere colossali. Ai

costruttori del Pantheon fu chiara la necessità di garantire solidità alle fondazioni studiandone

accuratamente il dimensionamento (ad un primo anello largo 7,30 m e alto 4,50 ne fu

aggiunto in corso d’opera un altro all’esterno); furono inoltre alleggerite le strutture in elevato

con la variazione degli inerti (travertino nelle fondazioni, travertino e tufo alternati nel

tamburo fino alla prima cornice esterna, laterizio fino all’ultima cornice, tufo nel tamburo e

nei primi due anelli di lacunari, laterizio e tufo nel terzo, tufo e pomice fino alla sommità) e la

diminuzione progressiva dello spessore della cupola (da 6 a 1,50 m) verso l’alto, ottenendo un

momento flettente costante; infine, si procurò di distribuire numerose cavità nella muratura

del tamburo (nicchie) e della cupola (lacunari) in modo da permettere un più veloce

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Corso di Storia dell’architettura 1

essiccamento del calcestruzzo e non caricare troppo i vani sottostanti (portale ed esedre),

coronati da due serie di archi che scaricano sui setti radiali.

Il completo rivestimento della struttura, nascosta dalla decorazione architettonica,

denuncia una certa indifferenza per la plastica espressività del calcestruzzo e la

preoccupazione di non sovvertire totalmente i canoni ancora classicisti della progettazione di

tipo religioso. Comunque, nell’articolazione degli elevati gli ordini sono studiati in rapporto

con la cupola, per sottolinearne l’entità. L’ordine inferiore è separato da quello superiore da

una pesante trabeazione in porfido con cornice in marmo lunigiano che taglia lo spazio in una

zona d’ombra e in una progressivamente luminosa, articolata da una seconda trabeazione su

cui s’imposta la calotta della cupola.

L’ordine inferiore è caratterizzato all’interno dall’andamento alterno di tratti pieni

nascosti da edicole con timpani alternativamente triangolari e curvilinei (alle quali

corrispondono ampi vani di alleggerimento della muratura) e di nicchie trabeate e inquadrate

da lesene schermate da due colonne in antis; dalla parte opposta all’ingresso si apre un’esedra

circolare anticipata da due colonne libere di pavonazzetto con trabeazione curvilinea.

L’ordine superiore (rimaneggiato) è articolato da finestre cieche alternate a tre ricche

specchiature marmoree. Lo svolgimento della superficie emisferica della cupola è guidato dal

sistema dei lacunari, originariamente decorati a stucco e prospetticamente graduati per

condurre lo sguardo alla fonte di luce.

Il simbolismo del Pantheon – incentrato sulla cupola sferica, figura perfetta come la

volta celeste – proiettava le divinità nell’universo cosmico. Ne conseguiva uno spazio

centralizzato definito in senso geometrico – la forma della copertura è misura dell’altezza del

tamburo cilindrico e di ogni parte della composizione – e luministico – la luce definisce la

gerarchia degli spazi (il grande vano sulle esedre) e il colore dei rivestimenti (pavimento di

pavonazzetto, giallo antico, porfido) aiuta la lettura della geometria dello spazio (griglia di

linee, superfici).

Villa Adriana a Tivoli.

Nell’urbs, limiti materiali (la mancanza di spazio) e imperativi etico-politici (l’antico

spirito repubblicano che ancora sussisteva) comprimevano le ambizioni di Adriano di

realizzare una dimora adatta a sé, lasciando libero sfogo alla sua ispirazione, tanto sul piano

concettuale che su quello spaziale e linguistico. Il sovrano potè invece costruire la sua villa

palatina ai piedi delle colline dell’antica Tibur (Tivoli), in una campagna boscosa, irrigata da

numerosi corsi d’acqua, su terreno di proprietà della moglie. Il grande complesso è il risultato

di tre fasi costruttive governate dalle esigenze di riservatezza e raccoglimento,

dall’aspirazione a dilatare affetti ed emozioni (in ricordo dei viaggi compiuti da Adriano nelle

province orientali), e dalla scala necessariamente territoriale della dimora privata

dell’imperatore.

Il complesso si estende lungo diverse dorsali fra le vallate e sull’area di un’antica villa

repubblicana. Serve l’intero complesso un sistema ramificato di criptoportici scavati nel

profilo delle colline, ottenendo così, a un tempo, collegamenti sotterranei carrozzabili fra gli

edifici e materiale edilizio immediatamente disponibile (travertino, pozzolana, tufo furono

cavati localmente; altri materiali furono trasportati via acqua lungo il vicino fiume Anio).

Erede di una lunga tradizione di lussuose residenze rurali aristocratiche – complessi

sapientemente inseriti nel paesaggio, colmi di comodità urbane in mezzo alla natura, e

frequenti occasioni di sperimentazioni tipologiche – Villa Adriana mostra un impianto

unitario, il cui adattarsi all’orografia del terreno è frutto di una sensibilità progettuale

urbanistica e paesistica insieme, mentre la separazione degli spazi di servizio da quelli

residenziali ne garantiva il pieno godimento. 14

arch. PhD. Marco F

RATI

Gli assi compositivi sono disposti secondo le pendenze del terreno, mentre i corpi

edilizi sono articolati con raccordi e nodi che permettono una distribuzione libera nello spazio

pur mantenendo l’unità progettuale complessiva. Fulcro della composizione planimetrica è il

cosiddetto Teatro Marittimo, cerniera dinamica intorno a cui ruotano gli elementi principali

della costruzione, realizzati in varie fasi fra il 118 e il 133 (datazioni offerte dai bolli laterizi)

su di un’estensione di circa un chilometro quadrato.

Della prima fase edilizia – corrispondente al complesso palatino, impostato sui resti di

una villa repubblicana intorno a due peristili – fanno parte la Sala dei pilastri dorici, il Grande

peristilio, il cosiddetto Cortile delle biblioteche, le cosiddette Terme con heliocaminus, la

passeggiata accanto al Pecile e numerosi padiglioni coperti a tetto, dove probabilmente

risiedeva la corte. Il Teatro Marittimo è una costruzione circolare delimitata da un portico

coperto a volte che si affaccia su un canale attraversabile soltanto con ponti levatoi svorrevoli;

il muro del portico è superato da pochi passaggi; i due più importanti mettono in

comunicazione con il Cortile delle biblioteche a Nord e con la cosiddetta Sala dei filosofi

(questa effettivamente una biblioteca) a Sud; al centro del canale è un’isola che costituisce, in

miniatura, una villa nella villa; dai ponti si accede a un’esedra che determina la convessità

dello spazio coperto centrale; sul lato opposto si trova il tablinium (sala da banchetti)

accessibile da un altro portico convesso attraverso cui lo sguardo giunge fino al ninfeo che

aggetta verso Sud dal portico circolare.

Alla seconda fase appartengono tre gruppi di edifici. Il primo gruppo, a Ovest del

Teatro, è dominato dal Pecile, enorme invaso di 97 m per 232 con i lati minori curvilinei e i

maggiori affiancati da lunghi porticati esemplati sulla Stoà di Atene e al centro una peschiera

di 26 m per 107. In asse con il Pecile e ad esso contigui, si sviluppano gli ambienti della

cosiddetta Sala dei filosofi, un edificio a tre esedre, il cosiddetto Stadio (un giardino con sale

da pranzo e panorama sul circostante paesaggio attrezzato), un ninfeo e un quadriportico con

vasca. La triplice esedra converge su uno spazio quadrangolare centrale coperto da un tetto a

doppio spiovente; ciascun’esedra è costituita da un piccolo cortile semicircolare cinto da un

portico; sul quarto lato è una nicchia rettangolare scoperta che dà con un colonnato sulla sala

centrale (triclinium?). Alte sostruzioni a camere su 3-4 piani (le Cento camerelle, dormitorio

dell’esercito di schiavi al servizio della villa) sostengono il terreno sul fronte orientale e

dominano un asse cerimoniale con arco trionfale e vestibolo d’ingresso.

Il secondo gruppo, a Sud del teatro, contiene le Piccole e Grandi Terme (i primi edifici

ad essere realizzati), il cosiddetto Pretorio (struttura a setti di tre piani con solai in legno,

verosimilmente adibita a magazzino piuttosto che a caserma dei vigili), due cortili con

cubicoli e colonnati e il cosiddetto Vestibolo. Le Piccole Terme offrono nella sala ‘del

Paradosso statico’ un’ardita copertura a otto spicchi, di cui quattro convessi verso l’interno.

Le concamerazioni delle sostruzioni orientali proseguono la loro funzione di contenimento

della collina piegando il loro andamento secondo l’asse del Canopo.

Il terzo gruppo, distaccato dagli altri e posto più in alto, è formato, intorno alla

cosiddetta Accademia (una specie di seconda villa fornita di ogni comfort), da un peristilio, da

un vestibolo circolare (Tempio di Apollo) e da un padiglione ottagonale aperto che riprende la

soluzione del Teatro Marittimo. Nel Tempio di Apollo è introdotta l’articolazione dei piani,

con ampie aperture in quello superiore, come nel Pantheon (false) e nel tempio di Venere a

Baia. Presso il ninfeo dell’Accademia spicca il Belvedere, una sala da pranzo non coperta che

ripete la pianta del vestibolo della Piazza d’Oro.

Appartenente alla seconda fase, sistemato a Est del palazzo, il Padiglione della Piazza

d’Oro, generato dall’intersezione di due assi perpendicolari, è circondato da piccoli cortili con

fontane a cui si accede da diaframmi di colonne trabeate che sostenevano una cupola a

spicchi. Curve e controcurve, spazi chiusi e aperti provocano effetti luministici in netto

contrasto con la sobria e regolare architettura del colonnato antistante. Di fronte, un vestibolo

15

Corso di Storia dell’architettura 1

ottagonale polilobato da nicchioni alternativamente curvi e rettilinei è coperto da una volta a

spicchi che termina come una cupola con occhio. Le spinte sono convogliate lungo gli spigoli,

rinforzati all’esterno dai setti e sottolineati all’interno da colonne libere.

Alla terza e ultima fase pertiene il Canopo (nome del grande santuario di Serapide

presso Alessandria), occasione di un’inedita sperimentazione strutturale: una grande

semicalotta a nove spicchi alternativamente piatti e concavi come vele su di un traliccio

(secondo un sistema utilizzato in età adrianea anche agli Orti Sallustiani e nel Tempio di

Venere a Baie) che copre la cavea sottostante. Dalle nicchie dell’esedra (una sala per

banchetti estivi) sgorgava l’acqua che riempiva un canale navigabile lungo 197 m e affiancato

da colonnati con trabeazione mistilinea.

Completavano il complesso paesistico un piccolo teatro, un odeo, tempietti,

passeggiate attrezzate e belvedere. Al termine di uno dei percorsi panoramici, la cosiddetta

Roccabruna presenta due corpi corrispondenti a due piani interni voltati a cupola e distinti

all’esterno da un ballatoio (mutuato dall’edilizia corrente) che dilata l’articolazione

orizzontale.

Villa Adriana è la sommatoria di tutti i nuovi apporti formali e costruttivi, accumulati

coi viaggi dell’imperatore, coll’afflusso di maestranze orientali, col perfezionamento delle

tecniche edilizie. L’impianto complessivo, pur realizzato a più riprese, decompone la

compattezza della villa tradizionale, rompendone la simmetria, la definizione del limite,

abolendone la facciata, separando però ancora funzioni e rango degli ambienti.

Nel complesso, la villa fonde impianti classicisti (il foro del Pecile, la prospettiva del

Canopo, il peristilio della Piazza d’Oro) e sistemi decorativi stancamente accademici (copie di

sculture greche o ellenistico-egizie come quelle del Canopo, mosaici, stucchi e commessi

marmorei subordinati all’architettura) alle più recenti novità del linguaggio architettonico

romano d’avanguardia, fornendo una fonte d’ispirazione e un repertorio d’invenzioni per la

progettazione futura. Le variazioni dinamiche, offerte soprattutto dall’uso della linea curva

inflessa ed estroflessa (nel Padiglione della Piazza d’Oro, nelle Terme, nelle Biblioteche, nel

Teatro Marittimo), sono frutto della passione filoellenica di Adriano e delle capacità

professionali coeve più aggiornate. L’introduzione di nicchie, volte, esedre impone talvolta

l’abbandono dell’ordine, quando incompatibile con le nuove esigenze espressive di gusto

barocco di matrice ellenistica (visuali impreviste, cambi di prospettiva). Il virtuosismo

tecnico, le tensioni spaziali portate a scala urbana sono l’estrema conseguenza della lezione di

Apollodoro (che pure era critico nei confronti delle ‘zucche’ volute dall’imperatore): la

concentrazione dei pesi e le larghe specchiature luminose sono ottenute con sempre nuove

audacie strutturali, come la riduzione degli spessori e l’invenzione di ardite geometrie delle

volte. L’edilizia residenziale: il caso di Ostia.

I resti di Ostia, il porto di Roma, sono un documento eccezionale, insieme alla Forma

urbis di epoca severiana, per la comprensione dell’edilizia residenziale romana del II secolo,

momento in cui il passaggio dalla domus monofamiliare introversa (con il peristilio come

fulcro abitativo) alla insula plurifamiliare con affaccio all’esterno (con il cortile come fulcro

distributivo) appare già avvenuto.

Le operazioni infrastrutturali di Traiano dettero luogo a un rapido sviluppo economico

e demografico, che rese necessaria la redazione di un nuovo piano regolatore in età adrianea.

La ricostruzione pressochè totale degli edifici (dal 119 in poi) seguì la logica dell’edilizia

intensiva, con la realizzazione di compatte insulae da parte delle società di navigazione e

degli armatori in risposta al continuo aumento del valore dei terreni.

Il tipo più diffuso prevedeva un forte sviluppo in verticale con la distinzione dei livelli

funzionali: tabernae commerciali a piano terra, aperte direttamente sulla strada, con

16

arch. PhD. Marco F

RATI

mezzanino; balconate ai piani superiori su mensole o pennacchi che davano accesso agli

alloggi. Il cortile monumentalizzato con portici su pilastri e arcate, conteneva i servizi comuni

e garantiva aerazione, illuminazione e collegamenti. Come ai Mercati traianei, la

composizione delle facciate sfruttava la libertà concessa dal sistema costruttivo nella

disposizione delle ampie aperture, dei cornicioni-ballatoi, di lesene e frontoni, nello studio

dell’ingresso principale, nelle leggere sporgenze dei prospetti. L’opus mixtum e l’opus

testaceum, talvolta rivestiti di materiali e decorazioni standardizzate che ne nascondevano

l’ossatura ad archi di scarico, permettevano semplici soluzioni tecniche (aggetti, grandi luci)

che però costituivano gli elementi base di un nuovo linguaggio architettonico, che si fondeva

a una nuova concezione dello spazio urbano, con l’enfatizzazione della dimensione verticale e

il recupero della strada.

Accanto alle insulae – la cui flessibilità ne consigliava l’uso anche come caserma, sede

di uffici (ad esempio, gli Horrea Hepagathiana), appartamenti per abitazione (sono esemplari

quelle del quartiere commerciale verso il fiume) spesso contenenti anche attrezzature

pubbliche (terme) – la ricerca tipologica ostiense dette luogo anche ad altre interessanti

sperimentazioni, contro la speculazione e l’eccessivo addensarsi dell’edilizia: le casette-tipo

di piccolo taglio e le case-giardino di livello medio-borghese (già definite nel 128).

Il mausoleo di Adriano.

La Mole Adriana (130-139) è l’ultimo edificio realizzato per l’imperatore, come suo

monumento funebre. L’enorme struttura, ulteriore testimonianza delle tendenze

macrotettoniche di Adriano, è esemplata sul modello di Augusto ma con proporzioni più

slanciate ed effetto ancor più grandioso. Circondato da boschetti e passeggiate, l’immenso

volume architettonico fornisce una prospettiva monumentale alla via Recta e al ponte Elio sul

Tevere (inaugurato nel 134) che unisce il sepolcro al Campo Marzio, decretandone il duraturo

successo urbanistico (Castel S. Angelo che gli si sovrappone restò in uso come fortezza

urbana per tutta l’età medievale e moderna).

La composizione, di tradizione ellenistica, è caratterizzata dal contrasto tecnico e

geometrico fra il basamento quadrato di 300 piedi di lato e 50 di altezza (89 m per 15) e il

tamburo cilindrico di 64 m di diametro, articolato da lesene. Il primo è costituito da un corpo

perimetrale concamerato connesso al tamburo da muri radiali in opus caementicium rivestito

in tufo, peperino, travertino; il secondo è un corpo pieno riempito di terra. Sovrastava

l’enorme cilindro un tumulo alberato sulla cui sommità si ergeva il podio monumentale

articolato da un frontone su ciascun lato e coronato dal gruppo bronzeo della quadriga del dio

Sole. Al centro del mausoleo si trovava la camera sepolcrale con la statua di Adriano, resa

accessibile da una rampa elicoidale e illuminata da quattro pozzi: quadrata di 8 m di lato, era

completamente rivestita di lastre di giallo antico con il pavimento a mosaico di marmo

colorato. 17

Corso di Storia dell’architettura 1

L’ETÀ DEGLI ANTONINI (138-192): ANTONINO PIO, MARCO AURELIO,

LUCIO VERO, COMMODO

Verso la crisi politica e la rarefazione degl’interventi.

Dietro l’ideologia della monarchia illuminata, gli Antonini continuarono la politica di

accentramento della burocrazia e di conservazione della pace, impegnandosi in iniziative

costruttive soprattutto nelle province, rilanciandone il ruolo e fornendo nuove occasioni di

sperimentazione architettonica. In realtà, le sempre più numerose crisi economiche e militari

attenuarono sempre più il vigore dei programmi pubblici urbani, facendo preferire il restauro

di edifici esistenti a nuove imprese edilizie, fatti salvi i complessi religioso-dinastici.

Le ricerche macrotettoniche e linguistiche portate avanti dai loro predecessori furono

temporaneamente abbandonate per un ritorno al classicismo, ravvivato da tentativi di

espressionismo chiaroscurale, tecnicamente ed economicamente meno impegnativo, e da una

nuova diffusione della pittura parietale, con cui ci si sforzava di ottenere effetti illusionistici

spesso inquadrando sfondi prospettici in intrecci vegetali.

La continuità della committenza dinastica.

Durante la seconda metà del II secolo a Roma furono realizzati pochi edifici pubblici,

tutti nel segno della tradizione e della continuità dinastica. Nel Campo Marzio Antonino Pio

fece costruire lo Hadrianeum, allineato con il tempio della diva Matidia e col Pantheon e

altrettanto circondato da un recinto porticato, la cui sequenzialità cogli altri due templi

accentuava il carattere di sistema dinastico-cultuale a scala urbana di quell’area monumentale.

Il tempio di Adriano, di proporzioni grandiose, proponeva un freddo classicismo,

ripetendo schemi ancora ermogeniani. All’esterno, si presentava come un periptero ottastilo

corinzio, mentre la cella era arretrata per lasciare davanti al prònao in antis uno slargo;

l’interno, che rifletteva l’articolazione esterna, proponeva semicolonne su zoccoli che

ritmavano le pareti. La maggiore novità era costituita dalla copertura del peribolo e della cella

a volte a lacunari. La decorazione allegorica (la personificazione delle Province, ormai

definiti i confini dell’impero, era evocativa della politica conservatrice di Adriano) era

semplicemente alternata all’impaginazione architettonica (semicolonne su alti zoccoli), senza

tentare di instaurare un dialogo.

Il tempio di Faustina, moglie di Antonino, voluto dal marito nel 141 sulla via Sacra

presso il Foro e oggi trasformato in chiesa (S. Lorenzo in Miranda), è classicista quanto lo

Hadrianeum: il tradizionale prostilo esastilo si erge su di un alto podio, mentre la decorazione

prevede un fregio a grifi affrontati.

Ancora nel Campo Marzio fu eretta la marmorea colonna funeraria di Antonino,

voluta da Marco Aurelio e Lucio Vero: la sua collocazione appare svincolata dal contesto

urbano, la cui disomogeneità non fu neppure tentato di ricondurre al nuovo fulcro urbanistico.

Il fusto liscio conduceva l’attenzione ai suoi estremi, dove si concentrava il principale tema

narrativo (la divinizzazione della coppia imperiale), dai toni familiari, estranei al trionfalismo.

La Colonna Antonina, elevata da Commodo in onore del padre Marco Aurelio dopo la

sua morte, presenta notevoli diversità rispetto al suo modello dichiarato (la colonna di

Traiano, altrettanto alta 100 piedi): l’autonomia da un qualche complesso monumentale e la

preminenza del rilievo sull’architettura ne sottolineano l’importanza come oggetto compiuto

in sé, non facente parte di un più ampio programma costruttivo.

I santuari in Oriente.

Il santuario di Esculapio a Pergamo fu costruito fra il 140 e il 175 poco fuori dalla

città. Ad esso si accedeva per una strada processionale colonnata che immetteva, attraverso un

cortile d’ingresso monumentale – pure porticato e disassato, con effetti di scorcio – in un

18

arch. PhD. Marco F

RATI

grande recinto rettangolare circondato su tre lati da portici e sul lato orientale (quello di

accesso) dagli edifici. Il complesso comprendeva una fonte sacra al centro della grande piazza

porticata, gli alloggi dei pellegrini, un teatro, una biblioteca e due templi, caratterizzati da un

linguaggio assolutamente romano.

Il tempio di Asklepio Soter è evidentemente basato sul modello del Pantheon: un

cilindro scavato all’interno da otto nicchie rettangolari e semicircolari, coperto da una cupola

in mattoni del diametro di 23,85 m (poi ricostruito più largo ma coperto in legno) e preceduto

all’esterno da un piccolo prònao tetrastilo con frontone.

Anche la Rotonda, posta allo spigolo sudorientale del complesso, appare fortemente

influenzata dall’architettura funeraria romana coeva: la spazio centrale lobato poggia su di

una cripta a volta a botte su pilastro centrale costruita nell’equivalente locale del calcestruzzo

romano; il piano superiore, la cui struttura era articolata in modo puntiforme da pilastri

quadrati fra i quali si sviluppavano le esedre circolari, era probabilmente coperto da un tetto

ligneo con un’apertura centrale.

Il santuario di Heliopolis (Ba‘albek), già fondato in onore di Baal, fu ingrandito sotto

Antonino Pio che lo dedicò a Giove. In continuità e coerenza con la tradizione romana, il

complesso si presenta come una sequenza di spazi lungo un solo asse monumentale,

realizzando un precario equilibrio fra l’anticipazione calcolata e la sorpresa visiva. Una

scalinata permette l’accesso ai propìlei a pianta esagonale (terminati alla metà del III secolo)

che introducono al cortile porticato il cui spazio diaframmato si dilata in esedre circolari.

Dalla parte opposta della piazza, come in un vero e proprio foro, si ergeva il tempio periptero

decastilo di Giove Eliopolitano, enorme edificio su di un alto podio e crepidoma. Allo stesso

schema aderisce il più piccolo tempio ottastilo di Bacco, decentrato rispetto al cortile bloccato

dalla simmetria.

Lo sviluppo urbanistico nelle province.

La politica ‘provinciale’ di tutti gl’imperatori del II secolo ebbe diverse conseguenze

sullo sviluppo dell’architettura romana coeva. Se, da una parte, la presenza a Roma di

Apollodoro di Damasco e l’interesse culturale di Adriano per la Grecia avevano fornito nuovi

modelli costruttivi che si integravano con le esperienze precedenti, dall’altra, non in tutto

l’impero i repertori locali resistevano alla standardizzazione edilizia e al fascino delle

maestranze egee. In ogni caso, l’attività costruttiva fu ovunque intensa: sia nelle nuove

province, dotate di capoluoghi e nuove colonie, che nelle regioni tradizionalmente avanzate

culturalmente. Lo sviluppo dei progetti urbanistici su queste città avvenne lentamente, ma

senza soluzione di continuità, durante tutto il secolo, così che gl’interventi architettonici di età

antonina si inseriscono coerentemente in schemi spaziali concepiti anche mezzo secolo prima.

Gerasa, centro carovaniero e sede di un importante santuario di Artemide, ricevette un

notevole impulso urbanistico a seguito dell’annessione della città alla nuova provincia

d’Arabia (106). Le principali arterie vennero configurate come plateae (vie porticate) e

all’incrocio fra cardo e decumani furono eretti due tetrapili, di cui quello principale assunse

un tono monumentale: un arco trionfale con quattro fronti posto al centro di un’area circolare.

La grande strada porticata, conclusa a Nord da una porta monumentale e a Sud dall’arco di

Traiano, non è un percorso rettilineo ma uno spazio che dialoga con il costruito, reagendo

continuamente alle pause e ai cambiamenti di ritmo imposti dall’architettura.

A Efeso la nobile famiglia locale dei Polemaeni aveva costruito in età traianea una

biblioteca in memoria del proprio caro Celso, sepolto nella cripta sottostante l’abside centrale,

che connotava l’edificio pubblico come heroon privato. La facciata monumentale – priva di

rapporto con la scatola edilizia retrostante e regolata da uno schema a edicola con due

colonne, disposte alternativamente su due piani e concluse da frontoni o lunette – faceva da

sfondo a uno dei lati della piazza, uno dei punti più importanti della nuova città imperiale,

19

Corso di Storia dell’architettura 1

dove fu probabilmente posto l’Altare degli Antonini, fulcro del culto imperiale

programmaticamente modellato sull’altare di Zeus a Pergamo. Antonino Pio vi fece costruire

le terme, secondo il tipo ad H con allineati frigidarium e palestre laterali, come in quelle di

Traiano. Altro importante edificio pubblico era il Portico di Verulanus (sacerdote asiatico,

committente dell’opera), una palestra inquadrata da colonnati di enormi dimensioni (47.000

mq), che assumeva il ruolo di seconda agorà (tetragona).

Il caso di Apamea di Siria, rasa al suolo nel 115 da un disastroso terremoto e

immediatamente ricostruita più grande e razionale per volontà di Traiano, è interessante per

l’omogeneità dell’operazione urbanistica, realizzata nel corso di tutto il II secolo. L’asse del

nuovo impianto urbano è costituito dalla via monumentale, esattamente orientata Nord-Sud,

larga 37,50 m e affiancata, secondo il tipo della platea, da colonnati corinzi a fusti lisci o con

scanalature tortili con fregio dorico interrotto da arcate in corrispondenza delle strade.

L’agorà, databile al secondo quarto del II secolo, si trovava a metà del cardo, leggermente

arretrato per lasciare spazio al santuario della Fortuna, che dava direttamente sul portico della

strada; la centralità della piazza è sottolineata però dall’ingresso monumentale (a tre navate e

tetrapylon) e dalla precisa assialità col tempio di Zeus. I portici del cardo ‘reagivano’ alla

presenza degli spazi più significativi della città con soluzioni linguistiche particolari, come le

colonne tortili davanti ai templi. Sul secondo asse monumentale – il decumano, con

andamento perpendicolare al primo – si trovava il teatro, costruito intorno al 160 col

postscaenium coincidente col portico della strada. Le enormi dimensioni della cavea (139 m

diametro) e la costruzione all’occidentale testimoniano infine le ambizioni di un’urbanistica di

rappresentanza, sovrapposta alla tradizione ellenistica.

Ad Augusta Raurica (presso Basilea) si trova un foro di grandi dimensioni (170 per 75

m) diviso in modo originale dal passaggio del cardo pedonale che interrompeva portici e

botteghe. Sul lato occidentale della piazza si trovava un tempio periptero con altare antistante

di età traianeo-adrianea; sul lato opposto, la curia: un’enorme basilica a tre navate databile al

145 e costruita sul sito di una precedente, in asse con l’edificio religioso, secondo un preciso

calcolo progettuale di equilibrata spartizione della piazza in pertinenze distinte, forse previsto

fin dalla fondazione augustea. M F

ARCO RATI

20

arch. PhD. Marco F

RATI

APPARATI

Cronologia sinottica.

Anno Eventi politici Realizzazioni urbanistiche Realizzazioni architettoniche

97 Nerva muore: gli succede il figlio

adottivo Marco Ulpio Traiano,

impegnato in Germania

99 Traiano rientra a Roma, dove ne è

celebrata l’apoteosi

100 Inizio di estesi rifacimenti alle vie Inizio della costruzione del tempio

consolari (fino al 115). Fondazione del divo Nerva a Roma

di Thamugadi (Timgad, Algeria)

101 Inizio della Prima Guerra Dacica (fino Inizio di lavori al corso del Tevere Fine della ricostruzione del tempio

al 102) (fino al 103) del divo Augusto a Roma

102 Lavori alle fogne di Roma

103 Grande distribuzione gratuita di cibo a

Roma. Aumento del numero delle

province e delle legioni

104 Apollodoro di Damasco costruisce il Inizio della costruzione delle terme

ponte sul Danubio a Drobeta di Traiano a Roma (inaugurate nel

(Romania). Incendio della Domus 109)

Aurea a Roma

105 Lucio Lacer fa costruire il ponte sul

Tago ad Alcantara (Spagna)

106 Fine della Seconda Guerra Dacica (dal Fondazione di Colonia Ulpia

105): la Dacia è annessa come Traiana Augusta Dacica, nuova

provincia all’impero capitale della Dacia (Romania)

107 Ludi straordinari e trionfo di Traiano a Inizio della costruzione del Foro di

Roma Traiano a Roma (dedicato nel 112)

108 Inizio della costruzione del

monumento alle vittorie di Traiano

ad Adamclissi (Romania; finito nel

109)

113 Riapertura del tempio di Venere e

nuova dedicazione del Foro di

Cesare a Roma. Ultimazione della

Colonna Traiana

114 Conquista dell’Armenia, annessa come Iscrizione dell’arco trionfale di

provincia all’impero Benevento

115 Conquista della Mesopotamia, annessa Costruzione dei porti di Ancona e Costruzione dell’arco trionfale di

come provincia all’impero Centumcelle. Inizio della bonifica Ancona

del Fucino (fino al 117)

116 Conquista dell’Assiria, annessa come

provincia: i confini dell’impero

raggiungono il Golfo Persico

117 Repressione delle ribellioni in

Mesopotamia meridionale, Egitto,

Cipro, Giudea.

Traiano muore mentre torna a Roma:

gli succede Publio Elio Adriano,

acclamato imperatore dall’esercito in

Siria

118 Adriano rientra a Roma Inizio della ricostruzione del

Pantheon a Roma (fino al 125).

Inizio della costruzione di Villa

Adriana a Tivoli (fino al 133)

119 Repressione della ribellione in Piano di ricostruzione dei quartieri

Britannia residenziali di Ostia

120 Adriano intraprende un lungo viaggio Dedicazione del tempio di Matidia a

in Gallia, Germania, Britannia, Roma (inaugurato nel 145)

Spagna, Mauretania, Asia, Bitinia,

Grecia, Sicilia (fino al 126), dando

impulso alla vita nelle province

121 Inaugurazione del tempio di Venere

e Roma (dedicato nel 135) a Roma

122 Costruzione del vallo di Adriano in Costruzione del tempio di Plotina a

21

Corso di Storia dell’architettura 1

Britannia (Scozia). Fondazione della Nîmes (Francia).

Colonia Iulia Hadriana Avennensis

(Avignone, Francia)

123 Negoziati con il re dei Parthi in Costruzione delle terme di Adriano

Mesopotamia a Leptis Magna (Libia)

124 Adriano soggiorna ad Atene (fino al

125)

126 Adriano intraprende un viaggio in

Italia centrale e meridionale (fino al

127)

128 Adriano soggiorna in Africa e a Roma,

dove riceve il titolo di pater patriae.

Inizio del secondo grande viaggio di

Adriano in Oriente, Egitto, Grecia

(fino al 134)

129 Ricostruzione di Gerusalemme

(Aelia Capitolina)

130 Inizio della costruzione del

Mausoleo di Adriano a Roma (finito

nel 139) e del ponte Elio sul Tevere

(inaugurato nel 134)

131 Adriano soggiorna ad Atene Fondazione di Antinoopoli, città in

memoria del favorito di Adriano

132 Dedicazione del tempio di Zeus

Olimpio ad Atene

134 Adriano torna a Roma, soggiornando

per lo più a Tivoli

135 Repressione della ribellione degli ebrei

in Palestina (dal 132)

138 Adriano muore a Baia (NA): gli

succede il figlio adottivo Tito Elio

Adriano Antonino

139 Sconfitta dei Briganti in Britannia (dal Costruzione del vallo Antonino in

135). Antonino è chiamato pater Britannia (Scozia)

patriae

140 Costruzione del santuario di

Esculapio a Pergamo (Turchia; fino

al 175)

141 Costruzione del tempio di Antonino

e Faustina a Roma (dedicato nel

161)

143 Costruzione delle terme a Cartagine

(Tunisia)

145 Inizio della guerra in Mauretania (fino Costruzione della basilica di Augst

al 152) (Germania). Inaugurazione del

tempio di Adriano a Roma

146 Costruzione di castella lungo il

confine germanico

147 Marco Aurelio è associato all’impero

151 Dedicazione del tempio del divo

Adriano a Roma

153 Repressione delle ribellioni in Giudea,

Acaia ed Egitto

158 Repressione della ribellione in Dacia

(dal 157)

160 Repressione delle ribellioni in Africa Costruzione del teatro di Apamea

(dal 156) (Siria)

161 Antonino muore: gli succedono i figli

adottivi Marco Aurelio Antonino e

Lucio Aurelio Vero Augusto. Inizio

della Guerra Partica (fino al 166)

164 Diffusione della peste in tutto l’impero

(fino al 165)

166 Trionfo di Marco Aurelio e Lucio

Vero a Roma

167 Inizio della guerra in Pannonia contro 22

arch. PhD. Marco F

RATI

Quadi (fino al 170) e Marcomanni

(fino al 179), che invadono il Veneto

169 Lucio Vero muore. Marco Aurelio,

impegnato contro i Germani, resta solo

al potere

172 Repressione delle ribellioni in Egitto e

Mauretania

173 Costruzione di un monumento in

onore di Marco Aurelio in località

imprecisata

175 Il legato di Siria Avidio Cassio usurpa

il potere in Egitto (fino al 176). Marco

Aurelio intraprende una spedizione in

Asia Minore, Siria, Egitto, Grecia,

amministrando direttamente le

province

176 Trionfo di Marco Aurelio sui Germani

177 Diffusione della peste nell’impero

179 Fondazione di Augusta Raurica

(Basilea, Svizzera)

180 Marco Aurelio muore a Vienna: gli Inizio della costruzione della

succede il figlio Lucio Aurelio Vero Colonna Antonina a Roma (fino al

Commodo, impegnato in Germania. 193)

Apoteosi a Roma

181 Il governo è nelle mani dei prefetti del

pretorio

182 Congiura di palazzo seguita da

vendette

184 Sconfitta dei Caledoni in Britannia

185 Repressione della ribellione in

Britannia. Il prefetto Perenne è

assassinato: il potere passa al

ciambellano Cleandro

188 Diffusione della peste. Incendio sul

Campidoglio. Repressione della

ribellione in Africa

190 Cleandro è assassinato. Rivolte

popolari per la fame. Scontri fra le

forze armate

192 Commodo fa giustiziare otto senatori. Rifondazione di Roma (Colonia

Roma è presa dal fuoco. Commodo è Commodiana)

assassinato da una congiura di palazzo

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Lezione 8: Architettura imperiale del III secolo

LEPTIS MAGNA

Leptis Magna è un’ antica città della Libia fondata dai Fenici all’inizio del 1° millennio

a.C. Vi nacque l’imperatore romano Settimio Severo (146), che si prodigò per il suo

abbellimento. Fra 4° e 5° sec., la regione e la città furono devastate dai barbari.

Il nucleo originario fenicio era forse sul luogo dove poi si sviluppò la città romana. Alla

foce del fiume era scavato il porto; il fiume stesso fu deviato con una diga potente a

monte della città. Rimangono l’arco quadrifronte di Settimio Severo (203-204), di cui si è

ritrovato quasi tutto il fregio ad altorilievo; un edificio termale (con cisterne e acquedotto);

un monumentale ninfeo curvilineo; il foro imperiale (o Severiano), con portici e botteghe,

un grande tempio e la monumentale basilica; il foro vecchio, il cui primo impianto risale

ad Augusto, su cui sorse una basilica cristiana; tre templi; un’esedra monumentale; la

curia; due archi, uno eretto nel 37 in onore di Tiberio, l’altro quadrifronte di Traiano; il

mercato (che risale all’8 sec. a.C., modificato sotto Tiberio); il calcidico (forse mercato

per particolari merci) e il grandioso teatro, d’impianto augusteo; i modiglioni di ormeggio

alle banchine del porto, resti di un tempietto dorico, del tempio di Giove Dolicheno e del

faro. Si conservano inoltre resti di case e ville, il grandioso circo, l’anfiteatro, ruderi di

mausolei, le terme extraurbane e, sulle colline, due fortezze, ultimo anello della catena

difensiva del limes tripolitanus.

SETTIZONIO

Era una strana e monumentale costruzione somigliante in parte a un ninfeo, ma a più

piani di colonne, fatta innalzate dall’imperatore Settimio Severo, ai piedi del colle

Palatino. In realtà era la nuova facciata monumentale del palazzo imperiale sul Palatino.

La facciata (colonne, cornici) era di marmo, scandita con rosoni intagliati in dorme

diverse. Il prospetto era quasi 90: vi si aprivano tre nicchioni semicircolari con ai lati due

avancorpi a base quadrata, movimentando con spigoli retti e ampie curvature il fronte di

tre piani colonnati di altezza decrescente verso l’alto. Tre nicchie ospitavano altrettante

fontane a base circolare, con un’unica vasca che ne raccoglieva le acque più in basso.

1

ARCO DI SETTIMIO SEVERO

Costruito nel 203 d.C., è un arco trionfale a tre fornici,

con il passaggio centrale più grande rispetto ai laterali.

Gli archi sono molto alti e la struttura è realizzata in

mattoni e travertino, con copertura in marmo. Sulla sua

superficie sono ricordate le vittorie in battaglia

dell’imperatore Settimio Severo, a cui il monumento è

dedicato. Sulla parte esterna ha quattro pilastri per

facciata che poggiano su basamenti sopraelevati.

TERME DI CARACALLA

Le Thermae Antoninianae, uno dei più grandi e meglio conservati complessi termali

dell’antichità, furono costruite nella parte meridionale della città per iniziativa di

Caracalla, che inaugurò l’edificio centrale nel 216 d.C.

La pianta rettangolare è tipica delle “grandi terme imperiali”. Le terme non erano solo un

edificio per il bagno, lo sport e la cura del corpo, ma anche un luogo per il passeggio e lo

studio. Si entrava nel corpo centrale dell’edificio da quattro porte sulla facciata nord-

orientale. Sull’asse centrale si possono osservare in sequenza il calidarium, il

tepidarium, il frigidarium e le natatio; ai lati di questo asse sono disposti

simmetricamente attorno alle due palestre altri ambienti.

Le Terme di Caracalla sono uno dei rari casi in cui è possibile ricostruire, sia pure in

parte, il programma decorativo originario. Le fonti scritte parlano di enormi colonne di

marmo, pavimentazione in marmi colorati orientali, mosaici di pasta vitrea e marmi alle

pareti, stucchi dipinti e centinaia di statue e gruppi colossali, sia nelle nicchie delle pareti

degli ambienti, sia nelle sale più importanti e nei giardini. Per l’approvvigionamento idrico

fu creato un ramo speciale dell’acquedotto dell’Acqua Marcia, l’Aqua Antoniniana.

Restaurato più volte, l’impianto termale cessò di funzionare nel 537 d.C.

2

MURA DI AURELIO

La necessità di una nuova cinta muraria apparve evidente nel corso del III secolo d.C.,

quando la gravissima crisi economica e politica rese

chiara la debolezza dell'Impero. La possibilità che i barbari potessero spingersi fino alla

capitale divenne plausibile e così Aureliano decise di dotare Roma di una nuova e più

energica fortificazione. I lavori, iniziati nel 271, furono portati avanti piuttosto

velocemente e dovettero essere quasi terminati alla morte dell'imperatore, anche se

vennero condotti a termine con Probo (279). Le mura furono costituite da mattoni ed

erano alte circa 6 metri e spesse 3,50, dotate ogni cento piedi (circa m 29,60) di una

torre di pianta quadrata, con camera superiore per le baliste. Le porte più importanti

erano costituite di due ingressi gemelli, coperti ad arco, con paramento in travertino ed

inquadrati da due torri semicircolari, mentre le porte secondarie avevano un arco

semplice al posto di quello doppio ed erano inserite semplicemente al centro di un tratto

di mura, tra due torri quadrate.

PALAZZO DI DIOCLEZIANO A SPALATO

Il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti meglio conservati dell'architettura

romana. Fu costruito come sintesi di una sfarzosa villa imperiale e di un accampamento

militare romano (castrum), diviso in quattro parti da due strade principali. La metà

meridionale del palazzo era destinata all'imperatore, al suo appartamento e al

corrispettivo cerimoniale ufficiale e religioso, mentre la parte settentrionale era prevista

per guardia imperiale, soldati, servitù, magazzini ecc. Il palazzo è una costruzione

rettangolare con quattro grandi torri angolari e quattro torri più piccole e una porta su

ciascun muro. Nella parte inferiore delle mura non ci sono aperture mentre il piano

superiore si apre in un portico monumentale sulla facciata meridionale e corridoi con

finestre ad arco lungo gli altri tre lati. Nel corso dei secoli gli abitanti del palazzo, e dopo

anche i cittadini di Spalato, hanno adattato questi spazi alle loro esigenze, sicché gli

edifici all'interno e le mura esterne con le torri hanno cambiato notevolmente il loro

aspetto originale, ma i contorni del palazzo sono ancor oggi ben visibili.

3

BASILICA DI TREVIRI

La basilica venne fatta costruire dall'imperatore romano Costantino I all'inizio del IV

secolo ed inizialmente era destinata a fungere da sala del trono.

Una novità fu la decorazione esterna con una serie di alte arcate cieche, nelle quali si

aprono due livelli di finestrato. Questo motivo, che rompe con la tradizione delle pareti

lisce, è presente sulle due pareti laterali e sull'abside. Vicino alle finestre si trovano

anche tracce di decorazioni a stucco originarie. Anticamente vi correvano intorno due

ballatoi, che spezzavano il ritmo ascensionale delle lesene. Attorno all'edificio si

trovavano due bassi peristili a "U", che abbracciavano simmetricamente i lati dell'edificio.

Attraverso un nartece disposto trasversalmente (forse dotato di abside) si accedeva

all'interno, a navata unica. La sala vera e propria misurava 200x100 piedi romani.

L'abside è inquadrata da un poderoso arco trionfale, sul quale ha inizio una serie di

nicchie semicircolari che proseguono lungo l’abside.

4

TERME DI DIOCLEZIANO

Estese tra il Viminale e il Quirinale su una superficie di oltre 13 ettari, le Terme di

Diocleziano sono il più grandioso complesso termale mai costruito nel mondo romano.

Edificate tra il 298 e il 306 d.C. Il complesso era formato da un vasto recinto esterno e al

lato opposto dell’ingresso principale si trovava un’enorme esedra con gradinate, forse

usata per spettacoli teatrali. Dal recinto si accedeva al giardino (xystus) al centro del

quale si trovava il complesso termale vero e proprio, costituito dagli ambienti riscaldati, il

frigidarium, il tepidarium e il calidarium. Ai lati del corpo centrale erano disposte, in

modo simmetrico, due vaste palestre e una serie di ampi ambienti, le cosiddette Grandi

Aule

5

BASILICA DI MASSENZIO

La costruzione venne avviata da Massenzio, ma portata a termine da Costantino.

Lo schema della basilica è quello classico: tre navate, quella centrale più grande e alta

rispetto alle due laterali di uguale dimensione, e scandita da alte colonne.

Originariamente l'ingresso si doveva trovare sul lato est, verso il tempio di Venere e

Roma; vi erano cinque grandi passaggi che portavano a una specie di atrio dal quale si

passava alla navata centrale . La navata era divisa da potenti pilastri, quattro dei quali

isolati al centro, che la dividevano in tre parti, ognuna coperta da una grande volta a

crociera, e terminava con un'abside. All'interno di questa si trovava una statua

gigantesca originariamente raffigurante Massenzio ma in seguito adattata per

Costantino. Le due navate laterali (come quella centrale) erano suddivise ognuna in tre

settori che erano coperti, trasversalmente rispetto alla navata centrale, da una volta a

botte ornata da cassettoni ottagonali. Al centro della navata laterale settentrionale vi era

un'altra grande abside preceduta da una coppia di colonne e con le pareti adornate da

nicchie per statue inquadrate da colonnine su mensoloni scolpiti. L'ingresso era formato

da una scalinata e da un avancorpo sostenuto da quattro colonne di porfido.

6

TEMPIO DI VENERE E ROMA

Già descritto per l’architettura del II sec., l’attuale aspetto delle celle del tempio è quello

dovuto a un rifacimento sotto Massenzio dovuto ai danni provocati nel 283 d.C. da un

incendio. L'interno, coperto da una volta a botte decorata con cassettoni stuccati, era

scandito da due file di colonne di porfido addossate (tramite basamento comune) alle

pareti dei lati maggiori, arricchite da nicchie per statue inquadrate da colonnine

sempre in porfido e sostenute da mensole in marmo bianco; sul lato di fondo si trova

un'abside nella quale era situata la statua di culto, preceduta da due colonne di porfido

e con il catino decorato con motivo in stucco; il pavimento era di lastre di marmo

policrome a formare dei disegni geometrici.

NINFEO DEGLI HORTI LICINIANI

Conosciuto come Tempio di Minerva Medica,

esso è una struttura a pianta dodecagonale

con nicchie semicircolari sui lati, numerose

finestre e una copertura a cupola di 25 metri

di diametro; l'ingresso era sul lato nord.

L'edificio, che viene datato al IV secolo,

doveva essere rivestito di marmi, stucchi e

mosaici e sormontato da una cupola, poi

crollata.

Il nome deriva da alcune statue scoperte nel

XVI secolo, tra le quali una di Minerva con il

serpente (simbolo della medicina)

7

VILLA IL CASALE

La struttura romana, di epoca tardo imperiale, è appartenuta ad un esponente

dell’aristocrazia senatoria romana, forse un governatore di Roma.Tra i resti della villa si

individuano quattro nuclei separati:

• ingresso monumentale a tre arcate con cortile a ferro di cavallo

• corpo centrale della villa, organizzato intorno ad una corte a peristilio

quadrangolare, dotata di giardino con vasca mistilinea al centro

• grande trichora preceduta da un peristilio ovoidale circondato a sua volta da un

altro gruppo di vani

• complesso termale, con accesso dall'angolo nord-occidentale del peristilio

quadrangolare (ambienti 40-46).

Molte delle sale della residenza presentano il pavimento con mosaici figurati in tessere

colorate.

Ognuno dei quattro nuclei della villa è disposto secondo un proprio asse direzionale.

Tuttavia tutti gli assi convergono al centro della vasca del peristilio quadrangolare.

8

Arnolfo e Firenze fra Due e Trecento

La badia Fiorentina

E’ un importante luogo di culto cattolico di Firenze, situato nel cuore della città antica

davanti al Bargello e intitolato alla Vergine Maria.

Nel 1285 la chiesa subì un radicale rifacimento in stile gotico ad opera di Arnolfo di

Cambio, che ne cambiò l'orientamento con l'abside verso via del Proconsolo.

L'orientamento era quello più tradizionale, con le finestre del retro a oriente per ricevere la

luce solare ogni mattina.

La chiesa aveva tre navate ed il suo aspetto era molto colorato: era coperta da capriate

coperte di motivi ornamentali, le quali sopravvivono ancora oltre il soffitto a cassettoni

odierno.

La chiesa è legata anche a memorie dantesche.

Qui, secondo la Vita Nuova, Dante Alighieri vide Beatrice per la prima volta, durante una

messa.

In seguito Boccaccio tenne in questa chiesa le celebri letture della Divina Commedia.

Il Museo nazionale del Bargello

E’ un museo di Firenze, dedicato alla scultura.

La sua collezione di statue rinascimentali è considerata tra le più notevoli a livello

mondiale: annovera infatti capolavori di Michelangelo, Donatello, Ghiberti ed altri

importanti scultori.

Il nome deriva dal palazzo del Bargello, detto anche palazzo del Popolo.

Il Palazzo del Bargello (o palazzo del Capitano del Popolo) è situato in piazza San Firenze

lungo l'inizio della via del Proconsolo ed è stato il primo a Firenze realizzato some sede

delle istituzioni cittadine.

Dal 1255 al 1261 venne creato il primo nucleo formato da un parallelepipedo che inglobò

la torre Volognana già esistente prima degli inizi dei lavori; questo creò una differenza di

altezze tra la nuova costruzione e la torre che venne successivamente colmata nel 1345

rialzando di un piano il palazzo ad opera di Neri di Fioravante.

La basilica di Santa Maria Novella

E’ una delle più importanti chiese di Firenze e sorge sull'omonima piazza.

Se Santa Croce era ed è un centro antichissimo di cultura francescana e Santo Spirito

ospitava l'ordine agostiniano, Santa Maria Novella era per Firenze il punto di riferimento

per un altro importante ordine mendicante, i domenicani.

La facciata marmorea di Santa Maria Novella è fra le opere più importanti del

Rinascimento fiorentino, pur essendo stata iniziata in periodi precedenti e completata

definitivamente solo nel 1920.

La chiesa fu la prima basilica dove vennero usati elementi dell’architettura gotica a

Firenze, in particolare i caratteri tipici dell'architettura gotica cistercense.

L'interpretazione del nuovo stile fu molto originale e fece da esempio ad un gran numero

di edifici religiosi successivi.

Presenta una pianta a croce commissa (cioè a T), suddivisa in tre navate con sei ampie

campate che si rimpiccioliscono verso l'altare (11,50 m verso l'altare contro i 15 verso la

facciata), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di quella reale.

La copertura è affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da

pitture parietali bicrome bianco-verdi, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista.

In fondo alla navata principale, ad un'altezza di 45 metri, è stato ricollocato dal 2001 il

Crocifisso di Giotto (databile verso il 1290), dopo dodici anni di restauro, nella posizione

dove verosimilmente doveva trovarsi fino al 1421.

Santa Croce.

A Firenze, è una delle più grandi chiese officiate dai francescani e una delle massime

realizzazioni del gotico in Italia.

La basilica è rialzata dal suolo di otto gradini.

Originariamente la facciata era incompiuta, come in molte basiliche fiorentine.

La parete di pietraforte a vista assomigliava molto a quello che ancora si vede a San

Lorenzo, sebbene di forma e proporzioni diverse.

L'interno di Santa Croce è apparentemente semplice e altamente monumentale al tempo

stesso, con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale.

La grandiosa navata centrale segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e

ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore.

I muri sottilissimi, sostenuti da archi a sesto acuto su pilastri ottagonali, richiamano le

basiliche paleocristiane di Roma dove Arnolfo lavorò a lungo, ma la scala è infinitamente

più grande e i problemi strutturali costituirono una vera e propria sfida alle capacità

tecniche del tempo.

Il soffitto a capriate, ingannevolmente "francescano", richiese un complicato congegno

strutturale data l'enorme luce libera e il peso che rischiava di soverchiare le sottili

murature.

Arnolfo, rispettando in qualche modo lo spirito francescano, disegnò una chiesa con una

pianta volutamente spoglia, con ampie aperture destinate all'illuminazione delle pareti

sulle quali, come già in altre chiese francescane prima fra tutte quella di Assisi, dovevano

essere affrescati grandi cicli figurativi destinati a narrare al popolo analfabeta le Sacre

Scritture.

Santa Maria del Fiore.

Conosciuta comunemente come Duomo di Firenze, è la principale chiesa fiorentina,

simbolo della città ed uno dei più famosi d'Italia nonché la terza chiesa al mondo per

.

grandezza

Fu incaricato del nuovo cantiere Arnolfo di Cambio.

Venne dedicata alla Madonna "del fiore" cioè della città stessa (Fiorenza), sebbene i

cittadini continuarono a chiamarla col vecchio titolo almeno fino al 1412, quando un

.

decreto della Signoria impose l'obbligo della nuova denominazione

I lavori iniziarono con lo scavo delle fondazioni, poi con l'elevazione dei muri delle navate

laterali; si procedette così per lasciare il più a lungo possibile la chiesa di Santa Reparata

in grado di funzionare come cattedrale.

Le pareti sono ricoperte all'esterno da una sfarzosa decorazione a marmi policromi da

Campiglia,poi Carrara (marmo bianco), Prato (serpentino verde), Siena e Monsummano

(rosso).

Le bande in marmo ripresero sia la decorazione del Battistero, sia quella del Campanile.

La zona absidale della cattedrale è composta dalla cupola a pianta ottagonale e dalle tre

absidi.

Le tre absidi, o tribune, sono disposte lungo i punti cardinali, prismatiche dotate di

semicupole con suggestivi contrafforti a forma di archi rampanti impostati sulle pareti

divisorie delle tribune stesse.

Le eleganti finestre dei lati sud ed est sono attribuite a Lorenzo Ghiberti.

Più in alto, in corrispondenza delle sagrestie e delle scale di accesso alla cupola, si

trovano le "tribune morte", a pianta semicircolare, disegnate dal Brunelleschi.

Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio si trova in piazza della Signoria a Firenze ed è la sede del comune della

città.

Rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed uno dei

palazzi civici più conosciuti nel mondo.

Chiamato in origine "Palazzo dei Priori, divenne nel XV secolo "Palazzo della Signoria",

dal nome dell'organismo principale della Repubblica fiorentina;

nel 1540 divenne Palazzo Ducale, quando il duca Cosimo I de’ Medici ne fece la sua

residenza; infine il nome Vecchio lo assunse nel 1565 quando la corte del Duca Cosimo si

spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti.

Campanile di Giotto

Il Campanile di Giotto è la torre campanaria di Santa Maria del Fiore, la cattedrale di

Firenze, e si trova in piazza del Duomo.

L'impronta giottesca è soprattutto evidente nel pittoricismo del raffinatissimo rivestimento

in marmi bianchi (provenienti dalle cave di Campeggia Marittima e Pietrasanta), verdi

(serpentino di Prato) e rossi (Monsummano Terme, Siena, Stazzema).

Chiesa di Orsanmichele

La chiesa di Orsanmichele, detta anticamente anche di San Michele in Orto, si trova a

Firenze ed era una loggia costruita in origine per il mercato delle granaglie, in seguito

trasformata in chiesa delle Arti, le antiche corporazioni fiorentine.

Caratteristica di Orsanmichele è il trattamento raffinato e curatissimo delle superfici, a

partire dalle grandi trifore gotiche decorate da fini trafori e da statuette collocate al livello

della linea d'imposta degli archi.

I piani superiori hanno un paramento liscio in pietraforte, sul quale si aprono grandi bifore

marmoree, decorate, tra l'altro, da stemmi della Repubblica fiorentina e delle Arti.

Il coronamento è composto da archetti trilobi poggianti su mensole.

I pilatri tra le trifore ospitano le celebri nicchie con le statue dei santi patroni delle

corporazioni di mestieri, con opere dei più importanti scultori fiorentini dell’epoca.

L'interno è a due navate, con due grandi pilastri quadrati al centro, che reggono, assieme

ai semipilastri addossati alle pareti, le sei volte a crociera a tutto sesto, che sostengono i

saloni superiori.

Ponte Vecchio.

Il Ponte Vecchio è uno dei simboli della città di Firenze ed uno dei ponti più famosi del

mondo.

Attraversa il fiume Arno nel suo punto più stretto.

Il Ponte Vecchio è composto da tre ampi valichi ad arco ribassato; per la prima volta in

Occidente veniva superato il modello romano che prevedeva l'uso esclusivo di valichi a

tutto sesto (ovvero arcate semicircolari) che nel caso di un ponte molto lungo richiedevano

un gran numero di arcate, creando così potenziali pericoli in caso di piena (per la facile

ostruzione dei valichi stretti) o una pendenza molto accentuata.

Altra caratteristica tipica, ben più evidente al turista ma meno rivoluzionaria, è il passaggio

fiancheggiato da due file di botteghe artigiane, ricavate in antichi portici poi chiusi, che lo

hanno reso famoso, come se si trattasse del proseguimento della strada.

Le botteghe di Ponte Vecchio si affacciano tutte sul passaggio centrale, ciascuna con

un'unica vetrina chiusa da spesse porte in legno.

La loggia del Lanzi.

La Loggia della Signoria è un monumento storico di Firenze, che si trova in Piazza della

Signoria a destra di Palazzo Vecchio e accanto agli Uffizi.

Sebbene si tratti di un edificio gotico, la presenza di archi a tutto sesto rappresenta una

vera anticipazione dello stile rinascimentale che, con tutta probabilità, ispirò Brunelleschi

per la realizzazione di quello che è considerato il primo edificio pienamente

rinascimentale, lo Spedale degli innocenti, in Piazza della Santissima Annunziata.

BRUNELLESCHI E IL PRIMO RINASCIMENTO A

FIRENZE.

IL RINASCIMENTO. LA STAGIONE DELLE SCELTE

Con iI termine «Rinascimento» si è soliti indicare quella straordinaria stagione letteraria,

artistica, filosofica e scientifica fiorita in Italia tra Quattrocento e Cinquecento.

Giorgio Vasari è tra i primi a impiegare il termine «Rinascita» già per indicare il

rinnovamento della pittura introdotta da Cimabue e Giotto. La diffusione moderna, del

termine «Rinascimento», invece, è connessa alla pubblicazione, nel 1860, de La civiltà del

Rinascimento in Italia, un fondamentale saggio di Jacob Burckhardt, un grande studioso

svizzero innamorato dell'arte e della civiltà italiane.

Gli uomini di cultura italiani del XV e del XVI secolo si sentivano legati con un filo diretto

alla grande civiltà classica di cui, consapevolmente, si ritenevano eredi, mentre

consideravano il Medioevo (o «Età di mezzo») un periodo di barbarie e decadenza.

Rinascimento è, quindi, il ritorno in vita del mondo classico.

E' certamente vero che il Quattrocento e il Cinquecento videro una straordinaria

produzione artistica e letteraria come mai prima c'era stata, ma il senso positivo del

termine «Rinascimento» può essere impiegato proprio e solo se ci riferiamo alla cultura.

Infatti la storia d'Italia di quei due secoli fu decisamente negativa.

Abbiamo già visto come dal libero Comune si passasse alle Signorie che, ponendo fine

alle continue lotte per la conquista del potere, procurarono alla popolazione una maggiore

tranquillità e un relativo benessere annientando però, con un governo tirannico, ogni forma

di libertà.

Dalle Signorie poi si passò ai Principati con il riconoscimento del potere del Signore da

parte del papa o dell'imperatore.

Le lotte fra le varie Signorie italiane condussero all'eliminazione di quelle militarmente più

deboli e si arrivò a degli Stati più o meno a base regionale che per tutto il Quattrocento e il

Cinquecento.

Continuarono a lottare impedendo così la formazione di uno Stato unitario.

Alla fine del Quattrocento il fragile equilibrio fra gli Stati italiani venne definitivamente

distrutto a causa delle invasioni che la penisola dovette subire e che dettero l'avvio alla

perdita d'indipendenza di molti di quegli Stati.

Tuttavia la loro diffusione sull'intero territorio peninsulare fece sì che non uno, ma

numerosi fossero i centri di cultura e di propagazione delle conquiste rinascimentali.

I caratteri distintivi del Rinascimento furono l'amore e l'interesse per ogni manifestazione

culturale del mondo antico e la consapevolezza del valore dell'uomo capace, con la

propria intelligenza, di creare il proprio destino.

È con il cosiddetto Umanesimo che incomincia il Rinascimento, cioè con lo studio dei testi

letterari ai quali si attribuiva la capacità di formare l'interiorità dell'essere umano.

La lingua latina riprende vigore come pure lo studio di quella greca.

Quest'ultimo viene facilitato dalla presenza in Italia di quei dotti greci che nel 1438-1439

partecipano al concilio di Firenze-Ferrara e di quelli che nel 1453 si trasferiscono nella

penisola dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi.

Per le arti figurative guardare al mondo classico («classicismo») non fu semplice

imitazione, ma un modo per creare qualcosa di nuovo.

E, anzi, gli artisti rinascimentali si sentirono di dover competere con gli antichi, di

raggiungerli nella grandezza e, se possibile, di superarli.

È questa fiducia che viene espressa da Leon Battista Alberti nella lettera con cui, nel 1435,

dedicava a Filippo Brunelleschi il suo trattato sulla pittura.

Egli scrive, infatti, che la fama dei suoi con-temporanei è necessariamente superiore a

quella degli antichi poiché senza maestri sono riusciti a trovare "arti e scienze non udite e

mai vedute".

La bella espressione dell'Alberti si riferisce alle novità artistiche e scientifiche dei primi anni

del '400, sconosciute sino ad allora e, quindi, ignote anche agli antichi.

Dallo studio della civiltà classica si deduce che l'arte dei Greci e dei Romani è

naturalistica; da ciò consegue che lo scopo dell'arte è l'imitazione della natura.

Una natura che gli uomini del Rinascimento indagheranno scientificamente al fine di

poterne carpire ogni segreto. Principale strumento per tale indagine sarà la prospettiva.

E' Firenze la città in cui inizialmente la nuova arte rinascimentale si manifesta e i suoi

artisti ne sono i fondatori: è di nuovo l'acutezza dell'Alberti a riconoscerlo.

Dopo aver visitato Firenze per la prima volta, avendola trovata come un grande

operosissimo cantiere, egli poté scrivere: "Ma poi che io dal lungo esilio in quale siamo noi

Alberti invecchiati, qui fui in questa nostra sopra l'altre ornatissima patria ridutto, compresi

in molti ma prima in te, Filippo, e in quel nostro amicissimo Donato scultore e in quegli altri

Nencio e Luca e Masaccio, essere a ogni lodata cosa ingegno da non posporli a qualsiasi

stato antiquos e famoso in queste arti".

Con queste parole l'Alberti individua immediatamente anche coloro che furono gli iniziatori

del Rinascimento, pieni di capacità («ingegno») in ogni lodevole attività da non essere

secondi a nessuno dei famosi artisti antichi.

Abbiamo già avuto modo di accennare alla prospettiva. Con questo termine, che deriva,

dal latino perspicere, cioè vedere distintamente, siamo soliti indicare un insieme di

proiezioni su un piano (che, come noto, ha due dimensioni: larghezza e altezza) di oggetti

(che, al contrario, hanno tre dimensioni: larghezza, altezza, profondità) tale che quanto è

stato disegnato corrisponda agli oggetti reali come noi - li vediamo nello spazio.

Questo vuoi dire semplicemente che, tramite un procedimento grafico, è possibile

rappresentare qualunque oggetto o insieme di oggetti (ad esempio quanto, vedete alzando

ora gli occhi dal libro) su un foglio; in modo che l'immagine disegnata sia quanto più simile

a ciò che noi vediamo realmente. Per far questo è necessario, quindi, che esista un

qualcosa da rappresentare e qualcuno che lo stia guardando; che si sappia qual è la

posizione di questo, qualcuno rispetto a quel che vuole disegnare (vi accorgete infatti che

cambiando posizione quello che state guardando vi appare in modo diverso) e, infine che

ci sia un supporto su cui farlo.

Il foglio da disegno (il supporto) deve essere immaginato come una pellicola trasparente

posta fra l'oggetto da rappresentare e chi guarda. Si suppone, allora, che dall'occhio

dell'osservatore partano dei raggi che vadano a circondare l'oggetto.

Tali raggi intersecano la pellicola trasparente e questa intersezione, che individua

un'immagine simile, ma più piccola dell'oggetto, ne costituisce la rappresentazione

prospettica.

Per avere una prova concreta che ciò sia vero basta che vi mettiate davanti a una finestra

muniti di pennarello: tenete il collo ben rigido, chiudete un occhio e non muovete quello

aperto.

Ripassate sul vetro i contorni di ciò che vedete attraverso la finestra.

Conclusa tale operazione aprite l'occhio che avevate chiuso e guardate quello che avete

disegnato: è una prospettiva, in tutto e per tutto rappresentativa di quanto c'è al di là della

finestra.

E' ovvio che non possiamo sempre disporre di una superficie trasparente; sono le regole

geometriche della prospettiva che ci permettono di disegnare su una superficie opaca,

consentendoci inoltre di rappresentare cose create dalla nostra fantasia.

Città, palazzi, piazze, in-terni di edifici, paesaggi che non esistono nella realtà o che non

esistono ancora, possono così prendere vita. Per disegnare sul vetro avete dovuto

chiudere un occhio; questo ci dice che la prospetti-va si serve di un solo centro di

proiezione (l'occhio aperto).

Diciamo perciò che la visione è monoculare. Ne deduciamo, allora, che la prospettiva non

consente di realizzare una visione stereoscopica dovuta all'esistenza di due occhi e,

pertanto, a due centri di proiezione, la qual cosa corrisponde, invece, al nostro 'vero modo

di vedere. Inoltre disegnando sul vetro avete tenuto la testa rigida e non avete ruotato

l'occhio aperto.

Questa è un'altra limitazione della visione prospettica che non permette di rappresentare

le cose tenendo conto dell'estrema mobilità dei nostri occhi. In una prospettiva tutte le

linee perpendicolari al quadro prospettico (il` foglio trasparente) convergono in un unico

punto detto punto di fuga; tutte le linee orizzontali parallele al quadro e fra loro equidistanti

restano parallele, ma la loro distanza reciproca diminuisce all'aumentare della loro

distanza dal quadro; tutte le linee verticali parallele al quadro restano verticali, fra loro

parallele e mantengono invariate le loro distanze reciproche se giacciono su un piano

parallelo al quadro, diminuiscono la loro distanza reciproca e si avvicinano con

progressione al loro punto di fuga se giacciono su un piano perpendicolare o obliquo al

quadro.

Fu Filippo Brunelleschi, agli inizi del secondo decennio del Quattrocento, a scoprire le

regole geometriche della rappresentazione prospettica.

Egli dette prova delle sue scoperte realizzando due tavolette prospettiche purtroppo

perdute.

Una di esse rappresentava il Battistero di Firenze visto dal portale centrale della cattedrale

di Santa Maria del Fiore, forniva una visione del Palazzo Vecchio e della vicina Loggia de'

Lanzi da un punto situato li dove l'attuale via dei Calzaiuoli si immette in piazza della

Signoria. Finalmente gli artisti potevano disporre di un metodo scientificamente corretto

per la realizzazione delle lora opere.

Ciò fu particolarmente importante in un momento in cui si riteneva the compito principale

dell'arte fosse non solo l'imitazione della natura e, quindi, la realizzazione di opere simili al

vero, ma anche la conoscenza scientifica della natura stessa.

La prospettiva, basandosi su leggi matematiche (perciò universalmente vere),

consentendo una perfetta rappresentazione delle cose (pur con le limitazioni a cui

abbiamo accennato), costituiva lo strumento tecnico per eccellenza alla portata dell'artista

per studiare e indagare la natura.

Si trattava di una disciplina che poteva vantare anche una certa superiorità rispetto a

quelle che si basavano ancora sulla sola autorità degli antichi che gia cominciava, però, a

essere messa in discussione.

Le lunghe operazioni necessarie per l'esecuzione di una prospettiva per mezzo della

costruzione brunelleschiana vennero successivamente molto semplificate e ridotte di

numero a opera di Leon Battista Alberti, il grande umanista, pittore e architetto, a cui si

deve il procedimento prospettico che divenne noto con il nome di costruzione abbreviate,

proprio per sottolinearne la maggiore celerita d'esecuzione.

L'Alberti nel 1435 ultimo la stesura latina del primo trattato di prospettiva, il De Pictura (La

pittura) e lo tradusse in volgare l'anno successivo dedicandolo al Brunelleschi .

Il prologo al trattato si chiude con un invito a Filippo in cui l'Alberti riconosceva al

Brunelleschi, la priorità nella scoperta della prospettiva.

Il trattato dell'Alberti, pervenutoci senza illustrazioni, si divide in tre libri, il primo dei quali si

occupa essenzialmente di prospettiva che l'autore definisce "leggiadra e nobilissima arte".

Ma fu soltanto con Piero della Francesca che il Rinascimento ebbe il suo primo trattato di

prospettiva interamente illustrato: il De Prospectiva pingendi (La prospettiva).

Il termine pingendi sottolinea che la prospettiva di cui Piero si occupa è un fatto grafico,

rappresentativo, distinto da quella communis che, propriamente, attiene alle leggi della

visione ed e patrimonio di fisici e filosofi.

Anche in questo caso l'opera – scritta da un pittore a use e consumo di pittori – si

compone di tre libri che, con esercizi sempre più complessi, conducono per mano il lettore

nella selva intricata dei procedimenti di riduzione prospettica fino a renderlo un esperto

«pittore prospettico».

Gli esercizi passano gradualmente dalla rappresentazione di semplici figure piane a quella

di corpi solidi, da quella di composizioni di solidi complessi o di elementi architettonici, fino

all'estremo, impensabile virtuosismo della prospettiva di una testa umana.

Ciò rappresenta quanto di più difficile possa esistere e quanto di meno assimilabile ci sia a

un insieme di piani per le sue infinite, complesse, variabili e modulate curve, rientranze e

sporgenze.

Ma questo dimostra quanto fosse grande la fiducia di Piero nella verità della scienza

prospettica.

Senza di essa è impossibile diventare grandi artisti. Alla fine del'400 Leonardo da Vinci

che suggestivamente considerava la prospettiva "briglia e timone della pittura" aggiunse

un tocco di vita a questa scienza che può apparire fredda nel suo rigore geometrico.

Si tratta della teorizzazione (e della messa in pratica) della prospettiva aerea. Infatti

Leonardo nelle sue delicatissime opere contraddistinte da una profondità spaziale il cui

livello tecnico ed espressivo fu inimitabile e mai raggiunto da altri riuscì a tener conto

anche delle molteplici variazioni di colore e di forma delle cose vedute causate dalla

presenza dell'atmosfera.

Con l'aumentare della distanza tra ciò che si vede e i nostri occhi cresce anche la

concentrazione dell'aria e del pulviscolo che vie in sospensione, tanto che le cose

appaiono sempre più indistinte, sfocate e tendenti all'azzurro.

PROSPETTIVA E BATTISTERO DI SAN GIOVANNI

E’ l’artefice del passaggio dalla ricerca astratta alla sua applicazione concreta.

Tra il 1410 e il 1413 Filippo Brunelleschi affronta il problema della rappresentazione

scientifica della terza dimensione su un piano. Gli artisti medievali avevano risolto il

problema della rappresentazione dello spazio in modi empirici. I loro procedimenti non

scaturivano dall’intersezione dei raggi visuali con il piano di quadro, ma erano basati su

esperienze pratiche e attuati direttamente sul piano di rappresentazione.

Brunelleschi conosceva l’opera della geometria di Euclide (elementi), ed in particolare i

teoremi VI-VIII dell’Ottica e il X in cui si esprime il concetto dei raggi visuali e

dell’intersezione di questi con il piano di quadro; inoltre aveva dimestichezza con le opere

di Vitruvio (De architectura) e di Tolomeo (Ottica).

Egli riesce a risolvere il problema della rappresentazione dello spazio, intersecando i raggi

proiettanti, passanti per il punto di vista, con il piano di riquadro, e utilizzando, a questo

scopo, la pianta e l’alzato dell’elemento da rappresentare.La costruzione legittima ideata

da Brunelleschi è il procedimento rigorosamente geometrico, anche se la sua costruzione

grafica risulta molto complessa e richiede pertanto molto tempo.

Esemplari sono le tavolette prospettiche, realizzate all’inizio del Quattrocento di cui ci è

pervenuta solo una descrizione molto precisa. In una di esse era possibile osservare,

attraverso un foro praticato nella tavoletta, la veduta prospettica del battistero di Firenze

riflessa da uno specchio. Essa costituiva la nascita delle regole per la costruzione della

prospettiva di un edificio.

LE PROPORZIONI

La riscoperta del mondo classico e lo studio del trattato di architettura di Vitruvio fornirono

le basi per una nuova certezza rinascimentale, quella derivante dalla teoria delle

proporzioni.

Proporzione viene dal latino proportione, che vuol dire secondo la porzione e indica la

corrispondenza di misura fra due o più parti in stretta relazione fra loro.

Queste corrispondenze di misure sono quindi dei rapporti matematici. La disciplina a cui le

proporzioni sono applicate con maggior frequenza è l'architettura. Con esse gli architetti

del Rinascimento ritenevano di poter rendere armoniose le loro opere, ma anche

resistenti.

Mentre oggi il tecnico (architetto o ingegnere) può disporre di un procedimento analitico

(basato su calcoli matematici che hanno riscontro con il comportamento fisico dei materiali

impiegati) per avere la certezza che I'opera che si appresta a realizzare non crollerà e

sarà forte e resistente persino alle scosse dei terremoti, per tutta l'antichità, il Medioevo e il

Rinascimento ci si è affidati alle proporzioni e all'esperienza.

Nel Medioevo le proporzioni derivavano direttamente dalla geometria, nel senso che ogni

costruzione era regolata da schemi geometrici sia in alzato sia in pianta.

Nel Rinascimento, invece, le proporzioni sono quasi essenzialmente numeriche.

Ma non solo, i rapporti numerici rispecchiano quelli esistenti fra le vane note musicali.

Per primi i Greci avevano notato che se si fanno vibrare due corde tese, una delle quali

lunga il doppio dell'altra, il suono di quella più corta sarà di un'ottavo più alto di quella più

lunga.

Tale rapporto numerico, detto in greco diapason, si scrive 1:2 (e si legge uno a due o

anche un mezzo).

FILIPPO BRUNELLESCHI - LA CUPOLA

Vasari riconobbe a Filippo la gloria di aver dato vita alla nuova architettura del

Rinascimento. Dopo aver iniziato come orafo ed essersi affermato pubblicamente, nel

1401, al concorso per Ia porta nord del battistero fiorentino, il Brunelleschi dedicò tutta la

sua vita all'architettura.

Un soggiorno di studio a Roma, compiuto assieme al giovane amico Donatello, permise a

Filippo di avere una profonda conoscenza dell'arte e dell'architettura degli antichi.

Rientrato a Firenze e forte di queste conoscenze, Filippo partecipò al concorso (bandito

nel 1418) per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore. In quegli anni la

cattedrale della città toscana era ancora senza copertura nella zona del coro e l'immane

spazio ottagonale su cui era stata prevista una cupola aveva il considerevole diametro di

ben 78 braccia fiorentine, cioè circa 46 metri.

Se mettiamo in canto anche lo spessore del tamburo arriviamo a 92 braccia (pari a circa

54 metri): dimensione che avrebbe impressionato qualunque architetto, per quanto

coraggioso.

Brunelleschi propose di costruire una cupola ( che noi oggi chiamiamo auto portante, cioè

capace di sostenersi da se durante la costruzione, senza richiedere l'aiuto delle armature

di legno.

La proposta sembrò folle: Filippo fu oggetto di scherno e per ben due volte fu portato via di

peso dalla sala dove - alla presenza dei massimi esponenti dell'Arte della Lana che

finanziava la costruzione - maestri toscani, italiani e stranieri presentavano le loro proposte

e discutevano su come voltare la cupola fiorentina.

Alla fine, però, il suo progetto ebbe la meglio su quelli degli altri concorrenti e nel 1420 egli

iniziò la costruzione della «grande macchina».

A Filippo venne dato per compagno nell'impresa Lorenzo Ghiberti, che pare abbia

presentato un suo progetto; ma questi, gia dal 1425, non ebbe più una parte di rilievo nella

costruzione.

Nasce cosi la figura del nuovo architetto moderno geloso delle proprie invenzioni e

orgoglioso del proprio ruolo intellettuale, tanto da richiedere solo per sé il controllo

dell'intera opera, dall'ideazione all'esecuzione finale.

La cupola si erge su un tamburo ottagonale forato da otto grandi finestre circolari che

danno luce all'interno.

Vista dall'esterno essa appare come una rossa collina segnata (la otto bianche nervature

che convergono verso un ripiano ottagonale. Su questo poggia una leggera lanterna

cuspidata stretta da otto contrafforti a volute.

La cupola è talmente alta e maestosa che, come scrisse it Vasari, "i monti intorno a

Fiorenza paiono simili a lei", mentre l'Alberti, sottolineandone il valore tecnico e, per

riflesso, la fama che essa dava a Firenze — che poteva, perciò, primeggiare sulle altre

città toscane —, la descrisse come "struttura si grande, erta sopra e' cieli, ampla da

coprire con sua ombra tutti e' popoli toscani".

Dalle interminabili scale a chiocciola ricavate all'interno di due grandi pilastroni alla fine

delle navate laterali, si giunge, faticosamente, al terrazzino che dà sull'immenso vuoto su

cui incombe la grande mole concava della cupola.

Proseguendo, dopo aver oltrepassato un'apertura che è ricavata nello spessore della

muratura, si arriva in un corridoio e ci rendiamo conto, solo allora, che la cupola è, in

effetti, costituita da due cupole distinte, una interna e l'altra esterna.

Le due Calotte sono collegate da otto grandi costoloni d'angolo e da sedici costole

intermedie disposte lungo le facce delle vele.

Costoloni e costole intermedie sono anch' essi uniti per mezzo di anelli in muratura.

La salita si svolge nello spazio fra le due cupole (intercapedine) fino a che una ripida

rampa di gradini tagliati sull'estradosso della cupola interna non ci conduce al corridoio

sottostante alla base della lanterna.

Ancora poche scale e siamo all'esterno, verso l'abbacinante chiarore della lanterna,

anch'essa, cosi da vicino, maestosa. Vista da lontano, questa parte che corona la

costruzione e inscindibile dalla cupola, alla quale sembra agganciata tramite i tentacolari

costoloni dal rivestimento marmoreo; per chi invece la guardi dall'ampia terrazza su cui si

erge, essa appare totalmente isolata: un tempesto sulla sommità di un colle.

Brunelleschi progettò anche altri edifici per la città di Firenze: lo Spedale degli Innocenti, la

Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, la Cappella de'Pazzi e le due basiliche di San Lorenzo

e di Santo Spirito.

FILIPPO BRUNELLESCHI - LO SPEDALE DEGLI INNOCENTI

Gli innocenti erano bambini senza colpa; nello Spedale venivano tenuti i bambini

abbandonati dalle ragazze madri. I piccini venivano lasciati, anonimamente, in una

struttura mobile che, ruotando, li portava all’interno.

Iniziato a partire dal 1419 lo Spedale degli Innocenti pose le premesse per la creazione

della piazza porticata della SS.Annunziata, forse l’esempio più riuscito e noto di piazza

rinascimentale.

L’edificio si erge su un ripiano (stilobate) a cui si perviene per nove gradini. Nove sono

anche le arcate del porticato, nella porzione inferiore dell’edificio, e altrettante sono le

campate coperte da volte a vela. E nove sono le finestre di forma classica che ricordano

quelle del battistero fiorentino di San Giovanni.

Sormontate da un timpano, esse poggiano direttamente sulla seconda cornice.

Ciò significa che Brunelleschi nella sua realizzazione utilizza ripetutamente lo stesso

modulo al fine di scandire lo spazio.

FILIPPO BRUNELLESCHI - SAGRESTIA VECCHIA DI SAN LORENZO

La Sagrestia Vecchia è un ambiente a cui si accede dal braccio sinistro del transetto della

basilica di San Lorenzo ed è composto da uno spazio cubico al quale è sovrapposta una

cupola emisferica ombrelliforme.

Nel caso della Sagrestia vecchia di San Lorenzo, l’edificio parte da una pianta quadrata,

alla quale si affianca un altro piccolo quadrato che contiene lo spazio dell’altare.

Il quadrato più piccolo ha il lato esattamente pari ad un terzo del lato del quadrato più

grande.

In questo modo la parete nel quale si apre l’altare si presenta ripartito in maniera precisa:

sui due lati due pareti (nelle quali si aprono due porte con colonne e timpani) proseguono

nell’arco soprastante, il quale è a sua volta chiuso dai pennacchi che raccordano la volta a

cupola al quadrato della pianta.

Sulle altre tre pareti il disegno si ripete in maniera uguale, dando all’intero ambiente la

sensazione di una perfezione geometrica assoluta. Sullo spazio quadrato che contiene

l’altare, Brunelleschi ripropone la soluzione strutturale della cupola raccordata con

pennacchi alla base quadrata.

Nei quattro archi che disegnati sulle pareti sono inseriti quattro perfetti medaglioni circolari,

che vengono riproposti di eguale misura anche nei pennacchi. Un gioco, come si vede, di

incastri di forme perfette che definiscono mirabilmente spazi e strutture.

FILIPPO BRUNELLESCHI - BASILICA DI SAN LORENZO

Il progetto per la Basilica di San Lorenzo risale, invece, al 1419 ma i lavori, dopo una

lunga interruzione, vengono ripresi solo nel 1442 e conclusi da Antonio Manetti Ciaccheri

(1405-1460) dopo la morte di Brunelleschi.

La pianta è a croce latina con il corpo longitudinale diviso in tre navate.

Tale schema, specie per la presenza delle cappelle nel transetto e ai fianchi dell'abside, si

rifà a quello gia sperimentato a Firenze nel Trecento in Santa Croce, Santa Maria Novella

e Santa Trinita.

L'esterno dell'edificio mostra, con molta chiarezza, il compenetrarsi di solidi geometrici

puri. All'interno le ininterrotte cornici, le fasce di pietra che riquadrano il pavimento e la

copertura piana cassettonata della navata centrale concorrono a esaltare l'effetto

prospettico che abbiamo visto essere particolarmente accentuato nei grandi spazi

longitudinali scanditi da colonne e pilastri e, quindi, apprezzabile più che altrove proprio

nelle strutture basilicali.

FILIPPO BRUNELLESCHI - CAPPELLA DE’ PAZZI

La ricerca spaziale e geometrica si complica nella Cappella de' Pazzi, costruita nel

chiostro della basilica di Santa Croce a cominciare dal 1430 su commissione della potente

famiglia fiorentina dei Pazzi.

L'ambiente principale, basato sulla forma quadrata, si dilata in un rettangolo la cui

copertura comprende una cupoletta emisferica centrale affiancata da due volte a botte.

La scarsella ripete to schema della Sagrestia Vecchia, mentre la copertura del porticato

antistante la cappella ripete quello del vano interno di maggiori dimensioni.

La cappella non ha mai avuto conclusione ed e stata costruita, in gran parte, dopo la

scomparsa di Filippo Brunelleschi.

FILIPPO BRUNELLESCHI - SANTO SPIRITO

In Santo Spirito l'organismo architettonico diviene ancora più articolato e complesso.

Iniziata nel 1444,la basilica venne condotta a termine dopo la morte di Brunelleschi; le

varianti rispetto al progetto originario furono molte e, spesso, arbitrarie.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un edificio a croce latina, ma le navate laterali

corrono tutt'attorno al perimetro della basilica e per tale ragione le colonne si addensano

nella zona del presbiterio.

Le cappelle laterali a pianta rettangolare in San Lorenzo qui sono semicircolari.

Nelle intenzioni di Filippo, la basilica avrebbe dovuto mostrare anche esternamente la loro

forma convessa. Ciò, oltre a irrigidire la struttura, avrebbe conferito a questa, che è la più

tarda delle opere del Maestro, un aspetto inusuale e inedito nel panorama architettonico

fiorentino, quasi da edificio orientale o esotico.

I successori di Brunelleschi preferirono però procedere secondo le norme consuete delle

superfici piane evitando, cosi, ogni problema.

Solo nei disegni architettonici di Leonardo, nelle sue basiliche e nei suoi edifici a pianta

centrale, che quasi ossessivamente ripetono lo schema delle cappelle della

brunelleschiana basilica di Santo Spirito, sarà dato di vedere lo sviluppo di questa geniale

concezione strutturale e compositiva di Filippo.

FILIPPO BRUNELLESCHI - LO SPEDALE DI LASTRA A SIGNA

Lo Spedale di Sant’Antonio alla Lastra, nasce per volontà di un benefattore, tal Francesco

di Leccio da San Miniato, che nelle sue ultime volontà (1411) avrebbe stabilito di edificare

nella cittadina in riva all’Arno un albergo per i poveri.

Se è certo che l’edificio sorse nei primi decenni del Quattrocento per opera degli uomini

dell’Arte della Seta, in qualità di esecutori testamentari, poco si sa delle sue vicende

costruttive, tanto che è nata la leggenda che lo spedale di Sant’Antonio fosse opera del

grande Brunelleschi, ipotesi per altro mai smentita né confermata.

Il loggiato a sette arcate, sorretto da colonne in pietra serena doveva servire per dare

riparo ai viandanti poveri. All’interno dello spedale, sotto le grandi volte dei saloni, essi

trovavano il conforto di un pezzo di pane e di un giaciglio sul quale passare la notte.

Nel corso dei secoli quest’edificio, che si trova proprio nel cuore antico di Lastra a Signa,

ha cambiato più volte destinazione d’uso, perdendo anche alcuni degli elementi originari

che lo caratterizzavano, come la grande scala che portava al piano superiore.

Già alla metà del Seicento si ha notizia della sua trasformazione in magazzino e stalla per

i contadini.

Alla fine del Settecento il loggiato è usato dai mercanti di passaggio a Lastra a Signa per i

loro commerci e la conservazione dei generi frumentari. Nel 1828 il salone di sinistra

diventa un teatro e pochi decenni più tardi ospiterà le elezioni comunali.

Nel Novecento invece Sant’Antonio sarà la sede di un cinematografo e dell’Associazione

Combattenti e Reduci.

Oggi l’antico spedale è di proprietà del Comune di Lastra a Signa: dopo un accurato

restauro esso è diventato sede di molte esposizioni e vi si organizzano nel corso dell’anno

molte manifestazioni di carattere culturale.

FILIPPO BRUNELLESCHI - LA ROTONDA DEGLI ANGELI

Fu progettata nel 1434 da Filippo come studio di edificio a pianta centrale, con forma

ottagonale all'interno e con sedici facciate all'esterno.

La pianta è ottagonale e su ciascun lato si apre una cappella, circondata attorno all'aula

centrale da arcate e lesene in pietra serena.

L’altare doveva trovarsi probabilmente al centro, coperto da una cupola.

Ciascuna cappella, di forma quadrata con due nicchie ai lati che la facevano sembrare

ellittica, aveva una parete piana verso l'esterno, mentre negli spazi dei pilastri erano

tagliate nicchie esterne forse destinate ad essere decorate da statue.

Le nicchie interne dovevano essere in comunicazione l'una con l'altra, in modo da

generare un andamento circolare dello spazio.

FILIPPO BRUNELLESCHI - IL PALAGIO DI PARTE GUELFA

Il Palagio dei Capitani di Parte Guelfa, o più semplicemente Palagio di Parte Guelfa è un

palazzo di Firenze, o meglio un vasto complesso edilizio, il cui nucleo storico è situato in

piazza di Parte Guelfa. Fu sede del quartier generale della Parte Guelfa negli anni di

scontro con i ghibellini, da cui il nome.

Dopo la costruzione del piano terra voltato, sembra che dal 1420 sia subentrato

Brunelleschi come progettista della grande sala del piano primo caratterizzata da grandi

aperture a tutto sesto e sovrastanti oculi ciechi.

MASSICCIO - TRINITA’ (AFFRESCO SANTA MARIA NOVELLA)

La Trinità è un affresco di Masaccio, conservato nella terza campata della navata sinistra

della basilica di Santa Maria Novella a Firenze e databile al 1426 -1428. Misura 317x667

cm ed è universalmente ritenuta una delle opere fondamentali per la nascita del

Rinascimento nella storia dell'arte. Si tratta dell'ultima opera conosciuta dell'artista, prima

della morte avvenuta a soli 26 anni.

Il soggetto principale raffigurato è costituito dalle figure della Trinità, disposte secondo il

modello iconografico che va sotto il nome di “Trono di Grazia”, con il Padre che regge la

croce del Figlio, che si diffuse nella pittura fiorentina alla fine del XIV secolo. Dio Padre è

raffigurato in piedi.

La figura del Padre, pur sembrando gigantesca per un effetto illusorio, non ha tuttavia una

statura superiore a quella del Figlio, ma uguale. Il confronto con le precedenti

raffigurazioni del Trono di Grazia palesa dunque una attenzione alle proporzioni ed alle

armonie tipica della nascente cultura rinascimentale.

Nelle precedenti rappresentazioni della Trinità lo sfondo era sempre o fatto d'oro oppure di

cielo. Per la prima volta il tutto venne collocato in una grandiosa architettura dipinta, che è

quindi uno spazio terreno, frutto dell'attività umana. La potenza illusionistica della volta a

botte nello sfondo, fortemente scorciata, impressionò i contemporanei, che non avevano

mai visto niente di simile. Ponendosi infatti a circa quattro metri di distanza, si ha l'illusione

di una cappella che si apre nella navata. Più di un secolo dopo Vasari scriveva ancora

"pare che sia bucato quel muro".

La facciata della cappella appare delimitata da due paraste con capitelli corinzi che

reggono una trabeazione sotto la quale sono presenti due medaglioni ornamentali; si tratta

di elementi posti in rilievo rispetto alle due colonne ioniche ed all’arco trionfale che dà

accesso alla cappella. La raffigurazione dell'architettura ubbidisce alle leggi della

prospettiva sapientemente utilizzate per creare, attraverso la raffigurazione della volta a

botte e delle altre due colonne sul fondo della cappella, l'effetto illusionistico della

profondità. La volta a lacunari è decorata con rosoni (ormai poco visibili) dipinti

alternativamente nelle tonalità del rosso e del blu. Sulle pareti laterali è appena percettibile

la presenza di architravi sorretti da colonne doriche.

La suggestione dello sfondo architettonico ha portato taluni studiosi ad ipotizzare

l'intervento dello stesso Brunelleschi nella realizzazione del dipinto.

Su di un piano inferiore e, nell'illusione prospettica, più prossime allo spettatore stanno le

figure statuarie di San Giovanni e della Madonna. Il santo evangelista è avvolto in un

mantello rosso; sta a mani giunte con lo sguardo rivolto alla croce, nel tipico atteggiamento

del "dolente”.

Maria invece è stranamente distaccata e si volge verso chi guarda il dipinto. Essa è

raffigurata come donna già avanti negli anni, cinta in un mantello blu; con uno sguardo,

non di dolore ma di severa impassibilità, e con il gesto della mano destra essa invita lo

spettatore a contemplare la crocifissione del figlio. Il suo sguardo non palesa segni di

dolore, ma forse solo una rassegnata consapevolezza del destino che doveva compiersi

per la salvezza degli uomini. FIRENZE NEL 2° 400

La Badia fiesolana:La facciata della chiesa, che dà sull'ampio sagrato, appare in gran parte

incompiuta.

Nella parte inferiore di essa, nell'area del portale, comunque, è ancora possibile vedere la bella

facciata romanica.

Essa, realizzata interamente in marmo bianco ed in marmo verde, è suddivisa in due livelli da un

cornicione: nel livello inferiore vi sono tre arcate cieche a tutto sesto sorrette da colonne

(nell'arcata centrale si trova il portale); nel livello superiore, invece, vi sono tre finestre aventi forma

rettangolare.

Palazzo Pitti: è stata la residenza del Granducato di Toscana, già abitata dai Medici , dai Lorena e

dai Savoia.

Originariamente, il palazzo aveva sette finestre sia al primo che al secondo piano e consentiva

l'entrata non da uno ma da tre portoni.

La facciata è composta secondo un modulo fisso, che ricorre nell'ampiezza delle aperture e nella

distanza fra esse; moltiplicato per due dà l'altezza delle aperture e per quattro l'altezza dei piani

Nuova fu anche la presenza di una piazza antistante l'edificio, la prima costruita davanti ad un

palazzo privato a Firenze, che permetteva una visuale frontale e centrata dal basso, secondo il

punto di vista privilegiato definito anche da Leon Battista Alberti.

Punto di contatto con il modello brunelleschiano/michelozziano di Palazzo Medici/Riccardi è il

fronte a bugnato a sporgenza digradante, sviluppo in larghezza di sette finestre, con un portone

centrale che dopo un andito oscuro conduce in un ampio cortile da cui si accede alle scale

monumentali per i piani superiori.

Palazzo Gerini: (Baccio d’Angolo) Forme semplici delle aperture.

Facciata omogeneizzata.

Intonaco caratterizza la maggior parte delle superfici.

Palazzo rivestito dall’intonaco; facciata che riflette l’idea brunelleschiana.

Cappella San Miniato al Monte di San Giacomo: (Cappella del Cardinale del Portogallo)

cassettonata; intelaiatura brunelleschiana che riveste gli elementi lineari dell’edificio. Lesene

angolari. Trabeazione possente che contiene la copertura a vela dove sono inseriti dei tondi

(organismi centrici di Brunelleschi).

Federico da Montefeltro: aveva competenze riconosciute dagli altri suoi pari.

I DA MAIANO.

Giuliano da Maiano: seconda metà del ‘400. Legnaiolo esperto intagliatore di legno; egli

realizza anche progetti architettonici. si affaccia all’architettura acca fine degli anni’50.

Palazzo Pazzi: Basamento sporgente; bifore con architrave; si propone con un misto di tradizioni.

Le grandi famiglie di tradizione difficilmente manifestavano le proprie ricchezze alla città.

Rifiuto da parte delle grandi famiglie di intervenire sullo spazio pubblico circostante i loro palazzi.

Il nome più probabile come architetto del palazzo è quello di Giuliano da Maiano, che vi avrebbe

lavorato tra il 1458 ed il 1469.

Il palazzo risponde perfettamente ai canoni imposti dal De re edificatoria di Leon Battista Alberti,

che consigliava facciate "ornate delicatamente e leggiadramente piuttosto che superbamente".

La facciata è dominata dal contrasto fra il bugnato rustico del pian terreno e l'intonaco bianco dei

due piani superiori, abbelliti da eleganti bifore sottolineate da cornici marcapiano dentellate.

Può darsi che originariamente l'intonaco fosse dipinto con graffiti o con un finto bugnato; in ogni

caso la scelta dell'intonacatura era molto originale nel Quattrocento, se confrontata con i palazzi

coevi, ed alleggeriva l'austerità della facciata.

Le finestre presentano raffinati elementi decorativi quali tralci ed elementi vegetali nelle cornice,

colonnine corinzie e lo stemma dell'impresa familiare, le tre mezzelune, antico stemma familiare

che significava origine fiesolana della famiglia e che venne poi riciclato come simbolo di vele

gonfiate dal vento, come celebrazione dei traffici commerciali e marittimi che arricchivano la

famiglia.

La fascia più alta è decorata da oculi al di sotto della gronda sporgente.

Nell'atrio si trova uno stemma con i due delfini simmetrici girati verso l'esterno è attribuito a

Donatello.

Risale infatti ai primi del Quattrocento ed era sulla sommità dell'antico giardino dei Pazzi, in via

dell’Oriuolo; venne poi spostato sulla cantonata di questo palazzo e solo recentemente restaurato

e spostato per ragioni conservative nell’atrio.

Il cortile ha un portico a tre arcate su tre lati ed è tra i più raffinati di Firenze ma dal ritmo più lieve,

leggero.

I capitelli delle colonne, che sorreggono le nove eleganti arcate rinascimentali, sono decorati con

delfini (come lo stemma).

Intervento di Giuliano Da Maiano in Palazzo Strozzi (detto “lo strozzino” dotati di due ordini. Il

portale di sinistra scalfito sui conci.

La maggior parte delle case intorno alla piazza e nel Corso degli Strozzi appartenevano alla

famiglia Strozzi.

Dopo il monumentale Palazzo Strozzi, la residenza più bella era il palazzo detto "Lo Strozzino",

che tra l'altro era più antico, e venne in seguito così chiamato per distinguerlo da quello più

famoso, situato di fronte.

Viene anche chiamato palazzo delle Tre Porte per via dei tre portali sulla facciata principale che

ancora oggi si vedono.

Il disegno è attribuito a Brunelleschi, ma vi dovettero intervenire più architetti, tra i quali

Michelozzo: a lui viene attribuita la facciata almeno nella parte inferiore, dove si riscontra un rustico

bugnato in pietra forte irregolare.

Il primo piano, come le bifore e le bozze più lisce e regolari, è invece attribuito a Giuliano da

Maiano, che vi avrebbe lavorato attorno al 1456: il cambio di stile al di sotto della cornice

marcapiano fa infatti pensare a un repentino cambio di progetto.

Palazzo Spannocchi di Siena (Giuliano da Maiano): organizzazione delle finestre, grande

cornicione con mensole. All’interno le tecniche utilizzate sono: graffito e superficie più chiara

sottostante.

L'architetto a cui fu affidata l'opera fu Giuliano da Maiano, il quale disegnò il palazzo in chiave

classica: elementi scultorei ornarono la facciata con teste scolpite di antichi imperatori romani e,

all'interno della residenza, fu aperta una corte interna circondata da un ampio loggiato.

Duomo di Faenza: (Cattedrale di San Pietro Apostolo).Transetto sporgente con cappelle

trasversali. A ogni campata laterale corrisponde una cappella. La copertura a vela sotto la quale la

campata quadrata ha pilastri complessi.

L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, preceduta da un'ampia scalinata.

A salienti, il suo paramento murario, incompiuto, rimane con la tessitura con mattoni sporgenti

della muratura a vista.

Nella parte inferiore della facciata, in corrispondenza delle tre navate interne, si aprono i tre portali

con archi a tutto sesto, mentre in corrispondenza delle cappelle laterali due monofore; nella parte

superiore, invece, vi sono due oculi in corrispondenza delle navate laterali e due alte monofore ed

un rosone in corrispondenza della navata centrale.

La facciata termina con un semplice frontone triangolare sormontato da una croce in ferro battuto.

Sopra il braccio destro del transetto, vi è il campanile. Questo è della tipologia a vela ed ospita tre

campane.

Santa Casa di Loreto (Giuliano da Maiano): Volumi cilindrici che caratterizzano Santo Spirito.

Le volte (Voltata in soli nove mesi), il timpano (Il tamburo ottagonale è stato elevato, fino al

cornicione, da Giuliano da Maiano, e compiuta nella calotta da Giuliano da Sangallo) e la cupola

(Di chiaro stile rinascimentale) sono elementi caratteristici.

Palazzo Cuomo (Giuliano da Maiano): piano inferiore leggermente sporgente. Nell’ordine

superiore ci sono finestre. Stacco netto del bugnato dalla strada.

Villa di Poggio reale a Napoli: La Villa di Poggioreale fu una villa ubicata a Poggioreale, fuori le

mura di Napoli ed uno degli edifici più importanti del Rinascimento napoletano.

Composta da 4 maniche intorno a un cortile porticato. Schema simmetrico con due assi di

simmetria; 4 angoli rinforzati.

L'edificio era porticato sia sul lato interno, intorno ad un cortile quadrato, pavimentato con

mattonelle di ceramica invetriata, infossato per cinque gradini, che richiamava modelli antichi, quali

i teatri e le vasche termali.

Il cortile, secondo un modello di Vitruvio, poteva essere coperto con un solaio ligneo per essere

sfruttato per feste e rappresentazioni, oppure essere allagato come effetto scenico.

Il fratello di Giuliano da Maiano, Benedetto ,

Nasce nel 1442 è autore di opere meno complesse rispetto al fratello come il “portico di Santa

Maria delle Grazie” ad Arezzo, portico autonomo rispetto alla chiesa retrostante, capitelli di

sapore albertiano, superfici con valore decorativo.Intorno al 1490 fu addossato alla facciata il

portico ; Si ispira allo Spedale degli Innocenti di Filippo.

Giuliano Giamberti da Sangallo

Giuliano Giamberti da Sangallo (Firenze, 1445 – Firenze, 1516) è stato un architetto, ingegnere

e scultore italiano.

Tra i migliori continuatori di Brunelleschi ed Alberti nella seconda metà del XV secolo, fu architetto

prediletto di Lorenzo il Magnifico, pioniere nello studio delle antichità classiche, progettista di opere

assunte come modello nelle linee di ricerca dell'architettura rinascimentale, innovatore

nell'ingegneria militare.

Rapporto tra committente e architetto. Egli è a stretto contatto con Lorenzo il Magnifico. E’ anche

un legnaiolo. Ripetuti soggiorni a Roma. Il suo taccuino si riempie di disegni di edifici romani.

Una formazione ricca di stimoli. Resterà a Roma sia per un’occasione di studio che professionale.

Strumenti di lavoro: compasso e penna.

Palazzo Scala: (Palazzo della Gherardesca)

Scala è uno stretto collaboratore di Lorenzo. Tre campate, ordine concatenato nel piano inferiore

con un basamento decorato e lesene che inquadrano le finestre a doppia luce rettangolare.

L’intelaiatura si interrompe all’angolo. E’ solo un ornamento. (non definisce le forme e la geometria

dello spazio).

Palazzo Cocchi, Piazza Santa croce a Firenze:

Ordine concatenato tipico delle architetture dello spettacolo. Le strutture della facciata si appoggia

su strutture preesistenti. (Piedritti); capitelli nuovi, abaco scanalato verticalmente.

Palazzo Gondi:

Rispetto ai suoi modelli il Sangallo seppe impostare un'evoluzione nell'uso degli elementi tipici

fiorentini, facendone uno degli esempi più riusciti palazzi dell'epoca.

Il palazzo si sviluppa attorno a un cortile monumentale, porticato su quattro lati.

Le facciate sono disegnate su tre ordini, con bugnato digradante in pietra forte.

Il piano terreno si presenta caratterizzato da ricorsi di bugne a cuscino, con tre portali incorniciati

ad arco e piccole finestre quadre.

Il primo piano è a bugne piatte e l'ultimo a paramento liscio, ambedue con finestre centinate (in

origine spartite a croce guelfa e lunetta soprastante) che ripetono la forma dei portali.

L'elemento più innovativo è il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera,

che assomiglia alle sfaccettature di una pietra preziosa.

Le finestre del secondo piano inoltre vennero realizzate impercettibilmente più alte, per

compensare otticamente lo scorcio prospettico.

Villa di Poggio a Caiano: Centro di una grande fattoria. Posizione del Pronao provoca una

distribuzione delle finestre non regolare. La sala centrale che fa da cuore della casa: volta a botte.

Struttura realizzata con l’uso della pozzolana (fu fatta venire apposta dalla Campania per poter

realizzare questa struttura). Forti spinte sulle pareti laterali. La pianta è a forma di “H”.

Cascine di Tavola:

numerosi allevamenti che introducevano nuovi prodotti nell’economia toscana. Le cascine hanno

una forma quadrangolare con 4 torri agli angoli.

Santa Maria della Carceri a Prato (Giuliano da Sangallo):

intelaiatura chiarissima.Dopo la scelta di un primo progetto, Lorenzo de' Medici impose quello

redatto su sue indicazioni dal suo architetto preferito Giuliano da Sangallo, che realizzò una chiesa

con pianta a croce greca, ispirata alla Cappella Pazzi di Filippo Brunelleschi.

Già nella veduta esterna la chiesa mostra la sua limpida struttura con quattro bracci uguali della

croce greca sormontati da una cupoletta.

Il rivestimento adotta la bicromia tipica dell'architettura pratese e del romanico fiorentino (la pietra

alberese e il "marmo verde di Prato"), in forme però originali: l'ordine inferiore suggerisce un

classico telaio sorretto da slanciate lesene binate sugli spigoli, che doveva essere riprodotto

nell'ordine superiore per concludersi con un timpano; questo sistema è sottolineato da fasce in

serpentino verde che suddividono gli spazi centrali intorno alle porte con timpano.

La cupoletta, di tipo brunelleschiano, sorge da un attico quadrato, con tamburo forato da dodici

occhi, e copertura conica coronata dalla elegante lanterna.

Vestibolo di Santo Spirito:

telaio che non segna gli angoli del volume ottagono. Il fregio è una fascia intonacata che è

complanare alla parete. Volta a botte.

Palazzo Strozzi:

Il palazzo rappresenta l'esempio migliore dell'ideale di dimora signorile del Rinascimento.

Fu volontariamente costruito di grandezza superiore del Palazzo Medici, dal quale copiò la forma

cubica sviluppata su tre piani attorno ad un cortile centrale.

Anche la facciata si presenta pressoché identica, fatta eccezione per l'uso uniforme del bugnato

(anziché, come nel Palazzo Medici, digradante dal basso verso l'alto), che conferisce all'insieme

l'aspetto arcaico di un fortilizio.

Al pian terreno si aprono delle finestre rettangolari, mentre ai piani superiori sono presenti due

ordini di eleganti bifore, poggianti su cornici marcapiano dentellate.

Su ciascuno dei tre lati che danno sulla strada si aprono tre portali ad arco, di solenne classicismo.

Facciata di San Lorenzo:

La facciata di San Lorenzo è a capanna digradante, con pietra grezza a vista su cui si aprono tre

portali centinati. Il fianco destro è in pietra liscia, decorato da un ordine di arcate cieche e lesene.

Su questo lato si vede anche l'esterno della sagrestia Nuova di Michelangelo, dotata di cupoletta

coperta a scaglie, conclusa da una lanterna con colonnine marmoree.

Simone del Pollaiolo detto Il Cronaca (Firenze, 1457 – Firenze, 1508) è stato un

architetto, scultore e disegnatore italiano del Rinascimento.

Opere maggiori: Salone dei 500; Chiesa di San Salvatore al Monte.

Chiesa di San Salvatore al Monte:

L'interno, di elegante e raffinata semplicità, risente delle influenze classicheggianti dell'Alberti e di

[1]

Giuliano da Sangallo (secondo alcuni studi il possibile vero progettista dell'opera) . La bicromia

dell'intonaco e della pietra forte rende più marcati gli elementi architettonici con una sobrietà in

linea con i dettami francescani di povertà e semplicità. Il tetto è a capriate mentre l'attuale

pavimento, dove si trovano antiche lapidi funerarie, è stato in gran parte ricostruito nel 1849.

Francesco di Giorgio Martini è stato un architetto, teorico dell'architettura,

pittore, ingegnere, scultore, medaglista italiano.

La Fortezza di San Leo

Nella rocca sono presenti due parti abbastanza distinte: il mastio, che con i suoi torricini

quadrati e l'ingresso gotico è la parte più antica e l'ala residenziale, i torrioni rotondi e il

muraglione a carena con beccatelli che li collega, di fattura più recente. .

I due torrioni, il muro di cinta e il mastio delimitano inoltre la cosiddetta piazza d’armi

La Rocca di Sassocorvaro in laterizi

La fortificazione fu costruita su preesistenze, tra cui un torrione che fu conservato e

inserito nella facciata del cortile d'onore.

La pianta, organizzata intorno ad un piccolo cortile interno, si distingue per la forma a

tartaruga.

Questo palese zoomorfismo si ricollega alle ricerche di Francesco di Giorgio circa

l'antropomorfismo nell'architettura.

La forma ottenuta è il complesso risultato dell'intersezione di forme convesse e si distacca

sia dalle contemporanee fortificazioni della fase di transizione, caratterizzate da forme

quadrangolari e torrioni circolari, sia delle successive fortificazioni alla moderna, con

bastioni angolati. In effetti risulta un'opera assolutamente singolare e sperimentale anche

all'interno dell'opera di Francesco di Giorgio.

Palazzo Ducale (Gubbio)

Il palazzo, progettato dall'architetto senese Francesco di Giorgio Martini, è strutturato in

due corpi di fabbrica, orientati uno verso la vallata ed il secondo la montagna, congiunti

dall'artistico ed arioso cortile centrale.

Unico esempio del rinascimento in una città prettamente medievale, il palazzo si distingue

per la finezza architettonica e la ricercatezza delle decorazioni, soprattutto nei capitelli del

cortile, nei portali e nei camini.

Dall'armonioso cortile centrale, messo in risalto dalle sfumature dei colori dei mattoni e

della pietra serena e dalle finestre del piano nobile ripartite da lesene, si accede all'interno

dell'edificio che conserva tuttora alcuni originali elementi ornamentali.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio

La struttura della chiesa consiste in una navata affiancata da due cappelle laterali con un

transetto e una cupola all'intersezione dei bracci uguali del presbiterio.

Martini la progettò applicando rigorosamente i principi architettonici della proporzione e

della prospettiva cari all'architettura rinascimentale.

Gli esterni, seppur gravemente danneggiati per l'erosione della pietra, danno al visitatore

l'impressione di un blocco imponente che preannuncia con le sue sobrie decorazioni la

razionalità geometrica così evidente negli interni.

Le ampie superfici sono divise in linee orizzontali e verticali da modanature e pilastri e

sono movimentate da finestre con timpani.

Francesco di Giorgio progettò anche Monastero di Santa Chiara (Urbino); palazzo

comunale di Jesi.

Il Trattato di architettura civile e militare

Oltre che per la sua opera di architetto ed ingegnere militare l'artista è noto il Trattato di

architettura civile e militare scritto durante la sua permanenza presso la corte del Ducato

di Urbino.

In realtà Martini aveva cominciato già durante gli anni senesi uno studio grafico e teorico di

macchine ed architetture militari i cui risultati sono raccolti in due manoscritti forse

predisposti per la sua presentazione al duca Federico:

• Il Codicetto della Biblioteca apostolica vaticana, che contiene molti disegni di

machine, ripresi prevalentemente dagli studi del Taccola.

• L'Opusculum de architectura, una raccolta di disegni, ora al British Museum.

Gotico francese

Il gotico francese è la più antica ed una delle più famose varianti dell'arte gotica.

Si sviluppò dagli anni quaranta del XII secolo (quando in tutte le altre regioni europee

dominava l'arte romanica) e persistette fino al tardo XVI secolo con lo stile tardo gotico o

gotico fiammeggiante (flamboyant).

L’evoluzione dello stile.

La nascita ufficiale dell'architettura gotica ebbe luogo con la ricostruzione del coro

abbazia di Saint-Denis,

dell' su idea del famoso abate Suger, che per la basilica dei

reali di Francia voleva un edificio "sontuoso e dotato di splendidi arredi" e che assolvesse

"meglio al compito di onorare la divinità se rifulge di luce", che penetrando da vetrate si

riflettesse sui metalli preziosi e sulle gemme poste nelle decorazioni delle suppellettili.

Suger pensava che Dio è Luce, pertanto le nuove cattedrali devono essere costruite in

modo da poter ospitare la luce divina.

Il coro di Saint-Denis riprende i modelli romanici, dove erano già stati applicati

deambulatori e cappelle radiali; in Saint-Denis tuttavia le navate laterali del coro

raddoppiano mediante dei sostegni poco invasivi e la struttura, sostenuta da archi ogivali,

si alleggerisce per la presenza di grandi vetrate, in contrapposizione alla pesantezza e

all'oscurità delle costruzioni romaniche.

cattedrale di Sens

La si caratterizza per la tradizionale alternanza dei sostegni tipica

dell'architettura normanna e l'assenza del transetto; tuttavia questa cattedrale rappresentò

il modello per molte altre costruzioni senza transetto o con transetto poco accentuato.

cattedrale di Noyon.

Un'altra evoluzione si registra nella

Qui, nella campata che si affaccia sulla navata centrale, oltre alla tribuna, o matroneo, si

osserva per la prima volta il triforio, cioè una galleria più bassa e ricavata nello spessore

murario della parete. cattedrale di Laon

Riconducibile a Noyon è la , una delle massime realizzazioni del

primo periodo gotico.

La chiesa presenta un coro piatto con una torre-lanterna all'intersezione tra la navata

principale e il transetto.

Due articolate torri gemelle sorgono sulla facciata principale e nel progetto originario ne

erano previste altre analoghe sulle facciate dei transetti, poi realizzate solo in parte.

cattedrale parigina di Notre-Dame

Contemporaneamente a Laon fu innalzata la

con cinque slanciate navate, transetto e doppio deambulatorio.

Secondo alcuni autori qui vennero sperimentati per la prima volta gli archi rampanti per

sostenere il peso della chiesa, essendo le pareti ormai svuotate per lasciar spazio alle

vetrate istoriate, che vennero disposti regolarmente lungo l'esterno delle navate e a

semicerchi lungo il coro. Gotico classico

Notre-Dame di Parigi segna anche il passaggio dal primo gotico al gotico classico,

che viene inquadrato nella prima metà del XIII secolo.

cattedrale di Chartres (

Appartiene a questo periodo la 1194-1230), riedificata dopo

che un incendio aveva distrutto la precedente cattedrale romanica.

Chartres è caratterizzata da un attento studio delle proporzioni, sia in pianta che in alzato,

che la rendono un capolavoro di armonia delle forme.

Gli archi e le vetrate sono tutti di misura regolare e le 166 vetrate istoriate inondano di luce

la cattedrale.

Rispetto ai modelli precedenti a Chartres le tribune o matronei furono sostituiti dal solo

triforio al fine di snellire la massa muraria e lasciare maggior spazio proprio alle superfici

vetrate.

L'architettura di Chartres fu ripresa nelle successive cattedrali di Reims e Amiens, che

rappresentano la massima perfezione dell'architettura gotica francese.

Gotico radiante e fiammeggiante

La fase successiva, che prese avvio dalla metà del XIII secolo, è detta del gotico radiante,

poiché si arrivò a una più radicale abolizione delle pareti ed a un assottigliamento di tutte

le strutture.

Capolavori di questo periodo sono le testate dei transetti di Notre-Dame a Parigi e la

Sainte-Chapelle (1241-1248), sempre a Parigi, dove tra sottili pilastri a fascio si dispiegano

leggere e diafane vetrate, che non lasciano trasparire la robusta ingabbiatura esterna dei

contrafforti.

La Sainte-Chapelle fu il nuovo modello di cappella, con due basiliche sovrapposte ad

aula unica, quella inferiore per la corte e quella superiore, contenente preziose reliquie, ad

appannaggio esclusivo del re e della sua famiglia.

L'ultima fase del gotico francese è definita gotico fiammeggiante.

Lo stile venne caratterizzato dall'impiego di elementi prolungati in senso della lunghezza

che acquisirono forme riconducibili ad una fiamma.

La cattedrale di Reims è uno dei più alti esempi di arte gotica in Europa.

L'edificio si articola su una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate lungo il corpo

principale e il transetto, mentre coro e abside presentano una doppia serie di navatelle,

coronate da cinque cappelle radiali; quella centrale, detta assiale, presenta una profondità

maggiore, ottenuta grazie all'aggiunta di una campata rispetto all'impianto generale delle

altre, che ne rimarca l'importanza visiva e strutturale.

La navata centrale risulta suddivisa in nove campate, che si riducono a due per lato in

corrispondenza della navata trasversale.

Cattedrale di Amiens

La facciata principale della cattedrale è rivolta verso ovest.

Essa è fiancheggiata da due torri campanarie; queste ultime, aggiunte nei secoli XIV e XV,

sono di altezza differente, con quella di sinistra che è più alta rispetto a quella di destra,

ma entrambe sono divise in due ordini, ognuno dei quali presenta, sulle quattro facciate,

una bifora.

Le campane sono ospitate nella torre di sinistra.

Nella parte inferiore della facciata, in corrispondenza con le navata principale e con quelle

laterali, si aprono tre portali strombati con ghimberga (frontone appuntito).

Villard de Honnecourt è stato un architetto francese, noto soprattutto per il Livre de

portraiture, una raccolta di disegni, corredati da annotazioni, fondamentale per la

conoscenza dell'architettura gotica.

Il Livre de portraiture, oggi conservato presso la Bibliothèque Nationale de France, è

,

composto da 33 fogli di pergamena, probabilmente meno degli originali ognuno scritto e

disegnato su entrambi i fronti.

I disegni e le didascalie del taccuino trattano di tecniche architettoniche in uso nei cantieri

gotici, riproducono le piante della torre di Laon, delle chiese di Cambrai, Vaucelles, Meaux,

l'elevazione interna delle cappelle absidali della cattedrale di Reims, motivi decorativi,

soggetti sacri e profani, nonché schemi geometrici per la rappresentazione della figura

umana e degli animali.

La precisione degli schemi, la qualità degli schizzi, la perfetta corrispondenza delle piante

sono straordinarie. Il taccuino di Villard de Honnecourt rappresenta la migliore fonte grazie

alla quale siamo a conoscenza dello schema proporzionale della figura umana secondo il

metodo gotico, che si offre quale alternativa al precedente schema vitruviano.

Cattedrale di Canterbury

E’ il primo esempio importante di architettura gotica inglese, che si manifesta per la

prima volta nella costruzione del coro e tre ordini, quello della navata, il triforio ed il

cleristorio.

La cattedrale ha una pianta a croce latina che, durante le aggiunte è stata stravolta: nel

coro absidato sono presenti 5 cappelle radiali, la principale delle quali, quella assiale, è

nota come Trinity Chapel ed anticipa uno spazio successivo, la corona.

Per questo motivo l'architettura di questa cattedrale risulta poco unitaria; piuttosto la

chiesa sembra essere costituita da ambienti distinti l'uno dall'altro, diversi anche nello stile.

Le caratteristiche gotiche della chiesa sono individuabili nelle volte costolonate ad arco

acuto, nei diversi ordini raccordati dai pilastri polistili delle navate e dal senso di verticalità

emanato già nella cattedrale di Canterbury è leggibile una tendenza decorativa dello stile

gotico, poi realizzatosi nel Decorated Style.

Cattedrale di Bourges (Santo Stefano).

La pianta della cattedrale è a cinque navate con un'abside circolare e senza transetto.

Nella facciata sono stati inseriti 5 portali d'accesso, uno per ogni navata, e altri due si

trovano a metà delle navate più esterne.

Ogni portale è ornato da notevoli sculture, la più famosa delle quali è quella che si trova

nel portale centrale della facciata e che illustra il giudizio universale.

Nella parte superiore della navata centrale venne eliminata la galleria, permettendo quindi

di sviluppare maggiormente in altezza la navata stessa.

Per la stabilità della struttura vennero utilizzati dei possenti contrafforti, ma essendo

questa una tecnica piuttosto innovativa per l'epoca si può notare come le mura della

cattedrale siano molto più spesse di quanto non fosse necessario.

Ad eccezione di quelle della cappella assiale, quasi tutte le vetrate della zona absidale

sono quelle originali del XIII secolo. Gotico Italiano

Il gotico in Italia ha caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello del luogo d'origine

dell'architettura gotica, cioè la Francia.

Il clima italiano avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la

soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura, più fresche, sulle quali si

stendevano preziose decorazioni ad affresco.

In Italia si ebbe un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza e riduzioni

scheletriche delle masse murarie.

L'architettura gotica italiana ebbe:

- una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell'architettura cistercense

- una fase successiva dal 1228 al 1290 di "primo gotico”

- le realizzazioni dal 1290 al 1385 sono considerate di "gotico maturo"

- ultima fase dal 1385 - 1500 con l'inizio e la prosecuzione di cantieri "tardo gotici" come al Duomo

di Milano o di Napoli ed alla Basilica di San Petronio a Bologna.

L'architettura dell'ordine cistercense è un'architettura in cui viene completamente bandita la

decorazione figurativa, le vetrate hanno un'estensione ridotta e sono prive di colore, il verticalismo è

frenato, all'esterno non sono ammessi torri o campanili.

I capitelli presentano ornamentazioni semplicissime e prevalentemente non figurative.

La lavorazione della pietra è accuratissima.

L'architettura di questo ordine si diffonde per tutto l’Occidente.

Abbazia di Fossanova

La chiesa si presenta di una spettacolare grandiosità;

la facciata è semplice ma maestosa, con portale strombato.

Il portale è poi costituito da un arco a sesto acuto nella cui lunetta è ripreso il motivo del rosone,

mentre nella parte inferiore, un mosaico cosmatesco sostituisce un'iscrizione dedicata a Federico

Barbarossa.

Al di sopra del portale riccamente decorato, la facciata è adornata da un grande rosone.

Ventiquattro colonnine binate, sui cui capitelli si impostano archetti a sesto acuto, funzionano da

armatura della vetrata.

L'oculus ottagonale al centro del frontone è un rifacimento di uno originario che doveva essere simile

a quello dell'abside.

La possenza della facciata è accentuata dall'esposizione dei potenti contrafforti.

La struttura della chiesa, costruita interamente in travertino, è basilicale.

Ha pianta cruciforme.

E’ diviso in tre navate; è attraversato perpendicolarmente dal transetto.

La lunghezza della navata centrale è scandita nella prima parte da sette campate rettangolari,

termina nel presbiterio e nell'abside che formano un unico corpo rettangolare.

Il sistema dei sostegni è formato da massicci pilastri rettangolari.

Le arcate che conducono dalla navata mediana a quelle laterali sono rette da semicolonne.

Dal centro del transetto si erge il tiburio a pianta ottagonale, elevato di due piani e sormontato dalla

lanterna, che sostituiva il campanile.

Nei due bracci, invece, sono ricavate quattro cappelline: dalle due alla sinistra dell'altare scende la

scala con la quale i monaci dal dormitorio passavano direttamente in chiesa.

L'Abbazia di Fontenay è un'abbazia cistercense che si trova nel comune di Montbard in

Francia.

L’abbazia di San Galgano è un'abbazia cistercense, vicino Siena.

La chiesa è perfettamente orientata, cioè ha l'abside volta ad est, ed ha una facciata a doppio

spiovente che dall'esterno fa capire la divisione spaziale interna, in questo caso a tre navate.

Nella parte inferiore della facciata vi sono quattro semicolonne addossate a lesene che avevano il

compito di sostenere un portico, peraltro mai realizzato;

l'ingresso all'aula liturgica è affidato a tre portali con arco a tutto sesto ed estradosso a sesto acuto.

Il portale maggiore è decorato con un fregio in cui sono scolpite delle figure fitomorfe a foglie di

acanto.

Nella parte superiore della facciata sono collocate due finestre a sesto acuto.

La basilica di Sant'Andrea è uno dei monumenti più importanti e conosciuti della città di

Vercelli.

Si tratta di un esempio precoce di architettura gotica italiana, ispirato a modelli cistercensi.

In essa si fondono in modo paradigmatico la tradizione romanica ed i nuovi influssi del gotico

europeo. Ha la dignità di basilica minore.

La pianta della basilica è a croce latina, con tre navate longitudinali formate ciascuna da sei campate;

le due navate laterali hanno larghezza ed altezza inferiore di quella centrale.

Guardando la chiesa dall'esterno si osserva come la navata laterale destra sia percorsa da

contrafforti dai quali salgono archi rampanti (elementi tipici dell'architettura gotica) che si appoggiano

alla navata centrale.

Il transetto, a cinque campate, ha la stessa larghezza ed altezza della navata centrale.

Al loro incrocio si innalza un alto tiburio a base ottagonale, sormontato a sua volta da una torre

campanaria, anch'essa ottagonale, che termina in una cuspide piramidale in laterizio.

L'abside è a pianta rettangolare, come tipico del gotico cistercense.

I canonici regolari della Congregazione di San Vittore, detti comunemente vittorini,

fanno parte dei canonici regolari di Sant’Agostino.

I vittorini si dedicano al culto liturgico solenne, al ministero pastorale, agli studi e alle missioni.

Gli ordini mendicanti.

Gli ordini mendicanti, sorti tra il XII ed il XIII secolo in seno alla Chiesa cattolica, sono quegli ordini

religiosi ai quali la regola primitiva imponeva l'emissione di un voto di povertà che implica la rinuncia

a ogni proprietà non solo per gli individui, ma anche per i conventi, e che traevano sostentamento

unicamente dalla raccolta delle elemosine (questua).

Francesco, Domenico e i loro seguaci cercarono di realizzare l'ideale evangelico dell'imitazione di

Cristo in una vita semplice, fatta di povertà e penitenza, predicazione e opere di carità: provvedevano

al loro sostentamento unicamente tramite la raccolta di offerte e il lavoro (insegnamento, cura

d’anime).

In tali ordini esisteva la figura del questuante, un monaco addetto a girare per città e campagne per

sollecitare il versamento della questua, ossia di una donazione volontaria atta al sostentamento del

convento.

L'obbligo alla povertà e la pratica della raccolta delle elemosine vennero progressivamente limitate:

nel 1475 papa Sisto IV abolì la mendicità come forma di reddito e il concilio di Trento, pur

mantenendo il divieto all'acquisizione di benefici ecclesiastici, permise agli ordini mendicanti di

possedere, collettivamente, delle rendite.

Gli Ospedalieri di Sant'Ippolito costituivano un antico ordine mendicante, il primo istituto religioso

sorto in Messico.

Sono di seguito riportati gli ordini mendicanti ancora attivi: predicatori, minori, minori conventuali,

minori cappuccini, francescani, agostiniani,servi di Maria…

L'Ordine dei Frati Minori è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i frati di questo ordine

mendicante sono detti francescani.

Francesco nacque ad Assisi nel 1181 dal ricco mercante Pietro di Bernardone e da Giovanna, di

origine provenzale.

Trascorse una giovinezza mondana, partecipando alla guerra tra Assisi e Perugia ma mentre si

recava in Puglia, cadde malato e durante la convalescenza ebbe l'ispirazione di tornare ad Assisi per

consacrarsi alla preghiera, alla penitenza e alle opere di misericordia.

Francesco e i suoi compagni rifiutarono anche la proprietà comune dei beni terreni (terre, tesori e

rendite) e scelsero di affidarsi alla provvidenza e di mantenersi mediante il lavoro manuale e la

questua; per i primi frati, vivere secondo il Vangelo significava accettare la precarietà economica e

condividere la condizione degli ultimi (lebbrosi e vagabondi).

Mentre per i domenicani, sorti negli stessi anni, la povertà era vista come strumento per combattere

l'eresia, per i francescani il rifiuto di beni e potere rappresentava l'opzione fondamentale.

La basilica di San Domenico è uno dei più importanti luoghi di culto di Bologna, sede

(domenicani)

principale dell'ordine dei frati predicatori

E’ una facciata a capanna, interamente costruita in laterizi come voleva lo stile povero degli ordini

mendicanti.

La basilica di San Francesco ad Assisi, è il luogo che dal 1230 conserva e custodisce le

spoglie mortali del santo.

La basilica è formata da due chiese sovrapposte, legate a due diverse fasi costruttive: la prima legata

al romanico umbro, di derivazione lombarda, la seconda legata al gotico di matrice francese.

La chiesa inferiore

Nella basilica inferiore è situato un locale che ospita le reliquie di san Francesco.

La chiesa inferiore ha la funzione di chiesa sepolcrale, sottolineata anche dalla presenza della cripta.

Appare ancora quasi romanica: è priva di elevazione, le crociere sono larghe, i costoloni hanno una

sezione quadrangolare, i pilastri sono bassi e grossi per sostenere il grave peso della chiesa

superiore.

La chiesa superiore

L'architettura interna mostra invece i caratteri più tipici del gotico italiano: archi a sesto acuto che

attraversano la navata, poggianti su semipilastri a fascio, dai quali si diramano costolature delle volte

a crociera ogivali e degli arconi laterali che incorniciano le finestre.

La basilica francescana presenta un bilanciato equilibrio in alzato, con lo slancio dei pilastri e delle

volte interrotto dall'orizzontalità del ballatoio che corre sotto le finestre, che dà un sofisticato ritmo di

linee perpendicolari.

Basilica di Santa Chiara

Lo stile architettonico è quello gotico, e ricorda molto da vicino la basilica superiore di San Francesco

d'Assisi.

La facciata è realizzata a filari di pietra locale bianca e rosa, tripartita da cornici.

Il portale è a tutto sesto, con la ghiera attorno alla lunetta che è sostenuta da due leoni a riposo.

Più in alto, il rosone ha un doppio giro di colonnine e archetti.

La facciata si conclude a timpano con un oculo al centro.

L'abside ha forma poligonale, con tre alte monofore.

Il campanile a base quadrata si erge sul fianco, con bifore e grandi monofore, sormontato da una

cuspide.

L'interno della chiesa è a croce latina con navata unica (quattro campate), transetto e abside

poligonale.

Chiesa di San Francesco (Cortona)

La facciata conserva il portale a sesto acuto strombato, con tre colonnette nello sguancio, e l'imposta

di un grande occhio.

Nell'abside sono visibili i profili delle bifore gotiche parzialmente murate.

Sul lato sinistro è visibile l'ala orientale del chiostro dove si aprono due bifore, oggi murate, e una

porta a sesto acuto, relative alla sala capitolare.

Basilica di Sant'Antonio di Padova

È caratterizzata da una perfetta armonizzazione di diversi stili: la facciata a capanna romanica; i

contrafforti che si sviluppano fino a diventare archi rampanti in stile gotico che, in parallelo,

scandiscono con regolarità lo spazio e le cupole in stile bizantino; ed i due campanili gemelli.

Chiesa di San Domenico (Orvieto)

La sua costruzione fu iniziata pochi anni dopo la morte di san Domenico ed è forse una delle prime

chiese dell'Ordine dei domenicani.

L'edificio era costruito a tre navate e tuttora rimangono soltanto l'abside e il transetto.

Federico II di Svevia

Federico II Hohenstaufen fu re di Sicilia , Duca di Svevia, re di Germania e Imperatore del Sacro

Romano Impero, e quindi precedentemente Re dei Romani, infine re di Gerusalemme.

Castel del Monte (Puglia) sorge su un'altura.

È una costruzione regolare, coerente e armoniosa.

L'ottagono su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica

fortemente simbolica: si tratta della figura intermedia tra il quadrato, simbolo della terra, e il cerchio,

che rappresenta l'infinità del cielo, e quindi segnerebbe il passaggio dell'uno all’altro.

La scelta dell'ottagono potrebbe derivare dalla Cupola della Roccia a Gerusalemme, che Federico II

aveva visto durante la sesta crociata, o dalla Cappella Palatina di Aquisgrana.

Il numero otto ricorre in vari elementi di questa costruzione: la forma ottagonale della costruzione, del

cortile interno e delle otto torri ai vertici, le otto stanze interne, la vasca interna che doveva essere

ottagonale, otto fiori quadrifogli sulla cornice sinistra sul portale di ingresso, altri otto sulla cornice

inferiore, otto foglie sui capitelli delle colonne nelle stanze, otto foglie sulla chiave di volta, otto foglie

di vite sulla chiave di volta della prima sala del piano terra, otto foglie di girasole sulla chiave di volta

di un'altra sala, otto foglie ed otto petali su quella della quinta sala, otto foglie di acanto sulla chiave

di volta dell'ottava sala, otto foglie di fico sulla chiave di volta dell'ottava sala al piano superiore.

La struttura è composta principalmente da tre diversi materiali, la cui disposizione non è casuale ma

è studiata per l'effetto cromatico che ha nell'osservatore:

- la pietra calcarea è il materiale preponderante: tale materiale dona alla costruzione una colorazione

che va dal bianco al rosato, a seconda del periodo del giorno in cui si osserva l'edificio;

- il marmo bianco o con leggere venature

- la breccia corallina

Il castello dell'Imperatore si trova a Prato in piazza delle carceri, accanto alla chiesa di Santa

Maria delle Carceri e alla grande Chiesa di San Francesco.

È il più settentrionale dei castelli svevi, costruiti cioè per l'imperatore Federico II.

Esso presenta otto torri ed ha insiti, come per il Castel del Monte, svariati aspetti simbolici, sia nella

struttura che nel portale.

La sua costruzione venne però interrotta verso il 1250.

Nel corso del Trecento, sotto il dominio fiorentino, il castello fu collegato alla terza cerchia di mura

tramite un corridoio coperto chiamato "Corridore del Cassero" o più semplicemente Cassero.

In questo modo le truppe fiorentine potevano entrare da fuori le mura tranquillamente in città usando

un passaggio protetto.

Durante il corso dei secoli alcune case vennero costruire dentro e intorno alla struttura.

Negli anni trenta, sotto il governo fascista, tutte le abitazioni vennero demolite ed il castello assunse

l'aspetto odierno, che consiste praticamente nelle sole mura esterne.

Tale castello costituisce l'unico esempio di architettura sveva dell'Italia centro-settentrionale.

La Rocca di Federico II è una torre di San Miniato

La posizione strategica della torre ha consentito, in epoca medievale, di porre un controllo sul transito

tra Firenze e Pisa e lungo la via Francigena. FRANCIA

Cluny III e le scuole provinciali del Romanico francese.

La costruzione della terza chiesa abbaziale di Cluny fu destinata ad essere la più vasta

chiesa della cristianità.

I monaci cluniacensi, nella loro solenne adorazione dell'onnipotente, si dedicavano alla

ricerca della magnificenza: due volte a botte in pietra delle loro chiese costituivano un

elemento di chiusura, entro il quale poteva echeggiare il loro solenne canto.

Divenne un centro del potere papale in contrapposizione a quello imperiale, anche se in

Italia c'era il conflitto tra papi e imperatori, che si fece più acuto.

Cluny III Fu progettata da Gunzo, che oltre ad essere un monaco, era un musicista e

matematico. L'architetto che ne curò l'esecuzione si chiamava Hezélon ed era anch'egli un

matematico. Di conseguenza le dimensioni delle varie parti della Chiesa, lunga 183 m e

alta 30,5 m al colmo della volta della navata, erano correlati l'uno all'altra secondo un

complesso procedimento matematico impostato su una serie di moduli base.

Questo sistema di proporzioni fece capire l'importanza attribuita ai numeri.

Le grandiose dimensioni senza precedenti, le molte torri, il doppio transetto e il coro per

300 monaci sbalordirono i visitatori fino alla distruzione dell'abbazia nel 19º secolo.

Basilica di Paray-le-Monial

La pianta presenta un impianto a tre navate piuttosto corte, incrociate ad un transetto ad

una sola navata.

La navata centrale ed il transetto sono coperti con volta a botte a sesto acuto e presenta

l'elevazione interna a vari livelli tipica dell'architettura romanica con arcate su pilastri di

aspetto pre-gotico, tribuna cieca e claristorio con piccole finestrature.

I capitelli sono decorati generalmente con motivi vegetali (foglie di acanto) ma alcuni

presentano figurazioni, generalmente di animali.

L'esterno dell'edificio si presenta molto sobrio, con possenti murature.

Tra le scarse decorazioni risalta il portale del braccio sinistro del transetto, decorato con

motivi floreali e geometrici

La crociera è sormontata da un'alta torre e la facciata è stretta tra due altre torri più

piccole.

Basilica di Vézelay

La sua struttura, che rispecchia quella interna a tre navate, è costituita da un corpo

centrale stretto fra due torri campanarie laterali, con quella di sinistra rimasta incompleta.

Alla base della facciata, si aprono i tre portali, con profonda strombatura.

Il portale centrale, bipartito con una colonna con capitello scolpito, è sormontato da una

lunetta all'interno della quale si trova un bassorilievo raffigurante il Giudizio universale.

Al disopra del portale si apre una pentafora costituita da cinque esili monofore ogivali

simmetricamente disposte in base alla loro altezza, intervallate da sei sculture di santi.

Cattedrale di Arles

La chiesa ha un'alta navata centrale a cinque campate, fiancheggiata da strette navate

laterali.

Una cupola copre lo spazio all'incrocio del transetto, presso il quale è stato elevato il

campanile.

Il portale centrale è riccamente scolpito con una raffigurazione del Giudizio universale

nella lunetta.

La decorazione scolpita di queste prime due gallerie è particolarmente ricca e rappresenta

i temi del mistero pasquale e dei santi patroni della chiesa locale nella galleria nord,

mentre nella seconda galleria i capitelli rappresentano episodi della vita di Gesù.

Abbazia della Santissima Trinità (gotico)

Venne concepito come un edificio a pianta a croce latina con tre navate dotate di matronei

a bifore, transetto e coro con cappelle radiali.

Nel XV secolo venne aggiunta la bella cappella absidale in stile gotico-fiammeggiante,

dedicata alla Vergine; e tra il 1505 e il 1519 le cappelle radiali vennero chiuse da elaborati

recinti rinascimentali in pietra.

Nel 1748 secolo venne rifatta la facciata in stile barocco, e aggiunto l'elaborato

baldacchino all'altar maggiore.

Ma nel 1789 l'abbazia venne saccheggiata dalla Rivoluzione. Restaurata, nel 1803.

Chiesa di Santo Stefano (Caen)

L'alta facciata della chiesa è il primo esempio di una formula chiamata a dominare la

costruzione delle più grandi chiese d'Occidente: la cosiddetta facciata armonica normanna

o westwerk.

Questa consiste in un grande corpo a più piani serrato fra due alte torri "gemelle" poste

sulla prima travatura delle navate laterali e allineate a quella principale, in modo da creare

una facciata rettilinea.

I tre livelli inferiori della facciata formano un blocco quadrato, contribuendo a dare un

aspetto massiccio all'insieme.

La nudità di questo blocco è stupefacente: l'impressione d'insieme è dominata dalle linee

architettoniche, prima dai quattro massicci contrafforti, che accompagnano lo sguardo dal

basso verso l'alto, e poi dai due ordini di cinque grandi finestre con base prolungata da

modanature sporgenti.

Le torri si dividono in tre piani di uguale altezza e la cui progressione accentua lo slancio

dello sguardo verso il cielo.

Il piano inferiore è cieco e conta sette stretti archetti pensili su ogni faccia.

Il secondo livello ha più decori ma è meno denso: ogni faccia conta cinque archetti

separati da alcune semicolonne binate.

Il terzo livello è il più aereo e il più riccamente decorato, è infatti dotato di due grandi bifore

dagli angoli decorati e con gli archivolti dotati di spesse modanature.

Le torri risultano leggermente asimmetriche, sebbene tale differenza sia quasi

impercettibile restando ai piedi della facciata, e la complessità del decoro è direttamente

proporzionale all’altezza.

L'interno è diviso in tre navate su nove campate, la prima delle quali occupata dalla tribuna

d'organo.

La navata centrale, di 56 metri di lunghezza, costituisce un perfetto esempio dello stile

romanico normanno, impostata su tre livelli: le grandi arcate a tutto sesto del pianterreno,

quelle del matroneo e il cleristorio.

Quest'ultimo presenta una caratteristica alquanto insolita, infatti le monofore, poste al

centro di ogni campata, sono accompagnate da un solo arco a tutto sesto per lato, se ne

ritrova il corrispondente simmetrico nella campata successiva.

La decorazione con piccoli rosoni, quadrilobi e trilobi è tipicamente normanna.

INGHILTERRA

Cattedrale di Durham

L’edificio è davvero imponente.

La facciata presenta due torri che raggiungono i 44 metri di altezza e sulla crociera se ne

trova una più grande (il campanile) che invece è alta 66 metri.

I muri perimetrali risultano alquanto massicci ed hanno contrafforti.

L’interno è costituito da tre navate, separate da grosse colonne di pietra calcarea, con

capitelli decorati.

La navata è piuttosto lunga, raggiungendo i 143 metri ed ha una larghezza di circa 25

metri.

La copertura della navata centrale è a crociera, mentre quella delle navate laterali è a

semi-botte.

Per i visitatori esiste la possibilità di raggiungere la sommità del campanile, salendo i 325

scalini e di poter ammirare dall’alto l’incredibile vista della città di Durham.

GERMANIA

Duomo di Spira

La Cattedrale ha conservato lo stile originale con cui venne costruita, facendone uno dei

principali esempi di architettura romanica giunti fino a noi.

Una sua caratteristica è costituita dal deambulatorio del matroneo ad archetti sorretti da

colonne e posto in alto vicino al tetto, che gira intorno a tutto l'esterno dell'edificio.

Inoltre esternamente le pareti sono movimentate da lesene e archetti ciechi.

Ai quattro angoli si trovano altrettante torri.

Westwerk—> All’esterno la cattedrale si presenta in tutta la sua maestosità anche a

qualche chilometro di distanza.

La chiesa, in realtà, è priva di una vera e propria facciata, poiché, il corpo delle tre navate

è preceduto dal tipico westwerk.

Esso è costituito da tre campate, ognuna abbinata ad uno dei tre portali del tempio ed è

possibile suddividerlo in tre piani sovrapposti:

• piano inferiore: nartece;

• piano superiore: spazio interno illuminato da un rosone (al centro) e da due

monofore ai lati;

• galleria di archetti ciechi.

Di fianco al westwerk si trovano due slanciati campanili.

L'aula della chiesa è preceduta dal portico del westwerk e si accede alle tre navate tramite

i tre grandi portali che danno su di esso.

Duomo di Worms

La struttura è in pietra arenaria locale rossa.

Le pareti sono in una specie di tufo dello stesso colore, ma più leggero.

La torre sulla crociera è identica a Spira che fu costruita poco tempo prima.

Il portale nord porta, al di sopra, un'edicola con un bronzo di Federico I Barbarossa, del

1181 e la scritta, medioevale, di una esenzione dalle tasse che questo imperatore fece ai

cittadini di Worms nel 1184.

Il complesso dell'abside occidentale con le torri angolari che la sovrastano è la più famosa

e bella realizzazione del periodo romanico germanico.

Essa ha un matroneo nano, al pari delle torri circolari, ed un tetto di pietra con finestre ad

abbaino.

Alla base delle colonnine figure umane ed animali. I capitelli sono fatti di foglie larghe

avvolte, molto particolari, detti “Capitelli di Strasburgo” .

All'esterno sei torri, quattro laterali scalarie cilindriche e due sull'asse centrale, ottagonali,

una sul lato occidentale e l'altra sulla crociera, lato est.

La chiesa ha una doppia abside ai lati ovest ed est e cripta sul lato orientale.

Il colore rosso scuro della pietra e le finestre più piccole di quelle di Spira rendono l'interno

poco luminoso e molto raccolto.

Anche l'esterno è cupo e serioso a causa anche della formazione di concrezioni scure

sulle superfici.

Duomo di Colonia

L'architettura della Cattedrale di Colonia si basa molto su quella della cattedrale di

Amiens, soprattutto in merito alla pianta, allo stile e alle proporzioni della navata centrale.

La pianta è a forma di croce latina, come di consueto nelle cattedrali gotiche.

Ha due navate su entrambi i lati, che aiutano a sostenere una delle volte gotiche più alte

del mondo.

Esternamente la spinta verso l'esterno della volta è scaricata su archi rampanti alla

maniera francese.

L'abside, rivolta verso oriente, è cinta dal deambulatorio con sette cappelle radiali.

Esternamente, anche a distanza, spiccano le due alte torri campanarie della facciata e le

molte guglie. Le cattedrali fra ‘200 e ‘300

Le cattedrali e le basiliche gotiche italiane sono grandi edifici originariamente cultuali

realizzati nel periodo compreso tra XIII e XV secolo in stile gotico.

Gotico Senese: stile molto legato al gotico francese, caratterizzato da una preziosità

ed un'esuberanza decorativa, da facciate ricche di elementi gotici transalpini(cuspidi,

pinnacoli, ghimberghe) e dallo slancio verticale degli edifici.

Esempio: Duomo di Siena e Duomo di Orvieto.

Duomo di Siena

La faccia del duomo di Siena è la più antica tra le due.

Il modello d'ispirazione compositivo dei portali è forse la facciata della Cattedrale di

Chartres, nella loro disposizione e nelle pari altezze.

I tre portali sono profondamente strombati e decorati nello sguancio da colonne ritorte e

finemente scolpite.

Gli archivolti sono sormontati da ghimberghe decorate da foglie rampanti.

La decorazione è in stile gotico raggiante, come la cattedrale di Reims con nicchie

cuspidate, numerose statue e gargouille.

Il Pisano lavorò per la cattedrale fino al compimento del primo registro della faccia.

Al centro campeggia un grandissimo rosone, incorniciato da un serie di nicchie contenenti

i busti degli antenati di Cristo.

Il tutto è sormontato da un'imponente cuspide triangolare e fiancheggiato da due pinnacoli.

L'intera facciata è chiusa lateralmente da due imponenti contrafforti finemente decorati da

statue, nicchie, doccioni e guglie e alleggeriti da finestre.

La facciata fu terminata intorno al 1310.

Duomo di Orvieto

Intorno allo stesso anno il senese Lorenzo Maitani cominciò i lavori per la facciata del

Duomo di Orvieto.

Egli realizzò, prendendo come spunto l'appena terminata facciata del Duomo di Siena un

sistema tricuspidale che si rivelerà però più unitario.

Infatti i moderni storici dell’arte considerano la facciata della cattedrale orvietana una

versione perfezionata di quella senese.

Essa è divisa in tre fasce verticali da quattro poderosi contrafforti.

La zona inferiore è dominata dalla mole del portale centrale affiancata dai più piccoli

portali centrali.

Tutti e tre sono cuspidati e la ghimberga del portale centrale è un triandolo equilatero,

mentre quelle dei portali laterali sono triangoli isosceli.

Una sottile loggetta corre per quasi tutta la larghezza della facciata ed è interrotta dai

contrafforti.

Un piccolo ma cesellato rosone domina il registro superiore.

Esso è inscritto in un quadrato formato da quabrilobi contenenti le teste dei re, che è allo

stesso tempo inscritto in un altro quadrato i cui lati sono costituiti in basso dalla loggetta, e

lateralmente ed in alto da nicchie contenenti statue.

La cuspide centrale è anch'essa un triangolo equilatero.

Le cuspidi laterali sono triangoli equilateri che sormontano quadrati.

I quattro contrafforti terminano in altrettante guglie coniche.

La particolarità decorativa della facciata sta nel fatto che è quasi interamente ricoperta di

mosaici su fondo d'oro, quasi a riecheggiare le antiche tradizioni musive italiane.

Palazzo Pubblico a Siena

Il Palazzo Pubblico di Siena (detto anche Palazzo Comunale) è l'edificio fatto costruire

approssimativamente tra il 1297 e il 1310 dal Governo dei Nove della Repubblica di Siena,

come propria sede.

La facciata è composta di quattro ordini nel corpo centrale e tre ordini nelle due ali laterali.

Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate, alcune inquadrano i portali e le altre

inquadrano grandi finestroni.

In corrispondenza all'ingresso della torre troviamo una struttura a edicola. L'ampia facciata

del palazzo riflette i vari periodi di costruzione: fino al primo ordine di trifore fu usata la

pietra, poi il laterizio.

Le finestre hanno tre archetti gotici affiancati appoggiati su colonnine, mentre al centro di

ciascuna ghiera, tra gli archetti e l'arco acuto principale di ciascuna finestra, è stata

inserita la balzana bianca e nera, simbolo di Siena.

Il corpo centrale è rialzato di un piano rispetto alle due ali laterali.

Sulla sommità, retto da una cornice di archetti pensili a pieno centro, si presenta un

coronamento merlato di tipo guelfo, cioè senza l'estremità a coda di rondine.

Le due cellette campanarie sommitali sono oggi vuote; quella di sinistra venne aggiunta

nel settecento per bilanciare la simmetria.

Accanto allo stemma, tra le trifore, si trovano altri due stemmi marmorei: uno è quello

cittadino, l'altro è il leone del Popolo.

I fori che costellano la facciata sono buche pontaie usate dai costruttori medievali per

alloggiare le travi in legno delle impalcature necessarie al cantiere.

All'interno, le stanze furono usate da molteplici magistrature che hanno amministrato la

città nei secoli.

Oggi ospita il Museo Civico e l'amministrazione comunale senese.

Palazzo Ducale a Venezia.

Il Palazzo Ducale, anticamente Palazzo Dogale in quanto sede del doge, uno dei simboli

della città di Venezia e capolavoro del gotico veneziano.

Le due facciate principali del palazzo, in stile gotico- veneziano, rivolte verso la piazzetta

ed il molo, si sviluppano su due livelli colonnati sovrastati da un poderoso corpo a marmi

intarsiati in cui si aprono grandi finestrini ogivali, con un monumentale balcone centrale, a

sua volta riccamente decorato, ed un coronamento di piccole cuspidi e da edicolette

angolari, sostituente il tradizionale cornicione: nel complesso, la struttura presenta nella

decorazione un chiaro richiamo agli stili architettonici orientale e, in minor misura,

germanico, derivato in gran parte dall'elevato numero di contatti culturali e commerciali che

s'ebbero tra i veneziani e gli altri popoli mediterranei ed europei e alla conseguente

importazione di materiali da quelle terre.

Tra i due livelli del loggiato e la soprastante muraglia è presente un cornicione continuo,

che divide il prospetto in due sezioni d'uguale altezza.

Facciata verso il molo.

Nella parte più antica, rivolta verso il molo, si trovano capitelli trecenteschi.

Verso il mare c'è la figura dell'anziano Noè, nudo e barcollante, mentre verso il canale ci

sono i due figli, uno dei quali copre le nudità del padre con un panno.

All'estremità opposta, verso la Piazzetta, si trova, in alto, l’Arcangelo Michele con la spada

sguainata, mentre in basso sono raffigurati in rigida posizione frontale Adamo ed Eva,

separati da una pinta di fico sulla quale si avvolge il serpente con il volto di Satana.

Eva regge il frutto del peccato, che indica con l'altra mano.

Facciata verso la Piazzetta

La facciata verso la piazza fu costruita successivamente, a partire dal 1424, demolendo il

primitivo palazzo fortificato ed utilizzando a modello la facciata verso il mare.

Nel loggiato al primo piano, conosciuto anche come Loggia Foscara, è possibile notare

due colonne realizzate in marmo rosso di Verona: tra queste due si leggevano le sentenze

di morte che sarebbero state poi eseguite tra le colonne di San Marco e San Teodoro.

Verso la piazzetta, alla tredicesima colonna del loggiato spicca la Giustizia in Trono,

mentre sull'angolo verso la Porta della Carta ci sono il Giudizio di Salomone e l’Arcangelo

Gabriele.

I tre arcangeli, la cui raffigurazione avvolge i due fronti principali, hanno un ruolo

primario nell'apparato decorativo in quanto dotati di un'importante funzione

didascalica: Gabriele simboleggia la politica, Michele la guerra e Gabriele i

commerci.

La balconata al centro dell'ordine superiore vede la presenza del Leone di San Marco.

Porta della Carta

Ingresso monumentale del palazzo, situato tra di esso e la basilica, deve probabilmente il

suo nome all'usanza di affiggervi le nuove leggi e decreti o alla presenza sul luogo degli

scrivani pubblici o ancora al fatto che vi fossero nei pressi gli archivi di documenti statali.

L'apparato scultoreo e decorativo, in origine dipinto e dorato, è ricchissimo.

Nei due pinnacoli laterali vi sono due figure di virtù cardinali per lato e a coronamento di

tutta la struttura vi è un busto dell’ Evangelista sovrastato dalla figura della Giustizia con

spada e bilancia.

Centrale nell'apparato è la raffigurazione del doge Francesco Foscari in ginocchio davanti

al leone marciano.

Fu costruita in stile gotico fiorito da Giovanni e Bartolomeo Bono come risulta

dall'iscrizione sull’architrave: OPVS BARTHOLOMEI (opera di Bartolomeo).

Il Tardogotico: Duomo di Milano.

Il tardo gotico è una fase della storia dell’arte europea, collocabile tra il 1370 circa e buona

parte del XV secolo, con alcune zone dove si prolungò a oltranza fino al XVI secolo.

Si tratta di uno dei linguaggi figurativi fondamentali, assieme al Rinascimento fiorentino e

fiammingo, che caratterizzarono il Quattrocento.

Fu un fenomeno legato soprattutto alle corti rinascimentali ed ebbe una diffusione piuttosto

uniforme in tutta Europa, favorita dai frequenti scambi di oggetti d'arte e di artisti stessi tra i

centri dell’Italia Settentrionale, della Francia e della Germania.

Lo stile del Duomo non risponde a un preciso movimento, ma segue piuttosto un'idea di

"gotico" mastodontico e fantasmagorico via via reinterpretato.

Il duomo ha una pianta a croce latina, con piedicroce a cinque navate e transetto a tre,

con un profondo presbiterio circondato da deambulatorio con abside poligonale.

All'incrocio dei bracci si alza, come di consueto, il tiburio.

L'insieme ha un notevole slancio verticale, caratteristica più transalpina che italiana, ma

questo viene in parte attenuato dalla dilatazione in orizzontale dello spazio e dalla scarsa

differenza di altezza tra le navate, tipico del gotico lombardo.

La struttura portante è composta dai piloni e dai muri perimetrali rinforzati da contrafforti

all'altezza degli stessi piloni.

Questa è una caratteristica che differenzia il duomo milanese dalle cattedrali transalpine,

limitando, rispetto al gotico tradizionale, l'apertura dei finestroni (lunghi e stretti) e dando

all'insieme (a eccezione dell'abside) una forma prevalentemente "chiusa", dove la parete è

innanzitutto un elemento di forte demarcazione, sottolineata anche dall'alto zoccolo di

tradizione lombarda.

Viene così a mancare lo slancio libero verso l'alto.

Ciò è evidente anche se si considera che guglie e pinnacoli non hanno funzione portante,

infatti vennero sporadicamente aggiunti nel corso dei secoli, fino al completamento del

.

coronamento nel XIX secolo

Contrafforti, archi rampanti e pinnacoli

I contrafforti hanno forma di triangoli e servono per contenere le spinte laterali degli archi.

Il basamento è in muratura, come pure le parti interne delle pareti e degli altri elementi,

mentre nei pilastri è stata usata un'anima di serizzo; anche le vele delle volte sono in

mattoni.

Il paramento a vista, che ha anche un ruolo portante, non solo di rivestimento, è invece in

marmo di Candoglia bianco rosato con venature grigie: la cava è ancora di proprietà della

Fabbrica del Duomo.

Le pareti esterne sono animate da una fitta massa di semipilastri polistili che sono coronati

in alto, al di sotto delle terrazze, da un ricamo di archi polilobati sormontati da cuspidi. Le

finestre ad arco acuto sono piuttosto strette, poiché come si è detto le pareti hanno

.

funzione portante

La copertura a terrazze (pure in marmo) è un unicum nell’architettura gotica, ed è sorretta

da un doppio ordine incrociato di volte minori.

In corrispondenza dei pilastri si leva una "foresta" di pinnacoli, collegati tra di loro da archi

rampanti.

In questo caso i pinnacoli non hanno funzione strutturale, infatti risalgono quasi tutti alla

prima metà del XIX secolo.

L'interno è a cinque navate, con il transetto a tre.

Il presbiterio è profondo e cinto da un deambulatorio, a fianco del quale si aprono le due

sagrestie.

La navata centrale è ampia il doppio di quelle laterali, che sono di altezza leggermente

decrescente, in modo da permettere l'apertura di piccole finestre ad arco acuto, sopra gli

archi delle volte, che illuminano l'interno in maniera diffusa e tenue.

I cinquantadue pilastri polistili dividono le navate e sorreggono le volte a costoloni

simulanti un traforo gotico.

Molto originali sono i capitelli monumentali a nicchie e cuspidi con statue, che decorano i

pilastri lungo la navata centrale, il transetto e l'abside.

Alcuni capitelli sono a doppio registro, con statue di santi nelle nicchie sormontate da

statue di profeti nelle cuspidi. .

Gli altri pilastri hanno decorazioni a motivi vegetali

Si tratta di un complesso intreccio di marmi chiari e scuri, tra i quali il nero Varenna, il

bianco e rosa di Candoglia, il rosso d'Arzo (in origine, oggi quasi completamente sostituito

dal rosso di Verona).

La Basilica di San Pretonio a Bologna.

E’ la chiesa principale di Bologna.

E’ la sesta chiesa più grande d’Europa.

La facciata incompiuta di San Petronio misura 60 metri di larghezza per 51 metri d'altezza,

ed è divisa in due fasce orizzontali:

- quella inferiore, con le specchiature marmoree eseguite tra la fine del Trecento e gli inizi

del Cinquecento

- quella superiore, con materiale laterizio a vista e dal profilo sfaccettato, che avrebbe

dovuto consentire l'ancoraggio del rivestimento decorativo.

La parte inferiore decorata è composta dal basamento tardo gotico disegnato da Antonio

di Vincenzo dove sono inseriti dei rilievi polilobati raffiguranti santi.

Dal rivestimento superiore in pietra bianca d’Istria e marmo rosso di Verona in stile tosco-

fiorentino e vi si aprono tre portali.

I pilastri ospitano Scene bibliche, e gli architravi Storie del Nuovo Testamento.

L'interno della basilica presenta sei grandiose campate a pianta quadrata di circa 19 metri

di lato della navata centrale.

La sesta campata della navata centrale è occupata dal presbiterio.

La suddivisione in navate è realizzata tramite enormi pilastri in mattoni sagramati, con basi

elaborate e capitelli a foglie in arenaria.

La particolarità dell'edificio sta nel fatto di non essere orientato in maniera tradizionale con

l'abside a Est e la facciata ad Ovest, bensì rispettivamente a Sud e a Nord.

Questo ha fatto in modo che le fiancate, essendo loro rivolte a Est e Ovest, venissero

penetrate dalla luce solare durante tutto l'arco della giornata, inondando con una luce

particolarmente diffusa tutto l'interno, senza esaltare i contrasti.

In San Petronio c'è il rifiuto di qualsivoglia tensione lineare, realizzando uno slancio

verticale con i muri privi di segni figurativi di tensione e con i pilastri che si presentano

come strutture portanti, regalando uno spazio enorme di superba coerenza nei rapporti

interni fra pianta e alzato, con notevoli giochi cromatici fra tutte le parti e, non ultimo, le

vetrate policrome.

Lezione 9: architettura costantiniana

ARCO DI COSTANTINO

L’Arco di Costantino è il più grande arco onorario giunto ai nostri tempi. L’Arco, celebra

la vittoria dell’imperatore romano Costantino contro Massenzio dopo la battaglia di Ponte

Milvio avvenuta il 28 ottobre del 312 d.C. e il decennale del suo regno (315 d.C.)

L’Arco di Costantino è a tre fornici con un passaggio centrale più grande e due laterali

più piccoli.

L’Arco è costruito in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l’attico che è

accessibile, è realizzato in muratura in cementizio e rivestito di blocchi marmorei

all’esterno.

L’Arco di Costantino è decorato da lastre marmoree a rilievo ricavate dallo spoglio di

monumenti più antichi. In realtà, l’intero arco è decorato principalmente da sculture

provenienti da monumenti di epoche precedenti dell’età di Traiano, Adriano e Commodo.

Sono stati riciclati anche altri elementi come cornici, capitelli e colonne.

Compreso l’attico il monumento è alto 25 metri.

1

DOMUS ECCLESIAE E BASILICA CRISTIANA

I primi ambienti in cui si riuniscono i primi cristiani per i loro riti sono case private in cui

viene ricavata una stanza per la cerimonia del pasto in comune. Nel corso del 200 la

liturgia si definisce meglio e diventano necessari ambienti articolati in più stanze con

funzioni diverse.

Si definiscono quindi le Domus Ecclesiae, case private a disposizione della comunità,

sostanzialmente simili alle altre abitazioni, ma i cui spazi interni hanno precise

destinazioni sacre. Oltre alla stanza del pranzo comune, era necessario un vestibolo per

i catecumeni (cristiani non ancora battezzati) e i penitenti. Un'altra stanza serviva come

battistero per i riti del battesimo, un'altra era adibita alla Cresima. Altre stanze servivano

per il catechismo, per custodire gli oggetti sacri e per la beneficenza.

In Siria, vicino al fiume Eufrate, nell’ antica Dura Europos è stato ritrovato il più antico

esempio di Domus Ecclesiae. Su una parete è stata incisa la data 231-232, che indica il

periodo del suo utilizzo. Questa Domus è stata distrutta nel 257 per via

dell'innalzamento di un nuovo muro di difesa della città. Al centro di una parete si trova il

primo esempio conosciuto di battistero.

Nel corso del tempo il modello della domus ecclesiae si amplia per consentire di

accogliere un numero sempre maggiore di fedeli, si inserisce una pedana per il vescovo,

e una vasca battesimale coperta da un baldacchino decorato con scene sacre.

Tra le domus ecclesiae esistono naturalmente delle differenze, a Roma sono state

trovati ambienti destinati al culto cristiano, detti tituli anche negli edifici a più piani delle

insulae.

Spesso, dopo il IV secolo, sul luogo dei tituli o delle domus ecclesiae sono state

costruite le prime chiese Dura Europos

2

Le catacombe cristiane, un’intricata tessitura di cunicoli sotterranei che si estende al di

sotto della città di Roma, non erano nascondigli o luoghi segreti nei quali le prime

comunità cristiane si riunivano per sfuggire alle persecuzioni, ma una specie di cimiteri

coperti.

La politica di favore e aperto controllo sulla trionfante religione cristiana, aperta da

Costantino con l’editto di Milano del 313, ebbe riscontro nella serie di edifici nei luoghi

santi della Palestina e a Roma, che dettero vita alla nuova tipologia della basilica

cristiana.

Il tipo edilizio romano che sembrò meglio adeguarsi alle nuove esigenze liturgiche del

cristianesimo fu la basilica, l’antica aula polifunzionale romana, caratterizzata da un

impianto rettangolare con tetto in legno a capriate, di grandi dimensioni, economica,

facile da costruire. Nel suo assetto tradizionale, la basilica paleocristiana presenta una

semplice pianta longitudinale divisa in tre o cinque navate: quella centrale, ampia e alta,

è separata dalle altre per mezzo di archi o trabeazioni sostenuti da colonne o pilastri. La

copertura è a tetto a capriate. Le navate erano di forma oblunga, con ‘estremità rivolta

ad oriente, dove si apriva l’abside: l’intera zona absidale (coro o presbiterio) rialzata di

tre gradini, accoglieva l’altare e la cattedra del vescovo. Ai lati del coro vi erano due

amboni.

I laici erano suddivisi a seconda del sesso o dell’età: alle donne erano riservate le

navate laterali o i matronei, agli uomini la navata centrale.

Nella basilica romana l’ingresso si apriva sul lato lungo, in quella paleocristiana dal lato

corto, così lo sguardo del fedele che entrava nell’edificio era protetto verso il punto

focale costituito dall’abside.

Nelle fondazioni di Costantino vi era un forte contrasto tra il semplice esterno in pietra e

le splendore dei marmi e mosaici interni.

3

CATTEDRALE TEODORIANA DI AQUILEIA

Fondati nel 313 dal vescovo Teodoro con il diretto appoggio dell'imperatore Costantino,

gli edifici noti come aule teodoriane costituiscono probabilmente il primo complesso

pubblico di culto per i cristiani.

Le aule poggiavano su edifici romani di cui vennero riutilizzate le mura perimetrali. Le

due aule parallele erano collegate tra loro da un vestibolo, accanto al quale si trovava il

primo battistero. Entrambe le aule erano prive di abside, con sei colonne che

sostenevano un soffitto a cassettoni. L'aula nord costituiva probabilmente la chiesa vera

e propria, mentre quella sud era un luogo in cui i battezzati ricevevano l'istruzione

cristiana.

La successiva fase della basilica risale alla metà del IV secolo, con l'ampliamento

dell'aula nord e la creazione di nuove sale. La grande basilica, divisa in tre navate da

ventotto colonne e priva di abside era collegata, attraverso il battistero, al catecumeneo

e preceduta da un ampio atrio.

4

LATERANO

La basilica sorse nel IV secolo nella zona allora nota come Horti Laterani, un antico

possedimento fondiario della famiglia dei Laterani.

L'originale basilica era nota, per il suo splendore e per la sua importanza, con il nome di

Basilica Aurea.

La primitiva basilica aveva una forma oblunga e disponeva di cinque navate fortemente

digradanti in altezza, divise da colonne: la navata centrale era la più larga e più alta e si

elevava sopra delle altre permettendo di aprire luminose finestre nel cleristorio. Il soffitto

era coperto a capriate, che probabilmente dovevano essere a vista. Opposta alla

facciata era presente un'unica abside dove venne posta la cattedra vescovile, in

analogia con le tribune allestite per le sedute solenni nelle basiliche civili. In fondo alle

navate esisteva una navatella trasversale, il primitivo transetto, nella quale prendevano

posto durante la celebrazione il vescovo, sedendo in centro, su un seggio rialzato,

affiancato dai sacerdoti, disposti ai lati. Tra le navate e il transetto due possenti colonne

sostenevano un grande arco detto arco trionfale.

Tra la navata e la parte destinata all'altare venne posto il fastigium una grande struttura

su quattro colonne che fu l'antecedente di tutte le strutture simili che in seguito

caratterizzarono le chiese sia in occidente sia in oriente. Le colonne in metallo dorato

sorreggevano un frontone con statue d'argento e lampade d'oro, come descritto nel

Liber Pontificalis.

5

ANTICA BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO

L'antica basilica fu inaugurata da Costantino I con l'editto di Milano del 313. La basilica

era a cinque navate, con la centrale rialzata e più larga, e coperta da capriate. Le navate

erano divise da quattro colonnati di ventidue colonne ciascuno, coperti da architravi nella

navata centrale e da archi in quelle laterali. L'illuminazione interna era garantita dalle

finestre che numerose si aprivano nella parte che si elevava della navata maggiore. La

copertura era in capriate lignee. La facciata aveva degli spioventi digradanti.

Il transetto, il primo ad essere concepito come navata trasversale indipendente, era alto

come la navata centrale (ma meno ampio) e dotato di una propria copertura. Sul

transetto si apriva l'abside e in fondo ai bracci si trovavano due nicchie rettangolari che

sporgevano esternamente oltre il profilo delle navate. In corrispondenza della navata

centrale si apriva sul transetto l'arcone ("arco di trionfo") tipico della basiliche

paleocristiane, sia cristiane che civili. Le navatelle terminavano invece con trifore

colonnate, simili a quelle che si aprivano nelle nicchie laterali del transetto.

La facciata presentava finestroni ad arco su due ordini. Il frontone aveva solo un piccolo

rosone, mentre la parte corrispondente alla navata centrale era decorata con mosaici.

La facciata a spioventi della basilica era preceduta ad est da un quadriportico.

6

ANASTASIS

Fu detto Anastasi il santuario in onore della Risurrezione fatto erigere circa il 326 da

Costantino, per coprire ed onorare il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Secondo la

tradizione romana per i mausolei imperiali, ebbe forma rotonda. La maestosa cupola

(con oculo) poggiava su di un colonnato interno; tra questo e il muro perimetrale si

trovava un corridoio per i fedeli, cui corrispondeva al disopra una galleria circolare con

colonnine. Nel centro di questa rotonda, isolata dal resto della roccia del monte Calvario,

c’era la Santa Grotta, che aveva racchiuso il corpo di Cristo, cioè una celletta scavata

nel masso, con dentro un letto di pietra: la santa tomba appariva come una specie di

torretta elevata sotto la grande cupola. Quasi distrutta dagli arabi, fu poi rerestaurata e

rifatta dai Crociati e corrisponde oggi alla basilica del Santo Sepolcro propriamente

detta.

7

BASILICA DELLA NATIVITA’

Originariamente, all'esterno della struttura vi era un cortile che permetteva l'accesso

all'atrio, costituito da colonne e da navate grandi un quarto rispetto a quelle della

basilica.

La basilica è a cinque navate ed ha un transetto. L'accesso alla basilica è consentito

solo attraverso una porta, più simile ad un passaggio, stretto e basso.

Sopra la Grotta della Natività, nel lato orientale della basilica, è situata una costruzione

ottagonale rialzata di tre gradini, il martyrium. Al centro dell'ottagono è situata una

balaustra da cui, sporgendosi, si vede un ampio foro circolare; il foro, praticato nella

volta della Grotta della Natività, consente ai visitatori di guardare all'interno. L'altare

cerimoniale era probabilmente situato a poca distanza dalla costruzione ottagonale,

nella navata centrale, per legare, come nella basilica di San Pietro in Vaticano,

martyrium e basilica.

Al periodo dei crociati si devono le pitture in stile bizantino e i mosaici.

A fianco dell'abside centrale sono presenti due scale che consentono l'accesso alla

Grotta della Natività, una cripta di forma rettangolare. Nel luogo in cui sarebbe nato

Gesù; il punto è simbolicamente segnato da una stella d’argento. Sopra la stella, ma non

immediatamente sopra, sono sospese alcune lampade.

8

COSTANTINOPOLI, Fondazione – Nuova Roma

L'atto ufficiale di fondazione della nuova capitale si tenne nel 330 d.C. La tradizione

vuole che fosse lo stesso Costantino, Pontifex Maximus, a tracciare con la propria lancia

il perimetro sacro della mura, il pomerium, battezzando la città Nova Roma.

Vennero individuate sette alture a ricalcare i sette colli dell'antica capitale e la città

venne divisa come Roma in quattordici regiones. Come per Roma, venne posto un cippo

per indicare il centro dell'Impero, la prima pietra miliare da cui misurare tutte le distanze,

il Milion. Il grandioso complesso dei Palazzi Imperiali venne eretto all'estremità della

penisola, accanto al grande circo e al foro dell'Augustaion, ricalcando il modello romano

del Foro-Palatino-Circo Massimo. Nel foro venne edificata l'aula destinata al Senato. Il

nuovo elemento venne introdotto dalla presenza di una chiesa, la basilica di Santa Sofia.

In ossequio invece alla tradizionale leggenda riguardante la fondazione della vecchia

Bisanzio, vennero traslati dal santuario di Delfi, il massimo centro religioso greco, la

bronzea colonna serpentiforme, dedicata a Pitone e ad Apollo, che venne posta nella

spina del grande ippodromo, assieme al tripode celebrativo della vittoria greca nella

battaglia di Platea e all'Ercole di Lisippo, simbolo di forza.

Sebbene l'Imperatore continuasse a risiedere nella vicina Nicomedia, la città di

Costantino, nella quale i lavori procedevano febbrilmente divenne dunque nuova

capitale dell'Impero Romano, assieme alla vecchia Roma.

Alla morte di Costantino, nel 337, molto era ancora in costruzione, anche se già da tre

anni le strutture principali erano in funzione.

9

APOSTOLEION, chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli

La chiesa dei Santi Apostoli, con pianta a croce greca, divenne un modello per tutte le

chiese successive dedicate agli apostoli.

La prima chiesa dei Santi Apostoli fu fatta costruire da Costantino stesso, assieme alla

cattedrale di Santa Sofia. Venne concepita inizialmente per ospitare le reliquie degli

apostoli, ma custodì solo quelle di sant'Andrea, considerato il primo vescovo della città e

quelle di molti imperatori (Costantino fu il primo ad esservi sepolto) e patriarchi fino all'XI

secolo.

Le fonti antiche di epoca costantiniana la descrivono come un edificio splendido e vasto,

a pianta centrale e posto al centro di un cortile con esedre e fontane, lungo il quale

correva un porticato con colonne. Poco lontano si accedeva dal cortile a un complesso

termale ed a una vera e propria residenza imperiale secondaria.

All'interno si trovava la tomba di Costantino, dove l'imperatore stesso aveva disposto

che giornalmente si celebrasse la messa. Sulle pareti erano presenti dodici lapidi che

ricordavano i dodici apostoli.

10

SANT’AGNESE, ROMA

l primo edificio, in ordine cronologico, del complesso monumentale di S. Agnese, è la

basilica costantiniana. Si trattava di un cimitero coperto di grandi dimensioni fatto

realizzare da Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, presso il luogo di sepoltura

della martire Agnese. La basilica fu realizzata accanto e non sopra la tomba della

martire. La sua costruzione comportò l'abbandono di una necropoli preesistente,

sovrastante la regio IV delle catacombe.

La tipologia è quella della basilica circense, ovvero di una variante della basilica a tre

navate, nella quale le navate laterali, anziché terminare in corrispondenza della parete di

fondo, proseguivano in un semicerchio, seguendo l'abside. Le colonne sostenevano

arcate in muratura, anziché una trabeazione continua. Le navate laterali erano coperte

con tetto a capriate zoppe, poggianti sul muro perimetrale poco al di sopra delle finestre

quadrangolari.

All'interno della navata centrale, in corrispondenza dell'abside, sorgeva un'aula absidata,

L'edificio era presumibilmente circondato da altre tombe e mausolei

11

SANTA COSTANZA, ROMA

Il mausoleo di S. Costanza è uno primi esempi conservati di edificio cristiano a pianta

centrale con ambulacro.

Fu eretto agli inizi del IV secolo da Costantina (o Costanza), figlia di Costantino, a

ridosso della grande basilica cimiteriale da lei fatta realizzare.

L'edificio era strettamente integrato con la basilica. Il nartece (1) che ne costituisce

l'ingresso, absidato ai lati, si innestava sulla navata laterale della basilica e pertanto il

mausoleo veniva a trovarsi trasversalmente in asse con la basilica stessa.

L'interno è costituito da una rotonda circolare (2) coperta a cupola, circondata da un

deambulatorio (4), e da esso separata da 12 coppie di colonne.

La cupola dell'ambiente centrale era ricoperta di mosaici.

L'ambulacro è coperto con una volta a botte, decorata da mosaici Il ritmo delle pareti

laterali è scandito da numerose nicchie.

Le quattro nicchie (3) in corrispondenza dei quattro assi sono di dimensioni maggiori: di

forma rettangolare le due sull'asse longitudinale, semicircolari quelle sull'asse

trasversali. Gli intercolunni tra doppie colonne sono più larghi e più alti degli altri: in

questo modo viene a crearsi uno schema tipologico a croce inscritto in una

circonferenza. La nicchia rettangolare opposta all'entrata (4) ospitava il sarcofago di

Costantina in porfido rosso (il marmo riservato alla famiglia imperiale) decorato con

motivi cristiani che riprendono i temi della decorazione musiva dell'ambulacro.

All'esterno dell'ambulacro correva un'altro ambulacro colonnato, oggi scomparso.

12

Lezione 10: Architettura paleocristiana

MILANO

SAN VITTORE

Aveva una forma ottagonale e presentava una pavimentazione in mattoni, affiancata a

un'altra parte in opus sectile marmoreo, con un motivo di esagoni alternati a triangoli. Al

suo interno vi erano otto nicchie, una per lato, dalla forma rettangolare alternata a quella

semicircolare. Le pareti disponevano di un altro zoccolo di marmo grigio, sormontato da

tarise marmoree e mosaici. Ignorato dalle fonti classiche e medievali, il Recinto di San

Vittore venne scoperto soltanto fra il 1950 e il 1953.Di forma ottagonale schiacciata, ad

ogni suo vertice vi si ergeva una torre dalla pianta semi-circolare. Dal punto di vista

funzionale, il recinto è stato generalmente interpretato come una struttura difensiva,

posta a protezione del Mausoleo imperiale, all'interno del quale probabilmente erano

stati sepolti gli imperatori Graziano e Valentiniano II; secondo altri anche l'imperatore

Teodosio.

1

SANTA TECLA o basilica Maior

La basilica Maior ebbe la lunghezza divisa in due parti da un grande arco, la parte verso

l'abside si chiamava Tempio (poi mutò in Presbiterio) e la parte verso l'ingresso si

chiamava Platea (poi mutò in Navata).

Si contavano 90 colonne monolitiche di marmo.

L'abside della basilica Maior aveva pari ampiezza della navata centrale, era interamente

decorata da mosaici. SI trovavano due due cappelle rettangolari, laterali all’abside. La

sopraelevazione della navata centrale, detta bema, andava dall'arco di inizio Tempio fino

a fondo abside (non c'era nelle navate laterali).

La Maior fu costruita sul modello basilicale pur presentando significative variazioni dai

canoni classici paleocristiani. Anzitutto l'orientamento non segue esattamente l'asse est-

ovest, come richiesto dall'allora canone religioso, essendo allineato invece all'asse

stradale. Inoltre la basilica si articola in cinque navate anziché tre. Poi la navata centrale,

non ebbe un unico pavimento in piano, dall'ingresso fino all'abside, ma una

sopraelevazione (bema), con funzioni di palco di discussione del Concilio, usato in

seguito per le predicazioni.

BATTISTERO AMBROSIANO

Fu il primo battistero con vasca ed edificio ottagonale della cristianità.

L’ottagono ricorda, con i sette della creazione, l’ottavo giorno, quello dell’eternità, ma

anche le otto beatitudini evangeliche. Sant’Ambrogio, che l’avrebbe iniziato nel 387, può

essersi ispirato alla costruzione ottagonale dal mausoleo imperiale di Massimiano: i

catecumeni, entrando nel battistero, dovevano così provare la sensazione di entrare in

una tomba per farvi morire l’uomo vecchio che era in loro e, come dice san Paolo,

risorgere a nuova vita nell’acqua lustrale. Al suo interno, il battistero presenta otto

nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari, che si affacciano ai lati della

grande vasca centrale, cui si accede scendendo tre gradini. Davanti ai contrafforti tra le

nicchie, sui quali era impostata una grande cupola con ricca decorazione musiva, si

ergevano colonne di porfido sostenenti una trabeazione marmorea

2

BASILICA DI SANT’AMBROGIO

Edificata tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio, fu costruita in una

zona in cui erano stati sepolti i cristiani martirizzati dalle persecuzioni romane. Per

questo venne dedicata ai martiri ed era chiamata Basilica Martyrum. Sant'Ambrogio

stesso vi venne sepolto e da allora cambiò nome, assumendo quello attuale.

Il materiale di costruzione è povero (principalmente mattoni di diversi colori, pietra e

intonaco bianco) e la provenienza è locale: con esso si costruiscono anche gli edifici che

costellano la campagna dei dintorni.

Rispetto alla chiesa originale, la nuova ereditò scrupolosamente la pianta: tre navate

absidate con quadriportico antistante. La pianta interna della basilica è longitudinale e

(se si escludono le absidi) ha le stesse dimensioni del portico antistante.

3

SAN NAZARO

Si tratta di una chiesa ambrosiana iniziata nel 382 che sorge lungo una via porticata. Ha

quattro bracci senza navatelle, in cui quello d’ingresso è leggermente più lungo degli

altri. La navata centrale è uno spazio continuo dall’ingresso sino all’abside, mentre i due

bracci laterali sono divisi dal nucleo centrale da una serie di arcate.

All’esterno la struttura si distingue per i paramenti murari in mattoni; questo è

un’elemento importante perché verrà ripresa a Ravenna, infatti in entrambi territori era

presente molta argilla, ma mentre a Milano si utilizzano sottili strati di malta (molto più

raffinata e legata ad esperienze costantinopolitane, dove il marmo viene usato in questo

modo), a Ravenna c’è una forte presenza di malta. Altro elemento di decorazione sono

gli architetti pensili sotto i cornicioni, con delle nicchie scavate al punto da lasciare

vedere l’estradosso della volta retrostante. Questi archetti pensili sono collegati da

lesene.

4

SAN SIMPLICIANO

La facciata è una delle meno alterate dagli interventi di fine XIX secolo. Nella parte

inferiore, le arcate che incorniciano i portali denunciano l'esistenza in antico di un

portico. La parte superiore, che appare, invece, più rimaneggiata, mostra due trifore

laterali, due bifore centrali, una trifora in alto ed archetti decorativi. Sul fianco della

chiesa vi è il campanile, che risulta tozzo a causa della mutilazione cinquecentesca. La

cella campanaria dà verso l'esterno con quattro bifore rinascimentali.

L'interno della basilica è a sala: le tre navate, separate da quattro pilastri circolari in

mattoni, sono di uguale altezza, anche se le due navate laterali, come la centrale

coperte con volta a crociera, appaiono più strette di quella maggiore. In prossimità del

presbiterio, sotto il tiburio ottagonale e nella campata precedente, vi è l'innesto del

transetto a due navate.

5

SAN GIOVANNI IN CONCA

Per quanto concerne la costruzione della prima basilica si trattava di una lunga aula

absidata, le cui pareti laterali erano all'esterno modulate da arcate cieche come nel S.

Simpliciano, sostenute da pilastri rettangolari molto sporgenti.

La navata era coperta a capriate.

6

SAN LORENZO

Risalente al IV secolo, la Basilica di san Lorenzo Maggiore a Milano è una delle più

antiche chiese presenti in Italia e rappresenta anche un fondamentale modello di

riferimento la Basilica di San Vitale a Ravenna.

La Basilica di San Lorenzo Maggiore presenta una pianta molto complessa.

Il corpo principale segue un sistema centrale, ed è costituito da un quadrato con i lati

arrotondati in quattro grandi absidi.

Al corpo centrale sono collegate numerose cappelle, alcune delle quali aggiunte in

seguito alla primitiva costruzione della basilica. Completano l'imponente struttura le

quattro torri campanarie, di pianta quadrata e di altezza contenuta.

La Basilica è preceduta da un nartece dello stesso stile del tiburio, con quattro colonne

collegate da archi. Si ipotizza che un tempo fosse presente anche un quadriportico, del

quale tuttora restano soltanto le sedici colonne di San Lorenzo.

Sul perimetro interno della Basilica corre un deambulatorio, separato dalla parte centrale

da esedre che si trovano all'interno di arconi. Le esedre sono su due livelli, di cui quello

superiore forma il matroneo.L'area centrale della chiesa è sovrastata da una grande

cupola ovoidale anch'essa a spicchi. È traforata da finestre e al centro presenta un

oculo, coperto da una lanterna, dalla quale penetra un fascio di luce.

7

ROMA

SAN PAOLO FUORI LE MURA

La basilica di S.Paolo fuori le mura è situata sul luogo dove la tradizione vuole che

Timoteo, discepolo del Santo, abbia sepolto le spoglie del maestro decapitato.

L’imperatore Costantino, su suggerimento di papa Silvestro, volle allora costruire una

basilica sul sepolcro di Paolo nel 324, di dimensioni molto più piccole di quella attuale ed

orientata in senso inverso. Nell'anno 386 i tre imperatori reggenti Teodosio, Arcadio e

Valentiniano II vollero la costruzione di una nuova e più grande basilica in onore

dell'Apostolo Paolo, perché l'antica chiesa costantiniana era divenuta già troppo angusta

per accogliere l'alto flusso di pellegrini. La nuova basilica fu edificata dall'architetto

Ciriade in modo grandioso, a cinque navate suddivise da 80 colonne, 24 delle quali

provenienti dalla basilica Emilia. All'esterno fu sistemato un atrio porticato con una

fontana al centro. Il grande arco trionfale di Galla Placidia si apre in fondo alla navata

centrale e poggia su due colonne.

8

AULA DI OSTIA

La straordinaria decorazione a intarsio di marmi colorati (opus sectile) ornava la sala di

rappresentanza di una domus monumentale fuori Porta Marina a Ostia. La grande aula

con l'esedra quadrangolare sulla parete di fondo è completamente rivestita di marmi

policromi con svecchiature geometriche, fregi floreali, gruppi di animali in lotta. Inoltre,

un grande pavimento in opus sectile di marmi preziosi (giallo antico, serpentino, porfido

rosso e pavonazzetto), decorato con motivi a stelle, ottagoni e cerchi combinati con

grande eleganza. In contrasto, l'esedra di fondo è interamente ricoperta da una

decorazione geometrica sempre in opus sectile di marmo, con motivi a scacchiera

minuta in basso e con falso prospetto architettonico nella parte alta.

9

SANTA SABINA

La chiesa non ha facciata: essa è inglobata nell'atrio che ricalca la pianta dell'antico

nartece, uno dei quattro bracci dell'antico quadriportico, attualmente all'interno del

monastero domenicano. Si accede alla chiesa anche attraverso un portale, preceduto da

un piccolo portico con tre arcate, situato sul lato destro.

Tipiche dell'architettura paleocristiana, oltre alle pareti esternamente lisce (prive di

contrafforti poiché la copertura era sempre a capriate, quindi una struttura non

spingente), era la presenza di grandi finestre aperte nel cleristorio (la parte più alta della

navata centrale). Rimangono tracce dell'antico campanile paleocristiano nella base del

campanile a vela barocco, posto alla sinistra della facciata della chiesa. Il monastero è

caratterizzato da un chiostro quadrangolare con gallerie sui quattro lati che si aprono

verso il centro con polifore sorrette da colonnine marmoree.

SANTA MARIA MAGGIORE

S.Maria Maggiore fu costruita da Sisto III (432-440) per celebrare Maria "madre di Dio",

secondo quanto proclamato dal concilio di Efeso nel 431.

La basilica si presentava a tre navate, divise da 21 colonne di spoglio per lato,

sormontate da capitelli ionici, sopra le quali correva un architrave continuo. La navata

centrale era illuminata da 21 finestre per lato (la metà delle quali furono

successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea con capriate a

vista.

10

BATTISTERO LATERANENSE

L'edificio, che sostanzialmente corrisponde alla ricostruzione del V secolo, presenta una

pianta ottagonale, con copertura a cupola, sorretta da due ordini di colonne. Il battistero

ha accesso da un atrio con un portico a due colonne di porfido biabsidato.

Nell'interno del Battistero, sotto la cupola, è posto il fonte battesimale e intorno

all'ottagono interno delle colonne, corre un alto deambulatorio anulare, coperto con volta

a botte.

Delle tre cappelle del V secolo solo quella ad est, accessibile da porte bronzee e

dedicata a S. Giovanni Evangelista, conserva la forma originaria a croce greca con volta

a mosaico, risalente al papato di Sisto III.

SANTO STEFANO

S.Stefano Rotondo, una delle più antiche chiese cristiane, fu eretta ai tempi di papa

Simplicio, tra il 468 ed il 483. La basilica, costruita con materiali di spoglio,

originariamente aveva già una pianta circolare ma era suddivisa in tre navate

concentriche: la prima navata ("Aula") era sorretta da 22 colonne ioniche architravate, la

seconda ("Ambulacro"), ad anello, con 44 archi poggianti su 36 colonne e su otto pilastri

a forma di T, dai quali si dipartivano i muri che dividevano il terzo anello, confinante con

il muro perimetrale, in otto settori. Di essi, quelli disposti sugli assi ortogonali

(corrispondenti all'Atrio) prevalevano in altezza, così da configurare, nella disposizione

degli spazi, uno schema cruciforme. I settori collocati lungo gli assi diagonali erano a

loro volta suddivisi in due ambienti paralleli, due terzi verso l'interno, aperti ("Cortile

11

all'aperto"), un terzo verso il muro esterno, coperto ("Cortile coperto"). L'accesso era

assicurato da otto porte ("Ingressi"), che immettevano nei "Cortili coperti", dai quali si

poteva accedere agli "Atrii", messi in comunicazione con i cortili da una trifora su due

colonne. La mole centrale era alta 22 metri, così come 22 erano il diametro e le finestre

che vi si aprivano. L'anello centrale era sorretto da 22 colonne di spoglio.

12

QAL’AT SIM’AN

Qalʿat Simʿān, ”la Rocca di Simeone") è il primo convento cristiano, con annesso

chiostro, costruito nel nord della Siria di oggi. È la più eloquente testimonianza del

prestigio monastico bizantino, caratterizzato da un enorme complesso, costruito, tra il

476 ed il 491, per iniziativa dell'imperatore Zenone, quale centro di pellegrinaggio. Sulla

collina dove vi era la colonna fu eretta una costruzione a pianta ottagonale, dalla quale,

in direzione dei quattro punti cardinali, livellati artificialmente con l'aggiunta di un

terrazzamento sul lato ovest, furono costruite quattro basiliche, in modo da formare un

complesso a forma di croce. Le basiliche sono a tre navate. L'abside è posta in

direzione est (da dove sorge il sole) nella basilica est, che risulta un poco più lunga delle

altre tre basiliche. L'ingresso avveniva attraverso la basilica sud, che presenta una

facciata a tre fornici; dietro la facciata si trova il Nartece, un vestibolo dove si

raccoglievano i neofiti, che non avevano ancora accesso alla chiesa. Attraversata la

basilica sud si arriva all'atrio ottagonale, il cui punto focale è la colonna dell'asceta. Le

colonne che sorreggono gli archi dei lati dell'ottagono, sia quelle del portale, hanno i

capitelli corinzi.

13

SAN PIETRO IN VATICANO, nuovo presbiterio

Una visione d'insieme del presbiterio della basilica costantiniana di san Pietro in

Vaticano.

Si nota l'iconostasi (senza icone). Dietro l'iconostasi (che poteva essere racchiusa da

tende) sorge l'imponente presbiterio raggiungibile da due gradinate. L'altare si trova

sotto un ciborio. Il papa sedeva nella sede centrale dell'emiciclo a ridosso dell'abside. Il

luogo venerato della sepoltura dell'apostolo Pietro era sotto l'altare e si raggiungeva

seguendo un sottopassaggio laterale che consentiva di passare sotto l'area del

santuario. Questa sistemazione del presbiterio si deve a Gregorio Magno (VII sec.) il

quale sopraelevò il santuario creando un passaggio sottostante per la venerazione del

sepolcro apostolico.

La celebrazione verso le porte della chiesa e non verso l'abside non comportava un

faccia-faccia col popolo, molto in basso e lontano e, per altro, disposto in prevalenza

nelle navate laterali, dal momento che la navata principale poteva essere utilizzata in

certi momenti della liturgia.

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RAVENNA

SAN GIOVANNI EVANGELISTA

La chiesa di San Giovanni risale a V secolo ed ha mantenuto la struttura basilicale.

La facciata tripartita ha un unico accesso sormontato da un alto finto protiro in laterizio.

I fianchi della chiesa sono scanditi da lesene al livello basso, da archi ciechi che

sottolineano la forma delle finestre in quello superiore.

Il prospetto posteriore è dominato dall'abside poligonale le cui finestre hanno archi che

ricadono su colonnine marmoree.

Un portale marmoreo gotico consente l'accesso al cortile che precede la facciata. L'arco

ogivale è affiancato da pinnacoli e sormontato da un timpano.

L'interno dà l'impressione di spaziosità e luminosità tipiche delle chiese paleocristiane. I

due colonnati dirigono l'occhio verso l'abside che è preceduta da un ampio arco trionfale

che ricade su due colonne dai capitelli corinzi.

La copertura delle navate è lignea. In fondo alla navate laterali delle piccole porte

conducono ai locali ai lati dell'abside in origine dedicati al culto ortodosso (prothesis e

diakonikon).

All'inizio della navata destra si apre il battistero ricavato alla base del campanile. Verso

l'interno gli archi ricadono su una colonna con capitello composito "teodosiano".

I capitelli della navata sono di tipo corinzio e risalgono al periodo romano.

Molto interessante è la varietà delle raffigurazione della croce vista come albero della

vita che trovano posto sulla fronte dei pulvini.

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SANTA CROCE

La chiesa di Santa Croce è una chiesa edificata a Ravenna dall'imperatrice romana

Galla Placidia. Il mausoleo di Galla Placidia era inizialmente una cappella accessibile dal

nartece di questa chiesa, ma le successive demolizioni l'hanno reso un edificio

indipendente.

La chiesa fu eretta in direzione ovest-est in mattoni riutilizzati. Le mura esterne erano

scandite da lesene e, probabilmente, da arcate cieche.

La pianta dell'edificio era a croce latina, caso unico per la Ravenna dell'epoca. L'edificio

aveva una singola navata, con un ampio transetto disposto in direzione nord-sud e un

nartece; caratteristica singolare della pianta è che non è strettamente rettilinea, con

angoli di giunzione delle pareti non ortogonali e con le parti terminali dei transetti distorti.

Altra caratteristica peculiare di questa chiesa erano i due portici, che correvano paralleli

alla navata centrale, sorretti da due file di colonne che andavano da ciascun transetto al

nartece.

Nella parte occidentale c'era il nartece. Dal lato corto meridionale, attraverso una triplice

arcata e un vestibolo, si entrava in una cappella a pianta cruciforme, il mausoleo di Galla

Placidia. La triplice arcata era sostenuta da due colonne poggiate su basi di marmo

rosso di Verona, mentre sulle pareti c'erano colonnette di marmo intarsiato. Il mausoleo,

alto undici centimetri più del nartece, fu eretto con mattoni e malta differenti da quella

chiesa, e quindi fu probabilmente costruito dopo la chiesa stessa.

16

BATTISTERO DEGLI ORTODOSSI

Il Battistero Neoniano o degli Ortodossi è databile tra fine IV sec. e inizio del V sec.

Sembra sia stato edificato dal Vescovo Orso, insieme alla cattedrale, abbattuta nel per

far posto all'attuale Duomo settecentesco. Quindi il Battistero è l'unica parte che rimane

del complesso originario.

E' un edificio a pianta centrale, di forma ottagonale, con 4 lobi che corrispondono alle

absidi, disposte a X. Il corpo è una torre ottagonale che ha funzione di tiburio (racchiude

una cupola visibile dall'interno) e copertura con tetto piramidale.

Nel complesso è molto semplice, l'unica decorazione è quella delle lesene con gli

archetti pensili in alto. E' costruito in laterizi.

In alto si trova la cupola emisferica (fittile).

L'interno presenta una ricchissima decorazione con mosaici, stucchi e incrostazioni

marmoree.

17

BATTISTERO DEGLI ARIANI

L’edificio, che si presenta ora in parte interrato, è strutturato a pianta centrale ottagonale.

Dal perimetro fuoriescono quattro piccole absidi semicircolari orientate secondo i punti

cardinali, delle quali la maggiore, rivolta ad est, è preceduta da un presbiterio.

Originariamente infatti il battistero era circondato da un ambulacro anulare coperto da

una volta, che si interrompeva solo sul lato orientale, in corrispondenza dell’absidiola

più grande. Sono ancora visibili in corrispondenza delle absidi minori gli arconi che

servivano all’innesto delle volte.

All’interno le pareti si presentano in nudo laterizio, ma in antico erano riccamente ornate

con marmi, stucchi e mosaici. Di tutto l’apparato decorativo originario non resta ora che

il prezioso rivestimento musivo della cupola.

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SANTO SPIRITO

La Basilica dello Spirito Santo, ufficiata dapprima dai vescovi Ariani (inizio VI secolo

d.C.), fu ridotta al culto cattolico dall'arcivescovo Agnello attorno al 560. L'aspetto della

chiesa oggi non è molto dissimile da quello originario. Tuttavia, l'antica costruzione era

più slanciata rispetto all'attuale: nel XVI secolo, infatti, per contrastare il fenomeno della

subsidenza, il pavimento è stato rialzato di un paio di metri. La chiesa, a tre navate, è

scandita da quattordici colonne sormontate da capitelli e pulvini. Al suo interno si

distingue l'ambone, in marmo greco, databile al VI secolo, decorato su entrambe le

facce: su ognuna di essa troviamo lateralmente due croci su un globo, mentre nella

parte centrale, ricurva, delle colonnine scanalate che formano tre edicole provviste di

conchiglia e timpano.

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SANT’APOLLINARE NUOVO (SAN SALVATORE)

La Basilica di Sant'Apollinare Nuova risale alla fine del V sec.

Teodorico, re degli Ostrogoti, per celebrare la sua vittoria contro Odoacre nel 493 si

trasferì a Ravenna, fece costruire il suo palazzo e questa chiesa, che ha quindi anche

funzione di Cappella Palatina.

Teodorico era di fede ariana: la chiesa venne dedicata al culto ariano e intitolata al

Salvatore.

La chiesa presenta una tipologia basilicale a tre navate e tre absidi (semicircolari

all'interno e poligonali all'esterno) e un atrio porticato che a Ravenna è detto àrdica. E'

stata modificata in epoche successive. La muratura è con mattoni a vista.

Le navate presentano archi a tutto sesto e 2 file di 12 colonne di marmo greco.

20

MAUSOLEO DI TEODORICO

Risale a poco prima del 526 (anno della morte di Teodorico). Per la sua imponenza e lo

schema centrale, l'opera manifesta una continuità culturale con l'architettura imperiale

romana. Anche la scelta del materiale di costruzione: la pietra d'Istria (anzichè il laterizio

solitamente utilizzato a Ravenna), tagliata in grandi blocchi fa parte a questa politica

d'immagine.

E' costruito con grandi blocchi di pietra d'Istria, a pianta centrale e coronato da una

cupola monolitica di pietra d'Istria. Il suo sollevamento ha comportato parecchi problemi

tecnici, risolti con un ingegnoso sistema di piani inclinati e corpi ruotanti.

Si sviluppa su due ordini: quello inferiore è decagonale e impostato su 10 archi a tutto

sesto e nicchie. L'ordine superiore è cilindrico, più stretto e dotato di terrazza

perimetrale, o deambulatorio esterno. Le decorazioni sulle pareti con incassature

rettangolari, portano fregi con motivo "a tenaglia". Si tratta di un ornamento

appartenente al gusto cosiddetto "barbarico", utilizzato soprattutto nell'oreficeria gotica.

Nel piano inferiore, la porta conduce in un vano a croce, la cui funzione è incerta. In

genere viene considerato la camera sepolcrale e probabilmente doveva custodire i

sarcofagi di Teodorico e della sua famiglia.

Mediante una scala di età moderna, si giunge al piano superiore, si entra in un vano

circolare, con una sola nicchia ad arco, provvista di croce. Qui è collocata la vasca di

porfido che doveva contenere il corpo di Teodorico. E' decorata con due finti anelli sul

fianco e una protome leonina in basso.

21

Lezione 11: Architettura paleobizantina a

Costantinopoli e Ravenna

SAN GIOVANNI DI STUDIOS

Edificata nel 463, per la committenza del patrizio Studios. Presentava una pianta

basilicale a tre navate, divise da due file di 7 colonne che sostengono un'architrave

orizzontale. Il sostanziale accorciamento dell'asse longitudinale le conferisce una pianta

quasi quadrangolare, che sembra preludere allo sviluppo centripeto dello spazio che

caratterizzerà l'architettura bizantina e la distingue dai coevi impianti basilicali realizzati

in Occidente.

Era preceduto da un atrio quadrangolare forse colonnato. Il nartece mostra un'ampia

comunicazione tanto con l'atrio quanto con l'interno della chiesa, con quattro colonne

con capitelli corinzi che sostengono un'architrave riccamente decorata.

All'interno, sopra le navate laterali e il nartece correva una galleria ad U. L'abside si

presenta circolare all'interno e poligonale all'esterno, era illuminato da tre grandi

finestroni e provvisto di synthronon.

Il presbiterio aggettava verso l'interno della chiesa su uno stilobate di breccia verde

provvisto di ritti di marmo a cui si connettevano i pannelli. Al centro dell'abside una scala

introduce alla cripta.

1

SAN GIOVANNI A EFESO

Le origini della prima chiesa risalgono al IV, se non addirittura al III sec., quando, al di

sopra di un gruppo di stanze sotterranee, nelle quali evidentemente la tradizione

venerava il luogo di deposizione di Giovanni Evangelista, fu innalzata una memoria

quadrata, coperta da una volta a crociera impiantata su quattro colonne e con quattro

porte sui lati.

Agli inizi del V sec. la memoria fu racchiusa entro un'ampia basilica cruciforme. Il corpo

anteriore, preceduto da nartece, esonartece e protiro, era a tre navate; pure a tre navate

erano i bracci laterali; a cinque invece il corpo posteriore, terminato da un'abside.

Nel 548, Giustiniano fece costruire, al di sopra di quella preesistente, un'imponente

chiesa a pianta cruciforme, che ricalcava quella dei SS. Apostoli, da lui fatta edificare a

Costantinopoli qualche anno prima.

All'estremità ovest, su una terrazza artificiale, costruita per annullare il pendio della

collina e appoggiata su una cisterna, sorgeva un atrio, circondato da portici su tre lati.

Sul quarto lato si apriva il nartece, che introduceva al corpo centrale della chiesa tramite

cinque porte.

All'interno la chiesa si articolava in tre navate, quella centrale più ampia, intersecate da

un transetto, al centro del quale, prima dell'abside, è visibile la tomba dell'evangelista.

Il soffitto della tomba appare rialzato rispetto al piano del terreno ed era originariamente

ricoperto a mosaico.

Il battistero a pianta ottagonale che si trova sul lato settentrionale della chiesa risale

all'edificio pregiustinianeo e presenta al centro una vasca circolare entro una pianta

2

cruciforme a cui si accede per mezzo di due brevi scalinate lungo i bracci della croce.

Due vasche per l'acqua completano gli altri due bracci della croce.

Accanto al battistero, addossato all'estremità settentrionale del transetto, si trova un

ambiente rettangolare che termina con due absidi pavimentate a mosaico. Un'iscrizione

sopra la porta d'ingresso lo identifica come il sekreton, la sala dove il vescovo sedeva

quando teneva un giudizio. Il sekreton comunica a nord con il Tesoro, un ambiente

circolare a due piani su cui si aprono delle stanze angolari e nicchie nello spessore delle

pareti dove era conservato il tesoro della basilica.

SANTISSIMI APOSTOLI

Già descritta nella lezione 9 (costantiniana), l’Apostoleion venne completamente

demolita e riedificata con dimensioni maggiori durante il regno di Giustiniano. Gli

architetti furono Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto. La nuova costruzione presentava

una pianta a croce greca con cinque cupole, una per ciascun braccio più una centrale; il

braccio occidentale si estendeva verso un atrio.

3

SANTA IRENE

Iniziata nel 532, forse, sul sito della prima cattedrale di Bisanzio, la nuova chiesa fu

rifatta completamente dopo un terremoto nel 740.

Si tratta di una architettura interamente ricostruita da Giustiniano, per questo elemento

fondamentale è la cupola, abside sporgente e due navate piccole; del quadriportico non

rimane niente ma c’è ancora il nartece.

La chiesa si presenta come basilica a cupola con gallerie: la navata composta da due

campate principali, la prima suddivisa in due parti disuguali coperte con volta a botte, la

seconda quadrata e sormontata da una cupola; un antecoro coperto con volta a botte e

un'abside chiusa all'esterno nei tre lati di un poligono; navate laterali, coperte a volta,

terminanti in vani laterali, sono sormontate oggi da matronei coperti a volta come erano

nell'edificio originario. Mentre tutto questo è costruito con grossi blocchi di calcare, le

parti occidentali della chiesa sono costruite solo in mattoni: un nartece a due piani,

coperti a volta; un atrio circondato da quattro portici, quelli del pianterreno con volte a

botte; nonostante le differenze nel materiale, navata mediana, nartece e atrio sono ora

assegnati a un'unica fase edificatoria, quella del 532.

Lo spazio interno è uno spazio tende ad essere centrale, l’andamento è longitudinale

(come quello di una basilica cristiana), compaiono le gallerie (che si affacciano sullo

spazio interno) e proprio per la presenza della aperture delle gallerie sui due lati,

assume una forma ancora longitudinale; l’esterno si caratterizza dall’abside sporgente e

dall’alto tamburo.

4

CHIESA DI SAN SERGIO E BACCO

Molti storici considerano la chiesa dei santi Sergio e Bacco (527-532) il presupposto più

importante a Santa Sofia. Si tratta di una chiesa costruita da Giustiniano, si trova

nell’area del grande palazzo ed è una chiesa di carattere privato; presenta una

caratteristica molto particolare, all’interno di un quadrato è inserito un’ottagono. Con

questa chiesa ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo, ovvero quello a doppio angolato,

cioè non ci sono più le navate laterali e tutto lo spazio si concentra in uno spazio

centrale e quindi la cupola diventa elemento fondamentale e caratterizzante tutta

l’architettura. Si trova un nuovo tipo di cupola ovvero quella che viene chiamata ad

ombrello.

Anche la funzione delle esedre è fondamentale, perché dal punto di vista del rito

ortodosso lo spazio che si affaccia su quello centrale ma al primo piano (quindi la

galleria) ha una funzione imperiale, cioè l’imperatore assiste alle celebrazioni da questo

spazio.

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SANTA SOFIA

Sotto le fondazioni dell’attuale chiesa ci sono quelle antiche, entrambe (quella antica e

quella attuale) sorgevano a circa cento metri dalla chiesa di Sant’Irene.

Questa è l’unica chiesa costruita da Costantino a Costantinopoli. La chiesa ha pianta

quadrata ed è preceduta da un vasto nartece. L’interno è diviso in tre navate di cui

quella centrale ha una grande altezza. Una piccola abside è situata di fronte al triplo

ingresso alla navata centrale ed è affiancato da due esedre semicilindriche. AL di sopra

delle navate laterali si sviluppa la galleria del matroneo che affaccia verso la navata

centrale. La copertura è costituita da un’immensa cupola emisferica affiancata, nel

senso della lunghezza delle navate, da due semicupole. Tale cupola poggia, tramite i

pennacchi, su quattro enormi pilastri tra i quali sono gettati dei giganteschi Marconi a

tutto sesto. Dopo un incendio una seconda chiesa fu costruita per volere di Teodosio II

nel 415. La basilica, dotata ancora di un tetto in legno, fu progettata dall'architetto

Rufino, bruciò quasi completamente in un altro incendio.

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SAN VITALE

Viene costruita da Giuliano Argentario, iniziata nel 525, quando ancora era vivente

Teodorico, e completata nel 547, quando ormai Ravenna si trova sotto il dominio

bizantino da almeno sette anni. L’edificio ha pianta ottagonale preceduta in origine da un

quadriportico. All’esterno la struttura mostra la sua semplicità essendo solo in mattoni.

Gli spazi sono ottenuti dalla compenetrazione di solidi geometrici elementari (prismi,

piramici, cilindri), Le facce del corpo prismatico principale, rinforzate da contrafforti che

si ispessiscono in corrispondenza degli spigoli, sono divise da una cornice in due parti

corrispondenti al doppio loggiato interno. Il volume centrale del tiburio ottagonale

nasconde la cupola. All’interno a quello perimetrale si somma un secondo ottagono, i cui

lati si dispiegano in esedre con due ordini di arcetelle sovrapposte. Lo spazio centrale è

coperto da una cupola emisferica raccordata al tamburo ottagonale dai pennacchi. Due

sono gli ingressi che si aprono su altrettanti lati adiacenti dell’ottagono esterno. Uno di

essi è in asse con il presbiterio, seguito dall’abside. Questa è affiancata da due piccoli

ambienti caratteristici delle basiliche bizantine: a destra il diaconicon per la

conservazione del pane e del vino consacrati, a sinistra la protesis, per la conservazione

dei suppellettili e per la preparazione delle funzioni liturgiche.

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BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE

La chiesa si presenta sempre con i caratteri delle chiese paleocristiane, con

un’accentuazione dello spazio longitudinale, ma rispetto alle chiese precedenti ha un

maggiore movimento spaziale con una differenza di livelli, in quanto è presente la cripta

che solleva il pavimento del presbiterio, il che ha reso necessario la sistemazione di una

scalinata. La chiarezza dei volumi è esaltata dalla ricchezza di marmi (che provengono

dall’Asia minore).

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Lezione 12: Architettura barbarica

Penisola iberica

Visigoti

Regno Visigoti 587 (conversione Riccardo I)-inizio VIII

S. Juan de Baños (consacrato 661): impianto basilicale, 3 navate, innovazioni (arcate a

ferro di cavallo, proporzioni tozze, disinteresse per i fronti esterni)

S. Frutuoso de Montelios (? 656): impianto centrico a croce, vano presbiteriale distinto,

influssi bizantini (calotta sopra il vano centrale, trifori interni, partiture esterne), ricchezza

e varietà di dettagli

S. Pedro de la Nave (? 612-680) 3 navate con 2 vani alle testate del transetto, fregi e

capitelli scolpiti

invasione araba 711-1493

Asturie

Regno Asturie 739 (liberazione dagli arabi)-fine IX secolo

Càmara Santa (? 802) cripta di S. Leocadia, cappella sepolcrale del re, murature

continue, forte spessore, piccole aperture, copertura a botte

S. Julian de los Prados (830 circa) Santullano, 3 navi su pilastri quadrati, transetto

continuo, triplice presbiterio piatto, copertura a tetto, decorazione a fresco IV stile

S. Miguel de Lillo (842-850), parzialmente distrutto, 3 navi coperte a botte ad anelli su

colonne isolate, slanciatissimo 1:3, atrio autonomo con vani laterali, presbiterio con

cappelle laterali, assenza di transetto

S. Maria de Naranco (consacrato 848) palazzo trasformato in chiesa, aula 12x5, volta a

botte ad anelli, logge di terstata

S. Salvador de Valdediòs (consacrato 893), grande slancio 1:3, esterno=interno

S. Cristina de Lena (? 905)

Mozarabici

Regni cristiani liberati: Leòn, Castiglia, Aragona

S. Miguel de Escalada (consacrato 913) triforio-iconostasi fra nave e transetto con

avvolgimento della navata, arcate a ferro di cavallo, essenzialità di superfici e volumi,

spazialità basilicale, presbiterio circolare in spessore di muro

S. Cebrian de Mazote (915 circa) tipo basilicale ad absidi contrapposte, transetto-

triconco

S. Baudel de Berlanga (fine X) eremitaggio, complessa e variata articolazione dello

spazio interno

1

Longobardi

585 Basilica autarena : S. Alessandro a Gera d’Adda – re Autari; notizie nell’883; cfr.

Anastasis Gothorum

677 S. Maria in pertica a Pavia – regina Rodelinda presso cimitero pagano; disegni di

Leonardo e del 1772 (demolizione); verticalismo

VII ? battistero di Lomello – fonte esagonale, verticalismo

VII ? tempietto del Clitunno – classicismo ‘eretico’

713-44 re Liutprando, Memoratorium de mercedibus commacinorum

744-56 S. Maria in valle a Cividale del Friuli – Astolfo, duca del Friuli dal 744 al 749

e re dei Longobardi dal 749 al 756, e sua moglie Giseltrude;

753- S. Salvatore a Brescia – duca Desiderio (poi re);

760-74 S. Sofia a Benevento – duca Arechi II : monastero benedettino femminile;

modelli: Pavia e Costantinopoli;

762 S. Maria in sylvis a Sesto al Reghena : fondata 730-735, cenobio benedettino dal

762 (quadriportico)

VIII ? S. Salvatore a Spoleto

IX ? S. Maria foris portas a Castelseprio

2

FRANCHI

BATTISTERO DI SAN GIOVANNI, POITIERS

La parte centrale dell'edificio venne costruita intorno al 360, sfruttando le fondazioni di

costruzioni romane che erano state demolite nel 276, nella zona in cui, presso la casa di

sant'Ilario di Poitiers, sarebbe sorta la cattedrale. Nel tempo ci furono molti cambiamenti

nella struttura originaria; venne aggiunto un fonte battesimale nel VI secolo, nel periodo

in cui il battesimo veniva praticato per immersione.

La costruzione venne gravemente danneggiata durante l'invasione dei Visigoti nel V

secolo, ma successivamente fu riparata la parte superiore dei muri della cella, furono

aggiunte tre absidiole in forma di transetto e decorazioni all'esterno e all'interno

dell'edificio.

Dal X secolo in avanti furono demolite le due piccoli sacrestie originali (che

originariamente fungevano da aule per i catecumeni di entrambi i sessi), le absidiole

laterali, i bracci del transetto furono ricostruite come absidi e al nartece quadrato venne

data l'attuale forma poligonale.

3

VISIGOTI

SAN JUAN DE BANOS

La facciata presenta un portale sporgente, con arco a ferro di cavallo tipicamente

visigoto (rialzato di circa un terzo) e con estradosso e intradosso non paralleli tra loro.

L'interno è a tre navate, coperte da un tetto ligneo e separate da archi visigoti su

colonne con fusti di marmo di reimpiego di diverse qualità e colorazioni.

Ciascuna navata in origine terminava in un'abside, di cui solo quella centrale è tuttora

conservata. In una trasformazione successiva vi fu aggiunto una sorta di transetto,

costituito da tre cappelle rettangolari disposte a croce, per la cui costruzione furono

eliminate le absidi laterali.

La decorazione dell'arco trionfale presenta di nuovo una croce intagliata sulla chiave di

volta ed è sormontato da una lapide in marmo con l'iscrizione dedicatoria.

4

SAO FRUTUOSO DE MONTELIOS

La cappella di São Frutuoso de Montélios, nei pressi di Braga, è un piccolo edificio a

croce greca, simile per volumi e dimensioni al Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

L'edificio è composto da quattro bracci quadrati che si innestano ad un corpo centrale

più alto, anch'esso quadrato e coperto a cupola; il passaggio tra i vani laterali e quello

centrale è schermato da trifore su colonne con capitelli corinzi. In origine anche i vani

laterali sembra fossero coperti da cupole, impostate su un giro di arcate su colonne.

All’esterno i quattro bracci sono scanditi da nicchie poco profonde, alternativamente ad

arco e a terminazione triangolare, ogni braccio è coronato da una cornice modanata e le

tre facciate conservate sono concluse da timpani triangolari di matrice classica,

corrispondenti al tetto a due falde che copre ciascun braccio. Il corpo centrale più alto è

invece ornato da una cornice a minuti archetti, forse in origine sorretti da colonnine.

Nelle murature, tutte in pietra squadrata, le pietre si dispongono simmetricamente

attorno alla porta di ingresso, alle nicchie che scandiscono l'esterno e anche all'interno

dei timpani triangolari, facendo compenetrare struttura e ordine geometrico.

5

SAN PEDRO DE LA NAVE

Innalza la sua massa elegante, dai volumi perfettamente equilibrati, su una pianta a

croce greca, con due navate laterali, con il portico e l'abside sporgenti. La navata

centrale è più elevata delle laterali e sostenuta da archi che poggiano su colonne

istoriate. Gli ornamenti scultorei mostrano varie mani con due distinti tipi di decorazioni. I

più pregevoli mostrano storie tratte dalla Bibbia, come Daniele nella fossa dei leoni e il

sacrificio di Isacco.

6

LONGOBARDI

BASILICA AUTARENA A RARA DI GERA D’ADDA

La basilica fu edificata dal re longobardo Autari nel corso del VI secolo.

La chiesa, di cui è rimasta solo un'unica navata e l'abside centrale, aveva

originariamente una struttura basilicale a tre navate con pareti costruite in laterizio.

Dalla navata centrale fuoriesce un'abside poligonale la cui parete esterna è suddivisa da

lesene piatte unite in alto da archi a tutto sesto. Tra le lesene centrali dell'abside erano

inserite delle sottili monofore di cui una è attualmente murata.

7

SANTA MARIA DELLE PARTICHE A PAVIA

La chiesa di Santa Maria in Pertica era una chiesa di Pavia, fondata dai Longobardi nel

677, quando Pavia era la capitale del Regno longobardo, dalla regina Rodelinda.

La chiesa aveva una pianta circolare con un deambulatorio che formava un anello

delimitato da sei colonne. Il corpo centrale, a differenza delle basiliche a pianta circolare

di Bisanzio o di Ravenna (per esempio, San Vitale), era estremamente slanciato. Pare

che la chiesa fece da modello per architetture successiva come la Cappella Palatina di

Aquisgrana o la chiesa di Santa Sofia a Benevento.

8

SANTA MARIA IN VALLE A CIVIDALE DEL FRIULI

Il cosiddetto Tempietto longobardo, oggi oratorio di Santa Maria in Valle, si trova a

Cividale del Friuli (Udine).

È composto da un'aula a base quadrata con una volta a crociera, che si chiude con un

presbiterio, più basso, diviso da coppie di colonne in un loggiato a tre campate con volte

a botte parallele. Il lato ovest era l'antica parete d'ingresso e su questo lato rimangono i

resti di una decorazione a stucchi e ad affresco. L'abside era anticamente decorata a

mosaico.

La cappella è formata da un alto volume centrale che costituisce l’aula, sulla cui parete

di fondo vi è il portale di facciata riccamente ornato. Il presbiterio è suddiviso da quattro

colonne binate e da due pilastri rettangolari, che scandiscono tre vani con volta a botte,

ed è separato dall’aula dal parapetto dell’iconostasi.

9

SAN SALVATORE (SANTA GIULIA) A BRESCIA

La basilica di San Salvatore sorge a Brescia, all'interno del complesso di Santa Giulia.

Fondata nel 753 come chiesa del monastero femminile di San Salvatore, nel corso dei

secoli fu più volte rimaneggiata.

Del nucleo originario si conserva la struttura a tre navate scandite da colonne e capitelli

La chiesa, con transetto a tre absidi, era interamente decorata da stucchi e affreschi. In

gran parte perduta la decorazione della cripta, anch'essa a tre absidi, si è parzialmente

conservato il corredo liturgico marmoreo.

10

TEMPIETTO DI CLITUNNO

Si tratta di una piccola chiesa ("chiesa di San Salvatore"), a forma di tempietto corinzio.

La costruzione dell'edificio è stata attribuita al IV-V (secondo alcuni la datazione

scenderebbe tuttavia al VII secolo).

L'edificio è costituito da un basamento con camera accessibile da un portale sul fronte, e

da una parte superiore in forma di tempietto. L'ambiente ricavato nel basamento

coincideva con i resti di un più antico edificio pagano. La parte superiore conserva la

facciata in antis a quattro colonne corinzie: scanalate a spirale le due laterali, tra due

pilastri, sorreggono la trabeazione ed il frontone. L'interno comprende la cella, coperta

da volta a botte e con edicola che inquadra l'abside sul fondo.

11

SANTA SOFIA A BENEVENTO

La chiesa di Santa Sofia presenta piccole proporzioni. La pianta centrale si rifà a quella

dell'omonima chiesa di Costantinopoli, ma è molto originale: al centro sei colonne sono

disposte ai vertici di un esagono e collegate da archi che sorreggono la cupola.

L'esagono interno è poi circondato da un anello decagonale con otto pilastri e due

colonne ai fianchi dell’entrata.

La zona delle tre absidi è circolare, ma nella porzione centrale ed anteriore le mura

disegnano parte di una stella, interrotta dal portone, con quattro nicchie ricavate negli

spigoli.

12

SANTA MARIA IN SYLVIS A SESTO AL REGHENA

Dietro la primitiva residenza abbaziale e a fianco della chiesa è stata eseguita una serie

di campagne di scavo che hanno portato alla luce le fondamenta della chiesa

antecedente quella attuale. Il suo perimetro è attualmente evidenziato con pietre. La

chiesa era formata da una unica navata, che terminava con un'abside rivolta verso

oriente; sia a destra che a sinistra erano poste due cappelle a pianta quadrata

anch'esse dotate di abside.

All'esterno vi era un quadriportico, che viene generalmente interpretato come segnale di

passaggio di un gruppo di religiosi dalla vita eremitica alla regola monastica.

13

BATTISTERO DI LOMELLO

Il complesso presenta nel suo insieme la forma di una semplice croce tipica, al suo

interno però la parte centrale è costituita da un ottagono - sopra il quale si staglia la

cupola, anch'essa di forma ottagonale - il quale, assieme alle absidi e alle cappelle

interne del battistero, assume la caratteristica forma crociata che ben si nota all'esterno.

Elemento di grande importanza è il fonte battesimale (battesimo ad immersione)di forma

esagonale, risalente tra al VII-VIII secolo.

Il battistero è un edificio alto 13 metri ed è costruito interamente con mattoni; la cupola, è

una costruzione più tarda del resto dell'edificio, voltata attorno al X secolo con materiali

meno pregiati. La cupola è sormontata da un piccolo tiburio a più piani, che costituisce la

parte finale dell'intera costruzione. Tratto caratteristico dell'architettura longobarda di

quel periodo è l'eccentuato verticalismo dell'ottagono centrale, che si distacca così dalle

omologhe costruzioni paleocristiane, più compatte.

14

SANTA MARIA FORIS PORTAS A CASTELPRIO

La costruzione sorge su una collina, in un'area già caratterizzata da un sepolcreto

preistorico. La chiesa si presenta esternamente con una rustica semplicità, preceduta da

un atrio con un grande arco, aperto nel XVII secolo, mentre in pianta presenta un'unica

navata rettangolare, non molto lunga, con un'abside per ciascun lato oltre quello

d'ingresso. Le tre absidi sono tra loro uguali tranne che per la disposizione delle finestre.

All'esterno, esse sono rinforzate da contrafforti e coperte da bassi spioventi semiconici.

15

SAN SALVATORE A SPOLETO

L'impianto di San Salvatore, probabilmente di origine funeraria, è basilicale a tre navate;

anche il presbiterio è tripartito, ed è coperto da una volta a base ottagonale. L'abside è

semicircolare ed è esternamente chiuso da un muro rettilineo; ai lati la fiancheggiano

due ambienti absidati, con volta a crociera.

Dell'originale facciata dell'VIII secolo, scandita da lesene e divisa in due ordini da una

cornice, si sono persi la ricca decorazione e il frontone triangolare, tranne le cornici delle

finestre e i tre portali scolpiti con motivi classici, provenienti da materiale di risulta

ricavato da edifici romani preesistenti, come quasi sempre avviene in opere longobarde.

SANTA MARIA A OTRICOLI

La chiesa parrocchiale di Otricoli si presenta con una pianta rettangolare divisa in tre

navate.

La navata centrale è caratterizzata dalla presenza della Cripta di San Medico e di una

particolare zona del presbiterio.

Ai lati della navata centrale si trovano due navate laterali minori nelle quali sono

incuneate quattro cappelle barocche e una cappella minore, nella navata di sinistra.

16

Lezione 13: Architettura carolingia

ABBAZIA DI NOVALESA

L'abbazia di Novalesa è divisa in edificio monastico e chiesa abbaziale.

L'abbazia vera e propria, che conserva ancora tracce dei precedenti edifici, si sviluppa

alla destra della chiesa e vi si accede tramite un portale che immette in un primo cortile,

con portico a tre campate con volta a crociera sormontato da un loggiato. Tutto l'edificio

monastico si sviluppa attorno ad un cortile centrale che ospita, al suo interno, le due ali

superstiti del chiostro cinquecentesco.

La Chiesa abbaziale, dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea, venne edificata tra il

726 e il 739, a navata unica e con un coro rettangolare di dimensioni modeste. Ai secoli

XI e XII risale la ricostruzione romanica, articolata in tre navate, con larghezza totale pari

a quella della chiesa attuale, ma di lunghezza minore.

1

LORSCH

Quando Carlo Magno costruisce questa abbazia era ancora re, ma i lavori si protrassero

sino all’ottavo secolo. Oltre ad ospitare molti monaci l’abbazia costituiva una vera e

propria città circondata da mura al cui interno si trovava l’abbazia, di grandi dimensioni,

dedicata a San Nazzario. Era priva di transetto ed era costituita da tre navate articolate

in pilastri e comprese tra un coro rettangolare ad est ed un’imponente edificio con due

alte torri fiancheggiate da blocco centrale ad ovest. In origine era conclusa da un’abside.

La chiesa possedeva un atrio, sul cui lato occidentale si apriva un’ingresso fiancheggiato

da due torri. Ciò che contraddistingue questo chiostro è la presenza di un edificio isolato

che porta all’atrio interno, ovvero la torhalle, una sala riservata all’imperatore o

personaggi importanti che che venivano ospitati nell’abbazia

Costituito da un nucleo centrale porticato mentre dai lati corti si trovavano delle torri

scalari rotonde che portavano alla zona superiore. Nella parte inferiore le arcate che

formano volte a crociera poggiano su pilastri di sezione rettangolare, che evocano l’arco

di Costantino a Roma a tre fornici. Alla zona tripartita inferiore corrisponde in quella

superiore una loggetta cieca formata da nove strette campate.

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iania

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di "Storia dell'architettura" del I anno di Architettura, basati su appunti personali presi alle lezioni del prof.or Marco Frati dell’Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura. Discussione di temi storiografici attraverso immagini fornite dal docente, descritte nei minimi dettagli, come vengono richieste all'orale.
Sono presenti appunti teorici di tutti gli argomenti richiesti all'orale. Studiando questi appunti ci sono tutte le nozioni per superare l'esame. Esame superato con 30 e Lode


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
Docente: Frati Marco
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iania di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Frati Marco.

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