Storia del Vicino Oriente antico
La periodizzazione generale del Vicino Oriente antico (epoca pre-islamica)
- 12000-9600 Netufiano
- 9600-7000 Neolitico aceramico
- 7000-5000 Neolitico ceramico
- 5000-3200 Calcolitico
- 3200-2000 Bronzo antico (Uruk; Protodinastico; Impero di Akkad; Ur III)
- 2000-1500 Bronzo medio (Paleobabilonese; Paleoassiro)
- 1500-1000 Bronzo tardo (Mediobabilonese; Medioassiro; Regno Ittita)
- 1000-600 Età del ferro (Neobabilonese; Neoassiro)
- 600-350 Epoca persiana
- 350-150 Epoca ellenistica
- 150-200 d.C. Epoca romano-partico
- 200-750 d.C. Epoca bizantina-sassanide
Netufiano
Il processo di neolitizzazione riprende dagli sviluppi avvenuti nel netufiano (1200-9600 a.C.). È infatti in questo periodo che le comunità nomadi iniziano una sedentarizzazione precedente al processo di agricoltura e allevamento. Abbiamo infatti la costruzione di case circolari seminterrate, con dei pali a sostenere il tetto e le pareti rinforzate da muretti a secco. Nelle abitazioni vi era uno o due focolari. Le sepolture erano collocate, singole o multiple, sotto le case stesse o in una zona adiacente ad esse. Nonostante questa sedentarietà non abbiamo testimonianze di allevamento o agricoltura. L'unico animale domestico era il cane, che veniva sepolto insieme agli uomini. Si tratta di una economia ad ampio spettro, cioè in grado di sfruttare un insieme vario di risorse alimentari: si cacciavano gli animali disponibili in un'area relativamente lontana dal sito e lo stesso avveniva per la raccolta delle piante.
Dai ritrovamenti sappiamo che venivano utilizzate attrezzature di uso quotidiano, quali macine, mortai e pestelli, usati per macinare le piante raccolte o i minerali per ottenere il colorante, e poi microclimi geometrici a forma di mezzaluna, usati per la caccia, la pesca e la raccolta di piante, e ancora oggetti in osso e pietra levigata.
Neolitico aceramico
Con il Neolitico, per la prima volta, le comunità di cacciatori e raccoglitori non produttori di cibo si trasformano in società maggiormente stabili praticanti l'agricoltura e l'allevamento. Si parla di vera e propria rivoluzione neolitica, ma non si tratta di un cambiamento repentino, ma di una trasformazione lenta e radicale. Esso si sviluppa in un periodo di cambiamento climatico, in cui il clima diviene più mite, le piogge si distribuiscono in maniera regolare durante l'anno e gli inverni si fanno più temperati.
Nascono in questo periodo le prime forme di agricoltura, che comportano anche un’innovazione tecnologica e culturale. La selezione avviene tra le piante disponibili sul territorio in forma selvatica, che vengono domesticate, come farro, farricello, cece, orzo, lenticchie e pisello. Queste piante nascevano spontaneamente nel territorio definito mezzaluna fertile, termine coniato negli anni Venti dall'egittologo e storico americano James Henry Breasted. Tale zona si estendeva dalla valle del Nilo fino alla costa orientale del Mediterraneo, includendo, quindi, la Mesopotamia settentrionale, le valli di Eufrate e Tigri fino ai monti Zagros (attuali territori di Egitto, Libano, Giordania, Israele, Turchia, Siria, Iran ed Iraq). La bassa Mesopotamia era invece territorio di bassa piovosità e poco favorevole alla crescita di queste piante spontanee.
Col neolitico abbiamo, quindi, la selezione di piante locali a ciclo annuale, l’allestimento di strutture per lo stoccaggio del raccolto e la sua trasformazione, l’utilizzo di animali gregari e l’allevamento di quelli più facilmente gestibili in cattività, quali pecore, capre, bovini e suini. Abbiamo inoltre la cosiddetta rivoluzione dei simboli, cioè una trasformazione nell’ambito della religione, della ideologia e di tutta la sfera psico-culturale.
Possiamo distinguere il neolitico aceramico in due fasi, come indica lo schema cronologico introdotto da Kathleen Kenyon: Neolitico Preceramico A, o PPNA, (9600-8500) e Neolitico Preceramico B, o PPNB, (8500-7000).
Neolitico Preceramico A
I siti del PPNA si concentrano soprattutto intorno alla valle del Giordano e possiamo trovare sul Mar Morto la facies culturale del Khiamiano, mentre nel Levante meridionale il Sultaniano. L'architettura levantina è tutta di tipo domestico. Le case sono circolari, con un diametro che varia dai 3 agli 8 metri. Sono incassate nel terreno, una distaccata dall'altra, con fondamenta in pietra e uno spiccato in argilla pressata o mattone crudo. Sono formate da un'unica stanza con all'interno un focolare, dei rossetti e delle macine fisse. Le varie case sono costruite senza una regolare disposizione, intorno ad un'area aperta con al centro sili e focolari.
Nel caso di Gerico è stata rinvenuta anche una struttura che si ritiene abbia avuto funzioni pubbliche. Si tratta di una torre inserita in uno spesso muro, con all'interno una scala per raggiungerne la sommità. Certamente questa torre aveva significato simbolico, in quanto sono stati ritrovati in una cavità nel muro ben 20 scheletri di adulti, ma si ritiene che il muro avesse anche funzione di protezione dalle esondazioni del fiume.
In questo periodo abbiamo la domestica zione di farro, piccolo farro, orzo e grano, piselli e lenticchie, anche se in realtà l'agricoltura è un'attività ancora marginale. Le comunità continuano, infatti, con la raccolta di piante selvatiche e la caccia alle gazzelle, a pecore, cinghiali, capre selvatiche, cervi, uri e lepri, uccelli e volpi.
Dal punto di vista religioso, sono poche le testimonianze: abbiamo figurine zoomorfe e umane che potrebbero simboleggiare divinità, mentre le sepolture hanno certamente un significato simbolico dovuto al fatto che i corpi venivano sepolti in fosse semplici, ma essi venivano in seguito riesumati e privati del capo, che veniva poi conservato in edifici specifici. Non esiste però un corredo funebre. I bambini venivano invece sepolti sotto le fondazioni dei muri o sotto le case. Viene suggerito così il culto degli antenati.
Si tratta di comunità a carattere egalitario. L'industria litica è costituita soprattutto da punte, lame di falcetto, bulini, asce e accette, costruiti in ossidiana proveniente dall'Anatolia. Ciò ci fa quindi capire come fosse già presente una specie di scambio a lunga distanza. Dalle zone limitrofe venivano prese conchiglie dal Mediterraneo e dal Mar Rosso e bitume dal Mar Morto.
Neolitico Preceramico B
Con l'inizio di questo periodo, nel 8500 circa, abbiamo la creazione di piccoli siti agricoli di un massimo di ettari nel Levante centrale e cacciatori-raccoglitori nelle zone aride orientali e meridionali. Le case assumono forma rettangolare e sono costruite in pietra e mattone crudo. Queste case sono definite pier houses, in quanto i muri interni possiedono dei setti murari che permettono il passaggio da un ambiente all'altro. Queste case coprono tra i 20 e i 30 metri quadrati e sono destinate a singoli nuclei familiari.
Solo nel tardo PPNB avremo delle ampie costruzioni in pietra al centro dei villaggi, destinate al pubblico con lo scopo di stimolare la coesione del gruppo. La tradizione funeraria del PPNA continua, ma ora i crani sono trattati con argille e gesso, i dettagli ne vengono ricostruiti attraverso conchiglie e pittura. Ai crani si aggiungono poi busti e vere e proprie statue di forma umana. Abbiamo quindi un culto per gli antenati molto radicato.
Durante questo periodo le comunità divengono sempre più dipendenti dalla produzione di cibo, tanto che alla fine di esso pecore, capre e bovini sono totalmente addomesticati. Cereali e legumi possiedono un ruolo fondamentale per la sussistenza e perciò vengono sempre più coltivati. Nonostante ciò, questo non implica l'abbandono della caccia e della raccolta, che rimangono comunque risorse importanti.
Diversa è invece la situazione nell'area dei monti del Tauro. L'architettura domestica è di tipo rettangolare isolata e le case sono molto standardizzate. Questa case sono dette grill houses, in quanto sono costruite su una superficie pavimentale rialzata su dei muretti disposti a graticola. In questo modo il pavimento rimane ventilato e asciutto. La suddivisione interna di queste case è formata da piccoli ambienti minori che fungevano da deposito, solo verso la fine del PPNB si abbandona la spartizione per favorire un unico grande ambiente. Abbiamo inoltre grandi edifici dedicati al culto.
Vi sono sculture a bassorilievi che rappresentano animali e demoni, vi è inoltre il culto di una divinità maschile e di una femminile, in genere rappresentata in relazione a volatili o serpenti.
Neolitico ceramico
Intorno al 7000 a.C., in un periodo piuttosto breve, i siti del Neolitico Preceramico vengono abbandonati e nascono nuovi insediamenti. Si crede tal discontinuità sia dovuta a un deterioramento climatico e ambientale e ad una crescita demografica che causò tensioni sociali. Agricoltura e allevamento divennero sempre più importanti e la produzione della ceramica sempre più di uso comune e diviene elaborata e decorata.
Gli insediamenti del Levante sono simili a quelli lungo il medio Eufrate e sono meno standardizzati: abbiamo edifici circolari e rettangolari, alcune con presente una specie di abside. In questo periodo definito come Neolitico Ceramico abbiamo la comparsa di tre facies: le culture Hassuna, Samarra e Halaf.
Cultura Hassuna
La popolazione Hassuna è la prima vera e propria cultura contadina. Viveva in piccoli villaggi di non più di tre ettari e le case erano costruite in fango pressato a pianta rettangolare con suddivisione di ambienti interni e intorno a dei cortili con focolari esterni. Iniziano inoltre ad esserci delle forme di immagazzinamento comunitario, per proteggere i beni destinati allo scambio o al consumo. Per assicurare un controllo su eventuali effrazioni dei beni immagazzinati vennero creati dei sigilli, chiamati cretulae, che erano dei grumi di argilla con da un lato l'impronta degli oggetti su cui erano applicati, e dall'altro l'impronta di un sigillo.
La società Hassuna coltivava grano e orzo e cacciava onagro e gazzella. Le comunità erano quindi solo parzialmente insediate. La ceramica prodotta era color crema, dipinta di rosso con motivi lineari e geometrici e con decorazioni applicate come occhi, orecchi e teste animali.
Cultura Samarra
I suoi insediamenti avvenivano lungo i depositi alluvionali, alluvium, e sfruttavano, per la prima volta, l'agricoltura irrigua. Ciò favorì l'impegno di questi gruppi nella terra e nella coltivazione e quindi l'insediamenti più stabili e un'economia di sussistenza sempre meno dipendente dalla caccia. Agricoltura e allevamento divengono le attività dominanti della società e con l'introduzione dell'irrigazione le energie e il tempo possono essere impiegati in altre attività, quali il miglioramento e il controllo della produzione. Abbiamo inoltre cinte murarie perimetrali intorno agli insediamenti, mentre le case prendono forma di T.
I gruppi di Samarra mantengono sì una forma egalitaria, ma rivelano la crescita all'interno della società di nuclei famigliari o individui con ruoli più importanti. Le ceramiche di Samarra sono fini e dipinte e decorate su un fondo marrone con motivi geometrici, figure umane e uccelli. Essa veniva usata per degli scambi, come testimoniano anche oggetti in ossidiana, turchese, rame, cornalina e alabastro.
Cultura di Halaf
Fra il 6000 e il 5200 si sviluppò nel Vicino Oriente la cultura Halaf. I materiali ceramici attribuiti a tale società sono venuti fuori negli scavi di Carchemish. Sono quattro i tratti significativi più importanti di Halaf:
- La diffusione degli insediamenti. Essi si estendono su un territorio molto ampio e che va dalla valle del Balikh, alla Mesopotamia settentrionale e alle sponde del lago di Van.
- L'architettura. La casa Halaf è a pianta circolare (thòlos=tonde a cupola) precedute da uno spazio rettangolare coperto.
- I caratteri dell'insediamento. Si tratta di siti di piccole dimensioni, poco distanziati tra loro e con pochi abitanti, a volte sono addirittura semplici fattorie. Vi sono sia siti di tipo permanente, sia villaggi fatti di costruzioni effimere, destinate a deteriorarsi. Non vi sono edifici con specifiche funzioni pubbliche e non vi è un particolare rito funebre. I defunti sono sepolti in fosse ovali, su di un fianco, eccezioni sono le sepolture multiple o quelle in piccole caverne. I corredi sono composti da vasi in ceramica e qualche ornamento.
- La ceramica. La società Halaf produce una ceramica fine, dipinta con motivi geometrici. Un motivo guida di questa cultura è però il bukranium, cioè la rappresentazione di un cranio di bue. La ceramica costituisce uno strumento di identificazione e comunicazione simbolica.
È una società senza gerarchie, che si basa sulla caccia, sulla pastorizia transumante e sull'agricoltura. Rare sono le materie prima che circolano e sono basalto, steatite e ossidiana. In realtà i maggiori strumenti di scambio sono le ceramiche e i beni alimentari.
Calcolitico
In questo periodo che va dal 5000 al 3200 possiamo trovare nella bassa Mesopotamia la cultura Ubaid. Il ritiro delle acque del Golfo Persico portò la liberazione di molte terre di pianura, che però, a causa del clima arido, della salinizzazione del terreno e delle inondazioni frequenti, non avrebbero permesso l’utilizzo del suolo se non con degli adeguati sistemi di irraggiamento delle acque e di irrigazione. Questi territori vengono occupati dalla società Ubaid.
Questa cultura viene suddivisa in cinque livelli, in base alla ceramica. Abbiamo il livello più antico definito livello Ubaid 0, poi 1 e 2 e questi includono produzioni dipinte con ricche decorazioni in stile Samarra. Nelle fasi Ubaid 3 e 4 abbiamo invece una decorazione ridotta ed elementi più standardizzati. Gli edifici sono a pianta tripartita, con una grande sala e un focolare centrale. Il tetto è stretto da due serie di pali e muri perimetrali sono decorati da pilastri aggettanti. Edifici più grandi e con funzioni religiose nascono nel periodi Ubaid 3 e 4.
La cultura Ubaid si diffonde in luoghi anche molto lontani, permettendo così scambi e rapporti commerciali più ampi, mettendo fine alla società Halaf. È con questa comunità che si inizia una sorta di disuguaglianza sociale. Si trovano infatti differenze nei corredi funebri delle varie sepolture, alcune più ricche di oggetti e armi in metallo.
Bronzo antico
Il bronzo antico può a sua volta essere periodizzato in:
- 3200 Tardo Uruk
- 2900 Protodinastico I e II
- 2550 Protodinastico IIIa
- 2400 Protodinastico IIIb
- 2350 Impero di Akkad
- 2200 Epoca gutea
- 2100 Ur III
Tardo Uruk
In questo periodo (3200-2900) abbiamo la rivoluzione urbana. Si tratta di un processo molto lungo che inizia già nelle epoche precedenti ed ha la propria prima vera espressione del tardo Uruk. Tale rivoluzione è dovuta ad un insieme di fattori: crescita demografica, maggior produttività dovuta all'innovazione della tecnologia, l'accumulo delle risorse, la specializzazione del lavoro. Tutto questo implica un surplus economico che quindi permette ai villaggi di investire in grandi progetti, come la costruzione di edifici monumentali fondamentali per la via della città, e un accumulo di risorse che obbliga la popolazione a trovare un nuovo sistema di gestione di esse: la gestione centralizzata.
In genere in città tale gestione avveniva da parte del santuario, edificio dedico non solo alla religione ma anche alla vita cittadina. È in questo modo che nasce una élite e quindi avviene una stratificazione socio-economica. Importante a riguardo è il rinvenimento di una lista lessicale con i nomi dei lavori che ci indica la gerarchia e la specializzazione del lavoro. Inoltre l'accumulo delle risorse e comporta la nascita di una modo per amministrarle, è così che nasce la prima forma di scrittura. Altra testimonianza dell'amministrazione delle risorse e della loro standardizzazione per la redistribuzione della razione alla massa sono le ciotole con orlo smussato che erano frutto della produzione di massa.
La città è una realtà complessa e in cui vi sono una moltitudine di attività differenti e enti che se ne occupano. Lo stato è invece una organizzazione stratificata al cui interno viene a crearsi una élite basata sulla specializzazione lavorativa. L'economia è controllata da tale élite e così anche gli edifici pubblici, mentre la religione è in mano a sacerdoti a tempo pieno. Con il Tardo Uruk abbiamo, quindi, lo sviluppo dei primi grandi centri urbani che divengono veri e propri stati, portando così alla nascita delle città-stato. Le città sono quindi centri politici e religiosi.
Si consolida un sistema sociale di disuguaglianza, in cui le élite richiedono manodopera per la realizzazione di edifici monumentali e la produzione di ceramica di massa. Si appropriano così dell'attività artigianale e poi di quella agricola e dell'allevamento, detenendo il controllo di tutte le risorse economiche e gestendo quindi le attività commerciali. La popolazione perciò lavora per coloro che hanno il potere, i quali, in cambio, offrono protezione e sostentamento.
La prima città a nascere è, appunto, Uruk, moderna Warka, in quanto è più grande di un normale villaggio e possiede tutte le caratteristiche di una città stato. Questa città può essere periodizzata in tre spartizioni: Antico Uruk (4200-3800), Medio Uruk (3800-3450) e Tardo Uruk (3450-3000). È in quest'ultimo periodo che essa tocca l'apice di grandezza e importanza. La cultura che nasce qui si diffonde lungo i Medio Eufrate, in Anatolia sudorientale, in Mesopotamia settentrionale e Susani, per questo motivo il Tardo Uruk diviene il nome...
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