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Storia del Vicino Oriente Antico Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia del Vicino Oriente antico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. De Vecchi dell’università degli Studi di Torino - Unito, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del Vicino Oriente Antico docente Prof. E. De Vecchi

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STORIA DEL VICINO ORIENTE ANTICO

La periodizzazione generale del Vicino Orienta Antico (epoca pre-islamica):

12000-9600 Netufiano

9600-7000 Neolitico aceramico

7000-5000 Neolitico ceramico

5000-3200 Calcolitico

3200-2000 Bronzo antico (Uruk; Protodinastico; Impero di Akkad; Ur III)

2000-1500 Bronzo medio (Paleobabilonese; Paleoassiro)

1500-1000 Bronzo tardo (Mediobabilonese; Medioassiro; Regno Ittita)

1000-600 Età del ferro (Neobabilonese; Neoassiro)

600-350 Epoca persiana

350-150 Epoca ellenistica

150-200 d.C. Epoca romano-partico

200-750 d.C. Epoca bizantina-sassanide

NETUFIANO

Il processo di neolitizzazione riprende dagli sviluppi avvenuti nel netufiano (1200-9600 a.C.). E’

infatti in questo periodo che le comunità nomadi iniziano una sedenterizzazione precedente al

processo di agricoltura e allevamento. Abbiamo infatti la costruzione di case circolari seminterrate,

con dei pali a sostenere il tetto e le pareti rinforzate da muretti a secco. Nelle abitazioni vi era uno

o due focolari. Le sepolture erano collocate, singole o multiple, sotto le case stesse o in una zona

adiacente ad esse. Nonostante questa sedentarietà non abbiamo testimonianze di allevamento o

agricoltura. L’unico animale domestico era il cane, che veniva sepolto insieme agli uomini. Si tratta

di una economia detta “ad ampio spettro”, cioè in grado si sfruttare un insieme vario di risorse

alimentari: si cacciavano gli animali disponibili in un area relativamente lontana dal sito e lo stesso

avveniva per la raccolta della piante. Dai ritrovamenti sappiamo che venivano utilizzate

attrezzature di uso quotidiano, quali macine, mortai e pestelli, usati per macinare le piante raccolte

o i minerali per ottenere il colorante, e poi microclimi geometrici a forma di mezzaluna, usati per la

caccia, la pesca e la raccolta di piante, e ancora oggetti in osso e pietra levigata.

NEOLITICO ACERAMICO

Con il Neolitico, per la prima volta, le comunità di cacciatori e raccoglitori non produttori di cibo si

trasformano in società maggiormente stabili praticanti l’agricoltura e l’allevamento. Si parla di vera

e propria rivoluzione neolitica, ma non si tratta di un cambiamento repentino, ma di una

trasformazione lenta e radicale. Esso si sviluppa in un periodo di cambiamento climatico, in cui il

clima diviene più mite, le piogge si distribuiscono in maniera regolare durante l’anno e gli inverni si

fanno più temperati. Nascono in questo periodo le prime forme di agricoltura, che comportano

anche un’innovazione tecnologica e culturale. La selezione avviene tra le piante disponibili sul

territorio in forma selvatica, che vengono domesticate, come farro, farricello, cece, orzo, lenticchia

e pisello. Queste piante nascevano spontaneamente nel territorio definito mezzaluna fertile,

1

termine coniato negli anni Venti dall’egittologo e storico americano James Henry Breasted. Tale

zona si estendeva dalla valle del Nilo fino alla costa orientale del Mediterraneo, includendo, quindi,

la Mesopotamia settentrionale, le valli di Eufrate e Tigri fino ai monti Zagros (attuali territori di

Egitto, Libano, Giordania, Israele, Turchia, Siria, Iran ed Iraq). La bassa Mesopotamia era invece

territorio di bassa piovosità e poco favorevole alla crescita di queste piante spontanee.

Col neolitico abbiamo, quindi, la selezione di piante locali a ciclo annuale, l’allestimento di strutture

per lo stoccaggio del raccolto e la sua trasformazione, l’utilizzo di animali gregari e l’allevamento di

quelli più facilmente gestibili cattività, quali pecore, capre, bovini e suini. Abbiamo inoltre la

cosiddetta rivoluzione dei simboli, cioè una trasformazione nell’ambito della religione, della

ideologia e di tutta la sfera psico-culturale.

Possiamo distinguere il neolitico aceramico in due fasi, come indica lo schema cronologico

introdotto da Kathleen Kenyon: Neolitico Preceramico A, o PPNA, (9600-8500) e Neolitico

Preceramico B, o PPNB, (8500-7000).

Neolitico Preceramico A

I siti del PPNA si concentrano soprattutto intorno alla valle del Giordano e possiamo trovare sul

Mar Morto la facies culturale del Khiamiano, mentre nel Levante meridionale il Sultaniano.

L’architettura levantina è tutta di tipo domestico. Le case sono circolari, con un diametro che varia

dai 3 agli 8 metri. Sono incassate nel terreno, una distaccata dall’altra, con fondamenta in pietra e

uno spiccato in argilla pressata o mattone crudo. Sono formate da un’unica stanza con all’interno

un focolare, dei rossetti e della macine fisse. Le varie case sono costruite senza una regolare

disposizione, intorno ad un’area aperta con al centro sili e focolari. Nel caso di Gerico è stata

rinvenuta anche una struttura che si ritiene abbia avuto funzioni pubbliche. Si tratta di una torre

inserita in uno spesso muro, con all’interno una scala per raggiungerne la sommità. Certamente

questa torre aveva significato simbolico, in quanto sono stati ritrovati in una cavità nel muro ben 20

scheletri di adulto, ma si ritiene che il muro avesse anche funzione di protezione dalle esondazioni

del fiume.

In questo periodo abbiamo la dometiscazione di farro, piccolo farro, orso e grano, piselli e

lenticchie, anche se in realtà l’agricoltura è un’attività ancora marginale. Le comunità continuano,

infatti, con la raccolta di piante selvatiche e la caccia alle gazzelle, a pecore, cinghiali, capre

selvatiche, cervi, uri e lepri, uccelli e volpi.

Dal punto di vista religioso, sono poche le testimonianze: abbiamo figurine zoomorfe e umane che

potrebbero simboleggiare divinità, mentre le sepolture hanno certamente un significato simbolico

dovuto al fatto che i corpi venivano sepolti in fosse semplici, ma essi venivano inseguito riesumati

e privato del capo, che veniva poi conservato in edifici specifici. Non esiste però un corredo

funebre. I bambini veniva invece sepolti sotto le fondazioni dei muri o sotto le case. Viene

suggerito così il culto degli antenati.

Si tratta di comunità a carattere egalitario.

L’industria litica è costituita soprattutto da punte, lame di falcetto, bulini, asce e accette, costruiti in

ossidiana proveniente dall’Anatolia. Ciò ci fa quindi capire come fosse già presente una specie di

scambio a lunga distanza. Dalle zone limitrofe venivano prese conchiglie dal Mediterraneo e dal

Mar Rosso e bitume dal Mar Morto. 2

Neolitico Preceramico B

Con l’inizio di questo periodo, nel 8500 circa, abbiano la creazione di piccoli siti agricoli di un

massimo di ettari nel Levante centrale e cacciatori-raccoglitori nelle zone aride orientali e

meridionali.

Le case assumono forma rettangolare e sono costruite in pietra e mattone crudo, Queste case

sono definite pier houses, in quanto i muri interni possiedono dei setti murari che permettono il

passaggio da un ambiente all’altro. Queste casi comprano tra i 20 e i 30 metri quadrati e sono

destinate a singoli nuclei familiari. Solo nel tardo PPNB avremo delle ampie costruzioni in pietra al

centro dei villaggi, destinate al pubblico con lo scopo di stimolare la coesione del gruppo.

La tradizione funeraria del PPNA continua, ma ora i crani sono trattati con argille e gesso, i dettagli

ne vengono ricostruiti attraverso conchiglie e pittura. Ai crani su aggiungono poi busti e vere e

proprie statue di forma umana. Abbiamo quindi un culto per gli antenati molto radicato.

Durante questo periodo le comunità divengono sempre più dipendenti dalla produzione di cibo,

tanto che alla fine di esso pecore, capre e bovini sono totalmente addomesticati. Cereali e legumi

possiedono un ruolo fondamentale per la sussistenza e perciò vengono sempre più coltivati.

Nonostante ciò questo non implica l’abbandono della caccia e della raccolta, che rimangono

comunque risorse importanti.

Diversa è invece la situazione nell’area dei monti del Tauro. L’architettura domestica è di tipo

rettangolare isolata e le case sono molto standardizzate. Questa case sono dette grill houses, in

quanto sono costruite su una superficie pavimentale rialzata su dei muretti disposti a graticola. In

questo modo il pavimento rimane ventilato e asciutto. La suddivisione interna di queste case è

formata da piccoli ambienti minori che fungevano da deposito, solo verso la fine del PPNB si

abbandona la spartizione per favorire un unico grande ambiente. Abbiamo inoltre grandi edifici

dedicati al culto.

Vi sono sculture a bassorilievi che rappresentano animali e demoni, vi è inoltre il culto di una

divinità maschile e di una femminile, in genere rappresentata in relazione a volatili o serpenti.

NEOLITICO CERAMICO

Intorno al 7000 a.C., in un periodo piuttosto breve, i siti del Neolitico Preceramico vengono

abbandonati e nascono nuovi insediamenti. Si crede tal discontinuità sia dovuta a un

deterioramento climatico e ambientale e ad una crescita demografica che causò tensioni sociali.

Agricoltura e allevamento divennero sempre più importanti e la produzione della ceramica sempre

più di uso comune e diviene elaborata e decorata. Gli insediamenti del Levante sono simili a quelli

lungo il medio Eufrate e sono meno standardizzati: abbiamo edifici circolari e rettangolari, alcune

con presente una specie di abside. In questo periodo definito come Neolitico Ceramico abbiamo la

comparsa di tre facies: le culture Hassuna, Samarra e Halaf.

Cultura Hassuna

La popolazione Hassuna è la prima vera e propria cultura contadina. Viveva in piccoli villaggi di

non più di tre ettari e le case erano costruite in fango pressato a pianta rettangolare con

suddivisione di ambienti interni e intorno a dei cortili con focolari esterni. Iniziano inoltre ad esserci

delle forme di immagazzinamento comunitario, per proteggere i beni destinati allo scambio o al

consumo. Per assicurare un controllo su eventuali effrazioni dei beni immagazzinati vennero creati

dei sigilli, chiamati cretulae, che erano dei grumi di argilla con da un lato l’impronta degli oggetti su

cui erano applicati, e dall’altro l’impronta di un sigillo.

La società Hassuna coltivava grano e orzo e cacciava onagro e gazzella. Le comunità erano quindi

solo parzialmente insediate. La ceramica prodotta era color crema, dipinta di rosso con motivi

lineari e geometrici e con decorazioni applicate come occhi, orecchi e teste animali. 3

Cultura Samarra

I suoi insediamenti avvenivano lungo i depositi alluvionali, alluvium, e sfruttavano, per la prima

volta, l’agricoltura irrigua. Ciò favorì l’impegno di questi gruppi nella terra e nella coltivazione e

quindi l’insediamenti più stabili e un’economia di sussistenza sempre meno dipendente dalla

caccia. Agricoltura e allevamento divengono le attività dominanti della società e con l’introduzione

dell’irrigazione le energie e il tempo possono essere impiegati in altre attività, quali il miglioramento

e il controllo della produzione. Abbiamo inoltre cinte murarie perimetrali intorno agli insediamenti,

mentre le case prendono forma di T.

I gruppi di Samarra mantengono sì una forma egalitaria, ma rivelano la crescita all’interno della

società di nuclei famigliari o individui con ruoli più importanti.

Le ceramiche di Samarra sono fini e dipinte e decorate su un fondo marrone con motivi geometrici,

figure umane e uccelli. Essa veniva usata per degli scambi, come testimoniano anche oggetti in

ossidiana, turchese, rame, cornalina e alabastro.

Cultura di Halaf

Fra il 6000 e il 5200 si sviluppò nel Vicino Oriente la cultura Halaf. I materiali ceramici attribuiti a

tale società sono venuti fuori negli scavi di Carchemish. Sono quattro i tratti significativi più

importanti di Halaf:

La diffusione degli insediamenti. Essi si estendono su un territorio molto ampio e che va

1. dalla valle del Balikh, alla Mesopotamia settentrionale e alle sponde del lago di Van.

L’architettura. La casa Halaf è a pianta circolare (thòlos=tonde a cupola) precedute da uno

2. spazio rettangolare coperto.

I caratteri dell’insediamento. Si tratta di siti di piccole dimensioni, poco distanziati tra loro e

3. con pochi abitanti, a volte sono addirittura semplici fattorie. Vi sono sia siti di tipo

permanente, sia villaggi fatti di costruzioni effimere, destinate a deteriorarsi. Non vi sono

edifici con specifiche funzioni pubbliche e non vi è un particolare rito funebre. I defunti sono

sepolti in fosse ovali, su di un fianco, eccezioni sono le sepolture multiple o quelle in piccole

caverne. I corredi sono composti da vasi in ceramica e qualche ornamento.

La ceramica. La società Halaf produce una ceramica fine, dipinta con motivi geometrici. Un

4. motivo guida di questa cultura è però il bukranium, cioè la rappresentazione di un cranio di

bue. La ceramica costituisce uno strumento di identificazione e comunicazione simbolica

E’ una società senza gerarchie, che si basa sulla caccia, sulla pastorizia transumante e

sull’agricoltura. Rare sono le materie prima che circolano e sono basalto, steatite e ossidiana. In

realtà i maggiori strumenti di scambio sono le ceramiche e i beni alimentari. 4

CALCOLITICO

In questo periodo che va dal 5000 al 3200 possiamo trovare nella bassa Mesopotamia la cultura

Ubaid. Il ritiro delle acque del Golfo Persico portò la liberazione di molte terre di pianura, che però,

a causa del clima arido, della salinizzazione del terreno e delle inondazioni frequenti, non

avrebbero permesso l’utilizzo del suolo se non con degli adeguati sistemi di irraggiamento delle

acque e di irrigazione. Questi territori vengono occupati dalla società Ubaid.

Questa cultura viene suddivisa in cinque livelli, in base alla ceramica. Abbiamo il livello più antico

definito livello Ubaid 0, poi 1 e 2 e questi includono produzioni dipende con ricche decorazioni in

stile Samarra. Nelle fasi Ubaid 3 e 4 abbiamo invece una decorazione ridotta ed elementi più

standardizzati.

Gli edifici sono a pianta tripartita, con una grande sala e un focolare centrale. Il tetto è stretto da

due serie di pali e muri perimetrali sono decorati da da pilastri aggettanti. Edifici più grandi e con

funzioni religiose nascono nel periodi Ubaid 3 e 4.

La cultura Ubaid si diffonde in luoghi anche molto lontani, permettendo così scambi e rapporti

commerciali più ampi, mettendo fine alla società Halaf.

E’ con questa comunità che si inizia una sorta di disuguaglianza sociale. Si trovano infatti

differenze nei corredi funebri delle varie sepolture, alcune più ricche di oggetti e armi in metallo.

BRONZO ANTICO

Il bronzo antico può a sua volta essere periodizzato in:

3200 Tardo Uruk

2900 Protodinastico I e II

2550 Protodinastico IIIa

2400 Protodinastico IIIb

2350 Impero di Akkad

2200 Epoca gutea

2100 Ur III

Tardo Uruk

In questo periodo (3200-2900) abbiamo la rivoluzione urbana. Si tratta di un processo molto

lungo che inizia già nelle epoche precedenti ed ha la propria prima vera espressione del tardo

Uruk. Tale rivoluzione è dovuta ad un insieme di fattori: crescita demografica, maggior produttività

dovuta all’innovazione della tecnologia, l’accumulo delle risorse, la specializzazione del lavoro.

Tutto questo implica un surplus economico che quindi permette ai villaggi di investire in grandi

progetti, come la costruzione di edifici monumentali fondamentali per la via della città, e un

accumulo di risorse che obbliga la popolazione a trovare un nuovo sistema di gestione di esse: la

gestione centralizzata. In genere in città tale gestione avveniva da parte del santuario, edificio

dedico non solo alla religione ma anche alla vita cittadina. E’ in questo modo che nasce una élite e

quindi avviene una stratificazione socio-economica. Importante a riguardo è il rinvenimento di una

lista lessicale con i nomi dei lavori che ci indica la gerarchia e la specializzazione del lavoro. Inoltre

l’accumulo delle risorse e comporta la nascita di uno modo per amministrarle, è così che nasce la

prima forma di scrittura. Altra testimonianza dell’amministrazione delle risorse e della loro

standardizzazione per la redistribuzione della razione alla massa sono le ciotole con orlo smussato

che erano frutto della produzione di massa. 5

La città è una realtà complessa e in cui vi sono una moltitudine di attività differenti e enti che se ne

occupano.

Lo stato è invece una organizzazione stratificata al cui interno viene a crearsi una élite basata sulla

specializzazione lavorativa. L’economia è controllata da tale élite e così anche gli edifici pubblici,

mentre la religione è in mano a sacerdoti a tempo pieno.

Con il Tardo Uruk abbiamo, quindi, lo sviluppo dei primi grandi centri urbani che divengono veri e

propri stati, portando così alla nascita delle città-stato. Le città sono quindi centri politici e religiosi.

Si consolida un sistema sociale di disuguaglianza, in cui le élite richiedono manodopera per la

realizzazione di edifici monumentali e la produzione di ceramica di massa. Si appropriano così

dell’attività artigianale e poi di quella agricola e dell’allevamento, detenendo il controllo di tutte le

risorse economiche e gestendo quindi le attività commerciali. La popolazione perciò lavora per

coloro che hanno il potere, i quali, in cambio, offrono protezione e sostentamento.

La prima città a nascere è, appunto, Uruk, moderna Warka, in quanto è più grande di un normale

villaggio e possiede tutte le caratteristiche di una città stato. Questa città può essere periodizzata

in tre spartizioni: Antico Uruk (4200-3800), Medio Uruk (3800-3450) e Tardo Uruk (3450-3000). E’

in quest’ultimo periodo che essa tocca l’apice di grandezza e importanza. La cultura che nasce qui

si diffonde lungo i Medio Eufrate, in Anatolia sudorientale, in Mesopotamia settentrionale e Susani,

per questo motivo il Tardo Uruk diviene il nome di un’intera epoca del Vicino Oriente Antico.

L’espansione di tale cultura avviene con forme diverse in quanto può significare sia la nascita di

nuovi insediamenti, sia la conversione di villaggi e città già esistenti, sia la totale assimilazione

della cultura, sia quella solo parziale. Infatti non solo la cultura Uruk si era spostata attraverso i

rapporti con i paesi lontani, ma anche attraverso una vera e propria opera di colonizzazione da

parte dei gruppi meridionali che si spostavano verso nord per abitare terre prive di occupazione.

Centri coloniali vengono fondati lungo l’Eufrate e piccoli avamposti nell’Iran.

A capo della città di Uruk e delle zone circostanti vi è il signore, En, il quale si occupa del

mantenimento del culto, della sicurezza e del benessere del popolo ed è al vertice

dell’amministrazione. Rinvenimento simbolo della struttura sociale dell’epoca Tardo Uruk è il Vaso

di Uruk, ritrovato nell’Eanna nel tempio della dea Inanna (sumerico) o Ishtar (accadico). Questo

vaso è diviso in tre fasce orizzontali. La più bassa rappresenta acqua, vegetazione ed animali,

simboleggia il mondo naturale; nella seconda fascia, quella centrale, troviamo l’elemento umano in

una processione con offerte per la divinità; nella terza ed ultima fascia, la più alta, è rappresentata

una processione di uomini dell’élite che raggiunge la dea Inanna.

Gli edifici più importanti della città compongono una zona sacra detta Eanna che è un complesso

molto esteso di templi utilizzati sia per il culto religioso sia per la gestione e l’amministrazione delle

risorse. La dea protettrice della città di Uruk è appunto Inanna, dea dell’amore, della fertilità e della

guerra, per tale motivo l’Eanna è dedicato ad essa. Nell’Eanna possiamo trovare diversi templi:

Tempi C e D: edifici a pianta tripartita con un’ampia sala centrale che accoglieva i cittadini per

• attività religiose o pubbliche e delle piccole stanze laterali che fungevano da magazzini.

Salone dei pilastri: è aperto su tutti i lati e marcato da pilastri decorati con coni d’argilla inseriti

• nell’intonaco di fango quando era ancora umido. Questi decoravano le facciate di molti edifici

pubblici e creavano una sorta di mosaico multicolore.

Tempio a coni di pietra: sta all’estremità dell’Eanna, è più piccolo degli altri templi e ha una

• pianta a T. I suoi coni decorativi sono in pietra invece che in argilla ed è circondato da un

muro anch’esso decorato con coni.

Edificio a mattoncini: si tratta di un edificio seminterrato non molto grande e costruito con

• piccoli mattoni allungati tipici del periodo. La sua pianta è rettangolare e al suo interno vi è un

corridoio che segue i muri creando dei rettangoli concentrici. Si tratta presumibilmente di un

deposito in quanto vi sono stati ritrovati vari manufatti, ossa animali, vasi, rifiniture in legno,

pietra intarsiata, punte di lancia e vari oggetti di culto. Tutto fu distrutto da un violento

incendio.

Palazzo E: edificio a pianta quadrata ma senza angoli. Sul perimetro vi sono numerose stanze

• che si affacciato su una corte centrale. Non è stata identificata la sua funzione. 6

Altro luogo di culto molto importante è l’area sacra a ovest dell’Eanna, dedicata al dio Anu, dio del

cielo. Qui possiamo distinguere una delle prime ziggurat della Mesopotamia e il Tempio Bianco, un

edificio a pianta tripartita affiancato da un edificio in basamento di pietra molto simile all’edificio in

mattoncini dell’Eanna.

Importante per la città di Uruk è il re mitico Gilgamesh. Egli è un personaggio mitico protagonista

del testo sacro L’Epopea di Gilgamesh, associato alla città di Uruk fin dal terzo millennio a.C.,

come indicato nella Lista Sumerica, la quale indica le dinastie passate per ciascuna città. Si dice

che Gilgamesh e i suoi successori hanno detenuto il potere ad Uruk per secoli, ma, secondo la

lista sumerica, ogni re era rimasto al potere per un centinaio d’anni e l’epopea ci racconta come

egli fosse figlio di padre umani e madre divina. Sempre secondo l’Epopea Gilgamesh fece

costruire le mura dell’Eanna e di Uruk, la quale si estendeva per tre star e mezzo (1 shar= 30 m2).

Nascita della scrittura

Fenomeno parallelo alla nascita delle città è quella della scrittura. Ciò è dovuto per una necessità

economica: la gestione delle risorse. E’ un fenomeno che inizia intorno al IX millennio e giunge alla

completezza solo nel IV. I suoi stadi sono molteplici: tokens semplici, tokens complessi, bullae,

tavolette numeriche e tavolette ideografiche.

I tokens semplici (8500-3000 a.C.) sono degli oggetti di pietra o argilla a forma di sfera, cerchio o

cono, senza nessun tipo di incisione. Si tratta di contrassegni utilizzati per i calcoli.

I tokens complessi (3500-3000) hanno invece forma molto differenti e sono incisi. Entrambi

questi metodi sono molto diffusi in tutta la Mesopotamia.

Le bullae sono invece delle sfere di argilla vuote, all’interno delle quali erano inseriti i tokens. Ogni

tipo di token rappresentava una diversa merce e il numero di essi una certa quantità di quella

merce. Sulla bulla era poi impresso un sigillo, il quale era il segno di riconoscimento di funzioni

amministrative o individuali.

Col tempo si pensa di raddoppiare le informazioni fornite dalla bulla, in quanto non si sarebbero

potuti vedere i tokens se non rompendola e questo avrebbe infranto il sigillo di garanzia. Per tale

motivo si decise di imprimere sulla bulla i tokens poi inseritevi. Si deduce che era perciò inutile a

quel punto inserire i tokens nelle bullae, ma che bastava la loro incisione a far capire il numero di

merci. Per tale motivo vengono a crearsi le prime tavolette. Ogni tavoletta era tonda e veniva

sigillata e su di esse impressi i tokens. Si tratta di un processo di astrazione.

A questo punto si pensò che così come poteva essere impresso un tokens, si sarebbe potuto

incidere una qualunque iscrizione: nascono le tavolette numeriche, su cui è inciso il disegno,

pittogramma, del prodotto e con i tokens la quantità di tale merce.

Con il tempo i disegni divennero segni cuneiformi. Gli strumenti utilizzati per la scrittura erano

argilla, canna e acqua. Su un documento amministrativo arcaico era perciò indicato l’oggetto di cui

il testo trattava, la sua quantità attraverso i tokens impressi, un lasso di tempo, il nome del

funzionario, il tipo di documento e la finalità di esso. Parliamo quindi di tavolette ideografiche.

Oltre ai testi amministrativi la scrittura veniva anche utilizzata per le liste lessicali. Si tratta di testi

compilati dagli scribi per finalità didattiche, per istruire futuri scribi. Potevano essere liste di nomi di

animali, lavori, divinità, cibo o oggetti. Abbiamo anche tavolette sulle quali sono incisi esercizi

lessicali e prove di scrittura, probabilmente per gli allievi. Le scuole scribali erano legate a templi o

palazzi, ma si trovano tavolette scritte anche nelle case private. Probabilmente esistevano scribi

che si offrivano di scrivere lettere per i cittadini, ma anche i cittadini stessi spesso erano in grado si

scrivere in forme elementari.

Il sigillo era un oggetto in pietra, avorio, terracotta o metallo, tipicamente cilindrico, che veniva

fatto rotolare sulla tavoletta o sulla bulla per imprimere il segno distintivo del funzionario

responsabile dell’amministrazione di un tale bene. Era di piccole dimensioni e veniva portato al

collo, alla cintura o al braccio. Su di esso erano in rilievo forme animali, dei o uomini in

processione. 7

Le lingue

I testi più antichi non hanno indicazioni fonetiche che permettano di identificare la lingua. Solo nel

2800 a.C. riusciamo a comprendere che la lingua parlata in Mesopotamia meridionale era il

sumerico, ma questo non implica che tale lingua fosse comune anche al resto del Vicino Oriente.

Dopo il 2000 esso divenne inoltre la lingua parlata solo dalle persone di cultura e quindi da un

piccolo gruppo di eletti.

Il cuneiforme venne però adattato anche alle altre lingue vicino-orientali successivamente, come:

accascio (Babilonia e Assiria), ittita, palaico e tattico, eblaitico, elamico,hurrico e uratreo. Venne

usato, invece, solo parzialmente per lingue come: lingue semitiche, amorreo, aramaico, cananeo,

cassita, ugaritico, luvio.

Il numerico è una lingua isolata, mentre assiro e babilonese sono lingue semitiche e sono dialetti

dell’arcadico. Un’altra lingua ufficiale è poi l’ittita, indoeuropea come luvio e palaico.

Esistono testi bilingui, utili quindi come dizionari e usati dagli scribi per comunicare con gli altri

popoli.

Protodinastico

Dal 2900 al 2550 abbiamo il Protodinastico I e II. In questo periodo viene a crearsi in Mesopotamia

meridionale un policentrismo in cui coesistono più città-stato, tutte di dimensioni e potenza simili.

La Mesopotamia si può ora dividere in nord (Kish e Eshnunna), centro (Nippur, Adab e Shuruppak)

sud (Uruk, Ur e Eridu) e est (Lagash, Girsu e Umma).

Le città avevano una struttura politica piramidale alla cui cima vi era il re chiamato in varie maniere

differenti (En a Uruk, Ensi a Lagash, Lugal (uomo grande) a Ur e Kish). Lugal è però il titolo

comune con il quale si indicava in tutto il vicino oriente il re. Il rapporto tra religione e regalità è

inoltre molto stretto, in quanto i sovrani giustificano il proprio potere attraverso l’approvazione degli

dei, la legittimazione divina. Il tempio è inoltre subordinato dall’amministrazione del sovrano.

Nippur è una città che si discosta dalle altre in quanto è un importante centro religioso che però

non avrà mai una dinastia politicamente importante. Essa è sede dell’Ekur, il tempio principale del

dio Enlil, a capo del pantheon mesopotamico.

Durante il Protodinastico IIIa (2600-2450) abbiamo le prime testimonianze reali che rappresentano

prove di avvenimenti politici. Tra questi ci sono le testimonianze di Mesalim di Kish, re di quella

città, il quale in una scrittura su una testa di mazza spiega dedicata a Ningirsu, divinità di Kish,

spiega che lui è il costruttore del tempio di Ningirsu.

Ad Ur troviamo invece il cimitero reale, dove vi sono le sepolture dei membri della famiglia reale

con i loro ricchi corredi. Le tombe sono state depredate e rotte, ma si è comunque riusciti a

trovarne alcune intatte. Nelle sepolture gioielli ed elmi erano ancora indosso ai reali. Importante è

la sepoltura della regina Puabi, nella quale è stato rinvenuta una preziosa parure. Ella è definita

come una regina, non solo una consorte o moglie, ma qualcuno in grado di regnare. Questa parure

e altri oggetti trovati in queste tombe non sono tipici della Mesopotamia e ciò ci fa capire come i

popoli fossero in grado di commerciare a lungo raggio materie come oro, formalina e lapislazzuli.

Ur era inoltre avvantaggiata, in quanto si affacciava sul Golfo Persico ed era quasi un porto,

permettendole quindi le comunicazioni con l’Asia. Nel cimitero reale sono state rinvenute anche

un’arpa adornata di lapislazzuli e oro, un caprone rampante su un cespuglio di fiori e uno

stendardo. Questo era un parallelepipedo ricoperto di oro e lapislazzuli su entrambi i lati. L’uno è

dedicato alla guerra e descrive la situazione militare, l’altro è dedicato alla pace ed indica le tre fasi

della società: nella fascia più bassa è rappresentata la natura e l’uomo legato ad essa, nella

seconda l’allevamento e della terza e più alta il sovrano ad un banchetto con i suoi dignitari. Altro

rinvenimento singolare è quello di 68 corpi, seppelliti senza tombe, per la maggior parte donne, dei

quali non si comprende la motivazione della morte. Si crede essi siano stati, o si siano, avvelenati

per accompagnare la regina nell’aldilà. Al loro fianco vi erano delle scodelle. 8

Nel Protodinastico IIIb (2400-2350) troviamo, invece, la prima dinastia di Lagash-Girsu. Il suo

fondatore è Urnanshe, successori famosi furono Eannatum e Urukagina. Importante ritrovamento

è una tavoletta votiva a Urnanshe in cui vediamo il sovrano a petto nudo con una gonna in filetti di

lana, rasato e con una cesta utilizzata per portare mattoni i testa. Egli era infatti riconosciuto come

re costruttore.

Di Eannatum abbiamo invece la stele degli avvoltoi, la quale rappresenta degli avvoltoi che

dilaniano i corpi dei prigionieri o dei morti in battaglia, nello scontro tra Lagash e Umma per i

territori al confine di queste città-stato, terreni agricoli e di allevamento con un sistema di

canalizzazione. La stele è sia decorata con rillievi, sia scritta con sumerico cuneiforme. Gli eserciti

erano principalmente fanti e carri, che però vennero utilizzati come veri e propri strumenti di

battaglia solo più tardi. I fanti indossavano scudi e usavano lance e spade.

Abbiamo poi in questo periodo una seconda urbanizzazione in Siria, che porta alla nascita di città

come Ebla, Mari, Terqa, Assur e Karkemish. Caso importante è quello della città di Ebla. E’ una

città collocata al limite della mezzaluna fertile e qui la grande fonte di ricchezza è la pastorizia, ma

anche l’agricoltura produce abbastanza per la sussistenza della città. La fama di questa città è

dovuta però al ritrovamento dell’archivio reale del palazzo di Ebla. I testi sono stati rinvenuti nella

collocazione originaria, dove le tavolette (cosa. 5000) erano cadute dalle mensole. Tali testi

coprono un arco di quarant’anni e hanno permesso di conoscere l’eblaita e il ruolo centrale della

pastorizia, della produzione tessile e dei metalli preziosi, oltre che il ruolo dominante del palazzo

nell’economia.

Anche Mari è molto importante in quanto la sua partecipazione era attiva nella politica della

Mesopotamia del sud. La vicinanza a questa cultura è visibile anche dai tratti della statuaria regale

e dalla pratica della agricoltura irrigua.

L’impero di Accad

La dinastia di Accad nasce con il suo fondatore Sargon (=re legittimo). Si narra egli fosse coppiere

di Urzababa alla corte di Kish e che riuscì ad ottenere il trono tramite una ribellione. Egli divenne

quindi da prima lugal di Kish, per poi fondare quello che è oggi riconosciuto come il primo impero

della storia: quello di Accad. L’impero prende il nome della sua capitale, la quale però non è ancora

stata ritrovata (si pensa sorgesse sull’odierna Samarra, alla confluenza tra i fiumi Tigri e Adem),

per questo ciò che si conosce dell’impero lo si deve alla documentazione ritrovata in città come

Nippur, Umma, Girsu, Nuzi, Diyada e Urchesh. Dei testi reali originali, sfortunatamente, non ci

sono molti esemplari, ma di loro restano la copie effettuate dagli scribi di Nippur dell’epoca

paleobabilonese su tavolette d’argilla. Tali testi sono più che altro, però, leggende del tutto

inattendibili e predizioni del futuro. Importanti invece le lettere, le quali forniscono importanti prove.

Leggenda su Sargon è quella della sua nascita: si narra egli fosse figlio di una sacerdotessa, che

lo partorì di nascosto e lo mise in una cesta di canna lasciandolo al fiume Eufrate. Il fiume lo portò

da Aqqi, il quale lo crebbe e lo fece diventare giardiniere presso Kish.

Quello di Accad era un impero fondato sulla forza militare. Sargon possedeva un esercito di

professionisti retribuiti e legati ad egli tramite una rapporto, quasi, di vassallaggio. I soldati, infatti,

dipendevano direttamente dall’imperatore, il quale forniva loro non solo uno stipendio, ma anche

lotti di terra confiscati ai popoli vinti o acquistati. Questi professionisti erano inoltre ben organizzati,

suddivisi in battaglioni con struttura gerarchica, e esperti nell’uso di arco e ascia da guerra. E’

grazie a questo esercito che Sargon riesce a costruire il suo impero.

Da prima egli staccò da Kish e attaccò Uruk, la sconfisse e ne distrusse le mura, spostando la

capitale ad Accad. Così scese verso il sud della Babilonia, procedendo verso Ur, Lagash e Umma,

sottomettendole. Ai re locali sostituì dei suoi funzionari fidati, riuscendo così a controllare meglio il

territorio. Poi risalì l’Eufrate fino a Mari, ottenendo così tutte le rotte strategiche per il commercio.

Si mosse anche contro gli elamiti, i quali da tempo attaccavano Babilonia portandola all’instabilità.

Le iscrizioni che parlano di lui lo definiscono “re della totalità” e “sacerdote unto di An” (dio del

cielo) e possiedono sempre una maledizione, che si sarebbe abbattuta su coloro che avrebbero

distrutto tali iscrizioni. In questo modo si diffonde l’accadico, dialetto dal quale nasceranno il

babilonese e l’assiro, il quale resterà lingua ufficiale in Mesopotamia per molto tempo. 9


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nontiscordardimepm2096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Vicino Oriente Antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof De Vecchi Elena.

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