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Riassunto esame Storia del Teatro Antico, docente Enrico Medda, libro consigliato Festa delle donne di Aristofane Appunti scolastici Premium

Il documento fornisce un'analisi dettagliata del testo Donne alle Tesmoforie/Festa delle donne di Aristofane, con suddivisione per capitoli e versi e spiegazione dettagliata. Università degli Studi di Pisa - Unipi, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del teatro antico docente Prof. E. Medda

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Pg. 137 – Con l’arrivo di inizia la 2° pt. della commedia: egli è travestito da donna per personale

Clistene

scelta ed è accettato dalle donne. E’ un e va contro quello illegittimo di Mnesiloco,

travestimento legittimo,

smontato poi da C. Qui si crea la situazione euripidea del personaggio che deve elaborare il piano. Euripide

diventerà parte attiva dell’azione: egli, autore di teatro, escogita la salvezza. Aristofane va in direzione della

comicità basata sul teatro, facendo entrare in commedia scene tragiche.

Clistene è la Infatti egli arriva di corsa, e ciò sottolinea una situazione di

parodia del messaggero tragico.

urgenza, qualcosa che deve immediatamente essere comunicato. C. ha un esordio fulminante e si presenta:

con intendiamo le abitudini, i modi di vita;

costumi,

• radice di generare -> Qui si intende

congeniali, nati insieme. congenialità di costumi;

• è rasato;

• dice dal greco verbo inventato da A, In Omero un

Sono pazzo di voi!, gynaiko manò, follia da donne.

• personaggio viene descritto ossia Paride, colui che ripisce Elena e scatena la guerra di

gynaimanes,

Troia. A. riprende di Omero, e lo trasforma nel verbo Qui è

donnaiolo voler essere come le donne.

appunto Clistene, l’omosessuale, che desidera essere come il sesso femminile;

dal verbo a favore di uno straniero/ospite. Ciò fa riferimento alla figura

protettore, proxenò,

• istituzionale del prosseno, colui che aveva il compito di tutore per uno straniero. Infatti se

proxenos,

qualcuno si spostava dalla propria città verso altre non era tutelato da niente e nessuno. Ciò è dovuto

al legame di ospitalità dei greci.

Clistene comunica la novità e nasce il problema della coerenza logica: come è possibile che chi è in piazza

abbia saputo di cosa è accaduto nel tempio dato che è una festa segretissima? Forse Euripide stesso ha

raccontato ciò? Questa incoerenza è dovuta al fatto che a teatro nessuno spettatore si domandava ciò e tutti

facevano riferimento a ciò che si vedeva in scena! M. nota la minaccia e gioca su se stesso: si dà dello stupido

per salvarsi la pelle. Nota come M. domandi dal pdv dell’uomo, e giuri dal pdv della donna (su Persefone e

Demetra, che viene indicato col numerale duale, di coppia, tipico delle donne). Clistene e le donne

sottopongono ad alcune donne, e tra queste vi è Mnesiloco.

interrogatorio

Nota come M. si rivolga al pubblico senza che gli altri, convenzionalmente, lo sentano. M. chiede dove poter

scappare e parla con battute disperate e tragiche.

Cresaone, erba con effetti depuranti.

Cotocide, zona di Atene.

Sopravviene una donna e Aristofane gioca sulla festa misteriosa e sui misteri non rivelati al pubblico. Si rivela

il mistero in forma comica: il vino.

tradotto con vaso usato per orinare solo dagli uomini e mai dalle donne! M. è stato scoperto. Il

Pitale, amis,

suo travestimento viene smontato fisicamente: il fallo viene spostato e nascosto.

Corinto, parte di terra stretta dove c’è una grande traffico di navi, che venivano trasportate su carri e rimesse

in acqua dal lato apposto.

Clistene una volta esaurita la sua funzione di “smascheratore” se ne va.

Inizia la parabasi che si riduce: con A. è molto breve e si risolve in una scena in cui le donne

parabasi del coro,

ispezionano i dintorni per verificare che non ci siano altri uomini. Il coro si divide in gruppi. La parabasi fa

emergere un tema serio: il parente di Euripide ha commesso un violando la sacralità della

reato di empietà

festa. Mnesiloco verrà così condannato a morte! Ricorda che queste parole erano ascoltato da un pubblico

che nel 400 a.C. aveva appena subito un colpo di stato: ciò è un richiamo al rispetto delle norme religiose.

Concetto che viene dalla tragedia: divinità che colpisce gli uomini.

Entra in scena il Mnesiloco ruba un bambino! Ciò ricorda:

teatro euripideo:

438 a.C., tragedia di 27 anni prima, che tratta del rapimento e della minaccia di morte;

Telefo,

• l’evocazione esperienza fondamentale della religione, forma con grande carica di

del sacrificio,

• violenza che si ritualizza nell’uccisione di un animale offerto agli dei. Qui però riguarda un essere

umano! Ricorda di Efigenia, uccisa dal padre. In scena c’è un altare.

Moire, divinità che vegliano sul destino dell’uomo. Sono tre e stanno filando: quando il filo viene tagliato

ecco che questo rappresenta la fine della vita dell’uomo.

Inaudita, in greco è fatto che suscita stupore e paura. è il motivo costante del teatro

Nuovo

nuovo prodigio,

euripideo, che si distingue dagli altri per la Qui infatti il linguaggio cambia: il coro fa

novità delle intenzioni.

eco alle parole di uno spettatore che assiste al (rapimento).

Telefo

Le donne vanno a prendere della legna. Mnesiloco ha smascherato il bambino: era un Quando

otre di vino!

ci si chiede l’età del vino nota il riferimento alla festa delle Antesterie: vino che ha partecipato a più feste…

(molto vecchio). Oppure è il riferimento ai mesi che trascorrono tra le Dionise e le Antesterie. L’otre viene

aperto e viene bevuto il vino (sangue). Ricorda il vaso di Wurzburg! Il vaso sacrificale si chiama e

sphageion,

ciò si collega al verbo atto di tagliare il collo. Mnesiloco fa cadere poco vino. Secondo il rito l’otre

sphagè,

vuoto viene dato alla sacerdotessa.

Portare via/sverginare: doppio senso.

La situazione da interna, al tempio delle donne, diventa politica: viene chiamato un pritano. M.

magistrato,

fa riflessioni per agganciarsi al teatro euripideo: è Bisogna contattare Euripide, e

espediente, mekhanè.

Aristofane diventa meta-teatrale.

Riferimento tragico di E., 415 a.C. (quattro anni prima), a guerriero greco che venne ucciso a causa

Palamede,

di Ulisse (finto tradimento). M. scrive sui remi e li getta in mare: grande fantasia comica. Inizia a cantare con

scelte stilistiche che rimandano a Euripide: è l’invocazione tipica del personaggio eroico e

alle proprie mani,

forte. M. invoca le invoca per compiere la scrittura, ma lui non sa scrivere! M. incide delle lettere e le getta

simbolicamente.

Il coro canta un’altra le donne parlano del sesso femminile. E’ il tentativo di Aristofane di rovesciare

parabasi:

i luoghi comuni delle donne. Nota le contraddizioni degli uomini: criticano le donne come la rovina dell’uomo,

da dopotutto ne sono gelosi e le cercano.

Nausimaca, colei che trova Odisseo naufragato e lo accoglie nella casa del padre.

Carminio, nome banale.

Aristomaca, eccellente combattente.

Consiglio, dal greco -> colei con buone decisioni.

buleto ebule,

Le donne si macchiano di piccole colpe, come rubare grano dalla dispensa, e al contrario gli uomini si

macchiano di grandi colpe, come rubare il denaro pubblico. Le donne sanno trasmettere i beni fondamentali

della famiglia: regolo – ombrello; scudo – spada => metafore. L’uomo vile in battaglia è colui che getta lo

scudo. La donna è più resistente e affronta meglio le difficoltà.

Proedria, diritto di sedere in 1° fila, grande onore.

Le donne dovrebbero essere riconosciute per la loro capacità di generare gli uomini importanti per la polis.

Iperbolo, demagogo corrotto (per Aristofane).

Lamaco, generale importante, preso in giro (contrapposto a I. come persona di valore).

Figlio avido – madre usuraia: parola greca, figlio di ciò che viene generato. Indica

frutto del ventre, tokos,

anche come “figli dei soldi prestati”.

interessi,

Entra in scena Finita la parabasi, M. è solo in scena ed è sorvegliato da una donna. Egli scruta

Euripide.

l’orizzonte e indossa il che, da travestimento da uomo in donna, ora assume la

krokotos funzione di costume

egli è la “nuova Elena”, marchio di fabbrica di Euripide. Nel mito, Elena scappò con Paride a

teatrale: Elena,

Troia, ma venne poi ripresa da Menelao e portata a casa. Euripide riprende antico poeta che narra

Stesicoro,

di Elena e di come ella non sia andata a Troia con Paride, bensì sia stata sostituita da un la vera

fantasma:

Elena si trova in Egitto! In questo modo la guerra di Troia sarebbe stata combattuta per un fantasma, idolo.

E. si aggancia a Stesicoro e lo mette in scena. ricco abitante dell’Egitto, vuole sposare Elena ma lei

Teoclimo,

non vuole. Menelao sta naufragando nelle coste dell’Egitto ed è nudo e solo, così cerca aiuto vicino al palazzo

di T., e viene a conoscenza che nella sua casa vive una donna di nome Elena. Quando i due si incontrano c’è

un grande stupore, perché Menelao capisce che nella sua nave c’è un fantasma. I due devono scappare e,

grazie all’aiuto della sorella del re, viene annunciata la morte di Menelao (finta). Elena chiede di andare sul

mare da sola a fare una cerimonia funebre, e così riesce a fuggire con Menelao. Mnesiloco sceglie lo

stratagemma della “nuova Elena”, ma ecco che il teatro comico si ribella al tentativo di presa di posizione del

teatro tragico! Le citazioni sono prese diretta dalla tragedia di Euripide, ma non sono sufficienti per il

convincimento: il teatro comico si appropria del teatro tragico.

Ecate, divinità femminile.

Frinonda, personaggio di Atene, poco di buono.

La tragedia cerca di alzare i toni, ma la donna (personaggio comico) riporta alla realtà bassa per impedire che

la tragedia prenda il sopravvento.

donna-> “donnificazione”, termine inventato da Aristofane. Questo si aggancia al gioco

Gynai, gynaikisis,

precedente di donna in donna tragica.

Euripide diventa che deve arrivare ma ancora non si fa vedere.

Menelao,

I personaggi tragici non hanno più desiderio di vita: Mnesiloco è così. Il suo tentativo tragico è costantemente

frustrato dalla donna. Ma ecco che entra Euripide, vestito da attore tragico. Euripide è:

uomo ateniese;

• uomo di teatro, che inventa lo stratagemma per salvare Mnesiloco;

• compare in veste di attore.

Egli cita le parole di Menelao quando arriva al palazzo di Teoclimo: i due personaggi tragici stanno iniziando

la loro recita.

La donna comica sostituisce a un personaggio ateniese reale, che però è già morto (ritorno alla realtà).

Proteo

Tesmoforio, principio di realtà, vs Egitto, principio di finzione.

Nella prospettiva di Aristofane, il teatro tragico racconta frottole.

M. si riferisce all’altare, tomba, dove lui voleva sacrificare il bambino, otre di vino. Mnesiloco, Elena, e

Euripide, Menelao, stanno cercando di e la chiamano Teonoe,

inglobare la donna nella situazione tragica,

figlia di Proteo, l’aiutante.

Il volgere gli occhi su qualcuno è richiesta di contatto diretto.

Battuta di Mnesiloco:

parodia tragica-> Elena ha sul volto i segni del dolore (graffi sulle guance);

• il parente è realmente sbarbato il malo modo e ha i segni dei tagli fatti da Euripide (gesto sussunto

• nella parodia tragica richiamata allusivamente).

I due stanno facendo la scena del riconoscimento.

Con si indicano:

verdure

brandelli di tela con cui è vestito Menelao;

• abbassamento del tono tragico.

I due si l’inganno di Euripide sta per prendere corpo. Le riprese sono dirette da Euripide, come

abbracciano:

l’uso di sillabe brevi, es. che trasmettono un forte desiderio di fuga.

Via via via,

La fallisce: sta entrando il accompagnato da un di origine barbara (dalla Scizia).

magistrato arciere

mekhanè

Così Euripide scappa via promettendo aiuto al parente. Mnesiloco viene condannato dal magistrato della

città ed è costretto alla (nota come le parole lascino intendere che il magistrato è corrotto). M. si

supplica

distanzia dal suo personaggio femminile: è terribilmente ridicolo.

I prigionieri erano legato al palo e lasciati morire fino alla morte, ma M. chiede prima di morire di togliersi i

vestiti da donna. I pritano rifiuta la sua richiesta. Il è qui il problema fondamentale ed origine di

krokotos

grande sofferenza. L’arciere porta via Mnesiloco.

Rimane in scena il coro e fa un lungo canto: danza rituale con tratti dionisiaci.

Pausone, personaggio povero delle commedie.

Le donne del coro formano un cerchio col viso rivolto all’esterno. Durante il giorno del digiuno è permesso

scherzare e danzare.

grido rituale (del rito a Bacco). Si evoca il mito dionisiaco a Tebe: Dioniso è protetto dall’edera appena

Evoè,

nato.

L’arciere storpia il greco: il traduttore lo fa parlare “alla tedesca” per sottolineare il suo essere straniero.

Infatti è considerato barbaro dai greci. Egli blocca la finzione e va a prendere una brandina per potersi

accomodare. M. se la prende con Euripide, che compare dagli ingressi laterali col costume dell’Andromeda:

la protagonista è legata ad una scogliera ed è in attesa che venga un mostro a mangiarla, ma viene liberata

da Perseo. E’ il Euripide è Perseo (ma anche il dio Eco). Mnesiloco lo vede e

secondo tentativo tragico:

capisce: egli diventa Andromeda (ha già le catene…!). Perseo arriva in scena in volo. M. canta una monodia,

ripresa dall’Andromeda: il personaggio vuole salvarsi ma non sa cosa fare. Qui la finzione è a metà perché M.

parla come Andromeda, ma mantiene la sua identità maschile. A. si rivolge ad un ipotetico coro femminile

(che non è in scena) e cerca l’uscita: si rivolge ad Eco, divinità, e si crea un dialogo.

Moglie, è M., grande confusione.

Il lamento funebre si trasforma nel lamento verso Euripide, origine di tutti i suoi guai.

Finalmente arriva Euripide: è E. si presenta come personaggio tragico dall’Andromeda. Egli ripete le

Eco.

parole.

Invocazione alla notte: eco ripete le parole. Il meccanismo è inceppato! Il mondo tragico è entrato in crisi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline dello spettacolo e della comunicazione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia.caleca495 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Medda Enrico.

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