Sulla collettività e l'idea di nazione
Sciabot afferma che l'idea di nazione spinge ad uno "sguardo" interiore della collettività, mentre nel Medioevo si cercava di proiettare l'idea di nazione verso l'esterno. Addirittura anche alcuni scrittori di letteratura diedero il loro parere sull'idea di nazione, come, per esempio, Dante che nel "De Vulgari Eloquentia" parla della lingua come elemento di aggregazione. In altri ambiti geografici il concetto di nazione è caratterizzato da altri aspetti come la naturalità, l'idea di razza. In Italia il concetto coincide con la riaffermazione dell'unità nazionale e con il proprio pensiero politico.
Vincenzo Cuoco e la collettività
Vincenzo Cuoco si occupa di ricercare tratti comuni nella collettività e dell'introspezione. La sua opera "Saggio Storico della Rivoluzione Napoletana" del 1799 viene scritta quando Cuoco è costretto all'esilio. Procede facendo considerazioni in parallelo con la rivoluzione francese dell'89. Cuoco, pur essendo critico nei riguardi della rivoluzione francese, al contrario di Soave, verrà molto apprezzato. Cuoco parlerà essenzialmente della rivoluzione napoletana.
La rivoluzione e il disordine
Cuoco non critica il metodo della rivoluzione francese ma crede che il disordine sia un punto di passaggio per l'ordine. La rivoluzione francese non è frutto della ragione ma è stata portata dalle circostanze politiche del tempo. Solo se si eliminano le contraddizioni si può non far scattare la rivoluzione in Italia, ed è la non-soluzione delle contraddizioni che genera rivoluzione in Francia. La rivoluzione è vista qui come rimedio e può essere definita rivoluzione attiva. La rivoluzione diventa illegittima allorché vi è la condanna del re. Se la rivoluzione ha prodotto esempio è grazie a Napoleone, il quale ne ha segnato anche la fine.
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