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I percorsi della stella: voglia di risorgimento

Napoleone e l'Italia

Napoleone caccia gli austriaci a cannonate e occupa militarmente l’Italia. Bandisce un concorso nel 1796 per farsi indicare quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia. Il comitato per giudicare è presieduto da Pietro Verri. Vince Melchiorre Gioia, che propone una grande repubblica nazionale formata dall’insieme di tutti i popoli della penisola: una Repubblica Unitaria. Un altro concorsista, Ranza, propose un federalismo democratico, gli “Stati liberi d’Italia”. La prima costituzione italiana fu quella cisalpina del 1797.

Napoleone, dopo il colpo di stato in Francia, rioccupa Milano nel 1800. In Italia riprende vita un patriottismo nazionale. Ci si divideva tra ammiratori di Napoleone, repubblicani e patrioti con la Francia, e accesi radicali contro. Con la seconda costituzione cisalpina nel 1802, si fonda la prima Repubblica italiana, presieduta dallo stesso Napoleone. L’Italia, in questo modo, era però un satellite della Francia.

Crisi e risorgimento

Sulla crisi del Regno d’Italia, Cuoco sosteneva che la repubblica in Italia doveva fondarsi sulla tradizione nazionale perché a voler sempre imitare gli stranieri “non eravamo più nulla” e teorizzava un nazionalismo autarchico, un patriottismo autoctono senza partiti e senza sette. I tempi di cambiamento dovevano essere progressivi. Delfico disse che mal fondati calcoli avevano fatto credere che si potesse estendere su tutto l’universo conosciuto il sistema francese.

L’età napoleonica fu un periodo di forte trasformazione. La Repubblica Italiana fondata da Napoleone favorì l’idea di una nazione una e indivisibile, regolata da codici unici aventi valore per l’intera penisola, sull’esempio del codice civile napoleonico introdotto in Italia. L’appartenenza nazionale divenne patriottismo, un sentimento di coscienza nazionale. Quando Napoleone cominciò la sua decadenza, il Risorgimento fu legato all’indipendenza che tutti, liberali, moderati, radicali e democratici, ormai propugnavano.

Con l’istituzione di un esercito regolare e il servizio obbligatorio per 4 anni nell’Italia napoleonica si sviluppa ancora di più lo spirito nazionale. Cominciava il Risorgimento, l’Italia si risollevava attraverso il recupero della propria tradizione, sorgeva l’idea di unità nella cultura e nella lingua. Nacquero così i progenitori, gli eroi e i profeti del nazionalismo: Dante, Petrarca, Machiavelli.

Emigrazione e salotti

Emigrazione politica in Italia: l’esilio esercitò un ruolo decisivo per la costruzione della nazionalità. Il fenomeno dell’esilio parte negli anni della rivoluzione. La figura più significativa del fenomeno dell’emigrazione politica fu Buonarroti, che dal 1793 si stabilì a Parigi e sostenne, insieme agli altri esuli, i primi tentativi di trasformazione politica del nostro paese attraverso la propaganda e la diffusione delle idee rivoluzionarie. Fu arrestato e in seguito sottopose al Direttorio, organo posto al vertice delle istituzioni francesi subito dopo la rivoluzione del 1789, il piano di rivoluzione per un’Italia unitaria e democratica. Il fenomeno dell’esilio alimenterà il primo giacobinismo italiano: giacobino allora era sinonimo di patriota. Gli estremisti elaborarono un piano di rivoluzione per cacciare i francesi dall’Italia. È l’epoca dei salotti e delle riviste.

Salotti: luogo di confronto e di scontro tra vecchie élites e ceti emergenti, tra aristocratici e borghesi. Al contrario dei salons francesi, in cui si conversava di libri, musica, poesia e arte, nei salotti italiani si parlava di politica, guerra, governi e di economia.

Riviste e periodici

Riviste e periodici: organi di informazione, strumenti di educazione popolare, tramiti fra grandi città e province. Il giornalismo svolse una vera e propria funzione politica di patriottismo, propaganda e lotta politica. Nella prima metà dell’800, i periodici culturali furono decisivi nelle comunicazioni sociali.

Periodici mazziniani - il più importante fu la “Giovine Italia”, nato con un programma che potesse infiammare la passione nazionale unitaria. La rivista fu concepita per le élites a cui poi sarebbe poi toccato guidare le masse popolari. La “Biblioteca italiana” prima e più longeva rivista diretta da Acerbi, moderatamente filo-austriaca. Altre riviste: “Gazzetta Italiana”, “l’Eco di Savonarola”, “Il Conciliatore”.

Contributo delle regioni

A fondare una cultura borghese nazionale contribuirono forti connotazioni regionali in aree italiane: quella napoletana, lombarda e toscana.

Napoli: La “Minerva napoletana” difesa della libertà di stampa, necessita di modifiche alla costituzione spagnola per adattarla alla realtà napoletana, approvazione della cultura liberale francese, difesa della nobiltà, liberalismo moderato e conservatore. Il “Progresso”, gli intellettuali usciti dai moti del ’20 preparavano quelli del ’48, nonostante la forte censura e un liberalismo ancora troppo acerbo.

Toscana: “L’Antologia”: l’obiettivo era far conoscere agli stranieri l’Italia e l’Italia agli italiani, prima rivista a orientamento culturale nazionale. “Patria”, gestito dal gruppo liberal-moderato di Ricasoli nel 1847, propaganda dell’opinione moderata, sostiene l’egemonia del Piemonte di Carlo Alberto.

Lombardia: “Annali universali di statistica”: strada, navigazione a vapore, ferrovie, miglioramenti delle tecniche produttive, critica del pigro conservatorismo dei proprietari terrieri lombardi. “Il Politecnico”, pubblicato dal 1839 da Cattaneo, scopo del giornale era soprattutto pratico scientifico. “Il Risorgimento”, il suo direttore era Cavour, problemi di assestamento delle finanze pubbliche, liberismo economico, riforma dell’amministrazione con maggiore autonomia locale, libertà di insegnamento.

La stampa lombarda, dopo la fine de “Il Conciliatore”, rispecchiava i gusti e gli interessi della borghesia lombarda.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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