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Storia del diritto Romano

Appunti del corso integrativo "Storia del diritto romano". Molto utili per integrare lo studio e la conoscenza del corso "Diritto Romano 1". Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Pesaresi, dell'università degli Studi di Macerata - Unimc.

Esame di Storia del diritto romano docente Prof. R. Pesaresi

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ESTRATTO DOCUMENTO

ERA UN MODO QUINDI PER AVERE ATTORNO A SE PERSONE

ARRICCHITE GRAZIE ALLE SCELTE DEI TARQUINI e che quindi

OFFRIVANO IL LORO TOTALE SOSTEGNO CONTRO LE ANTICHE

GENTES.

POTERE POLITICO IN BASE AL REDDITO.

Sono i COMITIA CENTURIATA.

In questi COMITIA la popolazione è divisa in 5 CLASSI.

Ad ogni classe corrisponde un CERTO NUMERO DI CENTURIE,

cioè di RAGGRUPPAMENTI MINORI divisi tra SENIORES e IUNIORES.

(i più vecchi tutti assieme e i più giovani tutti assieme)

Questo meccanismo di voto è considerato in maniera tale

che la CLASSE PIÙ ALTA, pur essendo di MINOR NUMERO,

hanno un NUMERO DI CENTURIE MAGGIORE rispetto alle

classi INFERIORI.

RIFORMA CENTURIATA.

NON C’È PROPORZIONALITÀ TRA IL NUMERO DI PERSONE E IL PESO

POLITICO.

Questa riforma viene usata sostanzialmente per INFRANGERE LA

COMPATTEZZA degli ANTICHI GRUPPI GENTILIZI.

Serve inoltre per REGOLARE IL FISCO E L’ECONOMIA.

Tuttavia i COMIZIA CENTURIATA offrono una modifica favorevole per

gli sviluppi successivi:

Rimescolando il POPOLO e sciogliendo le GENTES a

prescindere dall’origine ETNICA, crea un’UNITÀ ORGANICA

NUOVA, che negli sviluppi successivi avrà una grande

importanza.

Crea quindi un qualcosa di UNICO E UNITARIO: GENERA IL

CONCETTO DI POPULUS.

Non a caso POPULUS è una parola Latina la cui origine etimologica

viene dalla LINGUA ETRUSCA.

Concludendo durante la DINASTIA ETRUSCA:

- REX GENTES —> REX POPULUS (potere ASSOLUTO)

Queste modifiche saranno fondamentali per l’arrivo dell’ASSETTO

COSTITUZIONALE REPUBBLICANO.

5 Ottobre 2017

Partiamo dal DE REPUBLICA DI CICERONE.

Il de REPUBLICA RITRAE PERFETTAMENTE la situazione della

REPUBBLICA ROMANA alle sue ORIGINI.

La chiave di questa testimonianza sta nel fatto che il SENATUS

adottò UNA SERIE di misure che disegnano i lineamenti della

COSTITUZIONE REPUBBLICANA in modo tale per cui “PAUCA PER

POPULUM” perciò POCHE COSE ATTRAVERSO IL POPOLO e le

assemblee popolari, mentre LA MAGGIOR PARTE DEGLI AFFARI

PUBBLICI vennero AMMINISTRATI dallo stesso SENATO.

Il senato amministrava secondo “INSTITUTO AC MORES”, ossia

secondo la PRASSI DI GOVERNO DELL’ASSEMBLEA SENATORIA e

secondo la TRADIZIONE.

Questa EGEMONIA DEL SENATO fa leva su due aspetti:

- POTERE POLITICO: i CONSOLI

- POTERE ECONOMICO: proprietà TERRIERE

Cicerone afferma che questi CONSULES hanno un POTERE ANNUO

(POTESTATEM ANNUAM), tuttavia il CONTENUTO DEL POTERE È

ILLIMITATO

TEMPO LIMITATO

IMPERIUM ILLIMITATO (inclusi i poteri di vita e di morte sui

cittadini)

Questo accade per uno scopo: GARANTIRE LA SUPREMAZIA DEI

PATRIZI.

La stessa esistenza di un’ASSEMBLEA POPOLARE (i COMITIA

CENTURIATA) da cui formalmente vengono eletti i consoli, NON È

IN ALCUN MODO GARANZIA DI DEMOCRAZIA.

I COMITIA CENTURIATA infatti sono divisi TIMOCRATICAMENTE,

ossia dispongono di più CENTURIE (voti), COLORO CHE SONO PIÙ

RICCHI.

L’ELEZIONE DEI CONSOLI INOLTRE È INTERNA AL PATRIZIATO.

L’assemblea dei comizi centuriati inoltre PUÒ ESSERE

CONVOCATA SOLO DAI CONSOLI.

I CONSOLI non possono portare nessuna proposta al voto dei

COMIZI, se prima non c’è un’AUTORIZZAZIONE DI TUTTO IL

SENATO.

Le ISTITUZIONI quindi sono:

- DUE CONSOLI

- SENATO

- COMITIA CENTURIATA

I COMITIA CENTURIATA tuttavia non possono stabilire nulla

senza l’AUCTORITAS PATRUM, ossia L’ORGANIZZAZIONE DEL

SENATO.

Il PATRIZIATO cerca quindi di TUTELARSI, impedendo ai CONSOLI di

agire da soli con l’ASSEMBLEA POPOLARE, SENZA IL PERMESSO DEL

SENATO.

COMITIA CENTURIATA: autorizzata dai consoli

DECISIONI CONSOLI e dei comizi: approvate dal senato

In questa situazione la gran parte della massa popolare si viene a

trovare in una situazione di NETTA SUBORDINAZIONE e

SOTTOMISSIONE.

COMPOSIZIONE MASSA POPOLARE

Il popolo e formato da classi sociali da contorni molto netti

1) PATRIZI: CLASSE EGEMONE

I Patrizi sono una ARISTOCRAZIA TERRIERA.

Sono i proprietari e i possessori delle TERRE.

Queste terre sono COLTIVATE da un GRAN NUMERO DI CLIENTI degli

stessi Patrizi.

Ossia da un gran numero di persone che coltivano le loro terre e

sono alle loro dipendenze.

Questa è quindi una COMPONENTE POPOLARE STRETTAMENTE

DIPENDENTE dai capi del PATRIZIATO.

Essi formano il seguito delle varie GENTES patrizie.

I Patrizi sono nobili di nascita ma hanno al loro seguito questa

massa CLIENTELARE.

Durante il periodo etrusco la popolazione a Roma era aumentata in

modo molto significativo perché a seguito di quel grande sviluppo

economico, da tutto il Lazio erano arrivate PERSONE, ARTIGIANI e

COMMERCIANTI.

Tutta questa massa di persone, finito il BENESSERE DEL VI SECOLO,

in larghissima parte SI TROVA ALLA FAME.

O vanno a lavorare alle dipendenze dei PATRIZI, o si trasformano in

PICCOLI COLTIVATORI (in condizioni prossime alla povertà assoluta).

Tutta questa massa di persona va mano a mano a COAGULARSI IN

UNA CLASSE SOCIALE dai contorni abbastanza definiti.

Presto questa classe si contrappone POLITICAMENTE AL PATRIZIATO.

Queste persone erano denominate PLEBEI.

Al momento della fondazione della REPUBBLICA, i PATRIZI che sono

una MINORANZA, si trovano di fronte tutta questa MASSA

POPOLARE COMPOSITA.

Come controllarla ?

- in parte attraverso il SISTEMA CLIENTELARE

- in parte NON È CONTROLLABILE

Gli stessi PATRIZI si rendono conto di dover fare QUALCHE

CONCESSIONE AL POPOLO.

Qui si inserisce l’OPERA POLITICA di uno delle più antiche

gens patrizie, quella dei VALERI, e che è CONSOLE nel 509

(primo anno della repubblica).

Questo PUBLIO VALERIO, con il consenso del senato, presenta ai

COMIZI CENTURIATI DUE PROPOSTE DI LEGGI:

1° LEX VALERIA DE PROVOCATIONE

LEGGE VALERIA SULL’APPELLO AL POPOLO

La prima legge è diretta in qualche modo a RASSICURARE IL

POPOLO attraverso una fondamentale GARANZIA DI LIBERTÀ ED

INCOLUMITÀ DEI CITTADINI sottoposti ad un PROCESSO

PENALE.

Questa legge stabilisce che a CIASCUN CITTADINO ROMANO che

i CONSOLI ACCUSINO DI UN QUALCHE REATO, deve essere

data la POSSIBILITÀ e il DIRITTO di APPELLARSI al GIUDIZIO

POPOLARE, cioè al GIUDIZIO dei COMIZI CENTURIATI, affinché

sia l’assemblea del popolo e non i consoli, a stabilire SE IL

CITTADINO È COLPEVOLE O INNOCENTE.

Prende forma sotto PUBLIO VALERIO questa forma che è garanzia di

libertà per i cittadini romani.

L’ESATTO CONTENUTO DI QUESTA LEGGE, lo ricaviamo dalla

TESTIMONIANZA DI CICERONE NEL DE REPUBLICA.

Questa legge stabilisce nell’ultima parte “CHE NESSUN

MAGISTRATO DEL POPOLO ROMANO OSI FAR BASTONARE O

FAR UCCIDERE UN CITTADINO ROMANO SE QUEL CITTADINO

HA FATTO APPELLO AL GIUDIZIO DELL’ASSEMBLEA

POPOLARE”.

Questa legge costituisce la PRIMA FORMA DI GARANZIA

COSTITUZIONALE in FAVORE DEI CITTADINI ROMANI.

Costituisce ossia un LIMITE COSTITUZIONALE all’IMPERIUM DEI

CONSOLI.

Non è più illimitato come L’IMPERIUM REGIUM, poiché il potere di

togliere vita ai cittadini è TOLTO AI CONSOLI E DATO AI COMIZI

CENTURIATI.

Per dare simbolicamente idea del cambiamento che questa legge

introduce, subito dopo averla fatta approvare, ORDINA AI LITTORI

di TOGLIERE LE SCURI DAI FASCI in OSSEQUIO ed IN

FORMALE OMAGGIO AL PRIMATO DEL POPOLO.

Questa importantissima legge crea uno SPAZIO CIVILE in cui IL

POTERE DEI CONSOLI TROVA UN LIMITE FONDAMENTALE

nella LEGGE e NELLE GARANZIE COSTITUZIONALI.

9 Ottobre 2017

Prendiamo in considerazione la seconda legge di PUBLICOLA:

ADFECTATIO REGNI.

Parliamo della SANCTIO relativa a questa legge.

La SANCTIO è la PARTE DELLA LEGGE che stabilisce la PENA

per la sua VIOLAZIONE.

La legge dell’ADFECTATIO REGNI prevede si la PENA DI MORTE, ma

le sue modalità sono molto particolari.

Essa prevede che non sia necessariamente un ORGANO DELLO

STATO ad applicare la sanzione, ma ricorre ad un MECCANISMO

SANZIONATORIO COMPLETAMENTE DIVERSO.

L’ADFECTATIO REGNI infatti consente a QUALUNQUE

CITTADINO di rendersi ESECUTORE DELLA SANZIONE.

Questo risultato lo ottiene in quanto la stessa legge

stabilisce CHE L’UCCISIONE DEL TIRANNO È LECITA.

Quel comportamento quindi che normalmente sarebbe considerato

un OMICIDIO e che come TALE lo stato dovrebbe punire, è invece

eccezionalmente UN COMPORTAMENTO AUTORIZZATO.

Ossia è un OMICIDIO LEGITTIMO poiché volto a CHI SI È RESO

TIRANNO.

ADFECTATIO REGNI, APPROFONDIMENTO

Questo meccanismo sanzionatorio che caratterizza la ROMA

ARCAICA ha dei PRESUPPOSTI CULTURALI .

A questo tipo di situazione in cui si viene a trovare il SOGGETTO

COLPEVOLE DI DETERMINATI REATI e che quindi rimane esposto alla

VENDETTA da parte degli altri appartenenti alla comunità, si da il

nome di SACERTA.

SACERTÀ, situazione per cui si viene esposti al popolo.

Questa situazione deriva da ANTICHISSIME TRADIZIONI RELIGIOSE

dei POPOLI DELL’ITALIA ANTICA.

Questi popoli del 7, 8 secolo A.C. vivevano in condizioni economico

e sociale tali che li portava a sviluppare delle concezioni religiose

per cui tendevano a codificare tutta una serie di eventi e

avvenimenti COME MANIFESTAZIONE DI UNA VOLONTÀ

SUPERIORE ed a VINCOLARE DETERMINATI COMPORTAMENTI

UMANI al rispetto di valori percepiti come COERENTI CON LA

RELIGIONE E LA DIVINITÀ.

Questa situazione determina la cultura di quei secoli.

Nel 4 e 5 secolo invece, con l’arrivo dell’ELLENISMO e con le

filosofie INCENTRATE CON L’UOMO, queste antiche CULTURE

RELIGIOSE divennero RETAGGI DEL PASSATO.

Tuttavia nell’8 e 7 secolo queste USANZE RELIGIOSE finirono

per STABILIRE LE MODALITÀ DI ESECUZIONE PER LE PENE

DELLE LEGGI.

Esistono DUE GRANDI LIVELLI:

- Delitti che riguardano LA COMUNITÀ UMANA, per i quali la pena è

LAICA e non ha IMPLICAZIONI RELIGIOSE.

- Esistono anche altri CRIMINI che vengono considerati come una

VIOLAZIONE al tempo stesso delle leggi UMANE E DIVINE

Per questa ultima tipologia di crimini la SANZIONE NON DIVENTA

soltanto APPLICATA DALLO STATO, ma si parte dal presupposto

che con quel comportamento il COLPEVOLE si è posto

PROPRIO AL DI FUORI DELLA COMUNITÀ IN QUANTO TALE .

L’INDIVIDUO è quindi ESCLUSO dalla comunità e il suo DESTINO è

rimesso al volere della DIVINITÀ.

È considerato alla stregua di un essere empio, per cui gli altri non

POSSONO PIÙ INTRATTENERE ALCUN RAPPORTO CON LUI.

È una specie di ESILIO .

Non può più invocare a suo vantaggio LA PROTEZIONE DELLE LEGGI

.

Se è così è chiaro che CHIUNQUE UCCIDE QUESTA PERSONA

assolutamente NON COMMETTE OMICIDIO .

Questo perché la LEGGE che ne vieta l’omicidio VALE SOLO

PER CHI FA PARTE DELLA COMUNITÀ .

Questa sanzione terribile che i romani infliggono attraverso questa

formula del SACER ESTO, ossia SIA SACRO ALLA DIVINITÀ,

ovviamente ha conseguenze TERRIBILI perché se l’HOMO SACER è

in questa condizione:

- se non riesce a scappare viene UCCISO

- se scappa le POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVENZA sono MOLTO

RIDOTTE

Le origini di questa sanzione sono perfino ANTERIORI alla NASCITA

DELLA CITTÀ

A questa pena ricorrevano le ANTICHE GENTES la cui esistenza è

ANTERIORE alla fondazione stessa della città.

In alcuni MORES che hanno questa origine gentilizia, noi TROVIAMO

ANCORA RICORDATA QUESTA SITUAZIONE .

Il colpevole veniva espulso dalla GENS e allontanato dalla

COMUNITÀ !

La più antica testimonianza è in realtà una testimonianza di tipo

EPIGRAFICO.

L’EPIGRAMMA è contenuto in una PIETRA ritrovata in un FORO

ROMANO !In questa pietra era stato inciso il TESTO DI UNA LEGGE

di ORIGINE ANTICHISSIMA !!!

In questa pietra sopravvive una parte del testo con la CLAUSOLA

PENALE che reca queste parole:

“SACROS ESED” che nel DIALETTO LATINO ARCAICO significa

esattamente SACER ESTO !

Questa sanzione ha quindi ORIGINI ANTICHISSIME

Viene ripresa da VALERIO PUBLICOLA nella legge dell’ADFECTATIO

REGNI per due ragioni:

1) GRAVITÀ DEL CRIMINE

2) NATURA PRATICA: sfruttare un meccanismo sanzionatorio che

CONSENTA di LASCIARE MANO LIBERA CONTRO IL TIRANNO

Se quindi il tiranno sarebbe TROPPO POTENTE da essere fermato,

CHIUNQUE potrebbe ucciderlo considerandolo HOMO SACER.

IL VALORE POLITICO È IL SEGUENTE.

Tanta e tale è l’AMBIZIONE DEL PATRIZIATO ROMANO a

conservare il regime repubblicano appena fondato e che

garantisce ai PATRIZI una EGEMONIA ASSOLUTA all’intero dello

stato, che si va a pescare un TIPO DI SANZIONE ANTICHISSIMO

che LASCIA MANO LIBERA AI PATRIZI

Quello che sta a cuore ai Patrizi espresso nell’ADFECTATIO

REGNI, aggira il PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA

PROVOCATIO AD POPOLUM

Per l’HOMO SACER, NON vale naturalmente la PROVOCATIO

AD POPOLUM !

C’è quindi una ripresa delle antiche leggi per creare un meccanismo

sanzionatorio che consenta ai Patrizi di agire contro chi venga

sospettato di AGIRE CON ECCESSIVI ECCEDIMENTI VERSO LA MASSA

POPOLARE.

Questo meccanismo penale lo ritroviamo riesumato dal passato

nella LEGGE DELL’ADFECTATIO REGNI DEL PUBLICOLA.

Quando si tirano fuori certi meccanismi NON SI SA BENE L’USO CHE

ANCHE altri possano farne.

10 Ottobre 2017

APPROFONDIMENTO DELLA LEX SACRATA

LEX SACRATA approvata nel 494 sul monte sacro.

Affronteremo la METODICA che si occupa di questa situazione e in

generale dello studio delle culture antiche.

È un metodo che è caratterizzato da una sorta di

OSSESSIONE PER LE FONTI poiché siccome ci si occupa di

fatti avvenuti molto tempo fa, qualunque situazione non

può essere lasciata alla SOGGETTIVITÀ DELL’INTERPRETE, ma

deve trovare un ANCORAGGIO FORTE proveniente dalle

TESTIMONIANZE DEL MONDO ANTICO.

Queste TESTIMONIANZE talvolta sono PARZIALI e sono spesso

soggette a PERDITE DI VOLUMI e DI INFORMAZIONI IMPORTANTI.

Molte OPERE VANNO PERSE !!!

Nella stessa OPERA DI TITO LIVIO mancano informazioni

IMPORTANTISSIME

Tito Livio nel 2 libro, paragrafo 33 si LIMITA A RICORDARE che sul

SACER MONS, ossia sul MONTE SACRO, furono creati i PRIMI

TRIBUNI e li fu APPROVATA LA LEX SACRATA.

LIVIO NON AGGIUNGE ALTRO !!!

Riporta il fatto ma non specifica in cosa consisteva la LEX SACRATA.

Non fa neanche un cenno al problema della sanzione e alle

conseguenze della violazione della legge.

Egli ci priva di tutta una serie di informazioni.

COME FACCIAMO NOI A SAPERE TUTTI I DETTAGLI STUDIATI

IN DIRITTO ROMANO ???

Ora quindi brevemente TENIAMO CONTO di ALTRE TESTIMONIANZE

di più difficile valutazione rispetto al RACCONTO DI LIVIO.

Il primo autore che ci viene in soccorso è SESTO POMPEO

FESTO

SESTO POMPEO FESTO è un LETTERARIO ED ERUDITO che vive

nel II SECOLO D.C.

Egli scrive un’OPERA che si intitola DE VERBORUM SIGNIFICATU.

Questa opera è una sorta di SIGNIFICATO DEI VOCABOLI DELLA

LINGUA LATINA.

Questa opera tuttavia non tratta TUTTE LE PAROLE, bensì soltanto

ESPRESSIONI E LEMMI del LATINO ARCAICO che avevano una

PARTICOLARE IMPORTANZA dal punto di vista storico ed erudito.

La sua opera tra l’altro non è COMPLETAMENTE ORIGINALE

in quanto lui ingloba e riprende un lavoro abbastanza simile

che era stato fatto da un altro grammatico di nome VEBIO

FLACCO vissuto in ETÀ AUGUSTEA

L’eta AUGUSTEA è un periodo in cui va di moda l’ARCAICO e c’è un

FORTE INTERESSE delle ISTITUZIONI ARCAICHE della STORIA DI

ROMA.

L’opera di VEBIO FLACCO non ci è pervenuto direttamente, ma il

suo lavoro è alla base di questo DE VERBORUM SIGNIFICATU di

SESTO POMPEO FESTO.

DE VERBORUM SIGNIFICATU è posseduta quasi integralmente.

Tra gli eventi della Roma arcaica che destano la curiosità degli

ERUDITI DEL PERIODO AUGUSTEO ci sono alcune espressioni come

SACER MONS o LEGES SACRATES, HOMO SACER che si

riferivano a REALTÀ ORMAI DESUETE.

Il loro esatto significato già nell’età augustea COMINCIAVA GIÀ A

SFUGGIRE !!

In questo tipo di opere appunto si cerca di spiegare ai lettori

dell’epoca ed a un PUBBLICO COLTO, quale era l’AUTENTICO

SIGNIFICATO DI QUESTE PAROLE che riecheggiavano un passato

nebuloso.

FESTO POMPEO SESTO tratta di DUE LEMMI importantissimi per

capire la SECESSIONE SUL MONTE SACRO:

- SACER MONS

- HOMO SACER

Il primo significa IL MONTE SACRO ed è quel colle che si trova fuori

dalle mura, poco oltre il terzo miglio da Roma e situato lungo la via

di NOMENTUM.

Si chiama così perché la PLEBE quando fece la SECESSIONE

DAI PATRIZI, dopo aver istituito i TRIBUNI DELLA PLEBE, che

erano muniti dell’AUXILIUM, ossia del diritto di venire in

difesa dei PLEBEI ingiustamente PERSEGUITATI DAI PATRIZI,

quando discesero dal colle, avrebbero CONSACRATO A

GIOVE IL MONTE.

UNA VOLTA SCESI DAL MONTE LO CONSACRANO A GIOVE

L’aspetto più interessante riguarda la seconda parte del testo, ossia

dove ci viene attestata la SANZIONE per chi abbia violato, la LEX

SACRATA

Ossia il fatto che chi attenta ALL’AUTORITÀ DEI TRIBUNI e chi osa

fare violenza ai tribuni, in virtù della sanzione prevista dalla legge,

DIVENTA HOMO SACER !

Questo che cosa comporta ?

Questo comporta che non c’è l’applicazione della pena da parte di

un organo dello stato (perché gli organi dello stato erano nelle mani

dei PATRIZI), bensì i plebei recuperando questa PENA ANTICHISSIMA

DELLA SACERTÀ, stabiliscono che chi VIOLA LA LEX SACRATA

diventa HOMO SACER e la conseguenza è quella che ci riferisce

SESTO POMPEO FESTO, CITANDO IL TESTO DELLA LEGGE :

“Se qualcuno avrà ucciso chi è SACER, NON È CONSIDERATO

PARRICIDA”

L’HOMO SACER non può più invocare la protezione della legge dello

stato, neppure della legge che vieta l’omicidio.

In pratica succede che si autorizza qualsiasi PLEBEO e PERSONA,

senza attendere l’intervento degli organi dello stato PATRIZIO, ad

UCCIDERE chi ha ATTENTATO L’INVIOLABILITÀ dei TRIBUNI.

I TRIBUNI si circondano di una PROTEZIONE FORTISSIMA !

Questi sono INVIOLABILI in base ad una LEGGE che se violata

LEGITTIMA UNA REAZIONE SENZA LIMITI NEI CONFRONTI DEL

COLPEVOLE.

In questa maniera la PLEBE politicamente GARANTISCE

L’INVIOLABILITÀ ASSOLUTA DEI TRIBUNI.

È chiaro però che questo meccanismo è un meccanismo che si

presta ad avere delle CONSEGUENZE GRAVISSIME

CHIUNQUE PUÒ UCCIDERE IL COLPEVOLE !

Gli stessi plebei quindi avvertono L’esigenza di porre dei

PRESUPPOSTI all’interno di un MECCANISMO DI LEGALITÀ E

DI VALUTAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ DEL COLPEVOLE.

Questa cosa la fanno attribuendo all’assemblea della plebe il

POTERE DI DICHIARARE CHI HA VIOLATO LA LEX SACRATA e

quindi CHI DEVE CONSIDERARSI HOMO SACER.

Attribuiscono all’ASSEMBLEA DELLA PLEBE e non certo ai COMIZI

CENTURIATI di giudicare chi ha commesso dei CRIMINI CONTRO LA

PLEBE.

L’ASSEMBLEA DELLA PLEBE stabilisce QUANDO LA LEX

SACRATA È STATA VIOLATA

Qui si può notare che l’assemblea della plebe NON CONDANNA

AD UNA PENA (compito che semmai spetta agli organi della pena),

ma si LIMITA A DICHIARARE SACER UN SOGGETTO !

Questo perché una volta dichiarato SACER chiunque è LIBERO DI

UCCIDERLO.

Ora il passo successivo per cercare di far LUCE tra le nebbie di

questa antica fase della storia COSTITUZIONALE ROMANA è

chiedersi se ABBIAMO DEI RISCONTRI A QUELLO CHE DICE FESTO.

OSSIA SE LA TESTIMONIANZA DI FESTO, rispetto alle nostre

FONTI (tutto ciò che è sopravvissuto del mondo classico)

troviamo dei RISCONTRI CON ESSA.

È chiaro che se abbiamo dei RISCONTRI, il valore della notizia e

del DATO STORICO CHE CI VIENE TRAMANDATO CRESCE

ENORMEMENTE.

Infatti i punti dello studio delle culture arcaiche sono due:

- TROVARE LE FONTI

- TESTARE L’ATTENDIBILITA DELLE FONTI

A maggior ragione se le FONTI ANTICHE CUI CI AFFIDIAMO

dipendono da ALTRE FONTI PIÙ ANTICHE le quali potrebbero

essere state MALE RIPORTATE O INTERPRETATE !

È naturale che se più autori ci tramandano la stessa notizia,

interpretano allo stesso modo determinati fatti, allora ESISTE UNA

ALTISSIMA PROBABILITÀ CHE QUELLA NOTIZIA corrisponda alla

VERITÀ STORICA.

ESISTE UN RISCONTRO PUNTUALE E DETTAGLIATO A QUELLO

CHE DICE FESTO ?

Esiste in una FONTE DI LINGUA GRECA !

Esiste un riscontro nell’OPERA DI UNO STORICO GRECO vissuto

come LIVIO nell’età AUGUSTEA che è DIONIGI DI ALICARNASSO

DIONIGI arriva a Roma nella seconda metà del PRIMO SECOLO A.C.

Arriva quindi in un momento storico in cui rinasce il GUSTO

PER L’ANTICO e per L’ARCAICO.

Lui concepisce un’OPERA STORICA che completi quella di POLIBIO

POLIBIO si era occupato della STORIA DI ROMA ma aveva affrontato

il periodo MEDIO REPUBBLICANO, senza occuparsi del periodo più

antico.

DIONIGI in modo piuttosto AMBIZIOSO (perché POLIBIO era un

grandissimo storico) si promette di completare l’OPERA DI POLIBIO

sul versante che va DALLA FONDAZIONE DI ROMA fino alla MEDIA

ETÀ REPUBBLICANA (ossia fino al TERZO SECOLO A.C.

Dell’opera di DIONIGI che lui intitola ROMAIKE ARKAIOLOGIA

ossia STORIA DI ROMA ARCAICA, noi possediamo i PRIMI DODICI

LIBRI e solo in frammenti i libri dal 12-20.

Dei primi anni della REPUBBLICA DIONIGI tratta nel 5 e 6

libro della sua opera.

Il tratto saliente rispetto a LIVIO, che è estremamente sintetico, è di

soffermarsi in modo ALQUANTO DETTAGLIATO sugli EPISODI

STORICI.

ADDIRITTURA in ALCUNI CASI cerca di RICOSTRUIRE i DIALOGHI

TRA I VARI PERSONAGGI.

Questo fatto ha suscitato SCANDALO TRA I MODERNI perché

questo suo tentativo di rendere più attraente la sua opera

INSERENDO al suo interno delle digressioni in forma DIALOGICA

attribuiti ai vari personaggi storici, È stato utilizzato per

MINARNE l’ATTENDIBILITÀ.

Ci sono tuttavia due aspetti fondamentali da prendere in

considerazione:

- la forma dialogica è ESTREMAMENTE DIFFUSA NELLA

LETTERATURA ANTICA. Occorre distinguere quindi la FORMA

NARRATIVA dai CONTENUTI

- Possiamo mettere in discussione alcuni aspetti NARRATIVI

DELL’OPERA, ma NON IL CONTESTO COMPLESSIVO, ossia lo

sfondo del racconto e della narrazione.

Un’ATTENTA VALUTAZIONE DI DIONIGI ci permette di

recuperare delle TESTIMONIANZE.

In particolare una TESTIMONIANZA che ci permette di

credere alla PAROLE DI FESTO, ma addirittura PERFINO PIÙ

COMPLETO

Qui il passo che ci interessa:

Mentre FESTO ci riporta solo la PARTE RELATIVA ALLA SANZIONE,

DIONIGI RIPORTA TUTTO IL TESTO DELLA PRIMA LEX SACRATA:

Sostanzialmente esso si apre andando a stabilire che a

NESSUNO è consentito di COSTRINGERE UN TRIBUNO DELLA

PLEBE come se fosse una persona COMUNE o di fare

qualcosa CONTRO LA SUA VOLONTÀ, di USARE LA VIOLENZA

NEI SUOI CONFRONTI o di ORDINARE AD UN ALTRO di usare

la VIOLENZA contro un tribuno e men che meno di

UCCIDERLO O DI ORDINARNE LA MORTE.

C’è una prima parte in cui si stabilisce ciò che è assolutamente

vietato fare ai TRIBUNI, successivamente egli riporta la SECONDA

PARTE, ossia la SANCTIO

Il testo della legge riportato da DIONIGI è IDENTICO a quello

RIPORTATO DA FESTO

DIONIGI RIPORTA TRA VIRGOLETTE PROPRIO IL TESTO DELLA

LEGGE.

Questa SANCTIO ci dice che chiunque ha fatto una di quelle cose

vietate, la conseguenza che subirà EXAGRISTOS ESTO, ossia in

latino SACER ESTO, diverrà quindi HOMO SACER.

DIONIGI QUI È PERFINO PIÙ ACCURATO DI FESTO

Dionigi dice che lo stato di HOMO SACER non riguarda

soltanto la SOPRAVVIVENZA IN VITA DELLA PERSONA, ma

riguarda anche IL SUO PATRIMONIO

La CONSACRATIO colpisce anche il PATRIMONIO dell’INDIVIDUO

DICHIARATO SACER

L’HOMO SACER viene privato di tutti i suoi beni che DIVENTANO

PROPRIETÀ DI CERERE. UN’ISTITUZIONE DI CULTO legata alla

COMUNITÀ PLEBEA che è il TEMPIO DI CERERE.

CERERE è una antica COMUNITÀ ITALICA il cui culto era

particolarmente vivo alla PLEBE

TAUTTI I BENI DELL’HOMO SACER diventano proprietà del

TESORO DI CERERE

DEMETRA = CERERE

Poi c’è la parte peggiore che la legge prevede, ossia la

CONSACRATIO CAPITIS, ossia il DESTINO CHE INCOMBE SULL’HOMO

SACER: UN DESTINO DI MORTE.

QUESTE fonti ci CONFERMANO I DATI FORNITECI DA FESTO in merito

alla nascita della magistratura dei TRIBUNI DELLA PLEBE e del

contenuto della PRIMA LEX SACRATA.

Il tribunato sarà destinato a svolgere un RUOLO IMPORTANTISSIMO e

resterà invariato fino all’età del PRINCIPIATO

DATE DA DEFINIRE

Il patriziato agli inizi della repubblica ha creato un sistema di norme

che garantiva una assoluta egemonia alla stessa classe patrizia sull

ager publicus. La contestazione plebea e la loro azione politica

(tribuni istituiti dalla lex sacrata nel 494 a.c.) si indirizza su questo

aspetto politico ed economico. La plebe in sostanza chiede una più

equa ripartizione dell ager publicus, cioè che questo non sia più a

pannaggio esclusivo dei patrizi, ma appartenendo a tutta la

comunità,sia rivolto a vantaggio di tutti gli appartenenti della

comunita e quindi della stessa classe plebea. Questa richiesta si

traduce in un progetto politico piuttosto preciso, anche per quel che

riguarda i suoi riflessi di diritto privato: i plebei non chiedono di

partecipare all occupazione di vasti appezzamenti di ager publicus,

non chiedono la possessio, ma chiedono che una parte dell ager

publicus venga suddivisa in tanti piccoli lotti da assegnare in

proprietà privata agli stessi plebei. Chiedono cioè una distribuzione

dell ager publicus, che lo trasformi, previa suddivisione in tanti

piccoli lotti di terreno, in terra di proprietà privata (giuridicamente :

regime di dominium ex iure quiritium) dei plebei che ne saranno

destinatari. Inizia a prendere forma e diventa uno dei punti più

importanti delle richieste dei tribuni la richiesta dell approvazione di

una legge che vada a destinare ai plebei poveri una parte dell ager

publicus e che questa legge lo attribuisca loro in regime di proprietà

privata. Chiedono cioè l approvazione di una lex agraria. Questa

richiesta va a mettere in discussione il potere economico dei

patrizi,o quantomeno a limitare quello che fino a quel momento era

stato un privilegio indiscusso del patriziato, che fino a quel

momento aveva riservato solo a se stesso l uso dell ager publicus in

base a quei due antichi mores che legittimavano giuridicamente

una situazione di disuguaglianza all interno dello stato. La lex

agraria che i tribuni chiedono tende a riequilibrare questa

situazione. Tuttavia si deve considerare che anche all interno della

stessa classe patrizia esistevano in qualche modo posizioni

frastagliate, più articolate : c è una parte maggioritaria dei patrizi

che è contraria a qualsiasi compromesso con la plebe, ma ci sono

anche alcuni patrizi più moderati, alcune personalità illuminate che

invece sono favorevoli a cercare un accordo e si rendono conto che

in definitiva da una più equa distribuzione della ricchezza pubblica,

che un miglioramento generale del benessere della classe plebea è

nell interesse dello stato e degli stessi patrizi. In questi anni

abbastanza turbolenti quindi ci sono, come ci narrano le fonti,

patrizi estremisti, come il celebre Coriolano, che addirittura voleva

prendere le armi ed eliminare fisicamente i tribuni, ma che finirà

esiliato e da mercenario andrà a combattere coi nemici di Roma

contro Roma, addirittura come condottiero e generale dei nemici di

Roma. Oltre a questi ci sono anche patrizi illuminati, favorevoli a un

dialogo con la plebe e su questo, fra tutti, spicca la tragica figura di

Spurio Cassio.

Egli è più volte console in questi anni, nel 493 a.c. sconfigge i latini,

cioè quell insieme di popoli che viveva intorno Roma. Dopo averli

sconfitti stringe con loro il celebre foedus cassianum, che

sostanzialmente è un trattato di alleanza tra Roma e i popoli latini

che vede Roma in una posizione di assoluta supremazia. Da questo

momento i latini diventeranno i più stretti alleati di Roma, tenuti a

fornire ogni anno dei contingenti di truppe ausiliarie all esercito

romano. Qualche anno dopo sempre Spurio Cassio, uno dei più

valenti generali romani di questo periodo storico, conduce un altra

vittoriosa campagna militare contro un altra delle popolazioni del

Lazio antico stanziata a sud di Roma, chiamata Ernici. Questi

vivevano nella zona a sud-est(zona dei castelli romani). Spurio

prende i territotori di questo popolo, che è un territorio abbastanza

esteso e questo territorio diventa ager publicus. A questo punto, nel

desiderio di trovare un accordo con la plebe, visto che grazie a

questa vittoria militare c era nell immediato una notevole

disponibilità di ager publicus, si mette d accordo con i tribuni della

plebe in maniera politica e da console nel 486 a.c. presenta alla

votazione dei comizi centuriati la prima lex agraria della storia di

Roma. Questa legge di Spurio, che per essere approvata deve

essere votata a maggioranza dai comizi centuriati e deve avere

anche a ratifica della maggioranza del Senato, viene presentata

come proposta di legge ai comizi. Questa legge prevede che tutto il

territorio degli Ernici venga diviso in tre parti : una parte da lasciare

agli Ernici e i restanti due terzi da dividere tra la plebe e i latini-> i

latini erano ormai degli alleati e quindi sia gli strati inferiori dei

popoli latini sia la plebe romana avrebbero dovuto partecipare alla

distribuzione di questi due terzi del territorio, che in base alla legge

avrebbe dobuto essere censito, suddiviso in piccoli lotti e questi lotti

mediante estrazione a sorte assegnati tra le classi più povere della

plebe e degli alleati latini. Questa proposta non viene approvata,

quindi rimane allo stadio di una semplice rogatio legis (rogatio

perchè vuol dire interrogare e il procedimento legislativo davanti ai

comizi centuriati consisteva nel fatto che il magistrato leggeva il

testo della proposta di legge ai comizi e quindi chiedeva ai comizi

se approvavano o no la legge). Chiaramente i comizi hanno una

struttura timocratica, ovvero la classe più abbiente da sola ha la

maggioranza dell assemblea dei patrizi in larga maggioranza si

schierano contro questa proposta e lo stesso fa il Senato, che era la

massima espressione politica delle genti patrizie. Quindi la legge

non viene approvata e addirittura non appena uscito di carica nel

485 a.c. Spurio Cassio viene accusato di tradimento dai soldati

patrizi, viene accusato di voler conquistarsi il favore popolare per

motivi personali, per perseguire disegni monarchici e la furia

patrizia contro chi viene percepito come un traditore degli interessi

economici del proprio ceto è tale che lo condannano a morte con l

accusa di affectatio regni e lo uccidono. Naturalmente questo fatto

non fa che aggravare negli anni successivi la situazione economica

della plebe e ad alimentare le lotte plebee per la terra.

16 Ottobre 2017

Abbiamo visto nelle ultime lezioni la stesura delle 12 TAVOLE.

Questo importante passo avviene a causa della scissione della

PLEBE sul MONTE SACRO.

La PLEBE PRETENDE LA STESURA PER ISCRITTO del TESTO DELLE

LEGGI

Le 12 TAVOLE NASCONO DA QUESTO CONFLITTO SOCIALE.

NEL 450-451 avviene la redazione e per iscritto del TESTO DELLE

LEGGI da parte di unamcommissione di DECEMVIRI ossia di DIECI

LEGISLATORI che opera nell’arco di questi DUE ANNI.

Tutto il lavoro che fanno, nel 549 A.C., previa approvazione del testo

delle 12 tavole da parte dell’assemblea centuriata, quindi da parte

del popolo, alla PROMULGAZIONE DI QUESTA LEGGE.

Questa raccolta diventa FONTE RIFERIMENTO DEL DIRITTO

ROMANO DEL PRIMO PERIODO STORICO ( fino al III secolo a.c.)

I principi che propone questa legge, che nel tempo verrà sottoposta

ad un processo ed una discussione evolutiva, CONDIZIONANO

anche il DIRITTO DEL II PERIODO STORICO.

Infatti un GIURISTA vissuto nel II SECOLO D.C., un GIURISTA DI CUI

CI

OCCUPEREMO, che si identifica come GAIO, un periodo quindi

COMPLETAMENTE DIVERSO, dove governavano imperatori

(ANTONINO PIO e MARCO AURELIO).

GAIO scrive un’OPERA DI COMMENTO ALLA LEGGE DELL 12 TAVOLE.

Questo ci indica che ALCUNI PRINCIPI introdotti dalla LEGGE DELLE

12 TAVOLE ancora MOLTI SECOLI DOPO, attraverso l’INTERPRETATIO,

ossia l’interpretazione GIURISPRUDENZIALE, conservavano ancora

UNA NOTEVOLE IMPORTANZA.

Venivano ancora concepiti (almeno nel DIRITTO PRIVATO) come

FONTE DI NORME che trovava APPLICAZIONE.

Questa straordinaria importanza che la LEGGE DELLE 12 TAVOLE

RIVESTIVA PER LA CULTURA E LA CIVILTà DI ROMA, sono BEN

CONSAPEVOLI SIA I LETTERATI CHE I GIURISTI.

Andiamo quindi a cercare le fonti che testimonino ciò.

Ci sono DUE PASSI LATINI che offrono in modo significativo e

sintetico di ciò che accadde nel biennio 451-450 e quali sono state

le CONSEGUENZE PER LA STORIA POLITICA, COSTITUZIONALE e

dello stesso DIRITTO PRIVATO.

Il primo testo è un passo è tratto dal DE REPUBLICA di CICERONE.

La testimonianza di CICERONE ci ricorda il FATTO STORICO.

Nel 451 sulla base di un ACCORDO che viene raggiunto tra I PATRIZI

E I PLEBEI (viene

rappresentato in modo piuttosto di parte da CICERONE in quanto

FAVOREVOLE AL

PARTITO CONSERVATORE, ossia GLI OPTIMATES) Cicerone afferma

che

tale accordo ebbe luogo POICHè IL POPOLO SI FIDAVA

DELL’AUCTORITAS DEL SENATO.

IN RELATà SAPPIAMO CHE ERA STATO IL CONTRARIO

FU LA PRESSIONE PLEBEA A PORTARE ALLA REDAZIONE SCRITTA

DELLE LEGGI.

Le due magistrature SE ABDICARENT, ossia vennero SOSPESE ed al

loro posto VENNERO ISTITUITI i cosiddetti DECEMVIRI, ossia 10

LEGISLATORI.

QUALE è LA LORO POSIZIONE COSTITUZIONALE CHE LI LEGITTIMA ?

Essi possono fare leggi in virtù della MAXIMA POTESTAS !

Ossia a questi DECEMVIRI vengono consentiti POTERI

PARTICOLARMENTE VASTI.

POTERI STRAORDINARI.

Si tratta di una POTESTAS SINE PROVOCATIONE.

Contro i DECEMVIRI NON è AMMESSA LA PROVOCATIO AD POPOLUM

Questo ci dimostra che si tratta di poteri straordinari.

Questo aspetto Cicerone lo RIBADISCE nella parte finale del testo,

dove dice che questi DECEMVIRI hanno un SUMMUM IMPERUM

Sono POTERI ILLIMITATI concessi PER SCRIVERE LE LEGGI

In sostanza CICERONE ci sta dicendo che il BIENNIO fu

CARATTERIZZATO dal ricorso a

QUESTA MAGISTRATURA STRAORDINARIA dotata di POTERI

COSTITUENTI.

In questo TEMPORANEO MUTAMENTO DEL REGIME

COSTITUZIONALE, perché vengono sospese le MAGISTRATURE

ORDINARIE ( non vengono eletti quindi in questi due anni né i

CONSOLI né i TRIBUNI).

Di questa MAGISTRATURA STRAORDINARIA facevano parte sia

esponenti PATRIZI sia

ESPONENTI PLEBEI.

Era una MAGISTRATURA MISTA, composta da rappresentanti politici

di ENTRAMBE LE CLASSI SOCIALI.

Sotto il profilo politico si verifica una circostanza POLITICA

ESTREMAMENTE IMPORTANTE.

Per la prima volta dei rappresentanti POLITICI della MASSA

POPOLARE, quindi dei

RAPPRESENTANTI POLITICI che avevano una LEGITTIMAZIONE

DEMOCRATICA, ascendono al GOVERNO DELLO STATO, partecipando

a questo PROCESSO COSTITUENTE che conduce alla REDAZIONE

DELLA LEGGE DELLE 12 TAVOLE.

Tuttavia quando si hanno delle FONTI ANTICHE, è sempre bene

AVERE DEI RISCONTRI.

Non c’è dubbio dell’accadimento di questo evento a causa della

molteplicità degli autori che ne hanno parlato.

TUTTAVIA è INTERESSANTE METTERE A CONFRONTO il PUNTO DI

VISTA di un

LETTERATO COME CICERONE, con quello di un GIURISTA.

CICERONE: RETORE

POMPONIO: GIURISTA

Si deve questa preziosa testimonianza al GIURISTA POMPONIO,

vissuto anche egli

nel II SECOLO D.C.

ALCUNI COMPONENTI DELLE SUE OPERE SONO CONFLUITI NEL

DIGESTUM di

GIUSTINIANO.

Attraverso il DIGESTUM di GIUSTINIANO sono pervenuti a noi.

Le linee fondamentali di questa testimonianza COINCIDONO

PERFETTAMENTE CON QUELLE CICERONIANE

Quindi POMPONIO dice che a questi DECEMVIRI venne dato un IUS

SUMMUM, quindi dei POTERI MOLTO ALTI, che nei loro confronti NON

ERA AMMESSA LA PROVOCATIO.

POMPONIO tuttavia aggiunge una NOTIZIA che ha fatto molto

RIFLETTERE GLI STUDIOSI: dice che questi DECEMVIRI avrebbero

addirittura INDAGATO e CONSULTATO i CODICI DI LEGGI SCIRTTE già

PRESENTI NELLE CITTA GRECHE e un’altra fonte dice che avrebbero

ACQUISITO LE LEGGI ATENIESI.

Questo riferimento alle città greche può essere inteso anche come

RIFERIMENTO ALLE CITTà GRECHE DELLA MAGNA GRECIA.

SI è aperto un grande dibattito: in realtà il diritto contenuto nelle 12

TAVOLE è FORTEMENTE ORIGINALE

Non troviamo grandi corrispondenze col DIRITTO ATENIESE e con

quello GRECO IN GENERALE.

La parte più fondamentale è contenuta nelle parole: ET CIVITAS

FUNDARETUR LEGIBUS.

Ossia da quel MOMENTO LO STATO FU FONDATO SULLE LEGGI

17 Ottobre 2017

Un aspetto fondamentale negli svolgimenti COSTITUZIONALI

riguarda la FINE o la CADUTA del DECEMVIRATO LEGISLATIVO

Come ha termine quella fase costituzionale di CARATTERE

STRAORDINARIO E

COSTITUENTE ?

COME FINISCE L’ESPERIENZA DEI DECEMVIRI ?

QUALE FU IL REALE CARATTERE DI QUESTA MAGISTRATURA ?

Un dato è certo, poiché il loro COMPITO PRINCIPALE che ne

GIUSTIFICA L’ISTITUZIONE fu quello DI SCRIVERE LE LEGGI, da cui

l’appellativo di DECEMVIRI LEGIBUS SCRIBUNDIS.

MA FURONO SOLO QUESTO ?

Per dare risposta è necessario cominciare dalla fine di questa

esperienza di governo su cui il RACCONTO DELLE FONTI STORICHE

NON È CONCORDE.

Livio e Dionigi

Da una parte abbiamo tutto un FILONE STORIOGRAFICO e quindi

un’impostazione degli eventi che è quella seguita da LIVIO E

DIONIGI.

Cosa dicono ?

La versione è la seguente:

Esaurita l’attività di PREDISPOSIZIONE del TESTO DELLE 12 TAVOLE,

i DECEMVIRI che avevano a capo un PATRIZIO di nome APPIO

CLAUDIO (un progenitore di quell’APPIO CLAUDIO che verso la fine

del 4 secolo d.c. Farà costruire la VIA APPIA), tutti in accordo,

avrebbe TENTATO DI CONSERVARE IL POTERE e quindi questi

DECEMVIRI AVREBBERO INSTAURATO una sorta di DITTATURA contro

la quale ci sarebbe stata una RIVOLTA POPOLARE che avrebbe

portato nel 449 A.c. alla DEPOSIZIONE DEI DECEMVIRI e al RITORNO

ALLE MAGISTRATURE TRADIZIONALI (ossia con l’ELEZIONE DEI

CONSOLI e dei TRIBUNI)

I CONSOLI erano: LUCIO VALERIO e MARCO ORAZIO

Nel 449 vengono inoltre PUBBLICATE LE DODICI TAVOLE

Le fonti ci dicono che LE PRIME DIECI erano state preparate da

DECEMVIRI e a cui

i CONSOLI (LUCIO VALERIO e MARCO ORAZIO) avrebbero AGGIUNTO

LE ULTIME

DUE TAVOLE DI LEGGI.

Fanno queste due tavole in più e le fanno votare ai COMIZI

CENTURIATI.

LEGGE DELLE 12 TAVOLE:

1-10= DECEMVIRI

11-12= CONSOLI

Sul ritorno alle MAGISTRATURE PRECEDENTI non ci sono dubbi.

Quello che DESTA DUBBI è questa DEGENERAZIONE TIRANNICA che

ha più l’aria di

essere una SPIEGAZIONE TROPPO SEMPLICE e quasi di tipo

PROPAGANDISTICO.

Dietro questa spiegazione si celano invece EQUILIBRI DI POTERE

molto più DELICATI, la cui ALTERAZIONE ha portato alla REPENTINA

DEPOSIZIONE DEI DECEMVIRI.

TEODORO SICULO

Ci sono anche altre FONTI ANTICHE che in qualche modo ci aiutano

alla lettura MENO SUPERFICIALE e MENO SEMPLICISTICA rispetto a

quella di LIVIO E DIONIGI e dagli autori da cui LIVIO E DIONIGI

ATTINGEVANO.

Una traccia per interpretare in modo più approfondito il CONFLITTO

DI POTERE che si cela dietro la DEPOSIZIONE DEI DECEMVIRI, la

troviamo in un INCISO DELLO STESSO LIVIO.

Livio quando ci parla del PASSAGGIO dalle MAGISTRATURE al

REGIME DECEMVIRALE, usa le parole MUATAT FORMA CIVITATIS.

Ossia ci dice che MUTATA L’ISTITUZIONE DEL DECEMVIRATO, MUTÒ

IL REGIME

COSTITUZIONALE.

L’altro indizio che consiste più che altro in una VISIONE

ALTERNATIVA DEI FATTI la troviamo in un altro autore che dispone di

FONTI PIUTTOSTO ATTENDIBILI che è TEODORO SICULO.

La versione di TEODORO NEGA L’INVOLUZIONE DEL DECEMVIRATO e

vede le

cause della sommossa che portò alla DEPOSIZIONE DEI DECEMVIRI

nel fatto che questo DECEMVIRATO nasceva da un COMPROMESSO

tra l’ALA PIÙ MODERATA DEL PATRIZIATO e LA PLEBE.

Questo compromesso aveva l’INTENTO non semplicemente di

SCRIVERE LE LEGGI, ma di SUPERARE IN PERMANENZA i conflitti

POLITICI E SOCIALI del PERIODO

PRECEDENTE, lasciando STABILMENTE il GOVERNO DELLO STATO

NELLE

MANI DI UNA MAGISTRATURA MISTA

Quindi stabilmente OGNI ANNO dovevano essere eletti AL POSTO DI

CONSOLI E

TRIBUNI, DIECI MAGISTRATI a cui affidare STABILMENTE il governo

dello stato.

Un modo per superare il CONFLITTO POLITICO E SOCIALE e di

superare quindi quel

CONFLITTO che sul piano COSTITUZIONALE SI TRADUCEVA nella

CONTRAPPOSIZIONE TRA

CONSOLI E TRIBUNI, AFFIDANDO TUTTO IL POTERE AD UNA

MAGISTRATURA

COLLEGIALE di cui facevano parte SIA RAPPRESENTANTI PATRIZI sia

RAPPRESENTANTI DELLE CLASSI POPOLARI.

Da questa PROSPETTIVA molte cose vanno A POSTO.

Prima di tutto si SPIEGA LA FRASE LIVIANA “MUTATA FORMA

CIVITATIS”,

ossia HANNO CAMBIATO IL REGIME COSTITUZIONALE

NON PIÙ CONSOLI E TRIBUNI, MA UNA MAGISTRATURA UNICA !

Si spiega bene anche Cicerone.

In teoria per preparare il progetto di legge, non c’era bisogno di

dare ai DECEMVIRI IMPERIUM, ossia poteva essere predisposto

anche in corrispondenza del PRECEDENTE REGIME.

GLI DANNO L’IMPERIUM PER CREARE UNA NUOVA FORMA DI

GOVERNO,

È chiaro che nel 449 questo disegno FALLISCE, ma non fallisce

perché i DECEMVIRI

IMPROVVISAMENTE DIVENTANO DEI TIRANNI, fallisce perché SALTA

UN

EQUILIBRIO POLITICO !

L’ala più RADICALE del PATRIZIATO capeggiata da VALERIO ORAZIO

fa SALTARE

l’equilibrio POLITICO su cui il DECEMVIRATO SI REGGEVA, forse

anche con l’aiuto

involontario di una PARTE DELLA PLEBE.

Questo in quanto nelle 12 TAVOLE noi troviamo molte cose ma c’è

anche un punto che manca.

Ossia c’è un PUNTO DI CUI LE 12 TAVOLE NON SI OCCUPANO

Non se ne occupano perché evidentemente era il PUNTO PIÙ

DIFFICILE IN CUI TROVARE UN ACCORDO

NON VENGONO TROVATE MISURE SULL’AGER PUBLICUS

Non si raggiunge un COMPROMESSO

Questo naturalmente SCATENA l’INSODDISFAZIONE DEGLI STRATI

PIÙ POVERI DELLA PLEBE.

Quindi INSODDISFAZIONE ECONOMICA e AVVERSIONE DEL

PATRIZIATO RADICALE fanno saltare l’EQUILIBRIO POLITICO del

DECEMVIRATO.

INSODDISFAZIONE AGER PUBLICUS + ALA RADICALE PATRIZIA=

FINE DECEMVIRI

Questo determina la FINE POLITICA DI APPIO CLAUDIO (capo dei

DECEMVIRI) e il NEMICO GIURATO DI VALERIO ORAZIO.

Non a caso VALERIO ORAZIO diviene CONSOLE

SI RIPRENDONO L’IMPERIUM

A quel punto i PLEBEI RIELEGGONO I TRIBUNI.

Si torna al precedente regime costituzionale, tuttavia le 12 TAVOLE

RESTANO IN VIGORE

Chiaramente LA STORIA È FATTA DA CHI VINCE, perciò viene

proposta la visione di VALERIO ORAZIO difensore della libertà

CONTRO I DECEMVIRI.

Qualche altro storico conserva un’analisi più realistica dei fatti ed è

proprio questa versione utilizzata da TEODORO SICULO, che ci

permette un’analisi più approfondita dei fatti.

Ci occupiamo ora di un passo tratto dal DE URBE CONDITA di TITO

LIVIO.

Questa testimonianza tratta di TRE FONDAMENTALI LEGGI che

prendono il nome dai

CONSOLI del 449 e che passano alla storia quindi come LEGES

VALERIE ORATIE.

Il contesto storico è quello di cui abbiamo parlato, ossia dal REGIME

DECEMVIRALE al REGIME CONSOLARE.

Si attraversa un PERIODO DI INSTABILITÀ POLITICA e diventa presto

chiaro che chi

ci perde tanto è LA COMPONENTE PLEBEA

Questo perché con il DECEMVIRATO e col progetto di APPIO

CLAUDIO, in estrema sostanza i RAPPRESENTANTI DELLA PLEBE

erano DIRETTAMENTE AL GOVERNO e

CONDIVIDEVANO L’IMPERIUM.

Seppur con i limiti del COMPROMESSO POLITICO potevano FAR

VALERE LE LORO ISTANZE.

Con il ritorno del CONSOLATO i PATRIZI si RIPRENDONO DA SOLI il

GOVERNO DELLO STATO

I PLEBEI VENGONO RICACCIATI ALL’OPPOSIZIONE.

Tuttavia questa distribuzione su basi nuove degli EQUILIBRI DI

POTERE, rende inevitabile anche il RICONOSCIMENTO da parte della

COMPONENTE PATRIZIA DI NUOVO AL POTERE di ALCUNE

CONCESSIONI ALLA PLEBE.

I PATRIZI RICONOSCONO ALCUNI DIRITTI ALLA PLEBE.

Questo è il CLIMA in cui maturano le LEGGI VALERIE ORAZIE.

PRIMA LEGGE VALERIA ORAZIA

VALERIA ORATIA DE PLEBISCITIS

Il contenuto della prima legge viene LIMPIDAMENTE riportata da

LIVIO.

OMNIUM PRIMUM, innanzitutto, poiché era CONTROVERSO E

DISCUSSO se i PLEBISCITI avessero valore VINCOLATO E GIURIDICO

nei confronti dei Patrizi.

Fu portata ai COMIZI CENTURIATI una legge che stabiliva che quello

che la PLEBE

avrebbe DELIBERATO NELLA PROPRIA ASSEMBLEA, avesse VALORE

VINCOLANTE

PER TUTTO IL POPOLO.

In sostanza si introduce a determinate condizioni un’equiparazione

tra i plebisciti e le leggi approvate dal COMIZIO CENTURIATO.

Ossia in ROMA ormai esistevano TRE TIPI DI ASSEMBLEE POPOLARI.

- COMIZI CURIATI: sono in fase di decadenza

- COMIZI CENTURIATI: dal momento della fondazione della

repubblica sono l’assemblea popolare per eccellenza (Consoli e

legislazione)

- ASSEMBLEA DELLA PLEBE: nasce con la SECESSIONE SUL MONTE

SACRO, elegge i

TRIBUNI DELLA PLEBE.

L’ASSEMBLEA DELLA PLEBE dall’episodio della secessione nel 494 si

è andata sempre più STRUTTURANDO.

Piano piano questa assemblea non solo eleggeva tribuni ma iniziava

a discutere PROPOSTE DI LEGGE

Serve a deliberare COSA VOGLIONO I PLEBEI.

Dopo aver discusso questi cominciano a VOTARE.

Le DELIBERAZIONI del consiglio plebeo non si chiamano LEX (LEX si

chiama la deliberazione del COMIZIO CENTURIATO) bensì si

chiamano PLEBISCITEM, da cui PLEBISICTO.

LEX: delibera del comizio centuriato

PLEBISCITEM: delibera dell’assemblea della plebe

Nel 449 a.c. La questione che si pone è: CHE VALORE HANNO DAL

PUNTO DI VISTA COSTITUZIONALE I PLEBISCITI ?

In particolare il dubbio è: Siccome dell’assemblea della plebe fa

parte solo la plebe, I PLEBISICITI che valore hanno NEI CONFRONTI

DEI PATRIZI ?

Sono VINCOLANTI ANCHE PER I PATRIZI ?

A QUALI CONDIZIONI ?

La risposta è che si trattava di DELIBERE di grande forza politica ma

con un FONDAMENTO COSTITUZIONALE INCERTO.

Perché erano nate da una RIVOLUZIONE !

La prima delle leggi VALERIE ORAZIE sana questa situazione.

RICONOSCE AI PLEBISCITI PIENO VALORE COSTITUZIONALE

EQUIPARANDOLI ALLE LEGGI APPROVATE DAI COMIZI CENTURIATI.

A quali condizioni corrisponde questa EQUIPARAZIONE ?

Livio non lo specifica, ma è implicito

In questo periodo ogni legge era deliberata dall’AUCTORITAS

PATRUM

Non basta il voto dei COMIZI, serve una RATIFICA DAI SENATORI

C’è un’apertura molto importante perché i PLEBISCITI vengono

COSTITUZIONALIZZATI, ma questo NON SIGNIFICA che da questo

momento i PLEBEI possano LEGIFERARE IN AUTONOMIA, poiché per

acquisire FORZA DI LEGGE e per completare il PROCESSO

COSTITUZIONALE DI APPROVAZIONE è necessario che il SENATO

RATIFICHI LA LEGGE !!!

C’è un’equiparazione ai comizi centuriati ma rimane la necessità

della RATIFICA SENATORIA.

Qualcuno ha parlato di LEGGI CONTRATTO poiché si rende

necessario QUESTO DOPPIO PASSAGGIO.

I PATRIZI quindi nel regime della legge VALERIA ORAZIA

mantengono ancora LA PAROLA FINALE e possono impedire,

NEGANDO L’AUCTORITAS, l’entrata in vigore della legge.

Anche con questo limite tuttavia il passo in avanti per i plebei è

stato fatto.

Forse ancora più importante di quanto gli stessi CONSOLI NON

IMMAGINASSERO.

Livio osserva infatti: con questa legge furono trasformate le

PROPOSTE DI

LEGGE DEI TRIBUNI in un’ARMA MICIDIALE. PERCHÉ ?

Prima di tutto perché per attribuire valore costituzionale al

deliberato dell’assemblea della plebe si inseriscono le istanze

PLEBEE all’interno di un VERO E PROPRIO PROCESSO LEGISLATIVO.

Si pongono le premesse per trasformare le RIVENDICAZIONI DELLA

PLEBE in LEGGI DI RIFORMA DEGLI ASPETTI ESISTENTI

L’effetto di questa norma si salda sul PRINCIPIO DI SOVRANITÀ

POPOLARE sancito nelle 12 TAVOLE.

Infatti ora la nascita e il percorso della legge NON È VINCOLATO DAL

CENSO

Non ci si deve più rivolgere ai COMIZI CENTURIATI, ma si parte

direttamente dall’ASSEMBLEA DELLA PLEBE.

Poiché nell’ASSEMBLEA DELLA PLEBE si vota in base a TRIBUTIM,

ossia in base alla ZONA DI PROVENIENZA.

I VOTI SONO TUTTI UGUALI !

19 Ottobre 2017

Nella seconda metà del quinto secolo a.c. dopo le dodici tavole e le

leggi valerie orazie, che segnano un deciso rafforzamento delle

decisioni della plebe, davanti alle classi dirigenti plebee si aprono

sostanzialmente due orizzonti: uno riguarda le aspirazioni a una

sempre più attiva partecipazione alla determinazione dell indirizzo

politico dello Stato, ossia come tradurre il consenso della massa

popolare in politiche di governo, che sono una politica di riforme , di

trasformazione dell esistente e per farlo ora i tribuni della plebe

dispongono di uno strumento legale, costituzionale, che è la legge

(lex), e questo in quanto la legge valeria orazia de plebiscitis ha

attribuito ai plebisciti un valore costituzionale. Questo è il primo

passo verso la normazione, ma serve ancora la ratifica senatoria.

Ora le istanze della plebe si traducono in proposte di legge, delle

quali il Senato non può non tener conto. I deliberati dell assemblea

plebea dunque ora costituiscono una forte arma di pressione. In

questo quadro, in cui le istanze politiche della massa popolare

tendono a tradursi in un complessivo disegno di riforma dello Stato

e anche di riforma degli assetti economici e sociali, l altra linea

guida (1°: impegnarsi per una reale partecipazione al governo dello

Stato. L esperienza decemvirale, che pur con tutti i limiti di quella

vicenda, aveva lasciato il segno perchè si era pur sempre trattato di

un governo misto patrizio e plebeo. Con i decemviri la plebe per la

prima volta era andata al governo. Nel 449 torna l opposizione, ma

è chiaro che l aspirazione è quella di tornare a esprimere politiche

attive) è quella che è un po rimasta in ombra durante la fase

decemvirale e anche rispetto alle leggi del 449--> se si tengono

conto le leggi valerie orazie c è una cosa che manca (volutamente

assente) :distribuzione dell ager publicus, cioè la questione

economica che la principale risorsa, la principale fonte di ricchezza

è pur sempre legata allo sfruttamento e alla coltivazione della terra.

Qui si potrebbe dire che i patrizi sono disposti a concessioni anche

molto importanti sul piano politico costituzionale e le leggi valerie

orazie sotto questo punto di vista sono molto significative (grossa

concessione da parte dei patrizi). Non sono però disposti i patrizi a

cedere sull ager publicus. Questo dunque continua ad essere a

pannaggio esclusivo delle sole genti patrizie in base a quei due

antichi mores sull occupazione delle terre, che legittimavano la

possessio dell ager publicus e questa possessio conseguita nec vi

nec clam nec precario. Per scardinare questo tipo di situazione la

richiesta plebea è sostanzialmente sempre la stessa che era stata

avanzata sin dai tempi di Spurio Cassio, ossia la approvazione di

una lex agraria, cioè di un provvedimento che distribuisse porzioni

di ager publicus suddiviso in piccoli lotti tra i plebei poveri. Qui le

fonti ,dalla metà alla fine del quinto secolo, ci dicono che

numerosissimi furono i tentativi dei tribuni di far approvare una lex

agraria senza però mai riuscire ad ottenere la ratifica del

provvedimento dal Senato. Quindi utilizzando il procedimento

previsto dalla valeria orazia de plebiscitis fanno approvare dei

plebisciti che hanno il contenuto di cui sopra, teso ad ottenere la

divisione degli agri, ma il Senato non presta l auctoritas, ovveri non

da la sua approvazione e quindi viene a mancare l ultimo passaggio

perchè quel provvedimento diventi legge. Il senato per sviare

questa richiesta che fa ?

IL SENATO DEDUCE COLONIE

Ogni volta che la repubblica si ampliava venivano stanziati

INSEDIAMENTI e su di questi si fondava una COLONIA

Venivano mandati dei COLONI e a questi veniva lasciata della

TERRA.

Un conto però era l’AGER PUBLICUS nei dintorni di ROMA, un conto

era ESSERE

MANDATI IN AVAMPOSTI DI CONFINE

Spesso erano luoghi montuosi dove c’era terra ma NON COSÌ

FERTILE COME QUELLA A ROMA.

In sostanza il PROBLEMA RIMANE.

Sul finire del QUINTO SECOLO succede una cosa MOLTO

IMPORTANTE:

I ROMANI per la prima volta dopo molti anni di guerre RIESCONO A

INVADERE IL

TERRITORIO DEGLI ETRUSCHI e dopo 10 ANNI di assedio

conquistano la PIÙ GRANDE

E IMPORTANTE DELLE CITTÀ ETRUSCHE: VEIO

Con la conquista di VEIO finisce sotto il possesso di Roma molto

molto AGER PUBLICUS

Le fonti DESCRIVEVANO VEIO come più BELLA e più GRANDE della

stessa Roma.

Quindi i ROMANI dopo uno sforzo militare grande, uno sforzo PIÙ

CHE ALTRO DELLA

PLEBE che COSTITUIVA IL GROSSO DELL’ESERCITO ROMANO.

LA PLEBE VUOLE CHE UNA PARTE DELL’AGER VEIENTANUS faccia

parte di

una LEX AGRARIA e che VENGA DIVISO TRA LA PLEBE

Ci fu una STRENUA OPPOSIZIONE da parte dei PATRIZI.

La PLEBE MINACCIA UNA COSA che SPAVENTA MOLTISSIMO I

PATRIZI.

MINACCIANO UNA SECESSIONE PERMANENTE.

Minaccia di TRASFERIRSI IN MASSA NELLA CITTÀ APPENA

CONQUISTATA

Questo intento spaventa talmente tanto il SENATO che questo, PER

LA PRIMA

VOLTA NELLA STORIA DI ROMA, acconsente all’APPROVAZIONE

DELLA LEX

AGRARIA !

Con l’approvazione di questa LEX AGRARIA si stabilisce che una

GRAN PARTE

DELL’AGER VEIENTANUS VENGA DIVISO in TANTI LOTTI ciascuno

delle

dimensioni di SETTE IUGERI che vengono distribuiti in PROPRIETÀ

PRIVATA

(DOMINIUM) alle famiglie PLEBEE POVERE.

PRIMA LEX AGRARIA !

Questa mossa RAFFORZA ECONOMICAMENTE la classe della PLEBE

e si viene

formando una classe di PICCOLI AGRICOLTORI.

23 Ottobre 2017

Dopo le leggi LICINIAE SEXTIAE del 363 abbiamo una sorta di

SPARTIACQUE tra la

PRIMA E LA SECONDA REPUBBLICA che segnano con l’AMMISSIONE

DEI PLEBEI AL

CONSOLATO il PRIMO ed IMPORTANTE PASSO verso il

PAREGGIAMENTO

POLITICO

Ha inizio un PROCESSO DI DEMOCRATIZZAZIONE DELLO STATO, che

conduce a

REALIZZARE LA FORMALE EGUAGLIANZA di tutti cittadini DINNANZI

ALLA LEGGE.

Le leggi LICINIAE SEXTIAE danno inizio ad una STAGIONE DI

RIFORME che PORTA A

COMPIMENTO questo lungo processo storico verso l’uguaglianza

politica.

All alba di questo PROCESSO STORICO, dopo tutte le varie leggi di

riforma, la DISTINZIONE tra PATRIZI E PLEBEI rimarrà solo come

un’ARCAICA DISTINZIONE SOCIALE, alla quale però non si collegano

RIFLESSI DI NATURA GIURIDICA.

Questo perché ormai alla fine di tutto questo processo di riforme il

VALORE dello stato repubblicano è quello dell’UGUAGLIANZA DI

FRONTE ALLA LEGGE.

Il primo più importante PACCHETTO DI RIFORME dopo le LICINIAE

SEXTIAE che si

inseriscono nel solco della LEX LICINIA SEXTIA DE CONSOLE

PLEBEIO, si deve ad un

TRIBUNO DELLA PLEBE del 342 A.C. che prende il nome di LUCIO

GENUCIO e la cui ATTIVITÀ LEGISLATIVA è sinteticamente

tramandata in un PASSO DI TITO LIVIO.

Secondo LIVIO, il quale da STORICO METICOLOSO ci dice che

RINVIENE QUESTE

NOTIZIE NON IN TUTTE LE SUE FONTI, ma in ALCUNI SCRITTORI e

ANNALISTI (Livio

scrive in età augustea perciò attinge dalle opere di scrittori vissuti

nei secoli precedenti, 2 e 3 secolo, che sono quelli che avevano

dato inizio alla STORIOGRAFIA LATINA e che vengono indicati con il

nome di ANNALISTI perché la struttura delle loro opere prevedeva

una NARRAZIONE ANNO PER ANNO. A loro volta questi ANNALISTI

utilizzavano dei REGISTRI degli avvenimenti più importanti accaduti

anno per anno che sin dalla fondazione della repubblica questi

registri erano conservati negli ARCHIVI di un IMPORTANTE COLLEGIO

RELIGIOSO che era il COLLEGIO PONTIFICALE. Negli archivi di questo

collegio venivano conservati questi registri che prendono il nome di

ANNALES MAXIMI. Gli scrittori a partire dal 4 secolo che volevano

trattare della storia di Roma, siccome utilizzavano questi ANNALES

MAXIMI prendono il nome di ANNALISTI. Le opere di questi

ANNALISTI se non per alcuni frammenti NON CI SONO PERVENUTE,

ma LIVIO, DIONIGI e gli altri storici di età augustea si avvalevano di

queste opere in quanto le loro FONTI) secondo i cui, nel 342 A.C.

Questo GENUCIO avrebbe PROPOSTO e FATTO APPROVARE BEN

QUATTRO PLEBISCITI

In base alla VALERIA ORATIA DEL 449, i PLEBISCITI, se ratificati dal

SENATO, avevano

VALORE DI LEGGE

PLEBISCITO ECONOMICO

Di questi quattro uno è di NATURA ECONOMICA e VIETAVA DI

PRESTARE

DENARO AD INTERESSE.

Di questo provvedimento torneremo ad occuparci quando

affronteremo il problema dei NOGOZI DI CREDITO.

Nella sua estrema sinteticità richiede UN’INTERPRETAZIONE: è

abbastanza intuitivo che questo provvedimento non intendesse

VIETARE IN ASSOLUTO IL PRESTITO AD

INTERESSE per l’ovvia ragione che SE NON SI POSSONO AVERE GLI

INTERESSI,

NESSUNO PRESTEREBBE DENARO. Evidentemente introduceva una

QUALCHE

SANZIONE per cui si può ipotizzare come minimo la NULLITÀ DEL

CONTRATTO per gli

INTERESSI SUPERIORI AL TASSO MASSIMO PREVISTO DALLA LEGGE.

In ogni caso la misura è coerente con le POLITICHE IN CAMPO

ECONOMICO del

MOVIMENTO PLEBEO.

Questo evidentemente significa che ancora alla metà del QUARTO

SECOLO il problema dei DEBITI e dei TASSI DI INTERESSE era ancora

SENTITO DALLA PLEBE.

Gli altri tre plebisciti hanno invece tutti un CONTENUTO POLITICO

COSTITUZIONALE.

PLEBISCITI 2 E 3 POLITICO COSTITUZIONALI

I primi due PLEBISCITI POLITICO COSTITUZIONALI affermano che

debba trascorrere

un PERIODO DI TEMPO AMPIO prima che si possa ricoprire DI NUVO

la STESSA

MAGISTRATURA.

L’altro prevede che NON si possa ricoprire nel medesimo anno PIÙ

DI UNA

MAGISTRATURA.

È chiaro che il fondamento di questi due provvedimenti È COMUNE,

sono rivolti ad

IMPEDIRE un ECCESSIVA CONCENTRAZIONE DI POTERE in CAPO AD

ALCUNE PERSONALITÀ.

Con questi divieti TENDONO AD ALLARGARE LA BASE DELLA

CLASSE

DIRIGENTE attraverso un CONTINUO RICAMBIO.

L’AVVERSIONE per le personalità CARISMATICHE fa parte della

CULTURA

POLITICA REPUBBLICANA.

La loro cultura politica ERA FORTEMENTE OSTILE ALL’IDEA DEL

LEADER e del

CAPO CARISMATICO: loro volevano una CLASSE DIRIGENTE più

AMPIA POSSIBILE

perché vedevano in questo un REQUISITO FONDAMENTALE PER LA

CRESCITA DELLO

STATO.

LA STORIA HA DATO RAGIONE A QUESTA VISIONE !

Perché quando inizia il PRINCIPATO, inizia la CRISI

Si tratta di LEGGI che tendono a GARANTIRE L’IDEA DI DEMOCRAZIA

REPUBBLICANA.

PLEBISCITO 4 POLITICO COSTITUZIONALE

Questo PLEBISCITO sembra completare la LEX LICINIA SEXTIA DE

CONSULE

PLEBEIO.

Il PLEBISCITO DI GENUCIO cancella quello che rimaneva dopo la

LICINIA SEXTIA

del PRIVILEGIO PATRIZIO in quanto stabilisce che FOSSE POSSIBILE

CHE TUTTI

E DUE I CONSOLI FOSSERO PLEBEI

NON PIÙ UNA SEMPLICE SPARTIZIONE !

Si va verso un’ASSOLUTA EQUIPARAZIONE, il cosiddetto

ELETTORATO PASSIVO viene con questa legge riconosciuto A TUTTI

Non c’è più NESSUN PRIVILEGIO LEGATO ALLA NASCITA, sia PATRIZI

CHE PLEBEI

possono essere eletti all’assemblea popolare.

È quindi una LEGGE FONDAMENTALE che sancisce L’UGUAGLIANZA

POLITICA:

CHIUNQUE PUÒ CANDIDARSI ALLA PIÙ ALTA CARICA DELLO STATO

24 Ottobre 2017

Dopo le leggi licinie sestie cambiano molte cose nello scenario

politico, in sostanza il pareggiamento politico tra le due classi sociali

dei patrizi e dei plebei ha una serie di conseguenze molto

importanti . Innanzitutto queste vanno di pari passo con la

maggiore complessità che la società romana viene assumendo in

questo periodo storico(III-IV). Questa complessità deriva dall

allargamento della base sociale a sua volta conseguente da un

allargamento di tipo geopolitico. Roma comincia ad assumere le

dimensioni di uno Stato che controlla direttamente dei territori dell

Italia peninsulare che superano i confini del Lazio ed espande la sua

egemonia su gran parte dell Italia. La base sociale si è molto

ampliata. Al tempo stesso la fine delle lotte patrizio plebee porta a

scomporre e a ricomporre il quadro politico su basi completamente

nuove. Finite le lotte di classe all interno della plebe emergono in

questo contesto in cui ormai la popolazione è molto aumentata

delle componenti sociali profondamente diverse che si accorgono di

non avere nulla in comune, di essere cioe questi vari strati della

plebe portatori di interessi o aspirazioni o ideologie diverse se non

addirittura incompatibili. In sostanza l unità della plebe nel quinto e

quarto secolo era derivata dalla necessità di essere compatti contro

i patrizi, di rivendicare quell uguaglianza di fronte alla legge su cui

tutti i plebei si ritrovano in quanto era la precondizione per far

valere le ideologie più disparate. Raggiunto il pareggiamento

politico gli strati della plebe si scindono. Esiste uno strato più

elevato dal punto di vista economico che è formato dalla plebe più

ricca, che dispone di terre o perchè si è arricchita grazie a quella

ripresa commerciale che ormai riguarda un po tutta l Italia (iniziano

anche le prime attività commerciali transmarine con altri paesi del

Mediterraneo, che determinano all inizio del terzo secolo la prima

guerra punica con Cartagine). C erano dunque degli imprenditori

romani che avevano iniziato ad arricchirsi con commerci di un certo

livello. Questi sono quasi tutti plebei, sono quei plebei che si

arricchiscono. Una volta ricchi si accorgono che i loro interessi

economici e quindi che le loro istanze di natura politica, ad esempio

verso un sempre maggiore imperialismo, allontanano sempre più lo

strato più ricco della plebe dallo strato più povero, che non è

interessato ai commerci e quindi alle guerre, ma magari aspira

semplicemente alla divisione dell ager publicus, perchè ormai ce ne

era tanto (mezza Italia è ager publicus dei romani). Dunque quella

che era la plebe si spacca: una parte, quella più ricca, si allea con l

antico patriziato, con l antica aristocrazia terriera, e con le classi

dirigenti, con i ceti più elevati dei vari municipi italici (tutte quelle

città che fanno parte del territorio romano e che gravitano

politicamente sugli schieramenti della metropoli). Questa parte

della popolazione diventa la base elettorale di un movimento

politico, di un raggruppamento politico, di un partito, pur se non nel

senso moderno del termine, che prende il nome latino di

OPTIMATES, cioè i migliori. Si tratta di un vasto raggruppamento che

fa riferimento a queste classi sociali, che è sostanzialmente un

grande partito conservatore, che in senso improprio si sostituisce all

antico patriziato. Ci sono poche innovazioni, mantenimento della

tradizione, tutela dei grandi patrizi latifondisti, una politica estera di

tipo piuttosto aggressivo e militarista. Dall altra parte anche qui si

organizzano dei movimenti che hanno come obiettivo la

rappresentanza politica delle masse popolari. Questi danno vita a

un altro movimento, un altro partito, che prende il nome di

POPULARES. Questo movimento ha la propria base elettorale negli

eredi dell antica plebe rurale, quindi anzitutto la sua base di

riferimento è formata da piccoli contadini e coltivatori, come quelli

che circa un secolo prima avevano beneficiato della divisione dell

ager veientanus. Ai populares fa poi riferimento tutto il ceto degli

artigiani, dei piccoli commercianti, ovvero un ceto medio. Infine c è

una terza componente che è il PROLETARIATO URBANO, formato da

proletari che cominciano a vivere spesso di espedienti nella

capitale, che comincia ormai a contare alcune centinaia di migliaia

di abitanti, e nei vari centri urbani vicino Roma. Questi populares

sono ovviamente per una politica di riforme e in questo hanno il loro

strumento più importante nella attività legislativa dei tribuni e delle

assemblee popolari. Si propongono di far approvare delle leggi di

riforma in campo economico e sociale. Sono tendenzialmente

pacifisti perchè sanno che non hanno quasi nessun vantaggio dall

espansionismo militare al di fuori dell Italia, anzi, essendo ora l

esercito romano ancora un esercito di leva, non professionale, l

arruolamento forzato quando scoppiano le guerre li costringe per

periodi sempre più lunghi, lontano dalle proprie abitazioni e

vengono dunque rovinati economicamente. Tutta la dinamica

politica costituzionale di questo periodo sino alla fine della

Repubblica e all avvento del principato augusteo è dominata dalla

dialettica fra queste due forze politiche degli optimates e dei

populares. In questa dialettica un ruolo centrale ha la LEGGE,

perchè le leggi di questo periodo storico nascono dal prevalere a

seconda dei momenti dell una o dell altra forza politica. Dunque la

storia del diritto in epoca media e tarda republica è condizionata dal

conflitto tra i valori le ideologie le visioni della società dello Stato, di

cui ciascuno di questi due grandi raggruppamenti politici si fa

portatore. Una fase importante in cui già nel corso del terzo secolo

avanti cristo si inizia a vedere come si viene strutturando la lotta

politica in Roma, che ci mostra anche la continuità e al contempo le

innovazioni tra la prima e la seconda Repubblica, ha un

protagonista che è un personaggio abbastanza noto, ovvero Caio

Flaminio . Questo pur provenendo da una famiglia piuttosto agiata

della plebe diventa uno dei principali esponenti politici del partito

dei populares. In questa veste promuove una serie di importanti

leggi che in parte affrontano questioni economico sociali e in parte

realizzano delle riforme in senso democratico (riforme, ampiamente

abusate anche nel lessico politico attuale) , per un maggior peso

politico del popolo. Il suo esordio politico è certamente il segno della

continuità con le antiche rivendicazioni delle masse popolari. Nel

232 a.c. da tribuno della plebe propone e fa approvare una lex

agraria che divide, assegna alle classi popolari un gran numero di

piccoli appezzamenti di terreno in quello che i romani chiamavano l

ager gallicus et picenus, cioè quel vasto territorio che andava da

Senigallia al sud delle Marche. Tutta questa vasta porzione di

territorio era ager publicus e quindi si era acceso il dibattito tra

optimates e populares su cosa farne. Flaminio propone e fa

approvare questa lex agraria nota appunto come LEX FLAMINIA

AGRARIA, che divide e distribuisce tutta questa vasta porzione di

territorio, rispettando le autonomie municipali. È una legge molto

importante perchè la quantità di territorio che viene divisio non ha

precedenti. Quindi si sta parlando di un area molto più vasta

rispetto all ager veietanus. Un altro elemento interessante

suggeritoci da Cicerone è che la legge fu approvata in vitu senatu,

cioè contro la volontà del Senato e anche contro la volontà omnium

optimatium, di tutti gli ottimati. Naturalmente questo è possibile

grazie alla lex hortensia, che circa cinquanta anni prima aveva

soppresso la necessità dell auctoritas patrum. Cicerone afferma

anche che Flamino divise il territorio gallio piceno contra senatus

auctoritatem. Questa testimonianza dunque fotografa

perfettamente lo sviluppo costituzionale che c era stato con la lex

hortensia. L auctoritas senatus non è più costituzionalmente

necessaria. Quindi Flaminio può far approvare la legge nonostante

le resistenze dei conservatori che naturalmente l ager publicus lo

volevano per se. Un altra legge su cui le fonti si soffermano, che

pure si deve all iniziativa politica di Caio Flaminio e che in qualche

modo ci illumina sulla trasformazione delle basi economico sociali

della classe dirigente romana del terzo secolo avanti cristo. Questa

lunga testimonianza liviana si riferisce al celebre plebiscitum

claudianum che fu proposto da un collega di Flaminio e che va a

vietare ai senatori di essere proprietari di navi da carico superiori a

una certa dimensione. La ragione è che con l allargarsi dell

egemonia romana sul Mediterraneo, attraverso i commerci

marittimi, c era una possibilità di arricchirsi enormemente e quindi c

era il rischio che chi come i senatori era al vertice dello stato si

lasciasse condizionare per interesse personale economico nelle

scelte politiche. Questo Livio ce lo dice con una certa efficicacia : è

immorale che chi fa politica faccia anche affari . Quindi una legge

che va a porre dei limiti alle attività dei senatori, che mira a

preservare la classe dirigente romana e che in qualche modo ha

una doppia valenza: vieta ai politici di fare affari e allo stesso tempo

impedisce a chi ha grandi interessi economici di fare politica. In

qualche modo si ricollega a quella resistenza, a quella diffidenza

che i populares di questo periodo nutrono verso l imperialismo. Chi

ha grandi interessi economici è solito spingere a una politica di

guerra e quindi si cerca di impedire che questo tipo di interessi

condizionino le scelte politiche dello Stato. Quindi le cose andranno

in modo esattamente opposto :Roma diventerà uno Stato

imperialista e alla fine questo imperialismo porterà al crollo delle

stesse istituzioni repubblicane e alla fine della libertà politica

repubblicana. È interessante che nel periodo in cui fu fatta la legge

Flaminio era senatore, ma era in netta minoranza. Livio dice che

forse (punto di vista degli optimates) in Senato solo Flaminio

avrebbe appoggiato la legge. Dopo la lex hortensia il parere del

Senato è molto importante ma non costituzionalmente

indisipensabile. Flaminio riesce a far approvare la legge e

addirittura questo consenso che in questa misura suscita nel popolo

gli vale la rielezione al consolato per la seconda volta. L anno dopo

Annibale va in Italia Flaminio, capo di uno degli eserciti consolari,

muore nella battaglia del lago Trasimeno. In tutto questo discorso c

è un punto che suscita un interrogativo e che è indicativo di un altra

importante riforma che le nostre fonti attribuiscono anch essa al

terzo secolo, ma su cui siamo pochissimo informati per quella

gravissima perdita della seconda decade di Tito Livio (dall 11 al 20

libro sono perduti) : riguarda la riforma dei comizi centuriati da

parte di, Flaminio. Livio ci dice che Flaminio fu eletto console grazie

all approvazione della plebe con l opposizione di tutti gli optimates.

Ma come è possibile se nei comizi centuriati si vota in base al

reddito? Anche se si ha una grande lacuna delle fonti, anche se di

questa riforma dei comizi centuriati abbiamo notizie molto

frammentarie non sembra dubbio che la riforma a grandi linee

dovette consistere nell assimilare i comizi centuriati con il

meccanismo del voto ai concili plebei. Sostanzialmente spostando il

voto dalla divisione in classi censitarie a una divisione per tribù

dove le tribù sono semplicemente dei distretti territoriali, in cui si

vota in base alla residenza. Si vota divisi in ciascun distretto e poi si

vede se è stata raggiunta la maggioranza. Questo sistema rende

più democratica l assemblea centuriata che eleggeva le più

importanti magistrature, ma ha anche un altro vantaggio: leggi

come quella sulla divisione dell agro piceno fa si che le persone

siano cittadini di Roma anche fuori di essa. Questa divisione in tribù

viene estesa a tutta l Italia. In questo modo si garantiscono i diritti

politici anche di quelli che non sono più residenti a Roma.

26 Ottobre 2017

Inizia una nuova fase repubblicana in cui si raggiunge un avanzato

stato di democratizzazione dello Stato. C è però una magistratura

fondamentale che manca: il Senato. Esso è l organo al cui interno si

formano gli indirizzi politici dello Stato in tutti i campi principali. Il

Senato ha una lunga storia poichè all inizio è espressione delle genti

patrizie, che sotto la guida di Romolo hanno dato origine allo stato

romano, ed era formato da cento membri che erano i più anziani ed

autorevoli esponenti delle genti patrizie (senatores viene da

senectute, ci dice Festo, ovvero dal fatto che erano i più anziani, per

questo chiamati anche patres). Nella più antica fase monarchica il

Senato era in qualche modo il depositario della sovranità dello

Stato, quando moriva il re era il Senato che sceglieva il successore.

Con la monarchia etrusca il Senato perde in qualche modo parte del

suo potere (viene limitato dal fatto che gli etruschi avevano creato

una monarchia di tipo dinastico, quindi il potere si trasmetteva per

via ereditaria). Con la fondazione della repubblica il Senato, non

solo riacquista tutto il suo potere, ma diventa proprio l organo guida

dello Stato, ossia l organo che prende le decisioni che indirizza la

politica dello Stato, in pratica che governa lo Stato per mezzo dei

consoli, dei magistrati. In pratica nella più antica repubblica l

organo più importante diventa il Senato, gli stessi consoli, benchè

formalmente detentori dell imperium, sono ridotti a esecutori delle

delibere senatorie, che prendono il nome di SENATUS CONSULTA. All

inizio della repubblica il Senato conta trecento membri e

ovviamente sono tutti patrizi. Il Senato dunque è un organo che

rappresenta nel modo più completo il patriziato e il potere, l

egemonia dei patrizi sullo Stato. Con il Senato si controllano tutte le

leve del potere. Ad esempio, se si leggessero le fonti della

secessione sul monte sacro l intera trattativa è presentata come un

accordo tra la plebe e il Senato. Dunque il Senato non ha una

legittiazione popolare, ma è un organo di classe, formato da tutti i

capi delle genti patrizie. Dopo le leggi licinie sestie è chiaro che

questo processo di democratizzazione dello Statoe delle istituzioni

investe alla fine necessariamente anche il Senato: non è più al

passo con i tempi che un organo così centrale sia riservato solo ai

patrizi e dunque ad una esigua minoranza. Per questa ragione

anche in questo campo interviene una legge che in realtà è un

plebiscito, che va a riformare la composizione dell assemblea

senatoria. Di questo plebiscito, datato la seconda metà del IV

secolo, ci da notizia un testo piuttosto comolicato, scritto da Sesto

Pompeo Festo, antico grammatico. Egli porta il ricordo della LEX

OVINIA TRIBUNICIA (plebiscitum ovinium). Questo plebiscito,

attribuito al periodo tra il 318 e il 312, quindi in quella fase di

riforme dopo le licinie sestie, che vede i plebisciti di Genucio e le

leggi di Filone, riguarda la composizione del Senato. Da questo

complesso testo di Festo, che solleva problemi complicati, si evince

dalla prima parte che prima di questo plebiscitum erano i consoli

e ,negli anni in cui non c erano i consoli , i tribuni militum consulari

potestate che nominavano i membri del Senato e li sceglievano con

criteri del tutto soggettivi (sceglievano le persone a loro più vicine,

prima tra i patrizi, poi anche tra i plebei dello strato più elevato, ma

in ogni caso con criteri soggettivi). Questo plebiscito cerca di porre

un limite a questo meccanismo che porta ad avere dei nominati nel

Senato repubblicano. La legge stabilisce che la nomina dei senatori

non venga più fatta dai consoli o dai tribuni militum c.p., ma venga

affidata ai censori, i quali ogni cinque anni devono procedere a

rinnovare i componenti del Senato, non più secondo criteri

soggettivi, ma seguendo un criterio ben preciso: nominavano tutti

coloro che avevano ricoperto negli anni precedenti una delle

magistrature superiori, ovvero quelle dei censori , dei consoli e dei

pretori. Quindi dato che queste magistrature sono tutte elette dalle

assemblee popolari, i relativi magistrati godono di una propria

legittimazione politica(se il Senato in base alla legge ovinia deve

essere composto da questi magistrati ciò significa che il Senato

diventa un collegio di magistrati, cioè un organo formato da

persone elette dal popolo). Non è più il Senato un organo nominato

secondo criteri soggettivi, ma diventa esso stesso un organo

collegato, attraverso il meccanismo dell elezione, alla sovranità

poplare. L idea di fondo è che in Senato ci vanno solo coloro che,

avendo ricoperto le magistrature, sono stati scelti dal popolo. In

realtà questo plebiscito fa il primo passo, però non basta in quanto

gli ex censori/consoli/ pretori non erano numericamente sufficenti a

coprire tutti e trecento i posti. Rimanevano dunque dei posti liberi in

cui la nomina continuava ad avvenire secondo criteri soggettivi e di

convenienza politica. Qualche decennio più tardi un altro plebiscito,

che forse si deve a Caio Flaminio o comunque al suo

entourage,completa il meccanismo introdotto dal plebiscito

precedente , in quanto prevede che per i posti che non venivano

ricoperti dagli ex magistrati dovevano essere nominati tutti gli ex

edili, i tribuni della plebe e se fossero restati altri posti liberi i

questori. A questo punto, seguendo il combinato disposto dei due

plebisciti, si azzera ogni possibilità di nominare chi si vuole e in

pratica la lista dei componenti del Senato si forma quasi

automaticamente. Il risultato costituzionale è enorme perchè a

questo punto tutti i membri dell assemblea senatoria hanno

ricoperto una carica pubblica e hanno dunque una legittimazione

diretta da parte del popolo. Il Senato quindi, che per lungo tempo

era stato un assemblea di patrizi non eletti , diventa un organo che

rappresenta il popolo, che anch esso diventa espressione della

sovranità popolare e questo effetto, dopo il plebiscitum atinium, è

accentuato da due aspetti : 1)entrano anche i tribuni della plebe,

che sono eletti dal concilio plebeo, che è sempre stato un

assemblea democratica ;2) anche per i magistrati superiori, eletti in

origine dai comizi centuriati, il voto è diventato più democratico

dopo la riforma di Flaminio sui comizi. Tutto questo porta a

trasformare definitivamente il Senato in un assemblea che ha una

legittimazione di tipo popolare, che può affermare di rappresentare

il popolo, attraverso questo meccanismo costituzionale. Tutto

questo si può ritrovare nell acronimo SPQR, senatus et popolus

romanus, dove l uno termina in funzione dell altro. Si realizza

dunque quel processo di democratizzazione dello Stato e delle

istituzioni , che proprio nel III secolo giunge a compimento.

30 Ottobre 2017

Dopo il definitivo consolidarsi dell assetto costituzionale delineato

dalle leggi licinie sestie, che avviene dopo una serie di leggi lungo

tutto un secolo, la costituzione con la fine del terzo e gli inizi del

secondo secolo raggiunge l apogeo nel momento della sua massima

perfezione. Roma ormai si proietta oltre l’Italia verso il dominio del

Mediterraneo e la costituzione dell’impero. In questo contesto il

numero e la funzione delle magistrature aumenta e vengono

diversificati i compiti: in pratica all’inizo della Repubblica esisteva

quasi un’unica magistratura con tutti i poteri, ovvero il consolato.

Questo andava bene fino a quando Roma si figurava come una

città-stato. Quando Roma diventa un impero il numero, la natura e

la complessità dei compiti e delle questioni da affrontare

richiedevano delle magistrature piu’ strutturate . I consoli a partire

dalla seconda metà del III secolo sono sempre di piu’ occupati nelle

questioni militari , quindi esercitano in modo ridotto i poteri civili

perchè spesso sono lontani da Roma. Delle funzioni civili si fanno

carico altre magistrature. Le funzioni centrali sono due:

1)FUNZIONE GIUDIZIARIA

2)FUNZIONE LEGISLATIVA

L’amministrazione della giustizia è distinta in due ambiti: quella

civile e quella penale. Per la giustizia civile ai tempi delle leggi

licinie sestie era stata creata una nuova magistratura alla quale

viene affidata tutta la gestione della giustizia civile. Questa nuova

magistratura, importante per lo sviluppo storico del diritto romano è

la pretura. Nel 367 a.C. c’è il primo pretore, al quale si aggiunge un

altro verso la metà del III secolo, a cui fu attribuita la giurisdizione

civile tra romani e stranieri. Già intorno alla metà del III secolo a.C.,

dopo la prima guerra punica, Roma stava diventando un impero.

L’egemonia politica e militare diventa anche egemonia economica. I

romani inoltre intessono sempre piu’ spesso rapporti nel

Mediterraneo. I rapporti commerciali però spesso generano

controversie civili tra le parti. Già verso la metà del II secolo il

numero delle controversie in cui una parte del processo è romana e

un’altra è straniera costringe ad aggiungere un secondo pretore,

istituito nel 242 a.C.. Per distinguerli tra di loro a partire dal 242, il

primo pretore, che conserva la giurisdizione tra le liti tra romani, si

da il nome di PRETOR URBANUS, mentre il secondo pretore prende il

nome di PRETOR PEREGRINUS, ovvero “colui che amministra il

diritto tra cittadini e stranieri” (poichè i peregrini erano per lo piu’

stranieri) e ha giurisdizione anche per le liti tra stranieri.

I pretori sono fondamentali nello sviluppo del diritto privato del

secondo periodo storico che viene indicato per distinguerlo

dall’antico ius civile (dalle dodici tavole) con il termine IUS

HONORARIUM (honores=magistrature), già nel nome c’è un

riferimento ai pretori.

In campo penale invece è fondamentale la provocatio ad populum,

che era stata estesa alle sanzioni patrimoniali oltre un certo

ammontare. Il processo penale era pubblico e davanti all’assemblea

popolare. Questa procedura, fin tanto che Roma è ancora una città-

stato e il numero dei romani è ridotto, è possibile.

Quando Roma cresce e la popolazione aumenta anche il numero e il

tipo di reati puniti con una sanzione penale impone lo sviluppo di un

ordinamento piu’ complesso e strutturato. Nascono così tra la fine

del III e l’inzio del II secolo dei veri e propri tribunali penali chiamati

QUESTIONES (questio=indagini). A giudicare nei questiones era una

giuria di privati cittadini che pronunciano la loro sentenza al termine

di un rpocesso sotto la guida di un pretore. I tribunali sono prsieduti

da un pretore che dirige il processo. Il numero dei pretori aumenta

ancora con i vari pretori penali. Il numeo definitivo si avrà solo nel I

secolo a.C.. Il numero dunque cresce di pari passo con l’ aumentare

del numero dei tribunali e dei reati. Tra il III e il II secolo a.C. si

delinea il complesso ordinamento giudiziario fino alla fine della

Repubblica e anche durante il principato.

31 Ottobre 2017

Oggi parleremo della struttura delle MAGISTRATURE ROMANE tra il III e gli inizi del II

secolo, dove la COSTITUZIONE ROMANA raggiunge il suo APOGEO !!

III secolo, inizi II = MASSIMA PERFEZIONE COSTITUZIONALE

Abbiamo visto come tutta una serie di poteri che in antico erano affidati ai

CONSOLI, in progresso di tempo diventano COMPETENZE SPECIFICHE di

NUOVE MAGISTRATURE.

Processo di SPECIALIZZAZIONE e SEPARAZIONE delle ENTITÀ

COSTITUZIONALI .

Questo avviene anche in un’ottica di SEPARAZIONE DEI POTERI COSTITUZIONALI.

POTERE GIUDIZIARIO

Il primo riguarda il POTERE GIUDIZIARIO.

Questo viene affidato come organo di vertice ad una MAGISTRATURA APPOSITA che è

PRETURA

la .

Distinta tra URBANA E PEREGRINA.

Ci sono poi i PRETORI dei TRIBUNALI PENALI delle QUAESTIONES.

I consoli in tutto questo sono sempre più rivolti ai

COMPITI DI NATURA BELLICA .

POTERE LEGISLATIVO

Anche in questo campo le FIGURE DEI CONSOLI perdono valore.

Come le fonti ci testimoniano, il ruolo fondamentale viene ad essere assolto dai

TRIBUNI DELLA PLEBE

Dopo la LEX ORTENSIA del 287 a.c. i PLEBISCITI SONO TOTALMENTE EQUIPARATI ALLE

LEGGI.

Non c’è più BISOGNO dell’AUCTORITAS PATRUM.

La gran parte dell’ATTIVITÀ LEGISLATIVA viene a concentrarsi proprio

nel CONCILIUM PLEBIS .

Ci risulta inoltre che dal III secolo A.C. fino alla FINE DELLA REPUBBLICA (I sec. A.c.),

la GRAN PARTE DELLE LEGGI sono PLEBISCITI !!! !

Il numero dei PLEBISCITI è largamente preponderante rispetto alle LEGGI COMIZIALI.

Questo significa che l’ATTIVITÀ LEGISLATIVA si è spostata in LARGHISSIMA

PARTE sul CONCILIO DELLA PLEBE.

L’attività LEGISLATIVA passa necessariamente per le mani dei TRIBUNI DELLA PLEBE e

non più per i CONSOLI.

Le leggi che propongono i consoli riguardano principalmente le DICHIARAZIONI DI

GUERRA e i TRATTATI INTERNAZIONALI.

Le leggi di questa epoca sono in LARGA PARTE DEI PLEBISCITI.

Come dopo le LICINIAE SEXTIAE è cambiata la STRUTTURA INTERNA di tutti gli organi

COSTITUZIONALI, così anche il TRIBUNATO DELLA PLEBE non è più il TRIBUNATO

RIVOLUZIONARIO del 5 e 4 SEC.

Ormai raggiunte quelle CONQUISTE DEMOCRATICHE con le LEGGI LICINIAE SEXTIAE e

con le leggi che sono seguite, la NATURA e la FUNZIONE DEL TRIBUNATO

CAMBIA.

IL TRIBUNATO DIVENTA UN ORGANO DELLO STATO e NON È

PIÙ ESPRESSIONE UNITARIA DI UNA CLASSE SOCIALE .

Ormai quella fase è finita, come la STESSA PLEBE NON ESISTE PIÙ come classe sociale

contrapposta al patriziato.

Esistono ora MOVIMENTI e FORZE POLITICHE NUOVE.

POPULARES E OPTIMATES. DIECI

Nel TRIBUNATO DELLA PLEBE, che è una MAGISTRATURA che si compone di

TRIBUNI che si eleggono per ciascun anno.

Il NUMERO è importante poiché trattandosi di una MAGISTRATURA DI

VERTICE, fa si che nel collegio dei tribuni VENGANO ORMAI RAPPRESENTATE

UN PÒ TUTTE LE TENDENZE POLITICHE.

Tendenzialmente è una MAGISTRATURA DOVE PREVALGONO I POPULARES, ma anche

gli OPTIMATES sono RAPPRESENTATI.

Questo ci dimostra che NON È PIÙ UNA MAGISTRATURA DI CLASSE.

il POTERE LEGISLATIVO SIA POSTO

Non crea problemi quindi il fatto che

NELLE MANI DI QUESTA MAGISTRATURA !!!!!

Questo perché ciascun partito può PRESENTARE LE PROPRIE PROPOSTE DI

LEGGE e questo è possibile perché sono presenti ESPONENTI di diverse fazioni

politiche. poiché

Questo fatto comporta anche un LIMITE al POTERE DEI SINGOLI TRIBUNI,

secondo i PRINCIPI della costituzione REPUBBLICANA ogni

MAGISTRATURA DEVE GARANTIRE IL BILANCIAMENTO DEI POTERI e si

FORMA COLLEGIALE

garantisce attraverso una .

In OGNI MAGISTRATURA è garantito a ciascun membro il DIRITTO DI VETO !!!

Quindi ogni partecipante ha la possibilità di PARALIZZARE L’ATTIVITÀ DI

QUELL’ORGANO.

Per i romani è più importante che il SINGOLO NON FACCIA DANNI

ALL’INSIEME rispetto alla stessa CAPACITÀ DI AZIONE DELLA MAGISTRATURA

STESSA !!!!

Applicato al COLLEGIO DEI TRIBUNI DELLA PLEBE, bastava che un TRIBUNO

OPPONESSE VETO per PARALIZZARE L’ATTIVITÀ DEL COLLEGIO.

sono presenti VARIE

È chiaro che se all’interno dell’ASSEMBLEA TRIBUNIZIA

TENDENZE, questo determina dei CONFLITTI e questo aspetto che

diventa un LIMITE DEL POTERE DEI TRIBUNI è ben scolpito dalle parole di

CICERONE.

CICERONE non vede di buon occhio il TRIBUNATO DELLA PLEBE in quanto OPTIMATES.

Egli per fermare questa MAGISTRATURA dice che è soltanto necessario riuscire a FAR

ELEGGERE ALMENO UN APPARTENENTE AGLI OPTIMATES che potesse

PARALIZZARE L’INTERO COLLEGIO.

Il POTERE LEGISLATIVO si concentra nei TRIBUNI, ma con POTENZIALITÀ E LIMITI

ANNESSI. CENSURA

Un’ALTRA MAGISTRATURA che spicca è la .

CENSORI 446

I vengono istituiti nel A.c. Con il COMPITO DI REDIGERE LE LISTE

DEL CENSO.

Ossia di fare il CENSIMENTO DEGLI ABITANTI, suddivisi in base al REDDITO.

Erano quindi i CENSORI che andavano a STABILIRE LA

COMPOSIZIONE DEI COMIZI CENTURIATI in base al REDDITO

di ciascun GRUPPO FAMILIARE .

A questo compito se ne aggiunge uno di MINORE IMPORTANZA.

Ossia quello di compilare le liste di senatori .

Due PLEBISCITI di cui abbiamo già parlato ossia l’OVINIUM e l’ATINIUM che è più o

meno intorno alla METÀ DEL TERZO SECOLO (tempo di CAIO FLAMINIO),

attribuiscono ai CENSORI LA FUNZIONE DI COMPILARE LA LISTA DEI

MEMBRI DEL SENATO seguendo l’ORDINE DELLE MAGISTRATURE .

Quindi METTONO IN SENATO prima gli EX MAGISTRATI MAGGIORI (Ex consoli ed Ex

in base all’aggiunta fatta DAL

pretori) mentre per i POSTI ANCORA VACANTI,

PLEBISCITUM ATINIUM gli EX AEDILI, EX TRIBUNI ed EX QUESTORI .

Il CENSIMENTO ed il RINNOVO DEL SENATO vengono fatti OGNI CINQUE ANNI.

I CENSORI vengono eletti dai COMIZI CENTURIATI OGNI 5 ANNI e rimangono

in carica 18 MESI.

È quindi una MAGISTRATURA TEMPORANEA .

Questi 18 mesi sono il TERMINE ENTRO IL QUALE I CENSORI devono portare a termine

le loro funzioni.

Si tratta di UNA CARICA DI GRANDE PRESTIGIO . CURSUS

In genere è l’ultima carica facente parte del famoso

HONORUM .

In base alla struttura COSTITUZIONALE, si potevano candidare alla CENSURA solo

coloro che avevano GIÀ RICOPERTO IL CONSOLATO.

CENSORI CONSOLI E PRETORI sono MAGISTRATURE MAGGIORI perché sono

CUM IMPERIUM.

Hanno il DIRITTO DI CONVOCARE I COMIZI CENTURIATI E IL SENATO.

C’è poi nella costituzione romana un VASTISSIMO NUMERO DI MAGISTRATI MINORI, ma

per noi soltanto due sono rilevanti.

Si tratta degli AEDILES e dei QUESTORI .

Gli EDILI sono 4.

- 2 AEDILES PLEBIS: sono i più antichi ed erano coloro che si occupano del TESORO DI

CERERE

- 2 AEDILES CURULES: sono gli Edili PATRIZI e così chiamati perché hanno diritto ad un

particolare SEGGIO detto SEDIA CURULIS. Istituiti al tempo delle LICNIAE SEXTIAE.

Sono all’inizio SOLO PATRIZI, ma poi diventano un’unica magistratura alla quale tutti

possono prendere parte.

Questi AEDILES hanno 3 FUNZIONI FONDAMENTALI.

Queste funzioni sono riassunte dalle fonti con l’espressione:

- CURA URBIS

- CURA HANNONE

- CURA LUDORUM

CURA URBIS

Questo perché hanno compiti di PULIZIA MUNICIPALE.

CURA HANNONE

Ossia cura dei RIFORNIMENTI GRANARI per tutta la città.

Era un compito gravoso perché già nel I secolo a.c. Roma contava UN MILIONE DI

ABITANTI

CURA LUDORUM

Perché erano anche RESPONSABILI dell’organizzazione dei GIOCHI PUBBLICI durante le

FESTIVITÀ PREVISTE DAL CALENDARIO dello STATO.

Quella dell’EDILE era una MAGISTRATURA che costituiva un TRAMPOLINO DI LANCIO

per le MAGISTRATURE SUPERIORI.

Dal punto di vista del DIRITTO PRIVATO questa magistratura è MOLTO

IMPORTANTE in quanto della cosiddetta della cosiddetta CURA URBIS gli AEDILES

hanno una VERA E PROPRIA GIURISDIZIONE SU ALCUNE MATERIE che riguardano

essenzialmente le CONTROVERSIE che potevano sorgere nelle

COMPRAVENDITE che venivano effettuate durante i MERCATI.

Hanno quindi una GIURISDIZIONE che FUNZIONA ESATTAMENTE COME QUELLA DEI

PRETORI, quindi sono MOLTO IMPORTANTI.

Creano tutta una serie di RIMEDI GIUDIZIARI che vanno a costituire una sorta di

DIRITTO DEL MERCATO.

I QUESTORI

I questori sono gli AIUTANTI DEI CONSOLI.

Questo ha luogo anzitutto nella GERACHIA MILITARE.

Di QUESTORI tuttavia ne esistono di vari tipi.

Il loro numero è consistente:

- QUESTORES ERARI che si occupano del TESORO DELLO STATO, che i

romani chiamavano ERARIUM.

- QUAESTORES PARRICIDII che hanno un compito importante nell’ambito

del PROCESSO CRIMINALE. Quando un cittadino romano in antico esercitava la

PROVOCATIO AD POPULUM, a sostenere l’accusa davanti all’assemblea popolare

NON ERANO I CONSOLI ma i QUAESTORES PARRICIDII.

Tutte queste MAGISTRATURE che abbiamo visto riguardano L’AMMINISTRAZIONE

INTERNA DELLO STATO ROMANO.

DAL III secolo a.c. I DOMINI ROMANI cominciano ad ESPANDERSI

GRANDEMENTE.

Già dopo la fine della PRIMA GUERRA PUNICA, perciò nella metà del III secolo a.c.

Roma ormai controlla TUTTA LA PENISOLA ITALICA, ma inizia ad avere anche dei

territori fuori dall’Italia.

L’influenza Romana raggiunge la Sicilia, la Sardegna e la Spagna.

Con la fine della seconda guerra punica, con la battaglia di ZAMA nel 202 Roma

diventa potenza EGEMONE nel mediterraneo e nei 50-60 anni successivi si espande

prima VERSO LA GRECIA e poi in ASIA.

Questo enorme ALLARGAMENTO pone l’esigenza di CONTROLLARE QUESTI

TERRITORI attraverso degli ORGANI DELLO STATO che GOVERNINO.

La via che viene presa è diversa da quella presa in ITALIA.

In Italia i romani NON AVEVANO SEGUITO un metodo unitario, ma avevano seguito

DIVIDE ET IMPERA

quel metodo che si indica con , ossia soluzioni

differenziate con l’UNICO SCOPO CHE TUTTI GLI ALTRI SI UNISSERO CONTRO

ROMA.

In alcuni casi i territori conquistati erano diventati TERRITORI ROMANI.

Le ANTICHE CITTÀ AUTONOME che vivevano in quegli spazi vennero trasformate in

MUNICIPIA

ENTITÀ AMMINISTRATIVE che presero il nome di .

MUNICIPIA viene da MUNERA CAPERE: prende questo nome in quanto queste

città erano tenute a pagare delle TASSE (munera) a Roma.

Perdono quindi OGNI SOVRANITÀ e diventano degli ENTI AMMINISTRATIVI territoriali

che RISCUOTONO LE TASSE per conto dei romani.

Tutto questo ASSETTO MUNICIPALE verrà poi disciplinato in maniera UNITARIA da una

legge di GIULIO CESARE nel 45 A.C..

La celebre LEX IULIA MUNICIPALIS .

Il cui TESTO abbiamo PER INTERO conservato nelle EPIGRAFI che si trovano nel museo

archeologico di Napoli.

Nei TERRITORI CONQUISTATI e annessi ai domini romani ci sono I MUNICIPI.

In altri casi ROMA LASCIA AUTONOMIA alle CITTÀ CONQUISTATE.

FOEDERA

Le lega a sé con DEI TRATTATI INTERNAZIONALI: .

FOEDERA

Ci sono due tipi di :

- FOEDERA INIQUA

- FOEDERA EQUA

LE FOEDERA INIQUA

In questa forma VIENE RISPETTATA LA SOVRANITÀ, ma nel trattato SONO

RICONOSCIUTE DELLE LIMITAZIONI ALLA SOVRANITÀ MOLTO FORTI.

LE FOEDERA EQUA

È la forma in cui, stando al trattato scritto, ROMA e l’ALTRO STATO SONO ALLA PARI.

Tuttavia i rapporti in ITALIA sono sempre a favore di ROMA.

I ROMANI cominciano un processo graduale di ROMANIZZAZIONE dell’Italia.

Spesso questo procedimento viene portato avanti con un altro mezzo

DEDUZIONE DI COLONIE

ulteriore che è la .

Roma fonda nuove città abitate da cittadini romani nei PUNTI PIÙ STRATEGICI e di

RECENTE CONQUISTA.

Le colonie sono FORMALMENTE AUTONOME, ma anche esse sono DIPENDENTI DA

ROMA.

Questo modello che porterà all’UNIFICAZIONE DELL’ITALIA e che porterà alla

trasformazione di uno STATO ROMANO ITALICO, per tanti motivi non può

essere seguito per i nuovi territori.

- DIMENSIONE ETNICO CULTURALE DIVERSA

- TERRITORI PERCEPITI COME NON ITALICI.

Questi paesi essendo considerati NON ITALICI i ROMANI li vogliono SFRUTTARE

ECONOMICAMENTE PIÙ POSSIBILE.

In questi nuovi territori i ROMANI mandano un GOVERNATORE.

Chi sono questi governatori ???

La SICILIA e la SARDEGNA vengono costituite PROVINCE.

A capo di queste PROVINCE ci sono RISPETTIVAMENTE DUE PRETORI.

Tuttavia il numero di questi pretori è destinato ad aumentare:

- 2 PRETORI per il processo civile: URBANUS e PEREGRINUS

- 2 PRETORI per il processo penale delle QUAESTIONES

- 2 PRETORI al governo, UNO alla SICILIA ed UNO alla SARDEGNA.

Tuttavia le PROVINCE AUMENTANO !!!!

SPAGNA, NORD AFRICA, ASIA

NON SI PUÒ AUMENTARE A DISMISURA IL

NUMERO DEI PRETORI !!!!

COSA SI FA ???

Si affida il GOVERNO DELLE PROVINCE agli EX CONSOLI e

EX PRETORI, ai quali viene PROROGATO L’IMPERIUM .

PROCONSOLI e

In questo modo nasce una NUOVA MAGISTRATURA:

PROPRETORI .

Governano ossia la PROVINCIA con gli STESSI POTERI che sarebbero

spettati a UN CONSOLE o UN PRETORE .

PROVINCE PRETORIE

Si comincia quindi a distinguere tra (meno importanti)

PROVINCE CONSOLARI

e (più importanti).

Queste nuove figure sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale negli SVILUPPI

STORICO CULTURALI SUCCESSIVI e soprattutto nel corso dell’ultimo secolo della

repubblica.

6 Novembre 2017

Il 2 secolo A.C. segna l’inizio di una FASE STORICA all’interno della

quale iniziano a

manifestarsi i primi segni di CRISI dello STATO REPUBBLICANO.

Raggiunto l’apice inizia una fase che preannuncia la FINE DELLO

STATO REPUBBLICANO.

Questa parabola DISCENDENTE dello stato repubblicano e della

COSTITUZIONE

REPUBBLICANA porta alla FONDAZIONE di un NUOVO REGIME

POLITICO nel quale

le LIBERTÀ REPUBBLICANE ossia la LIBERTÀ POLITICA DEI CIVES

viene

sostanzialmente CANCELLATA.

Questo regime che emerge alla fine del PRIMO SECOLO a.c. È quello

del

PRINCIPATO AUGUSTEO.

La domanda che sorge è perché le ISTITUZIONI REPUBBLICANE, che

pur

riuscirono a garantire il MASSIMO DI LIBERTÀ POLITICA AI CITTADINI,

iniziano a crollare ???

L’esperienza COSTITUZIONALE REPUBBLICANA ha INFLUENZATO

FORTEMENTE gli IDEALI REPUBBLICANI sorti con le RIVOLUZIONI

AMERICANA E FRANCESE.

I motivi del CROLLO SONO MOLTEPLICI !

1) FATTORI GEOPOLITICI: Roma ormai nel corso del II SECOLO è

diventata la POTENZA EGEMONE del MEDITERRANEO.

La sua base territoriale si è enormemente dilatata.

Questo inizia a porre dei problemi rispetto alle istituzioni

REPUBBLICANE che erano

state CREATE per una STRUTTURA STATALE che al massimo poteva

avere le

dimensioni dell’Italia.

Si crea un PROBLEMA di RAPPRESENTANZA POLITICA !

Al tempo stesso la soluzione che i ROMANI ELABORANO per il

governo delle province, ossia PROCONSOLI e PROPRETORI, è una

SOLUZIONE CHE RISULTA SBAGLIATA.

Questo perché questi PROCONSOLI E PROPRETORI nelle PROVINCE

di cui erano

GOVERNATORI avevano dei POTERI VASTISSIMI.

Assommavano cioè tutta una serie di poteri che a Roma e in Italia

erano necessariamente SUDDIVISI tra VARIE ALTRE MAGISTRATURE.

MENTRE A ROMA E IN ITALIA C’ERA UN EQUILIBRIO, NELLE

PROVINCE NO !!!!

Spesso il senato invia nelle province assieme al GOVERNATORE dei

LEGATI che controllino ciò che fa il GOVERNATORE.

È chiaro però che si tratta di un CONTROLLO SPESSO

INSUFFICIENTE.

Un controllo che NON RIESCE AD ARGINARE quella che è in realtà

una CONCENTRAZIONE DI POTERI ENORME nell’ambito del

TERRITORIO.

Questi GOVERNATORI sono a capo di tutto il governo provinciale,

controllano l’amministrazione della GIUSTIZIA CIVILE E PENALE nelle

province e sopratutto a questi poteri di tipo civile UNISCONO il

COMANDO MILITARE.

In questo periodo le FORZE PIÙ CONSISTENTI DI ROMA SONO

STANZIATE NELLE PROVINCE ed alle DIPENDENZE DEI

GOVERNATORI !!!!

I governatori si trovano sempre in una situazione di CRESCENTE

SUPREMAZIA legata al COMANDO DELLE LEGIONI.

Questa CRITICITÀ si accentua quando alla fine del II Secolo A.C.,

CAIO MARIO,

riforma l’esercito e lo trasforma in ESERCITO DI LEVA in ESERCITO

PROFESSIONALE (di mercenari sostanzialmente).

Questo fatto accentua la differenza tra CITTADINO E SOLDATO.

Fino a quel momento erano la stessa cosa e per questo PREVALEVA

IL RISPETTO DELLO STATO.

Quando però gli eserciti diventano di MERCENARI, costoro NON

SONO PIÙ FEDELI

ALLO STATO QUANTO AL COMANDANTE.

Fino all’arrivo delle GUERRE CIVILI con MARIO E SILLA, CESARE E

POMPEO, inizia a crescere all’interno della COSTITUZIONE un

POTERE EVERSIVO che è legato a questo fenomeno.

Gli ESERCITI PROFESSIONALI hanno un RUOLO SEMPRE CRESCENTE

fino

ad ottenere un PESO POLITICO !!!!!

Non c’è tuttavia rimedio perché gli ESERCITI sono INDISPENSABILI

PER LA POLITICA

IMPERIALISTA DI ROMA.

2) STRUTTURE ECONOMICHE: le basi dell’economia ROMANA

CAMBIANO PROFONDAMENTE.

Ad esempio vi è lo SVILUPPO DEL CAPITALE COMMERCIALE.

Un altre profilo essenziale del cambiamento che si realizza

riguarda la TRASFORMAZIONE DELL’ECONOMIA ROMANA in

un’ECONOMIA DI TIPO SCHIAVISTICO !!!!

Fino a questo momento la PRESENZA DEGLI SCHIAVI a ROMA era

stata MOLTO LIMITATA.

Con le GUERRE DI CONQUISTA l’economia romana si trova a

disporre di un enorme quantità di forza lavoro di tipo SERVILE.

Tutto questo TRASFORMA L’ECONOMIA e la STRUTTURA DELLA

SOCIETÀ.

Un piccolo gruppo di persone POSSIEDE UN’ENORME QUANTITÀ DI

MANODOPERA che fa CONCORRENZA AL MERCATO LIBERO E

SALARIATO.

Questa invadenza del MERCATO SERVILE nell’ambito economico

determina l’IMPOVERIMENTO DELLE PERSONE LIBERE e

l’affermazione di un PROLETARIATO URBANO a ROMA e

nelleprincipali città dell’IMPERO.

Questa massa proletaria vive delle FRUMENTATIONES ossia delle

DISTRIBUZIONI GRATUITE DI GRANO AL POPOLO.

Questo grave mutamento è particolarmente evidente se si

considera la situazione dal punto di vista dell’AGER PUBLICUS.

È un periodo in cui si CREANO ENORMI LATIFONDI coltivati da

INGENTI MASSE

DI SCHIAVI.

Gradualmente scompare la MEDIA E PICCOLA PROPRIETÀ

AGRICOLA.

Scompare il CETO DEI PICCOLI AGRICOLTORI.

Scompare la PLEBE RURALE che era stata una delle anime delle

RIFORME DEMOCRATICHE DELLO STATO tra il quarto e terzo secolo.

Questa PLEBE che scompare si trasforma in PROLETARIATO

URBANO.

3) SCOMPARSA PROLETARIATO URBANO

4) CAMBIAMENTI CULTURALI

Cambia il MODO DI PENSARE e cambia la RELIGIOSITÀ

TRADIZIONALE.

Questo è in larga parte dovuto al fatto che la società romana viene

in CONTATTO PROFONDO con le GRANDI CIVILTÀ DELL’ORIENTE.

A cominciare dalla CULTURA GRECA.

Radicale cambiamento e trasformazione della società.

Si entra in un periodo attraversato da FERMENTI DI VARIO TIPO.

L’insieme di tutti questi cambiamenti determina una CRESCENTE

INADEGUATEZZA delle ISTITUZIONI TRADIZIONALI.

Ci saranno alcuni RIFORMATORI CORAGGIOSI che cercheranno di

porre rimedio a queste situazioni:

Tra questi va anzitutto ricordata l’azione riformatrice di TIBERIO E

CAIO GRACCO.

Tuttavia questi tentativi NON RIUSCIRANNO A IMPEDIRE UNA CRISI

che inizia la sua fase più acuta a partire dal SECONDO DECENNIO

DEL PRIMO SECOLO A.C.

Questo perché la LOTTA POLITICA DEGENERA NELLE GUERRE CIVILI.

7 Novembre 2017

Uno dei principali problemi economici, che emergono nel corso del II

secolo a.C. e che concorrono ad alimentare , è rappresentato dalla

creazione in Italia di latifondi di dimensioni enormi che sono il segno

della concentrazione della gran parte delle terre nelle mani di un

ceto molto ristretto, che dal punto di vista politico è legato prima

alla nobilitas patrizio-plebea e poi al movimento degli optimates.

Quindi l’economia di questo periodo è caratterizzata dall’accumulo

delle terre, dalla concentrazione della disponibilità degli agri nelle

mani di pochi. Questi possedimenti terrieri sono inoltre resi

produttivi con criteri “capitalistici”, tesi alla massimazione del

profitto e quindi si tratta di una produzione in funzione della

rivendita sui mercati. Nascono aziende agricole di grandi

dimensioni, nelle quali lavorano centinaia e migliaia di schiavi,

perchè ormai la forza lavoro è in larghissima parte rappresentata

proprio dagli schiavi, che vengono dalle guerre di conquista. C’è

quindi una progressiva crisi della media e piccola proprietà terriera,

che è dovuta da molti fattori e soprattutto dal fatto che il piccolo

proprietario non può competere sul mercato in cui la produzione è

realizzata attraverso gli schiavi, non può competere con la grande

azienda agricola che impiega manodopera servile.

Tutto questo verso la metà del II secolo a.C. comincia a

determinare, da un lato, una concentrazione di ricchezza enorme

nelle mani dei latifondisti e, dall altro, la crescente presenza di

persone che sono costrette ad abbandonare le campagne e vanno

ad alimentare una massa di proletariato urbano, che vive di

espedienti e di quelle distribuzioni gratuite dei mezzi di sussistenza,

le così dette “frumentationes”. Quindi si deteremina una situazione

di grande squilibrio sociale, tanto piu grave di quanto questi piccoli

proprietari terrieri (?), che sono innanzitutto quei piccoli plebei che

avevano beneficiato prima della distribuzione dell ager veientanus ,

poi della lex flaminia che aveva distribuito il terreno del Piceno.

Inoltre una parte significativa di questi grandi possedimenti terrieri,

questi latifondi su cui esistevano queste imponenti aziende agricole,

dal punto di visto giuridico era ancora nel II secolo a.C. costituita da

ager publicus. Questa è la situazione quando nel 133 a.C. diventa

tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco. Egli rimane colpito da

questa situazione di progressivo spopolamento delle campagne

(quelle italiane non sono piu coltivate dai cittadini romani, ma sono

abitate da masse di schiavi che spesso vivono anche in condizioni

piuttsto derelitte). Quindi decide di proporre, di presentare al

concilium plebis una lex agraria dal contenuto molto forte e incisivo.

In sostanza la legge di Tiberio Gracco riprende la lex licinia sestia de

modo agrorum (357 a.C.), che aveva posto per la prima volta dei

limiti alla approriazione dell ager publicus (500 iugeri di terra,che

potevano eventualmente essere aumentati di ulteriori 250 iugeri

per i primi due figli, arrivando ad un massimo di 1000 iugeri). Il

problema è che questa legge non prevedeva una sanzione

adeguata, infatti sembra che chi superasse il limite andasse

incontro ad un pagamento di sanzioni pecuniarie, ma ovviamente

nella maggior parte dei casi si preferiva pagare la multa e tenersi la

terra. Quindi questi limiti, pur formalmente sanciti, non erano stati

rispettati, se fossero stati rispettati non sarebbe stata possibile la

formazione di quei grandi latifondi che ormai caratterizzavano il

paesaggio agricolo dell’Italia romana del II secolo a.C..

Su questo interviene la proposta di legge di Tiberio Gracco . Questa

rogatio agraria prevede che il limite della licinia sestia de modo

agrorum debba essere osservato da tutti e che chiunque

possedesse ager publicus in maniera superiore dovesse restituirlo

allo Stato. Prevede poi che le terre recuperate debbano essere

suddivise in piccoli lotti, tra i 10 e i 20 iugeri, da distribuire

gratuitamente tra i piccoli agricoltori, tra gli strati piu bisognosi

della popolazione. Questa legge stabilisce anche in dettaglio gli

strumenti per realizzare questo scopo: crea addirittura una

magistratura ad hoc che ha al vertice una commissione formata da

tre persone, che prendono il nome di “tres viri agris dandis

adsegnantis et adiudicandis” (tre persone che devono assegnare le

terre e hanno anche il potere di decidere le controversie che

dovessero sorgere sui titoli di proprietà, sui confini, sulle

delimitazioni dell ager publicus, sulla misurazione di quanto

effetivamente di ager publicus qualcuno avesse e se superasse o

meno il limite).

Le controversie in materia vengono devolute a questa magistratura

appositamente creata dalla legge. Quindi per la prima volta si

metteva a punto un meccanismo per far osservare effetivamente le

regole già fissate dalla licinia sestia de modo agrorum.

L’approvazione di questa legge è tutt’altro che pacifica. Quando

Tiberio la presenta all’assemblea uno degli altri tribuni, Ottavio,

mette il veto. Il tribunato è, infatti, una magistratura collegiale

formata da 10 membri e ognuno di loro ha diritto di veto. Inoltre il

tribunato di quest’epoca non è piu quello dei tempi delle lotte

plebee. Tra i 10 tribuni ci sono le espressioni di tendenze politiche

che possono essere molto diverse tra di loro. Tra questi anche il

partito degli ottimati riusciva in genere a farne eleggere qualcuno.

Infatti qualche decennio piu tardi Cicerone, che era del partito degli

ottimati, scrive che in definitiva, per evitare che il tribunato della

plebe faccesse danni, bastava averne uno “sano di mente”, cioè

che non danneggiasse gli interessi del partito degli ottimati.

Questo tribuno Ottavio dunque mette il veto e cerca in ogni modo di

impedire l’approvazione della legge e alla fine Tiberio ricorre a una

forzatura costituzionale: visto che questo collega non intende in

nessun modo, nemmeno a fronte di modifiche del testo della legge

in senso piu favorevole agli ottimati, rinunciare al veto, chiama

l’assemblea a votare la decadenza dalla carica di questo tribuno

Ottavio.

E’ una forzarura poichè non era mai accaduto che una magistratura

facesse cadere un magistrato eletto. In questo caso dunque il fine

giustifica i mezzi.

Dunque questo Ottavio viene di fatto deposto dalla Camera e al suo

posto viene eletto un altro tribuno, stavolta filograccano, e a quel

punto la legge viene definitivamente approvata. Siamo nel 133 ed

entra in vigore la LEX SEMPRONIA AGRARIA.

Gli effetti di questa legge sono enormi: inizia ad operare questo

organismo creato dalla legge di Tiberio Gracco e quindi inizia a fare

un censimento delle terre, quindi a misurare le proprietà e i

possedimenti, a ripristinare i confini tra la proprietà privata e l’ager

publicus e a stabilire chi ha superato i limiti di possesso dell’ager

publicus previsti dalla licinia sestia de modo agrorum. Inizia quindi

un lavoro imponente che riguarda non semplicemtne l’agro

romano, ma praticamente tutta l’Italia centrale e meridionale.

Del lavoro di questa commissione istituita dalla legge di Tiberio si

hanno riscontri anche di tipo materiali: i romani quando andavano a

ricostruire i confini vi apponevano dei segni, delle pietre terminali,

alcune delle quali sono state ritrovate . Posizionavano quindi dei

segni, che erano la manifestazione di questo lavoro diretto da

questa commissione volto a recensire le terre. La maggior parte di

questi segni recano un’incisione epigrafica e il testo dell’epigrafe fa

riferimento esattamente all’attività della commissione triumvirale

prevista dalla legge di Tiberio. Tra l’altro, nel ricostruire i confini,

laddove recuperano allo Stato l’ager publicus di cui i privati si erano

abusivamente impossessati, effettuano la così detta “centuratio”,

cioè dividiono il terreno secondo linee perfettamente ortogonali.

Infatti questi termini sulla parte anteriore in genere presentano

l’iscrizione che cita questa commissione che aveva proceduto alla

recensione delle terre; sulla parte superiore invece sono incise delle

linee che rappresentano quello che i romani chiamavano il CARDO,

cioè la linea orientata da nord a sud e il DECUMANO, cioè la linea

tracciata da est a ovest. Quindi procedono in modo fortemente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Susanna_Chiaradia98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Pesaresi Roberto.

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