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01/10/20

“famiglia”?

Che cosa intendiamo per Il concetto di famiglia è cambiato nel tempo, ma quando pensiamo

alla famiglia abbiamo in mente un’idea tradizionale di famiglia.

Ma oggi questo concetto si è modificato, sta cambiando perchè non si attaglia soltanto il concetto di

famiglia tradizionale, nel senso che ci sono diverse concezioni di famiglia: abbiamo delle famiglie

monogenitoriali, famiglie same-sex a cui un tempo era difficile accostare il termine di famiglia.

Abbiamo poi delle famiglie molto affollate, delle famiglie cosiddette “allargate”.

Ci sono poi famiglie famose, come la “sacra famiglia”: Gesù, Giuseppe e Maria.

Abbiamo poi famiglie “reali” il cui termine può avere non duplice significato:

• reale nel senso “res” vero;

• Ma reale nel senso di corona, per esempio la corona inglese.

Altre ancora, abbiamo famiglie profane. medioevo.

Ma noi ci occuperemo della Storia del diritto di famiglia partendo da lontano, dal La

concezione della famiglia di allora era una famiglia che si basava e che si univa anche sul lavoro. Era un

tipo di famiglia che era legata da rapporti economici, famiglia che costituisce la forza lavoro.

“Focus” —> censimento per “foci”, cioè per fuochi. Nel senso che il fuoco era il momento di unità della

famiglia stessa. settecento

Arriveremo poi al che è un secolo di mantenimento e di rottura della famiglia, con il ‘700 si

spacca la visione tradizionale della famiglia. La rivoluzione francese cambierà molti dei luoghi comuni e

delle concezioni famigliari. dell’Ottocento,

Per poi arrivare alla famiglia momento antecedente alla Grande Guerra e avremo il primo

codice civile italiano che si occuperà di famiglia.

Per arrivare poi alla famiglia del periodo fascista e del codice del 1942 e per ultimo la grande riforma del

diritto di famiglia del 1975.

La famiglia è un osservatorio per comprendere le trasformazioni sociali e anche per capire come la

famiglia e il diritto siano legati tra di loro in modo reciproco. Cioè, spesso è stato il diritto a guidare il

cambiamento culturale, in altri casi invece è stato il cambiamento che ha indotto il legislatore a recepire il

cambiamento stesso nelle leggi.

Le matrici in questa storia affondano in tempi remoti, quelle che erano le realtà greche e romane sono

state le radici della nostra concezione di famiglia su cui però si è inserita la cultura di carattere germanico

Editto di Rotari

—> (cerca).

Siamo partiti da una famiglia che ha un capo, una posizione maschile autorevole e autoritaria che aveva

potere sulla moglie e sui figli.

È cambiata anche la patria potestà, che all’inizio era visto come un vero e proprio potere che il padre

esercitava sui figli, di cui ne decideva il destino.

Col tempo, grazie a delle correnti culturali come il giusnaturalismo e illuminismo, si è trasformata questa

gestione di un potere ad invece esercizio di un dovere.

concezione da

Col tempo è stata superata la questione della discriminazione tra figli legittimi ed illegittimi, cioè coloro

che nascevano da relazioni non tradizionali.

diritto di famiglia

Quando parliamo di è stato inteso come un corpo a se stante rispetto al diritto in

Frederich Karl Von Savigny

generale. L’idea di isolare le norme relative al diritto di famiglia si deve a che

fu un filosofo, giurista tedesco fondatore della scuola storica, il quale nel primo volume del “Sistema del

diritto romano attuale” riteneva che il regime giuridico della famiglia andasse considerato come una

branca autonoma e peculiare.

Con Savigny si pone il dibattito che si è protratto nel tempo, se il diritto di famiglia, una volta che si è

circoscritto, appartenesse al diritto pubblico o al diritto privato.

Savigny su sostenitore dell’idea che appartenesse al diritto pubblico con queste argomentazioni:

• riteneva che il diritto di famiglia dovesse disciplinare non i rapporti intersoggettivi interpersonali tra i

membri della famiglia, bensì dovesse regolare la famiglia come un complesso da esaminare nella sua

interezza rispetto al resto della società. privato della società civile

Oggi come oggi la famiglia è raffigurata come il e le si tende quasi a

riconoscere un’esistenza pre-giuridica. E questo ha spinto taluni a sostenere che l’ingerenza dello Stato

nella famiglia sia quasi una sorta di indebita ingerenza, una prevaricazione.

La famiglia però è anche espressione del sistema valoriale della società in cui si trova.

Studieremo anche il matrimonio. Va detto che ci sono due momenti: la promessa di matrimonio e il

matrimonio vero e proprio. Noi vedremo come nella storia i tribunali venivano coinvolti perché, spesso,

dopo aver compiuto una promessa di matrimonio, ci si sottraeva e quindi non si celebrava il matrimonio.

Quindi si adiva il tribunale per chiedere che si mantenesse fede alla promessa di matrimonio.

Nel 1970 si introduce la legge sul divorzio, ma il divorzio in italia si ha già nel 1806. Il divorzio infatti era già

conosciuto in italia nel 1800.

Vedremo poi anche l’istituto della separazione che è stato introdotto dalla chiesa.

05/10/2020

Medioevo

Questo periodo, che va dalla fine dell’età tardo-antica fino agli inizi dell’età moderna, si divide poi a sua

alto e basso medioevo.

volta in Noi partiremo dal basso medioevo, cioè dall’anno 1.000.

Per lungo tempo c’è stata questa diatriba tra chi riteneva il diritto di famiglia parte del diritto pubblico e

chi invece chi lo vedeva parte del diritto privato.

Il termina famiglia è un termine che per lungo tempo non individuerà un nucleo familiare come una identità

precisa (esempio nel ‘300 viene utilizzato anche per indicare un insieme nucleare), più in genere la famiglia

comprende diversi soggetti, ha un Pater familias da cui dipendono tutti coloro che fanno parte della realtà

familiare (moglie, figli, le mogli dei figli, i fratelli del Pater familias, le cognate del Pater familias...).

Pater familias,

La famiglia quindi ha il suo fulcro nel nell’uomo di casa che potrebbe essere il genitore, il

nonno, il bisnonno, è la figura più longeva.

Il Pater familias esercita un’autorità molto forte sugli altri: perpetua,

• sui figli: esercita una patria potestà che, secondo le disposizione del diritto romano è non è

possibile liberasi da questo potere se non attraverso l’istituto dell’emancipazione che spesso era visto

in maniera negativa, che si poteva acquisire con il matrimonio quando il figlio diventava sui fili, oppure

quando il figlio andava a vivere in separata economia rispetto al padre, ma anche questo aveva il suo

lato negativo in quanto significava che i due soggetti erano separati per quanto riguardava soprattutto il

Patria potestas

patrimonio. che si rivela negli aspetti economici quanto personali;

• Sulla moglie: il Pater familias esercitava sulla moglie un forte potere, nel senso che la moglie godeva di

ius

quelle libertà che il marito era disposto a riconoscerle. Il marito vantava un vero e proprio

corrigendi, cioè un diritto di correzione, educazione nei confronti della sua sposa. Spettava a lui

renderla una sposa obbediente ai suoi doveri e al decoro della famiglia. Questo ius corrigendi poteva

anche manifestarsi legittimamente arrivando anche a percuotere la moglie, proprio perchè suo compito

primario era di condurre la moglie sulla retta via. Ma fino a che punto era “legittimo” l’uso dello ius

corrigendi? I giuristi dell’epoca avevano fissato un “limite”: si diceva che il marito poteva picchiare la

moglie fino a non farla sanguinare.

Il ruolo della donna all’interno della famiglia è diverso a seconda del ceto della famiglia. Paradossalmente

sono più sfortunate le ragazze nobili che hanno poche occasioni per uscire e che non partecipano alla

costruzione dell’economia familiare. Diversamente le donne artigiane, che sono quasi delle imprenditrici,

quelle che appartengono allo strato più umile della popolazione, godono quasi di un maggior credito

all’interno della famiglia perché partecipano alla formazione della ricchezza familiare, contribuendo con il

proprio lavoro.

Rapporti patrimoniali

Noi ci occuperemo dei rapporti personali, ma partiremo dai rapporti patrimoniali. I due rapporti si

intrecciano, possiamo parlare di patrimonio e affetti, sono due elementi inscindibili tra di loro, il perno

della famiglia è economia.

Fonte: pagina tratta dal Dictionarium iuris di Alberico da Rosciate, spesso i giuristi di epoca

medievale sono individuati con la città di provenienza. È un giurista di cui la data di nascita è incerta, ma

intorno al 1290, si addottora a Padova, si dedicherà ad una grande attività internazionale, frequenterà

l’ambasciata. commentatori:

Alberico da Rosciate è un esponente dei dopo i glossatori infatti, la prosecuzione è il

genere del commento, dove la lettera della legge sparisce e viene surclassata dall’opinione del giurista.

Dictionarium Iuris

Il è il primo tentativo di creare un dizionario giuridico, cioè di dare vita ad una grande

opera lessico-grafica sul diritto.

Alberico da Rosciate identifica la famiglia come patrimonio. Dire famiglia o dire patrimonio è la stessa

cosa. Già questo ci fa capire come l’elemento economico fosse un elemento di grande importanza.

Ma da cosa era formato questo patrimonio? Il patrimonio famigliare è composto da diversi cespiti:

patrimonio vero e proprio,

• cioè la massa di beni che fanno capo al Pater familias, a cui il Pater familias

accede per creare gli altri cespiti;

I peculia:

• sono destinati ai figli;

La dote

• che è destinata invece alle figlie femmine;

I beni parafernali,

• cioè tutti gli altri beni che spettano alle femmine oltre alla dote;

La donatio propter nuptias:

• donazioni che il marito fa alla moglie. La dote esce dalla famiglia del

padre della figlia, ma entra nella famiglia del marito. Mentre per la donatio è il marito che attinge ai

propri beni per farne un dono alla propria sposa.

Il patrimonium è l’esito per sottrazione di tutto il resto, è quello di cui il Pater familias può disporre

liberamente per le proprie attività.

Nel medioevo, questi istituti che sono prettamente romanistici, vengono declinati in modo diverso adattati

a nuove esigenze e soprattutto porranno problemi interpretativi ai giuristi.

I peculia

Erano beni destinati ai figli con un diverso regime giuridico, nell’età medievale erano di 4 tipi:

castrense:

• “castrum” in latino significa accampamento. L’idea dell’accampamento richiama la vita

militare. Sono beni che il figlio maschio, ha acquisito durante la guerra (bottino di guerra, premi, salario

che ha percepito per l’attività militare);

Quasi castrense:

• non ha a che fare con la guerra, ma condivide con il peculium castrense una chiara

filosofia, nel senso che come il militare combatte per la patria e svolge un servizio pubblico, questo vale

anche per il quasi castrense, dove non si presta un servizio militare, ma si sta prestando comunque un

attività di pubblica utilità

servizio di pubblica utilità. Beni che si acquisiscono con una (docenti

universitari, magistrati, podestà). Tutte quelle professioni che comportavano dei guadagni che

derivavano dall’essersi messo a servizio della collettività;

Proffetizio:

• se nei primi due casi il figlio acquisisce beni fuori dalla famiglia, in questo caso sono beni

assegnati dal padre al figlio. Il padre attinge al patrimonium e assegna determinati beni al figlio, per

esempio per potersi sposare, per iniziare una attività;

Avventizio:

• peculia residuali, tutti quei beni che i figli possono acquisire in altro modo, come per

esempio una donazione da parte dei parenti, un legato, eredità. Questi peculia avevano a loro volta un

diversa distinzione, potevano avere un regime:

Regolare: il peculia avventizio regolare prevede che la proprietà sia del figlio, ma il padre ne abbia

◦ l’usufrutto;

Irregolare: esclude la regola, cioè l’usufrutto paterno.

Disciplina dei peculia

peculia castrensi e quasi castrensi,

Per i essendo beni che il figlio a direttamente acquisito per una

propria attività, ne ha il pieno dominio e titolarità. I peculia quasi castrense sono soltanto quei beni per

funzioni e attività di servizio pubblico, se si intraprende un’attività commerciale, imprenditoriale, non si

avrà questo regime.

peculium proffetizio

Nel il padre ha attribuito questi beni al figlio, ma sono beni che provengono dal suo

patrimonio. Esempio: il padre da un campo al figlio, il figlio amministra il bene, ma il diritto è del padre, il

pieno ius, la titolarità spettava al padre.

L’avventizio regolare comporta al figlio il diritto di proprietà, ma il padre ha un diritto di usufrutto.

Esempio: per eredità si riceve un campo di cui è pieno titolare il figlio, ma che il padre può usare in

usufrutto.

L’avventizio irregolare per esempio se la madre fa testamento, lascia dei beni al figlio, ma a condizione

che il padre non ne abbia usufrutto.

Abbiamo parlato di peculia che spettano ai figli, ma quali figli? Le donne sono escluse dal peculium

castrense, ma anche da tutte quelle di pubblica utilità.

Nemmeno il peculium proffettizio, perchè quei beni che il padre dava ai figli, avevano il proprio

dote.

corrispettivo nella il peculium avventizio,

Quindi l’unico peculium che le donne potevano avere era quindi tutti i beni che le

donne ricevevano da altri e non dal padre, perchè questo era tenuto a dotare le figlie, ad attribuire alle

figlie la dote.

La Dote

La dote è il perno economico della vita famigliare. La dote era destinata alle donne, ma non

necessariamente a quelle che si sposano. In questa prima parte comunque ci occuperemo della dote per

la figlia che contrae matrimonio.

La dote è il contributo che la donna portava nel momento in cui contraeva matrimonio. Era un contributo

sostenere gli oneri del matrimonio,

fondamentale, perchè la funzione della dote è quella di per

sostenere le spese familiari. Se alle spese correnti familiari si provvedeva tramite la dote, significava che il

patrimonium veniva liberato dal peso di dover provvedere a queste spese familiari.

Questa dote poteva essere costituita da liquidità, da beni immobili, da beni commerciabili. Anche la dote

è stato un istituto fortemente radicato nella nostra antichità, infatti è stata abolita con la riforma del diritto

di famiglia nel 1975, ritenendo che sia in contrasto con la parità dei coniugi affermata dal nuovo diritto di

famiglia. onera matrimoni,

La dote serviva a sostenere gli quindi erano dei beni che la donna portava con se nella

casa del marito al momento del matrimonio, proprio perchè con quella dote faceva fronte alle spese

matrimoniali. consegnata solo promessa. stimata

La dote poteva essere (traditio) o La dote poteva essere poi o

inestimata, cioè poteva essere determinata esattamente nella quantità e valore, oppure non essere

determinata esattamente nel valore. L’interesse del marito era ovviamente quello di avere una dote

consegnata e stimata. Decretum di Graziano:

Ma ci si poteva sposare senza dote? La risposta la troviamo nel Graziano era il

monaco che tra il 1140 e il 1142 fa questa grande silloge, raccolta di diritto canonico che si chiamerà La

Concordia dei canoni discordanti nota come Decretum di Graziano. Soprattutto la chiesa, che si occuperà

della disciplina del matrimonio in modo quasi monopolistico, trova scandaloso che il matrimonio si

identifichi con la consegna della dote, cioè che matrimonio e patrimonio sia la stessa cosa. La chiesa

infatti fonderà su altri elementi la nascita del matrimonio. Quindi la preoccupazione della chiesa è di

svuotare di significato l’espressione “senza dote non c’è nessun matrimonio”.

Graziano quindi deve svuotare di significato questa affermazione, proprio per impedire che donne che

non avevano la possibilità di avere una dote, fossero condannate al nubilato.

La dote seguiva comunque la sorte del matrimonio, cioè se la dote veniva pattuita e versata prima della

celebrazione delle nozze e poi il matrimonio veniva annullato, anche la dote doveva essere restituita alla

famiglia della donna.

Titolarità della dote

La dote viene portata dalla donna ed entra a far parte del patrimonio della famiglia del marito o del marito

soltanto se sui iuris. Ma a chi spetta la titolarità della dote? Le fonti romane erano ambigue su questo

punto, cioè che parlano di questo dominio sulla dote, ma l’amministrazione spetta al marito, i poteri del

marito sulla dote della moglie non erano chiari.

Giustiniano si era accorto che le fonti classiche erano poco chiare e quando nomina la commissione

presieduta da Triboniano per la compilazione giustinianea, vuole trovare una norma chiara e precisa. In

naturale

realtà i giuristi di Triboniano aggiungeranno solamente un avverbio, diranno che la donna è la

titolare della dote, ma non risolverà niente.

Quello che è chiaro è che il marito ha l’amministrazione della dote, in quanto si ha una diffidenza sulla

capacità di amministrazione delle donne. Statuti:

È chiaro che gli uomini hanno l’amministrazione della dote grazie anche agli infatti noi abbiamo un

doppio binario, da un lato le norme del diritto romano, e dall’altra gli statuti che sono la normativa nuova

dei comuni che rispecchia la cultura del momento, quelle che derogano al diritto romano, le norme

cittadine.

Questa regola che il marito ha l’amministrazione sulla dote dell

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JuliaLabollitaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Garlati Loredana.
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