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Storia del diritto di famiglia

Evoluzione del concetto di famiglia

Oggi, e soprattutto negli ultimi tempi, il concetto di famiglia sta un po' cambiando. Abbiamo diversi concetti di famiglia:

Famiglie same-sex

  • La possibilità di unioni civili tra persone dello stesso sesso è per l’Italia un avvenimento abbastanza recente che cambia completamente la visione della famiglia con tutte le implicazioni e le conseguenze che questo può comportare.

Famiglie allargate

  • È un concetto diverso rispetto al Medioevo in quanto non riguarda i parenti che vivono tutti sotto lo stesso tetto ma porta l’immissione di altre realtà (altri fratelli, altri compagni ecc.). Si ha quindi una visione di famiglia diversa. Questa è la trasposizione dell’attualità di una famiglia originale dove tutte le problematiche e le conseguenze di una trasformazione culturale e sociale sono alla portata degli occhi e della comprensione di tutto.

Ci sono delle famiglie che conosciamo molto bene. Vedremo la famiglia che per alcuni sarà il modello di riferimento su cui costruire, anche giuridicamente, l’idea di famiglia (Maria, Giuseppe e Gesù). Ci sono famiglie che sono sui giornali molto spesso (es. famiglie reali dove spesso i matrimoni sono dettati da esigenze di carattere politico); ci sono famiglie profane (es. famiglia Adams, Simpson ecc.).

Noi esamineremo un arco temporale lunghissimo e cioè come si è evoluta la famiglia e se si è evoluta la famiglia.

Famiglia nel Medioevo

Nel Medioevo, per denominare la famiglia, si usava come sinonimo il termine "pater familias", ossia coloro che vivono attorno allo stesso camino/focolare domestico, coloro che vivono e condividono la medesima tavola. Si tratta di una famiglia allargata dove c’è un capostipite che nella famiglia accoglie tutti (i figli, le mogli, i figli dei figli, i fratelli, le cognate, le sorelle che non si sposano ecc.). È quindi una famiglia allargata ma sempre in una linea parentale. In questa famiglia per lungo tempo la figura del pater familias sarà fondamentale nell’esercizio di poteri e nell’assorbimento di obblighi.

Famiglia del '700

Un primo cambio sarà la famiglia che comincia ad essere ripensata dopo un periodo di stasi. Ci sono i nuovi valori dell’Illuminismo che portano a ripensare un po' la famiglia.

Famiglia dell'800

Abbiamo la famiglia che di nuovo attraverserà suggestioni diverse anche perché questo è l’anno dei codici ed è chiaro che la famiglia per la prima volta riceve una regolamentazione che se prima era lasciata ad una serie di fonti diverse, trova invece la propria regolamentazione prima nel codice del '65 e poi nel codice del '42.

Vi sarà poi la grande guerra, una guerra che inciderà sulla famiglia e porterà per le donne determinati risultati.

Famiglia nel periodo fascista

Abbiamo la famiglia ribaltata. Dopo una conquista della concezione individualistica la famiglia invece torna ad essere sotto il controllo dello Stato, fino ad arrivare alla discussione nell’Assemblea Costituente (25/06/1946) del concetto di famiglia. Ossia quel che la costituente, alla caduta del fascismo, ha in mente di realizzare. Il dibattito all’Assemblea Costituente è straordinario.

Famiglia e cambiamenti nell'Italia del '900

I grandi cambiamenti sono avvenuti nello scorcio finale del ‘900. Gli anni ’50 sono gli anni del boom economico ed anche la pubblicità dà una chiara idea dei ruoli all’interno della famiglia. La moglie si occupa dei bambini e svolge la sua attività prevalentemente in casa e l’uomo invece va al lavoro e provvede a mantenere la famiglia.

Negli anni ’60 i giovani cominciano a chiedere una diversa posizione all’interno della famiglia. Dopo secoli di totale sottomissione alla figura del pater familias chiedono nuove libertà.

La vera rivoluzione sono però gli anni ’70. Non è un caso che le leggi in Italia più dirompenti (es. legge sul divorzio o riforma del diritto di famiglia) si collocheranno proprio in questi anni. Quando c’è il famoso ’68 vi era una gioventù di ribellione che scendeva in piazza per rivendicare i diritti che erano negati. Si tratta di anni di rivoluzione culturale ma anche di ribellione armata nei confronti dello Stato.

Oggi parliamo spesso della crisi dell’istituto della famiglia proprio perché non è più quella famiglia tradizionale ma entrano altre famiglie. Ma in realtà anche nel passato c’erano i single. Anzi, statistiche affermano che a Bologna le donne che non si sposavano erano il 45% e le considerano nell’età in cui non erano più sul mercato, cioè dopo i 23 anni. Per gli uomini invece 26 anni.

In alcuni casi restare single non era una vera e propria scelta di vita ma era dettata da delle ragioni che vedremo.

Rivoluzione sessuale e movimenti femministi

Un’altra grande battaglia è stata la rivoluzione sessuale ed i movimenti femministi. Cioè come se i rapporti sessuali liberi fossero una conquista, come riconoscimento, del nostro tempo. Ci sono donne che vivono la loro sessualità liberamente, senza pensare alla riprovazione sociale.

CASO di una donna che commette infanticidio di un figlio illegittimo. Viene interrogata e gli si chiede chi fosse il padre. Lei risponde con fermezza “Giovanni”. Al che il giudice le chiede come mai ha tutta questa sicurezza. La donna risponde di poter immaginare quando possa essere avvenuto il concepimento. Quella sera si trovava in una bettola, avevano bevuto tanto ed ha avuto un rapporto con Giovanni. All’uscita dal bar ha poi trovato una compagnia e ha avuto una relazione con un altro Giovanni. Infine, lungo la strada, si è imbattuta in Giovanni. Quindi un Giovanni è stato ma dire quali di questi tre è stato è difficile.

Fino al 15° secolo non è che la chiesa avesse nei confronti dei liberi rapporti sessuali un atteggiamento di totale repressione. Quello che dobbiamo capire è che all’epoca il rapporto tra uomo e donna si perfezionava con due atti importanti che creavano però un gran caos. C’era la promessa di matrimonio, cioè il momento in cui, a seguito di un rituale con l’anello, i due si promettevano che si sarebbero sposati successivamente. Non è ancora un matrimonio ma un impegno che assumono le parti. Però, tra il momento della promessa e il momento effettivo dell’istituzionalizzazione del matrimonio i due potevano andare a convivere, cioè sentivano già di vivere come marito e moglie, potevano esserci delle gravidanze, ma la promessa poteva essere rotta, con tutte le conseguenze del caso.

Molti figli illegittimi nascevano anche da queste situazioni. Solitamente era l’uomo che si defilava lasciando la promessa sposa in una condizione di enorme difficoltà. Le cause portate davanti ai tribunali ecclesiastici in Europa non erano per chiedere la separazione ma per chiedere che si mantenesse fede alla promessa. Es: a Bologna in pochi anni (1544-1563) il 50% delle cause intentate dinnanzi al tribunale ecclesiastico riguardano proprio la richiesta da parte delle donne di mantenere fede all’impegno e alla promessa. Contro il 16% di cause per separazione. Solo il 23% chiedevano invece l’annullamento di un matrimonio già avvenuto.

Era molto più facile che il rapporto si interrompesse in quella zona grigia tra la promessa e la celebrazione, che non chiedere la fine del matrimonio dopo che le nozze erano state celebrate.

Divorzio in Italia

Una delle grandi novità in Italia riguarda gli anni ’70 in cui si introduce il divorzio. Ci fu però la richiesta di un referendum abrogativo della legge. I proponenti erano convinti di abrogare tale legge in ragione della matrice fortemente cattolica dello Stato e sul falso presupposto che quando l’Italia aveva avuto il divorzio nessuno aveva divorziato. In realtà però la gente divorziava. Il referendum ha un esito totalmente diverso dalle previsioni. Vuol dire che anche la parte cattolica aveva votato a favore del divorzio. La legge sul divorzio vince con il 59% ed è realtà.

Fu una battaglia lunghissima che inizia da tempo immemorabile, già al momento del primo codice civile unitario, che si protrarrà poi successivamente e che diventerà anche motivo di scontro nell’assemblea costituente.

Successivamente ci sono state delle recenti modifiche nel 2015 sul cosiddetto divorzio breve, il quale riduce drasticamente i termini per ottenere il divorzio.

Allora vuol dire che nel ’70, sull’onda della grande riforma, quella famiglia tradizionale in realtà non conosceva dilemmi al proprio interno? No, usava gli strumenti che poteva utilizzare. Quando ha avuto la possibilità di divorziare ha divorziato e quando aveva la possibilità di ricorrere alla separazione si separava, con esiti a volte abbastanza sconvolgenti.

Analisi delle grandi epoche storiche

  • Età medioevale
  • Età moderna: dove più che il cambiamento delle leggi è un cambiamento culturale
  • Illuminismo: che sembra cambiare tutto ma in realtà non cambia molto
  • Svolta rivoluzionaria
  • Legislazione 800esca
  • Principi costituzionali: che ancora oggi rappresentano il fondamento della nostra idea di famiglia.

C’era l’idea di una famiglia dove spicca su tutti una figura, ossia il pater familias, il quale è il capo assoluto di quella famiglia e governa tutto (persone, cose, beni e decide della vita di tutti coloro che sono soggetti a lui, in particolare la moglie e i figli).

Sui figli ha un vero e proprio potere decisionale in quanto decide della loro vita e soprattutto della scelta fondamentale del matrimonio o il non matrimonio. Decide inoltre della propria moglie verso la quale ha un potere correzionale (ius corrigendi). Quindi, per farla obbedire può picchiarla. Ha però un limite, cioè non può farla sanguinare. Fino a quel limite l’obbedienza che la donna deve all’uomo è tale che l’uomo può picchiarla.

I regimi patrimoniali

Partiamo dai regimi patrimoniali e non dalle relazioni personali perché in realtà le relazioni personali sono fortemente condizionate dal patrimonio. È proprio la situazione economica e i rapporti patrimoniali ad influenzare enormemente il ruolo, la condizione e i rapporti personali all’interno della famiglia. È così vero che Alberico da Rosciate scrive il primo dizionario giuridico della storia. A noi interessa la definizione che lui dà di famiglia e dice una cosa molto chiara: “dire famiglia è la stessa cosa che dire patrimonio”.

Dopodiché si afferma: “il pater familia deve reggere la sua casa e deve correggere il male per condurli al bene e non cade in colpa il pater che fa tutto quanto è elle sue possibilità per correggere i soggetti se questi rimangono incorreggibili”.

Quindi si parte dal patrimonio in quanto questo si identifica con la famiglia. Il patrimonio non è tutto il complesso dei beni familiari ma è il complesso di beni che il pater familias può utilizzare a suo uso e consumo. Il pater utilizza questo patrimonio non per mantenere la famiglia ma per investire in attività commerciali, per attività pubbliche, per intraprendere un lavoro ecc. È quindi ciò che ha a sua disposizione per dare un contributo di sviluppo economico, politico e culturale alla realtà in cui vive (12°/13° secolo). Da quel patrimonio lui attinge per destinare beni ad altri soggetti. Lì attinge per costituire:

  • Peculia, che vanno ai figli;
  • Dote, la quale veniva data dal padre solo alle donne, le figlie;
  • Beni parafernali, sono beni che spettano alle figlie e si tratta di tutti quei beni che sono oltre la dote e che possono essere dati per generosità;
  • Donatio propter nuptias, la riceve la donna dal marito come elargizione in ragione delle nozze.

Queste donne infondo avevano dei beni ma occorre vedere cosa ne potevano fare. Avevano la dote che ricevevano dal padre, eventuali beni ulteriori che ricevevano da altri parenti e qualcosa che ricevevano dal marito. Quindi non erano economicamente svantaggiate. Vedremo poi nella realtà delle cose come questi beni potevano essere utilizzati dalla donna.

I Peculia

I peculia, che andavano prevalentemente ai figli maschi, erano di 4 tipi:

  • Castrense
  • Quasi castrense
  • Profettizio
  • Avventizio

Anche qui il padre attingeva al proprio patrimonio e questi quattro tipi di peculia avevano anche regimi e regolamentazioni completamente diverse.

Peculium castrense

Nel peculium castrense confluiranno i salari, i bottini di guerra, i riconoscimenti militari, i premi ecc. Il regime castrense, quindi, sono quei beni che il figlio con le sue capacità ha acquisito con un contributo dato alla società/allo stato. Quindi, il figlio ha acquisito questi beni in ragione di un’attività messa al servizio della collettività.

Quasi castrense

Il quasi castrense comprende tutti quei beni che non sono acquisiti in guerra ma non per un’attività commerciale e redditizia, quindi non quelle attività di profitto ma ho delle entrate svolgendo però un servizio di pubblica utilità (maestro, magistrato, politico ecc.). Quindi facciamo riferimento a tutti coloro che in ragione di un’attività che non porta al profitto individuale ma è al servizio della collettività acquisiscono dei beni.

Quindi, questi primi due peculia se li prende il figlio con un’attività sua. È lui che svolge quella attività e in ragione di essa viene ripagato con dei beni.

Profettizio

Il profettizio sono beni destinati al figlio ma che il figlio non si guadagna autonomamente con un’attività intrapresa in proprio ma sono beni che il padre dà al figlio. Quindi si tratta di un aiuto economico che il padre dà al figlio attingendo però ai propri beni. È mio padre che attinge al suo patrimonio per consentirmi di realizzare un’attività, un matrimonio ecc.

Avventizi

Gli avventizi sono una categoria residuale, ossia tutti quei beni che possono arrivare dalle fonti più disparate (es: testamento, legato, donazione ecc.). Si tratta quindi di beni che non acquisisco da me ma possono essere arrivati attraverso elargizioni, donazioni ecc.

Nell’avventizio andranno anche quei beni che ho acquisito con la mia attività lavorativa-commerciale, cioè tutti quegli introiti che sono acquisiti da me ma grazie ad un’attività che ho intrapreso grazie all’aiuto del padre.

L’avventizio può essere:

  • Regolare (ordinario): quello che normalmente ha il regime proprio
  • Irregolare (straordinario): l’eccezione.

È chiaro che la tipologia di peculium incide anche sulla regolamentazione giuridica. Nel caso dei peculia castrense e quasi castrense, cioè quei beni che io figlio maschio ho acquisito con la mia attività, è chiaro che quei beni appartengono al figlio. Il figlio ne ha la titolarità, ne ha il pieno dominio e ne fa quello che vuole. Sono i beni che nascono da una sua attività e da un servizio di pubblica utilità.

Nel peculium profettizio, quello in cui il padre dà i beni, il figlio può usare questi beni e se ne può servire, ma la titolarità del bene rimane in capo al padre. Es: c’è un appartamento vuoto, il figlio si deve sposare e il padre lo fa andare lì. Ma se il padre decide di vendere quell’appartamento, è lui che conserva il dominio sul bene e può venderlo.

Peculium avventizio regolare

Nel peculium avventizio regolare il figlio ha il nudo diritto di proprietà ma il padre ne ha l’usufrutto. Quindi, l’avventizio regolare comporta che, ad esempio, io grazie al mio lavoro mi sono acquistato una casa e su questa casa il padre esercita un diritto di usufrutto e quindi può usufruirne.

Peculium avventizio irregolare

Il peculium avventizio irregolare è quando viene concesso sotto condizione che il padre non ne abbia l’usufrutto. Questo solitamente avviene quando la madre voglia destinare dei beni al figlio o alle figlie, escludendo l’usufrutto paterno. Quindi facendo sì che quel padre sia escluso da questi beni che si vogliono esclusivamente lasciare non solo nell’amministrazione, ma nella piena titolarità dei figli.

Alle donne non spettavano sicuramente il peculium castrense, quasi castrense e profettizio. Per quanto riguarda il profettizio era inutile costituire un peculium dal patrimonio quando da quel patrimonio per le donne veniva costituita la dote. Le donne però potevano avere il peculium avventizio, cioè potevano ricevere quei beni, regolari o irregolari, che derivavano da fonti diverse.

Quindi i peculia generalmente sono destinati ai figli maschi, che ovviamente sono i preferiti all’interno della famiglia. Alle donne poteva spettare il peculium avventizio nella duplice forma, regolare e irregolare. La cosa importante per le donne, però, è sicuramente la dote.

La dote

Questo è un istituto centrale per capire tutto quello che accadrà. Occupa un posto fondamentale non solo nella storia della famiglia ma nelle controversie giudiziarie. Una famiglia si lacera immediatamente quando di mezzo c’è il patrimonio. La dote è riservata alle donne. Ci sono due tipi di dote. Quella che noi andremo ad esaminare, la più significativa, prenderà nel tempo la definizione di dote carnale. Si tratta della dote che viene attribuita alla figlia che contrae matrimonio. Accanto a questa si affermerà per consuetudine la dote spirituale, ossia quella dote che veniva data sempre alle donne che si sposavano con Gesù.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosandim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Garlati Loredana.
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