La rivoluzione americana
Dopo la scoperta dell’America, le potenze d’Europa si espansero e fondarono delle colonie. Le 13 colonie in America erano sotto il dominio inglese. L’Inghilterra impose delle tasse alte alle colonie sulle merci d’uscita, questo creò malcontento nelle colonie in quanto volevano protestare ma non riuscirono a causa di una non rappresentanza in parlamento. A causa di questo cominciò la rivoluzione.
Teorie giusnaturalistiche e contrattualistiche
La rivoluzione prese spunto dalle teorie giusnaturalistiche e contrattualistiche di Hobbes e Locke (questi prendono spunto da Montesquieu e Rousseau). Hobbes e Locke partono dal pensiero di Grozio: questo sostiene che gli uomini prima vivevano in uno stato di natura senza strutture e quindi per poter progredire, gli uomini hanno cercato di creare un ordine sociale che poteva regolare i comportamenti e hanno stipulato il contratto sociale con cui hanno creato la società in modo da avere delle regole minime per convivere insieme.
Pensiero di Hobbes
Dice che nello stato di natura l’uomo è lupo quindi cattivo. Quindi l’uomo si rende conto che non può continuare a vivere così e quindi stipula il contratto sociale. “Tutti si sarebbero tagliati le unghie e le zanne per non farsi male l’un l’altro”. Tutti firmano il contratto a parte uno che è il capo: questo non fa parte del contratto e tutti gli uomini si sottomettevano a questo. Il potere del capo non aveva limite. L’unica regola che c’era al potere del capo era il principio di legalità: ovvero che nessuno poteva essere punito per un comportamento che non era identificato come reato.
Pensiero di Locke
Parte anche lui dal contratto sociale però pensa che tutti gli uomini rinunciano ad una parte di libertà per consegnarla ad un potere di un capo che regoli la loro vita. A differenza di Hobbes pensa che anche il capo firma il contratto. Questo capo dato che il suo potere era legittimato dal popolo doveva agire per il bene collettivo della società. Dice che se il capo non rispetta il suo potere (quindi non agisce per il bene collettivo) i cittadini possono revocare il potere e hanno il diritto di ribellarsi.
I coloni americani partono dall’idea di Locke e pensano che il sovrano di Inghilterra dato che non stava agendo per il suo bene, hanno il diritto di ribellarsi.
La dichiarazione dei diritti del buon popolo della Virginia
Entrò in vigore il 12 giugno 1776. Questa dichiarazione afferma i diritti innati dell’uomo che sono: vita, proprietà e felicità. Dice che il potere apparteneva al popolo e si esprimeva attraverso la maggioranza. Sostiene che nessun uomo ha diritto a privilegi perché sono tutti uguali (principio di uguaglianza). Si prende ispirazione da Montesquieu perché i poteri sono divisi.
La dichiarazione dei diritti e d’indipendenza di Filadelfia
Entrò in vigore il 4 luglio del 1776 a Filadelfia. Con questo le 13 colonie diventano indipendenti e stati liberi. Vengono riaffermati i diritti innati, questi sono l’uguaglianza, la vita la libertà e la felicità. I coloni ritenevano che il potere del re era illegittimo e tiranno perché non rispettava i diritti innati dell’uomo quindi secondo il pensiero di Locke bisognava cambiare il governo e grazie a questo si dichiararono indipendenti.
La costituzione americana
L’Inghilterra, dopo la dichiarazione non riuscì a riprendersi le colonie. Nel 1783 con la pace di Parigi, le 13 colonie ottennero formalmente l’indipendenza e si costituirono in un unico stato federale. Nel 1787 ci fu la votazione della costituzione degli stati uniti d’America, questa fu la prima costituzione scritta. Si basava sulla divisione dei poteri di Montesquieu:
- Il potere legislativo: spettava al congresso costituito da due camere: la camera dei rappresentanti (eletta dal popolo e i rappresentanti erano proporzionali agli abitanti di ogni stato) e il senato (nominato ed i senatori erano due per ogni stato).
- Il potere esecutivo: spettava ad un presidente mentre in Inghilterra spettava al re, viene eletto ogni 4 anni direttamente dal popolo e nomina i ministri e aveva il compito di predisporre le leggi.
- Il potere giudiziario: era affidato a giudici elettivi nominati dal presidente ed erano incaricati a vita.
Illuminismo
L’illuminismo fu un movimento politico, sociale, culturale e filosofico che nacque in Inghilterra nella prima metà del ‘700 ed ebbe il suo massimo sviluppo in Francia e poi in tutta Europa. Con questo movimento la conoscenza dell’uomo venne integrata con l’idea della luce, infatti secondo gli illuministi l’uomo deve vivere illuminato dalla luce e questa luce è data dalla ragione.
È un movimento anticlericale: si oppone al clericalismo ossia all'ingerenza (=intromissione) degli ecclesiastici e della loro dottrina, nella vita e negli affari dello Stato e della politica in generale. L’illuminismo era nemico di tutto ciò che non era fonte esplicita della ragione come ad esempio delle credenze e della religione in quanto queste non si potevano dimostrare con la luce della ragione. Gli illuministi erano atei o deisti, quest’ultimi ritenevano fosse dimostrabile con la ragione, l’esistenza di un essere supremo.
L’illuminismo mette in discussione l’ordinamento giuridico della legislazione in quanto questo deve essere completamente rivisto alla luce della ragione. Questa operazione deve essere effettuata dal sapiente cioè da colui che sa usare e applicare la ragione e non dal popolo.
I massimi esponenti dell’illuminismo francese
I grandi ispiratori della rivoluzione francese sotto il profilo illuministico furono Voltaire, Rousseau e Montesquieu.
Montesquieu
Secondo questo la miglior forma di governo è quella democratica (democrazia diretta) in cui i tre poteri fondamentali dello stato cioè potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono divisi tra loro. Dice che il potere legislativo deve spettare a due camere:
- La camera bassa: eletta dai cittadini e quindi portatrice degli interessi degli elettori;
- La camera alta: non elettiva ma composta da persone appartenenti alla famiglia degli illustri.
La camera alta aveva il compito di frenare le decisioni della camera bassa, per paura che gli eletti di questa emanassero leggi solo per essere rieletti, e quindi per evitare il deperimento dello stato. Il potere esecutivo invece deve spettare solo ad una persona, il sovrano, perché le decisioni dovevano essere prese velocemente senza tante discussioni. Infine il potere giudiziario deve essere nelle mani della giuria popolare, questo perché se è in mano a giudici di carriera questi interpretano in modo diverso dalle camere la legge e creano una corporazione di giudici. Il legislatore quando fa le leggi deve rispettare i requisiti della legge positiva: le leggi devono essere chiare, semplici e non inutili; rispettando questi la gente del popolo è in grado di applicare la legge al caso concreto. Per rispettare questi criteri, le leggi si devono riunire in raccolte omogenee: codice civile, penale e amministrativo. Per Montesquieu inoltre, il giudice deve essere la “bouche de la loi” cioè la bocca della legge perché ha il compito di applicare la legge al caso concreto.
Voltaire
Non è un giurista ma un giornalista. Dice “se io viaggio in Francia, ogni volta che mi fermo a cambiare i cavalli cambio diritto, perché ogni regione ha un diritto diverso”. Infatti, la Francia a quel tempo era divisa in regioni e ogni regione aveva leggi e interpretazioni diverse quindi erano presenti 44 leggi diverse. Voltaire afferma che la legge deve essere fatta secondo ragione e quindi deve essere uguale per tutti. Inoltre afferma che la legge deve essere fatta da sovrani illuminati e per questo individua due sovrani illuminati dalla ragione: Federico II di Prussia e Caterina di Russia.
Rousseau
Sostiene che nello stato di natura gli uomini vivevano felici perché erano tutti uguali e avevano tutte le proprietà in comune; a differenza di quel periodo dove regnava la disuguaglianza. Esso propone di ricostruire ex novo la società sulla base di un patto, il contratto sociale, perché per natura nessun uomo ha diritto di esercitare una qualsiasi autorità su di un altro. Con questo contratto ciascun individuo cede tutti i suoi diritti a tutti gli altri e nessuno viene a trovarsi in una condizione superiore agli altri perché nessuno conserva il benché minimo diritto. Esso ritiene che il parlamento debba essere composto da tutti gli uomini che appartengono a questo contratto sociale (consociati) in quanto la legge è espressione della volontà generale. La legge è frutto della maggioranza mentre la minoranza deve adeguarsi (legge generale e astratta). Il potere giudiziario invece deve spettare ad un giudice specializzato (a differenza del pensiero di Montesquieu) perché ritiene che una persona del popolo non sia in grado di trovare una concreta applicazione alla legge. Questo giudice specializzato è anch’esso un consociato ed ha anche lui il diritto di partecipare alla formazione della norma e alla sua interpretazione.
La rivoluzione francese
Prima che scoppiasse la rivoluzione francese, la Francia aveva grosse difficoltà economiche. Per questo motivo, un economista che svolgeva l’incarico di controllore generale delle finanze di Francia, propose al re un pacchetto di riforme finanziarie molto avanzate, che andavano ad eliminare alcuni privilegi delle classi privilegiate: nobili e clero. Le classi sociali della Francia erano:
- La nobiltà: ne facevano parte i feudatari, possedevano estese proprietà terriere e concedevano ai suoi fedeli una porzione di territorio da amministrare. Il rapporto tra signore e vassallo si basava sulla fiducia personale. Inoltre avevano molte agevolazioni fiscali e riscuotevano tasse.
- Il clero: ne facevano parte i vescovi gli abati e i cardinali. Possedevano vaste proprietà terriere, erano esentati dal pagamento delle tasse ed erano soggetti a diritto canonico (diritto della chiesa diverso da quello civile).
- Il terzo stato (borghesia): ne facevano parte uomini che commerciavano e che avevano soldi. Pagavano le tasse ai nobili e le decime al clero.
Per risolvere la situazione finanziaria, il 5 maggio del 1789 il re convoca gli stati generali (le 3 classi sociali) e questo era in qualche modo un evento epocale perché non venivano convocati dal 1604. Lo scontro comincia quando è ora di votare perché la borghesia si ribellò in quanto riteneva che fosse giusto votare per testa e non per stato e tradizionalmente i tre stati esprimevano ciascuno un voto e quindi il voto dei privilegiati cioè nobiltà e clero vincevano sempre sulle proposte della borghesia. Dopo la convocazione degli stati generali, la borghesia si ribella:
- Il 17 giugno il Terzo Stato si riunì autonomamente, senza gli altri due, ed assunse formalmente il nome di Assemblea Nazionale.
- Il 20 giugno, l’Assemblea Nazionale si riunì nella famosa sala della pallacorda, un ambiente della reggia utilizzato per praticare uno sport simile al tennis e giurò solennemente di non disperdersi fino a quando non ci sarà una riforma costituzionale.
- Entro una settimana, all’Assemblea Nazionale si riunirono moltissimi membri del clero e 47 nobili e per questo il re fu costretto a riconoscere l’assorbimento di tutti e tre gli ordini in un’unica nuova assemblea: l’Assemblea Nazionale Costituente.
- Il 14 luglio alcuni rivoltosi assaltarono la Bastiglia, una fortezza che fungeva da carcere.
- I contadini, in rivolta dopo anni di tasse e sfruttamento, assaltarono le abitazioni degli esattori delle tasse e dei proprietari terrieri, questo portò la fuga di molti nobili dalle campagne e il 4 agosto l’assemblea nazionale costituente abolì il feudalesimo e il sistema di privilegio.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
L'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare a una speciale Commissione di cinque membri il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell’Ancien Régime a una monarchia costituzionale. Il progetto della Dichiarazione fu accettato dal re Luigi XVI il 5 ottobre del 1789 per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1791. Questa riconosce: i diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo come la libertà, la proprietà e la sicurezza; e l’uguaglianza dell’uomo specie davanti alla legge e alla giustizia. Inoltre l’art. 3 sostiene che la sovranità non appartiene più al re per grazia divina ma alla nazione.
Dopo la dichiarazione, l’assemblea costituente procedette per emanare una costituzione. Questa fu votata solamente due anni dopo: il 3 settembre 1791. Nel 1789 l’assemblea votò una legge che riorganizzò la Francia in 83 dipartimenti a loro volta suddivisi in distretti, con amministratori locali propri. Nel 1790:
- Venne introdotto l’obbligo del servizio militare;
- Per sbloccare la situazione finanziaria vennero espropriati i beni della chiesa e venduti all’asta per mantenere l’esercito e il nuovo stato;
- L’assemblea preannunciò la stesura di un codice civile, riguardo l’amministrazione della giustizia per ridurre poteri dei giuristi di professione e dare spazio ai giudici popolari (idea di Montesquieu).
Il codice penale del 1791
È stato il primo codice penale della Francia entrò in vigore nel 1791 e rimase in vigore per soli quattro anni, fino all'emanazione del Code des délits et des peines nel 1795. Vennero abolite le differenze personali di ceto e condizione, i reati contro la religione (eresia, magia, lesa maestà divina, bestemmia, suicidio), introdotti nuovi delitti politici e stabilite sanzioni per i reati contro la proprietà. Anche qui i giudici di carriera vennero sostituiti con giudici popolari. Non si riuscì ad abolire la pena di morte. Questo sistema penale era teso alla rieducazione, quindi conteneva solamente pene temporanee: prima c’era la pena di morte e l’ergastolo con questa la pena di morte fu ridotta ad una trentina di pene. Abolirono l’ergastolo. Per ogni reato c’era una pena fissata e quindi non decideva il giudice (non c’era la discrezionalità del giudice). C’era il principio di assoluta laicità: quindi non c’era una religione precisa di stato (es. “non puoi portare il velo sennò te lo strappo”).
Il codice di procedura penale del 1795 (codice Merlin o codice dei delitti e delle pene)
È stato il secondo codice penale della Francia, entrò in vigore nel 1795 ma poi fu sostituito dal codice penale napoleonico del 1810. Prima di questo codice il processo era di due tipi:
- Accusatorio: era di stampo anglosassone in cui l’accusa e la difesa erano sullo stesso piano. Il dibattito avveniva davanti al giudice. C’erano due giudici: il giudice di fatto (giuria) dichiarava chi era colpevole; il giudice di diritto (giudice di mestiere) diceva che pena applicare. Alla fine si arriva ad un verdetto (sentenza): dicevano se era colpevole o no. In questo processo c’era un difetto: la persona che era stata dichiarata colpevole (l’imputato) aveva una grande forza intimidatrice cioè che con la sua forza poteva compromettere le analisi e quindi cambiare le prove. A causa di questo difetto si passò al processo inquisitorio.
- Inquisitorio (Merlin): viene dall’idea della santa inquisizione (L'Inquisizione era l'istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica per indagare, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica (le cosiddette eresie). A differenza dell’accusatorio si assegna un ruolo particolare alla pubblica accusa: lo stato doveva raccogliere le prove e gestire le indagini. Il raccoglimento delle prove era segreto (rimedio del difetto del processo accusatorio) quindi le prove non erano inquinate. Le interrogatorie erano fatte secondo dei principi specifici e con un verbale scritto: lo stato doveva raccogliere le prove e rispettare questo.
Il processo viene aperto dal giudice collegiale in cui partecipavano pubblica accusa e avvocato difensore. Il processo viene diviso in due fasi:
- Istruttoria: scritta perché il verbale dell’interrogato doveva essere scritto e segreta perché lo stato doveva raccogliere le prove in modo segreto per evitare che l’imputato le potesse compromettere. Nel momento in cui venivano mostrate le prove l’imputato veniva messo nella condizione di difendersi. Per evitare una sentenza sbagliata (si assolve l’imputato anche se è colpevole) viene messo un correttivo cioè una correzione chiamata prova legale dove il giudice non può condannare l’imputato senza la presenza di prove; se non ci sono prove lo assolve. La prova legale consisteva nell’avere due testimoni concordi o la confessione dell’imputato. Se c’è il sospetto che un testimone non dica la verità, lo torturano; questa veniva fatta non più di due volte e non più di un’ora. La testimonianza doveva essere verificata entro 24 ore sennò non era valida.
Questo codice si basa su 4 principi:
- Le pene devono essere proporzionate al reato;
- I detenuti vanno trattati con umanità;
- Il gesto che non offende il prossimo non va punito come reato.
Le varie costituzioni
- La costituzione del 1791;
- La costituzione del 1793;
- La costituzione dell’anno 3° del 1795;
- La costituzione dell’anno 8° del 1799.
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