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Esame di storia moderna

Libro: Le vie della modernità

Capitolo I: Dalla scoperta alla conquista: la prima divisione del mondo

La scoperta dell’America nel 1492 ha significato un rimodellamento di tutto il sistema di rapporti internazionali, trasformando le basi dell’economia mondiale, dando inizio al fenomeno dell'espansionismo europeo e al massiccio intervento delle grandi potenze nella spartizione del globo. Per i contemporanei di Colombo, il significato di «scoperta» era assai complesso. La scoperta significava al tempo stesso entrare in contatto con terre sconosciute, convertire al cristianesimo popoli pagani, cercare tesori, avere la possibilità di immettere sul mercato nuovi prodotti, nuove merci.

A tutto ciò va aggiunta la dimensione fantastica in cui confluivano motivi diversi. Complesso era anche il significato di «conquista». Non si conosceva altra forma di rapporto con civiltà sconosciute se non la signoria su terre e popoli ottenuta con le armi. Nel segno di Dio, dell'oro e della gloria, i costi della conquista furono abbastanza alti. Tre continenti furono investiti dal ciclo che ricostruiremo nelle pagine seguenti: Africa, America, Asia.

Dopo la fase delle esplorazioni marittime (1492-1519), iniziò la fase vera e propria dell’esplorazione della parte interna del continente americano e del controllo delle regioni più ricche e popolose: tra il 1519 e il 1540 si attuò quella che è stata definita la fase eroica della conquista. A metà del XV secolo è pronta la base tecnologica per l'espansione portoghese: la caravella, una nave equipaggiata con vele latine, si afferma nell'uso comune.

Aprire la via per mare verso l'Oriente, circumnavigare l'Africa per raggiungere l’oceano Indiano e l'Asia e controllare il traffico delle spezie: è questa l'avventura affrontata dai portoghesi nella seconda metà del Quattrocento. Nel 1445 sono state scoperte isole del Capo Verde. L'espansione portoghese nel continente africano è stata una sintesi di esplorazione e commercio, compiuta senza una programmazione precisa, ma che, nel corso di un secolo, ha consentito lo sfruttamento di enormi risorse: gli schiavi, l'oro della Guinea, l'avorio, il cotone, il pepe, lo zucchero di Madera.

L'espansione portoghese lungo le coste dell'Atlantico meridionale e in Africa e gli strumenti utilizzati per la conquista pongono importanti problemi di natura giuridica. Come giustificare la conquista delle terre e l'assoggettamento delle popolazioni africane? I giuristi inventarono la formula della terra nullius («terra di nessuno»), cioè di una terra non sottoposta ad alcuna signoria, disabitata o abitata da selvaggi senza ordinamenti né leggi civili. Di qui la possibilità di imporre la signoria portoghese sui territori africani con il semplice atto della scoperta e della conquista.

Fin dall'origine dell’impero coloniale portoghese in Africa nastrava due limiti che avrebbero sensibilmente inciso sul suo sviluppo: la difficoltà da parte dello Stato di gestire razionalmente le risorse commerciali e coloniali; la forte dipendenza dai mercanti stranieri. L’espansione spagnola prima di Colombo diede luogo all’occupazione castigliana delle isole Canarie. Il principio che giustificava l'occupazione dei territori era la fede, la guerra contro gli infedeli.

Fu anche stabilito un principio destinato a essere applicato nella colonizzazione americana: Isabella di Castiglia, la regina, si riservò i diritti di signoria e sovranità sulle isole Canarie, nominò governatori, concesse ai capitani e artefici della conquista il potere di effettuare repartimientos, cioè divisioni dei bottini di guerra. Verso la fine del XV secolo sia il Portogallo sia la Spagna hanno ormai accumulato un'esperienza considerevole nel campo delle imprese d'oltremare. Il Portogallo era riuscito a rafforzare l’autorità statale e a reprimere le spinte della grande nobiltà.

Gli interessi della Spagna erano sospinti soprattutto verso il completamento della Reconquista, il consolidamento delle conquiste africane, la politica italiana. L'esperienza della scoperta e della conquista sia prima che dopo Colombo non può però essere ridotta solo al ruolo dei due paesi protagonisti, il Portogallo e la Spagna. Essa fu un'esperienza storica europea. Colombo intraprende la via della navigazione al seguito di mercanti genovesi.

Il progetto di Colombo è quello di raggiungere le Indie orientali partendo dalle coste atlantiche dell'Europa: una rotta esattamente antitetica a quella effettuata da Marco Polo via terra. Colombo presenta il progetto a Giovanni II, re del Portogallo, ma la risposta è negativa. Colombo si rivolge allora a Isabella di Castiglia e a Ferdinando il Cattolico. Il primo contratto nel 1486 dà esito negativo: le ristrettezze finanziarie e gli impegni della Corona non consentono l'iniziativa, il secondo contatto, nel 1491, dà esito positivo.

È la vigilia della vittoria di Granada (1492), cioè del completamento della Reconquista. Il 17 aprile 1492 la capitolazione di Santa Fé concede a Colombo il titolo di ammiraglio. La prima spedizione è effettuata con tre caravelle: la Santa Maria, comandata da Colombo; la Pinta e la Nina, comandate da due fratelli spagnoli, Martin Alonso Yanez e Vicente Yanez Pinzon. Il 12 ottobre 1492 Colombo avvista finalmente terra. Crede di essere arrivato in Cina o in Giappone, in realtà questa prima spedizione lo ha portato all'isola di Guanahani ribattezzata San Salvador, nelle Bahamas.

La seconda spedizione parte con 1500 uomini distribuiti su 17 navi. L'impresa di Colombo serviva così anche a dare un senso a gruppi della società spagnola che si sentivano frustrati ed emarginati, nelle Indie avrebbero potuto essere qualcuno. La terza spedizione parte il 30 maggio del 1498 con solo 6 navi. Approda al delta dell’Orinoco. Nei viaggi precedenti Colombo ha scoperto il Messico. Ora tocca le coste dell’America latina. La base più importante del nuovo mondo, Santo Domingo, è in ebollizione: disordini e rivolte rendono precaria l’amministrazione di Colombo.

Accusato di corruzione e incarcerato per ordine della corte, nel 1500 egli è inviato in catene in Spagna. Isabella interviene e lo libera, gli affida un'ultima spedizione nel 1502, Colombo costeggia l'Honduras, si spinge ancora più a sud ma, arenatosi, è costretto a tornare in Spagna dove muore il 20 maggio 1506 abbandonato da tutti. Nel 1493 con la bolla Inter Cetera papa Alessandro VI Borgia, uno spagnolo, assegnava alla corona di Castiglia ogni isola o terraferma, scoperta o ancora da scoprire. Ma il Portogallo non accettava la divisione sancita dalla bolla papale.

I portoghesi erano preoccupati di difendere i domini africani a sud del Sahara e la rotta dell’India. Nel 1494, il trattato di Tordesillas definiva le zone di influenza di Spagna e Portogallo. La storiografia spagnola ha sostenuto che questa nuova divisione era più favorevole al Portogallo, in realtà essa salvaguardava i principali interessi delle due potenze. Dopo l’avventura di Colombo e il trattato di Tordesillas vanno disegnandosi le grandi direttrici dell’espansione transoceanica.

Le prime due direttrici, quelle portoghesi, sono: la via delle Indie orientali e la progressiva scoperta e conquista del Brasile. La fase eroica delle spedizioni e delle scoperte è tra il 1519 e il 1522, Ferdinando Magellano, navigatore portoghese al servizio della Spagna costeggia l’America meridionale, supera lo stretto che porterà il suo nome, si avventura nell’oceano Pacifico e raggiunge le Filippine dove muore ucciso dagli indigeni.

Un'innovazione radicale nella struttura dell'impero portoghese è rappresentata dalla conquista del Brasile, attuata fra il 1521 e il 1530. Questa conquista si colloca appena qualche anno dopo Tordesillas, l'accordo sulla spartizione non può reggere il peso internazionale degli Stati si gioca anche oltre Europa. A spingere il Portogallo verso la colonizzazione dell’America meridionale sono invece le aspirazioni della Francia. Proprio per contrastarle, alla fine degli anni 20 del '500 il Portogallo crea insediamenti militari in Brasile.

La novità della conquista del Brasile è rappresentata dallo spostamento del centro di gravità dell'impero portoghese verso occidente. Ma il periodo di prosperità dura poco. La ricchezza dell'impero è passeggera. Le attività primarie, quelle agricole, non sono in grado di soddisfare le esigenze della popolazione in aumento: il Portogallo è dipendente, per l'approvvigionamento granario, dal Buhicu, dalla Francia, dal Nordafrica. La debolezza strutturale colloca il Portogallo nella seconda metà del Cinquecento, nell'area debole dell'economia mondiale.

L’altra grande direttrice dell’espansione transoceanica è quella spagnola. Dopo le conquiste la Castiglia rimpiazza il Portogallo nella fornitura d’oro all’Europa. Anche gli spagnoli considerano i loro primi stanziamenti nelle Antille come stazioni prevalentemente commerciali: si preoccupano di stabilire i diritti della corona e predispongono strumenti di monopolio regio. È soprattutto con la spedizione nel Messico di Cortès che l’impero ispano americano compie un grande salto di qualità.

Si dà inizio a un’azione sistematica di conquista che sottometterà tutte le principali civiltà del nuovo mondo. Sbarcato nel Messico con una spedizione di 400 soldati spagnoli, Cortès riesce, con strumenti diversi, a sconfiggere gli aztechi. Semina il terrore e cattura e fa giustiziare l’imperatore Montezuma. La fase finale ed eroica della conquista continua nel 1522. Gli spagnoli Diego de Almagro e Francesco Pizarro, investendo tutti i loro beni nella spedizione, vanno all’attacco dell’impero inca in Perù.

Intorno agli stessi anni sono conquistate: Guatemala, Salvador, Honduras, Yucatan, Cile, Bolivia, Rio de la Plata e la regione abitata dalla tribù dei Guaranì. A spingere i conquistatori era la fede missionaria: la loro forza sta nell’incrollabile convinzione della superiorità della civiltà di cui sono prodotto e insieme diffusori. La superiorità militare degli europei è schiacciante. Gli indigeni dispongono di comunicazioni assai carenti, epidemie e malattie inesorabilmente decimano la popolazione locale.

Il primo problema che la colonizzazione pone è l’organizzazione della conquista, cioè di un equilibrio necessario per governare i vasti possedimenti d’oltremare. La corona spagnola aveva bisogno dei conquistadores. Il primo strumento del rapporto fra la corona spagnola e i conquistatori fu la licenza reale. La sua tipologia era assai varia: in cambio di investimenti e servizi per la corona, l’impresario riceveva titoli, privilegi, autorizzazioni commerciali, fino al titolo di adelantado, che conferiva un diritto di signoria non trasferito ma donato dal sovrano, un potere amministrativo e militare, a volte il privilegio di fondare città e distribuire terre.

Lo strumento più importante della colonizzazione fu l’encomienda. Cortes aveva ridotto in schiavitù un numero enorme di uomini, donne e bambini. L’encomienda era una concessione temporanea, fatta dalla corona a singoli soggetti, di diritti di signoria su terre, città, castelli e villaggi. L’assegnazione non comportava nessun titolo di proprietà. Secondo alcuni le comunità create dall’encomendero non erano altro che prigioni di manodopera forzata sul cui sfruttamento si formò l’élite sociale del nuovo mondo. Secondo altri l’encomienda fu lo strumento che garantì alla corona spagnola i possedimenti americani.

L’altra importante via di intervento della Spagna nel nuovo mondo fu costituita dal modello di urbanizzazione che vi fu introdotto. Le città erano soggette a continui spostamenti e ricostruzioni, dovuti soprattutto a uragani e terremoti. Verso la metà del '500 in gran parte delle regioni sudamericane il 50% circa delle popolazione viveva in una sola grande città. L’America per l’uomo europeo è l’alterità assoluta. La triade era l’immagine dominante del vecchio mondo: tre tempi, tre era, tre persone, tre continenti.

L’idea dell’età dell’oro, il mito del meraviglioso ambiente naturale incontaminato sono i primi e immediati elementi che entrano nell’orizzonte europeo e contribuiscono a creare, già in Colombo, un’immagine positiva del selvaggio. Ma, accanto a questo, si sviluppa anche un altro sentimento: quello della superiorità della civiltà europea. I selvaggi vivono come le bestie, mangiano carne umana. All’identità Europa-Cristianità-Umanità si contrappone l’identità selvaggi-pagani-bestie, il cui unico destino è quello della schiavitù.

La cultura europea produsse, dunque, insieme: la giustificazione religiosa del massacro degli indios, l’appassionata difesa della dignità dell’uomo, benché selvaggio, ma anche la realistica percezione dei motivi dell’inferiorità degli indigeni americani rispetto all’Europa contemporanea. Nell’opera di Juan Ginès de Sepulveda si sostiene l’esistenza di uomini schiavi per natura e quindi si giustifica tutto l’operato dei conquistadores. Ma fu proprio un conquistador, Bartolomè de Las Casas, a reagire contro le atrocità della conquista del Messico e del Perù.

Las Casas si sforza di dimostrare la fondamentale uguaglianza degli indiani d’America. Su tali basi era possibile legittimare sia la politica della Corona spagnola, tendente a disciplinare gli eccessi dei conquistadores e a stabilire regole minime per razionalizzare la colonizzazione, sia l’opera dei missionari, soprattutto gesuiti, che, a partire dalla metà del Cinquecento, impressero un nuovo impulso all’attività di evangelizzazione nel Nuovo Mondo.

Capitolo II: Rinascimento e stato moderno

Il Rinascimento si è formato a metà del XIX secolo. Con il Rinascimento si afferma l’uomo in quanto individuo: grande miracolo è l’uomo, dicono i filosofi. Fino a oggi il Rinascimento come periodo cruciale della storia occidentale è stato terreno di vivaci scontri interpretativi. Il Rinascimento rappresenta cioè un’epoca di reali trasformazioni che investono gran parte dell’Europa. Il Rinascimento ha origini italiane. Occupa circa due secoli e mezzo; nella fase di maturità sono individuabili meglio mutamenti culturali, mutamenti nella struttura politica, nell’economia e nella società. I mutamenti culturali investono visioni del mondo, mentalità, comportamenti.

Il passaggio determinante è quello all’universalismo medievale a una nuova concezione dell’individuo e alla celebrazione dell’opera dell’uomo nel mondo. Altro carattere della nuova visione del mondo è il ritorno all’antico. L’erudizione e la filologia esaltano la ragione critica, ma il mondo classico diventa anche una guida per la vita pratica. I mutamenti nella struttura politica fanno dello Stato la nuova forma di organizzazione politica interna e internazionale.

I mutamenti nell’economia e nella società sono tali che la cosiddetta rivoluzione dei prezzi non può essere considerata un fenomeno puramente monetario. Il periodo rinascimentale nella sua fase matura può essere considerato un’unità storica, in cui sono riconoscibili alcune tendenze generali fondamentali delle società europee e in cui le differenti forme dello svolgimento storico trovano un momento di chiarificazione proprio nel senso fornito dalla nozione di Rinascimento.

Quasi tutti gli Stati europei hanno un’organizzazione politica simile. Al vertice è il sovrano, unico titolare del potere che proviene direttamente da Dio, giudice supremo e legislatore, assistito nella sua attività di governo da un consiglio del Re. Questo tipo di Stato è chiamato moderno perché presenta elementi nuovi rispetto alle organizzazioni politiche medievali. Ma l’elemento più importante di novità è il seguente: la divisione tra la proprietà o titolarità del potere spettante al sovrano e il suo esercizio affidato all’amministrazione.

Questi caratteri si formano in un lungo periodo storico, dal Quattrocento alla seconda metà del Seicento. Si tratta di una forma di Stato assai differente da quella affermatasi due o tre secoli dopo: i poteri legislativo, esecutivo, giurisdizionale non sono ancora distinti. Gli ufficiali civili sono stipendiati dallo Stato, ma sono servitori del re. E poi non esiste solo la pubblica amministrazione che esercita la giustizia, riscuote le tasse, governa il territorio.

La formula Stato del Rinascimento contiene i seguenti caratteri: il distacco della sovranità da vecchie basi popolari e territoriali; una crescente invadenza del potere centralizzato nella vita civile tramite il fisco e il diritto; la molteplicità delle giurisdizioni. Lo Stato moderno centralizzato va considerato non come un regime realizzato, ma come una tendenza, una fase di passaggio da vecchi a nuovi equilibri politici.

I concetti di Stato Moderno e Stato del Rinascimento non vanno confusi con quello di Stato nazionale: i primi due indicano un’organizzazione del potere diversa da quella medievale; il terzo indica entità politiche corrispondenti a insiemi etnicamente e geograficamente omogenei. La formazione di quest’ultimo ha riguardato alla fine del XV secolo solo la Spagna, l’Inghilterra, e la Francia, che riuscirono ad attuare un livello di unificazione nazionale superiore a quello di altre aree europee.

Con la sconfitta di Carlo il Temerario, la conquista della Borgogna a opera di Luigi XI e l’annessione della Provenza nel 1481, si compie l’unificazione geopolitica della Francia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Fiorelli Vittoria.
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