Storia dei media 2016/2017
Lezione 20 settembre
I miti a bassa intensità sono caratteristici dell'epoca dell'industrializzazione e sono cominciati a circolare con l’avvento della stampa; questi miti col passare del tempo hanno conosciuto una crescita considerevole al pari dei media narrativi forti quali il cinema, la televisione, il fumetto, ecc.
Premesse
- Non esistono culture senza miti. Esistono, però, delle posizioni filosofiche e teoriche sostenenti che i miti sono finiti perché appartengono alle civiltà antiche e primitive. Inoltre, si pensa che la parola mito sia sinonimo di falso. Aristotele diceva che è filosofo la persona che ha dei miti.
- I miti non sono sempre gli stessi in tutte le culture, esistono cambiamenti storici nel senso, nella forma e nell'ambientazione stessa del mito. I miti si sono stati ma esistono anche moltissimi miti moderni, oltre al fatto che ancora oggi ne nascono continuamente di nuovi. I miti vengono ridefiniti e ridisegnati nel tempo e per questo non spariscono mai.
Esempi di miti a bassa intensità
- Le storie dei vampiri o degli zombie sono storie a cui noi crediamo e nelle quali noi ci riconosciamo in qualche misura. Si tratta di storie che parlano di morte, di malvagità, ma anche d'amore.
- Le storie dei cowboy sono miti moderni: una grande parte dei miti contemporanei viene rappresentata al cinema ed in televisione (pensiamo alla fiction).
- Il mito degli alieni e dei dischi volanti (es.: non a caso ET è il film più venduto nella storia del cinema). Negli anni '50 alcune persone hanno anche giurato di aver visto dei dischi volanti e a tal proposito esiste il mito riguardante l’Area 51 (si pensa che ci siano degli alieni tenuti prigionieri in questa area).
- Il mito sostenente che l’essere umano non sia mai stato sulla luna (questa è una leggenda urbana/metropolitana, come quella riguardante l’Area 51).
- C’è il mito della rivoluzione e della possibilità di un cambiamento radicale che non si limita a introdurre una trasformazione politica, bensì a cambiare completamente il mondo. Questo è un mito moderno che è durato ininterrottamente dalla metà del '700 fino agli anni '70 del ‘900 circa.
- L’idea di nazione è un mito.
- C’è anche il mito dell'amore romantico che è universale e al quale vi crediamo praticamente tutti.
Il mito è una narrazione che ci permette di collegare l'ordinario della nostra esistenza a qualcosa che trascende l'ordinario. Il mito è nato perché si è verificato un cambiamento delle forme narrative. Ci sono dei momenti in cui noi ci riconosciamo maggiormente nelle storie narrate nei miti perché diventano parte della nostra vita (si parla di copioni narrativi).
Il mito e il romanzo
Con l'arrivo del romanzo, che nasce tra il '500 e il '600 e che si impone nel '700 e ne l'800, si sviluppa la storia d'amore come parte essenziale della vita dei personaggi; se ci pensiamo il romanzo parla praticamente sempre delle peripezie di un essere umano che vive in un ambiente molto simile al nostro. Intorno alla metà del '700 uno dei più grandi successi della storia della letteratura è stato il romanzo “Pamela”, romanzo d'amore con la caratteristica che il protagonista era una donna adolescente e povera la quale si innamora di un uomo molto ricco e più grande di età di lei che decide di sposarla. Le persone si identificavano totalmente in questa storia d'amore, soprattutto le donne. È questa la ragione per cui noi siamo attratti dalle storie d’amore raccontante nei film e nei romanzi identificazione con i personaggi.
La morte è anche un'altra macchina del romanzo, soprattutto di quello poliziesco.
Cosa si intende per mito?
Il mito è un racconto che fa da ponte tra l'esperienza vissuta e quello che noi sentiamo come il cosmo (l'interezza del mondo), incluso il collegamento tra il vissuto e la percezione di qualcosa che va al di fuori del vissuto e dello sperimentabile, ma che noi sentiamo che esiste. Esistono moltissimi enigmi dei quali noi sentiamo l'esistenza ma che non sappiamo e non riusciamo a sperimentare direttamente per cui ci affidiamo ai racconti mitici. Nella maggior parte delle culture e delle società i miti sono circondati da riti; ad esempio pensiamo ai grandi miti dei vangeli che vengono ritualizzati nella messa (la religione cristiana si regge su molti miti).
La fede non distrugge il mito, ne seleziona alcuni e ne scarta altri dicendo ai fedeli di dover credere a quelli selezionati. Nel protestantesimo vengono, ad esempio, scartate le storie dei santi che invece sono presenti nella religione cristiana, oltre al fatto che viene ridotta al minimo la ritualità e la narratività riguardante la storia del Gesù. Con il mito vi è un passaggio dal tempo della vita ordinaria al tempo senza tempo: il mito rappresenta una tecnica che permette questo passaggio attraverso la ripetizione.
Fra i grandi temi mitici c'è sempre il cielo, intenso come entità che vediamo ma che non possiamo toccare: se ci pensiamo, infatti, il cosmo è qualcosa che è situato al di là dell'esperienza diretta ma che però rappresenta qualcosa di indispensabile nella definizione della nostra esperienza. L'immaginazione è, infatti, un elemento essenziale per vivere.
Il mito è un racconto che ci aiuta a collegare la nostra vita con qualcosa che non possiamo vedere direttamente, facendo da ponte tra l'esperienza vissuta ed il cosmo che comprende gli astri, la vita dopo la morte e tutta quella vasta sfera che riguarda il sacro (la parola sacro è definita come ciò che è totalmente altro e corrisponde ad un mistero che ispira un forte timore). Il mito è classificabile come racconto perché ha forma e carattere narrativo.
Gli universali sono pochissimi ma uno di questi è proprio il racconto che riguarda la forma che noi diamo al tempo: il racconto distende il dire nel tempo ed aiuta a dar senso allo svolgersi del tempo.
Schelling (è stato un grande filosofo della mitologia, oltre ad essere uno dei tre grandi esponenti dell’idealismo tedesco insieme a Fichte ed Hegel) sostiene che la caratteristica più tipica del mito è la sua mutevolezza. Secondo lui quando si interpretano i miti si fa sempre una allegoria in quanto essi vengono tradotti in qualcos’altro: i miti sono racconti che si adattano di continuo in quanto vengono rinarrati e inevitabilmente modificati nel passaggio da una versione ad un'altra o nel passaggio da una cultura ad un’altra. Perché? Perché col passare del tempo cambiano i costumi e la sensibilità del tempo, dunque le storie acquistano significati differenti.
Tra gli anni '30 e gli anni '50 del ‘900 vengono prodotti tantissimi film Western che raccontano praticamente sempre la stessa storia ma, ad esempio, con un pistolero diverso, con una motivazione di duello diversa, con una ambientazione diversa, con sceriffi diversi eccetera (il Western parla di un’epoca epica senza sfumature). Negli anni '70 e '80 del ‘900 mentre il Western scompare, il fantasy prende il sopravvento: nel fantasy vi è un elemento di fabbricazione dichiarata in quanto è chiaro e ben visibile che questi film sono collocati e ambientati in un tempo altro (esattamente come i miti classici).
A proposito del mito, Kafka dice che in ogni mito c’è sempre un residuo inspiegabile e inenarrabile, ovvero qualcosa di non completamente raccontabile.
Lezione 21 settembre
Il mito, dicevamo, è un racconto ed uno strumento attraverso cui gli esseri umani danno un senso al vivere nel tempo: non tutte le narrazioni, però, sono classificabili come miti in quanto esistono anche narrazioni autobiografiche e narrazioni cronistiche ad esempio.
Aristotele dice che il verbo rispetto alle altre parole è importante perché aggiunge il tempo; sosteneva, inoltre, che tutti coloro che raccontano miti amano aggiungerci qualcosa in quanto esiste nelle persone un piacere intrinseco nel riraccontare sempre le stesse storie, ma questo piacere è tale solo se si possono inserire elementi di creatività personale (tale principio vige però solo per quanto riguarda i racconti orali). Pensiamo ad esempio al culto cristiano dei santi.
Il mito vive di tempo ed è per tale ragione che si modifica continuamente, anche se questo è un problema perché il mito stesso tende molto spesso a presentarsi fuori dal tempo (come fa per certi versi anche il fantasy). Il mito classico è tradizionale ovvero tramandato e derivante da un passato spesso vago e non strettamente identificabile (infatti spesso si utilizzano formule quali: si narra, c'era una volta, un tempo, un giorno lontano…).
Il mito fa parte della nostra vita e per questo acquista continuamente nuovo senso grazie anche al fatto che nei miti si celano le esperienze di generazione e non solo: i miti vengono caricati di senso grazie al loro passaggio da una società ad un'altra, da una cultura ad un'altra, da un tempo ad un altro, anche se noi spesso tendiamo a confondere il mito con la sua stessa testualizzazione.
Fenomeni umani di straordinaria complessità
- La musica: l'interpretazione scientifica della musica uccide la musica stessa;
- Il gioco: attività essenziale attraverso la quale un essere umano diventa tale (il gioco non corrisponde ad una logica razionalistico – classica);
- Il mito: possiamo parlare del mito solamente rispettando l'oggetto stesso nella sua caratteristica narrativa, nella sua parziale interpretabilità, nella sua mutevolezza e nella sua incompletezza o per certi versi completezza.
- La comicità: il comico vive continuamente di paradossi.
Miti a bassa intensità
L’espressione mito a bassa intensità deriva dalla guerra totale. Nel libro “Guerra a bassa intensità” si sostiene che durante le guerre bisogna interiorizzare il modello del nemico; con questa espressione si sottolineano fondamentalmente due cose: da una parte che stiamo parlando di guerra, dall’altra che stiamo parlando di una guerra nella quale la principale peculiarità consiste nel grado di intensità di essa, nel livello che viene raggiunto in termini di uso della forza, nell'impegno e nelle caratteristiche di uomini e mezzi.
Lo strumento chiave è l'elicottero per le guerre a bassa intensità, mentre è il bombardiere per quelle ad alta intensità che sono guerre altamente distruttive. Inoltre, nella guerra a bassa intensità quello che conta è l'astuzia, l'intelligenza ed il protagonista di queste guerre è il Kalashnikov.
Noi viviamo in una società secolarizzata o disincantata come direbbe Weber, anche se in realtà le grandi religioni continuano ad esistere ed oltre alle credenze religiose classiche siamo colmi, anche, di superstizioni e di semi-credenze. La secolarizzazione non rappresenta infatti la fine delle fedi, bensì uno spostamento del ruolo di esse nelle diverse culture: una società secolarizzata è una società nella quale non è più presente un credo condiviso.
Inoltre, quello che conta di più nelle diverse culture non è più ciò che viene detto ma ciò che viene dato per scontato: in molte società il problema di fondo, ad esempio, non è che le donne sono schiavizzate ma il fatto che si dà per scontato che le donne siano diverse dagli uomini.
Caratteristiche dei miti a bassa intensità
- Si presentano come oggetto di libera scelta: i miti a bassa intensità richiedono un impegno minore rispetto alle fedi e alle credenze sacralizzate dai miti tradizionali.
- La quantità di miti che circolano: anche i canali di circolazione dei miti sono cambiati, oltre appunto alla quantità e alle loro caratteristiche.
- Gran parte di questi racconti sono diversi tra loro anche se rispondono a forme che sono fondamentalmente identiche: in ogni storia di Vampiri che conosciamo, il Vampiro si presenta sempre, seppur con qualche piccola variazione, come una creatura mostruosa, immortale, desiderosa di sangue umano, desiderosa di uccidere eccetera. Come diceva il filosofo Adorno, noi siamo alla continua ricerca di racconti nuovi ma che rappresentino ogni volta lo stesso racconto (anche i miti contemporanei sono regolati da tale principio).
- Sono connessi alle attività di consumo quotidiane e meno alle attività rituali/liturgiche.
Lezione 27 settembre
Il corso è diviso sostanzialmente in 4 parti:
- Miti a bassa intensità: analisi delle caratteristiche, creazione di una mappa ed esempi relativi;
- Relazione tra alta e bassa intensità anche nel tempo moderno: la presenza dell'alta intensità è ancora forte nelle mitologie contemporanee;
- Problema della storicizzazione: caratteristiche e momento del passaggio dall'alta alla bassa intensità (questo passaggio, che è avvenuto lungo un periodo tutt'altra che breve, è considerato principalmente legato ad alcuni fenomeni specifici ed in particolare alla nascita di quella nuova forma di racconto che prende il nome di romanzo);
- Possibile presenza di germi nuovi nelle mitologie attuali: avvento dell'informatizzazione e trasformazioni socio-culturali (Possiamo parlare ancora di miti a bassa intensità? Sì perché i cambiamenti non sono, probabilmente, così significativi da segnare una epoca nuova).
I miti a bassa intensità hanno caratteristiche differenti rispetto ai miti tradizionali e antichi:
- Consumo vs liturgia obbligatoria;
- Libertà personale di scelta vs rituali condivisi e collettivi.
Moda e miti
Nei miti a bassa intensità l'industria culturale rappresenta uno dei grandi soggetti di propagazione di questi miti. Fondamentali sono i generi: narrativi, televisivi, cinematografici eccetera. I miti contemporanei si presentano nelle vesti del nuovo e del sempre uguale.
L’età moderna si è sviluppata nel momento in cui è nata la moda tra la fine del '700 ed i primi decenni de l'800. La moda rappresenta quello strano fenomeno secondo il quale tutta una serie di aspetti significativi riguardanti il costume si modificano in maniera continuativa: la moda uniforma e rinnova e per questo i consumi sono fortemente dominati da essa. Ne “Il dialogo della moda e della morte”, Leopardi sostiene che la moda vive uccidendo continuamente il passato.
Ma cosa ha in comune la moda con i miti? Sia la moda che i miti si basano su di una dinamica di costante cambiamento, anche se nella moda troviamo in maniera maggiore un aspetto di relativa staticità: se pensiamo, ad esempio, ai jeans strappati o alla minigonna, tali indumenti si usano e si “portano” ancora oggi nonostante questa moda sia nata molti anni fa. In generale però la moda si rinnova ciclicamente e per questo può essere definita come un modello di cambiamento caratteristico di una epoca che però necessita continuamente di novità.
Miti che nascono nel mondo della fiction: il sistema dei generi
Non si può vedere mille volte lo stesso film ma si può vedere mille volta la stessa forma.
- Pensiamo, ad esempio, ai film Western nei quali la struttura di base è sempre la stessa in quanto il racconto è sempre lo stesso, anche se ogni volta diversi sono gli attori, i set, i nomi eccetera, e quindi la storia si presenta come nuova.
- Lo stesso meccanismo avviene nel romanzo poliziesco perché, anche in questo caso, ogni volta la storia è sì sempre la stessa ma l’assassino, il detective e la situazione cambiano, così come gli indizi da trovare eccetera. Il poliziesco è considerato una macchina utile per costruire storie basate su presupposti simili. Tema comune di tutti questi film: la morte.
- Stesso meccanismo per le barzellette.
- Stesso meccanismo per le storie di Vampiri o di Zombie.
Di tanto in tanto però il genere subisce anche dei cambiamenti:
- Per quanto riguarda il racconto poliziesco, oggi è diventato meno importante scoprire chi è stato a compiere una data azione e risulta più significativo il gioco di caccia reciproca tra il detective e l’assassino; il serial killer diventa una specie di cacciatore – preda, presentandosi come protagonista di storie diverse che però sono sempre uguali.
- Con il passare del tempo accanto alle storie di vampiri iniziano ad arrivare quelle che parlano di Zombie.
“Il nuovo e sempre uguale” non significa, quindi, che non ci siano cambiamenti, ma che questi avvengono soltanto sul lungo periodo perché nel breve termine prevale fortemente la ripetitività. I generi rappresentano una delle chiavi più importanti per capire e comprendere la mitologia contemporanea in quanto costituiscono un modo utile per giungere alla produzione industriale di storie mitiche.
Esempi
- Bram Stoker con il film “Dracula” dà al mito del vampiro una forma quasi definitiva, circoscrivendo, ad esempio, la Transilvania come luogo del vampirismo per eccellenza. Bram Stoker ha costruito la narrazione di base di tutta la mitologia vampirica ed il suo, quindi, è un racconto che fa da matrice nei confronti di tutto ciò che verrà dopo.
- La storia del Don Giovanni (figura inventata nel '600) venne ripresa e rinarrata moltissime volte sempre con lo stesso filo conduttore: la seduzione. Tale figura, basata sullo scontro tra l’orrore della morte da una parte e il divertimento della caccia alle donne dall’altra, diventò trasversale per tutto l’800 ed il '900.
- La figura di Peter Pan è diventata mitica anche grazie al riracconto che ne ha fatto Walt Disney.
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Riassunto esame storia dei media, Prof. Ortoleva, libro consigliato Miti a bassa intensità, Ortoleva
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