La spirale della crescita
La comunicazione non basta mai
Nonostante il Novecento dei media si presenti con caratteristiche contraddittorie, possiamo affermare con certezza che il secolo è stato attraversato da alcune costanti come la diffusione e la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione. La diffusione in particolare ha portato a una maggiore accessibilità complessiva dell'informazione ed a una crescita del pubblico. C'è stata infatti una vera crescita dei soggetti emittenti: milioni di persone iniziano a servirsi di organi personali di comunicazione in maniera quotidiana.
Tutto questo è stato reso possibile grazie anche all'istruzione obbligatoria, alla diffusione del telefono (e poi del cellulare), alla moltiplicazione di strumenti di stampa, all'avvento della radio che ha consentito una ulteriore moltiplicazione delle voci, e a Internet che, ad esempio, grazie al boom della posta elettronica ha permesso a molte persone di tenersi in contatto (in maniera pressoché simultanea) anche se situate in posti geograficamente molto distanti tra loro.
Anche se il percorso di sviluppo delle tecnologie di comunicazione non è stato stabile e lineare, bensì accidentato e instabile, rimane indiscutibile il fatto che i grandi apparati politici ed economici siano stati tra i maggiori promotori delle tecnologie di comunicazione nel corso del Novecento. Diversi aspetti e tendenze propri della società contemporanea forniscono al tempo stesso sia la nascita di nuovi canali di comunicazione, sia una domanda ulteriore di media, in quanto con l'urbanizzazione per esempio i media sono diventati indispensabili alla vita di una percentuale via via crescente della popolazione.
Sono questi gli anni del broadcasting radiofonico e della sperimentazione della TV, del cinema sonoro e a colori per esempio (dopo la crisi del '29). Si può riconoscere dunque un andamento a spirale tra l'affermarsi di un'economia di mercato e l'accelerazione nello sviluppo delle tecniche di comunicazione. C'è però da segnalare anche che, sempre in quegli anni, lo sviluppo di forme di intermediazione pacifica sempre più potenti, ha legittimato lo sviluppo di strumenti distruttivi e sempre più violenti lungo tutto il corso del secolo.
Non a caso lo studioso canadese McLuhan nell'opera “Gli strumenti del comunicare” definisce le armi come un tipo particolare di media (pensiamo anche solo all'elettronica televisiva che venne riabilitata per la strumentazione di controllo degli aerei). Possiamo dunque arrivare ad affermare che la spirale della comunicazione dà vita anche a una spirale bellica infinita.
Ci sono stati tanti cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento che si sono radicati nelle abitudini di consumo fino a diventare routine prima ancora che ci fosse modo di sorprendersene. La ripetizione però può anche sostituire in pochi anni abitudini secolari, e può costruire essa stessa delle abitudini di comunicazione e di vita. Forse l'esempio più impressionante riguardo alla banalizzazione delle forme di comunicazione è collegato all'ubiquità della musica.
Legata in precedenza ad occasioni quasi rituali e per le classi più agiate, l'ascolto della musica è diventato grazie alla radio parte della vita quotidiana di moltissime persone. La musica dunque è passata da elemento inserito in un ambiente a elemento costitutivo di un ambiente.
Un'altra caratteristica importante dei media è l'immersività della comunicazione: pensiamo ad esempio al cinema tridimensionale che mira a coinvolgere oltre che la vista e l'udito anche il senso della collocazione nello spazio. La moltiplicazione dei media dunque produce una forte attenzione al corpo, visto come insieme di organi di cui i media stessi ne sono l'estensione. La promozione delle nuove tecnologie porta la capacità di abbattere anche barriere che in precedenza apparivano insuperabili: dall'intelligenza artificiale alle protesi “perfette” per esempio.
Si possono e si devono però scindere due momenti: quello in cui una macchina nuova si presenta per la prima volta sulla scena, che è un momento di meraviglia, novità, fascino e sorpresa, e il momento in cui la macchina entra nell'abitudine e si banalizza. Pensiamo al caso della fotografia e alla rivoluzione della Kodak. La strategia di marketing dell'imprenditore era fondata su un nome che invece di esaltare la tecnologia la nascondeva (la parola Kodak infatti è tutt'ora letteralmente priva di senso ma con il potere di essere facilmente pronunciata in tutte le lingue) e una modalità d'uso che invece di valorizzare le abilità dell'utente ne faceva volentieri a meno (tanto che lo slogan divenne: “Voi premete il pulsante noi facciamo il resto”). Con la Kodak nasce la banalizzazione dell'immagine, e da allora i diversi media avrebbero seguito man mano la stessa logica di semplicità d'uso ma anche di trasparenza ed auto-evidenza.
Possiamo dunque affermare che la comunicazione non basta mai, in quanto, come sostenuto dall'accademico e storico Peppino Ortoleva nel libro “Il secolo dei media” del 2009, non esiste una saturazione di comunicazione paragonabile alla saturazione del cibo o delle merci, e quindi i processi di crescita tecnica, economica, culturale e militare, non potevano che portare a forme di crescita intensa e irrefrenabile. Più comunichiamo e più abbiamo bisogno di comunicare quindi.
Rimane comunque indiscutibile che una ulteriore funzione dei media sia quella basata sulla capacità di distribuzione di redditi e di posti lavoro; singole persone, famiglie ed intere comunità hanno affidato le proprie speranze di mobilità sociale proprio alle industrie della comunicazione. Tutto questo ci rammenta che siamo di fronte a un processo di lunga, se non lunghissima, durata, destinato a non esaurirsi, ma anzi ad auto-alimentarsi fin quando gli uomini avranno bisogno di tali mezzi.
Rimane comunque il problema, o meglio il timore, che un sovraccarico di informazioni portasse con sé non un arricchimento ma, al contrario, un impoverimento nelle conoscenze disponibili per le persone, che sarebbero state letteralmente sommerse da una massa di dati quasi impossibili da decifrare. La quantità d'informazione disponibile è (e sarà sempre) nettamente superiore a quella che può essere oggetto di apprendimento da parte di un singolo.
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