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Storia contemporanea - lo scenario mondiale dopo la Grande guerra Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia contemporanea per il corso del professor Lupo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: lo scenario mondiale dopo la Grande guerra, il sistema di produzione taylorista, il sistema a economia pianificata, i sistemi totalitari, le democrazie, il neopositivismo, il decadentismo.

Esame di Storia contemporanea docente Prof. S. Lupo

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Lo scenario mondiale all’indomani della Grande Guerra.

Gli equilibri mondiali: sistema multipolare

La spinta eurocentrica vide il suo apice nella II metà dell’Ottocento e le logiche dell’Imperialismo finirono per

scatenare le forze delle potenze le une contro le altre, fino a implodere nella Grande Guerra, dopo la quale il Vecchio

Mondo perse la figura egemone a favore di altre realtà (Stati Uniti, Russia e Giappone) dove iniziarono a delinearsi i

cardini del potere mondiale.

Sistemi politico-istituzionali: sistemi totalitari e democrazie

La tendenza generalizzata è l’abbandono del sistema monarchico a favore della repubblica. In questo scenario

siamo in una fase di transizione, nella quale alcune realtà hanno già compiuto il passo, mentre altre si trovano ancora in

un sistema monarchico, seppur di tipo costituzionale parlamentare.

Dopo gli avvenimenti di Versailles l’Europa assiste ad un’ulteriore affermazione del concetto di Stato Nazionale (lo

stesso II Reich è “impero” di nome, ma di fatto coincide con la nazione tedesca) con la frantumazione delle ultime

resistenti realtà imperiali (Impero Austro-Ungarico e Russia zarista). Un ultimo colpo di coda delle aspirazioni imperiali

sorprende l’Europa dopo la crisi del dopoguerra con i regimi totalitari, che non sopravvivranno alla Seconda guerra

mondiale, dalla quale erediterà le democrazie.

La Russia, pur senza mire espansionistiche, si profila come modello di totalitarismo, affiancata dalla neorepubblica

Cinese, che si libera dei residui feudali nel secondo dopoguerra, mentre l’Africa è ancora del tutto sottoposta

all’egemonia europea e non ha una propria identità politica.

Gli Stati Uniti, di antica tradizione liberale e democratica, superato il duro colpo anche di immagine della crisi di

Wall Street, si configurano come modello di quei valori per mezzo pianeta.

Nell’America Latina, pur formalmente democratica, all’instabilità politica e alla latente rivoluzione rispondono le

dittature militari, sulla scia del fascismo europeo.

Realtà economico-produttive: economia pianificata versus taylorismo

Dopo la Grande Guerra si dividono le strade dei Paesi che seguono il modello marxista e di quelli di impronta

liberista: nei primi si attua un’economia pianificata dallo Stato che si indirizza prevalentemente sui settori della

meccanica, tralasciando quello dei “superflui” beni di consumo; nel secondo caso abbiamo la massima affermazione del

liberismo economico e si realizza la seconda fase di industrializzazione, caratterizzata dal taylorismo, ossia ad uno

sfruttamento intenso delle potenzialità industriali, attraverso l’impiego della catena di montaggio, in cui l’uomo interagisce

nel sistema produttivo come una macchina (Charlie Chaplin in “Tempi moderni”).

Al di fuori del centro urbano inizia a svilupparsi la periferia, mentre le grandi città sono tutte industrializzate. Negli

Stati Uniti è la stagione di enorme euforia economica testimoniata dagli spettacolari grattacieli, come l’Empire State

Building di New York.

La partecipazione politica: la borghesia

La borghesia rovescia a proprio vantaggio la posizione di egemonia che apparteneva all’aristocrazia (polverizzati o

trasformati in borghesi), in tempi brevi in Europa e più lunghi in altre aree del mondo.

Il fenomeno generale è di un passaggio da società molto frammentate alla definitiva comparsa delle “masse”,

favorita dalla crescita industriale, l’affermazione di un sistema elettorale, inizialmente circoscritto alla classe superiore

(basato sul censo) e successivamente esteso al suffragio universale maschile. Permangono condizioni di estremo disagio

per gli operai delle fabbriche che vivono nei sobborghi in condizioni precarie, anche se gradualmente lo Stato offre delle

forme di tutela.

Il pensiero: neopositivismo e decadentismo

Se dalla ricostruzione delle vicende economiche e politiche tra le due guerre mondiali entra in crisi la fede nel

progresso e scaturisce l’idea del “tramonto dell’Occidente”, che inaugura la letteratura della catastrofe (decadentismo), la

riflessione sulla grandiosa esplosione di energie intellettuali fa nascere la speranza dell’avvento di un mondo diverso e

migliore. Questa tendenza verrà radicalizzata dai neopositivisti (Wittgenstein, Karl Popper e il Circolo di Vienna) nella

distruzione della metafisica (“astrologia delle parole” per Paul Valery) e della filosofia a favore della razionalità scientifica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Scienze storiche
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lupo Salvatore.

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