Scenari mondiali alla fine del XVIII secolo
Gli equilibri mondiali: l'impatto dell'espansione europea
Nel XVI secolo l’affermazione europea si era scontrata con realtà estremamente differenziate dal punto di vista della resistenza alla penetrazione: in America gli Europei non ebbero concorrenti e le civiltà indigene (Incas, Maya, Aztechi, e poi Indiani) vennero distrutte o emarginate; in Africa i Portoghesi non misero in piedi uno sfruttamento intenso come in America, a causa della presenza dell’Impero Ottomano in tutta la parte settentrionale ed orientale del continente e dell’impervia vegetazione, e si limitarono ad installare delle “teste di ponte” lungo la costa per proseguire verso l’Asia o per consentire il “triangolo commerciale” per la tratta degli schiavi e l’importazione di spezie e preziosi dal nuovo continente.
L’Asia resta l’unica realtà continentale che resiste al controllo europeo grazie alla presenza di quattro grandi realtà statuali chiare e riccio (Cina, Giappone, Persia), mentre la sola India perde la propria autonomia rispetto all’avanzata di Inglesi ed Olandesi.
Sistemi politico-istituzionali: la monarchia
La forma politica prevalente è certamente la monarchia, nella forma della monarchia assoluta, ad eccezione del caso emblematico dell’Inghilterra, già costituitasi in monarchia costituzionale parlamentare nel 1688. Negli altri grandi Stati europei ancora un secolo dopo vige l'”ancien régime” (Stato e monarchia), pur spogliato dell’esplicito mandato divino proprio del Seicento (“per grazia di Dio re di…”).
Negli imperi orientali (Impero Ottomano, Persia, Cina e Giappone) la figura del sovrano è ancora circondata di un alone divino, per cui è lecito parlare di teocrazia.
Unico caso dove assistiamo ad un ulteriore passaggio sono le 13 colonie inglesi, che danno vita ad una repubblica nella forma presidenziale, e la breve esperienza repubblicana della Rivoluzione francese.
Realtà economico-produttive: agricoltura, Rivoluzione Industriale e mercantilismo
Il sistema produttivo è fondato ancora in gran parte sull’agricoltura, la quale tra l’altro non ha compiuto grandi passi dal sistema di pura sussistenza, escludiamo il passaggio da una rotazione a tre fasi ad una a quattro fasi, con l’introduzione di nuove colture. Rileviamo un miglioramento della produzione alimentare, fautore di un miglioramento del tenore di popolo e resistenza ai venti di una crescita demografica accentuata.
Guerre, epidemie e carestie causavano un rallentamento alla crescita della popolazione tra Sei e Settecento, ma dall’Ottocento la crescita non è più soggetta a grandi contraccolpi.
Già nel corso dell’età moderna il settore commerciale si era ritagliato una fetta nella realtà economica, dando vita alle manifatture, piccoli laboratori artigianali all’interno delle città (che conservano ancora una fisionomia medievale, conservando il profilo murario di difesa), che costituiscono l’antefatto delle industrie. Gradualmente il sistema produttivo frutto della Rivoluzione industriale si espanderà a macchia d’olio dall’Inghilterra a gran parte dell’Europa, ma a fine secolo non si assiste ancora alla vera e propria rivoluzione.
Il sistema economico non è libero, ma fortemente controllato dallo Stato, che impone barriere doganali (mercantilismo) per tentare di accaparrarsi metalli preziosi, considerati la fonte della ricchezza di uno Stato.
La partecipazione politica: la nobiltà e il clero
I principi di carattere egualitario, già teorizzati dall’Illuminismo, non vengono di fatto recepiti e abbiamo ancora una profonda stratificazione sociale, in cui la classe dirigente è l’aristocrazia e il clero, ancora esenti dalle imposte, seguita dai vertici della borghesia, mentre la larga maggioranza del popolo non ha alcun potere, se non quello di esercitare pressioni attraverso sommosse, legate a questioni di mera sopravvivenza.
Tuttavia la mossa accentratice del sovrano all’interno dello Stato assoluto provoca una progressiva perdita di potere della nobiltà e del clero, a tutto vantaggio dell’economia della borghesia, che finanzia con i suoi capitali le enormi spese necessarie alla gestione dello Stato assoluto.
La struttura feudale è ancora indisturbata in Russia, negli imperi orientali e in America Latina.
Il pensiero: Illuminismo e impulsi romantici
In antitesi all’Illuminismo inizia ad affermarsi una nuova concezione della vita e dell’arte che dal razionalismo dell’età precedente oppone il concetto della verità dello spirito, dominante nei grandi sistemi idealistici di Hegel (1770-1831), ma soprattutto mette in discussione la ragione come ricordo in Schopenhauer (1788-1860). Il Medioevo viene nostalgicamente riscoperto, contro la posizione illuminista che lo riteneva un’epoca buia, colma di superstizioni ed errori, e viene rivalutata l’indagine interiore.
Questa nuova esigenza tuttavia convive con le forti radici illuministe, alimentate da una fede nella scienza e nel progresso che progressivamente dominerà il vissuto.
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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Minniti, libro consigliato Scenari del mondo contemporaneo di Montroni
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