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PERIODO JŌMON (“disegno a corda”)

(10000 a.C. ~ IV secolo a.C.)

Le origini della popolazione Jōmon sono tuttora un mistero. Quello che è noto è che la loro nacque come

una società di cacciatori e raccoglitori e tale rimase, anche quando, dal periodo Jōmon medio, riuscirono a

supportarsi in comunità semi-sedentarie relativamente grandi, che, talvolta, comunicavano tra loro.

J

ŌMON INCIPIENTE E INIZIALE

 CERAMICHE E VASI

Non ci sono stati ritrovamenti di vasi interi, ma, dai frammenti, si presume che fossero piccoli e con una

base arrotondata, così da essere facilmente trasportabili e adattabili alle superfici sconnesse (grotte, buche

nel terreno etc.); si adattavano alla vita nomade della popolazione Jōmon. La superficie di questi vasi è

solitamente decorata da segni (di corda o altro). L’argilla veniva cotta in forni aperti.

 DOGU

Figure stilizzate in pietra o argilla. La loro presenza è segno della

creazione di una tradizione ritualistica. Nelle fasi successive del

periodo Jōmon, queste figure assumeranno funzioni più

specifiche e forme più svariate e particolari.

Alcuni dogu rappresentano uomini, altri donne, il cui seno è

molto prominente. Si riconoscono due tipi principali d’immagine:

una figura di donna che sembra portare degli occhiali, e figure

sedute con le ginocchia portate al petto e le braccia incrociate in

specifiche posizioni.

Le figure di donne massicce, identificate come una sorta di

Madre Natura, sono cave. I corpi sono distorti, così come le facce,

a forma di cuore, con una bocca piccola e occhi tagliati da una

linea orizzontale. Si ritiene che, in questo modo, l’anima potesse prendere residenza nel vuoto della bambola.

Molte statuette hanno un gancio che, si ritiene, servisse per poterle appendere come ornamenti.

 GIOIELLI DECORATIVI

Orecchini e pendenti in pietra levigata, di forma circolare. Ritrovati all’interno di alcune tombe,

testimoniano non solo una certa attenzione per l’abbellimento personale, ma anche per la formalizzazione dei

riti funerari. È possibile che il possesso di questi oggetti accuratamente prodotti rappresentasse la posizione

di un individuo nella società.

La loro creazione indica un significativo distacco dalle asce e dai coltelli in pietra scheggiata del Paleolitico.

J

ŌMON ANTICO

-

 CASE FOSSA

Le fondamenta delle case Jōmon erano scavate nel terreno ed erano generalmente quadrate (4x4 m ca.). Il

tetto era di paglia, supportato da pali e travi.

Le case erano organizzate diversamente secondo la comunità e del tipo di terreno in cui esse si stabiliscono.

Sono stati riconosciuti quattro tipi principali:

1. Il “nucleo”, o insediamento permanente. È spesso costruito sul fianco terrazzato di una collina e

consiste di case-fossa, magazzini infossati, e cimiteri raggruppati intorno a una piazza centrale

principale.

2. Il secondo tipo d’insediamento è più piccolo, e spesso costruito su un crinale, con una piazza molto

piccola: in questi casi, possono esserci non più di una o due case.

3. Il terzo tipo non ha case, ma sono evidenti tracce di ripetuti accampamenti: si pensa che fossero

accampamenti di caccia o terreni di raccolta stagionale.

4. Un quarto tipo di sito diventa molto popolare durante il periodo Jōmon medio, e include cimiteri

nettamente separati dalle case, fosse per l’immondizia, piccole cave d’argilla e di pietra, aree per la

manifattura di utensili di pietra, recinti infossati per animali, e i primi cerchi di pietre.

J (3000-2000 .C)

ŌMON MEDIO A

(“ ”)

 VASI FIAMMEGGIANTI KAEN DOKI

Visualmente, la differenza tra il periodo Jōmon medio e le altre fasi può essere trovata nella produzione di

ceramica, e, in particolare, nella decorazione arzigogolata e tridimensionale dei “vasi fiammeggianti” (kaen

doki). J (2000 – 250 .C.)

ŌMON TARDO E FINALE A

( )

 CERCHI DI PIETRE MENIR

Sicuramente nati con funzione rituale, sono vicini ma separati dall’accampamento. Ognuno di essi ha una

singola pietra messa in posizione verticale al centro, circondata da altre lunghe, sottili pietre posate sul

terreno a formare due cerchi concentrici. Separavano il terreno sacro della sepoltura dal resto della zona.

PERIODO YAYOI (IV secolo a.C. ~ 300 d.C.)

Prende il nome dal quartiere di Tokyo in cui ci sono stati i primi ritrovamenti.

Sorgono le prime comunità agricole (riso) che sentono quindi la necessità di una nuova architettura, che

porterà al prototipo dei granai. Questi ultimi, che ispireranno in futuro i santuari shintoisti, sono separati dal

suolo così da evitare umidità e predatori.

Gli oggetti di bronzo e metallo erano per la maggior parte importati da Cina e Corea.

La ceramica del periodo ha spesso colore rosso, perchè cotta ad alte temperature. Alcuni contenitori

richiamano figure umane, probabilmente perchè utilizzati per contenere i resti dei defunti o l'acqua utilizzata

nella cerimonia della riesumazione dei cadaveri.

 CORREDI FUNERARI

nel Kyushu:

 I TRE SACRI TESORI

I ritrovamenti in una tomba del secondo secolo a.C. mostrano la nascita di

un elemento ancora oggi essenziale nella cultura giapponese. I tre sacri tesori,

donati dalla dea Amaterasu al proprio nipote Ninigi, per il Kojiki e lo Shinto,

simboleggiano il più alto ruolo nella gerarchia, e rappresentano ancora oggi le

insegne imperiali.

Essi sono lo specchio, la spada e il gioiello (chiamato magatama). I primi

ritrovamenti sono attribuiti (per quanto riguarda lo specchio e la spada) ad

una produzione coreana.

Lo specchio è decorato con sofisticati motivi geometrici. Ad esso sono

associate proprietà magiche; essendo il simbolo della dea del sole Amaterasu

simboleggia l’estensione del suo potere a terzi e la possibilità di comunicare

con il mondo degli spiriti. La sua superficie è concava in maniera da

concentrare la luce. La spada è chiaramente forgiata a scopo rituale e non

bellico. Il magatama è un piccolo oggetto di pietra levigata a forma di ‘c’.

Lo specchio oggi si trova nel Santuariuo di Ise, la spada nel tempio di

Atsuta, il magatama nel palazzo imperiale di Tokyo.

nello Honshu:

 DOTAKU

I dotaku sono campane di bronzo, molto simili allo ‘zhong’ cinese, una

campana priva di batacchio comune alle comunità cinesi del primo millennio,

utilizzata per musica rituale.

Il dotaku del periodo Yayoi ha una forma ovale, un manico semicircolare ed

un bordo sporgente che si estende dalla base sino al manico. La maggior parte

delle campane hanno decorazioni geometriche, alcune invece presentano

incisioni con figure stilizzate che interagiscono tra loro (cacciatori, animali,

sciamani).

 GRANAI

La nascita di un nuovo tipo di costruzione dedicata all’immagazzinare riso e altre risorse alimentari è

importante, poiché nei secoli successivi fu adottata come un tipo di architettura sacra.

Il nuovo magazzino era una costruzione rettangolare di legno, coperta da un tetto di paglia e innalzata dal

terreno su travi. Era raggiungibile tramite una scaletta. L’ovvio vantaggio era che preveniva che il riso

marcisse, poiché la sopraelevazione lasciava un cuscino d’aria tra esso e il terreno umido.

 CERAMICHE

Ci sono stati ritrovamenti piuttosto rari di vasi che, pur variando in forma e dimensione, hanno tutti una

caratteristica comune: il disegno di un viso umano sul collo o sul corpo. È possibile che servissero come

contenitori di diversi oggetti nei riti funerari, in particolar modo nei cosiddetti ‘secondi riti di sepoltura’. Si

ritiene che alcuni servissero per contenere cereali, altri, dal collo lungo e stretto, per contenere acqua usata

nella cerimonia del lavaggio delle ossa, altri ancora, più larghi e con il collo ampio, per contenere le ossa vere

e proprie. PERIODO KOFUN (300 d.C. ~ 710 d.C.)

 ARCHITETTURA FUNERARIA

i (“ ”)

 KOFUN VECCHIA TOMBA

I kofun sono tumuli a forma di serratura, circondati da pietre rituali

che ne delimitano lo spazio sacro. Sono i primi esempi di tombe

‘singole’, di solito utilizzati per la sepoltura di personaggi importanti.

Hanno precedenti in Cina ed in Corea, e fecero la loro comparsa in

Giappone già dalla metà del periodo Yayoi. Tuttavia, ci sono diverse

differenze tra i due tipi di tombe a tumulo.

Per prima cosa, la dimensione: le tombe del periodo Yayoi hanno

dimensioni molto ridotte (50 metri di lunghezza) rispetto a quelle del

periodo Kofun (più di 100 metri di lunghezza). Il kofun più grande è

quello attribuito all’imperatore Nintoku.

In secondo luogo, il corredo funebre: le spade di bronzo e le campane

dotaku non ne fanno più parte; i morti vengono sepolti in bare di legno

con armi di ferro e di fattura non arcaica, oltre che con i tre sacri tesori,

gioielli d’oro, oggetti esotici; sculture di argilla di varie forme, chiamate

haniwa, vengono distribuite lungo tutta la superficie del tumulo. Gli

haniwa avevano spesso la forma di una casa, posta direttamente sopra il defunto, o di utensili, persone,

animali. Si presume che la loro funzione fosse la separazione del mondo dei vivi da quello dei morti, la

protezione e la garanzia di un luogo familiare per lo spirito del defunto.

Per ultimo, la forma: se nel periodo Yayoi era rettangolare, il kofun consiste in un tumulo circolare

fronteggiato da un altro tumulo di forma triangolare, che gli conferisce la classica forma ‘a serratura’.

Queste differenze simboleggiano il cambiamento delle pratiche rituali e l’aumento dell’importanza con cui

la comunità onorava i morti.

H

 ANIWA Sculture di argilla disposte lungo la superficie del tumulo.

Potevano avere forma di casa, persone o animali ed erano posti

direttamente sopra il defunto e, circolarmente, all'entrata della

sala di sepoltura. Probabilmente il loro scopo era di separare il

mondo dei vivi da quello dei morti e al tempo stesso proteggere

il defunto e offrirgli un atmosfera serena.

PERIODO NARA (710 d.C. ~ 794 d.C.)

 ARCHITETTURA GENERALE DEL SANTUARIO SHINTO

Il più classico esempio di complesso shinto è una costruzione di

legno non verniciato delimitato da un recinto e raggiungibile

attraverso sentieri coperti di ghiaia all’interno di una fitta foresta.

L’iwakura, cioè il sito naturale dove si ritiene che risieda la

divinità, è solitamente rappresentato da un santuario di legno non

pitturato, dotato di recinto, al quale si accede attraverso un

particolare cancello di legno laccato di rosso chiamato torii, il

quale delimita l’ingresso all’area sacra. Il torii è formato da due

pali verticali che sostengono due architravi orizzontali, dei quali il

superiore forma una leggera curva concava.

Lo honden è La costruzione principale del santuario shinto, il

sancta sanctorum. Si trova al centro del perimetro più interno del

complesso. santuari shinto: I

 SANTUARIO DI SE La struttura del santuario

di Ise (il più importante in

Giappone) ha rappresentato

lo standard per tutti i siti

successivi. All’originale

architettura sono state fatte

delle aggiunte nel periodo

Edo, come granai

cerimoniali, stalle, edifici per

i monaci, e una sala per le

performance delle danze

sacre kagura.

La struttura dello honden

del santuario di Ise rimanda

a quella dei granai dell’era

Yayoi, sollevati rispetto al

terreno. Al di là di esso si

trovano due ‘case dei tesori’,

denominate ‘sala est’ e ‘sala

ovest’.

Lo stile in cui è stato costruito è noto come ‘shinmei zukuri’ e, essendo il santuario legato alla

famiglia imperiale, nessun altro santuario può essere costruito secondo lo stesso stile.

Una veranda circonda l’intero livello rialzato, mentre l’entrata è posta sul lato più lungo della

costruzione. Il tetto è a capanna, mentre due piloni ‘autoreggenti’ alle estremità più corte della

struttura conferiscono maggior sostegno al tetto. Dieci tronchi denominati katsuogi sono finalizzati

ad alleggerire ulteriormente il materiale del tetto, che in origine era paglia. Quasi all’estremità del

tetto sporgono due travi sottili, ornate con foglia d’oro, chiamate chigi, un elemento comune ai

templi shintoisti.

santuari shinto: I

 SANTUARIO DI ZUMO

Il santuario di Izumo può forse competere in bellezza con quello di Ise. È dedicato a Okuninushi no

Mikoto, discendente di Susano-o no Mikoto.

Pare che lo honden di Izumo sia strutturato come i palazzi dei primi regnanti Yamato; le sue

dimensioni, infatti, superano significativamente quelle dell’honden di Ise. La sua dimensione è

spiegata sia dal prototipo del palazzo su cui è stato costruito, sia dall’idea che, ad un certo punto nella

sua storia, al santuario fosse stata attribuita la responsabilità del governo sugli affari religiosi.

Costruito su sei pali direttamente

innestati nel terreno, è sopraelevato

rispetto ad esso e comprende una

veranda coperta da un tetto curvo a

capanna. La configurazione della

struttura è nominata taisha zukuri,

reputata la più antica.

 ARCHITETTURA GENERALE DEL TEMPIO BUDDHISTA

La parola ‘tempio’ si riferisce, in architettura buddhista, ad un’intera area sacra e al suo complesso di

strutture. I nomi dei templi sono accompagnati da suffissi come –tera, –dera o –ji; tutti indicano un tempio

dove sono presenti immagini o statue da venerare, e dove i monaci e le monache officiano cerimonie rituali.

Verso la fine del VII secolo, fu decretato che tutti i nomi dei templi buddhisti dovessero terminare con il

suffisso cinese –ji.

Spesso un complesso è diviso in unità più piccole e recinti. Le costruzioni più importanti sono il chūmon

(letteralmente ‘cancello centrale’, è l’unica entrata al tempio), il quale fa parte del chiostro coperto che

circondava le principali sale di culto, la pagoda (reliquiario memoriale) ed il kondo (‘sala dorata’: contiene le

principali immagini di culto). In alcuni templi il kondo viene chiamato hondo, ‘sala principale’.

Fuori dal sito principale sono disposti gli edifici di ‘supporto’ (refettorio, campanile, archivi). Uno dei più

importanti templi buddhisti ancora esistenti è lo Hōryūji.

tempio buddhista: H (già Wakakusadera)

 ŌRYŪJI Quando il

Wakakusadera fu

distrutto da un

incendio, il

tempio fu

ricostruito su una

base più tendente

allo stile cinese e

fu chiamato

Hōryūji.

L’entrata al

complesso

principale è

compresa nel

colonnato

coperto, il quale è

a sua volta

connesso a una

pagoda ed un solo

kondo disposti ad asse lungo la linea mediana di un rettangolo che li racchiude. Nelle

decorazioni, le sculture ed i dipinti si può notare la forte influenza dei canoni estetici cinesi

tipici della dinastia Tang.

All’esterno, ai lati del cancello, sono posti i feroci

Niō, divinità appartenenti ad un gruppo chiamato

kongōjin, che sono volti a proteggere il Buddhismo e

i suoi fedeli. Il guardiano dell'Est è Ungyō, difensore

della notte: una figura dalla pelle nera, con i denti

serrati. Il guardiano dell'Ovest è Angyō, guardiano

delle ore di luce, una creatura dalla pelle rossa e dalla

bocca schiusa. Una volta

all’interno

dell’ampio

cortile, il

visitatore

incontra le

due principali

strutture: il

grande,

‘tarchiato’

kondo, e l’alta,

eccentrica

pagoda a

cinque piani.

I due edifici

servono

propositi

diversi. Il kondo è designato alla venerazione: è una

sala scura, al cui centro vi sono grandi statue di

Buddha e Bodhisattva poste su un altare rialzato. La

pagoda, protesa verso il cielo, è una struttura che serve a onorare la funzione dello ‘stupa’

indiano: come memoriale e reliquiario di una persona importante (nel caso del tempio

buddhista, il Buddha stesso) e un memento della struttura verticale del diagramma

universale.

Uno dei più importanti tesori conservati nel tempio è una triade Di Shaka (il Buddha

storico).  T S

RIADE DI HAKA (TORI BUSSHI, 623, HŌRYŪJI, 115cm)

La triade di Shaka è la massima

espressione dell’arte di Tori Busshi. Il

Buddha siede sereno su di un

piedistallo rettangolare. Il suo sguardo

intenso è puntato sullo spazio frontale.

La gestualità delle sue mani manifesta

all’osservatore tranquillità e la

promessa della salvezza. La severa

rigidità del corpo contrasta con le vesti

fluenti, che pendono dal fronte del

piedistallo come una cascata. Un altro

tocco di dinamismo è dato dalle

fiamme tremolanti della sua aureola,

tra le quali sono rappresentati i sette

Buddha del passato.

Lo stile di Tori Busshi è una

reinterpretazione dello stile Wei, che si

affermò in Cina durante il sesto secolo.

Attraverso la Via della Seta, la forte

plasticità delle figure venne

ammorbidita dall’amore tipicamente

asiatico per il disegno e la fantasia

lineare. I corpi del Buddha e dei

Bodhisattva sono appena visibili sotto

le loro vesti; l’attenzione è invece

concentrata sull’esuberantemente

articolato drappeggio delle loro gonne e sciarpe che cadono su entrambi i lati, creando contorni

seghettati che contraddicono l’apparente volume delle figure.

 B Y

UDDA AKUSHI

E' il Buddha della guarigione,

capace di liberare dalla malattia

suprema, ovvero la sofferenza

causata dal ciclo delle rinascite. E'

rivolto ad Est, seduto su un trono

di legno nella posizione del loto.

Non ha capigliatura e non è

accompagnato dai due

Bodhisattva. Ha un piccolo

vasetto medicinale. Bronzo,

63cm.

 Y UMEDONO

“edificio del sogno”, ha forma

ottagonale ed è costruito sulle

rovine della cappella originaria.

K K : scultura di costruzione

UDARA ANNON

coreana. Slanciato ed elegante. Nella mano sinistra

Y K : Lega dorata. E' il

UMEDONO ANNON tiene il vasetto da guaritore, è in piedi su un fuori di

bodhisattva più popolare. Indossa gioielli, una loto rovesciato. Ha una corona di metallo e pietre

corona e vesti elaborate. E' benevolo e preziose ed una collana.

compassionevole ed ha sembianze femminili. A

partire dal XIX secolo, la statua viene mostrata al

pubblico solo in sporadiche occasioni.

B ODHISATTVA

Sono figure intermediarie tra le sofferenze umane e il paradiso buddhista. Non hanno ancora raggiunto

l'illuminazione perchè hanno deciso di restare ad aiutare gli uomini, rispettando i loro quattro voti: salvare

tutti gil uomini, sopprimere tutte le passioni, oltrepassare tutte le porte, realizzare la via del Buddha.

M B : Buddha del Futuro che attende di manifestarsi

IROKU OSATSU

e permettere a tutti di raggiungere l'illuminazione. E' colui che

impartisce gli insegnamenti e chiarisce la dottrina. Ha una gamba

piegata ed è poggiato su un fuori di loto. Il volto è sereno, ha gli occhi

socchiusi e un sorriso accennato. E' uno dei sei bodisatthva del tempo

(originariamente erano otto). Ha una forma realistica e

tridimensionale. VII secolo, 132cm, Sala del Tesoro nel convento di

Chūgūji accanto all'Hōryū-ji, legno.

S S : L’ultimo gruppo di

CENA DELLA MORTE DI HAKA

sculture ad essere state sistemate nello Hōryūji durante la

sua costruzione sono state dei quadri in legno e metallo con

figure d’argilla al primo piano della pagoda. Ognuno di

questi racconta un particolare tema buddhista.

Il quadro a nord rappresenta la morte e il parinirvana di

Shaka. Il corpo dorato del Buddha è adagiato su una

piattaforma, mentre i suoi discepoli e i bodhisattva lo

circondano. Perfino la madre è scesa dal Paradiso per

assistere a questo evento. I discepoli, che ancora non hanno

compreso a fondo gli insegnamenti del loro maestro, si

abbandonano a dimostrazioni di dolore. I bodhisattva invece

osservano quietamente la scena.

Gli altri pannelli sono ugualmente vividi.

T : E' il più forte dei quattro

AMONTEN

Shitennō posti agli angoli dell'altare nel

kondō. Mantiene un reliquiario. Ogni

Shitennō è formato da un unico blocco di di

legno e alcuni dettagli sono d'oro. Calpestano

un demone. 650, legno.

tempio buddhista: A

 SUKADERA

Asukadera fu uno degli edifici principali della prima

capitale permanente, Fujiwara. fu tuttavia bruciato e

mai ricostruito durante l’epoca Kamakura.

B A

UDDHA DI SUKADERA (TORI BUSSHI, BRONZO,

606. ASUKADERA, 276cm.)

Il Buddha è ospitato nell’unico kondo rimanente del tempio di

Asukadera. Lo stile di Tori Busshi si riconosce nella linearità e

geometricità dei lineamenti, e nel drappeggio della veste. Sulla testa si

possono riconoscere i classici boccoli a lumachella.

tempio buddhista: Y

 AKUSHIJI

E' situato a sud-ovest di Nara, dedicato al Buddha della

medicina. A causa di numerosi incendi, disastri naturali e

guerre, oggi resta integra soltanto una delle due pagode,

quella ad est (l'altra è stata ricostruita da poco). Nel

chiostro, c'è anche una sala di lettura. Ogni piano

dell'hondō e delle pagode seguono lo stile mokoshi, ovvero

del doppio tetto (tre tetti principali e tre tetti più piccoli). Il

kōdō è integrato nel colonnato.

La pagoda est ha un mokoshi ad ogni livello ed è

quindi più stabile di qualsiasi altra. La sua struttura

lascia penetrare più luce. E' un esempio unico nel suo

stile.

 TRIADE DI YAKUSHI (VII SECOLO, HONDO, YAKUSHIJI.)

La triade composta dal

Buddha Yakushi affiancato dai

suoi due bodhisattva, Nikko e

Gakko, è un esempio della

profonda influenza Tang sulla

scultura giapponese.

Fuse in bronzo, queste

sculture hanno acquisito una ricca

patina nera che contrasta

particolarmente con le luminose

aureole dorate, probabilmente

aggiunte nel periodo Edo.

Come il dipinto della Triade di

Amida nell’Hōryūji, lo Yakushi e i

suoi bodhisattva sono figure piene

e carnose. Nikko e Gakko hanno

pose dinamiche; sono vestiti in

gonne e scialli che aderiscono alla

loro pelle come se fossero bagnate, rivelando la forma del corpo. Essi indossano inoltre ricchi gioielli,

come collane intricate, pendenti e corone. Il Buddha, com’è d’uso, non porta gioielli, e la sua lunga

ata su cui è seduto in un ricco

veste fluisce oltre il bordo della piattaforma fittamente decor

disegno di pieghe irregolari.

K : R P S :

Conservata nel tempio Yakushiji. E' dipinto su

ICHIJŌTEN ITRATTO DEL RINCIPE HOTOKU

un dipinto su canapa e, probabilmente, era parte di carta. Grazie all'abbigliamento del Principe è

un abito. Rappresenta una dama di corte che possibile datare l'opera. La figura di Shotoku è molto

rispecchia i canoni di bellezza femminili tipici del più alta di quella dei due bambini al suo fianco

gusto cinese: corpo elegante e pieno, labbra a (probabilmente due dei suoi sette figli). Il Principe

bocciolo di rosa. Il vistoso anello che indossa lascia mantiene la tavoletta di legno simbolo del potere

pensare che rappresenti la dea della bellezza e della imperiale. Fu lui a promuovere la diffusione del

fecondità. Il dipinto è fatto con colori luminosi. Buddhismo.

tempio buddhista: K

 OFUKUJI

Dei templi che furono eretti a Nara prima della costruzione del Tōdaiji, il Kofukuji garantisce il

miglior scorcio sull’arte e l’architettura buddhista dell’ottavo secolo. Era uno dei templi privati dei

Fujiwara, e sicuramente il tempio più grande ed impressionante degli anni che precedevano la

costruzione del Tōdaiji.

Come originariamente progettato, il tempio comprende tre kondo, dei quali il principale è posto al

centro del colonnato, e gli altri due ad est e ad ovest, fuori dal chiostro. L’unica pagoda è posta vicino al

kondo est. Accanto al kondo ovest fu costruita, in occasione della morte di Fujiwara no Fuhito, il

committente del tempio, una sala memoriale ottagonale, che sostituì le funzioni di reliquiario della

pagoda.

Il Kofukuji non era solo un luogo di culto, ma ospitava anche una Sala della Medicina (fungeva da

ospedale) e una Sala della Carità (dove ospitavano orfani e anziani).

tempio buddhista: T

 ŌDAIJI La costruzione del complesso del Tōdaiji e la

fusione della colossale statua del Birushana Buddha

furono i progetti più importanti intrapresi dalla corte

nell’ottavo secolo.

Il sito è immenso, e ha due cancelli: il Nandaimon

all’estremo sud, e il chumon all’entrata del cuore del

tempio. Il tempio originale comprendeva due pagode

di sette piani, alte 110 metri e racchiuse ognuna nel

proprio colonnato; a nord, vi era la struttura

principale, l’hondo, meglio noto come Daibutsuden

(sala del grande Buddha), il cui nome deriva dalla

colossale statua del Birushana Buddha che vi era

conservata. L’hondo era contenuto in due chiostri che

rispettivamente ne contenevano il cortile frontale e

posteriore.

Il Daibutsuden è un edificio rettangolare di 87 x 52

metri, ben più grande della sala delle udienze del

palazzo imperiale. Venne bruciato nel 1180, durante

la guerra civile Genpei. Fu però immediatamente

ricostruito e venne fatta un’altra statua del

Birushana.

Dietro di esso si trova il kōdō (sala delle lezioni)

circondato su tre lati dai dormitori dei monaci. Il

refettorio è invece una costruzione separata,

anch’essa con il suo cortile.

Il magazzino del clan imperiale, lo Shōsōin, è situato a nord ovest rispetto al Daibutsuden, e contiene

più di 9000 oggetti. È costruito sul modello architettonico azekura (con assi sporgenti alle estremità

degli angoli); il pavimento rialzato è nello stile dei granai dell’era Yayoi, sollevati rispetto al terreno. È

la più antica struttura del suo genere sopravvissuta sino ad oggi.

H : (Sala del Sutra del Loto) struttura del complesso del Todaiji, il cui altare comprende diverse

OKKED Ō

importanti statue. Al centro spicca Fukūkenjaku Kannon, una delle trentatre rappresentazioni di Kannon

munita di otto braccia e accompagnato

da Nikkō e Gakkō. F K : (362 , 740 , . H ) è

UKŪKENJAKU ANNON CM S LACCA SECCA OKKEDO

accompagnato dai suoi due fedeli bodhisattva. Sulla fronte ha un terzo

occhio e due delle otto braccia sono unite di fronte al petto. Alle sue

spalle spicca un'aureola che simboleggia la luce dorata emessa dal suo

corpo. Probabilmente i due bodhisattva, di materiali differenti e dai

volti sereni, originariamente non erano Nikkō e Gakkō.

S (

Q R G ): in argilla,

HITENN Ō UATTRO E UARDIANI

modellati su legno. Sono contenuti nel Kaidanin (sala

d'ordine) del Todaiji. Indossanno delle armature e

ciascuno di essi mantiene un oggetto che richiama la sua

caratteristica (una pergamena, una spada lunga, una

lancia ed un reliquiario). Ognuno calpesta un demone.

Jikokuten mantiene una lunga spada. Attualmente sono

monocromatici ma anticamente erano probabilmente

ricoperti in foglia d'oro. S : 170cm circa, 733. È uno dei

H

Ū

KONG Ō JIN

guardiani chiamati kongōjin. Viene mostrato al

pubblico solo una volta l'anno. E' sito dietro l'altare

nell'Hokkedō. Le sue vesti sono colorate; ha

entrambi i piedi sul suolo ma i suoi vestiti rendono

comunque l'idea di movimento. Ha un'espressione

aggressiva.

T S ( B ): si

ANJ Ō HAKA NASCITA DEL UDDHA

trova nel Todaiji ed è su modello cinese. Ha fattezze a

metà tra un adulto ed un bambino ed è in piedi su un

fiore di loto. E' contenuto in una bacinella da tè,

usata nelle cerimonie che commemorano appunto la

nascita del Buddha. VIII secolo.

S (E T ): è il magazzino del clan imperiale ed è situato a nord ovest della

H

Ō

S

Ō IN DIFICIO DEL ESORO

grande statua del Buddha, nel Todaiji. Contiene più di 9000 oggetti. E' costruito su modello architettonico

azekura: le parti in legno hanno forma triangolare e sono unite in modo che gli angoli si intersechino. Per

ridurre i potenziali danni del clima, l'edificio è sollegato rispetto al suolo (su modello dei granai Yayoi). La

stessa struttura è solitamente usata per i repositori dei sutra. E' la più antica struttura del suo genere ad oggi

sorpavvissuta ed è composta da tre unità disinte, unite da una parte centrale la cui struttura è diversa. Il tetto

è composto di tegole.

Non si conosce la data esatta del suo completamento. In epoca moderna è stato costruita accanto ad esso un

edificio di cemento in cui viene riposta la collezione nelle stagioni più umide.

L'immensa collezione al suo interno fu donata dalla moglie dell'Imperatore Shomu alla morte di quest'ultimo

(756), seguendo le direttive del suo testamento scritto. Contiene arredi buddhisti, oggetti rari e preziosi,

paraventi, maschere, ceramiche, gemme e tessuti pregiati. Molti di questi oggetti provengono dalla Cina o

sono copie giapponesi di prototipi cinesi. Sui vari oggetti ricorre la figura dell'albero della vita (come sul

paravento Rokechi no Byobu) e rappresentazioni di uomini a caccia: grazie a queste simbologia è possibili

affermare che il tesoro deriva dai floridi scambi delle “vie della seta” che animavano l'Oriente (sono infatti

presenti anche coppe in vetro, un materiale che a causa del suo costo non veniva prodotto in Giappone ma

importato dalla Persia)  TEMPIO TAMAMUSHI (650 ca, LEGNO LACCATO, HŌRYŪJI.)

Il tempietto Tamamushi è uno degli oggetti più

importanti che ci siano rimasti dal periodo Asuka, non

solo perché ci offre uno scorcio tridimensionale accurato

di un edificio di questo periodo, ma anche perché è l’unico

esempio di pittura buddhista del settimo secolo che sia

sopravvissuto fino a noi.

Questo ‘tempio portatile’ ha un kondo in miniatura

sopra un alto plinto rettangolare, a sua volta appoggiato su

un robusto piedistallo. Le superfici del kondo e le quattro

facce del plinto sono decorate con immagini di

bodhisattva, degli Shitennō (Quattro Re Guardiani), e di

narrazioni buddhiste. Su ognuna delle due porte frontali

del kondo sono rappresentati due Shitennō. Sulle porte

laterali sono dipinti graziosi bodhisattva. I muri interni

sono decorati con file di piccoli Buddha assisi. La scultura

all’interno era probabilmente una figura di Shaka, che è

stata in seguito sostituita con una di Kannon. Il piedistallo

rettangolare è decorato con temi tradizionali buddhisti;

sulla faccia frontale, due monaci venerano reliquie; sul

retro, c’è un’immagine del Monte Sumeru; ai lati sono

rappresentate storie jataka.

tempio buddhista: T

 OSHODAIJI Il Toshodaiji è il miglior esempio

rimastoci dell’architettura della

seconda metà del periodo Nara, e

soprattutto dello stile in cui il

Tōdaiji era stato originariamente

costruito.

È un tempio privato, quindi

abbastanza piccolo. Si pensa che la

prima sala ad essere costruita non

fosse il kondo, ma il kōdō, poiché la

ragione principale per la sua

costruzione era dare alla scuola

buddhista Ritsu un luogo dove

poter predicare.

L’area principale, ovviamente,

consisteva del kondo e del chumon,

legati da un colonnato coperto che

andava a creare un cortile interno

tra le due strutture, alla maniera del

Tōdaiji.

E ( ): attualmente si trova nel Museo

INGA KY

Ō SUTRA ILLUSTRATO DELLA CAUSA ED EFFETTO

Nazionale di Nara. E' un emakimono, cioè un rotolo illustrato, e comprende otto illustrazioni che narrano la

vita del Buddha Shaka, dalla sua giovinezza al raggiungimento dell'illuminazione, comprese alcune immagini

delle sue precedenti incarnazioni. Va letto da destra verso sinistra, i disegni sono posti sopra il testo.

Prevalgono colori come rosso, verde e arancione. Inchiostro e colore su carta.

I G : custodito nel Tōshōdaiji, è l'esempio esistente più

L MONACO ANJIN

antico di scultura-ritratto giapponese. E' seduto a gambe conserte e ha le

mani nella posizione della meditazione. Ha le palpebre socchiuse. E'

modellato su base realistica ma ha pochi dettagli specifici. Lacca secca.

PERIODO HEIAN (794 d.C. ~ 1185 d.C.)

Le arti conoscono, nel periodo Heian, una fioritura ricchissima, grazie alla duratura pace stabilita dal

governo Fujiwara e alla ricchezza di cui godeva la corte imperiale. Gli aristocratici avevano il tempo e i mezzi

di dilettarsi nelle attività che preferivano, influenzando con il loro concetto di ‘raffinatezza’ tutti gli artisti del

paese.

C H : su modello delle capitali precedenti, anche Heian fu costruita su base rettangolare. Il

ITTÀ DI EIAN

palazzo imperiale, che includeva anche gli edifici governativi, occupava i quattro blocchi centrali a nord della

città. Gli unici due templi buddhisti ammessi nel perimetro erano posti il più lontano possibile dalla Corte. Il

Daigokuden (Sala delle Udienze) fu bruciato nel 1177 e mai ricostruito. Gli edifici governativi erano posti

vicino il cancello principale. Lo Shinshinden, usato per le cerimonie più importanti, presenta un doppio tetto

di legno di cipresso ed è supportato da altri pilastri. Il Seiryōden, dove l'imperatore viveva o teneva le udienze

informali, ha invece un tetto singolo di legno di cipresso ed è supportato da pilastri bassi. L'interno del

Seiryōden è dipinto su un'illustrazione del Ban Dainagon ekotoba: in questa scena l'imperatore sta tenendo

un'udienza con un ministro Fujiwara ed è seduto su un cuscino poggiato su un tatami; alle sue spalle la

parete è formata da porte scorrevoli (fusuma) decorate con paesaggi in stile giapponese (yamato-e).

All'esterno un messaggero è in attesa e dietro di lui c'è uno schermo decorato invece con lo stile cinese (kara-

e )

Il canone di bellezza femminile prediligeva donne dal viso rotondo, corpo snello e lunghi capelli neri. Il volto

doveva essere incipriato, le sopracciglia disegnate ed i vestiti dovevano essere voluminosi, pesanti e composti

da più strati di seta. Anche gli uomini dovevano avere il volto rotondo e il corpo snello, e dovevano indossare

ricercati abiti in seta, anch'essi in più strati.

Era diffusa la pratica della poligamia e per ogni nobiluomo Heian doveva avere tanti figli, così da scalare la

piramide sociale attraverso tutta una serie di matrimoni vantaggiosi. Ciascuno doveva scegliere una moglie

principale che fosse almeno pari al suo.

La donna doveva mostrarsi soltanto agli occhi del padre o del marito, trascorrendo le sue giornate nello

shinden (appartamento) dilettandosi con la pratica della calligrafia e della musica. Poteva uscire soltanto in

occasioni di festival o cerimonie.

S : normalmente, un nobiluomo visitava la propria moglie in casa sua o dei loro genitori. Soltanto

HINDEN

alla morte del padre, lo sposo poteva costruire la propria dimora. Lo shinden consisteva in una serie di sale e

piccoli edifici collegati da corridoi coperti. Gli appartamenti del lord erano a sud, a nord c'erano invece le

stanze della moglie principale, vicino la quale erano anche posti la cucina, le stanze dei servi e il magazzino.

Le altre mogli erano posizionate ad una discreta distanza dalla prima moglie, con la quale non avevano

rapporti. Di fronte alla residenza di ogni moglie c'era un piccolo giardino. Gli uomini e le donne Heian

trascorrevano gran parte delle loro giornate in queste stanze, i cui spazi erano suddivisi da larghi paraventi

decorati con temi kara-e. Se il clima lo permetteva, era possibile spostarli, esponendosi all'esterno ma

mantenendo la dovuta privacy attraverso separè di bamboo o di stoffa.

Il rosso e il nero erano i colori principali anche per il mobilio e i suppellettili e queste colorazioni erano dette

negoro. Si sviluppo anche lo stile maki-e, letteralmente “pittura brillante”: l'oggetto veniva ricoperto da uno

strato di polvere d'oro o argento prima di essere colorato ulteriormente e ricoperto da una patina di lacca

trasparente che lo proteggesse.

Quasi ogni shinden era dotato di un piccolo stagno o, in alcuni casi, di un piccolo laghetto. Venivano ricreati

paesaggi in miniatura che decoravano il giardino.

L

 ETTERATURA

Gli insegnamenti impartiti nelle università erano ancora rigorosamente legati ai classici cinesi.

Al'inizio del XIX secolo il sistema di scrittura manyōgama (che sfruttava la fonetica dei caratteri cinesi per

esprimere le inflessioni della grammatica giapponese) fu sostituito dai kana, la cui invenzione è attribuita al

monaco Kukai,

Inizialmente l'approccio al nuovo alfabeto hiragana fu esclusivamente femminile, ma la nuova scrittura si

dimostrò così comoda che presto anche gli uomini lo utilizzarono insieme ai caratteri cinesi, specialmente

nella composizione di waka, poesie di trentuno sillabe.

La poesia divenne un nuovo mezzo di comunicazione, requisito fondamentale per la vita di Corte. All'inizio i

versi venivano scritti solo per un singolo lettore, da cui si attendeva una risposta, ma successivamente si

diffusero competizioni poetiche.

Fiorisce il genere dei monogatari, di cui fa parte il Genji Monogatari.

 ARTI FIGURATIVE


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Strangeilary di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte giapponese 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Vesco Silvia.

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