Muromachi (1336 d.C. - 1573 d.C.)
Estetica del wabi
La bellezza percepita nella sua semplicità, il piacere deriva dall'austerità e dalla solitudine. Lo scorrere del tempo lascia segni che rendono l'oggetto più prezioso.
Zen
La meditazione è l'unico modo per raggiungere l'illuminazione (Satori) e il concetto di vacuità è fondamentale in quanto stato dinamico e condizione di ogni possibilità, rappresentata dall'Ensō, ideogramma dalla forma circolare. A differenza del Nirvana, il Satori non rappresenta una fuga dal mondo, bensì la partecipazione attiva e consapevole ad esso.
Templi Zen (caratteristiche)
- Più di cento sub-strutture.
- Le parti laterali sono adibite a dimore per i monaci, si tratta di stanze per lo studio e la meditazione.
- Vi sono stanze per la lettura dei sutra e la celebrazione della memoria del fondatore del tempio.
- La zona centrale è aperta al pubblico ed è composta da:
- Sanmon (porta d'entrata);
- Butsude (sala del Buddha per le cerimonie pubbliche);
- Hattō (stanza per le assemblee dei monaci);
- Shariden (stanze per onorare il Buddha Shaka e i maestri Zen);
- Kaisandō (sala dedicata al fondatore).
- Il giardino è dedicato alla contemplazione, all'interno del recinto ci sono altri mini templi.
Higashiyama-ku (1384 – 1425; Kyoto)
Ispirato all'architettura cinese, si sviluppa su due piani, il secondo dei quali è pieno di statue. Il tetto è in legno, composto da due parti.
Ryōanji (1500; Kyoto)
L'edificio principale è il shoin, costituito da un ambiente molto ampio, ricoperto da tatami, ridimensionato a seconda dell'uso. Attribuito al maestro Soami. Il giardino interno è molto particolare, piccolo (secondo il principio del karekansui, paesaggi asciutti, spazio limitato e oggetti che si prestano ad interpretazioni metafisiche) e privo di acqua. Vi sono quindici rocce, collocate a gruppi in modo che sia impossibile vederle tutte contemporaneamente da qualunque angolazione. Tra le diverse interpretazioni, spiccano quella che vedrebbe dell'acqua con delle isole in mezzo, e quella che propende per una tigre che accompagna i suoi cuccioli in acqua. È circondato da una veranda e racchiuso da una cinta muraria su due lati.
Daisenin (1513; Kyoto)
Tempio minore del Daitokuji, casa dell'abate. Nella parte orientale è situata la sala dedicata al fondatore, utilizzato anche per incontri artistici e di poesia. Le rocce nel giardino riproducono il paesaggio circostante: i ciottoli in ghiaia richiamano il fiume, la grande roccia sospesa è invece un ponte: il tutto simboleggia lo scorrere della vita e la longevità.
Kinkaku-ji (1398; Kyoto)
Il suo vero nome è Rokuon-ji. Inizialmente apparteneva ad Ashikaga Yoshimitsu, che lo utilizzava come residenza estiva, ma successivamente fu convertito in tempio zen. Tre piani, il secondo dei quali in stile cinese, tetto doppio. Il piano terra, adibito ad area "relax", ha le porte scorrevoli; il primo piano è a forma di "L" ed è coperto. Le finestre rettangolari sono in stile cinese e richiamano la contemplazione della natura. L'ultimo piano ospita numerose statue, tra cui quella di Amida e di venticinque Bodhisattva. Fu distrutto da un incendio nel 1950 e ricostruito cinque anni dopo.
Ginkaku-ji (1489; Kyoto)
Il vero nome è Jisho-ji. Dopo la morte di Ashikaga Yoshimasa, fu convertito in tempio Zen. Si divide in due piani. Il piano terra è usato anche come luogo di meditazione, il primo piano ospita la cappella dedicata a Kannon e si ipotizza fosse anticamente rivestito di foglie d'argento. Originariamente il complesso prevedeva dodici edifici, attualmente è affiancato ad un tempio Tendai. Le finestre sono in carta di riso, in stile cinese.
Tōgudō (1486)
Costituito da un unico tetto spiovente, edificio dedicato ad Amida. Si affaccia su un lago artificiale. In esso si celebra il rituale del Chanoyu, ovvero la cerimonia del tè a scopo meditativo. All'interno dell'unico piano vi sono varie mensole disposte ad altezze differenti, porte scorrevoli e tatami sul pavimento.
Pittura Zen
È una pittura ad inchiostro che si concentra principalmente sui paesaggi. Il genere più diffuso è quello del doshakuga, dipinti che cercano di "esprimere l'inesprimibile", ovvero esperienze soggettive. Per i monaci Zen, la pittura era fondamentale per la crescita spirituale. Il pittore più famoso fu Sesshu, con la sua tecnica Haboku.
Morte del Buddha (1408)
Conservato nel Tōfukuji, a Kyoto. L'autore è Kichizen Minchō. Si tratta di un kakemono, un rotolo verticale di seta, e aveva funzione didattica. Al centro vi è il corpo di Buddha circondato da alberi e animali apparentemente disperati. La profondità è irreale, l'orizzonte non è disegnato dove dovrebbe realmente essere.
Kannon vestito di bianco (1421)
È uno shingajiku, un rotolo verticale che unisce poesia e un paesaggio monocromatico, spesso di ispirazione cinese. Furono proprio i monaci Zen ad introdurre in Giappone questo genere di disegno. Sulla parte superiore sono incise le poesie dedicate al monaco Sunshihaku, cui è dedicato. Appartiene al genere dei dōshakuga, dipinti che cercano di comunicare un'esperienza soggettiva attraverso la percezione sensoriale, e l'aureola suggerisce la santità del personaggio. Inchiostro su carta. Autore: Kichizen Michō.
Kanzan (anteriore al 1345)
Autore: Kaō. Kakemono, inchiostro e colore su carta. È un dōshakuga. Si tratta del ritratto del poeta Kanzan, che dà le spalle al pubblico e incrocia le braccia. Testa e piedi sono resi con linee sottili e precise, mentre il busto e la parte inferiore del corpo sono frutto di pennellate spesse e scure. Lo stile così semplice ed essenziale vuole sottolineare la personalità del poeta, forte ed eccentrica.
Come catturare un pescegatto con una zucca (1415)
Autore: Josetsu. Kakemono, inchiostro su carta. È un dōshakuga Kōan, ovvero un'opera che descrive una parabola Zen basata su quesiti irrisolvibili. Al centro vi è un uomo che, perplesso, guarda la zucca, e nel ruscello di fronte sta il pescegatto. La profondità viene resa molto bene attraverso il contrasto tra parti scure e chiare. Nella parte superiore compaiono gli elogi che ben trenta monaci dedicarono ad Ashikaga Yoshimochi, quando lo shōgun richiese l'opera.
Leggendo nello studio di bamboo (1446) (dettaglio)
Autore: Shubun, allievo di Josetsu. Kakemono, inchiostro e colore su carta. È uno shigjiku. Questo dettaglio rappresenta un rifugio di montagna nascosto tra gli alberi di bamboo. L'acqua scorre in senso diagonale e la montagna ha dei picchi scoscesi, con qualche albero. Marcando con inchiostro più scuro i contorni delle rocce, si risolve il problema della profondità, finalmente resa fedelmente. La scelta dei colori spinge lo spettatore a cercare quasi altri dettagli al di là della nebbia e delle montagne.
Sesshu e la tecnica Haboku
La tecnica consiste nel sovrapporre uno strato di inchiostro su uno già applicato in precedenza ma ancora bagnato, per rendere il senso di profondità. L'introduzione di questo stile rappresentò una svolta nella pittura ad inchiostro.
Paesaggio invernale (1470)
Autore: Sesshu. Rappresenta il primo di quattro paesaggi, ciascuno dedicato ad una stagione diversa. Nei pressi di un corso d'acqua, in basso a destra, nasce un sentiero che conduce al tempio attraverso le rocce. Sullo sfondo a sinistra una parte più chiara, a destra invece più scura e frastagliata. L'autore vuole richiamare il cambiamento delle cose, e inoltre dimostrare come il freddo non sia eterno, vi è sempre un posto caldo che attende il viaggiatore. Gli elementi del paesaggio richiamano il gusto cinese, ma lo stile è giapponese.
Paesaggio con tecnica "a inchiostro spezzato" (1495) (dettaglio)
Autore: Sesshu. Nella parte superiore dell'opera c'è un testo scritto dall'autore stesso, dedicato ad un suo allievo, ed ha funzione di "chinzo" (pittura didattica): finalmente l'allievo è pronto per intraprendere la propria carriera in maniera autonoma. Il disegno è eseguito con pennellate rapide, libere, quasi come se l'inchiostro fosse "spruzzato" sulla carta, ma nonostante l'essenzialità del soggetto l'immagine appare nitida.
Paesaggio nelle quattro stagioni
Autore: Sōami. Si tratta di una coppia di byōbu (paraventi a sei pannelli), inchiostro su carta. Il primo rappresenta primavera ed estate, il secondo autunno ed inverno, e nel complesso suggerisce la serenità della natura.
Ohiroma (1625)
Castello di Nijō (ex dimora Tokugawa), Kyōto. La sala udienze è decorata con un dipinto gigante che occupa tutta la parete, e il pavimento è rialzato nel punto in cui anticamente si sedeva lo shōgun.
Villa imperiale di Katsura (1620 – 1624)
Costruito per ospitare le assemblee informali tra artigiani e famiglia imperiale, un luogo in cui divertirsi a prescindere dalla posizione sociale (non ci sono parti di pavimento rialzate). È dotato di un balcone e l'intera villa si ispira a quella descritta nel Genji Monogatari, con grande attenzione per i dettagli: un unico piano, il legno scuro contrasta con la carta degli shōji, il paesaggio intorno è perfetto e la disposizione dei padiglioni rispetta l'etichetta samuraica.
Rekihaku byōbu (1520)
Colore su carta. Risale al periodo in cui il soggetto prediletto per i paraventi era proprio la capitale. L'idea di fondo era creare una veduta aerea.
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