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FIGURA DALLA PREFETTURA DI AKITA

TERRACOTTA

JOMON ANTICO

TOKYO

La parte superiore dell’opera presenta un mezzo busto di una persona con

una testa, lunghi capelli e braccia piegate sulle spalle, mentre, la parte

inferiore termina con una forma fallica.

Questi oggetti venivano usati come simbolo di procreazione e vita.

UMANO/FELINO

TERRACOTTA

MEDIO JOMON

MUSEO NAZIONALE DI TOKYO

La forma della faccia si presenta come una U rovesciata con dei forellini

sulla pelle che stanno a rappresentare la pelliccia dell’animale per

rendere il tutto più realistico.

FIGURA PARTICOLARE

TERRACOTTA

JOMON FINALE

COLLEZIONE PRIVATA, GIAPPONE

Quest’opera presenta abiti ben definti e decorati con motivi variegati.

Sia il corpo che la faccia sono falsati, ha una bocca piccola e

inclinata verso il basso e c’è un singolo buco per il naso posto fra i

due occhi (enormi cerchi, divisi in due da una linea orizzontale).

Secondo alcuni studiosi gli occhi riflettono la morte, altri li vedono

come una sorta di finestra sulle anime. 1

FIGURA FEMMINILE

TERRACOTTA

JOMON FINALE

COLLEZIONE PRIVATA, GUNMA

Vista dal fronte presenta un corpo curvilineo, stretto in vita e largo sui fianchi,

decorato con motivi a linee orizzontali e a piccoli cerchi concentrici.

La testa è a forma di cuore e gli occhi sono due grandi fori concentrici e

presenta un naso importante.

STAMPO PER DOTAKU

BRONZO

PERIODO YAYOI

MUSEO NAZIONALE, TOKYO

?

Le dōtaku (銅銅 ) sono campane di bronzo, relativamente sottili, risalenti

al periodo Yayoi. Le più antiche dōtaku ritrovate risalgono al II o III

secolo(corrispondenti alla fine del periodo Yayoi). La loro altezza varia

dai 10 ai 130 centimetri circa. L'ottima fattura delle dōtaku indica una

buona padronanza delle tecniche di fusione del bronzo da parte dei

giapponesi del periodo Yayoi. Erano decorate con motivi raffiguranti la

natura e gli animali (tra i quali libellule, mantidi religiose e ragni). Gli

storici credono che le dōtaku venissero utilizzate a scopo rituale, per

propiziare buoni raccolti. Gli animali raffigurati erano infatti nemici

naturali degli insetti che attaccavano le piante di riso. Si suppone

quindi che le dōtaku appartenessero a figure sciamaniche che

detenevano sia il potere politico (necessario per la loro realizzazione)

che quello religioso (per celebrare i riti in cui venivano utilizzate).

Attualmente sono state ritrovate circa 470dōtaku

TOMBA DI NINTOKU (KOFUN)

PERIODO KOFUN

PREFETTURA DI OSAKA

È il kofun che venne fatto per l’imperatore Nintoku. È a forma di buco

di serratura ed è circondato da 3 fossati (per tenere il kofun separato

dalla zona abitativa).

Al suo interno sono stati ritrovati moltissimi haniwa di varie forme. 2

HANIWA SOLDATO

ARGILLA

PERIODO KOFUN

ISEZAKI, MUSEO ARCHEOLOGICO

La statua presenta un guerriero rappresentato con l’armatura dell’epoca

(elmo compreso).

HANIWA A FORMA DI CASA

ARGILLA

PERIODO KOFUN

TOKYO MUSEO NAZIONALE

Questo haniwa ci dà un importante informazione sulle abitazioni

dell’epoca (casa fossa).

SANTUARIO DI ISE

La struttura del santuario di Ise (il più importante in

Giappone) ha rappresentato lo standard per tutti i

siti successivi. All’originale architettura sono state

fatte delle aggiunte nel periodo Edo, come granai

cerimoniali, stalle, edifici per i monaci, e una sala

per le performance delle danze sacre kagura.

La struttura dello honden del santuario di Ise

rimanda a quella dei granai dell’era Yayoi, sollevati

rispetto al terreno.

Al di là di esso si trovano due ‘case dei tesori’,

denominate ‘sala est’ e ‘sala ovest’.

Lo stile in cui è stato costruito è noto come ‘shinmei zukuri’ e, essendo il santuario legato alla

famiglia imperiale, nessun altro santuario può essere costruito secondo lo stesso stile.

Una veranda circonda l’intero livello rialzato, mentre l’entrata è posta sul lato più lungo della

costruzione. Il tetto è a capanna, mentre due piloni ‘autoreggenti’ alle estremità più corte della

struttura conferiscono maggior sostegno al tetto. Dieci tronchi denominati katsuogi sono finalizzati

ad alleggerire ulteriormente il materiale del tetto, che in origine era paglia. Quasi all’estremità del

tetto sporgono due travi sottili, ornate con foglia d’oro, chiamate chigi, un elemento comune ai

templi shintoisti.

Ufficialmente conosciuto semplicemente come Jingū, cioè “il Santuario”, è in effetti un enorme

complesso costituito da ben 123 santuari autonomi, suddivisi in due zone 3

principali: Gekū , "Santuario esterno" (di cui fanno parte 32 santuari) e Naikū o "Santuario interno"

(formato da 91 santuari).

Il primo complesso è collocato nella città di Yamada ed è dedicato alla divinità Toyouke no

Omikami, dio dell’agricoltura e dell’industria.

Nel santuario di Ise è contenuto un tesoro nazionale, il Sacro Specchio raffigurante Amaterasu.

Ciò lo rende il sito più importante e sacro allo Shintoismo. Solo una cerchia ristrettissima di

persone può accedere alla vista dello Specchio, sul quale opera la sua vigilanza la Grande

Sacerdotessa. Al pubblico è solamente concesso di vedere il tetto delle costruzioni che si

stagliano dietro a 3 alte recinzioni di legno.

I vecchi santuari vengono smantellati e ricostruiti su un sito adiacente in modo da rispettarne le

esatte caratteristiche ogni 20 anni, con costi esorbitanti, di modo che gli edifici siano per sempre

sia antichi che originali. Ciò ha inoltre lo scopo di passare le tecniche di costruzione alle

generazioni future e segue la credenza shintoista del ciclo continuo della morte e rinnovamento,

nonché della temporaneità di tutte le cose, il wabi-sabi.

SANTUARIO DI IZUMO

Il santuario di Izumo può forse competere in

bellezza con quello di Ise. È dedicato a Okuninushi

no Mikoto, discendente di Susano-o no Mikoto.

Pare che lo honden di Izumo sia strutturato come i

palazzi dei primi regnanti Yamato; le sue

dimensioni, infatti, superano significativamente

quelle dell’honden di Ise. La sua dimensione è

spiegata sia dal prototipo del palazzo su cui è

stato costruito, sia dall’idea che, ad un certo punto

nella sua storia, al santuario fosse stata attribuita

la responsabilità del governo sugli affari religiosi.

Costruito su sei pali direttamente innestati nel terreno, è sopraelevato rispetto ad esso e

comprende una veranda coperta da un tetto curvo a capanna. La configurazione della struttura è

nominata taisha zukuri, reputata la più antica. HORYUJI

L’Horyuji fu completato tra il

600 e il 619, ma fu distrutto da

un incendio nel 670, la sua

ricostruzione fu completata nel

711. E’ un complesso di edifici

interni: il più importante è il

cancello d’entrata (chumon,

cancello centrale), poi

all’interno c’è un chiostro che

circondava le principali strutture

di culto all’interno, la pagoda

4

(reliquiario dove sono riposti i testi sacri, rappresenta l’unione tra il cielo e la terra. E’ in legno con

le pareti bianche, con un pilastro centrale di sostegno alla cui base si trova il reliquiario e che si

estende oltre il tetto con una struttura in rame e termina a forma di fiamma; un altro pilastro ha

forma di fiamma ed è decorato con campanelli) e il kondo (sala dorata, detta anche Hondo,

conteneva l’altare principale del tempio e le immagini votive.) Nel kondo le statue sono poste

frontalmente (non come le statue indiane osservabili a 360°).

L’architettura dei templi buddhisti in questo periodo prendeva spunto da quella coreana. Oltre ai

principali centri di culto c’erano anche delle strutture separate: un ricettacolo di sutra (kyoozoo), un

campanile (shooro), e una sala, dove si tenevano delle lezioni (koodoo).

L’ingresso dello Horyuji viene chiamato Nandaimon, o Grande Portale del Sud; proseguendo verso

il complesso principale si trova un largo viottolo lastricato che passa vicino alle mura che

circondano i chiostri minori del tempio. L’ingresso al complesso principale, il chumon, è incluso nel

perimetro esterno, ed è una struttura a due piani, larga quattro arcate. All’esterno, ai lati del

cancello, sono posti i feroci Niō, divinità appartenenti ad un gruppo chiamato kongōjin, che sono

volti a proteggere il Buddhismo e i suoi fedeli. Il guardiano dell'Est è Ungyō, difensore della notte:

una figura dalla pelle nera, con i denti serrati. Il guardiano dell'Ovest è Angyō, guardiano delle ore

di luce, una creatura dalla pelle rossa e dalla bocca schiusa.

Una volta entrati nell’ampio giardino interno, il visitatore incontra le due strutture principali del

complesso: il largo kondo e l’altissima pagoda a cinque piani. Per onorare la morte del principe

Shotoku fu costruito un edificio ottagonale chiamato Yumedono, o sala dei Sogni, e ospita lo

Yumedono Kannon. TRIADE DI SHAKA (TORI BUSSHI)

623

BRONZO DORATO

HORYUJI

Shaka è seduto su una piattaforma di legno, ai lati del quale ci sono

due bodhisattva. Gli occhi di Shaka guardano dritto di fronte a se, e

le sue mani sembrano promettere tranquillità e una via verso la

salvezza. Il corpo ha una qualità severa e immobile, mentre le vesti

si rovesciano davanti alla piattaforma come una cascata.

Sette immagini di sette buddha del passato sono sovrapposte sulle

fiamme dell’aura, come se stessero diventando visibili grazie alla

luce aurea emesse dal corpo radiante di Shaka.

Esattamente sopra la testa di Shaka è rappresentata una circonferenza, che rappresenta il gioiello

‘fiammeggiante’ della saggezza buddhista, racchiuso in un bocciolo di loto capovolto. Da esso

germoglia un ramoscello di loto che va a cingere la fronte del Buddha. 5

L’iscrizione sul retro dell’aura spiega che nel 621 il principe Shotoku Taishi e la sua consorte furono

colti da malattia, e la principessa Suiko, commossa, commssionò a Tori un’immagine del Buddha,

un’offerta per promuovere la loro guarigione o la loro rinascita.

Lo stile di Tori Busshi è una reinterpretazione dello stile Wei, che si affermò in Cina durante il sesto

secolo. Attraverso la Via della Seta, la forte plasticità delle figure venne ammorbidita dall’amore

tipicamente asiatico per il disegno e la fantasia lineare. I corpi del Buddha e dei Bodhisattva sono

appena visibili sotto le loro vesti; l’attenzione è invece concentrata sull’esuberantemente articolato

drappeggio delle loro gonne e sciarpe che cadono su entrambi i lati, creando contorni seghettati

che contraddicono l’apparente volume delle figure.

CHUGUJI MIROKU

LEGNO DI CANFORA

7 SECOLO

TESORERIA VICINO LO HORYUJI

Miroku è il buddha del futuro. In quest’immagine è rappresentato

seduto su un trono, con una gamba pendente e l’altra piegata, la

caviglia sopra il ginocchio, su cui è appoggiata il braccio destro, la

sua mano sul viso in una posa pensante.

Linee gentili e leggere, posa naturalistica. È privo di gioielli ma non è

ancora un Buddha, si trova nel paradiso ed è nell’attesa di

manifestarsi.

Il suo mudra è quello dell’esposizione della legge.

YUMEDONO KANNON

7 SECOLO

LEGNO DORATO

HORYUJI

È rimasta nascosta per talmente tanti anni in un santuario di

legno che persino i sacerdoti non ne avevano più memoria. Per

questo motivo si è mantenuto in un’impressionante stato di

conservazione.

Fatto da un unico blocco di legno, mantiene ancora oggi buona

parte della pittura dorata applicata su tutta la superficie, i

pigmenti rossi delle labbra, il nero delle pupille, il blu scuro dei

baffi. 6

È molto importante perché attraverso questa statua vediamo i canoni estetici di una figura diversa

dal Buddha.

L’abito è riccamente decorato ed è a coda di pesce. Tiene in mano una Chintamani “gioiello

luminoso” che poggia su un fiore di loto rovesciato. Questo gioiello è simbolo dell’oggetto che

esaudisce tutti i desideri di coloro che lo invocano.

Presenta molti gioielli e sui lobi ha degli orecchini molto pesanti che ricordano l’origine indiana.

SHITENNO, I 4 RE GUARDIANI DELL’HORYUJI

LEGNO

META’ 7 SECOLO

Sono disposti nei 4 angoli dell’altare del Kondo

dell’Horyuji.

Tamonten, re del nord, impugna un’alabarda

lunga e un reliquiario.

Zochoten, guardiano del sud, impugna

un’alabarda corta e una lunga.

Komokuten, difensore dell’est, tiene un gioiello in una mano e un’alabarda nell’altra.

KUDARA KANNON

7 SECOLO

LEGNO DI CANFORA

GRANDE TESORERIA DELLO HORYUJI

Possiede alcune particolarità. La prima, il nome: Kudara era un nome

alternativo di Paekche, che ha portato alcuni storici dell’arte a pensare

che l’opera provenisse dalla Corea. Tuttavia, il legno di canfora usato per

il corpo, e il legno di cipresso usato per il piedistallo del loto e per il vaso

ataccato alla mano sinistra provengono dal Giappone.

Il tessuto che attraversa il busto è particolare perché va dalla spalla

destra al fianco sinistro, invece che l’inverso che era la norma.

La corona e la collana sono meno decorati di quelle delle immagini dei

Re.

Nonostante tutte queste particolarità non ci sono altri motivi per pensare che la statua abbia

origini straniere. 7

L’immagine è impressionante per le grazie della posa e per la serenità della sua espressione.

Questa statua non venne collocata nelle prossimità dell’altare e l’appoggio dell’aura non è

attaccato alla statua. YAKUSHI NYORAI (TORI BUSSHI)

607

BRONZO DORATO

HORYUJI

Consenso generale sul fatto che l’aura e l’iscrizione siano state

aggiunte successivamente.

Yakushi è una delle opere principali dell’altare centrale, disposto

sulla destra della Triade di Shaka.

Un’iscrizione sul retro dell’aura attribuisce l’opera a Tori Busshi, tuttavia, il linguaggio utilizzato non

è consono a un patrono contemporaneo, sollevando dubbi sull’accuratezza delle informazioni.

Per quanto ci siano similarità tra il Yakushi e la Triade di Shaka, ci sono anche forti discrepanze,

come la forma degli occhi, e una modellazione più leggera. Molti studiosi hanno concluso che si

tratti di un opera del periodo Hakuho, fatta per rimpiazzare l’originale di Tori Busshi persa

nell’incendio del 670.

Il Buddha è seduto sul Predel di legno nella posizione del loto, ed indossa una lunga veste simile

a quella della Triade di Shaka.

Probabilmente aveva i riccioli a lumachella ma non ci sono pervenuti. La testa presenta una

protuberanza.

I lobi sono grandi, probabilmente deformati da degli orecchini molto pesanti anche se non li

indossa perché ha già abbastanza della sua ricchezza terrena.

RELIQUIARIO TAMAMUSHI / TAMAMUSHI ZUSHI

LEGNO DI CIPRESSO E CANFORA 8

TESORERIA DELLO HORYUJI

Uno dei più importanti oggetti del periodo Asuka. Offre un’accurata visione tridimensionale di un

edificio dell’epoca ed è l’unico esempio di pittura del periodo.

Si tratta di un kondo in miniatura posto su una base alta e regolare, rialzata da terra grazie ad un

piedistallo. Le superfici esterne del kondo e le quattro facciate della base sono decorate con

pitture di Bodhisattva e di Re Guardiani, e con alcune narrazioni buddhiste.

La parte superiore del reliquiario presenta delle ante apribili che ospitano al loro interno una

statuetta.

Il nome del santuario deriva dalle ali iridescenti del coleottero tamamushi che lo decoravano

(donano lucentezza al reliquiario).

PITTURA SU UNA FACCIATA DEL TAMABUSHI

PITTURA SU LEGNO

7 SECOLO

Rappresenta una storia della narrazione buddhista.

Colui che diventerà Buddha si sacrifica per sfamare una tigre

affamata e i suoi cuccioli.

La scena viene rappresentata nelle varie fasi: in alto lo vediamo

arrampicato su di un albero, al centro è rappresentato nel momento

del lancio e nella parte inferiore è rappresentato mentre viene

sbranato dagli animali. LA MORTE DI SHAKA

711 CIRCA

ARGILLA SU LEGNO E METALLO

HORYUJI

L’ultimo gruppo di sculture ad essere state sistemate

nello Hōryūji durante la sua costruzione sono state dei

quadri in legno e metallo con figure d’argilla al primo

piano della pagoda. Ognuno di questi racconta un particolare tema buddhista. 9

Rappresenta il Buddha Shaka morente su un letto di metallo che tende la mano verso un fedele.

Fatto con la tecnica della lacca secca, solo il Buddha è in metallo. Forte realismo nelle statue,

forse è la prima testimonianza di ritrattistica.

TEMPLIO ASUKADERA

Asukadera fu uno dei primi edifici principali della

capitale permanente, Fujiwara.

Fu tuttavia bruciato e mai ricostruito durante l’epoca

Kamakura.

SHAKA DI ASUKADERA (TORI BUSSHI)

BRONZO DORATO

606

ASUKADERA

Presenta una faccia lunga e cilindrica, con capelli a lumachella.

Questo tipo di riccioli è uno dei simboli fisici che rappresentano un

essere perfetto e lo differenziano da un comune mortale.

La parte superiore della faccia di Gotama preseta una forte qualità

geometrica.

Samulin, il gesto che fa con la mano destra, il non-avere paura, si riferisce tradizionalmente al

momento in cui Shakyamuni rischiò di essere travolto a morte da un elefante ubriacato da un

cugino malvagio. Il Buddha alzò la mano, palmo avanti e dita unite, e l’animale si calmò.

Seganin, il gesto che fa con la mano sinistra, è un gesto più generale di concessione dei desideri

e di offerta. YAKUSHIJI 10

Voluto dall’imperatore Tenmu quando la sua consorte fu colpita da una malattia agli occhi.

Venne completato nel 697, dopo la morte di Tenmu.

Quando la capitale venne spostata a Nara nel 710, venne incluso anche lo Yakushiji, concluso nel

730. Gli studiosi non sanno se il tempio fu smantellato e riassemblato, o se ne venne eretto uno

completamente nuovo. La teoria più accreditata sostiene che fu costruito a nuovo, seguendo

esattamente il modello della struttura originale.

Il complesso principale dello Yakushiji era composto da un hondo, due pagode, una sala di lettura

integrata nei corridoi a chiostro. Di questi edifici solo la pagoda orientale fa parte della

ricostruzione dell’ottavo secolo.

L’enfasi è sullo hondo, una struttura torreggiante di due piani immediatamente visibile appena si

entra nella recinzione del tempio.

Nota: i termini ‘hondo’ e ‘kondo’ si riferiscono allo stesso edificio all’interno di un complesso

buddhista: la sala di adorazione principale. Si tende ad usare il termine ‘kondo’ per edifici ricostruiti

del 7/8 secolo; e il termine ‘hondo’ per gli edifici eretti dall’ottavo secolo in poi.

Sono presenti due pagode, disposte vicino al perimetro del corridoio a chiostro, sui lati del

percorso che conduce alla sala principale.

La pagoda orientale, unico edificio originale, è una struttura di tre piani, con un mokoshi in ogni

livello, tettoia decorativa a falda che circonda un edificio sotto il vero tetto.

TRIADE YAKUSHIJI

BRONZO

7/8 SECOLO

TEMPLIO YAKUSHIJI

La triade composta dal Buddha

Yakushi affiancato dai suoi due

bodhisattva, Nikko e Gakko, è un

esempio della profonda influenza Tang

sulla scultura giapponese.

Fuse in bronzo, queste sculture hanno acquisito una ricca patina nera che contrasta

particolarmente con le luminose aureole dorate.

Come il dipinto della Triade di Amida nell’Hōryūji, lo Yakushi e i suoi bodhisattva sono figure piene

e carnose. Nikko e Gakko hanno pose dinamiche; sono vestiti in gonne e scialli che aderiscono

alla loro pelle come se fossero bagnate, rivelando la forma del corpo. Essi indossano inoltre ricchi

gioielli, come collane intricate, pendenti e corone.

Il Buddha, com’è d’uso, non porta gioielli, e la sua lunga veste fluisce oltre il bordo della

piattaforma fittamente decorata su cui è seduto in un ricco disegno di pieghe irregolari. 11

KICHIJOTEN

COLORE SU CANAPA

8 SECOLO

YAKUSHIJI

È stato realizzato su un tessuto naturale che molto probabilmente

apparteneva ad un abito cerimoniale.

È la dea della bellezza e della fecondità rappresentata come una donna

di corte della dinastia Tang se non fosse per il gioiello che tiene in mano

e per l’aura che si intravede.

La veste di seta è leggerissima ed è ornata a motivi geometrici e floreali.

Il volto è rotondo e pieno. Le labbra sono piccole e a bocciolo di rosa tipiche della dinastia Tang.

KOFUKUJI

È il più grande e impressionante templio del

periodo Nara pre-Todaiji.

Nacque come tempio privato dei Fujiwara e fu

costruito sotto la direzione di Fujiwara Fuhito.

Come originariamente concepito, consisteva in 3

kondo, una sala lettura, un deposito di sutra, un

campanile, un refettorio, e quartieri per i monaci.

Sono presenti anche due pagode, una di 3 piani e

una di 5.

Nel 721, l’anno dopo la morte di Fuhito, venne costruita la cosiddetta sala rotonda, in realtà

ottagonale, per onorarlo.

Il complesso fu inteso anche come centro monastico per l’apprendimento. Disponeva inoltre di una

sala della pietà, per aiutare i bisognosi, e una sala della medicina, simile ad una clinica.

TODAIJI

Il templio e la colossale statua di Buddha al suo

interno furono voluti dall’imperatore Shomu. 12

Nel 749 fu completata la forgiatura base del Birushana Buddha, con dettagli finalizzati nei due anni

sucessivi. Nel 752 fu tenuta la cerimonia dell’apertura degli occhi, a cui parteciparono gli ufficiali

della corte e del governo, e dignitari dalla Cina e dall’India.

Il sito è immenso e ha due cancelli: il Nandaimon a sud, e il Chumon all’entrata del cuore del

tempio.

L’area assegnata al Todaiji era di 24 blocchi. Nel piano originale erano incluse due enormi pagode

di 7 piani. Verso nord si trova l’edificio principale, l’Hondo, conosciuto come Daibutsuden.

Direttamente dietro il Daibutsuden si trovava la sala lettura; e, a nord est il Shosoin, un grande

magazzino in parte di proprietà della famiglia imperiale. Il magazzino contiene più di 9000 oggetti.

È costruito su modello architettonico asekura (con assi sporgenti alle estremità degli angoli); il

pavimento rialzato è nello stile dei granai del Periodo Yayoi, sollevati rispetto al terreno. È la piu

antica struttura del suo genere ad essere sopravssuta sino ad oggi.

L’Hokkedo, o sala del sutra del loto, l’edificio più antico del complesso, si trova su una collina ad

est.

Bruciato nel 1180 nella Guerra del Gempei, il Daibutsuden era un edificio estremamente grande.

La ricostruzione, avvenuta nel Periodo Edo, è solo due terzi di quella originale, ed è l’edificio in

legno più grande al mondo. Il Birushana Buddha, o Daibutsu, è alto 16 metri e pesa 500 tonnellate,

la sua stazza è resa ancora più impressionante dalla grande aura dietro di lui, decorata con

innumerevoli buddha seduti e bodhisattva.

L’immagine contenuta oggi nel Daibutsuden è una ricostruzione del 1692. Informazioni addizionali

sull’aspetto del Birushana originale si trovano sulle incisioni sui petali di fiori di loto di bronzo del

piedistallo originale. SHOSOIN TODAIJI

“shoosoo” era il magazzino

per il riso raccolto dal

governo come tassa, era un

magazzino per le opere e

qualunque cosa raccolta a

livello governativo. E’ d 33

nodi di lunghezza per 9.5 di

larghezza, alto 14 meri, orientato nord-sud e diviso in tre parti (hokusoo la parte interna a nord,

chuuso mediana, nanso a sud).

E’ fatto a granaio, di legno di cipresso, con travi di sezione triangolare uno sopra l’altro in modo che

gli angoli dell’edificio si incrocino, così si evita il sistema di trabeazione. La base dello Shoosooin è

sollevato a palafitta con pilastri di due metri di diametro su base di cemento; il tetto è in tegole

leggermente curvate e le ali sono molto spioventi per creare riparo. Nel 756 l’imperatore Komyo alla

morte di Shomu donò al Todaiji centinaia di oggetti della famiglia imperiale, considerati importanti

perché forniscono informazioni sulla vita del 7/8 secolo. Alcuni erano oggetti consacrati, altri comuni.

13

In totale lea collezione (esposta solo una volta all’anno) vanta tra i 9000/10000 oggetti, tra cui: coppa

in ceramica bianca e verde smaltata (20x7) usata dai monaci per le offerte, coppe in vetro verde con

incisione di motivi floreali usato per la vita quotidiana; specchio con il fondo di metallo inciso e

colorato con motivi floreali di foglie, altri specchi sono di madreperla intarsiata con il bordo di argento

a forma di fiore a otto petali con pietruzze multicolore; scatole per scrittura in lacca con motivi floreali

che si ripetono concentrici o con intarsi a quadratini con geometrie decorative usate per fare offerte

votive al buddha; tavolino di legno con lacca rossa con motivi a fiori di susino, con gambe simili a

quelle cinesi scolpite a nuvola, la tovaglia che lo copre è di cotone broccato con fodera in seta e

motivi tinti; set di piatti da tavola in bronzo; scacchiera da go in legno e lacca con motivi mitologici e

molti colori; brucia incensi a 5 gambe di marmo con gambe di bronzo forse usato anche come

braciere con il coperchio di bronzo con motivo floreale traforato; sopravveste con motivo di strisce

larghe rosse e blu forse usato per il teatro; un biwa a 5 corde, unico esempio di liuto a cinque corde

che ci è giunto (108x30 cm) originario dall’India con lavorazione a intarsio di madreperla, ambra e

guscio di tartaruga a rombi, fiori e animali; un paravento che raffigura “Torige ryujono zubyobu”, la

“beltà sotto gli allori, una donna sotto un albero con tratti molto cinesi, tessuto su carta con pigmento

bianco, figure delineate con l’inchiostro.

FUKUKENJAKU KANNON

LACCA SVUOTATA E FOGLIA DORATA

740

HOKKEDO DEL TODAIJI

Situato nello Hokkedoo del Todaiji, al centro di un trittico di statue.

Ha otto braccia e rappresenta una delle 33 forme che Kannon può

assumere. Si pensa che sia stata costruita nel 740 sotto ordine di

Shomu. Il suo nome significa “Kannon dal lazo mai vuoto”, e

simboleggia il concetto che questa figura possieda la forza di

trarre dalla delusione coloro che vi sono caduti per riportarli sulla

via dell’Illuminazione. Per accentuare questo concetto, Kannon

possiede un terzo occhio e otto armi: due premute contro il petto,

e le altre sei che irradiano attorno alla figura, reggendo i simboli

della sua manifestazione: il germoglio di loto della saggezza

buddhista, il bastone del pellegrino e il lazo. Dietro la figura c’è un’aura di ferro perforato, costituito da

figure di fiamme attaccate a strisce di metallo che ripetono il contorno ovale della figura, e a fili più

sottili che si irradiano verso l’esterno, simboleggiando la luce dorata che viene emessa dal corpo del

Kannon. La corona ha fili metallici che escono e una figura di buddha al centro.

Ai suoi lati ci sono due figure, conosciute oggi come i Bodhisattva Nikko e Gakko, che circondano

anche la figura del Buddha Yakushi nello Yakushiji. Realizzate con la tecnica della lacca secca,

queste due immagini sono tra i più superbi esempi di scultura in argilla giapponese. Hanno

espressioni serene e gentili, con volti dai lineamenti morbidi, occhi affusolati e leggermente aperti,

labbra carnose e chiuse. I loro corpi sono coperti da sottovesti con strette maniche e da drappi

cadenti in morbide pieghe irregolari. Il drappo di Nikko è aperto sul petto e chiuso su un lato, come il

mantello di un monaco, e la sua corona è posta in basso; quello di Gakko invece porta un drappo

14

retto all’altezza del collo e alla vita da ornamenti e nastri, la sua corona è posta più in alto sulla testa.

Nikko e Gakko sono rappresentati come Bonten e Taishakuten, due figure indiane.

SHITENNO, I 4 RE

GUARDIANI DEL

TODAIJI

ARGILLA DIPINTA

META’ 8 SECOLO

TODAIJI

I 4 Re Guardiani

Celesti esercitano il

loro potere in un quadrante ciascuno dell’universo. Indossano delle armature come se fossero dei

combattenti.

Sono un misto tra divinità e esseri con una funzione di protezione.

I 4 Re Guardiani sono delle figure superbe, che dimostrano la grande sensibilità dell’artista nel

creare immagini individuali.

Ogni figura impugna il suo specifico attributo: Tamonten (Nord) tiene in mano un reliquiario e una

lancia; Komokuten (Ovest) tiene in mano un pennello e una pergamena; Jikokuten (Est) tiene in

mano una spada e Zochoten (Sud) tiene in mano una lancia (una riproduzione perché l’originale è

andata perduta).

Le statue mantengono una posa reclinata sul fianco, un piede sulla testa del demone, l'altro sul

corpo. DONNA SOTTO AD UN ALBERO

INCHIOSTRO E COLORE SU CARTA

TODAIJI

Viene rappresentato un tema popolare: una donna rappresentata in

piedi sotto ad un albero.

È uno dei 6 pannelli che compongono il paravento delle 6 beltà,

corpulente in riferimento a quelle della Cina dell’epoca Tang.

Gli abiti e l’ambiente sono standard.

Le aree che non sono colorate erano state ricoperte da piume di pavone.

Le linee di contorno sono molto sottili e sono state realizzate con dell’inchiostro nero. 15

Nel retro del paravento c’è un iscrizione che lo fa risalire al 752.

TOSHODAIJI

Tempio costruito per Ganjin, arrivato a

Nara dalla Cina con l’intenzione di

importare gli insegnamenti della scuola

buddhista Ritsu.

Il Toshodaiji è il miglior esempio

rimastoci dell’architettura della

seconda metà del periodo Nara, e

soprattutto dello stile in cui il

Tōdaiji era stato originariamente

costruito.

È un tempio privato, quindi abbastanza piccolo. Si pensa che la prima sala ad essere

costruita non fosse il kondo, ma il kōdō, poiché la ragione principale per la sua costruzione

era dare alla scuola buddhista Ritsu un luogo dove poter predicare.

L’area principale, ovviamente, consisteva del kondo e del chumon, legati da un colonnato coperto

che andava a creare un cortile interno tra le due strutture, alla maniera del Tōdaiji.

GANJIN

LACCA SVUOTATA CON PITTURA

763

TOSHODAIJI

Il ritratto di Ganjin è conservato nella sala del Fondatore nel

Toshoodaiji ed è il primo vero esemplare di ritratto scultorio in

Giappone.

Ganjin è seduto a gambe incrociate in meditazione, le palpebre

che coprono i suoi occhi ciechi. La lacca qui è stata usata al

massimo delle sue potenzialità: i lineamenti del volto, la

muscolatura del collo, le scapole, le pieghe del drappo sono state

modellate naturalmente e attentamente ma con il minimo dettaglio per

non distrarre dalla bellezza delle forme. La superficie è dipinta e il

broccato del drappeggio è ben mostrato, in contrasto con il colore del

volto e il rosso degli indumenti sottostanti.

KICHIJOTEN 16

ARGILLA

772

TOSHODAIJI

La scultura, oggi molto dannegiata, è l’epitome della bellezza femminile, una faccia piena, occhi

lunghi e stretti, bocca piccola a bocciolo di rosa, e un corpo pieno dalle curve eleganti.

È un esempio superbo di scultura e pittura dell’ultimo periodo Nara.

BIRUSHANA BUDDHA

LACCA SVUOTATA E FOGLIA D’ORO

759

TOSHODAIJI

Il Birushana Buddha è una figura imponente di circa tre

metri di altezza, ricoperta di foglie d’oro. E’ l’esemplare di

Buddha assiso più grande mai realizzato con la tecnica

della lacca secca, ma è in evidente contrasto con il

realismo visto negli Shitennoo. Il collo è tozzo e corto,

largo quasi quanto la testa, e il profilo del volto si incurva

verso l’alto. Il manto di cui è ricoperto scorre in una

sequenza irregolare di pieghe attraverso il torso e il

grembo della figura. Il corpo è appoggiato contro un’aureola di legno coperta di centinaia di immagini

del Buddha assiso, e i petali della base a forma di fior di loto erano originariamente decorati da

rappresentazioni dipinte di Buddha e Bodhisattva. Questa statua sottolinea l’importanza di Birushana

come Buddha Universale. SHOTOKU TAISHI EDEN (YAMATO E)

COLORE SU SETA

PERIODO HEIAN

MUSEO NAZIONALE DI TOKYO 17

Un esempio di un momento di transizione tra il kara-e ed il yamato-e è il gruppo di dieci dipinti su

seta che forma lo Shōtoku Taishi Eden, il quale illustra gli eventi della vita del principe Shōtoku.

Nell’undicesimo secolo, la venerazione di Shōtoku si trasformò in un vero e proprio culto, e

immagini di eventi della sua vita vennero dipinte in luoghi associati a lui, come lo Shitennōji e

l’Hōryūji.

I dipinti presentano eventi nella vita del Principe in una sequenza geografica più che cronologica.

Gli elementi narrativi sono incastrati in piccoli spazi aperti tra montagne, o rocce, o alberi, e la

composizione verticale è tenuta insieme dal paesaggio.

Come già detto, lo Shōtoku Taishi Eden rappresenta una fase di transizione, dove il racconto di un

tema unicamente giapponese (la vita del principe) è posto in una composizione che fa ancora un

grande uso di convenzioni pittoriche cinesi (come la cella di testo). Ciononostante, fanno la loro

comparsa nuovi elementi (come la distinzione tra i paesaggi giapponesi e quelli cinesi operata

tramite un preciso cambio di stile) che annunciano l’avvento dello stile giapponese.

SENZUI BYOBU – PARAVENTO A 6 ANTE

146 cm X 42 cm CIASCUNO

COLORE SU SETA

PERIODO HEIAN

MUSEO NAZIONALE DI KYOTO

Un’altra pittura secolare che dimostra la transizione da kara-e a yamato-e. Risale a metà del

periodo Heian,

Venne commissionato dal Tempio Toji e questo paravento aveva uno scopo rituale.

‘Senzui’ significa paesaggio, panorama. È un paravento formato da 6 pannelli che rappresentano

un uomo anziano generalmente riconosciuto come il poeta Po Chui, seduto fuori dalla sua tenuta

con in mano un pennello. 18

Questo paravento rappresenta il poeta cinese, ritiratosi dalla capitale, che è ancora costantemente

visitato da giovani che vogliono imparare la sua arte.

Approcciando dalla destra arriva un giovane uomo, appena sceso da cavallo. Più in fondo, un alro

giovane cavalca accompagnato da un servitore, mentre a sinistra un altro giovane nobiluomo

guarda indietro verso l’uomo anziano.

Quest’opera illustra la fase di transizione alla yamato-e perché combina un tema e figure di stile

cinese con un paesaggio che è giapponese. Il rifugio del poeta si trova chiaramente tra alberi

giapponesi.

Ognuno dei sei pannelli è separato dall’altro da delle assi di legno; poi, i pannelli vengono collegati

tra loro da delle corde.

CHOJU JINBUTSU GIGA (EMAKI MONO)

INCHIOSTRO SU CARTA

PERIODO HEIAN

KYOTO

Le prime pergamene del set conosciuto come Choju Jinbutsu Giga, caricature di animali e

persone, forniscono un forte contrasto con il Genji Monogatari Emaki.

Le illustrazioni sono rappresentate come una narrativa continua, senza un testo introduttivo ne

paesaggi inseriti tra le illustrazioni.

Non c’è colore, solo inchiostro nero su carta.

Sono sempre divertenti e a volte satiriche.

Il giga che conosciamo oggi è una specie di rappezzamento. Le prime due pergamene sono

eseguite superbamente e contengono disegni di animali. La terza e la quarta sono state eseguite

successivamente da una mano meno competente e illustrano altre cose oltre agli animali. 19

Ci sono molti paesaggi nelle prime due che non sembrano congiungersi appropriamente, perché

alcuni fogli sono andati persi e perché sono stati fatti errori nelle riparazioni nel corso degli anni.

Esaminando le due pergamene più antiche gli studiosi hanno concluso che in origine, nel periodo

Heian, il set era composto da tre emaki, che ad un certo punto si sono danneggiati e questo ha

portato all’unione dei resti integri rimanenti nelle due pergamene che abbiamo oggi.

KASHIWAGI (GENJI MONOGATARI EMAKI)

INCHIOSTRO E COLORE SU CARTA

12 SECOLO

NAGOYA, TOKUGAWA ART MUSEUM

Viene rappresentato Genji col fglio neonato in braccio. È il 50esimo giorno dalla nascita di Kaoru, il

giorno del “battesimo”.

Accanto a Genji ci sono dei tavolini laccati con delle offerte rituali.

Genji si china sul neonato con un gesto quasi di tristezza perché in realtà sa che Kaoru non è suo

figlio.

La parte più a destra della raffigurazione è occupata da una balaustra. 20

-

MINORI (GENJI MONOGATARI EMAKI)

INCHIOSTRO E COLORE SU CARTA

12 SECOLO

NAGOYA, TOKUGAWA ART MUSEUM

Un’illustrazione particolarmente ricca di emozioni è quella del capitolo Minori. Il vero amore di

Genji, la dama Murasaki, è in punto di morte. Il testo presenta i pensieri di Genji: la sua

consapevolezza che la donna è gravemente ammalata, il terrore che lei possa morire, e

l’incapacità di sopportare il dolore.

Genji è seduto affianco al paravento aperto sul giardino devastato dalla tempesta, di fronte alla

donna morente, stretto in uno spazio angusto (l’architettura gioca di nuovo un ruolo importante).

L’angoscia del principe è suggerita dalla posizione che occupa, alla fine della diagonale che si crea

tra lui e Murasaki; la prossimità della scomparsa della donna è data dall’architettura che si chiude

su di lei quasi a nasconderla; la paura di essere sopraffatto dal proprio dolore è data dal giardino di

arbusti in preda al vento.

Lo spazio interno è scandito da linee verticali (pilastri e cortine) e ci rendono partecipi di quello che

sta accadendo

I due personaggi siedono sullo stesso tatami e sembrano quasi separati dal fiume della vita.

Murasaki appare leggera come una farfalla. Il suo dolore è espresso dalla manica che lei porta

verso il viso per asciugare le lacrime.

Il tema di questa raffigurazione è sottolineare l’impermanenza della vita.

Il giardino è quasi invernale, le erbe stanno rinsecchendo. Anche la natura partecipa al dramma, è

una natura riflessiva. Il colore originale è sui toni del bruno con un fondo argenteo perché

illuminato dalla luce lunare. 21

SHIGISAN ENGI EMAKI

INCHIOSTRO E COLORE SU CARTA

PERIODO HEIAN

NARA

Rotolo della Leggenda del monte Shigi” è uno dei primi esempi di engi, una tecnica narrativa che

nel periodo Heian sarà molto popolare; narra la storia di un tempio buddhista particolare: il

Choogosonshiji, a nord di Nara, il cui fondatore era un monaco di nome Myooren. Quando era

giovane, lasciò la famiglia e viaggiò fino Nara per studiare il Buddhismo, per poi fondare un piccolo

eremitaggio sul monte Shigi. I primi due rotoli narrano dei miracoli che egli compì, l’ultimo rotolo si

concentra sulla figura della sorella di Myooren, una suora che scese dalle montagne in cerca di

suo fratello per stare assieme a lui. Lo stile è quello dell’otoko-e, con tratti più fini e colori tenui;

probabilmente fu realizzato da una sola mano. TAIZOKAI MANDALA (Mandala

dell’Utero)

9 SECOLO

COLORE SU SETA

TOJI, KYOTO

Il Taizōkai mandala descrive la

fenomenologia che accompagna la

natura del Buddha (il lato

misericordioso espresso dai

Bodhisattva con molte braccia e

teste, e il lato che distrugge il male

rappresentato da figure aggressive

con espressioni feroci e molti occhi,

teste, e arti).

È composto di dodici sezioni

organizzate in maniera concentrica e

rappresenta le sfaccettature della

natura del Buddha. Al centro, nella

22

Corte degli Otto Petali, siede il Dainichi Nyorai, circondato dai quattro Buddha trascendenti e da

quattro Bodhisattva.

Sopra il rettangolo centrale si trova la Corte della Conoscenza Universale, sotto di esso la Corte

della Saggezza. Il primo rappresenta la forza interna che incanala correttamente le emozioni

individuali, mentre il secondo rappresenta i Godai Myoo, i Cinque Re della Conoscenza Superiore,

che distruggono le illusioni dell’individuo.

A racchiudere visualmente questi tre rettangoli sono la Corte dei Custodi diVajra a destra e la

Corte dei Custodi del Loto a sinistra. Le immagini che impugnano i Vajra, fulmini simbolici,

rappresentano il potere dell’intelletto di distruggere le passioni umane, mentre le figure della Corte

dei Custodi del Loto simbolizzano la purezza originale di tutti gli esseri.

Il secondo e il terzo stadio del mandala contengono Corti di Bodhisattva, e a circondare

completamente il mandala, il quarto e ultimo livello, contiene una moltitudine di figure guardiane.

KONGOKAI MANDALA

(Mandala del Diamante)

COLORE SU SETA

9 SECOLO (PERIODO

HEIAN)

TOJI, KYOTO

Il Kongōkai mandala si

focalizza sull’identificazione

del Birushana come il

Buddha trascendentale

Dainichi Nyorai, e lo mette

in relazione con gli altri

Buddha che sono vissuti in

differenti epoche e luoghi.

È formato da nove rettangoli

o ‘mondi di Buddha’,

rappresentanti la saggezza

‘adamantina’ che permea

l’universo. Tutte le divinità 23

qui riprodotte sono esseri completamente illuminati. Dainichi Nyorai siede, da solo, al centro del

rettangolo centrale più in alto, ed è riprodotto anche nel rettangolo centrale, circondato da quattro

Bodhisattva. Al centro di ogni altro vi è uno dei quattro Buddha trascendentali circondato da

Bodhisattva

MANDALA DI SCULTURE DEL KODO DEL TOJI

Un altro gruppo di opere che

dimostra la transizione dal

periodo Nara a quello Heian

sono le ventuno sculture

poste su un ampio altare nel

kodo di Tooji. Le figure in

dimensioni quasi naturali

rappresentano Buddha,

Bodhisattva, gli Shitennoo,

Bonten, Taishakuten e i

Myoo, e sono posti su un

basso altare in una specie di

mandala scultoreo. I Myoo e

i Godairiki Bosatsu (cinque

Bodhisattva del Potere) sono

Bodhisattva tradizionali in

quanto completamente

illuminati, ma sono

comunque peculiari perché

sono figure adirate che

usano i loro terribili poteri per sconfiggere il male.

Al centro della piattaforma c’è Dainichi Nyorai, circondato di quattro Buddha trascendentali: Muryooju

(Buddha dell’ovest, identico ad Amida Buddha), Ashuku (Buddha dell’est, identificato con

Kongoosatta), Fukuujooju (Buddha del nord), e Hooshoo (Buddha del sud). 24

A est c’è la serie dei Godai Kokuuzoo Bosatsu (i Cinque Bodhisattva dell’Infinita Sapienza) con

quattro di essi che circondano il più importante, Kongoo Haramitsu. Essi sono le cinque

manifestazioni degli aspetti del Kokuuzoo Bosatsu associato a una conoscenza vasta e illimitata

come il cielo stesso.

A ovest dell’altare troviamo i Godai Myoo, quattro di essi attorno al più importante: Fudoo, l’Immoto.

Esso rappresenta l’aspetto più aggressivo di Dainichi, in contrasto con i Bodhisattva Kokuuzoo che

con la loro calma rappresentano la sua infinita saggezza. Fudoo porta nella mano sinistra un lazo e

nella destra una spada con elsa a forma di vajra, i suoi capelli sono raccolti in una treccia adagiata su

un lato della testa, ha due zanne rivolte verso l’alto e gli occhi spalancati che però sembrano

osservare in basso più che davanti a sé, l’espressione del suo volto suggerisce una forza pronta a

scattare ma sempre tenuta sotto controllo. La testa è lievemente inclinata verso destra. Gli altri

quattro Myoo sono Goozanze (il Conquistatore dei Tre Mondi), Gundari (Produttore di Tesori),

Daiitoku (Grande Terrificante Potere) e Kongoo Yasha (Il Demone di Diamante), ma le loro immagini

sono pallide e delicate in confronto a quella di Fudoo.

Ai quattro angoli ci sono gli Shitennoo e tra loro Bonten e Taishakuten.

La tecnica usata per i Myoo e per i Bodhisattva è molto simile. La maggior parte di ogni scultura

(testa, corpo e piedistallo) è intagliata da un singolo blocco di legno: le parti minori come le braccia

sono state intagliate separatamente e poi attaccate. I dettagli dei capelli e del volto sono stati

modellati on la lacca e incollati alla superficie di legno. Poi i Bodhisattva sono stati ricoperti di lacca e

poi di foglie d’oro, mentre i Myoo sono stati coperti di gofun (gesso) e decorati di colori splendenti e

ricche trame. YAKUSHIJI

LEGNO DI CIPRESSO

793

JINGOJI, KYOTO

Probabilmente trasferita dal Jingaji di Kiyomaro al Jingoji.

Questa figura del Buddha Curatore è di dimensioni naturali ed è

corpulenta. Impugna una boccetta medica nella mano sinistra e con la

mano destra fa il gesto del non timore.

È scolpita in un singolo blocco di legno di hinoki, cipresso giapponese.

Sul viso rimangono

tracce di pittura: un po’ di

rosso sulle labbra, nero

sulle pupille, blu sui

riccioli a lumachella. Il

resto del corpo non è

dipinto. 25

HOODO, SALA DELLA FENICE (BYODOIN)

UJI, PREFETTURA DI KYOTO

È la struttura che meglio illustra la credenza in Amida da parte della corte Heian.

Detto anche Hoodoo, appartiene al Byoodooin, un tempio situato sulle rive del fiume Uji, a sud-est

di Heian.

Il sito fu acquistato da Fujiwara no Michinaga nel 998 ed ereditato da suo figlio Yorimichi. Nel 1052

fu eretto il tempio e nel 1053 fu costruito lo Hoodoo. Il padiglione della Fenice ospita una

famosissima rappresentazione di Amida, che rappresenta la totalità del raigoo (la concezione che

la morte debba essere una meravigliosa cerimonia, secondo i membri della setta Tendai).

Il padiglione è situato su un’isola al centro di un laghetto artificiale, unito da “ponti” di terra sui lati

opposti del padiglione e, più tardi, da un vero e proprio ponte situato sul retro. La struttura è

diversa dal canone stabilito dai precedenti complessi costruiti attorno a un lago. All’interno dello

Hoodoo ogni cosa contribuisce al concetto di raigoo. I colori sono di influenza cinese, viene usato il

rosso per il porticato, e sul tetto è rappresentato il simbolo imperiale.

Nonostante la strutttura abbia un solo piano, dall’esterno pare ce ne siano due.

La sala della Fenice rappresenta al fedele una completa materializzazione del raigo, dall’esterno

dell’edificio riflesso sull’acqua alla scultura di Amida sulla piattaforma centrale, dove il suo seguito

celestiale è suggerito dalle figure attaccate alle pareti. I dipinti offrono il tocco finale,

rappresentando i nove livelli di accoglienza concessa ai fedeli ammessi nel Paradiso Occidentale.

Questo edificio deve il suo nome poiché dall’alto sembra una fenice che atterra sul lago e perché

sul tetto ci sono due pinnacoli a forma di fenice.

Ricalca lo stile di una residenza estiva secondo lo stile dello Shinden Tsukuri, Stile della camera da

Letto.

Ci sono molti padiglioni e giardini interni ed è rivolta a est sul lago.

Le diverse camere sono collegate da corridoi e alcune di loro sono sussidiarie e di sostegno.

Due corridoi terminano in un chiosco da pesca a giorno nel lago.

Le finestre sono a cuspide. AMIDA NYORAI DI JOCHO (BYODOIN)

LEGNO DI CIPRESSO, FOGLIA D’ORO E LACCA

PERIODO HEIAN

PADIGLIONE DELLA FENICE (BYODOIN)

L’immagine di Amida all’interno dell’Hoodo fu scolpita da più

importante del periodo, Jocho, uno degli artisti più innovativi

del Giappone. 26


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture del mediterraneo e del medio oriente
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alicefavaretto1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Vesco Silvia.

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