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Figura dalla prefettura di Akita

Terracotta

Jomon antico

Tokyo

La parte superiore dell’opera presenta un mezzo busto di una persona con una testa, lunghi capelli e braccia piegate sulle spalle, mentre la parte inferiore termina con una forma fallica. Questi oggetti venivano usati come simbolo di procreazione e vita.

Umano/felino

Terracotta

Medio Jomon

Museo nazionale di Tokyo

La forma della faccia si presenta come una U rovesciata con dei forellini sulla pelle che stanno a rappresentare la pelliccia dell’animale per rendere il tutto più realistico.

Figura particolare

Terracotta

Jomon finale

Collezione privata, Giappone

Quest’opera presenta abiti ben definiti e decorati con motivi variegati. Sia il corpo che la faccia sono falsati, ha una bocca piccola e inclinata verso il basso e c’è un singolo buco per il naso posto fra i due occhi (enormi cerchi, divisi in due da una linea orizzontale). Secondo alcuni studiosi gli occhi riflettono la morte, altri li vedono come una sorta di finestra sulle anime.

Figura femminile

Terracotta

Jomon finale

Collezione privata, Gunma

Vista dal fronte presenta un corpo curvilineo, stretto in vita e largo sui fianchi, decorato con motivi a linee orizzontali e a piccoli cerchi concentrici. La testa è a forma di cuore e gli occhi sono due grandi fori concentrici e presenta un naso importante.

Stampo per dotaku

Bronzo

Periodo Yayoi

Museo nazionale, Tokyo

Le dōtaku (銅鐸) sono campane di bronzo, relativamente sottili, risalenti al periodo Yayoi. Le più antiche dōtaku ritrovate risalgono al II o III secolo (corrispondenti alla fine del periodo Yayoi). La loro altezza varia dai 10 ai 130 centimetri circa. L'ottima fattura delle dōtaku indica una buona padronanza delle tecniche di fusione del bronzo da parte dei giapponesi del periodo Yayoi. Erano decorate con motivi raffiguranti la natura e gli animali (tra i quali libellule, mantidi religiose e ragni). Gli storici credono che le dōtaku venissero utilizzate a scopo rituale, per propiziare buoni raccolti. Gli animali raffigurati erano infatti nemici naturali degli insetti che attaccavano le piante di riso. Si suppone quindi che le dōtaku appartenessero a figure sciamaniche che detenevano sia il potere politico (necessario per la loro realizzazione) che quello religioso (per celebrare i riti in cui venivano utilizzate). Attualmente sono state ritrovate circa 470 dōtaku.

Tomba di Nintoku (Kofun)

Periodo Kofun

Prefettura di Osaka

È il kofun che venne fatto per l’imperatore Nintoku. È a forma di buco di serratura ed è circondato da 3 fossati (per tenere il kofun separato dalla zona abitativa). Al suo interno sono stati ritrovati moltissimi haniwa di varie forme.

Haniwa soldato

Argilla

Periodo Kofun

Isezaki, Museo archeologico

La statua presenta un guerriero rappresentato con l’armatura dell’epoca (elmo compreso).

Haniwa a forma di casa

Argilla

Periodo Kofun

Tokyo Museo nazionale

Questo haniwa ci dà un'importante informazione sulle abitazioni dell’epoca (casa fossa).

Santuario di Ise

La struttura del santuario di Ise (il più importante in Giappone) ha rappresentato lo standard per tutti i siti successivi. All’originale architettura sono state fatte delle aggiunte nel periodo Edo, come granai cerimoniali, stalle, edifici per i monaci, e una sala per le performance delle danze sacre kagura. La struttura dello honden del santuario di Ise rimanda a quella dei granai dell’era Yayoi, sollevati rispetto al terreno. Al di là di esso si trovano due ‘case dei tesori’, denominate ‘sala est’ e ‘sala ovest’. Lo stile in cui è stato costruito è noto come ‘shinmei zukuri’ e, essendo il santuario legato alla famiglia imperiale, nessun altro santuario può essere costruito secondo lo stesso stile. Una veranda circonda l’intero livello rialzato, mentre l’entrata è posta sul lato più lungo della costruzione. Il tetto è a capanna, mentre due piloni ‘autoreggenti’ alle estremità più corte della struttura conferiscono maggior sostegno al tetto. Dieci tronchi denominati katsuogi sono finalizzati ad alleggerire ulteriormente il materiale del tetto, che in origine era paglia. Quasi all’estremità del tetto sporgono due travi sottili, ornate con foglia d’oro, chiamate chigi, un elemento comune ai templi shintoisti.

Ufficialmente conosciuto semplicemente come Jingū, cioè “il Santuario”, è in effetti un enorme complesso costituito da ben 123 santuari autonomi, suddivisi in due zone principali: Gekū, "Santuario esterno" (di cui fanno parte 32 santuari) e Naikū o "Santuario interno" (formato da 91 santuari). Il primo complesso è collocato nella città di Yamada ed è dedicato alla divinità Toyouke no Omikami, dio dell’agricoltura e dell’industria. Nel santuario di Ise è contenuto un tesoro nazionale, il Sacro Specchio raffigurante Amaterasu. Ciò lo rende il sito più importante e sacro allo Shintoismo. Solo una cerchia ristrettissima di persone può accedere alla vista dello Specchio, sul quale opera la sua vigilanza la Grande Sacerdotessa. Al pubblico è solamente concesso di vedere il tetto delle costruzioni che si stagliano dietro a 3 alte recinzioni di legno. I vecchi santuari vengono smantellati e ricostruiti su un sito adiacente in modo da rispettarne le esatte caratteristiche ogni 20 anni, con costi esorbitanti, di modo che gli edifici siano per sempre sia antichi che originali. Ciò ha inoltre lo scopo di passare le tecniche di costruzione alle generazioni future e segue la credenza shintoista del ciclo continuo della morte e rinnovamento, nonché della temporaneità di tutte le cose, il wabi-sabi.

Santuario di Izumo

Il santuario di Izumo può forse competere in bellezza con quello di Ise. È dedicato a Okuninushi no Mikoto, discendente di Susano-o no Mikoto. Pare che lo honden di Izumo sia strutturato come i palazzi dei primi regnanti Yamato; le sue dimensioni, infatti, superano significativamente quelle dell’honden di Ise. La sua dimensione è spiegata sia dal prototipo del palazzo su cui è stato costruito, sia dall’idea che, ad un certo punto nella sua storia, al santuario fosse stata attribuita la responsabilità del governo sugli affari religiosi. Costruito su sei pali direttamente innestati nel terreno, è sopraelevato rispetto ad esso e comprende una veranda coperta da un tetto curvo a capanna. La configurazione della struttura è nominata taisha zukuri, reputata la più antica.

Horyuji

L’Horyuji fu completato tra il 600 e il 619, ma fu distrutto da un incendio nel 670, la sua ricostruzione fu completata nel 711. È un complesso di edifici interni: il più importante è il cancello d’entrata (chumon, cancello centrale), poi all’interno c’è un chiostro che circondava le principali strutture di culto all’interno, la pagoda (reliquiario dove sono riposti i testi sacri, rappresenta l’unione tra il cielo e la terra. È in legno con le pareti bianche, con un pilastro centrale di sostegno alla cui base si trova il reliquiario e che si estende oltre il tetto con una struttura in rame e termina a forma di fiamma; un altro pilastro ha forma di fiamma ed è decorato con campanelli) e il kondo (sala dorata, detta anche Hondo, conteneva l’altare principale del tempio e le immagini votive.) Nel kondo le statue sono poste frontalmente (non come le statue indiane osservabili a 360°).

L’architettura dei templi buddhisti in questo periodo prendeva spunto da quella coreana. Oltre ai principali centri di culto c’erano anche delle strutture separate: un ricettacolo di sutra (kyoozoo), un campanile (shooro), e una sala, dove si tenevano delle lezioni (koodoo). L’ingresso dello Horyuji viene chiamato Nandaimon, o Grande Portale del Sud; proseguendo verso il complesso principale si trova un largo viottolo lastricato che passa vicino alle mura che circondano i chiostri minori del tempio. L’ingresso al complesso principale, il chumon, è incluso nel perimetro esterno, ed è una struttura a due piani, larga quattro arcate. All’esterno, ai lati del cancello, sono posti i feroci Niō, divinità appartenenti ad un gruppo chiamato kongōjin, che sono volti a proteggere il Buddhismo e i suoi fedeli. Il guardiano dell'Est è Ungyō, difensore della notte: una figura dalla pelle nera, con i denti serrati. Il guardiano dell'Ovest è Angyō, guardiano delle ore di luce, una creatura dalla pelle rossa e dalla bocca schiusa.

Una volta entrati nell’ampio giardino interno, il visitatore incontra le due strutture principali del complesso: il largo kondo e l’altissima pagoda a cinque piani. Per onorare la morte del principe Shotoku fu costruito un edificio ottagonale chiamato Yumedono, o sala dei Sogni, e ospita lo Yumedono Kannon.

Triade di Shaka (Tori Busshi)

623 Bronzo dorato

Horyuji

Shaka è seduto su una piattaforma di legno, ai lati del quale ci sono due bodhisattva. Gli occhi di Shaka guardano dritto di fronte a sé, e le sue mani sembrano promettere tranquillità e una via verso la salvezza. Il corpo ha una qualità severa e immobile, mentre le vesti si rovesciano davanti alla piattaforma come una cascata. Sette immagini di sette buddha del passato sono sovrapposte sulle fiamme dell’aura, come se stessero diventando visibili grazie alla luce aurea emessa dal corpo radiante di Shaka.

Esattamente sopra la testa di Shaka è rappresentata una circonferenza, che rappresenta il gioiello ‘fiammeggiante’ della saggezza buddhista, racchiuso in un bocciolo di loto capovolto. Da esso germoglia un ramoscello di loto che va a cingere la fronte del Buddha.

L’iscrizione sul retro dell’aura spiega che nel 621 il principe Shotoku Taishi e la sua consorte furono colti da malattia, e la principessa Suiko, commossa, commissionò a Tori un’immagine del Buddha, un’offerta per promuovere la loro guarigione o la loro rinascita. Lo stile di Tori Busshi è una reinterpretazione dello stile Wei, che si affermò in Cina durante il sesto secolo. Attraverso la Via della Seta, la forte plasticità delle figure venne ammorbidita dall’amore tipicamente asiatico per il disegno e la fantasia lineare. I corpi del Buddha e dei Bodhisattva sono appena visibili sotto le loro vesti; l’attenzione è invece concentrata sull’esuberantemente articolato drappeggio delle loro gonne e sciarpe che cadono su entrambi i lati, creando contorni seghettati che contraddicono l’apparente volume delle figure.

Chuguji Miroku

Legno di canfora

7 secolo

Tesoreria vicino lo Horyuji

Miroku è il buddha del futuro. In quest’immagine è rappresentato seduto su un trono, con una gamba pendente e l’altra piegata, la caviglia sopra il ginocchio, su cui è appoggiato il braccio destro, la sua mano sul viso in una posa pensante. Linee gentili e leggere, posa naturalistica. È privo di gioielli ma non è ancora un Buddha, si trova nel paradiso ed è nell’attesa di manifestarsi. Il suo mudra è quello dell’esposizione della legge.

Yumedono Kannon

7 secolo

Legno dorato

Horyuji

È rimasta nascosta per talmente tanti anni in un santuario di legno che persino i sacerdoti non ne avevano più memoria. Per questo motivo si è mantenuto in un’impressionante stato di conservazione.

Fatto da un unico blocco di legno, mantiene ancora oggi buona parte della pittura dorata applicata su tutta la superficie, i pigmenti rossi delle labbra, il nero delle pupille, il blu scuro dei baffi. È molto importante perché attraverso questa statua vediamo i canoni estetici di una figura diversa dal Buddha. L’abito è riccamente decorato ed è a coda di pesce. Tiene in mano una Chintamani “gioiello luminoso” che poggia su un fiore di loto rovesciato. Questo gioiello è simbolo dell’oggetto che esaudisce tutti i desideri di coloro che lo invocano. Presenta molti gioielli e sui lobi ha degli orecchini molto pesanti che ricordano l’origine indiana.

Shitenno, i 4 re guardiani dell’Horyuji

Legno

Metà 7 secolo

Sono disposti nei 4 angoli dell’altare del Kondo dell’Horyuji. Tamonten, re del nord, impugna un’alabarda lunga e un reliquiario. Zochoten, guardiano del sud, impugna un’alabarda corta e una lunga. Komokuten, difensore dell’est, tiene un gioiello in una mano e un’alabarda nell’altra.

Kudara Kannon

7 secolo

Legno di canfora

Grande Tesoreria dello Horyuji

Possiede alcune particolarità. La prima, il nome: Kudara era un nome alternativo di Paekche, che ha portato alcuni storici dell’arte a pensare che l’opera provenisse dalla Corea. Tuttavia, il legno di canfora usato per il corpo, e il legno di cipresso usato per il piedistallo del loto e per il vaso attaccato alla mano sinistra provengono dal Giappone. Il tessuto che attraversa il busto è particolare perché va dalla spalla destra al fianco sinistro, invece che l’inverso che era la norma. La corona e la collana sono meno decorati di quelle delle immagini dei Re. Nonostante tutte queste particolarità non ci sono altri motivi per pensare che la statua abbia origini straniere. L’immagine è impressionante per le grazie della posa e per la serenità della sua espressione. Questa statua non venne collocata nelle prossimità dell’altare e l’appoggio dell’aura non è attaccato alla statua.

Yakushi Nyorai (Tori Busshi)

607 Bronzo dorato

Horyuji

Consenso generale sul fatto che l’aura e l’iscrizione siano state aggiunte successivamente. Yakushi è una delle opere principali dell’altare centrale, disposta sulla destra della Triade di Shaka. Un’iscrizione sul retro dell’aura attribuisce l’opera a Tori Busshi, tuttavia, il linguaggio utilizzato non è consono a un patrono contemporaneo, sollevando dubbi sull’accuratezza delle informazioni. Per quanto ci siano similarità tra il Yakushi e la Triade di Shaka, ci sono anche forti discrepanze, come la forma degli occhi, e una modellazione più leggera. Molti studiosi hanno concluso che si tratti di un'opera del periodo Hakuho, fatta per rimpiazzare l’originale di Tori Busshi persa nell’incendio del 670. Il Buddha è seduto sul Predel di legno nella posizione del loto, ed indossa una lunga veste simile a quella della Triade di Shaka. Probabilmente aveva i riccioli a lumachella ma non ci sono pervenuti. La testa presenta una protuberanza. I lobi sono grandi, probabilmente deformati da degli orecchini molto pesanti anche se non li indossa perché ha già abbastanza della sua ricchezza terrena.

Reliquiario Tamamushi / Tamamushi Zushi

Legno di cipresso e canfora

Tesoreria dello Horyuji

Uno dei più importanti oggetti del periodo Asuka. Offre un’accurata visione tridimensionale di un edificio dell’epoca ed è l’unico esempio di pittura del periodo. Si tratta di un kondo in miniatura posto su una base alta e regolare, rialzata da terra grazie ad un piedistallo. Le superfici esterne del kondo e le quattro facciate della base sono decorate con pitture di Bodhisattva e di Re Guardiani, e con alcune narrazioni buddhiste. La parte superiore del reliquiario presenta delle ante apribili che ospitano al loro interno una statuetta. Il nome del santuario deriva dalle ali iridescenti del coleottero tamamushi che lo decoravano (donano lucentezza al reliquiario).

Pittura su una facciata del Tamabushi

Pittura su legno

7 secolo

Rappresenta una storia della narrazione buddhista. Colui che diventerà Buddha si sacrifica per sfamare una tigre affamata e i suoi cuccioli. La scena viene rappresentata nelle varie fasi: in alto lo vediamo arrampicato su di un albero, al centro è rappresentato nel momento del lancio e nella parte inferiore è rappresentato mentre viene sbranato dagli animali.

La morte di Shaka

711 circa

Argilla su legno e metallo

Horyuji

L’ultimo gruppo di sculture a essere state sistemate nello Horyuji durante la sua costruzione sono state dei quadri in legno e metallo con figure d’argilla al primo piano della pagoda. Ognuno di questi racconta un particolare tema buddhista. Rappresenta il Buddha Shaka morente su un letto di metallo che tende la mano verso un fedele. Fatto con la tecnica della lacca secca, solo il Buddha è in metallo. Forte realismo nelle statue, forse è la prima testimonianza di ritrattistica.

Tempio Asukadera

Asukadera fu uno dei primi edifici principali della capitale permanente, Fujiwara. Fu tuttavia bruciato e mai ricostruito durante l’epoca Kamakura.

Shaka di Asukadera (Tori Busshi)

Bronzo dorato

606

Asukadera

Presenta una faccia lunga e cilindrica, con capelli a lumachella. Questo tipo di riccioli è uno dei simboli fisici che rappresentano un essere perfetto e lo differenziano da un comune mortale. La parte superiore della faccia di Gotama presenta una forte qualità geometrica. Samulin, il gesto che fa con la mano destra, il non-avere paura, si riferisce tradizionalmente al momento in cui Shakyamuni rischiò di essere travolto a morte da un elefante ubriacato da un cugino malvagio. Il Buddha alzò la mano, palmo avanti e dita unite, e l’animale si calmò. Seganin, il gesto che fa con la mano sinistra, è un gesto incompleto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/05 Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alicefavaretto1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Vesco Silvia.
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