David Hume e Locke: continuità empirista
Locke come sfondo per ricordare la continuità tra lui e Hume; Locke e Hume vengono sempre riportati come empiristi, insieme a Berkeley, nei manuali di storia della filosofia. Quella tra di loro è una continuità di tipo empirista e anti-innatista. Hume nasce a Edimburgo (origini scozzesi) ed è molto vicino a Adam Smith; Smith sosteneva che Hume fosse un modello di persona saggia e virtuosa.
Il contesto storico
Locke muore nel 1704; Hume nasce nel 1711 - il loro è un passaggio di testimone quasi fisico. Hume si occupa di letteratura (Storia dell’Inghilterra), di storia e di filosofia; non è semplicemente un filosofo. Già da giovane (18-20 anni) definisce la nuova scena del pensiero moderno tramite tre autori: Locke, Berkeley e Newton. Hume non nomina, al contrario di Locke, Cartesio; è come se Locke lo avesse spazzato via. Voltaire stesso, giunto a Londra, si stupisce di tutto ciò che vede. Scopre che si parla solo di Newton e non più di Cartesio, al contrario di ciò che accadeva in Francia.
Newton, contro Cartesio, non aveva solamente proposto una cosmologia completamente diversa, ma aveva proposto una metodologia opposta rispetto a quella cartesiana che partiva dai fenomeni al fine di giungere alla generalizzazione. La scienza si basa sull’osservazione di fenomeni che vengono successivamente generalizzati, a partire da fenomeni empirici. Porre Newton come centro di questo periodo significa porre al centro la scienza moderna; egli si affianca perfettamente a Berkeley e a Locke.
Prefazione al trattato sulla natura umana
Viene pubblicata quando Hume ha 28 anni; resta il suo capolavoro. Nella prefazione, Hume sostiene che la nuova scena del pensiero lo ha convinto a modificare l’atteggiamento nei confronti di tutti i pensieri filosofici. Gli oggetti filosofici sono tutti oggetti della nostra riflessione/mente; Hume si rifiuta di assaltare i singoli oggetti (morale, fisica, emotività), ma propone di conquistare la roccaforte, ossia la mente (es. connessione necessaria tra causa ed effetto come necessità psicologica della mente).
In sintesi, la ricerca di Hume non parte dai singoli oggetti ma dall’intera mente umana, che ci permette di capire come conosciamo e che cosa conosciamo. In realtà questo era stato anche l’intento di Locke, che voleva capire che cosa si potesse conoscere. Hume prende il testimone da parte di Locke. Cartesio stesso partiva dalla conoscenza dell’io e della mente.
Teoria della percezione
In Locke le qualità secondarie avevano solo il potere di produrre nella mente determinate percezioni; le qualità secondarie non sono negli oggetti ma in me e appartengono alla rielaborazione della mia mente. Ciò non significa che il mondo esterno non esista; in esso vi sono le qualità primarie che mi attestano l’esistenza degli oggetti.
Berkeley, contro Locke, sostiene che le qualità primarie non abbiano alcun privilegio; un’estensione senza colore non è infatti percepibile. Non si coglierebbero le qualità primarie senza le secondarie. Anche le primarie sono rappresentazioni mentali; cosa c’è al di fuori della mente? per Berkeley niente.
Hume, anche se più moderato, accetta la rivoluzione di Berkeley; non sostiene che il mondo esterno non esista, ma sostiene che non esistano dei mezzi per dimostrare che esista. La visione degli oggetti esterni è solamente una percezione della mente; noi non siamo in grado di fornire altre prove se non attraverso le percezioni mentali.
Perché tutti crediamo nell'esistenza del mondo esterno?
Che cosa ci porta a credere in maniera invincibile in qualcosa che non potremo mai dimostrare? (domanda fondamentale in Hume). Ci crediamo perché le impressioni che riceviamo dagli oggetti sono vivaci. Queste riflessioni vengono fatte da Hume in un momento di lontananza dalla patria.
Egli appartiene a una famiglia benestante; si trasferisce in Francia dal 1734 al 1737 (a La Flèche) e in questi tre anni scrive il Trattato che pubblica nel 1739 (primi 2 libri) e nel 1740 (terzo libro) una volta tornato a Londra. Inizialmente il Trattato è un fiasco editoriale; lo riformula dieci anni dopo cercando di renderlo più semplice e più gradevole, ottenendo un successo migliore. Egli riesce difficilmente a far accettare le sue idee; la sua radicalità viene spesso rifiutata. Tenta anche di diventare docente universitario ma viene rifiutato.
I Dialoghi vengono pubblicati nel 1779, tre anni dopo la morte di Hume (completati nel 1750). Nel 1755 pubblica la Storia naturale della religione in un manuale chiamato Quattro Dissertazioni (in realtà erano sei). Torna altri tre anni in Francia dove entra in contatto con Diderot e Rousseau (1763-1766); D’holbach: primo scrittore di un testo apertamente ateo: traduce alcuni scritti di Hume (immortalità dell’anima e diritto al suicidio) che erano stati rifiutati a Londra.
Nel 1775 si ammala gravemente; prova a fare pubblicare i dialoghi anche da Adam Smith, ma anche quest’ultimo si rifiuta. Dopo la sua morte, egli lascia tre copie; una all’editore, una ad Adam Smith e una al nipote David chiedendone la pubblicazione. Smith non lo vuole pubblicare (ha una posizione accademica), l’editore nemmeno; David lo pubblica a sue spese senza alcuna indicazione dell’editore e mettendoci tre anni.
Prefazione ai dialoghi sulla religione naturale
Religione naturale = non parlano di religione rivelata (cristianesimo, protestantesimo, religioni basate sulle scritture o sulle rivelazioni) ma di religione basata sulla natura. Si tratterà di una religione razionale; cosa ci può dire la ragione sulla teologia? questo tema è un tema antichissimo. Cosa pensava l’uomo del 700 di una teologia filosofica/razionale/naturale? avrebbe risposto citando la teologia di Newton; uno dei personaggi del dialogo rappresenta la teologia di Newton. Il vero obiettivo di quest’opera è saggiare la tenuta razionale della teologia newtoniana.
Teologia newtoniana
Locke aveva dimostrato l’esistenza di Dio tramite una dimostrazione a posteriori (partendo dagli effetti per dimostrare la causa); partiva dall’esistenza dell’io per affermare l’esistenza di qualcosa di presente fin dall’eternità. La teologia newtoniana si basa su un argomento legato al disegno; questo argomento non si basa sulla relazione causale, ma sulle caratteristiche dell’effetto, e in particolare di un effetto ordinato (prodotti regolari e finalizzati che richiedono una mente intelligente).
Questo argomento viene rilanciato da Newton; questa religione naturale ha, in questa ottica, delle pretese scientifiche al pari di quelle delle scienze. La religione naturale è, per Newton, un sottoinsieme della filosofia naturale, cioè della filosofia che si basa sulla scienza; è una parte della filosofia della natura. È una religione che si basa sulla concezione scientifica della natura.
1687 - pubblicazione dell’opera “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica" di Newton (principi matematici della filosofia naturale); opera che respinge la cosmologia cartesiana, ma è in connessione con essa perché la fisica continua ad essere studiata mediante lo strumento matematico (principi fisici esprimibili mediante formule matematiche). Tesi centrale: tutto è sottoposto ad una sola legge, il principio della gravità universale.
Il contenuto è alternativo alla cosmologia cartesiana; soprattutto per quanto riguarda il rifiuto della tesi cartesiana secondo la quale non esiste spazio vuoto in natura (rifiuto dell’identità tra estensione e materia, riapertura della possibilità di uno spazio vuoto). I sistemi planetari sono aggregati concentrici di materia che ruotano nel vuoto; per Cartesio ruotavano uno in urto con l’altro senza problema, il mondo è pieno.
Per Newton è complicato capire per quale motivo questi moti si mantengano; se lo spiegherà tramite la legge gravitazionale (più due corpi sono grandi e vicini più si attraggano = la Terra non collassa con il Sole perché vi è un punto di equilibrio tra di essi; la forza di attrazione crea un equilibrio che impedisce alla Terra sia di avvicinarsi sia di disperdersi rispetto al Sole). Quest’opera non fa riferimento alla teologia.
Il primo confronto di Newton con la teologia avviene nel 1692-1693: serie di lettere indirizzate a Richard Bentley; egli è un teologo che tiene una serie di lezioni commissionate da Boyle dopo la sua morte. Questo lezioni vengono chiamate Boyle Lectures. È una conferenza teologica in onore di un grande chimico, scienziato e fondatore della Royal Society. Bentley chiede aiuto a Newton; N. risponde recuperando un argomento vecchio rafforzato dalle sue tesi (l’ordine dell’universo è inspiegabile senza una causa intelligente che abbia organizzato tutto; non può essere una causa meccanica, ma spirituale e intelligente).
Optics: opera di Newton immediatamente tradotta in latino da Samuel Clarke. Nella prima edizione (1704) Newton non tratta di argomenti teologici. Vengono introdotti due query (questioni) di carattere teologico nella traduzione latina del 1705; perché? Leibniz definisce i Principia un testo senza Dio, sostenendo che non si possa parlare della natura senza nominare Dio; Berkeley sosteneva che lo spazio vuoto e infinito sostituisse Dio = sono tutte accuse di ateismo nei confronti di Newton. In realtà si ritroveranno dei suoi manoscritti teologici/magici in un baule venduto ad un’asta fatta dopo la sua morte. Può essere che per queste accuse Newton aggiunga nei suoi scritti delle argomentazioni teologiche.
II edizione dei Principia (1713): contiene una celeberrima appendice, lo Scholium Generale (chiarimento che viene apposto ad un teorema). Chiarimento teologico su tutta la fisica (generale). Il suo sistema fisico è accettabile solo grazie alla presenza divina. Locke non conosceva le implicazioni teologiche del sistema fisico di Newton (1705 - Locke muore nel 1704); per questo vi è una differenza di pensiero con Hume.
Il sistema fisico cartesiano e newtoniano
Il sistema fisico cartesiano è un sistema genetico; l’opera “Il mondo” non viene mai pubblicata. Cartesio propone inizialmente che Dio imponga il movimento ai pezzetti di materia per poi ritirarsi. Il mondo, dopo l’intervento di Dio, è un caos di pezzetti in movimento: questi pezzetti sono in continuo attrito tra loro; questo attrito provoca uno sgretolamento che produce dei vortici. All’interno dei vortici vi sono i pezzetti di materia più piccoli, all’esterno i pezzi più grossolani.
Al contrario, Newton propone solamente la legge dell’attrazione universale e un mondo dove vi sono degli spazi vuoti. I pianeti non sono arrivati alla posizione attuale, ma sono in quella determinata posizione dall’origine (per la legge di attrazione universale). Le posizioni sono state scelte in base allo scopo e sono per forza quelle giuste (da un Dio); Newton, per la sua teoria, ha bisogno di un Dio (in positivo) che ha posto esattamente le cose come stanno.
Dio ha un ruolo nella costruzione del mondo così come lo vediamo attualmente (per Cartesio si è formato solo grazie alla materia caotica in movimento, non per un progetto divino). Nel calcolo delle orbite di Newton, però, vi è sempre una sfasatura; i conti non tornano. Newton necessita (in negativo) di un intervento divino, al fine di aggiustare tale sfasatura che gli impedisce di concludere che i pianeti rimarranno sempre nella loro posizione e nella loro orbita. Newton ha bisogno della teologia nei punti in cui i conti non tornano.
La teologia di Newton è intrinsecamente legata alla sua scienza; la presenza del divino non è un’aggiunta, ma è parte dello stesso sistema scientifico. Questo lo capisce bene un suo seguace e protetto, Colin Mac Laurin; egli scrive un’opera pubblicata dopo la sua morte “An account of Isaac Newton..” che rende evidente il collegamento tra scienza e teologia. Scholium generale: “...tutte le nostre nozioni di Dio sono tratte dai modi di agire dell’uomo in forza di una certa somiglianza, che, anche se non perfetta, ha tuttavia una certa similarità. Ecco quanto si doveva dire su Dio, il ragionare sul quale a partire dai fenomeni delle cose appartiene sicuramente alla Filosofia Naturale.”
L'analogia
L’analogia è uno strumento filosofico; regola che regge il ragionamento logico: “è chiaro che, quando una conclusione è tratta da un oggetto immediatamente, senza causa o effetto intermedio, la convinzione è più forte e la persuasione più viva di quando l’immaginazione è trasportata attraverso una lunga catena di argomenti, per quanto infallibile appaia la connessione di ciascun anello”.
a, b, c: d a1, b1, c1: x (a, b, c sono caratteristiche in comune che mi legittimano ad attribuire, per analogia, x simile a d). La somiglianza ci autorizza a provare ad utilizzare l’analogia; tra a, b, c e a1, b1, c1 non vi è identità, ma somiglianza. L’analogia è una proporzione matematica che cerca un’incognita; si trova x dati tre elementi noti e dato il loro rapporto. L’uso analogico di Newton è il cercare la x:
- Macchina/artificio umano : artigiano = universo : x
La radice dell’analogia è aristotelica; essa diventa particolarmente importante in teologia nel XIII secolo con Tommaso, in riferimento alla possibilità di conoscere Dio (teoria complessa e mobile).
Appunti Ilariatrattato sulla natura umana
Hume è un empirista convinto; Locke definiva idee tutti gli stati mentali. Hume definisce idea gli stati mentali che succedono nel tempo alle prime impressioni; inizialmente si hanno delle impressioni di riflessione o di sensazione (dolore/vedo il tavolo). Ripensandoci il giorno si ha un ricordo meno vivace del tavolo o del dolore, ossia un’idea (immagine illanguidita del tavolo). Le impressioni sono le prime manifestazioni del nostro percepire; le idee hanno sempre un’impressione corrispondente, non posso avere idea di qualcosa di cui non ho mai avuto un’impressione (non esistono idee innate).
Hume riprende da Locke anche un’altra cosa: la convinzione che vi siano delle idee semplici (impressioni non ulteriormente scomponibili, come il colore, il sapore, ecc) e delle idee complesse (tavolo: distinguibile nelle impressioni che lo compongono, colore, dimensione, ecc). Le impressioni possono essere unite volontariamente: posso immaginarmi una chimera o un ippogrifo; per Hume questo modo non è interessante. La cosa più interessante è osservare come la mente agisca spontaneamente tramite una forza gentile che associa tra di loro le idee semplici e quelle complesse tramite nessi associativi che agiscono in modo indipendente dalla mia volontà.
Questi collegamenti tra idee sono dominati da una logica ricostruibile tramite tre principi di associazioni tra idee; le idee si associano tra di loro anche quando io non lo desidero. I tre principi:
- Somiglianza: quando vedo una persona che ha dei tratti in comune con una persona che conoscevo le associo senza che io lo voglia. Non decido di fare il paragone, spontaneamente mi torna in mente la persona che avevo già conosciuto;
- Contiguità: associo oggetti visti spesso uno vicino all’altro, come una penna accanto a un calamaio; quando vedo la penna mi viene in mente il calamaio;
- Causa-effetto (se vedo del fumo penso che vi sia il fuoco; penso, quindi, alla causa del fumo in maniera involontaria). È un richiamo spontaneo che collega tra di loro delle impressioni. Vengono evocate spontaneamente delle idee senza alcun ragionamento.
Perché quella di causa-effetto è più importante? È l’unica che ci spinge al di là della percezione presente, nell’immaginare l’esistenza di qualche cosa a cui non corrisponde un’impressione presente. Se vedo una persona che assomiglia a un mio amico, mi viene in mente il mio amico ma non sono certo della sua esistenza (potrebbe essere morto). Se vedo il fumo so che il fuoco esiste (ci credo senza vederlo); sono convinto che esista qualcosa, anche se non ne ho l’impressione presente (associazione di idee). Questa relazione ci permette di inserire l’esistenza di qualcosa anche senza il bisogno di coglierne l’esistenza o la presenza. Tutta la scienza si basa su inferenze causali, sull’osservazione di effetti dei quali non vediamo la causa (medico che diagnostica una malattia, non vede la causa ma riconosce l’effetto). Hume dedica a questa relazione le pagine più celebri del Trattato sulla natura umana.
Conoscenza e probabilità: Hume utilizza questi termini in un modo diverso rispetto al solito. Il confronto tra idee che avviene in modo involontario dà luogo a una serie di relazioni filosofiche (diverse dalle naturali, ovvero per le quali per il fumo penso al fuoco). Esse sono 7 e vengono divise in due gruppi; in uno, per la relazione, contano solo le idee. La relazione rimane tale e quale se le idee rimangono tali e quali (reggono la conoscenza astratta, come la matematica e la geometria). Queste relazioni danno origine a una conoscenza certa: per sapere che 4 è il doppio di 2 ho bisogno solamente delle idee di 4 e di 2.
Nell’altro gruppo le relazioni variano anche se le idee rimangono invariate; Hume allude a quello che Leibniz chiamerà verità di fatto. Sono verità che hanno bisogno del riscontro empirico dei fatti; relazione spaziale: idea del tavolo e dell’oggetto in relazione spaziale. Se sposto uno dei due oggetti la relazione cambia.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia della filosofia: David Hume e la ricerca sull'intelletto umano, prof. Martinelli
-
Riassunto esame Storia della Filosofia Moderna, prof. Scribano, mod. I, John Locke
-
Riassunto esame storia della filosofia moderna e contemporanea; prof. Paganini, libro consigliato Dialoghi di Hume
-
Lezioni, Storia della Filosofia Moderna mod. II