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Stilistica e metrica italiana

Modulo 1

Docente: Raffaella Scarpa

Sommario

INTRODUZIONE AL CORSO ........................................................................................................................................ 1

STILISTICA ANTICA E NUOVA STILISTICA ........................................................................................................... 3

PRINCIPI E METODI DELLA STILISTICA ................................................................................................................ 8

LA STILISTICA E LE SUE COPPIE OPPOSITIVE .................................................................................................. 13

ANALISI LINGUISTICA E ANALISI STILISTICA .................................................................................................. 17

METRICA E TEORIA .................................................................................................................................................... 19

TEORIA DELLA LINGUA E DEL METRO NEL DE VULGARI ELOQUENTIA .................................................. 23

TRATTATI DI METRICA TRA 1300 E 1800 .............................................................................................................. 30

TRATTATI DI METRICA (1800-OGGI); CONCETTI BASE DI PROSODIA ....................................................... 36

PROSODIA E CRITERI DI SCANSIONE DEL VERSO ........................................................................................... 40

METRICITÀ E POESIA; LETTURA METRICO-RITMICA DI UN MOTTETTO DI MONTALE ................... 45

OSSERVAZIONI METRICO PROSODICHE SU UN MOTTETTO DI MONTALE ............................................. 53

PAUSE METRICHE E PAUSE SINTATTICHE ......................................................................................................... 59

LA RIVOLUZIONE DELLA POESIA TRA ‘800 E ‘900 ............................................................................................ 64

APPROFONDIMENTO. IL VERSO LIBERO, FORMA E ORIGINE ..................................................................... 72

IL SONETTO DI PETRARCA E I PETRARCHISMI METRICI ............................................................................. 81

VARIAZIONE DELLA FORMA-CANZONE .............................................................................................................. 91

PETRARCA, CANZONIERE 21 ..................................................................................................................................... 98

CAPRONI, ED IO CHE DI TE L’OMBRA (L’OMBRA, L’OMBRA,… ...................................................................... 99

GRAMMATICA E FORMA DELLA POESIA ERMETICA ................................................................................... 106

Stilistica e metrica italiana Professoressa Raffaella Scarpa Appunti di Alessandro Vercelli

vercelli.alessandro.a@gmail.com

lunedì 1 marzo 2021

Introduzione al corso

La poesia italiana è fatta di strutture e architetture nelle quali il testo letterario è organizzato. Ci sono strutture

che si sono canonizzate e fissate in una grammatica formale (forme metriche comunemente conosciute, come

il sonetto, il madrigale, la ballata e le forme minori). Ogni forma metrica ha avuto nella storia mutazioni e

modificazioni. Tanto più una forma è stata usata, tanto più è stata passibile di rielaborazioni. Delle forme

minori spesso abbiamo solo una forma. di quelli principali abbiamo invece una forma matrice originaria che

ha subìto rielaborazioni nel corso dei secoli.

Noi non potremo affrontare tutta la storia di tutte le forme metriche a lezione. Si rimanderà per il resto al

manuale. A lezione si affronterà l’analisi della struttura di un testo esemplare. Si deve far sintesi e integrazione

tra la spiegazione e il contenuto del manuale.

Ci si comporterà allo stesso modo per i diversi tipi di verso della poesia. Ci sono tipi di versi ultra-canonizzati

e altri meno canonizzati. Si avrà molto a che fare con quinario, settenario ed endecasillabo.

Il corso mira anche a leggere la storia della poesia italiana attraverso lo studio delle sue forme metriche.

Noi siamo portati a pensare la metrica come una sorta di tecnica attraverso la quale il contenuto della poesia

viene organizzato e strutturato. La metrica non è mera nota di schema metrico messo in asterisco ad una poesia

su una antologia scolastica. La forma metrica va pensata come un oggetto culturale a tutti gli effetti.

Caproni dice di aver usato negli anni Trenta e Quaranta del Novecento lo schema-sonetto (quando la tendenza

principale era all’ermetismo) per bisogno di avere per sé e per la propria poesia «un tetto», un riparo. Questo

uso di questa forma metrica era un tendere la mano al passato, alla tradizione poetica, era una sorta di conso-

lazione ed una forma di autotutela (è un posto in cui sono sicuro, il posto in cui posso parlare con ciò che è

avvenuto prima); tutti i sonetti di Caproni parlano della morte: avere una struttura che accoglie e mette in forma

un argomento così vivo e vicino in quegli anni brutali rende più agevole la voce della poesia. Caproni dice che

senza quella forma, di quegli argomenti non sarebbe riuscito a parlare. La forma è una sponda, un contenimento

per un argomento con troppe implicazioni con la storia contemporanea e con il presente.

La scelta di un verso non è imitazione, non è struttura meccanicamente applicata. L’andare a capo non dà vita

ad un verso; un testo con degli a capo non è una poesia.

Un testo è come un minerale che uno sguardo di un esperto può leggere, può capire se è prezioso. L’analisi

metrico stilistica ha come correlato il dare delle indicazioni sul grado di organizzazione interna del testo e

anche di quel sovrappiù espressivo proprio della vera poesia.

Noi non riusciamo a comprendere davvero una poesia senza aver conoscenza della storia dalla quale quella

poesia è stata originata. Con il semplice testo possiamo fare solo una lettura di grande approssimazione solo

con l’armamentario del metricologo. Il rapporto storia-poesia-autore-forma è una filiera che va tenuta sempre

presente. Anche P.V. Mengaldo sostiene che senza la storia non si possa capire nemmeno la sillaba di un verso.

Si deve mettere in relazione l’uso della forma-poesia e lo stile autoriale. 1

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La metrica può stare in piedi da sola ma il corso è di stilistica e metrica italiana. L’interpretazione dei tratti

metrici di un testo alla luce della conoscenza dello stile di un autore accresce esponenzialmente le potenzialità

di comprensione approfondita del testo.

Nel corso faremo prima di tutto metrica in quanto disciplina che possiede dei rudimenti che stanno alla base

del suo esercizio. Importante è acquisire un’idea di metrica in relazione ad una poesia. Ciò che serve più di

tutto è comprendere la relazione tra metrica e poesia.

Anche per la stilistica verranno dati dei principi attraverso i quali interpretare gli elementi metrici in relazione

all’autore e all’epoca o al genere che si tratta.

La stilistica ha princìpi ma non metodi. La stilistica non è misurabile e per questo nel nostro periodo storico

spesso viene accantonata. Esiste anche la metrica quantitativa che rifiuta completamente l’apporto della stili-

stica.

La poesia non è quantificabile. Noi possiamo misurare dei fenomeni legati alla poesia ma non sempre possiamo

ricavare molto da queste misurazioni. Da un’analisi stilistica, però, la metrica, uno degli aspetti più facilmente

ed esattamente misurabili, trae grande giovamento. Nel binomio stilistica e metrica l’un ambito sta a compen-

sazione dell’altro. Una materia come la stilistica, che fa dell’interpretazione il suo punto di forza, può servire

molto alla metrica, il più misurabile dei livelli linguistico-formali della poesia. La stilistica compensa il freddo

computo delle figure metriche che può esser fatto; la metrica dà materia oggettiva misurabile all’interpreta-

zione stilistica.

Questo connubio è nato accademicamente presso l’Università di Padova negli anni Settanta del secolo scorso.

Si ha poi l’ambizione di leggere la storia della nostra poesia come storia delle forme, del metro e dello stile.

Piccoli indizi che vanno scovati nei testi possono aprire spazi immensi.

Occorre poi possedere la terminologia tecnica della materia. Il corso dà le basi sulle quali costruire il corso

fruibile alla magistrale. Uno dei principali argomenti è la descrizione delle forme metriche. Qui bisognerà

integrare il materiale del corso e quello del manuale. Verranno presi in analisi dei testi emblematici, il resto è

affidato allo studio del manuale.

Il secondo argomento capitale (più complesso) è la prosodia metrica (struttura del verso). In quella parte così

complessa che è la prosodia (l’organizzazione più interna del verso) sta l’autentica voce della poesia. La pro-

sodia è il livello linguistico che ci permette di andare il più vicino possibile al cuore pulsante e alla voce vera

della poesia.

La voce della poesia è quella particolare caratteristica (che alcuni poeti hanno più di altri) che rende inconfon-

dibile un testo ed un autore.

La prosodia è dunque inaggirabile. È un argomento molto complesso. Il ritmo è l’elemento attraverso il quale

si misura l’identità di quel testo poetico, di quell’autore, di quello stile.

La poesia non è un corpo a sé, una monade, ma va compresa con la consapevolezza dell’intero nel quale è

compresa. Per questo si darà peso alle rivoluzioni poetiche formali che sono avvenute nel corso della storia

della letteratura. 2

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mercoledì 3 marzo 2021

Stilistica antica e Nuova Stilistica

Nella lezione di oggi si inizierà a discutere di cosa sia la stilistica.

Il binomio stilistica e metrica ha una storia artificiale-culturale ed una storia naturale. Stilistica e metrica ita-

liana è una disciplina accademica che nasce in un determinato momento della storia (attorno agli anni ‘70)

all’Università di Padova, quando Folena ed i suoi collaboratori decidono di fondare la cattedra. Il binomio

stilistica e metrica è quindi artificiale perché è creato in un determinato momento storico ed in un luogo geo-

grafico preciso; alla materia viene attribuito un nome. Questo è il lato artificiale-culturale del binomio.

Il binomio stilistica e metrica ha però anche una storia naturale. Si trovano infatti molti testi che vanno dalla

metà dell’Ottocento alla metà del Novecento e che hanno il titolo di Stilistica e metrica. Questi testi sono

manualetti (testi di didattica adottati nelle scuole) che insegnano a scrivere bene, parlare bene e a comporre

bene versi. Oggi suona strano questo fine didattico. Sia la stilistica che la metrica però scopriamo essere state

concepite per lungo tempo come discipline precettistiche, fondate su una serie di regole. Ovviamente non è

così: neppure la metrica è una regola. Fatto sta che in un momento storico le due discipline sono state concepite

come precettistiche. I giovanetti dovevano apprendere una serie di regolette per imparare ad usare bene, in

maniera congrua e confacente al contesto, la lingua e la composizione orale, scritta e poetica. La metrica si

occupava nello specifico di insegnare a fare versi.

Il concetto di stile è rapidamente cambiato nella nostra coscienza sia di lettori che di elaboratori in proprio di

testi nell’ultima metà del Novecento. Odiernamente, lo stile è percepito come un’emanazione del soggetto.

Oggi, inoltre, non si impara ad essere poeti, l’essere poeti è considerata una dote dell’individuo. Lo stile è una

questione intuitiva. Il concetto di stile si attribuisce anche all’arte in genere, non solo alla lingua e alla lettera-

tura. Noi il concetto di stile lo attribuiamo a qualcosa di ben definito nelle sue caratteristiche. È legato anche

al concetto di gusto, di bello e di armonia.

La stilistica esiste da sempre come ambito del sapere; essa esiste da poi che esiste la retorica, della quale

costituisce un ramo collaterale. Dobbiamo però isolare due stilistiche: quella antica e tradizionale (che fa capo

ad Isocrate, Teofrasto e alle teorie retoriche greche) e una nuova stilistica (quella che ci interessa) che è frutto

di una rielaborazione della stilistica antica tra Ottocento e Novecento.

La stilistica antica viaggia con la retorica; secondo la stilistica antica esistono tre livelli di stile: quello su-

blime, quello medio e quello basso e umile. Questa distinzione in tre stili fondamentali di parola fu assunta ed

usata dall’antichità e nel medioevo. Nel Dve il concetto di stilistica è fondamentale nel II libro, laddove si parla

di metrica; nel Dve si rammemora la tripartizione degli stili, al punto da dire che soltanto la canzone (proprio

in quanto appartenente ad uno stile alto ed elevato) può ben sposarsi con il volgare illustre; il sonetto o la

ballata, secondo Dante, non avendo le caratteristiche di constructio proprie della forma canzone, sono per loro

stessa natura forme più basse che si collocano al livello mediano della tripartizione stilistica.

Alla distinzione degli stili nel corso del Medioevo fanno riferimento anche specifiche forme letterarie. È pro-

prio nel Medioevo che il concetto di stile viene specializzato riferendolo anche e specificamente ad alcune

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forme letterarie. Il concetto di stilistica e di testo letterario iniziano ad avvicinarsi più di quanto ciò non fosse

accaduto prima. Nella retorica classica greca, invece, il concetto di stile era generalizzato a ogni realizzazione

linguistica. Il rapporto stilistica-letteratura non è sempre stato pacificato, lineare e semplice, e la relazione tra

stilistica e lettura viene a stringersi in modo pressoché irrimediabile a partire dal medioevo e dallo studio

condotto in quel periodo sulle forme letterarie e sullo stile di composizione.

L’attributo di stile e stilistica cambia nel corso dei secoli. Fino all’Ottocento, comunque, il concetto di stile

(secondo la stilistica antica, dunque) viene abbastanza costantemente riferito in primo luogo ai tre gradi di cui

si è detto e all’idea che fosse un’arte che si apprende. Queste sono le due caratteristiche che a noi serviranno

per vedere in piena luce la riformulazione della stilistica moderna.

Tra fine Ottocento e primi anni del Novecento abbiamo avvisaglie diffuse che manifestano la necessità di

rinnovamento nell’ambito della stilistica. Due sono i padri fondatori della nuova stilistica.

Il primo è Charles Bally (Ginevra, 1865-Ginevra,1947). Egli fu uno straordinario linguista, allievo di Ferdi-

nand de Saussure. Egli decise di riformare la stilistica alla luce e in antagonismo con le teorie linguistiche del

maestro, de Saussure. I libri di Bally, ad eccezione di uno, non sono nemmeno mai stati tradotti in italiano; ciò

la dice lunga su un concetto generale in ambito culturale: i testi che vengono trasmessi e che sono a canone

(presenze istituzionalizzate fisse) di un certo ambito culturale non sono per forza i migliori prodotti della cul-

tura; Bally non è nel pantheon della linguistica italiana ed europea. Il fatto di non essere riconosciuto tra i padri

fondatori della stilistica moderna che verrà fatta in Italia è dovuto al fatto che Bally non si occupava di testo

letterario. Egli comunque è il primo a riformulare il concetto di stile.

Bally partiva dalla teoria di de Saussure. Questa teoria prevedeva una bipartizione fondamentale della lingua

in langue e parole: la lingua è un gigantesco organismo che si può guardare da due punti di vista ovvero quello

della langue, ovvero lingua come meccanismo astratto, collettivo, transindividuale, translinguistica, lingua che

contiene in sé tutte le lingue e le individualità (è il nostro ‘linguaggio’), e quello della parole, ovvero invera-

mento nella pratica linguistica del mastodonte astratto ed assoluto del linguaggio. Linguaggio (langue) e lingua

(parole), quindi, non si sovrappongono, vogliono dire due cose diverse. Questa grande bipartizione mai fatta

prima è fatta presso la scuola di Ginevra.

Bally usa i precetti stilistici per contestare il maestro. Sulla carta questa bipartizione tiene, è molto logica e

molto razionale; è anche vero però che dal punto di vista dello stile quell’organismo totalizzante translingui-

stico, generale della langue non è così astratto come sembrerebbe ovvero è comunque attraversato dalla con-

tingenza della vita. La stilistica secondo Bally ci aiuta a non concepire la langue come un’entità del tutto avulsa

dalla realtà, dalla storia e dai contesti, ma come una realtà da essi attraversata. Questo attraversamento della

vita non dà origine alla parole ma a diversi stili della langue (diversi stili dell’organismo generale della lingua).

La parole per Bally non dà problema perché è il codice individuale o di gruppi specifici empiricamente visibile.

Il problema per Bally è dato dall’assolutezza della generalizzazione del concetto di langue come formulato da

Saussure. Per Bally non c’è nulla della lingua che sia del tutto impermeabile. Anche la langue è toccata dalla

vita, la quale dà forma ai diversi stili della langue. 4

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Il secondo padre fondatore della stilistica è Leo Spitzer.

Spitzer e Bally sono due rivoluzionari, sono traditori dei precetti dei loro maestri e sono perso

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandro_Vercelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Stilistica e metrica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Scarpa Raffaella.
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