La violenza nelle relazioni
Introduzione
L'obiettivo del seguente lavoro di ricerca è quello di analizzare il fenomeno sociale della violenza sulle donne da parte del partner, quindi della violenza fisica e/o sessuale che avviene all'interno delle mura domestiche e soprattutto all'interno del nostro sistema di relazioni. Proprio su questo tema, il 25 novembre 2012 si è svolta una giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e i dati che sono stati presentati in tale occasione sono molto significativi: da gennaio 2012 sono state uccise 113 donne, di cui 73 dal proprio partner.
L'Associazione "Telefono Rosa" riporta che quest'anno le violenze hanno fatto segnare un incremento all'interno dei rapporti sentimentali, con una quota dell'85% sul totale, il 3% in più rispetto al 2011. Si tratta, quindi, di un fenomeno in aumento nella nostra società e che a volte conduce a epiloghi tragici. Il dato più allarmante, a mio avviso, è che questo fenomeno, purtroppo, riguarda donne di qualsiasi età: ricordiamo il caso di Carmela, 17 anni, uccisa a Palermo per difendere la sorella maggiore dall'aggressione dell'ex fidanzato o il caso di Lisa, 22 anni, uccisa a coltellate dal fidanzato dopo una lite.
Relativamente a questo tema, il professore Alberto Zatti, nell'opera "La psicologia maschile spiegata alle donne" riporta un'interessante spiegazione di tale forma di violenza. Egli sostiene che l'uomo è più propenso a tradurre emozioni come la paura e il disgusto in rabbia e aggressività. Ogni emozione di base attiva uno schema di percezione, valutazione e azione specifico e, nel caso della rabbia, esso coincide con l'attacco allo stimolo che viene valutato come "ostacolo" all'acquisizione di un certo obiettivo o oggetto (aggressività deriva dal latino ad gradior, cioè andare verso una meta).
Di conseguenza, emozioni come la paura di essere abbandonato, di rimanere solo o di perdere le attenzioni della persona cara, sono tradotte in rabbia aggressiva, che finisce per diventare molto pericolosa e sfociare in azioni violente nei confronti delle persone care. L'ipotesi che il professore Zatti propone è che l'uomo che viene lasciato dalla ex ragazza, non sia capace di tollerare la paura o la tristezza che accompagnano la separazione, se non nei termini di uno schema di questo tipo: l'uomo tende a un obiettivo, cioè la relazione con la donna, questo obiettivo incontra un ostacolo (per esempio la donna che lascia l'uomo) e di conseguenza l'uomo si mobilita per rimuovere l'ostacolo, agendo con aggressività, che però sfocia nella violenza in quanto l'obiettivo e l'ostacolo sono la stessa persona.
Pur trattandosi di una possibile spiegazione, ho ritenuto interessante citarla nella mia ricerca in quanto l'indagine alla quale faccio riferimento riporta che circa il 43,9 % delle donne che hanno subito violenza dal partner, hanno riferito che il partner era fisicamente violento al di fuori della famiglia.
Ricorrendo ai tre modelli statistici studiati durante il corso, verificherò se esiste una relazione tra l'autore di una violenza (sconosciuto, amico, partner, ecc.) e la tipologia di violenza commessa, fisica e/o sessuale; procederò analizzando la diffusione del fenomeno della violenza sessuale da parte del partner in Italia e concluderò domandandomi se esiste una relazione tra le violenze fisiche e le violenze sessuali commesse dal partner.
Le fonti
Ho tratto i miei dati dall'Istituto Nazionale di Statistica ISTAT e, nello specifico, dalla prima indagine interamente dedicata al fenomeno della violenza fisica e sessuale sulle donne, condotta nel 2006, e cioè "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori le mura domestiche". Ho specificato che si tratta di una prima indagine in quanto erano state condotte rilevazioni su molestie e violenze sessuali già nel 1991 e nel 2002, ma nell'ambito di un'indagine Multiscopo sulla sicurezza dei cittadini.
L'indagine comprende 25000 donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate su tutto il territorio nazionale da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica. All'interno di questa ricerca ho selezionato i dati riguardanti le violenze fisiche e sessuali commesse dal partner della donna.
Ritengo opportuno precisare che con il termine violenza fisica, la ricerca intende la minaccia di essere colpita fisicamente, l'essere spinta, afferrata o strattonata, l'essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci o pugni, il tentativo di strangolamento o soffocamento e la minaccia con armi; per violenze sessuali, invece, intende le situazioni in cui la donna è costretta a fare o subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo come stupro, atti sessuali degradanti e umilianti o altri fenomeni che preciserò in seguito.
Prima di procedere con l'analisi dei modelli, presenterò una visione generale del problema, calcolando le misure di tendenza centrale e le misure di dispersione. Prenderò in esame la tabella delle violenze fisiche e sessuali commesse dal partner in Italia.
| Regione | Violenza |
|---|---|
| PIEMONTE | 3475 |
| VALLE D'AOSTA | 3600 |
| LOMBARDIA | 3700 |
| TRENTINO ALTO ADIGE | 3550 |
| VENETO | 3325 |
| FRIULI VENEZIA GIULIA | 3800 |
| LIGURIA | 3950 |
| EMILIA ROMAGNA | 4450 |
| TOSCANA | 4250 |
| UMBRIA | 3125 |
| MARCHE | 4100 |
| LAZIO | 4075 |
| ABRUZZO | 3225 |
| MOLISE | 3225 |
| CAMPANIA | 3375 |
| PUGLIA | 3225 |
| BASILICATA | 3200 |
| CALABRIA | 2525 |
| SICILIA | 2975 |
| SARDEGNA | 2750 |
Misure delle distribuzioni statistiche
I valori di una distribuzione si possono riassumere attraverso misure di tendenza centrale, misure di dispersione e gli indici.
Misure di tendenza centrale
La tendenza centrale o valore medio di un insieme di valori esprime la quantità di variazione o di dispersione che caratterizza una distribuzione. Quelle più comunemente usate sono:
- Moda: essa esprime, all'interno di un insieme K di categorie che formano una distribuzione, la categoria alla quale è associato il numero di osservazioni più elevato. Nel caso analizzato, la moda è 4450;
- Mediana: si applica solo alle variabili le cui categorie possono essere ordinate in modo crescente. È quel valore che divide una distribuzione ordinata in due metà, in modo tale che lasci a destra e a sinistra lo stesso numero di valori. Nel caso analizzato, la mediana è 3425;
- Media: rappresenta la misura di tendenza centrale più comune. Si sommano tutti i valori della distribuzione e li si divide per il numero dei valori presenti. Nel caso analizzato, la media è 3495.
Misure di dispersione
Le misure di dispersione esprimono la quantità di variazione o di dispersione rispetto alle misure di tendenza centrale. Esistono diverse misure di dispersione, alcune delle quali sono più appropriate quando trattiamo variabili discrete, altre in caso di variabili continue. Le più importanti sono:
- Campo di variazione: esso corrisponde alla differenza tra valore massimo e valore minimo. Nel caso analizzato il valore massimo è 4450, mentre il valore minimo è 3425, quindi il campo di variazione è uguale a 3495.
- Indice di diversità D: misura la probabilità che due osservazioni estratte casualmente da una popolazione appartengano a categorie diverse di una data variabile discreta. Esso si calcola nel seguente modo: D= 1 - Pi, dove Pi = proporzione di casi che appartengono alla categoria i. Nel caso analizzato, D= 0,72.
- Indice di variazione qualitativa IVQ: standardizza l'indice di diversità per il numero di categorie IVQ= IVQ= D. Nel caso analizzato, IVQ=0,54.
- Deviazione assoluta media DAM: Considerate le singole deviazioni dalla media: d = yi - , DAM corrisponde alla somma delle deviazioni in valore assoluto, divisa per il numero di osservazioni: DAM =
- Varianza: per eliminare i segni negativi da una distribuzione di deviazioni, le posso elevare al quadrato. La somma di queste divisa per il numero di osservazioni - 1, rappresenta la VARIANZA:
- Deviazione standard S: dalla varianza, posso tornare a S . Per ripristinare l'unità di misura originale si può calcolare la radice quadrata della varianza. Otteniamo la DEVIAZIONE STANDARD:
- Indice di asimmetria: è un indice di forma, cioè fornisce informazioni sulla morfologia di una distribuzione, il cui valore indica gli scostamenti positivi o negativi dalla media. Asimmetria =
Nel caso che ho analizzato:
| Capoluoghi | Violenze | d | d2 |
|---|---|---|---|
| PIEMONTE | 3475 | -20 | 400 |
| VALLE D'AOSTA | 3600 | 105 | 11025 |
| LOMBARDIA | 3700 | 205 | 42025 |
| TRENTINO ALTO ADIGE | 3550 | 55 | 3025 |
| VENETO | 3325 | -170 | 28900 |
| FRIULI VENEZIA GIULIA | 3800 | 305 | 93025 |
| LIGURIA | 3950 | 455 | 207025 |
| EMILIA ROMAGNA | 4450 | 955 | 912025 |
| TOSCANA | 4250 | 755 | 570025 |
| UMBRIA | 3125 | -370 | 136900 |
| MARCHE | 4100 | 605 | 366025 |
| LAZIO | 4075 | 580 | 336400 |
| ABRUZZO | 3225 | -270 | 72900 |
| MOLISE | 3225 | -270 | 72900 |
| CAMPANIA | 3375 | -120 | 14400 |
| PUGLIA | 3225 | -270 | 72900 |
| BASILICATA | 3200 | -295 | 87025 |
| CALABRIA | 2525 | -970 | 940900 |
| SICILIA | 2975 | -520 | 270400 |
| SARDEGNA | 2750 | -745 | 555025 |
| Totale | 35000 | 0 | 8040 |
- IVQ= 0,54
- DAM = 8020
- Varianza = 252276,3
- S = 502,27
- Asimmetria = -292,27
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