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sono per gli scienziati sociali “processi”. Se vogliamo per esempio scoprire i motivi di una separazione, non

dobbiamo cercare ciò che differenzia le coppie che si separano da quelle che non si separano, ma dobbiamo

analizzare una sequenza di avvenimenti, e come un avvenimento causi quello successivo. La spiegazione è che la

coppia si è separata perchè ha vissuto tutti quegli avvenimenti, non perchè abbia delle caratteristiche particolari. I

sociologi rifiutano quindi questi processi, storie che non implicano un finale obbligato e scientificamente previsto.

Tali storie hanno invece un valore scientifico.

2.7 Cause

La causalità è la base della ricerca sociale classica. La causalità, filosoficamente oggetto di controversie, è data per

esatta nella scienza, che la definisce una covarianza di più variabili in relazione tra loro. Molte delle ricerche

sociologiche probabilistico­causali hanno valore solo se ripetute molte volte (un singolo caso di un figlio di una

famiglia disagiata che diventa un tossico non fa testo). I risultati di molti studi sono quindi affermazioni

probabilistiche che riguardano le relazioni tra le variabili. Ma questo sistema ha molte falle: le variabili che

influenzano la variabile in esame difficilmente agiscono indipendentemente: spesso si influenzano a vicenda, e tale

meccanismo difficilmente viene considerato; allo stesso modo esse non agiscono in contemporanea, ma in una

sequenza temporale che le tecniche classiche non considerano. Ragin ha invece proposto il modello “moltiplicativo”

che tiene conto di tale interdipendenza tra le variabili che influenzano un risultato.

3) Campionamento

1. Cosa includere

1.1 Campionamento e sineddoche

Il campionamento è un problema classico delle ricerche sociali: di ogni fenomeno dobbiamo scegliere uno tra la

moltitudine di casi che lo riguardano. Ogni ricerca si pone come obbiettivo quello di poter scoprire qualcosa di

applicabile a tutti i casi simili. Il campione deve quindi essere una sineddoche, che rappresenti efficacemente in

fenomeno generale.

1.2 Il campionamento casuale: una soluzione perfetta (a volte)

Il campionamento casuale garantisce che ogni caso abbia le stesse possibilità di essere scelto come campione. La

matematica dimostra come i risultati ottenuti possano differire dalla realtà. Non dobbiamo dare per scontato la

veridicità di una sineddoche, che può invece essere poco esemplificativa. Dobbiamo quindi pensare a trucchi per

trovare sineddoche utili.

1.4 Dove fermarsi? L'etnomusicologia

L'etnomusicologia si propone l'obbiettivo di risolvere il problema del campionamento descrivendo tutta la musica

che esiste ed è esistita. Il problema sorge spontaneo? Dov'è il confine? Cosa è musica e cosa no? L'obbiettivo è

ambizioso, calcolando anche che non tutte le musiche possono essere analizzate e comprese con i criteri occidentali.

Tale disciplina evita il campionamento ponendosi come obbiettivo lo studio della totalità, che però non ha un limite

netto (perchè non dovremmo studiare ogni “happy birthday”?). Del resto, riteniamo la Storia efficace e verosimile,

eppure non racconta la vita di tutti gli uomini che hanno abitato il mondo. Ecco perchè il campione è necessario e

deve essere scelto con cura. Ma come?

1.5 Quanto dettaglio? Quanta analisi?

Non si può prendere nota di tutto. E, oltretutto, ciò che annotiamo è sempre interpretato da noi stessi, bisogna

quindi cercare di essere il più descrittivi possibile. Descrivere il mondo sociale pone il problema del trovare una via

di mezzo tra descrizione e interpretazione. Come detto non esiste una descrizione pura, dato che anche la semplice

selezione di ciò che è da dire e ciò che non è da dire, è un'interpretazione.

2. Oltre le categorie: trovare ciò che non si adatta

2.1 La descrizione e le categorie

Ci scontriamo ora con il problema filosofico delle categorie: come possiamo conoscere le categorie fondamentali che

delimitano il nostro pensiero, per poterne tener conto nelle nostre ricerche? Gli scienziati sociali raramente ne

parlano, arresi di fronte ai vincoli della nostra stessa mente. Solo condividendo le categorie fondamentali, ha senso

parlare di scienza, scoperte ecc. e una descrizione approfondita (trucco della descrizione esaustiva) ci regala del

materiale apparentemente inutile che può aiutarci ad uscire dai confini delle categorie­tipo, in modo da aprire i

nostri orizzonti.

2.2 Tutto è possibile

Non sempre ci interessa scegliere un campione il più rappresentativo possibile: altre volte ci conviene identificare il

caso che può mettere in discussione le vostre idee. Dobbiamo quindi immaginarci le eventualità più folli e chiederci

perchè non accadano: questo ci aiuterà a capire perchè altre, invece, si realizzano.

2.3 Le idee degli altri

A differenza di scienze più esatte, come la matematica, le scienze sociali non possono progredire basandosi sulla

convinzione che “lo sanno tutti” o “è già stato provato”, perchè le variabili sono troppe e la società è in continua

evoluzione.

In ogni sistema gerarchico c'è l'abitudine di dar maggior considerazione alle fonti che risiedono nell'elite. Se

qualcuno di loro (rettori, professori, primari ecc) indicano come inutili alcuni aspetti della ricerca, tale indicazione

viene presa per sacrosanta. Questa è la “gerarchia della credibilità”, che in certi casi può minare la spontaneità delle

ricerche. Il trucco in questo caso è “dubitate di quello che vi viene detto da chi ha potere”. Potremmo ricitare

l'esempio per cui gli insegnanti non ritengono di dover essere inclusi negli studi sul rendimento scolastico.

L'ufficialità delle posizioni istituzionali è intrinsecamente portata alla censura e alla menzogna.

Allo stesso modo non bisogna cadere nell'errore di considerare banali o poco serie alcuni fenomeni sociali: non ci

sono oggetti di prima e seconda classe. Solo in questo modo potremo essere obiettivi e completi. Il campionamento

non deve ignorare le realtà mediocri, secondarie e non ufficiali (aggettivi peraltro dovuti semplicemente alla

reputazione). La sociologia ha sofferto, e soffre, di una grave parzialità del campionamento. Ciò non significa che

B vuole affidarsi al campionamento casuale. Dobbiamo invece, come detto, concentrarci sui casi estremi, più

alternativi, che più probabilmente rimetteranno in questione le nostre convinzioni ed idee. Ora aggiungiamo: tale

scelta deve essere nostra, non influenzata da voci “competenti”. Interessarsi solo a ciò che il proprio campo

lavorativo concerne è una trappola pericolosa.

2.4 D'altra parte...

Abbiamo sottolineato l'importanza del mettere in discussione i dogmi della ricerca classica. Molti sostengono che i

sociologi sappiano meno di quello che sanno le persone oggetto di studio, in quanto protagoniste dirette delle loro

vite. In realtà il sociologo conosce meno di ciò che l'individuo sa di sé stesso, ma conosce anche questo “meno” di

molte altre persone che gravitano attorno a lui: è questo che rende la conoscenza del ricercatore più elevata, se egli

segue il trucco del “non ignorare certe cose solo perchè sono ignorate dalle persone oggetto di studio”.

2.5 Utilizzare le informazioni di altri

Accedendo ad informazioni raccolte da altri, automaticamente tralasciamo le informazioni che anche loro hanno

tralasciato. Una disciplina apposita, la sociologia degli archivi, studia come vengono raccolti i dati dai vari enti: i

dati sui furti dalla polizia, sono spesso viziati da influenze politiche legate alle assicurazioni sui furti. Il trucco

qui consiste nel chiedersi sempre da dove arrivino i dati e chi li ha raccolti.

2.6 Istituzioni bastarde

Questo è il titolo di un libro di Hughes che mostra come le scelte convenzionali di ciò che costituisce materiale

appropriato per l'analisi sociologica escludono un'intera gamma di fenomeni che dovrebbero essere inclusi nel nostro

pensiero. Il che rende le sineddoche convenzionali meno efficaci. Sono le istituzioni, chiamate da Hughes bastarde,

che creano i modelli del bisogno nei popoli: i beni e i servizi e i modi in cui essi devono essere distribuiti e ottenuti.

Tali istituzioni possono essere legittime o illegittime, come bordelli o bar che vendono alcolici dove ciò non è

consentito. Le istituzioni illegittime si occupano del rifornimento di beni e servizi a frazioni marginali della

popolazione (devianza), con bisogni particolari non soddisfatti dalle istituzioni legittime. Nonostante le istituzioni

tendano ad ignorare i bisogni dei devianti, tale atteggiamento non aumenta la conformazione. Il matrimonio, ad

esempio, è proposto dalle istituzioni ufficiali, ma non tutti gli individui vogliono o possono contrarlo.

Escludere casi perchè sono “noiosi”, “volgari”, “di cattivo gusto” è garanzia d'errore. Il buon gusto è un forte

strumento di controllo.

4) Concetti

Dopo aver riflettuto sulle nostre immagini e cercato un campione adeguato da analizzare, possiamo iniziare a

riflettere. Questo significa usare concetti, cioè dichiarazioni generalizzate su intere classi di fenomeni e non

specifiche dichiarazioni di fatto; dichiarazioni che si possono quindi riferire a cose o persone ovunque e in qualsiasi

momento. B tende a non utilizzare il metodo deduttivo, come molti suoi colleghi fanno, ma preferisce un modo più

empirico basato sull'elaborazione di modelli idealtipici (cioè un insieme connesso di criteri che definiscono un

argomento centrale abbastanza astratto da poter essere applicato a una varietà di circostanze storiche”.

B dice che i concetti sono modi di sintetizzare dati, e dato che è cosi è importante che essi siano adatti ai dati cui si

vuole fare una sintesi. Descriveremo ora alcuni trucchi per utilizzare i dati al fine di creare idee complesse le quali

saranno d'aiuto per risolvere nuovi problemi.

4.1 I concetti sono definiti

Senza concetti non è possibile una scienza. Ma come costruire un concetto? Dobbiamo tenere sempre in mente che

ciò che entra nella serie di tratti che la definizione di un concetto deve includere altera la definizione stessa.

Vediamo due casi in cui il danno di tale procedura è evidente.

4.1.1 Competenza

Il concetto di competenza, per esempio, deve tener conto anche di molti fattori esterni: la

competenza di ciascuno diventa remunerativa solo se poche persone possiedono tale competenza e se chi ne ha

bisogno ha dei soldi da poter investire; oltretutto tale situazione varia in base alle epoche storiche.

Eppure storicamente le competenze maschili hanno sempre avuto un riconoscimento maggiore dei

“mestieri da donna”: ciò significa che la competenza ha una inclinazione culturale e politica.

I concetti presuppongono che si debba esaminare la gamma completa di cose che essi devono coprire quando

vengono definiti. Se si omette qualche variabile, i concetti saranno difettosi.

4.1.2 Criminalità

La formulazione di un concetto è strettamente collegata alla fase di campionamento, da cui poi si

deducono delle conclusioni. La criminalità per esempio, definita come violazione delle leggi penali, è sempre

stata associata a patologie sociali (povertà, ecc) eppure la criminalità dei colletti bianchi è molto

diffusa, ma per varie ragioni (legali, culturali, ecc) è molto meno repressa. Se quindi il concetto di

criminalità viene legato indissolubilmente a quello di classe sociale bassa, tale concetto malfunzionerà

quando dovrà essere applicato a un crimine compiuto da una persona agiata. Tale concetto è dunque un

artefatto definitorio, dato che lascia fuori le classe agiate dai propri confini. Da qui l'immagine del

criminale con la pistola in mano dell'immaginario collettivo. Il trucco qui è riconoscere come una definizione

venga costruita in base alla selezione di esempi analizzati per costruirla e cercare di includere il più

possibile i casi esclusi.

4.2 Qualche trucco per definire i concetti

Supponiamo di avere una buona collezione di casi e di voler costruire un concetto utile. Sicuramente ci servirà

immaginazione e capacità ci associazione, ma non solo. Quando raccogliamo dei dati che ci sembrano incoerenti e

difficilmente traducibili in concetto, possiamo fingere che ciò che abbiamo sia la risposta a una domanda che

dobbiamo trovare (come un vecchio gioco). In questo modo potremo identificare meglio ciò che abbiamo tra le mani,

anche se questo qualcosa può non essere ciò che stavamo cercando, e sappiamo di dover (nel caso di un'intervista)

riformulare le domande.

4.2.1 Lasciare che il caso definisca il concetto

E' molto difficile che si possa scoprire qualcosa di utile se ci si concentra su ciò che il caso in esame

condivide con casi simili della propria classe. Più integralmente si analizza un caso, più difficilmente sarà uno

dei tanti. Tra lasciare che la categoria concettuale definisca il caso e il contrario, B preferisce nettamente

che il caso definisca il concetto, che può nascere in modo imprevisto e spontaneo. Nel primo caso invece, non

potremmo vedere e studiare gli aspetti del nostro caso che non erano compresi nella categoria da cui

siamo partiti: anche se non li consideriamo, saranno comunque li a disturbare il nostro studio.

4.2.2 Generalizzare: il trucco di Bernie Beck

Quando facciamo ricerca sociale, passiamo dai fatti specifici che abbiamo scoperto alla descrizione di

qualcosa di più generale, che però non deve essere mai più generale di nozioni sociali come identità e interazione

sociale; essa deve sempre essere una via di mezzo tra le nozioni generali e i casi specifici. Ma in base

a quale regola passiamo dai fatti specifici ad un qualcosa di più generale? Se abbiamo dei dati come dobbiamo

costruire una tesi? Qui entra il gioco il trucco di Beck , che inizia chiedendo al ricercatore di raccontare ciò che

ha scoperto senza usare le caratteristiche specifiche del caso (se ho condotto una ricerca scolastica, non

posso usare le parole: scuola, insegnante, preside ecc). In questo modo dobbiamo utilizzare parole più generali per

sostituire quelle proibite, senza però diventare “troppo generali” perdendo di conseguenza significato.

4.3 I concetti sono generalizzazioni

Ecco un approccio diverso alla stessa questione. Ogni classe è definita da criteri multipli: non basta avere una

proboscide per essere un elefante. Di conseguenza le ambiguità di appartenenza sono molte. Come si può stabilire

quanti maschi e quante femmine ci sono, quando esistono molti transessuali? Come si può definire dove “vive” la

gente, quando ci sono persone che si spostano continuamente? In questo caso il concetto di “vivere da qualche

parte” perde significato: è per questo che vedere il concetto semplicemente come una generalizzazione empirica

aiuta ad evitare errori dovuti alla convinzione che tutte le proprietà di un concetto siano collegate.

4.4 I concetti sono relazionali

Tutti i termini che utilizziamo hanno un senso solo se posti in relazione con il mondo (pazzo per es). Eppure le

persone tendono ad immaginare una classe come indipendente dal resto del mondo, come se avesse senso anche “da

sola”. Il trucco in questo caso è mettere qualsiasi termine descrittivo in relazione al mondo. Una persona

“ritardata” o semplicemente limitata da un punto di vista, lo è in relazione agli obbiettivi che la società ci pone.

Riassumendo il trucco: mettete i termini dell'insieme completo di relazioni che essi implicano (come “alto” implica

“basso”) e poi guardate come quell'insieme di relazioni è organizzato qui e ora e in altre epoche e luoghi (conoscere

la matematica oggi o 150 anni fa implica gli stessi vantaggi/problemi?).

4.5 Il trucco di Wittegenstein

Esso ci aiuta a eliminare ciò che è solo accidentalmente o contingentemente parte di un'idea da quello che è il suo

centro, aiutandoci a separare ciò che è centrale per la nostra immagine da ciò che è secondariamente collegato. Se

alzo il mio braccio, il mio braccio si alza. Cosa rimane se tolgo il fatto che il mio braccio si alza? Cosa resta di un

evento x se tolgo la qualità y? Per esempio: cosa resta da una collezione d'arte se da essa tolgo il fatto che il

collezionista ha un gran numero di oggetti d'arte? La risposta è che la collezione non è mera massa di oggetti, ma

ha una “direzione”.

Tale trucco ci permette quindi di isolare le caratteristiche generali che una serie di casi hanno in comune:

costruiamo quindi un concetto.

4.6 Ampliare l'estensione di un concetto

Altro trucco che B ci indica: mai scambiare un esempio specifico per l'intera classe di fenomeni, i quali possono

avere le proprie specificità. Ora affronteremo i modi formali di lavorare con i concetti, modi che sfruttano la logica.

5) Logica

Vediamo ora come ottenere nuove idee dalle conclusioni a cui siamo arrivati grazie alle nostre ricerche. I seguenti

trucchi saranno logici, ossia ci permettono di vedere cos'altro potrebbe essere vero se le cose che già sappiamo sono

vere. Questa è la logica: modi di trattare quello che sappiamo seguendo un insieme di regole che fanno si che questo

trattamento produca cosa nuove. Come, per esempio, la tavola degli elementi ha indicato ai chimici che c'erano altri

elementi là fuori, pronti per essere scoperti, anche se non erano ancora stati individuati. Questi saranno dunque

trucchi legati al pensare. Ecco i due trucchi principali:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Statistica sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Carra Natale.

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