Howard S. Becker e i trucchi del mestiere: come fare ricerca sociale
Becker scrive questo saggio con l'idea che sia sbagliato procedere alle indagini sociali con un'eccessiva rigidità procedurale, ma che si debba sfruttare dei trucchi generalizzabili che permettono di comprendere la realtà per quella che è, senza doverla inserire in schemi preconfezionati. Il lavoro di Becker è fortemente autobiografico.
Trucchi
Il lavoro di Becker è molto legato alla tradizione della scuola di Chicago di cui faceva parte il suo maestro Hughes, il quale non amava la teoria astratta. Un suo trucco, per esempio, riguarda l'identificazione del concetto di gruppo etnico, che secondo Hughes è identificabile solo in relazione al fatto che chi ne fa parte (e chi non ne fa parte) parla e agisce con la consapevolezza dell'esistenza di tale gruppo. L'etnicità infatti esiste solo in coesistenza con altre etnicità, altrimenti perde significato. Hughes definisce un trucco uno stratagemma semplice che aiuta a risolvere un problema.
I trucchi contenuti nel libro sono trucchi che aiutano a risolvere problemi teorici. Becker, come Hughes, ritiene il teorizzare sociologico un male necessario. Per Becker invece la pratica spicciola, spesso trascurata dai sociologi, è la parte fondamentale della ricerca, e i trucchi ne sono un valido esempio. Le ricerche di Becker sono qualitative, ma essa non è stata una scelta ideologica, ma una scelta guidata dagli interessi e dalle preferenze personali.
Non sempre i trucchi semplificano le cose: anzi, spesso non lo fanno affatto, ma sono comunque trucchi in quanto sono metodi alternativi ai metodi ufficiali, e servono a ribaltare il modo classico di affrontare un problema. La convenzione è quindi un nemico del pensiero sociologico. I monopoli delle idee degli esperti su un qualsiasi tema sono un freno dannoso per ogni nuovo ricercatore, che fa proprie delle premesse date per certe (la tipica rassegna della letteratura).
Il libro non ha una linea logica e coerente, ma è creativo e imprevedibile: non a caso i trucchi in esso descritti non hanno un'applicazione rigida, ma possono essere interpretati e usati quando meglio si crede.
Immagini
Blumer, altro docente di Becker, insisteva spesso sul fatto che la nostra conoscenza del mondo passa attraverso una codifica regolata che lo snatura: è sufficiente analizzare 10 minuti della nostra giornata attraverso una qualsivoglia teoria psicologica, per esempio, per vedere come la complessità del mondo non sia limitabile in nessun tipo di schema teorico. Il sociologo classico, quindi, si costruisce un'immagine alterata del mondo.
Immagini fondamentali
Blumer, e anche Becker, pensavano che l'operazione fondamentale nello studio della società fosse la produzione e il perfezionamento di un'immagine di ciò che si vuole studiare. Più dati abbiamo, più la nostra immagine sarà complessa e verosimile: in assenza di dati le nostre immagini del mondo si basano solo su immagini che abbiamo costruito precedentemente. È qui che gli stereotipi possono pericolosamente prendere il sopravvento. Lo stereotipo non è solo immaginare l'italiano che suona il mandolino: è anche più velato, e si concretizza quando il ricercatore ha un'idea di come il mondo empirico debba essere organizzato. Il pericolo consiste nel fatto che non sempre sappiamo di sapere qualcosa, ma ce lo portiamo dietro come bagaglio culturale silenzioso. Quando manca una conoscenza vera, il nostro immaginario prende il sopravvento: in ogni ricerca c'è una forte impronta lasciata dal ricercatore. Le ricerche sull'uso di droghe sono piene di questi errori (quando si dice che il drogato fugge da una realtà che non lo soddisfa). È sempre necessaria un'esperienza di prima mano per correggere il nostro immaginario.
Immagini scientifiche
C'è da dire che tale immaginario, nel contesto della ricerca, assume aspetti più scientifici (o professionali) diversi da italiano=mandolino. Si tratta invece di un immaginario condiviso da un gruppo di professionisti, come per esempio classe operaia=codice verbale ristretto. Ma più spesso, tali immagini scientifiche riguardano categorie ampie e astratte, che i sociologi esprimono tramite storie scientifiche a proposito di eventi o persone.
Raccontare storie scientifiche
Affinché una teoria abbia senso, essa deve contenere tutti gli elementi necessari e deve essere composta in modo che abbia un senso: deve cioè essere organizzata secondo un modo di connettere le cose condiviso dai lettori. Se la storia non è coerente ai dati essa perde validità, e deve essere modificata. Ogni tipo di visione del mondo (il mondo come macchina, come organismo, come storia, ecc) aiuta a cogliere alcune cose e impedisce di vederne altre.
Il trucco dell'ipotesi del nulla
Non sempre è necessario un immaginario preciso: immagini inesatte possono essere molto utili, a patto che siano verificate con la realtà. Il trucco dell'attribuzione casuale: si pone un'ipotesi nulla che il ricercatore ritiene falsa. Provando che l'ipotesi nulla è sbagliata si prova che qualcos'altro sia vero. Se ipotizziamo che tra mille bambini possano diventare criminali, analizzando poi le differenze tra criminali e non criminali capiremo quali sono le differenze tra bambini inclini al crimine e bambini non inclini al crimine. Noi sappiamo già in partenza quali sono le differenze che possono portare a certe tendenze, ma fingendo di non saperlo possiamo formalizzare il pensiero e vedere delle connessioni che altrimenti potrebbero sfuggire. Possiamo riassumere tale trucco dicendo che il metodo dell'ipotesi nulla consiste nel porre un'ipotesi pensando che non sia vera ma che, tramite la ricerca di ciò che la confuta, ci può permettere di trovare ciò che invece è vero. Oltre al modello della distribuzione casuale, ce ne sono altri possibili basati sull'ipotesi nulla.
Coincidenza
Un altro tipo di immagine molto utile è la nozione di coincidenza, ossia le cose non sono totalmente casuali né totalmente determinate. Se si è vittima di un attacco terroristico, qual è il motivo che ha fatto sì che l'attacco terroristico avvenisse proprio dove ci si trovava? Analizziamo ora gli eventi della vita sociale che definiamo “casuali”. Nella scienza classica, ogni avvenimento è legato a una serie di eventi precedenti, o cause. Tuttavia, il verificarsi di precondizioni non sempre implica il fatto che un evento accada, come per esempio l'innamoramento tra due persone. Becker ha imparato da Hughes a pensare alla dipendenza di un evento da un altro (causalità) in termini di contingenza. Possiamo dire che l'evento B che segue l'evento A dipende da varie contingenze, o eventi X (dopo il liceo potrei fare il militare o l'università: la scelta è condizionata dalle contingenze). Gli eventi non sono determinati ma nemmeno casuali, sono intercontingenti rispetto a tutti gli altri eventi connessi.
La società come macchina
Il trucco “La società è una grande macchina” è pensato per i sociologi che applicano in modo errato il pensiero sociologico. Quando vogliamo migliorare qualcosa, politicamente per esempio, ci dimentichiamo spesso di sviluppare un miglioramento che coinvolga tutti. Liberando i malati mentali da ospedali psichiatrici opprimenti, si rischia di danneggiare gli altri membri della società, le famiglie dei malati per esempio. In una ricerca commissionata da una scuola per scoprire le cause dello scarso rendimento degli studenti, difficilmente un sociologo sarà totalmente trasparente e difficilmente attribuirà le colpe alla scuola stessa, tenderà anzi a non analizzare i professori, ma solo gli studenti: è qui che il Trucco della macchina viene in aiuto. Supponiamo per esempio che il problema sia lo scarso interesse di un medico verso il proprio lavoro, che viene posto in secondo piano rispetto ai suoi hobby. Il trucco ci impone di immaginare che il problema sia una precisa volontà di un creatore onnipotente, che ha creato una macchina apposita per produrre tale problema: dobbiamo dunque agire a ritroso, come gli ingegneri, per comprendere il funzionamento della macchina e acquisire la capacità di produrre lo stesso risultato. Immaginiamo ora di voler mantenere la situazione in cui gli studenti imparano poco: come dovremo fare per non motivare gli studenti, per non rendere le lezioni interessanti ecc? Tale trucco ci aiuta a coinvolgere nella ricerca elementi che altrimenti avremmo trascurato, a causa di nostri impegni, interessi, ecc. Non sempre sarà semplice costruire tali macchine.
La società come organismo
Il trucco appena descritto funziona perfettamente quando una situazione sociale è iterativa, e si comporta in modo meccanico. Ma le società hanno anche un aspetto diverso, legato più a diversi processi interconnessi in continua evoluzione (connessione è un termine vago: la connessione può essere influenza, casualità, dipendenza). Per esprimere questa idea i sociologi del 1800 hanno coniato il termine di “società come organismo”, evidenziando il parallelismo con il funzionamento di un essere vivente. Soprattutto l'ecologia, più di recente, si è rifatta a questo modello. Vedere la società come organismo non è un vero trucco, ma un consiglio per fare attenzione a tutte le cose connesse con ciò che ci interessa. Da questo consiglio generale, derivano trucchi specifici:
- Persone come attività: il trucco è utile per non cadere nell'errore classico del suddividere gli individui in gruppi (devianti e non devianti, per es.), atto che induce al convincersi che gli appartenenti ai singoli gruppi agiscano in funzione di quell'appartenenza, quando invece difficilmente tali individui agiscono solo in base al tipo soci
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