STATISTICA
Prof. De Stefano (Units)
Riassunto completo degli argomenti del corso a.a. 2019/20 integrato con spiegazioni riguardanti i
capitoli 4, 5 , 6 del libro “Statistica per le scienze sociali, Agresti - Finlay” + esercizi svolti per ogni
argomento.
Modalità di esame:
L’esame è scritto e consiste in una sezione vero/falso su tutti gli argomenti del corso + 3/4
esercizi a risposta aperta. Ai fini del calcolo del voto finale può essere attribuito un bonus di
massimo 2 punti per lo svolgimento dei test in itinere svolti su moodle durante l’anno.
Programma:
Il corso è diviso in due parti:
Statistica descrittiva:
- Descrizione e sintesi dei dati: I dati, popolazione e unità statistiche, scale di misura delle
variabili
- Distribuzioni di frequenza: rappresentazione grafiche, tendenza centrale e di variabilità
- Analisi delle relazioni fra due variabili: distribuzioni di frequenza congiunta
- Analisi descrittiva bivariata: diagrammi di dispersione, covarianza e correlazione
Inferenza statistica:
- Cenni su calcolo delle probabilità: definizione e proprietà + teorema di Bayes
- Variabili aleatorie: approssimazioni e teorema del limite centrale
- Inferenza statistica: campionamento, il concetto di inferenza, stima per intervalli, verifica di
ipotesi
- Inferenza per le relazioni tra variabili: tabelle di contingenza e test di indipendenza,
regressione, interpretazione di un modello di regressione e dell’inferenza per i coefficienti 1
Indice
Introduzione: cos’è la statistica? 5
Statistica descrittiva 7
Terminologia elementare 7
Tipi di variabile 7
Matrice dati 8
Distribuzione statistica disaggregata 8
Densità di frequenza 9
Distribuzione condizionata 10
La frequenza relativa 11
La frequenza cumulata 11
Rappresentazioni grafiche delle distribuzioni di frequenza 12
Diagramma a torta (piechart) 12
Diagramma a barre 13
Istogramma 13
Indici di posizione 14
Moda 14
Mediana 14
Quantile 15
Distribuzione per classi 15
Metodo dell’interpolazione 16
Media aritmetica 16
Alcune proprietà 17
Media marginale e medie condizionate 18
La posizione della moda, media e mediana nella curva di frequenza 18
Indici di variabilità (o dispersione o variazione) 19
Boxplot (scatola con baffi) 19
Varianza 20
Distribuzione di frequenza per classi 21
Scomposizione della varianza 21
Deviazione standard (σ) 22
Devianza 22
Varianza campionaria corretta 22
Dati standardizzati 22 2
Variabili doppie 24
Distribuzione di frequenza 24
Tabella a doppia entrata 25
Istogrammi appaiati o affiancati 26
Boxplot appaiati o affiancati 26
Diagrammi a barre condizionati 27
Associazione tra variabili 27
Indici per misurare la dipendenza in distribuzione 28
Dipendenza in media 29
Diagramma di dispersione 29
Covarianza 30
Coefficiente di correlazione lineare 30
Inferenza statistica 33
Calcolo delle probabilità 33
Probabilità 33
Eventi: definizioni 33
Regole 33
Teorema delle probabilità totali 34
Teorema di Bayes 35
Variabile causale o aleatoria 36
Variabili aleatorie discrete (binomiale, bernoulliana, Poisson) 36
Media 36
Varianza 36
Scarto quadratico medio 36
Campionamento 37
Variabile aleatoria Bernoulliana 37
Variabile aleatoria binomiale 37
Coefficiente binomiale 38
Distribuzione di Poisson 40
Teorema del limite centrale 41
Valori della funzione di ripartizione 41
Variabili aleatorie continue 43
Distribuzione uniforme 43
Media e varianza per varianti aleatorie continue 44
Distribuzione normale 44 3
Inferenza e stima puntuale e intervallare (+ campionamento) 46
Stima puntuale 47
Stima intervallare 47
Intervallo di confidenza per la media 48
N grande o piccolo, varianza nota (Valore Z) 48
N piccolo, varianza non nota (T di Student) 49
Intervallo di confidenza per la proporzione 51
Verifica di ipotesi 52
Test Z 53
Test T di Student 54
P valore 54 4
Introduzione: cos’è la statistica?
Cos’è la statistica? raccogliere dati e trarre da essi informazioni.
La statistica è la scienza che si occupa di
I dati possono aiutare a capire i fenomeni, occorre però raccogliere i dati che servono, e farlo
bene; i dati vanno poi esaminati in modo da isolare e evidenziare le informazioni che si cercano.
stabilire quali dati
La statistica si occupa, a partire da una domanda su un fenomeno, di
possano essere usati per rispondere a quella domanda, e, se i dati non sono già disponibili,
come debbano essere raccolti.
Segue poi la fase in cui si analizzano i dati per estrarre le informazioni cercate.
Esempi di dati:
Dati da fonti amministrative: fonti raccolte attraverso attività che la pubblica amministrazione fa
indipendentemente dall’aspetto statistico.
questionario:
Raccolta dati attraverso un i partecipanti scelgono di rispondere.
Schematicamente le fasi di un’analisi statistica sono:
Formulare una domanda,
1. ovvero tradurre un’esigenza conoscitiva in un certo insieme di
individui in modo che sia suscettibile di una risposta in termini statistici;
Individuare o raccogliere i dati.
2. Specialmente con l’avvento di internet e dei social network
sono emersi moltissimi metodi per la raccolta, e per le aziende è molto semplice accedere a
determinate informazioni e dati degli utenti. E’ un ambito vasto, che va sotto il nome di
disegno sperimentale e campionamento; i fondamenti poggiano sul calcolo delle
probabilità; la migliore raccolta di dati possibile è quella fatta attraverso un questionario,
perché risponde direttamente a quello che coloro che svolgono l’indagine vogliono sapere in
particolare. Le indagini fatte dall’ISTAT ad esempio sono svolte attraverso un questionario
molto esteso e preciso.
Organizzare e guardare i dati,
3. dalla massa di dati così come sono al momento della raccolta
non è immediato estrarre le informazioni che servono, si possono però sintetizzare
opportunamente e/o rappresentarli graficamente, in funzione delle informazioni cercate; gli
STRUMENTI DI STATISTICA DESCRITTIVA ci consentono appunto di organizzare e
guardare i dati.
Modellare in base a una formula (specifica) un modello probabilistico
4. che possa spiegare
i dati osservati in base alle ipotesi fatte sul fenomeno, si stima il modello usando i dati. Il
modello potrà essere usato per confermare o smentire delle ipotesi fatte sul fenomeno e/o per
previsioni su future istanze. A partire dai dati osservati insomma si conferma o smentisce una
NON DETERMINISTICI,
previsione. Si formano modelli statistici probabilistici e ovvero c’è un
margine all’interno del quale la previsione si può avverare.
In generale, la popolazione è un collettivo di persone, oggetti…
sulla popolazione.
Non svolgiamo infatti indagini su individui, ma Chiamiamo i componenti della
unità statistiche.
popolazione
Una prima distinzione tra popolazioni è la numerosità: possono essere finite o infinite.
Esempio di popolazioni finite = comuni FVG, persone che hanno compiuto 18 anni fino a un
certo momento…
Esempio di popolazioni infinite = clienti di un negozio (senza specificare un periodo di tempo)
Se si specifica un limite temporale la popolazione è finita.
Si vogliono sapere i caratteri, ovvero le caratteristiche della popolazione. 5
Esempi di caratteri variabili da rilevare:
A. Abitudine al fumo, comportamento elettorale, colesterolo…
B. Reddito familiare, spesa per consumi, numero figli
C. Ammontare over 65, quota gettito comunale IMU
D. Spesa per acquisti, pagamento con carta, età…
La prima forma di raccolta dati si attua osservando tutti gli individui di una popolazione, ad
censimento.
esempio attraverso un
Problemi di un censimento:
individui difficili da localizzare
• popolazioni in movimento
• costo del censimento
•
Si ricorre più frequentemente ad un’analisi campionaria.
L’analisi campionaria consiste nel prendere solo una parte della popolazione. E’ fortemente
legata al concetto di inferenza statistica. Si generalizza poi all’intera popolazione quanto
osservato sul campione.
L’analisi esplorativa usa solo l’analisi descrittiva. Il campione deve essere rappresentativo
dell’intera popolazione. Literary Digest (settimanale
Esempio di campione non rappresentativo (indagine sbagliata):
statunitense pubblicato dal 1890 al 1938). Noto per il suo clamoroso fallimento nel prevedere le
elezioni presidenziali del 1936: contattò 10 milioni di persone e ne risposero 2,4 milioni. L’indagine
stabilì che avrebbero vinto i repubblicani (Landon) e che i democratici (Roosevelt) avrebbero avuto
solo il 43 per cento. In realtà Roosevelt vinse con il 62 per cento dei voti.
Il campione era enorme, ma il giornale contattò i suoi lettori, i possessori di automobili e gli utenti
telefonici, ovvero persone con un reddito di molto superiore alla media nazionale nel periodo della
grande depressione. Il gruppo era molto più probabilmente sostenitore dei repubblicani.
Il campione non era dunque rappresentativo dell’intera popolazione. 6
Statistica descrittiva
Un campione rappresentativo è un sottoinsieme della popolazione che ne riflette le
caratteristiche.
Ci permette di generalizzare le variabili rilevate sul campione sull’intera popolazione.
n= campione di n unità statistiche
Non tutti i sottoinsiemi di n hanno la caratteristica di essere rappresentativi.
casualità
E’ importante la nella scelta del campione.
Non si ottiene un campione rappresentativo scegliendo ad esempio solo persone che si
conoscono. La rappresentatività non migliora per forza quando un campione è molto grande.
Bisogna scegliere il campione in modo che ogni individuo della popolazione abbia la stessa
probabilità di essere estratto.
Una possibile soluzione è dividere popolazione in gruppi già contigui / vicini, ad esempio
scegliendo a caso 100 comuni e scegliendo in seguito, sempre a caso, 10 persone per comune.
Può porsi però un problema di costi e di praticità nello svolgimento dell’indagine: potremmo per
esempio avere solo 100 intervistatori a disposizione: in questo caso potremmo migliorare la
ricerca di unità statistiche attraverso un campionamento a più strati.
Indagine clinica o esperimento
E’ un’indagine statistica in cui un ricercatore assegna ad alcuni individui un trattamento e ad altri
no. Viene studiato il meccanismo di causalità.
Studio osservazionale
I soggetti vengono semplicemente osservati, senza intervenire su di essi (es. inalazione
involontaria di smog)
Terminologia elementare
Unità statistica = caso individuale componente del collettivo statistico
Carattere/ variabile = aspetto elementare che è oggetto di rilevazione
Modalità = modo in cui si presenta nelle unità
Supporto = insieme delle modalità di un carattere
Confondente = terza variabile non osservata
Carattere e variabile vengono usati come sinonimi.
Tipi di caratteri:
1. QUALITATIVI
Sconnessi o NOMINALI, categoriche/ categoriali.
A. non ordinabili. Sono detti anche variabili
B. Rettilinei o ORDINALI, ordinabili.
2. QUANTITATIVI
Discreti:
A. quantità distinte, le possibili modalità possono essere messe in relazione biunivoca
con l’insieme dei numeri naturali. (es. misurato in cm con il primo decimale)
Continui: infiniti
B. possono assumere valori, per esempio in un intervallo di numeri reali.
Tipi di variabile
Variabile intervallare o rapportabile:
Intervallare:
A. non ha uno 0 naturale (temperatura, 0 convenzionale)
Rapportabile:
B. c’è uno 0 naturale.
Dicotomica: variabile con due modalità possibili.
C. Ad esempio SI/NO o M/F. 7
Matrice dati
Una matrice dati è una tabella con le unità rappresentate nelle righe. Le colonne rappresentano le
variabili. Il nome degli intervistati non è una variabile, ma indica il nome attribuito all’unità
statistica. La tabella a doppia entrata NON è una matrice dati.
Esempio di una matrice dati:
STUDENTI Sanremo …. Ore di sonno Ore di studio
1 VISTO PIACIUTO …. 8 12
2 NON VISTO …. 7 6
3 NON VISTO …. 9 20
4 VISTO NON …. 6 14
PIACIUTO
Distribuzione statistica disaggregata
Si consideri un collettivo statistico di n unità, dove si sia osservata la variabile X. Si chiama
distribuzione statistica disaggregata secondo la variabile X l’insieme delle osservazioni
( rappresentate da numeri o da espressioni verbali a seconda della natura della variabile ) relative
alle n unità del collettivo (più semplicemente questi sono i cosiddetti dati grezzi ) .
x1 ,x2 ,...,xn
In simboli, la distribuzione disaggregata sarà indicata come dove x1 è l’osservazione
relativa all’unità identificata dal numero 1, x2 è l’osservazione relativa all’unità identificata dal
numero 2 e così via.
(La variabile in sé si indica con la X maiuscola, le sue modalità osservate sulle unità statistiche
con le x minuscole) I dati grezzi non consentono una facile visione d’insieme.
In breve, una distribuzione statistica disaggregata è l’insieme delle osservazioni relative alle
unità del collettivo. Si possono chiamare anche dati grezzi.
In simboli viene indicata con x1, x2……. (il numero indica la modalità della x osservata sul primo
E’ LA COLONNA DI UNA MATRICE DATI.
individuo).
distribuzione di frequenza assoluta
Una è una lista di modalità osservate di x accompagnata
dal numero di volte in cui queste vengono osservate, ossia accompagnata dalle rispettive
frequenze assolute. E’ facile da rilevare per variabili qualitative e quantitative discrete.
La somma delle frequenze assolute ci dà il numero totale delle unità. Osservando una
distribuzione con distribuzioni molto semplici, per esempio dicotomiche, è semplice fare delle
stesso numero di osservazione delle due unità la distribuzione
osservazioni. Se osserviamo lo
è uniforme. 8
Esempio: durata delle gravidanze.
DURATA FREQUENZA
GRAVIDANZA ASSOLUTA
34 1
35 3
36 3
37 2
38 5
39 7
40 3
41 3
42 5
Conviene ordinare per grandezza per avere subito un quadro generale.
Se le modalità sono molte conviene ripartirle per classi di modalità o intervalli. La ripartizione in
intervalli considera la variabile come se fosse continua. Gli intervalli possono avere differenti
lunghezze. Se le classi non sono equiampie (dunque non hanno la stessa ampiezza) si considera
densità di frequenza.
la
Densità di frequenza
Abbiamo dunque detto che si chiama distribuzione di frequenza assoluta la lista delle modalità
osservate di accompagnata dal numero di volte in cui queste vengono osservate, ossia
accompagnata dalle rispettive frequenze assolute.
E molto facile ottenere distribuzioni di frequenza assoluta per caratteri qualitativi e quantitativi
discreti. In presenza di caratteri quantitativi continui ( o anche discreti, se assumono tantissime
modalità) , abbiamo invece bisogno di qualche operazione preliminare per trattarli.
Mettiamo per esempio di dover considerare il peso alla nascita di un campione di bambini: in
questo caso è conveniente definire classi di modalità o intervalli contigui per effettuare poi il
conteggiare delle unità che appartengono a ciascuna classe. Possiamo decidere il numero e
l’ampiezza delle classi in base al caso specifico.
Se capita di costruire delle classi di lunghezza differenze è utile definire anche la densità di una
classe.
La densità di frequenza viene misurata dividendo la frequenza assoluta per la grandezza
della classe. 9
ESEMPIO PRATICO: DENSITÀ DI FREQUENZA
5 casi da 2400-2600,11 casi da 3200-3600.
Densità delle prime 3 classi = 5/200 = 0.025
• Densità della quarta = 6/200 = 0.030
• Densità dell’ultima = 11/400 = 0.075
•
La densità ci dice il numero atteso di unità statistiche per ogni unità di misura della variabile. Per
esempio nella prima classe ci aspettiamo di osservare 2,5 neonati per ogni 100 grammi di peso.
Le densità di frequenza non sono percentuali!
In generale, teniamo a mente che x è la variabile su cui si costruisce la distribuzione di
frequenza, e y è la variabile che definisce i gruppi.
Distribuzione condizionata
Sono distribuzioni condizionate le distribuzioni della durata della gravidanza e del peso alla
nascita per una fissata modalità della condizione rispetto al fumo ( non fumo / fumo ).
Se indichiamo in modo generico con X la variabile che stiamo studiando ( la durata della
gravidanza, per esempio ) e con Y il carattere tramite cui estraiamo le unità statistiche da
si dice variabile X
considerare nell’analisi ( la condizione rispetto al fumo, nel nostro caso ),
condizionata a Y = y e si indica X | Y = y la restrizione di X al sottoinsieme Y = y. 10
la distribuzione di X
La distribuzione della variabile X | Y = y viene normalmente detta
condizionata a Y = y o, la distribuzione di X dato Y = y.
equivalentemente, Si osservi che esiste
una distribuzione condizionata ( di X dato Y ) per ogni modalità di Y .
La distribuzione della variabile X senza distinzione per condizione rispetto a Y è detta
distribuzione marginale.
La frequenza relativa
Dividendo una frequenza assoluta per il numero totale di unità statistiche nel collettivo analizzato
( n nel nostro caso ) otteniamo le cosiddette frequenze relative o proporzioni , ovvero:
Le frequenze relative hanno il vantaggio ri
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