CORSO DI STATISTICA ECONOMICA
(prof. Guido Pellegrini)
Anno accademico 2002-2003
PROGRAMMA DEL CORSO
1. Introduzione alla statistica economica: Il problema della misurazione dei fenomeni
economici; Le fonti dell'informazione statistico-economica; La qualità dei dati
2. I numeri indici: La costruzione dei numeri indici; Proprietà; Impiego dei numeri indici per
il confronto degli aggregati monetari
3. La contabilità nazionale:L'equilibrio macroeconomico tra risorse e impieghi e lo schema
SEC; Cenni sui metodi di misurazione dei principali aggregati macroeconomici
4. La tavola delle interdipendenze settoriali: La struttura della tavola; Dalla tavola al
modello di Leontief; L'utilizzo del modello di Leontief per l'analisi della struttura
produttiva
5. L'analisi della produzione delle imprese: La misura della produzione: la funzione di
produzione; Le proprietà della funzione Cobb-Douglas; Altre specificazioni di funzioni di
produzione; Misure della produttività; Progresso tecnico: il modello di Solow
Misurazione della domanda e dell’offerta di lavoro; Definizioni e
6. I fattori di produzione:
misurazione del capitale materiale; Il concetto di capacità produttiva e il metodo della
Wharton School; Le indagini dell’ISTAT sulle imprese
Testi di riferimento:
Renato Guarini e Franco Tassinari, Statistica economica, Il Mulino, 2000
ISTAT, I conti degli italiani, Il Mulino, 2001
Esame orale e prova scritta non vincolante
Lezione 1: Introduzione alla Statistica Economica
Anno accademico 2002-2003
Corso di Statistica economica
Orario:
lunedì 14-16 Aula 3
martedì 11-13 Aula 3
mercoledì 11-13 Aula 3
Docente : Guido Pellegrini
e-mail: pellegri@stat.unibo.it
orario di ricevimento (fino ad aprile): martedì 15-17
Seminari e tutoraggio: Valentina Adorno
e-mail: adorno@rimini.unibo.it
Obiettivo del corso:
Fornire strumenti per la corretta costruzione e analisi
dell'informazione economica
Lezione 2: I numeri indici (GT pp. 15-32; 36-44)
Molte volte abbiamo il problema di confrontare dei
fenomeni economici nel tempo (lo stesso fenomeno a
diversi istanti) o nello spazio (fenomeni analoghi in
luoghi diversi nello stesso momento). Es. il prezzo di un
tipo di automobile 5 anni fa e oggi, oppure il prezzo di
due marche diverse, oppure ancora il prezzo dello stesso
modello a Roma e a Milano.
I numeri indici sono particolari rapporti statistici che
misurano sinteticamente le variazioni di 1 o più
fenomeni economici in diverse situazioni di tempo o di
luogo o comunque diverse da una situazione base.
Quindi sono sempre positivi e si configurano come
numeri puri, ovvero indipendenti dall'unità di misura.
Se si confrontano diverse intensità di uno stesso
fenomeno (es. il prezzo di un determinato tipo di
automobile nel tempo) otteniamo numeri indici
semplici; se invece confrontiamo le variazioni di più
fenomeni economici (es. i prezzi di n beni) otteniamo
numeri indici complessi.
Se le n componenti sono tutte di una stessa specie (es.
prezzi di beni di un paniere) la combinazione degli indici
semplici da luogo a un indice sintetico (es. indice dei
prezzi al consumo); se sono di specie diverse si ottiene un
indice composito (es. indice del ciclo economico).
NUMERI INDICI ELEMENTARI
(t=0,1,…t,…T) una serie storica di un fenomeno
Sia x
t
economico. Il rapporto tra due termini qualsiasi è un
numero indice elementare che si indica con:
x
i t x
r t r
con:
r = base del numero indice = tempo (anno) base
t = tempo (anno) corrente
Di solito l'indice è in base 100
i 100
*
r t
e la variazione percentuale del fenomeno è
x x x
t t r
1 * 100 * 100
x x
r r
L'indice è detto a base fissa se mantiene fisso r al variare
della serie. Nel caso di x con r=0:
t
x x x
0 1 2
i 1 i i
0 0 0 1 0 2
x x x
0 0 0
L'indice è detto a base mobile (a catena) se r=t-1:
x
x x
3
1 2
i i i
0 1 1 2 2 3
x x x
0 1 2
NUMERI INDICI ELEMENTARI (2)
Alcune proprietà degli indici elementari :
1) i = 1 (identità)
0 0
il numero indice relativo alla base è uguale a 1 o a 100
2) i * i = 1 (reversibilità o inversione della base)
r t t r
l'indice calcolato in base r per il tempo t coincide con
il reciproco dell’indice calcolato in base t per il
periodo r
3) i * i = i (circolarità o transitività)
r s 0 r 0 s
è possibile traslare la base di un indice per il tempo s
da r a 0 moltiplicando l’indice per il tempo s in base r
per l’indice per il tempo r in base 0.
4) i (m*x) = i (x) (commensurabilità)
0 t 0 t
l’indice è indipendente dall’unità di misura con cui si
misura il fenomeno
5) i (xy) = i (x) * i (y) (decomposizione delle cause)
0 t 0 t 0 t
l’indice di un prodotto è uguale al prodotto degli indici
La proprietà (3) permette, negli indici a base fissa, lo
slittamento di base (divisione di tutta la serie per l'indice
della nuova base) …
i = i * i i = i * i i = i * i
r 1 0 1 r 0 r 2 0 2 r 0 r 3 0 3 r 0
Inoltre dalla (2) è possibile il concatenamento, ovvero
passare da una serie di indice in base mobile a uno in base
fissa, moltiplicando gli indici a base mobile tra di loro
successivamente. x x x
1 2 2
i i * i *
0 2 0 1 1 2 x x x
0 1 0
NUMERI INDICI COMPLESSI
I numeri indici complessi sintetizzano la variazioni di n
grandezze e quindi di n numeri indici elementari. Ad
esempio, un numero indice complesso è un indice dei
prezzi che sintetizza le variazioni dei prezzi di un paniere
eterogeneo di beni.
I problemi nella costruzione di un indice complesso sono:
1. Scelta dei beni. Può essere campionaria (e allora l'indice
sarà rappresentativo) o esaustiva ( e l'indice sarà
completo). Una buona selezione del campione può
rendere l'indice rappresentativo valido come quello
completo.
2. Scelta della base. La base può essere fissa o mobile. La
scelta è in genere verso un valore della serie che sia
abbastanza 'normale' , non troppo alto o basso.
3. Scelta del criterio di aggregazione. Si può aggregare o
facendo il rapporto tra le medie degli indici dell'anno
corrente rispetto a quello base, oppure facendo la media
tra i rapporti, ovvero tra gli indici elementari.
4. Scelta del sistema di ponderazione. Questo determina il
tipo dell’indice, e dipende dall’applicazione che si vuol
fare dell’indicatore. Es. se si aggregano i prezzi dei beni
al consumo, i pesi saranno in proporzione
dell’importanza del bene consumato (es. della sua
quantità). LE FORMULE PIU’ USATE
Le formule più usate per la costruzione di numeri indici,
proposte nel secolo scorso, sono (per prezzi e quantità):
l’indice di Laspeyres (a ponderazione fissa)
p q p q
L L
i i
s r r s
P ; Q
r s r s
p q p q
i i
r r
r r
l’indice di Paasche ( a ponderazione variabile)
p q p q
P P
i i
s s s s
P ; Q
r s r s
p q p q
i i
r s
s r
l’indice (ideale) di Fisher (a ponderazione incrociata)
F L P F L P
P P * P ; Q Q * Q
r s r s r s r s r s r s
Gli indici di Laspeyres e Paasche possono essere costruiti
sia come rapporto di medie che come medie di rapporti.
Ad es., il numero indice dei prezzi di Laspeyres è pari sia
al rapporto tra le medie aritmetiche dei prezzi degli n beni
nel periodo corrente e nel periodo base, ponderati con le
quantità del periodo base, sia alla media aritmetica degli n
indici elementari, ponderati con pesi pari ai valori dell'anno
base p q
i s r
p p q
q
L i s r r
r
P *
r s
p q
p p q
i
i r r i
r r r
q
i r
Il numero indice dei prezzi di tipo Paasche è pari a sua
volta sia pari sia al rapporto tra le medie aritmetiche dei
prezzi degli n beni nel periodo corrente e nel periodo base,
ponderati con le quantità del periodo corrente, sia alla
media armonica degli n indici elementari, ponderati con
pesi pari ai valori dell'anno corrente.
p q
i s s
q p q
P i i
s s s
P
r s p q p
i r s r p q
i s s
q p
i s s
IL PROBLEMA DELLA PONDERAZIONE
L'uso di una ponderazione costante migliora la
confrontabilità degli indici. D'altra parte, il sistemi di pesi
si logora nel tempo, cioè diviene sempre meno rispondente
alla realtà.
Es. l'indice dei prezzi al consumo delle famiglie è composto
di un paniere di beni con pesi relativi al peso di questi beni
nella spesa delle famiglie. Nel primo dopoguerra i consumi
alimentari erano spesso dominati dai consumi di patate.
Quindi il peso attribuito all'indice dei prezzi delle patate era
molto elevato. Nel tempo ci sono stati due fenomeni: il
consumo di patate è diminuito in termini relativi e il prezzo
delle patate è cresciuto meno della media. Attribuire oggi
un peso elevato ai consumi di patate porta quindi a
sottostimare la crescita dei prezzi al consumo delle
famiglie.
Altro esempio: le sigarette Nazionali nell'indice dei prezzi
per le famiglie di operai.
Possibili soluzioni:
cambiare spesso la base degli indici Laspeyres (che
diventano a ponderazione variabile).
Utilizzare indici con una diversa ponderazione.
ULTERIORI INDICI DEI PREZZI
Lowe (media aritmetica ponderata con pesi intermedi tra
le quantità al tempo s e al tempo r)
*
p q
Lowe i s
I
r s *
p q
i r
Walsh (media geometrica dei rapporti tra indici
elementari, ponderati con pesi pari alle quote relative di
ciascun bene calcolate in un tempo intermedio al tempo s
e al tempo r)
w *
p p q
T s i i
I w
i
r s i
p p q
i
r i i
Edgeworth (media aritmetica ponderata con pesi pari alla
media aritmetica tra le quantità al tempo s e al tempo r)
p ( q q )
E i s r s
I
r s p ( q q )
i r r s
Tornqvist (media geometrica ponderata con pesi pari alla
media aritmetica delle quote relative di ciascun bene
calcolate al tempo s e al tempo r)
w w
r s
p 2
T s
I i
r s
p r
IL CONFRONTO TRA LASPEYRES E PAASCHE
In un periodo di inflazione il consumatore tende a sostituire
nel consumo i beni i cui prezzi crescono più velocemente
con quelli i cui prezzi crescono più lentamente. Questo
significa che un indice Laspeyres sovrastima il tasso di
crescita dei prezzi, ovvero l'inflazione, mentre un indice
Paasche la sottostima. Maggiore è il tempo che passa dalla
revisione della base, più elevata risulta la divergenza tra i
due indicatori.
Quindi, maggiore è la correlazione negativa tra prezzi e
quantità, come è suggerita dalla teoria economica, maggiore
è la variazione dei prezzi che si ottiene utilizzando l'indice
Laspayres. Il contrario avviene per le quantità.
Analiticamente, la discrepanza fra i due indicatori è data
dalla formula:
r
p q
P L
P P L
Q
Nella quale:
p q
L L
s s
p q P Q
i r r
p q
r r
r p q
i
p q r r
È il coefficiente di correlazione lineare tra gli indici di
prezzo e quantità ponderati con i valori del tempo base,
mentre e sono gli scarti quadratici medi (quindi
p q
sempre positivi) degli indici elementari di prezzo e
quantità. La differenza è quindi negativa (Laspeyres è più
grande di Paasche) se la correlazione tra prezzi e quantità
risulta negativa.
In generale, il valore di un bene è dato dal prodotto della
quantità per il prezzo unitario. E' questo valido anche per i
numeri indice? (proprietà di decomposizione delle cause)
P * Q = V i * i = i ?
p q v
Questo deriva dal tipo di indici utilizzati, e se in particolare
soddisfano la condizione di reversibilità dei fattori, o
scomponibilità delle cause. Questa condizione non è
soddisfatta dall'indice di Paasche o di Laspeyres, mentre è
soddisfatta dall'indice di Fisher, che per questo viene detto
ideale.
Si può osservare invece che :
L P P L
P * Q = V e P * Q = V
Per cui, moltiplicando membro a membro:
L P L P
P * P * Q * Q = V
L P 2 L P 2
E se P * P = P e Q * Q = Q
Si ottiene:
2 2 2 2 2
P * Q V P * Q V
che è la formula di Fisher.
PROPRIETA’ DEGLI INDICI COMPLESSI
Laspeyres e Paasche soddisfano le seguenti proprietà:
identità
commensurabilità
determinatezza
solo l’indice ideale di Fischer soddisfa le proprietà di:
inversione delle basi
decomposizione delle cause
Nessuno di questi soddisfa la proprietà di circolarità (che
viene soddisfatta dall’indice composto non ponderato
calcolato con media geometrica)
INDICI A CATENA
Definizione: l’indice a catena del periodo t in base 0 si
ottiene dal prodotto dei successivi indici
I ; I ; I ; I ; ... I
0 1 1 2 2 3 3 4 t 1 t
(2,3) …
riferiti ai sub-intervalli (0,1), (1,2) (t-1,t)
Quindi: t
c
I I
0 t s 1 s
s 1
Ipotesi: l’indice dipende dalle variazioni nei prezzi e nelle
quantità in tutto il sentiero storico da 0 a t
Vantaggi:
incorpora tutte le variazioni nel paniere e nei
comportamenti dei consumatori nel periodo in esame (per
questo è consigliato nel nuovo sistema dei conti
nazionali)
la scelta del tipo di indice (Laspeyres, Paasche, Fisher) è
meno importante, perché l’indice viene continuamente
ricalcolato.
Svantaggi:
richiede molte informazioni
non ritorna ai livelli originari se prezzi e quantità
assumono i valori originari
In molti casi si adopera per questi calcoli l’indice di
Divisia, che è un indice calcolato nel continuo (e che
presenta quindi una variazione di base in ogni istante). Una
approssimazione nel discreto è l’indice di Walsh, (media
geometrica ponderata degli indici elementari), assumendo
che i pesi non cambiano nel periodo.
Lezione 2a
Gli indici di prezzo
Questa lezione spiega quali sono i principali indici di
prezzo costruiti dall’Istat e utilizzati in Italia per
misurare l’inflazione. Molte delle informazioni sono
tratte dal Comunicato stampa dell’Istat del 28 gennaio
“Gli indici dei prezzi al consumo per l’anno
2003
2003:aggiornamenti del paniere e della
ponderazione”, dove vengono presentate le
caratteristiche degli indici dei prezzi al consumo per il
2003 che verranno diffusi a partire dal prossimo 4
febbraio,con la pubblicazione degli indici provvisori
riferiti al mese di gennaio.
Coerentemente con la metodologia applicata, a partire
dal 1999, di concatenamento annuale degli indici,
l’Istat ha provveduto a rivedere sia il paniere di
prodotti che è alla base della rilevazione, sia la
struttura di ponderazione dei diversi indici.
La prima operazione ha l’obiettivo di mantenere
elevata nel tempo la capacità del paniere di
rappresentare, attraverso un numero ampio ma
limitato di prodotti, i comportamenti e le preferenze
dei consumatori, riflettendone i mutamenti più
rilevanti.
L’aggiornamento della struttura di ponderazione, il
cui anno di riferimento viene portato al 2002, ha la
funzione di adeguare i pesi assegnati a ciascun
prodotto componente il paniere ai cambiamenti
intercorsi nella composizione dei consumi delle
famiglie italiane.
Gli indici dei prezzi al consumo
I numeri indici dei prezzi al consumo misurano le
variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e
servizi destinati al consumo finale delle famiglie
presenti sul territorio economico nazionale e
acquistabili sul mercato attraverso transazioni
monetarie (sono escluse quindi le transazioni a titolo
gratuito, gli autoconsumi, i fitti figurativi, ecc.). Gli
indici dei prezzi al consumo sono calcolati utilizzando
l’indice a catena del tipo Laspeyres in cui sia il
paniere che il sistema dei pesi vengono aggiornati
annualmente.
Gli indici dei prezzi calcolati con questo metodo sono tre:
l’indice nazionale dei prezzi al consumo per
1. l’intera collettività (NIC) che si riferisce
all’aggregato economico più ampio ed è per tale
motivo considerato in Italia l’indice principale;
l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di
2. operai e impiegati (FOI), che si riferisce ai
consumi delle famiglie facenti capo ad un
lavoratore dipendente extragricolo; ad esso fa
riferimento la maggior parte delle norme nazionali
che prevedono l’adeguamento
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