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NUMERI INDICI ELEMENTARI

(t=0,1,…t,…T) una serie storica di un fenomeno

Sia x

t

economico. Il rapporto tra due termini qualsiasi è un

numero indice elementare che si indica con:

x

i t x

r t r

con:

r = base del numero indice = tempo (anno) base

t = tempo (anno) corrente

Di solito l'indice è in base 100

i 100

*

r t

e la variazione percentuale del fenomeno è

   

x x x

   

t t r

 

1 * 100 * 100

   

x x

   

r r

L'indice è detto a base fissa se mantiene fisso r al variare

della serie. Nel caso di x con r=0:

t

x x x

   

0 1 2

i 1 i i

0 0 0 1 0 2

x x x

0 0 0

L'indice è detto a base mobile (a catena) se r=t-1:

x

x x

   3

1 2

i i i

0 1 1 2 2 3

x x x

0 1 2

NUMERI INDICI ELEMENTARI (2)

Alcune proprietà degli indici elementari :

1) i = 1 (identità)

0 0

il numero indice relativo alla base è uguale a 1 o a 100

2) i * i = 1 (reversibilità o inversione della base)

r t t r

l'indice calcolato in base r per il tempo t coincide con

il reciproco dell’indice calcolato in base t per il

periodo r

3) i * i = i (circolarità o transitività)

r s 0 r 0 s

è possibile traslare la base di un indice per il tempo s

da r a 0 moltiplicando l’indice per il tempo s in base r

per l’indice per il tempo r in base 0.

4) i (m*x) = i (x) (commensurabilità)

0 t 0 t

l’indice è indipendente dall’unità di misura con cui si

misura il fenomeno

5) i (xy) = i (x) * i (y) (decomposizione delle cause)

0 t 0 t 0 t

l’indice di un prodotto è uguale al prodotto degli indici

La proprietà (3) permette, negli indici a base fissa, lo

slittamento di base (divisione di tutta la serie per l'indice

della nuova base) …

i = i * i i = i * i i = i * i

r 1 0 1 r 0 r 2 0 2 r 0 r 3 0 3 r 0

Inoltre dalla (2) è possibile il concatenamento, ovvero

passare da una serie di indice in base mobile a uno in base

fissa, moltiplicando gli indici a base mobile tra di loro

successivamente. x x x

  

1 2 2

i i * i *

0 2 0 1 1 2 x x x

0 1 0

NUMERI INDICI COMPLESSI

I numeri indici complessi sintetizzano la variazioni di n

grandezze e quindi di n numeri indici elementari. Ad

esempio, un numero indice complesso è un indice dei

prezzi che sintetizza le variazioni dei prezzi di un paniere

eterogeneo di beni.

I problemi nella costruzione di un indice complesso sono:

1. Scelta dei beni. Può essere campionaria (e allora l'indice

sarà rappresentativo) o esaustiva ( e l'indice sarà

completo). Una buona selezione del campione può

rendere l'indice rappresentativo valido come quello

completo.

2. Scelta della base. La base può essere fissa o mobile. La

scelta è in genere verso un valore della serie che sia

abbastanza 'normale' , non troppo alto o basso.

3. Scelta del criterio di aggregazione. Si può aggregare o

facendo il rapporto tra le medie degli indici dell'anno

corrente rispetto a quello base, oppure facendo la media

tra i rapporti, ovvero tra gli indici elementari.

4. Scelta del sistema di ponderazione. Questo determina il

tipo dell’indice, e dipende dall’applicazione che si vuol

fare dell’indicatore. Es. se si aggregano i prezzi dei beni

al consumo, i pesi saranno in proporzione

dell’importanza del bene consumato (es. della sua

quantità). LE FORMULE PIU’ USATE

Le formule più usate per la costruzione di numeri indici,

proposte nel secolo scorso, sono (per prezzi e quantità):

 l’indice di Laspeyres (a ponderazione fissa)

 

p q p q

 

L L

i i

s r r s

P ; Q

r s r s

 

p q p q

i i

r r

r r

 l’indice di Paasche ( a ponderazione variabile)

 

p q p q

 

P P

i i

s s s s

P ; Q

r s r s

 

p q p q

i i

r s

s r

 l’indice (ideale) di Fisher (a ponderazione incrociata)

 

F L P F L P

P P * P ; Q Q * Q

r s r s r s r s r s r s

Gli indici di Laspeyres e Paasche possono essere costruiti

sia come rapporto di medie che come medie di rapporti.

Ad es., il numero indice dei prezzi di Laspeyres è pari sia

al rapporto tra le medie aritmetiche dei prezzi degli n beni

nel periodo corrente e nel periodo base, ponderati con le

quantità del periodo base, sia alla media aritmetica degli n

indici elementari, ponderati con pesi pari ai valori dell'anno

base  p q

i s r  

 p p q

q

   

L i s r r

r

P *

r s 

p q  

p p q

i

i r r i

r r r

 q

i r

Il numero indice dei prezzi di tipo Paasche è pari a sua

volta sia pari sia al rapporto tra le medie aritmetiche dei

prezzi degli n beni nel periodo corrente e nel periodo base,

ponderati con le quantità del periodo corrente, sia alla

media armonica degli n indici elementari, ponderati con

pesi pari ai valori dell'anno corrente.

 p q

i s s

 

q p q

 

P i i

s s s

P 

r s p q p

i r s r p q

i s s

 q p

i s s

IL PROBLEMA DELLA PONDERAZIONE

L'uso di una ponderazione costante migliora la

confrontabilità degli indici. D'altra parte, il sistemi di pesi

si logora nel tempo, cioè diviene sempre meno rispondente

alla realtà.

Es. l'indice dei prezzi al consumo delle famiglie è composto

di un paniere di beni con pesi relativi al peso di questi beni

nella spesa delle famiglie. Nel primo dopoguerra i consumi

alimentari erano spesso dominati dai consumi di patate.

Quindi il peso attribuito all'indice dei prezzi delle patate era

molto elevato. Nel tempo ci sono stati due fenomeni: il

consumo di patate è diminuito in termini relativi e il prezzo

delle patate è cresciuto meno della media. Attribuire oggi

un peso elevato ai consumi di patate porta quindi a

sottostimare la crescita dei prezzi al consumo delle

famiglie.

Altro esempio: le sigarette Nazionali nell'indice dei prezzi

per le famiglie di operai.

Possibili soluzioni:

 cambiare spesso la base degli indici Laspeyres (che

diventano a ponderazione variabile).

 Utilizzare indici con una diversa ponderazione.

ULTERIORI INDICI DEI PREZZI

 Lowe (media aritmetica ponderata con pesi intermedi tra

le quantità al tempo s e al tempo r)

 *

p q

Lowe i s

I

r s  *

p q

i r

 Walsh (media geometrica dei rapporti tra indici

elementari, ponderati con pesi pari alle quote relative di

ciascun bene calcolate in un tempo intermedio al tempo s

e al tempo r)  

w *

 

p p q

 

 

T s i i

I w

i

r s i 

 

p p q

i

r i i

 Edgeworth (media aritmetica ponderata con pesi pari alla

media aritmetica tra le quantità al tempo s e al tempo r)

 p ( q q )

E i s r s

I 

r s  p ( q q )

i r r s

 Tornqvist (media geometrica ponderata con pesi pari alla

media aritmetica delle quote relative di ciascun bene

calcolate al tempo s e al tempo r)

 

w w

 

r s

   

p 2

  

T s

I i

r s  

p r

IL CONFRONTO TRA LASPEYRES E PAASCHE

In un periodo di inflazione il consumatore tende a sostituire

nel consumo i beni i cui prezzi crescono più velocemente

con quelli i cui prezzi crescono più lentamente. Questo

significa che un indice Laspeyres sovrastima il tasso di

crescita dei prezzi, ovvero l'inflazione, mentre un indice

Paasche la sottostima. Maggiore è il tempo che passa dalla

revisione della base, più elevata risulta la divergenza tra i

due indicatori.

Quindi, maggiore è la correlazione negativa tra prezzi e

quantità, come è suggerita dalla teoria economica, maggiore

è la variazione dei prezzi che si ottiene utilizzando l'indice

Laspayres. Il contrario avviene per le quantità.

Analiticamente, la discrepanza fra i due indicatori è data

dalla formula:  

r

  p q

P L

P P L

Q

Nella quale:  

 

p q

 

 

 

 L L

s s

p q P Q

i r r  

 

p q

 r r

r    p q

i

p q r r

È il coefficiente di correlazione lineare tra gli indici di

prezzo e quantità ponderati con i valori del tempo base,

 

mentre e sono gli scarti quadratici medi (quindi

p q

sempre positivi) degli indici elementari di prezzo e

quantità. La differenza è quindi negativa (Laspeyres è più

grande di Paasche) se la correlazione tra prezzi e quantità

risulta negativa.

In generale, il valore di un bene è dato dal prodotto della

quantità per il prezzo unitario. E' questo valido anche per i

numeri indice? (proprietà di decomposizione delle cause)

P * Q = V i * i = i ?

p q v

Questo deriva dal tipo di indici utilizzati, e se in particolare

soddisfano la condizione di reversibilità dei fattori, o

scomponibilità delle cause. Questa condizione non è

soddisfatta dall'indice di Paasche o di Laspeyres, mentre è

soddisfatta dall'indice di Fisher, che per questo viene detto

ideale.

Si può osservare invece che :

L P P L

P * Q = V e P * Q = V

Per cui, moltiplicando membro a membro:

L P L P

P * P * Q * Q = V

L P 2 L P 2

E se P * P = P e Q * Q = Q

Si ottiene:   

2 2 2 2 2

P * Q V P * Q V

che è la formula di Fisher.

PROPRIETA’ DEGLI INDICI COMPLESSI

Laspeyres e Paasche soddisfano le seguenti proprietà:

 identità

 commensurabilità

 determinatezza

solo l’indice ideale di Fischer soddisfa le proprietà di:

 inversione delle basi

 decomposizione delle cause

Nessuno di questi soddisfa la proprietà di circolarità (che

viene soddisfatta dall’indice composto non ponderato

calcolato con media geometrica)

INDICI A CATENA

Definizione: l’indice a catena del periodo t in base 0 si

ottiene dal prodotto dei successivi indici

I ; I ; I ; I ; ... I

0 1 1 2 2 3 3 4 t 1 t

(2,3) …

riferiti ai sub-intervalli (0,1), (1,2) (t-1,t)

Quindi: t

 

c

I I

0 t s 1 s

s 1

Ipotesi: l’indice dipende dalle variazioni nei prezzi e nelle

quantità in tutto il sentiero storico da 0 a t

Vantaggi:

 incorpora tutte le variazioni nel paniere e nei

comportamenti dei consumatori nel periodo in esame (per

questo è consigliato nel nuovo sistema dei conti

nazionali)

 la scelta del tipo di indice (Laspeyres, Paasche, Fisher) è

meno importante, perché l’indice viene continuamente

ricalcolato.

Svantaggi:

 richiede molte informazioni

 non ritorna ai livelli originari se prezzi e quantità

assumono i valori originari

In molti casi si adopera per questi calcoli l’indice di

Divisia, che è un indice calcolato nel continuo (e che

presenta quindi una variazione di base in ogni istante). Una

approssimazione nel discreto è l’indice di Walsh, (media

geometrica ponderata degli indici elementari), assumendo

che i pesi non cambiano nel periodo.

Lezione 2a

Gli indici di prezzo

Questa lezione spiega quali sono i principali indici di

prezzo costruiti dall’Istat e utilizzati in Italia per

misurare l’inflazione. Molte delle informazioni sono

tratte dal Comunicato stampa dell’Istat del 28 gennaio

“Gli indici dei prezzi al consumo per l’anno

2003

2003:aggiornamenti del paniere e della

ponderazione”, dove vengono presentate le

caratteristiche degli indici dei prezzi al consumo per il

2003 che verranno diffusi a partire dal prossimo 4

febbraio,con la pubblicazione degli indici provvisori

riferiti al mese di gennaio.

Coerentemente con la metodologia applicata, a partire

dal 1999, di concatenamento annuale degli indici,

l’Istat ha provveduto a rivedere sia il paniere di

prodotti che è alla base della rilevazione, sia la

struttura di ponderazione dei diversi indici.

La prima operazione ha l’obiettivo di mantenere

elevata nel tempo la capacità del paniere di

rappresentare, attraverso un numero ampio ma

limitato di prodotti, i comportamenti e le preferenze

dei consumatori, riflettendone i mutamenti più

rilevanti.

L’aggiornamento della struttura di ponderazione, il

cui anno di riferimento viene portato al 2002, ha la

funzione di adeguare i pesi assegnati a ciascun

prodotto componente il paniere ai cambiamenti

intercorsi nella composizione dei consumi delle

famiglie italiane.

Gli indici dei prezzi al consumo

I numeri indici dei prezzi al consumo misurano le

variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e

servizi destinati al consumo finale delle famiglie

presenti sul territorio economico nazionale e

acquistabili sul mercato attraverso transazioni

monetarie (sono escluse quindi le transazioni a titolo

gratuito, gli autoconsumi, i fitti figurativi, ecc.). Gli

indici dei prezzi al consumo sono calcolati utilizzando

l’indice a catena del tipo Laspeyres in cui sia il

paniere che il sistema dei pesi vengono aggiornati

annualmente.

Gli indici dei prezzi calcolati con questo metodo sono tre:

l’indice nazionale dei prezzi al consumo per

1. l’intera collettività (NIC) che si riferisce

all’aggregato economico più ampio ed è per tale

motivo considerato in Italia l’indice principale;

l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di

2. operai e impiegati (FOI), che si riferisce ai

consumi delle famiglie facenti capo ad un

lavoratore dipendente extragricolo; ad esso fa

riferimento la maggior parte delle norme nazionali

che prevedono l’adeguamento periodico di valori

espressi in moneta corrente;

l’indice armonizzato

3. dei prezzi al consumo per i

paesi dell’Unione Europea (IPCA) che viene

calcolato sulla quota parte di consumi di beni e

servizi che hanno regimi di prezzo comparabili

nei diversi paesi dell’Unione europea ed è, perciò,

utilizzato per misurare la dinamica dei prezzi in

tale area. Tale indice viene calcolato e

pubblicato dall’Istat e inviato all’Eurostat

mensilmente secondo un calendario prefissato.

L’Eurostat, a sua volta, diffonde gli indici

armonizzati dei singoli paesi dell’U.E. ed elabora

l’indice sintetico Europeo, calcolato

e diffonde

sulla base dei primi. In Italia le tipologie di spesa

per consumo a cui si riferisce l’IPCA

rappresentano il 95,9% circa di quelle incluse

nell’indice nazionale NIC; in particolare sono

esclusi dall’IPCA, o trattati con metodologie

diverse da quelle adottate negli indici nazionali,

alcuni prodotti quali lotterie, concorsi pronostici,

lotto, servizi relativi alle assicurazioni vita e

servizi socio-sanitari.

Gli indici nazionali NIC e FOI sono prodotti anche

nella versione che esclude dal calcolo i tabacchi, ai

sensi della legge n.81 del 1992.

I tre indici hanno in comune i seguenti elementi:

 la rilevazione dei dati riguardanti i prezzi svolta in

prevalenza dagli Uffici Comunali di Statistica

parte dall’Istat;

(UCS) e per la restante

 la base territoriale;

 la metodologia di calcolo;

 la classificazione del paniere, articolato in 12

capitoli di spesa.

I tre indici differiscono, in primo luogo, per i sistemi

che sono coerenti con l’aggregato

di ponderazione,

economico di riferimento e proporzionali ai consumi

delle rispettive popolazioni.

 L’aggregato economico cui si riferisce il NIC è

rappresentato dai consumi finali individuali delle

famiglie residenti;

 per il FOI, si considerano i consumi delle famiglie

facenti capo ad un lavoratore dipendente

extragricolo.

 Nel caso dell’IPCA, sebbene la popolazione di

riferimento sia la stessa del NIC, il sistema di

ponderazione è calcolato sulla base del paniere di

prodotti e della struttura di ponderazione definiti

secondo le regole di armonizzazione che ne

tra i paesi dell’UE.

assicurano la comparabilità

In secondo luogo, i tre indici differiscono per il

concetto di prezzo considerato, nel caso in cui il

prezzo di vendita di alcuni prodotti e servizi sia

diverso da quello effettivamente pagato dal

consumatore. Per gli indici NIC e FOI si considera il

prezzo pieno di vendita e si escludono le riduzioni

temporanee di prezzo (sconti, promozioni, ecc),

mentre per l’indice IPCA si considera il prezzo

effettivamente pagato dal consumatore e si tiene conto

delle riduzioni temporanee di prezzo.

La classificazione dei prodotti rilevati

La classificazione adottata per gli indici dei prezzi al

consumo è la COICOP95 (Classification of

Individual Consumption by Purpose) nella versione

Rev.1.

 Il primo livello della classificazione considera 12

capitoli di spesa;

 il secondo è quello costituito da 38 categorie

 il terzo è formato da 107 gruppi di prodotto.

Nella classificazione nazionale i 107 gruppi di

prodotto si suddividono, poi, in 207 voci di prodotto

che

descrivono in maniera esaustiva l’insieme dei consumi

considerati e rappresentano il massimo dettaglio di

classi di consumo omogeneo. Le voci di prodotto sono

a loro volta rappresentate da un insieme definito e

limitato di beni e servizi denominati “posizioni

rappresentative” e scelti sulla base di una pluralità di

fonti e tra le tipologie maggiormente consumate. Nel

2003 tali posizioni rappresentative diventano 577, a

fronte delle 568 considerate nel 2002. Alcune di esse

sono di natura composita, cioè formate da più prodotti

(ad esempio per i servizi di telefonia si rilevano

diverse tariffe): nel paniere sono attualmente presenti

960 prodotti (nel 2002 i prodotti erano 930).

I numeri indici vengono diffusi con un livello di

dettaglio che giunge alle 207 voci di prodotto; per

gliutenti che ne facciano richiesta sono disponibili gli

indici elementari delle 577 posizioni rappresentative.

I prezzi dei prodotti componenti il paniere vengono

rilevati in 29.000 unità di rilevazione, alle quali si

aggiungono approssimativamente 10.000 abitazioni

per la rilevazione degli affitti, per un numero medio

complessivo di 300.000 quotazioni mensili.

Le operazioni di aggiornamento della base per

l’anno 2003

Le operazioni concernenti la revisione annuale hanno

riguardato: l’ampliamento della base territoriale, la

definizione del nuovo paniere di prodotti e la stima

del sistema di ponderazione.

Base territoriale e grado di copertura dell’indagine

A partire da gennaio 2003, la base territoriale è

costituita da 81 comuni, 20 capoluoghi di regione e 61

l’86,9%

capoluoghi di provincia che rappresentano

della popolazione italiana residente. Per otto regioni

(Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Liguria,

Emilia Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo), la

partecipazione dei comuni capoluogo di provincia è

totale; sono, invece, ancora poco rappresentate le

regioni del sud e delle isole.

Il nuovo paniere dei prodotti

La revisione del paniere viene operata dall’Istat alla

fine di ogni anno. Tramite l’integrazione di più fonti

informative si perviene alla verifica della

rappresentatività dei prodotti inseriti, nel paniere al

fine di decidere l’esclusione di quelli la cui diffusione

e utilizzo risulta in declino e l’inserimento di altri, che

nel tempo hanno assunto maggiore importanza.

Inoltre, vengono effettuate modifiche della

descrizione di alcuni prodotti, in modo da renderne

più chiara l’individuazione e quindi più precisa la

misurazione dei relativi prezzi.

La nuova struttura di ponderazione

La determinazione dei nuovi coefficienti di

ponderazione degli indici dei prezzi al consumo è

effettuata attraverso l’aggiornamento al 2002 dei

stata

dati di Contabilità Nazionale e di quelli tratti

dall’indagine sui Consumi delle famiglie; poiché tali

dati si riferiscono all’anno 2001, essi sono stati

proiettati al 2002 applicando la variazione dei prezzi

al consumo registrata nel 2002. Il peso di ciascun bene

o servizio è determinato come rapporto tra la spesa

stimata per quella componente e il valore della spesa

totale per i consumi delle famiglie nel periodo fissato

come base.

LEZIONE 3: LA CONTABILITA' NAZIONALE

(oltre che GT (appendice) e Conti degli Italiani, consiglio

anche la lettura di La contabilità nazionale italiana,

diVincenzo Siesto, Il Mulino, 1996)

 Il problema di oggi è di misurare l'attività economica di

un paese. Questo è possibile con la contabilità

nazionale, che è un sistema di informazioni statistiche

che descrive in termini quantitativi e sotto forma

contabile l'attività economica e finanziaria di uno stato (o

una sua ripartizione).

 La contabilità nazionale definisce il sistema economico

come un insieme di operatori (imprese, famiglie e

istituzioni) che interagiscono per lo svolgimento di

alcune funzioni fondamentali (produrre, consumare,

accumulare, redistribuire), e la cui realizzazione genera

un complesso di flussi economici e finanziari, che

modificano le consistenze patrimoniali (stock) degli

stessi operatori.

 L'insieme dei flussi può essere rappresentato

schematicamente come un circuito economico che

congiunge i due soggetti principali: produttori e

utilizzatori. Il circuito ha due canali: reale e finanziario.

 Questa è una rappresentazione semplificata, che non tiene

conto ad esempio della pubblica amministrazione o degli

scambi con il resto del mondo.

STOCK E FLUSSI

 Le singole azioni con cui gli agenti economici (imprese,

famiglie, istituzioni) creano, modificano o distruggono

valore economico si chiamano operazioni.

 Le operazioni sono flussi: sono eventi di modifica del

valore che si registrano in un determinato periodo di

tempo (anno, trimestre ecc.). Esse possono essere:

operazioni sui prodotti, operazioni di distribuzione e

redistribuzione del reddito, operazioni finanziarie.

 Lo stock è il valore di un determinato bene in un

preciso istante di tempo: deve fornire nel futuro dei

benefici al possessore, su di esso deve essere possibile

esercitare un diritto di proprietà

 Esempio: il valore dell'insieme delle macchine alla fine

del 1998 è uno stock. Fornisce un beneficio (servizio di

trasporto) nel futuro. La produzione di macchine dal

1997 al 1998 è un flusso, che ha modificato lo stock di

macchine.

 Esempio: l'insieme dei bovini è uno stock. La produzione

di latte è un flusso.

STORIA DELLA CONTABILITA' NAZIONALE

 I primi tentativi di costruire un sistema di informazioni

coerenti che rilevasse l'attività economica dello stato si

sono realizzati compiutamente negli anni 50.

 Due schemi fondamentali, sviluppati dalle Nazioni Unite:

1. SNA (System of National Accounts) per i paesi a

economia di mercato, nel 1953

2. SPM (Sistema del Prodotto Materiale), per i paesi a

economia collettivista. (La differenza fondamentale è

nel concetto di produzione: nel SPM non sono

considerati i servizi 'personali'.)

 Versione europea del SNA: SEC (dal 1970 nei paesi

europei, applicato in Italia dal 1974)

 I sistemi di contabilità nazionale vengono posti a

revisione con cadenza di 10-15 anni. Recentemente è

stato pubblicato lo SNA93 e il SEC95, che è diventato un

Regolamento (legge) della Unione Europea.

IL SEC

 La contabilità italiana si basa sul SEC, portando alla

pubblicazione annuale dei conti economici italiani (su

base semplificata anche trimestrale)

 Lo schema SEC è sia un sistema contabile basato sul

metodo della partita doppia (ogni posta è registrata in

uscita per l'operatore che la origina e in entrata per quello

che la riceve) ma anche un insieme dettagliato e coerente

di conti che copre l'insieme dell'attività economica di un

paese.

 Esso rappresenta l'applicazione di teorie economiche che

riguardano:

1. gli schemi macroeconomici (Keynes e Stone)

2. gli schemi settoriali (Walras, Quesnay, Leontief)

3. gli schemi finanziari (Copeland)

 ogni sistema di misurazione deve definire il proprio

ambito. I concetti fondamentali su cui poggia il SEC

riguardano:

1. delimitazione dell'economia nazionale

2. individuazione degli operatori economici

3. classificazione delle operazioni

4. definizione degli aggregati da misurare.

La delimitazione dell'economia nazionale

I confini dell'economia nazionale del SEC sono quelli del

territorio economico del paese, che coincide con il

territorio politico-amministrativo tranne alcune eccezioni.

Vanno inclusi infatti:

1. i giacimenti in acque internazionali sfruttati da

residenti

2. le proprie sedi di ambasciata, consolati e basi militari

riconosciute come zone franche (ed escluse quelle di

altri paesi)

3. le acque territoriali, lo spazio aereo, le zone franche

doganali

4. le navi, gli aerei e le piattaforme galleggianti di unità

residenti

Residenti sono quelle unità che nel territorio economico

del paese hanno il centro del loro interesse (si recano

all’estero per periodi inferiori all’anno). Sono sempre

residenti funzionari civili e militari nelle ambasciate e

nelle basi all’estero. I non residenti vengono compresi

nell’aggregato Resto del Mondo. Notare: i turisti non

sono residenti, una filiale di una impresa estera sul

territorio italiano lo è, una filiale di una impresa italiana

all’estero non lo è.

Individuazione degli operatori

Nel SEC gli operatori vengono divisi secondo due

classificazioni: una economico-finanziaria (settori

istituzionali), una tecnico-economica (branche)

Settori istituzionali

 Classifica gli operatori sulla base del loro ruolo

nell’attività economica.

 L’unità istituzionale è un’unità residente che presenta

una contabilità completa e gode di autonomia di

decisione. se l’unità redige documenti

1. La contabilità è completa

contabili e un bilancio delle sue attività e passività

finanziarie nel corso del periodo di riferimento.

E’ autonoma se decide della destinazione delle proprie

2. risorse

Non tutte le unità presentano entrambe le caratteristiche:

abbiamo quindi alcune soluzioni convenzionali.

 Es. le famiglie non redigono contabilità ma sono

autonome, e per convenzione, sono unità istituzionali

 Es. si assume per convenzione che le quasi-società

(imprese individuali, imprese pubbliche prive di

autonomia giuridica, società di persone) hanno

autonomia decisionale distinta da quella dei rispettivi

proprietari

CLASSIFICAZIONE DEI SETTORI ISTITUZIONALI

SECONDO LE PRINCIPALI FUNZIONI ECONOMICHE

E LE RISORSE UTILIZZATE

FUNZIONE FUNZIONE RISORSE

SETTORI PRINCIPALE: PRINCIPALE: PRINCIPALI

OFFERTA DOMANDA

Società e quasi Produrre B&S Accumulare Redditi da capitale-

società non destinabili alla impresa

finanziarie vendita

Società finanziari e Finanziare e Accumulare Redditi da capitale-

imprese di assicurare impresa

assicurazione

Amministrazioni Produrre servizi Ridistribuire, Imposte e contributi

pubbliche collettivi consumare e sociali

accumulare

Istituzioni sociali Produrre servizi Consumare e Trasferimenti

private al servizio collettivi accumulare

delle Famiglie

Famiglie -------------- Consumare Redditi da lavoro

consumatrici Produrre B&S dipendente,prestazioni

Famiglie destinabili alla Accumulare sociali

produttrici vendita Redditi misti

+ Settore operatori non residenti detto “Resto del Mondo”

Branche

Problema: la classificazione per operatori istituzionali non

permette però di analizzare il processo di produzione, che è

interno agli operatori

Allora: gli operatori, divisi in unità operative di tipo

funzionale (es. stabilimento, negozio, ufficio) vengono

classificati per unità di attività economica a livello locale

(UAEL) con produzione omogenea.

In questo caso gli operatori non sono più classificati

considerando come unità elementare le istituzioni (ditta,

famiglia, ente pubblico ecc.) bensì la cellula operativa di

tipo funzionale (stabilimento, bottega, negozio, ufficio)

ovvero l’unità di produzione caratterizzata da un’unica

attività..

L’UAEL è quindi caratterizzata dallo svolgimento di

un’unica attività produttiva e possiede quindi una struttura

dei costi, un processo di produzione e un output omogeneo.

I raggruppamenti di unità di produzione omogenea si

chiamano branche. Es. agricoltura, industria, servizi sono

branche. Nel sistema SEC95 le branche vengono

classificate secondo la classificazione NACE Rev.1

(nomenclatura delle attività economiche della Comunità

europea) che servirà a costruire le tavole delle

interdipendenze settoriali. Una ulteriore specificazione del

sistema di classificazione delle branche in Italia si chiama

ATECO e verrà presentato in seguito.

L’Istat produce i conti a 101 branche e le pubblica a 50.

Notate che con il SEC95 non esistono più le branche di

beni e servizi destinabili alla vendita e non destinabili alla

vendita: ora le branche contengono contemporaneamente

attività market e non market.

ATTIVITA' MARKET E NON MARKET

Market: unità che producono beni e servizi destinabili alla

vendita. L'output è valutato in base al fatturato.

Non market: unità che producono beni e servizi non

destinabili alla vendita. L'output è valutato in base ai costi

di produzione.

Se il prezzo è economicamente significativo la produzione

è market altrimenti viene considerata non market.

Secondo il SEC95 il prezzo praticato dal produttore è da

ritenersi economicamente significativo se copre di norma

almeno il 50% dei costi unitari di produzione.

Prezzo base: è l'ammontare ricevibile dal produttore per la

vendita di un bene o servizio prodotto meno ogni tassa

pagabile e più ogni contributo ricevibile su quella unità

come conseguenza della sua produzione o vendita. Esso

esclude ogni margine commerciale e di trasporto fatturato

separatamente dal produttore. Esso misura l'ammontare

effettivo ricevuto dal produttore ed è il prezzo più

importante per le decisioni che il produttore deve prendere.

Il prezzo di acquisto è l'ammontare pagato dall'acquirente,

esclusa l'Iva deducibile, per la consegna di una unità di

bene o servizio al tempo e nel luogo richiesto

dall'acquirente.

La valutazione del valore aggiunto sarà al prezzo base.

Per ottenere il PIL ai prezzi di mercato, alla somma del

valore aggiunto al prezzo base di ogni branca si dovranno

sommare le imposte sui prodotti e detrarre i contributi ai

prodotti. OPERAZIONI E AGGREGATI

I criteri di classificazione delle operazioni sono unici, sia se

i soggetti sono unità istituzionali o branche

Le operazioni riguardano:

 operazioni su beni e servizi, che descrivono le funzioni

direttamente connesse alla produzione e alle successive

fasi di scambio e impiego di beni e servizi

 operazioni di distribuzione e redistribuzione del reddito

ai fattori produttivi (sotto forma di salari, imposte ecc.)

 operazioni finanziarie, che determinano una variazione

nei debiti e nei crediti dei settori istituzionali. Provocano

flussi monetari o finanziari attraverso i quali il risparmio

si muove tra i settori dell’economia. Sono classificate in

base agli strumenti finanziari che formano oggetto di

transazione.

Siccome tutte le operazioni hanno un impatto notevole sugli

aggregati fondamentali del paese (es. il PIL), il SEC ne

fornisce una descrizione molto dettagliata.

PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI

Il SEC95 introduce la definizione di prodotto in

sostituzione del concetto di riproducibilità.

I prodotti sono tutti i beni e servizi che derivano da

un'attività di produzione. La produzione è un'attività

esercitata sotto il controllo e la responsabilità di una unità

istituzionale che impiega beni e servizi, lavoro e capitale

per produrre altri beni e servizi.

La produzione comprende:

 la produzione di beni, considerati per convenzione tutti

destinabili alla vendita. Comprende anche i beni

autoconsumati o reimpiegati nel processo produttivo, i

beni di investimento prodotti per uso proprio e i beni

ceduti ai dipendenti quale retribuzione in natura e anche i

le opere d’arte.

beni gratuiti. Comprende Comprende

anche l'attività 'sommersa', ovvero quella per cui non

sono rispettati gli obblighi fiscali o contributivi. Potrebbe

comprendere anche l'attività 'illegale' con pagamenti

volontari (es. gioco d’azzardo) ma non è misurata in

Europa (solo il contrabbando di sigarette). Non rientra

attività illegale con pagamento coercitivo (es. racket).

 la produzione di servizi destinabili alla vendita (da unità i

cui redditi vengono per il 50 per cento almeno dalla

vendita di servizi)

 i servizi bancari imputati (che non hanno un prezzo

diretto)

 produzione di servizi non destinabili alla vendita di

amministrazione pubbliche, istituzioni private senza

scopo di lucro, di collaboratori familiari dipendenti

 non comprende attività di crescita indipendente

dall’uomo (es. boschi), i servizi prodotti da membri della

attività volontarie ed effetti sull’ambiente

famiglia,

dell’attività economica.

Esistono diversi criteri di misurare la produzione, che

dipendono dal trattamento dei diversi tipi di beni utilizzati

nel processo produttivo.

I principali sono:

 produzione totale, data dall'insieme di tutti i beni e

servizi prodotti dall'impresa

 produzione vendibile, pari alla produzione totale meno i

reimpieghi interni, ovvero i beni prodotti dall'impresa per

essere riutilizzati nel circuito produttivo. Es. in

un'impresa meccanica parte dei bulloni fabbricati sono

utilizzati dall'impresa stessa. E' quindi il complesso dei

beni destinati a essere posti sul mercato. Questa può

essere valutata ai prezzi base (ammontare ricevuto dal

produttore, pari al costo dei beni intermedi più di quanto

viene redistribuito ai fattori, e comprensivo delle imposte

dirette, contributi sui prodotti ma esclude imposte

indirette e margini) o ai prezzi di mercato, comprensivo

di imposte indirette, contributi alla produzione e margini

commerciali e di trasporto.

 valore aggiunto (lordo) o prodotto lordo. È dato

sottraendo dalla produzione vendibile il valore dei beni e

servizi intermedi acquistati da altre imprese e impiegati

nel processo produttivo.

 Valore aggiunto netto o prodotto netto, dato dal valore

aggiunto lordo a cui viene sottratto il deprezzamento dei

capitali fissi utilizzati per il processo produttivo

(ammortamenti).

Il valore aggiunto misura la capacità dell'impresa di

'aggiungere valore' ai beni e servizi acquistati nel corso del

processo produttivo. La somma del valore aggiunto di

tutte le unità operative di un paese determina quindi il

Prodotto interno lordo (pil), che è una misura del prodotto

finale realizzato in un'economia con la creazione di nuove

risorse. La semplice somma della produzione totale o della

produzione vendibile porterebbe infatti a delle duplicazioni,

per cui il prodotto totale dipenderebbe da quanto è

'spezzettato' il processo produttivo (ovvero dalla sua

integrazione verticale).

Tre osservazioni:

il prodotto netto sarebbe più indicato a misurare il livello di

attività produttiva del paese, perché tiene conto anche del

logorio del capitale fisico e del suo invecchiamento. Viene

però poco usato perché è difficile misurare con esattezza

questo logorio (gli ammortamenti corrispondono spesso a

criteri contabili o fiscali).

Il PIL calcolato come somma del valore aggiunto viene

valutato ai prezzi base. La sottrazione dei servizi bancari

imputati (per il calcolo del valore aggiunto) avviene a

livello aggregato e non disaggregato, perché non esistono

informazioni sufficienti (sebbene nel SEC95 in Italia sia

possibile farlo).

Il prodotto nazionale lordo è dato dal prodotto interno lordo

a cui si aggiunge il saldo dei redditi netti dall'estero, ovvero

di redditi di fattori residenti ma prodotti all'estero (es.

rimesse emigrati ecc.) Consumi finali

 Beni e servizi utilizzati per soddisfare i bisogni della

collettività

 Sono interni (spese dei residenti e non residenti sul

territorio nazionale) o nazionali (dei residenti anche se

temporaneamente all'estero)

 Sono individuali se consumati dai singoli soggetti.

Consumi individuali sono anche gli autoconsumi, i

redditi in natura, i fitti figurativi delle abitazioni. I

consumi sono collettivi se prodotti dalla PA. Tutti i

servizi della Pubblica Amministrazione sono consumi

collettivi (finali) anche se in parte dovrebbero essere

considerati come consumi intermedi delle imprese.

Questo crea una duplicazione nel PIL.

 Tutti i consumi vengono registrati al momento

dell'acquisto, anche se vengono consumati

successivamente

 Problema dei beni di consumo durevole.

Investimenti lordi

 Gli investimenti costituiscono i beni acquisiti nell'anno

che sono destinati a generare reddito per periodi

successivi

 Gli investimenti netti accrescono lo stock di capitale

fisico dell'economia

 Sono formati da due aggregati: investimenti fissi lordi e

variazione delle scorte

Investimenti fissi lordi: riguardano beni durevoli e

riproducibili a produttività differita. Non considerano i beni

improduttivi, come le spese militari, che sono inseriti nella

pubblica amministrazione. Non considerano i beni

immateriali, come i brevetti. Non considerano terreni e

giacimenti. Comprendono invece le variazioni dello stock

di animali con destinazione economica. Comprendono

anche i servizi incorporati negli investimenti, come le spese

commerciali o di trasporto.

Variazione delle scorte: aumento netto del capitale

circolante dell'impresa.

Acquisizioni meno cessioni di oggetti di valore:

gli oggetti di valore (pietre, oro non monetario, platino e

altri metalli preziosi, gioielli, antiquariato, oggetti d’arte e

da collezione), sono beni non finanziari, utilizzati come

beni rifugio. Non sono beni di consumo. A livello

aggregatole acquisizioni si compensano con le cessioni,

lasciando solo i margini di intermediazione e , ovviamente,

la nuova produzione di questi beni d’arte e di preziosi,

valutati a i prezzi base.

Redditi da lavoro dipendente

Costo sostenuto dagli imprenditori per la remunerazione del

fattore capitale, mediante versamenti in denaro o in natura.

Il costo del lavoro comprende le retribuzioni lorde e i

contributi sociali effettivi e figurativi a carico del datore di

lavoro (contribuzione differita)

Le retribuzioni lorde (al lordo delle imposte dirette

trattenute alla fonte e dei contributi sociali a carico del

datore di lavoro) comprendono tutti gli emolumenti, escluse

le spese per trasferta, sport e ricreazione.

Conto di equilibrio dei beni e servizi

X + M + Inn = V + C + If + Is +Ov+ E

X = produzione totale (al costo dei fattori)

M = importazioni di beni e servizi

Inn = imposte indirette nette

V = consumi intermedi

C = consumi finali

If = investimenti fissi lordi

Is = variazione delle scorte

Ov = variazione oggetti di valore

E = esportazione di beni e servizi

E’ un conto in equilibrio per definizione, nel quale le

risorse disponibili (produzione e importazioni) sono

confrontate con gli impieghi (consumi intermedi e finali,

investimenti, esportazioni).

E’ calcolato ai prezzi di mercato. Questo è il motivo per

cui alla produzione (calcolata ai prezzi base) vengono

aggiunte le imposte indirette nette.

Il conto di equilibrio dei beni e servizi è in genere costruito

solo per l’economia nazionale. Viene costruito a livello di

branca nel caso della tavola delle interdipendenze settoriali.

Conto economico delle risorse e degli impieghi

Y + M = C + If + Is + Ov +E

Dove: –

Y = X + Inn V (conto della produzione)

Questa espressione per il conto di equilibrio ha tre pregi:

 elimina produzione e consumi intermedi

 mostra che il PIL è pari alla domanda finale interna e

estera

viene usato dall’Istat per calcolare rapidamente il PIL

 senza avere informazioni dettagliate sulla produzione e i

consumi intermedi

LEZIONE 3: LA CONTABILITA' NAZIONALE (2° parte)

I CONTI ECONOMICI NEL SISTEMA SEC

Il sistema SEC è un sistema dei conti integrato: questo

significa che vengono utilizzate definizioni e convenzioni

contabili omogenee per misurare i diversi stadi del circuito

economico

Lo schema SEC è contabilmente basato sul metodo della

partita doppia (ogni posta è registrata in uscita per

l'operatore che la origina e in entrata per quello che la

riceve). Ciascun conto registra quindi operazioni in entrata

e in uscita, che si bilanciano dando origine a un saldo

contabile che viene riportato nel conto successivo,

assicurando la coerenza e il concatenamento dei conti.

Per ogni conto il SEC definisce le seguenti regole:

 tutte le operazioni sono registrate in entrata e in uscita per

lo stesso importo;

 le operazioni vengono registrate nel momento in cui si

verificano, indipendentemente dai tempi e dalle modalità

di pagamento delle prestazioni sottese;

 le operazioni sono attribuite ai soggetti che

effettivamente le realizzano (eccezioni: contributi sociali,

spese sanitarie)

 le operazioni sono registrate al lordo, ovvero senza tenere

conto di eventuali compensazioni.

I conti possono essere attribuiti all'economia nazionale, alle

branche, ai settori istituzionali. Il SEC si basa su 6 conti

principali, a loro volta divisi in 3 categorie:

CONTI DEL SEC95

Conto Saldo

CONTI DELLE OPERAZIONI CORRENTI

1.della produzione Valore aggiunto

2.della distribuzione ed utilizzazione del reddito

2.1 distribuzione primaria Risultato di gestione

2.2 distribuzione secondaria Reddito disponibile

2.3 redistribuzione in natura Reddito disponibile corretto

2.4 utilizzazione del reddito Risparmio

CONTI DELL'ACCUMULAZIONE

Accredit./indebit. sull’estero

3. formazione di capitale

4. finanziario

5. variazioni delle attività e passività

Variazione netta del patrimonio

CONTI PATRIMONIALI

6. Patrimoniale Patrimonio netto

6.1 Patrimoniale di apertura

6.2 Variazioni del patrimonio

6.3Patrimoniale di chiusura

Conto della produzione

Y + V = X + Inn

Y = PIL (prodotto interno lordo) ai prezzi di mercato

V = consumi intermedi

X = produzione totale (ai prezzi base)

Inn = imposte indirette nette (imposte sulla produzione e

importazioni (Ipi) al netto dei contributi ai prodotti (Cp))

Questo conto confronta la produzione con l’ammontare dei

costi necessari per ottenerla.

La differenza tra produzione e costi intermedi produce per

branca il valore aggiunto, pari alla remunerazione dei fattori

produttivi (capitale, lavoro, impresa). La somma dei valori

aggiunti per branca produce il pil ovvero il risultato finale

produttiva, l’aumento di ricchezza prodotto.

dell’attività

Distribuzione primaria: conto della generazione dei

redditi primari

Y + Cp = RLD + Ipi + RLG

Y = PIL (prodotto interno lordo) ai prezzi di mercato

Cp = contributi alla produzione

RLD= redditi interni da lavoro dipendente

Ipi = imposte sulla produzione e importazioni

RLG= risultato lordo di gestione

Questo conto registra la distribuzione funzionale o

primaria del reddito, ovvero mostra come il valore

aggiunto viene ripartito tra i fattori di produzione - lavoro,

capitale, impresa- sotto forma rispettivamente di salari e

stipendi; interessi, rendite e dividendi; profitti.

In realtà, la mancanza di dati e la difficoltà di distinguere i

tipi di reddito che si riferiscono a un’unica persona (es.

artigiani, commercianti, liberi professionisti), determina che

riusciamo a distinguere solo i redditi da lavoro dipendente.

Sottraendo dal PIL i redditi da lavoro dipendente

(conosciuti) si calcola a saldo il risultato lordo di gestione,

che comprende la remunerazione degli altri fattori.

Nota: il Pil può essere quindi calcolato in 3 modi differenti:

 come somma delle produzioni meno i consumi intermedi

(lato produzione)

 come somma della domanda finale (lato domanda)

 come somma della remunerazione dei fattori (lato fattori)

Distribuzione primaria: conto dell'attribuzione dei

redditi primari

RLD + RLG + Ipii + RLGdn+ RLGdrm =

Ynl + RLGaN + RLGarm + Cp

Ynl = reddito nazionale lordo

Ipi = Imposte indirette

RLGdrm= redditi da capitale e impresa dal resto del mondo

RLGarm= redditi da capitale e impresa al resto del mondo

RLGdn = redditi da capitale da altri settori naz.

RLGan = redditi da capitale a altri settori naz.

Questo conto descrive l’acquisizione del reddito da parte

dei soggetti proprietari dei fattori di produzione. Siccome

solo le unità istituzionali possono assumersi autonomia e

diritti, questo conto, come i seguenti, non può essere

compilato per branca. E’ importante notare che questo è un

conto nazionale, che riguarda quindi gli operatori

residenti indipendente-mente da dove hanno prestato la

loro opera. A livello nazionale abbiamo quindi come saldo

il reddito nazionale lordo.

Conto della distribuzione secondaria del reddito

Ynld + Tdrm + Tdn = Ynl + Ired + Cs +Tan + Tarm

Ynl = reddito nazionale lordo

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile

Ired = Imposte sul reddito patrimoniale

Cs = Contributi sociali

Tdrm = trasferimenti correnti dal resto del mondo

Tarm = trasferimenti correnti al resto del mondo

Tdn = altri trasferimenti correnti da sett.naz.

Tan = altri trasferimenti correnti a sett. naz.

Questo conto descrive la formazione del reddito

disponibile, tramite i trasferimenti correnti (flussi

unilaterali indipendenti dall’uso di processi produttivi).

Esistono 3 grandi flussi di trasferimenti:

1. imposte correnti sul reddito e patrimonio

2. contributi e prestazioni sociali

3. altri trasferimenti (compresi quelli dal resto del mondo

In questo conto ogni settore istituzionale, autonomo nelle

decisioni sull’allocazione del proprio reddito da attività,

decide di redistribuirlo (distribuzione secondaria) in modo

volontario o coatto. Emerge il ruolo della PA. Tra le entrate

vi sono quindi i redditi ricevuti, da altri operatori e dal resto

del mondo; tra le uscite trasferimenti di reddito da lavoro

dipendente, interessi, dividendi, trasferimenti unilaterali. Il

saldo è il reddito disponibile per consumi o risparmio.

A livello aggregato, i flussi tra operatori residenti

scompaiono e rimangono solo i flussi con il resto del

mondo (e la pubblica amministrazione)

Conto della redistribuzione del reddito in natura

Ynldc = Ynld + Trnatnetti

Ynldc = reddito nazionale lordo disponibile corretto

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile

Trnatnetti = saldo trasferimenti sociali in natura

I trasferimenti in natura sono oneri sostenuti dallal PA per

mettere a disposizione della popolazione o parte di essa

beni e servizi individuali acquistati da terzi o prodotti

direttamente.

Quindi si considerano anche le operazioni non monetarie

che incidono sulle capacità di consumo dei beneficiari.

La controparte è il passaggio dalla spesa per consumi ai

consumi finali effettivi.

Conto della utilizzazione del reddito

Ynld + Rett.= C *+ S

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile corretto

S = risparmio nazionale lordo

C* = consumi finali nazionali effettivi

Rett. = rettifiche per variazione diritti delle famiglie sui

fondi pensione

Anche in questo caso il riferimento è agli operatori

nazionali. Le rettifiche incorporano il valore del risparmio

delle famiglie che si accumula presso i fondi pensione. I

consumi qui considerati sono quelli nazionali effettivi, al

netto del saldo con i consumi dei non residenti in Italia e

dei residenti all’estero. Il saldo è il risparmio nazionale, che

entra nel conto della formazione di capitale.

***********************************************

Conto della formazione del capitale

S + Tke = If + Is+Ov + Tku + An+ B

Tke = trasferimenti in conto capitale dal resto del mondo

Tku = trasferimenti in conto capitale al resto del mondo

An = acquisti netti di terreni o di beni immateriali

B = accreditamento (+) o indebitamento (-) del paese con

il resto del mondo

S = risparmio nazionale lordo

If = investimenti fissi lord

Is = variazione delle scorte

Ov = variazione oggetti di valore

Il saldo del conto misura la capacità del paese di

finanziare gli investimenti con il proprio risparmio.

Un saldo positivo significa che la capacità di risparmio del

paese supera le capacità di investimento proprie e che

quindi si riversa all’estero, sotto forma di impieghi nel resto

del mondo. Viceversa un saldo negativo indica una

necessità di finanziamento degli investimenti con debiti

contratti all’estero.

Come fonti di finanziamento, al risparmio nazionale si

sommano i trasferimenti in conto capitale dal resto del

mondo e anche le operazioni di vendita di terreni e beni

immateriali, che rientrano nella distribuzione del

patrimonio. ?Il conto finanziario

Registra le modificazioni delle attività e passività

finanziarie detenute dagli operatori istituzionali e dalla

nazione. La variazione delle attività finanziarie nette riflette

l'indebitamento o l'accreditamento del paese (perché quelle

interne nel paese si consolidano tra di loro):

Ofa + B = Ofp

Ofa =operazioni finanziarie attive

Ofp =operazione finanziarie passive

Il problema che il saldo delle attività finanziarie in genere

non coincide con quello calcolato nel conto della

formazione del capitale, a causa delle diverse fonti

statistiche utilizzate. Per questo si ricorre a una posta di

rettifica detta 'errori e omissioni'.

LA VALUTAZIONE DEGLI AGGREGATI

La valutazione della produzione e del valore aggiunto.

Quest'ultimo a livello settoriale viene calcolato sottraendo

dalla produzione i consumi intermedi.

Vengono usate fonti diverse a seconda dei settori. In sintesi:

 le indagini presso le imprese per i settori industriali,

commerciali, dei trasporti, comunicazioni e altri servizi.

 statistiche della Banca d'Italia e dell'associazione delle

imprese assicuratrici, per i settori del credito e delle

assicurazioni.

 I bilanci delle Amministrazioni pubbliche e altre

istituzioni sociali senza scopo di lucro per il settore dei

servizi non destinabili alla vendita

L'indagine principale per il calcolo del valore aggiunto è

'l'indagine sui sistema dei conti delle imprese' (SCI).

Annuale, si riferisce alle imprese con più di 20 addetti.

Vengono rilevati i dati di conto economico, di stato

patrimoniale e gli addetti suddivisi per l'attività principale e

attività secondaria. Viene anche data una suddivisione degli

addetti per stabilimento.

Per le imprese con meno di 20 addetti esiste un'indagine

campionaria, con un questionario semplificato che permette

però di calcolare il valore aggiunto.

Per il settore agricolo vengono utilizzati metodi indiretti,

moltiplicando le superfici poste a coltura per il rendimento

medio per ettaro.

I fitti figurativi vengono calcolati sulla base dell'indagine

sui consumi delle famiglie

Per calcolare il valore aggiunto a prezzi costanti viene

adoperato il metodo della doppia deflazione.

(tavola e figura sul peso dei diversi settori cdi p. 62 e 65)

I consumi delle famiglie

I consumi si dividono in :

non durevoli (consumati interamente dopo l'acquisto, come

i generi alimentari)

semidurevoli (consumati entro un anno, come i vestiti)

durevoli (pluriennali, come gli elettrodomestici)

I consumi vengono stimati con tre metodi:

 il metodo della disponibilità (per circa il 40% della spesa)

dove consumi=fatturato+importazioni-esportazioni

(specie vestiario, calzature ecc.). Le fonti sono l'indagine

sulla produzione industriale el'interscambio con l'estero.

 metodo diretto: indagine ISTAT sui consumi delle

famiglie (25 per cento dei consumi). Campionaria, su un

campione stratificato di 30.000 famiglie, che garantisce

significatività a livello annuale. Utilizzata specie per

consumi sanitari, igiene, affitti, sanità.

 Metodo dell'offerta. Alcuni consumi sono dedotti dai

bilanci della PA.

 Per il turismo esiste un'indagine speciale sui consumi

turistici.

(commento tavola p.96 dei cdi)

Gli investimenti

Gli investimenti possono essere calcolati per branca

produttrice e per branca utilizzatrice.

Anche per il calcolo degli investimenti si usano diversi

metodi:

 metodo della disponibilità (macchinari e attrezzature)

 metodo delle vendite: immatricolazioni (automobili),

bilanci (treni, navi)

 indagine: costruzioni (indagine sulla produzione edilizia,

manutenzioni, sci)

 scorte: indagine sci

Importazioni e esportazioni

Prima del 1992 venivano rilevate con le dichiarazioni

doganali; dopo le bollette doganali rilevano per gli scambi

extra UE, mentre per quelli interni UE vengono rilevate

tramite le dichiarazioni IVA

Le esportazioni sono espresse Fob (free on board), cioè

franco frontiera del paese esportatore, che comprende le

spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera del

paese esportatore.

Le importazioni sono espresse Cif (costs, insurance and

freight), che comprende le spese di trasporto e

assicurazione fino alla frontiera del paese importatore.

(commento tavole p. 107 - 111 cdi)


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi del corso di statistica economica del Professor Guido Pellegrini, con nozioni su: la misurazione dei fenomeni economici, la qualità dei dati, le fonti dell’informazione statistico-economica, la tavola delle interdipendenze settoriali (dalla tavola al modello di Leontief, l’analisi statistica della struttura produttiva), l’analisi della produzione delle imprese (le proprietà della funzione Cobb-Douglas, il progresso tecnico ed il modello di Solow).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2003-2004

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Statistica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pellegrini Guido.

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