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Statistica economica Appunti scolastici Premium

Appunti di statistica economica con nozioni su: il nuovo sistema di conti nazionali (SEC95), il conto economico delle risorse e degli impieghi, la contabilità nazionale, il sistema europeo dei conti, la classificazione dei conti e delle operazioni, le regole di registrazione, i metodi e le fonti per la valutazione del prodotto... Vedi di più

Esame di Statistica economica docente Prof. L. Buzzigoli

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ESTRATTO DOCUMENTO

studio (ANNO=1) e tutti i mesi considerati (MESE=1,...,12):

data set originale Trend var. mensili

ANNO MESE

Y T GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV

10 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.083 1

12 1 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.166 1

13 1 3 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.249 1

16 1 4 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.332 1

9 1 5 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.415 1

11 1 6 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.498 1

8 1 7 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.581 1

7 1 8 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.664 1

10 1 9 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.747 1

12 1 10 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.830 1

15 1 11 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0.913 1

13 1 12 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

1.006

Dopo aver predisposto il data set per quanto concerne la serie delle variabili mensili e T e'

possibile definire il modello. La fase successiva e' quella dello studio dei residui, per verificare la

loro omogeneita', in funzione delle variabili indipendenti (si usa preferibilmente un diagramma di

dispersione fra i residui standardizzati e la variabile MESE). In caso di omogeneita' la maggior

parte del lavoro e' finito, in caso negativo e' necessario aggiustare il modello in modo tale da

minimizzare l'effetto della disomogeneita' della varianza dei residui. Tale disomogeneita' comporta

che la stima dell'effetto delle variabili indipendenti per le quali la varianza dei residui e' minima,

sia piu' accurata rispetto a quella delle variabili con maggiore varianza.

Bisogna allora calcolare un fattore di aggiustamento della serie in modo tale da dare maggior peso

a quei valori con minore variabilita' dei residui, per la rispettiva variabile indipendente. E' possibile

raggiungere tale risultato aggregando l'archivio per le variabili relative al mese (si ottiene un data

set nel quale ogni mese viene rappresentato una sola volta, tramite il suo valore medio, calcolato su

tutte le sue ricorrenze nel data set originale), in modo tale da ottenere la deviazione standard dei

residui standardizzati mensili (s ) e questa viene utilizzata come sorgente di variazione per il

ZRES

calcolo del fattore di aggiustamento W definito come:

con scelta (tramite funzione di massima verosimiglianza o semplicemente per prove successive)

in modo tale da ottimizzare la omogeneita' della varianza nel calcolo della regressione.

Considerando che viene utilizzata come sorgente di variabilita' la deviazione standard dei residui

standardizzati e che la varianza e' la seconda potenza della deviazione standard il valore ottimale di

 e' sempre prossimo a 2.0.

In sostanza per la maggior parte dei casi il fattore W sara' il reciproco della varianza dei residui

standardizzati mensili medi, ottenuti tramite il modello regressivo lineare multiplo (eseguito senza

alcuna correzione).

Usando il nuovo modello, che utilizza le variabili corrette con W, le varianze dei residui si

dovrebbero presentare omogenee e pertanto si puo' procedere alla verifica della significativita'

statistica dell'ipotesi zero per i vari coefficienti di regressione parziali, tramite l'indice statistico t.

I valori assunti dai coefficienti di regressione parziale, per le varie variabili indipendenti Mi e T ci

indicheranno la variazione della variabile dipendente per una loro variazione unitaria.

Modelli ARIMA di Box e Jenkins

I modelli ARIMA di Box e Jenkins partono dal presupposto che fra due osservazioni di una serie

cio' che altera il livello della serie e' il cosidetto disturbo. Un modello generale di Box-Jenkins

viene indicato come: ARIMA (p,d,q) dove AR=AutoRegression (autoregressione) e p e' il grado

della stessa, I=Integration (integrazione) e d e' il grado della stessa, MA=Moving Averages (medie

mobili) e q e' il grado delle stesse.

In un processo autoregressivo AR(p) ogni valore (z) al momento "t" e' una funzione lineare dei p-

mi valori precedenti, sommato al disturbo attuale (a). Il modello e' il seguente:

Il coefficiente viene stimato dalla serie osservata ed indica quanto strettamente ogni valore

dipenda dal p-mo precedente valore, pertanto si chiama autoregressione perche' l'associazione

lineare viene studiata non fra differenti variabili, ma fra la stessa variabile in momenti differenti.

Quando il coefficiente e' compreso fra -1 e +1, come avviene solitamente, l'influenza delle

precedenti osservazioni diminuisce esponenzialmente.

Dalla precedente equazione si ottiene:

puo' essere aggiunta una costante " " che rappresenta il trend della serie, pertanto:

In un processo a medie mobili MA(q) ogni valore (z) al momento "t" e' determinato dalla media

del disturbo attuale (a) e da "q" precedenti disturbi. Il modello e' il seguente:

In un modello a media mobile ogni valore rappresentera' la media pesata del piu' recente disturbo

casuale, diversamente dal valore in una serie autoregressiva che rappresenta la media pesata dei

piu' recenti valori della serie.

Esistono anche processi che associano quelli AR e MA in un unico modello definito ARMA. In

particolare:

Nel lungo periodo il livello di una serie puo' non essere costante, ma nel breve periodo possono

esserci notevoli cambiamenti casuali che rendono la serie non stazionaria. In tal caso occorre

integrare la serie studiando, al posto dei singoli valori, la differenza fra ogni valore ed il d-mo

valore precedente. In questo caso anche quando la serie fluttua nel tempo tali differenze tendono a

rimanere piccole e la serie puo' essere considerata come stazionaria.

Pertanto un modello ARIMA (p,d,q) e' analogo ad un modello ARMA(p,q) applicato alle

differenze d'ordine "d" della serie dei valori, invece che agli effettivi valori. Se la serie non e'

stazionaria (la media e la varianza non sono costanti nel tempo) viene integrata a livello 1 o 2,

dopo aver eseguito un' eventuale trasformazione dei dati (solitamente quella logaritmica). In tal

modo viene ottenuta una serie stazionaria (random walk).

A questo punto si determinano e si confrontono gli andamenti delle funzioni di autocorrelazione

(ACF) e di autocorrelazione parziale (PACF), ottenuti, tramite apposito software, dalla serie in

esame, con gli andamenti di riferimento per i vari modelli ARIMA, riportati in tutti i manuali

relativi alla statistica delle serie temporali.

Il modello viene stimato tramite il metodo della massima verosimiglianza e validato tramite il

calcolo dei residui fra la serie stimata e quella reale.

L'ACF dei residui dovrebbe possedere un andamento casuale pertanto il test di Box-Ljung

dovrebbe dare degli alti valori di probabilita' (P>0.05), indicando che questa ACF dei residui

potrebbe essere facilmente generata da un processo casuale (white noise).

Anche con i modelli ARIMA e' possibile considerare la stagionalita', definita in funzione del

periodo prescelto: la settimana, il mese, il trimestre, il quadrimetre,....

Il modello viene messo a punto definendo dapprima la componente stagionale, tramite il confronto

degli andamenti delle funzioni ACF e PACF con i riferimenti standard, dopodiche' la componente

non stagionale si definisce confrontando l'anadamento di ACF e PACF dei residui della

componente stagionale del modello.

Il modello ARIMA completo della componente stagionale puo' essere formalizzato nel seguente

modo:

CHE COSA E' LA STATISTICA ECONOMICA ? (2)

 La statistica economica studia la misurazione dei fenomeni economici.

 Ha come fine quello di verificare l'attendibilità di teorie economiche o di regolarità empiriche

('leggi'), tramite l'applicazione di metodi di analisi statistica alle informazioni economiche

('dati').

 oggetto: misurazione dei fenomeni economici

 obiettivo: ricerca di 'leggi'

 metodo: analisi statistica dei 'dati'

Esempi di campi di applicazione della statistica economica:

 qualità dei dati

 metodologie di raccolta dei dati

 classificazione dei dati

 studio delle fonti dei dati

 metodi di previsione

 studio di alcune regolarità economiche (es. funzione di produzione)

confronto dei dati nel tempo e nello spazio

RAPPORTI CON ALTRE DISCIPLINE:

Il fenomeno economico è unico, anche se può venire analizzato da varie sfaccettature. E' quindi

naturale che esistono sovrapposizioni tra varie discipline di analisi economica e statistica.

Es.: Analisi dei consumi

 Teoria del consumo: perché si consuma? (economia)

 Stima delle relazioni tra consumo e reddito (econometria)

 Tecniche di analisi statistica per descrivere i comportamenti di consumo (statistica)

Statistica economica:

 i consumi sono rilevati in maniera corretta? Problema di valutazione dei consumi delle famiglie

e dei consumi pubblici, dell'autoconsumo ecc.

 le relazioni tra reddito e consumo sono descritte in maniera corretta? Problema di valutazione

della forma della funzione matematica che collega il consumo al reddito, della valutazione del

consumo economico (es. consumo di automobili) ecc.

 L'economia si preoccupa della definizione di leggi economiche

 L'econometria di sottoporre a verifica esplicitamente tali leggi

 La statistica economica di misurare qualsiasi fenomeno economico anche analizzando la

qualità dei dati.

IL CAMPO DI ANALISI DELLA STATISTICA ECONOMICA

La statistica economica analizza fenomeni economici 'collettivi', ovvero quelli che solo se

considerati nel loro complesso presentano caratteri di regolarità. Non vengono quindi studiati i

comportamenti singoli, individuali. Questi possono però essere aggregati e formare così i

comportamenti collettivi.

Questo permettere di distinguere:

 L'analisi microeconomica, che si basa sul comportamento di singole unità economiche

considerate nel loro insieme. Esempi sono: lo studio del comportamento di produzione delle

imprese, lo studio della nascita e fallimento delle imprese, lo studio del comportamento dei

lavoratori disoccupati ecc.

 L'analisi macroeconomica, che studia e fenomeni economici aggregati, che riguardano un

sistema economico nel suo complesso. Es. lo studio dei tassi di cambio, lo studio dell'inflazione,

lo studio della crescita dell'economia ecc.

LE FONTI DEI DATI ECONOMICI

Lo studio della statistica economica è incentrato sull'analisi dei dati. Questi da dove provengono?

Schematicamente abbiamo due fonti:

1. le rilevazioni dirette, ovvero la fornitura diretta da parte di soggetti di dati elementari, di solito

tramite questionario;

2. le rilevazioni indirette, ovvero l'utilizzo a fini statistici di dati rilevati per altri fini, in

particolare a scopi amministrativi .

1. la rilevazione diretta è fino a oggi il metodo principale per avere un'informazione economica

tempestiva e affidabile. Questo metodo è in genere seguito dall'ISTAT (Istituto Nazionale di

Statistica). L'informazione può avere caratteristiche di completezza, come i censimenti, rivolti

a tutte le imprese (a intervalli decennali), oppure essere rivolta solo a un campione , come

l'indagine sulle forze di lavoro (sugli occupati e disoccupati), eseguita ogni trimestre. La

rilevazione diretta ha costi anche elevati. Problema:chi esercita un’attività economica non la

conosce necessariamente né misura i suoi effetti.

La rilevazione indiretta è un metodo meno costoso di avere informazioni su certi fenomeni

economici. Esistono archivi amministrativi con numerosi dati (anche se non sempre accessibili). Es.

INPS, Camere di commercio (Cerved), Comuni. Esiste il problema della riservatezza delle

informazioni. Il problema principale è che l'universo rilevato, i criteri di rilevazione e

classificazione non sono necessariamente quelli migliori.

LA QUALITA' DEI DATI

La qualità dei dati può essere valutata secondo due principali criteri:

 accuratezza, ovvero la rispondenza del valore stimato al valore 'vero';

 coerenza, ovvero la discordanza tra diverse stime dello stesso aggregato. Questa può essere

interna (dipende dagli stessi dati: es. discrepanza statistica, differenza tra dato provvisorio e dato

definitivo) o esterna (raffronto tra insieme di dati differenti: es. importazioni calcolate sui dati

doganali e quelle calcolate sui dati valutari)

La qualità dei dati dipende in primo luogo dalle fonti utilizzate:

 Censimento: non è soggetto a errore campionario. L'errore non campionario dipende

dall'effettiva copertura dell'universo, dalla collaborazione degli intervistati, dalla corretta

comprensione delle domande, dalla impreparazione degli intervistatori, da errori di spoglio.

 Indagini campionarie: oltre a quello precedente, è presente anche l'errore campionario,

derivante dal fatto che la rilevazione avviene su un campione (tra i tanti possibili) e non

sull'universo.

 Archivi amministrativi: errori o mancanze sono dovute alle diversità e lacune nella definizione

delle variabili, nella copertura dell'universo, nei criteri di classificazione e aggregazione, in

errori nel trattamento dei dati.

Anche le procedure di aggregazione, integrazione e aggiustamento dei dati sono fonti di errori .

Lezione 2: I numeri indici (GT pp. 15-32; 36-44)

 Molte volte abbiamo il problema di confrontare dei fenomeni economici nel tempo (lo stesso

fenomeno a diversi istanti) o nello spazio (fenomeni analoghi in luoghi diversi nello stesso

momento). Es. il prezzo di un tipo di automobile 5 anni fa e oggi, oppure il prezzo di due

marche diverse, oppure ancora il prezzo dello stesso modello a Roma e a Milano.

 I numeri indici sono particolari rapporti statistici che misurano sinteticamente le

variazioni di 1 o più fenomeni economici in diverse situazioni di tempo o di luogo o

comunque diverse da una situazione base.

 Quindi sono sempre positivi e si configurano come numeri puri, ovvero indipendenti dall'unità

di misura.

 Se si confrontano diverse intensità di uno stesso fenomeno (es. il prezzo di un determinato tipo

di automobile nel tempo) otteniamo numeri indici semplici; se invece confrontiamo le

variazioni di più fenomeni economici (es. i prezzi di n beni) otteniamo numeri indici

complessi.

 Se le n componenti sono tutte di una stessa specie (es. prezzi di beni di un paniere) la

combinazione degli indici semplici da luogo a un indice sintetico (es. indice dei prezzi al

consumo); se sono di specie diverse si ottiene un indice composito (es. indice del ciclo

economico).

NUMERI INDICI ELEMENTARI

(t=0,1,…t,…T)

Sia x una serie storica di un fenomeno economico. Il rapporto tra due termini

t

qualsiasi è un numero indice elementare che si indica con:

x

i t x

r t r

con:

r = base del numero indice = tempo (anno) base

t = tempo (anno) corrente

Di solito l'indice è in base 100

i * 100

r t

e la variazione percentuale del fenomeno è

   

x x x

   

t t r

 

1 * 100 * 100

   

x x

   

r r

L'indice è detto a base fissa se mantiene fisso r al variare della serie. Nel caso di x con r=0:

t

x x x

   

0 1 2

i 1 i i

0 0 0 1 0 2

x x x

0 0 0

L'indice è detto a base mobile (a catena) se r=t-1:

x

x x

   3

1 2

i i i

0 1 1 2 2 3

x x x

0 1 2

NUMERI INDICI ELEMENTARI (2)

Alcune proprietà degli indici elementari :

1) i = 1 (identità)

0 0

il numero indice relativo alla base è uguale a 1 o a 100

2) i * i = 1 (reversibilità o inversione della base)

r t t r con il reciproco dell’indice calcolato in base t per

l'indice calcolato in base r per il tempo t coincide

il periodo r

3) i * i = i (circolarità o transitività)

r s 0 r 0 s

è possibile traslare la base di un indice per il tempo s da r a 0 moltiplicando l’indice per il tempo s

in base r per l’indice per il tempo r in base 0.

4) i (m*x) = i (x) (commensurabilità)

0 t 0 t

l’indice è indipendente dall’unità di misura con cui si misura il fenomeno

5) i (xy) = i (x) * i (y) (decomposizione delle cause)

0 t 0 t 0 t

l’indice di un prodotto è uguale al prodotto degli indici

La proprietà (3) permette, negli indici a base fissa, lo slittamento di base (divisione di tutta la serie

per l'indice della nuova base) …

i = i * i i = i * i i = i * i

r 1 0 1 r 0 r 2 0 2 r 0 r 3 0 3 r 0

Inoltre dalla (2) è possibile il concatenamento, ovvero passare da una serie di indice in base mobile

a uno in base fissa, moltiplicando gli indici a base mobile tra di loro successivamente.

x x x

  

1 2 2

i i * i *

0 2 0 1 1 2 x x x

0 1 0

NUMERI INDICI COMPLESSI

I numeri indici complessi sintetizzano la variazioni di n grandezze e quindi di n numeri indici

elementari. Ad esempio, un numero indice complesso è un indice dei prezzi che sintetizza le

variazioni dei prezzi di un paniere eterogeneo di beni.

I problemi nella costruzione di un indice complesso sono:

1. Scelta dei beni. Può essere campionaria (e allora l'indice sarà rappresentativo) o esaustiva ( e

l'indice sarà completo). Una buona selezione del campione può rendere l'indice rappresentativo

valido come quello completo.

2. Scelta della base. La base può essere fissa o mobile. La scelta è in genere verso un valore della

serie che sia abbastanza 'normale' , non troppo alto o basso.

3. Scelta del criterio di aggregazione. Si può aggregare o facendo il rapporto tra le medie degli

indici dell'anno corrente rispetto a quello base, oppure facendo la media tra i rapporti, ovvero tra

gli indici elementari.

Scelta del sistema di ponderazione. Questo determina il tipo dell’indice, e dipende dall’applicazione

che si vuol fare dell’indicatore. Es. se si aggregano i prezzi dei beni al consumo, i pesi saranno in

proporzione dell’importanza del bene consumato (es. della sua quantità).

LE FORMULE PIU’ USATE

Le formule più usate per la costruzione di numeri indici, proposte nel secolo scorso, sono (per

prezzi e quantità):

 l’indice di Laspeyres (a ponderazione fissa)

 

p q p q

 

L L

i i

s r r s

P ; Q

r s r s

 

p q p q

i i

r r

r r

 l’indice di Paasche ( a ponderazione variabile)

 

p q p q

 

P P

i i

s s s s

P ; Q

r s r s

 

p q p q

i i

r s

s r

 l’indice (ideale) di Fisher (a ponderazione incrociata)

 

F L P F L P

P P * P ; Q Q * Q

r s r s r s r s r s r s

Gli indici di Laspeyres e Paasche possono essere costruiti sia come rapporto di medie che come

medie di rapporti.

Ad es., il numero indice dei prezzi di Laspeyres è pari sia al rapporto tra le medie aritmetiche dei

prezzi degli n beni nel periodo corrente e nel periodo base, ponderati con le quantità del periodo

base, sia alla media aritmetica degli n indici elementari, ponderati con pesi pari ai valori dell'anno

base  p q

i s r  

 p p q

q

   

L i s r r

r

P *

r s 

p q  

p p q

i

i r r i

r r r

 q

i r

Il numero indice dei prezzi di tipo Paasche è pari a sua volta sia pari sia al rapporto tra le medie

aritmetiche dei prezzi degli n beni nel periodo corrente e nel periodo base, ponderati con le quantità

del periodo corrente, sia alla media armonica degli n indici elementari, ponderati con pesi pari ai

valori dell'anno corrente.

 p q

i s s

 

q p q

 

P i i

s s s

P 

r s p q p

i r s r p q

i s s

 q p

i s s

IL CONFRONTO TRA LASPEYRES E PAASCHE

In un periodo di inflazione il consumatore tende a sostituire nel consumo i beni i cui prezzi

crescono più velocemente con quelli i cui prezzi crescono più lentamente. Questo significa che un

indice Laspeyres sovrastima il tasso di crescita dei prezzi, ovvero l'inflazione, mentre un indice

Paasche la sottostima. Maggiore è il tempo che passa dalla revisione della base, più elevata risulta

la divergenza tra i due indicatori.

Quindi, maggiore è la correlazione negativa tra prezzi e quantità, come è suggerita dalla teoria

economica, maggiore è la variazione dei prezzi che si ottiene utilizzando l'indice Laspayres. Il

contrario avviene per le quantità.

PROPRIETA’ DEGLI INDICI COMPLESSI

Laspeyres e Paasche soddisfano le seguenti proprietà:

 identità

 commensurabilità

 determinatezza

solo l’indice ideale di Fischer soddisfa le proprietà di:

 inversione delle basi

 decomposizione delle cause

Nessuno di questi soddisfa la proprietà di circolarità (che viene soddisfatta dall’indice composto

non ponderato calcolato con media geometrica)

Lezione 2a

Gli indici di prezzo quali sono i principali indici di prezzo costruiti dall’Istat e utilizzati in Italia

Questa lezione spiega

per misurare l’inflazione. Molte delle informazioni sono tratte dal Comunicato stampa dell’Istat del

28 gennaio 2003 “Gli indici dei prezzi al consumo per l’anno 2003:aggiornamenti del paniere e

della ponderazione”, dove vengono presentate le caratteristiche degli indici dei prezzi al consumo

per il 2003 che verranno diffusi a partire dal prossimo 4 febbraio,con la pubblicazione degli indici

provvisori riferiti al mese di gennaio.

Coerentemente con la metodologia applicata, a partire dal 1999, di concatenamento annuale degli

indici, l’Istat ha provveduto a rivedere sia il paniere di prodotti che è alla base della rilevazione, sia

la struttura di ponderazione dei diversi indici.

La prima operazione ha l’obiettivo di mantenere elevata nel tempo la capacità del paniere di

rappresentare, attraverso un numero ampio ma limitato di prodotti, i comportamenti e le preferenze

dei consumatori, riflettendone i mutamenti più rilevanti.

L’aggiornamento della struttura di ponderazione, il cui anno di riferimento viene portato al 2002, ha

la funzione di adeguare i pesi assegnati a ciascun prodotto componente il paniere ai cambiamenti

intercorsi nella composizione dei consumi delle famiglie italiane.

Gli indici dei prezzi al consumo

I numeri indici dei prezzi al consumo misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di

beni e servizi destinati al consumo finale delle famiglie presenti sul territorio economico nazionale e

acquistabili sul mercato attraverso transazioni monetarie (sono escluse quindi le transazioni a titolo

gratuito, gli autoconsumi, i fitti figurativi, ecc.). Gli indici dei prezzi al consumo sono calcolati

utilizzando l’indice a catena del tipo Laspeyres in cui sia il paniere che il sistema dei pesi vengono

aggiornati annualmente.

Gli indici dei prezzi calcolati con questo metodo sono tre:

l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC)

1. che si riferisce

all’aggregato economico più ampio ed è per tale motivo considerato in Italia l’indice

principale;

l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI),

2. che si riferisce

ai consumi delle famiglie facenti capo ad un lavoratore dipendente extragricolo; ad esso fa

la maggior parte delle norme nazionali che prevedono l’adeguamento periodico

riferimento

di valori espressi in moneta corrente;

l’indice armonizzato dei prezzi al consumo per i paesi dell’Unione Europea (IPCA)

3. che

viene calcolato sulla quota parte di consumi di beni e servizi che hanno regimi di prezzo

comparabili nei diversi paesi dell’Unione europea ed è, perciò, utilizzato per misurare la

Tale indice viene calcolato e pubblicato dall’Istat e

dinamica dei prezzi in tale area.

inviato all’Eurostat mensilmente secondo L’Eurostat, a sua

un calendario prefissato.

volta, diffonde gli indici armonizzati dei singoli paesi dell’U.E. ed elabora e diffonde

l’indice sintetico Europeo, calcolato sulla base dei primi. In Italia le tipologie di spesa per

l’IPCA rappresentano il 95,9% circa di quelle incluse nell’indice

consumo a cui si riferisce

nazionale NIC; in particolare sono esclusi dall’IPCA, o trattati con metodologie diverse da

quelle adottate negli indici nazionali, alcuni prodotti quali lotterie, concorsi pronostici, lotto,

servizi relativi alle assicurazioni vita e servizi socio-sanitari.

Gli indici nazionali NIC e FOI sono prodotti anche nella versione che esclude dal calcolo i

tabacchi, ai

sensi della legge n.81 del 1992.

I tre indici hanno in comune i seguenti elementi:

 la rilevazione dei dati riguardanti i prezzi svolta in prevalenza dagli Uffici Comunali di

Statistica (UCS) e per la restante parte dall’Istat;

 la base territoriale;

 la metodologia di calcolo;

 la classificazione del paniere, articolato in 12 capitoli di spesa.

I tre indici differiscono, in primo luogo, per i sistemi di ponderazione, che sono coerenti con

l’aggregato

economico di riferimento e proporzionali ai consumi delle rispettive popolazioni.

 L’aggregato economico cui si riferisce il NIC è rappresentato dai consumi finali individuali

delle famiglie residenti;

 per il FOI, si considerano i consumi delle famiglie facenti capo ad un lavoratore dipendente

extragricolo.

 Nel caso dell’IPCA, sebbene la popolazione di riferimento sia la stessa del NIC, il sistema di

ponderazione è calcolato sulla base del paniere di prodotti e della struttura di ponderazione

definiti secondo le regole di armonizzazione che ne assicurano la comparabilità tra i paesi

dell’UE.

In secondo luogo, i tre indici differiscono per il concetto di prezzo considerato, nel caso in cui il

prezzo di vendita di alcuni prodotti e servizi sia diverso da quello effettivamente pagato dal

consumatore. Per gli indici NIC e FOI si considera il prezzo pieno di vendita e si escludono le

temporanee di prezzo (sconti, promozioni, ecc), mentre per l’indice

riduzioni IPCA si considera il

prezzo effettivamente pagato dal consumatore e si tiene conto delle riduzioni temporanee di prezzo.

La classificazione dei prodotti rilevati

La classificazione adottata per gli indici dei prezzi al consumo è la COICOP95 (Classification of

Individual Consumption by Purpose) nella versione Rev.1.

 Il primo livello della classificazione considera 12 capitoli di spesa;

 il secondo è quello costituito da 38 categorie

 il terzo è formato da 107 gruppi di prodotto.

Nella classificazione nazionale i 107 gruppi di prodotto si suddividono, poi, in 207 voci di prodotto

che

descrivono in maniera esaustiva l’insieme dei consumi considerati e rappresentano il massimo

dettaglio di

classi di consumo omogeneo. Le voci di prodotto sono a loro volta rappresentate da un insieme

definito e

limitato di beni e servizi denominati “posizioni rappresentative” e scelti sulla base di una pluralità

di fonti e tra le tipologie maggiormente consumate. Nel 2003 tali posizioni rappresentative

diventano 577, a fronte delle 568 considerate nel 2002. Alcune di esse sono di natura composita,

cioè formate da più prodotti (ad esempio per i servizi di telefonia si rilevano diverse tariffe): nel

paniere sono attualmente presenti 960 prodotti (nel 2002 i prodotti erano 930).

I numeri indici vengono diffusi con un livello di dettaglio che giunge alle 207 voci di prodotto; per

gliutenti che ne facciano richiesta sono disponibili gli indici elementari delle 577 posizioni

rappresentative.

I prezzi dei prodotti componenti il paniere vengono rilevati in 29.000 unità di rilevazione, alle quali

si aggiungono approssimativamente 10.000 abitazioni per la rilevazione degli affitti, per un numero

medio complessivo di 300.000 quotazioni mensili.

Le operazioni di aggiornamento della base per l’anno 2003

Le operazioni concernenti la revisione annuale hanno riguardato: l’ampliamento della base

territoriale, la definizione del nuovo paniere di prodotti e la stima del sistema di ponderazione.

Base territoriale e grado di copertura dell’indagine

A partire da gennaio 2003, la base territoriale è costituita da 81 comuni, 20 capoluoghi di regione e

61 capoluoghi di provincia che rappresentano l’86,9% della popolazione italiana residente. Per otto

regioni (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria e

Abruzzo), la partecipazione dei comuni capoluogo di provincia è totale; sono, invece, ancora poco

rappresentate le regioni del sud e delle isole.

Il nuovo paniere dei prodotti

La revisione del paniere viene operata dall’Istat alla fine di ogni anno. Tramite l’integrazione di più

fonti informative si perviene alla verifica della rappresentatività dei prodotti inseriti, nel paniere al

l’esclusione di quelli la cui diffusione e utilizzo risulta in declino e l’inserimento di

fine di decidere

altri, che nel tempo hanno assunto maggiore importanza. Inoltre, vengono effettuate modifiche della

l’individuazione e quindi più precisa

descrizione di alcuni prodotti, in modo da renderne più chiara

la misurazione dei relativi prezzi.

La nuova struttura di ponderazione

La determinazione dei nuovi coefficienti di ponderazione degli indici dei prezzi al consumo è stata

effettuata attraverso l’aggiornamento al 2002 dei dati di Contabilità Nazionale e di quelli tratti

dall’indagine sui Consumi delle famiglie; poiché tali dati si riferiscono all’anno 2001, essi sono stati

proiettati al 2002 applicando la variazione dei prezzi al consumo registrata nel 2002. Il peso di

ciascun bene o servizio è determinato come rapporto tra la spesa stimata per quella componente e il

valore della spesa totale per i consumi delle famiglie nel periodo fissato come base.

LEZIONE 3: LA CONTABILITA' NAZIONALE

(oltre che GT (appendice) e Conti degli Italiani, consiglio anche la lettura di La contabilità

nazionale italiana, diVincenzo Siesto, Il Mulino, 1996)

 Il problema di oggi è di misurare l'attività economica di un paese. Questo è possibile con la

contabilità nazionale, che è un sistema di informazioni statistiche che descrive in termini

quantitativi e sotto forma contabile l'attività economica e finanziaria di uno stato (o una sua

ripartizione).

 La contabilità nazionale definisce il sistema economico come un insieme di operatori (imprese,

famiglie e istituzioni) che interagiscono per lo svolgimento di alcune funzioni fondamentali

(produrre, consumare, accumulare, redistribuire), e la cui realizzazione genera un complesso di

flussi economici e finanziari, che modificano le consistenze patrimoniali (stock) degli stessi

operatori.

 L'insieme dei flussi può essere rappresentato schematicamente come un circuito economico che

congiunge i due soggetti principali: produttori e utilizzatori. Il circuito ha due canali: reale e

finanziario.

 Questa è una rappresentazione semplificata, che non tiene conto ad esempio della pubblica

amministrazione o degli scambi con il resto del mondo.

STOCK E FLUSSI

 Le singole azioni con cui gli agenti economici (imprese, famiglie, istituzioni) creano,

modificano o distruggono valore economico si chiamano operazioni.

 Le operazioni sono flussi: sono eventi di modifica del valore che si registrano in un

determinato periodo di tempo (anno, trimestre ecc.). Esse possono essere: operazioni sui

prodotti, operazioni di distribuzione e redistribuzione del reddito, operazioni finanziarie.

 Lo stock è il valore di un determinato bene in un preciso istante di tempo: deve fornire nel

futuro dei benefici al possessore, su di esso deve essere possibile esercitare un diritto di

proprietà

 Esempio: il valore dell'insieme delle macchine alla fine del 1998 è uno stock. Fornisce un

beneficio (servizio di trasporto) nel futuro. La produzione di macchine dal 1997 al 1998 è un

flusso, che ha modificato lo stock di macchine.

 Esempio: l'insieme dei bovini è uno stock. La produzione di latte è un flusso.

STORIA DELLA CONTABILITA' NAZIONALE

 I primi tentativi di costruire un sistema di informazioni coerenti che rilevasse l'attività

economica dello stato si sono realizzati compiutamente negli anni 50.

 Due schemi fondamentali, sviluppati dalle Nazioni Unite:

1. SNA (System of National Accounts) per i paesi a economia di mercato, nel 1953

2. SPM (Sistema del Prodotto Materiale), per i paesi a economia collettivista. (La differenza

fondamentale è nel concetto di produzione: nel SPM non sono considerati i servizi 'personali'.)

 Versione europea del SNA: SEC (dal 1970 nei paesi europei, applicato in Italia dal 1974)

 I sistemi di contabilità nazionale vengono posti a revisione con cadenza di 10-15 anni.

Recentemente è stato pubblicato lo SNA93 e il SEC95, che è diventato un Regolamento (legge)

della Unione Europea.

IL SEC

 La contabilità italiana si basa sul SEC, portando alla pubblicazione annuale dei conti economici

italiani (su base semplificata anche trimestrale)

 Lo schema SEC è sia un sistema contabile basato sul metodo della partita doppia (ogni posta è

registrata in uscita per l'operatore che la origina e in entrata per quello che la riceve) ma anche

un insieme dettagliato e coerente di conti che copre l'insieme dell'attività economica di un paese.

 Esso rappresenta l'applicazione di teorie economiche che riguardano:

1. gli schemi macroeconomici (Keynes e Stone)

2. gli schemi settoriali (Walras, Quesnay, Leontief)

3. gli schemi finanziari (Copeland)

 ogni sistema di misurazione deve definire il proprio ambito. I concetti fondamentali su cui

poggia il SEC riguardano:

1. delimitazione dell'economia nazionale

2. individuazione degli operatori economici

3. classificazione delle operazioni

4. definizione degli aggregati da misurare.

La delimitazione dell'economia nazionale

I confini dell'economia nazionale del SEC sono quelli del territorio economico del paese, che

coincide con il territorio politico-amministrativo tranne alcune eccezioni. Vanno inclusi infatti:

1. i giacimenti in acque internazionali sfruttati da residenti

2. le proprie sedi di ambasciata, consolati e basi militari riconosciute come zone franche (ed

escluse quelle di altri paesi)

3. le acque territoriali, lo spazio aereo, le zone franche doganali

4. le navi, gli aerei e le piattaforme galleggianti di unità residenti

Residenti sono quelle unità che nel territorio economico del paese hanno il centro del loro interesse

(si recano all’estero per periodi inferiori all’anno). Sono sempre residenti funzionari civili e militari

nelle ambasciate e nelle basi all’estero. I non residenti vengono compresi nell’aggregato Resto del

Mondo. Notare: i turisti non sono residenti, una filiale di una impresa estera sul territorio italiano lo

all’estero non lo è.

è, una filiale di una impresa italiana

Individuazione degli operatori

Nel SEC gli operatori vengono divisi secondo due classificazioni: una economico-finanziaria

(settori istituzionali), una tecnico-economica (branche)

Settori istituzionali

 base del loro ruolo nell’attività economica.

Classifica gli operatori sulla

 L’unità istituzionale è un’unità residente che presenta una contabilità completa e gode di

autonomia di decisione.

La contabilità è completa se l’unità redige documenti contabili e un bilancio delle sue

1. attività e passività finanziarie nel corso del periodo di riferimento.

E’ autonoma se decide della destinazione delle proprie risorse

2.

Non tutte le unità presentano entrambe le caratteristiche: abbiamo quindi alcune soluzioni

convenzionali.

 Es. le famiglie non redigono contabilità ma sono autonome, e per convenzione, sono unità

istituzionali

 Es. si assume per convenzione che le quasi-società (imprese individuali, imprese pubbliche

prive di autonomia giuridica, società di persone) hanno autonomia decisionale distinta da quella

dei rispettivi proprietari

CLASSIFICAZIONE DEI SETTORI ISTITUZIONALI SECONDO LE PRINCIPALI FUNZIONI

ECONOMICHE E LE RISORSE UTILIZZATE

SETTORI FUNZIONE FUNZIONE RISORSE

PRINCIPALE: PRINCIPALE: PRINCIPALI

OFFERTA DOMANDA

Società e quasi società Produrre B&S Accumulare Redditi da capitale-

non finanziarie destinabili alla vendita impresa

Società finanziari e Finanziare e assicurare Accumulare Redditi da capitale-

imprese di impresa

assicurazione

Amministrazioni Produrre servizi Ridistribuire, Imposte e contributi

pubbliche collettivi consumare e sociali

accumulare

Istituzioni sociali Produrre servizi Consumare e Trasferimenti

private al servizio delle collettivi accumulare

Famiglie

Famiglie consumatrici -------------- Consumare Redditi da lavoro

Famiglie produttrici Produrre B&S dipendente,prestazioni

destinabili alla vendita Accumulare sociali

Redditi misti

+ Settore operatori non residenti detto “Resto del Mondo”

Branche

Problema: la classificazione per operatori istituzionali non permette però di analizzare il processo di

produzione, che è interno agli operatori

Allora: gli operatori, divisi in unità operative di tipo funzionale (es. stabilimento, negozio, ufficio)

vengono classificati per unità di attività economica a livello locale (UAEL) con produzione

omogenea.

In questo caso gli operatori non sono più classificati considerando come unità elementare le

istituzioni (ditta, famiglia, ente pubblico ecc.) bensì la cellula operativa di tipo funzionale

ufficio) ovvero l’unità di produzione caratterizzata da un’unica

(stabilimento, bottega, negozio,

attività..

L’UAEL è quindi caratterizzata dallo svolgimento di un’unica attività produttiva e possiede quindi

una struttura dei costi, un processo di produzione e un output omogeneo.

I raggruppamenti di unità di produzione omogenea si chiamano branche. Es. agricoltura, industria,

servizi sono branche. Nel sistema SEC95 le branche vengono classificate secondo la classificazione

NACE Rev.1 (nomenclatura delle attività economiche della Comunità europea) che servirà a

costruire le tavole delle interdipendenze settoriali. Una ulteriore specificazione del sistema di

classificazione delle branche in Italia si chiama ATECO e verrà presentato in seguito.

L’Istat produce i conti a 101 branche e le pubblica a 50. Notate che con il SEC95 non esistono più

le branche di beni e servizi destinabili alla vendita e non destinabili alla vendita: ora le branche

contengono contemporaneamente attività market e non market.

ATTIVITA' MARKET E NON MARKET

Market: unità che producono beni e servizi destinabili alla vendita. L'output è valutato in base al

fatturato.

Non market: unità che producono beni e servizi non destinabili alla vendita. L'output è valutato in

base ai costi di produzione.

Se il prezzo è economicamente significativo la produzione è market altrimenti viene considerata

non market.

Secondo il SEC95 il prezzo praticato dal produttore è da ritenersi economicamente significativo se

copre di norma almeno il 50% dei costi unitari di produzione.

Prezzo base: è l'ammontare ricevibile dal produttore per la vendita di un bene o servizio prodotto

meno ogni tassa pagabile e più ogni contributo ricevibile su quella unità come conseguenza della

sua produzione o vendita. Esso esclude ogni margine commerciale e di trasporto fatturato

separatamente dal produttore. Esso misura l'ammontare effettivo ricevuto dal produttore ed è il

prezzo più importante per le decisioni che il produttore deve prendere.

Il prezzo di acquisto è l'ammontare pagato dall'acquirente, esclusa l'Iva deducibile, per la consegna

di una unità di bene o servizio al tempo e nel luogo richiesto dall'acquirente.

La valutazione del valore aggiunto sarà al prezzo base.

Per ottenere il PIL ai prezzi di mercato, alla somma del valore aggiunto al prezzo base di ogni

branca si dovranno sommare le imposte sui prodotti e detrarre i contributi ai prodotti.

OPERAZIONI E AGGREGATI

I criteri di classificazione delle operazioni sono unici, sia se i soggetti sono unità istituzionali o

branche

Le operazioni riguardano:

 operazioni su beni e servizi, che descrivono le funzioni direttamente connesse alla produzione

e alle successive fasi di scambio e impiego di beni e servizi

 operazioni di distribuzione e redistribuzione del reddito ai fattori produttivi (sotto forma di

salari, imposte ecc.)

 operazioni finanziarie, che determinano una variazione nei debiti e nei crediti dei settori

istituzionali. Provocano flussi monetari o finanziari attraverso i quali il risparmio si muove tra i

settori dell’economia. Sono classificate in base agli strumenti finanziari che formano oggetto di

transazione.

Siccome tutte le operazioni hanno un impatto notevole sugli aggregati fondamentali del paese (es. il

PIL), il SEC ne fornisce una descrizione molto dettagliata.

PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI

Il SEC95 introduce la definizione di prodotto in sostituzione del concetto di riproducibilità.

I prodotti sono tutti i beni e servizi che derivano da un'attività di produzione. La produzione è

un'attività esercitata sotto il controllo e la responsabilità di una unità istituzionale che impiega beni

e servizi, lavoro e capitale per produrre altri beni e servizi.

La produzione comprende:

 la produzione di beni, considerati per convenzione tutti destinabili alla vendita. Comprende

anche i beni autoconsumati o reimpiegati nel processo produttivo, i beni di investimento

prodotti per uso proprio e i beni ceduti ai dipendenti quale retribuzione in natura e anche i beni

gratuiti. Comprende le opere d’arte. Comprende anche l'attività 'sommersa', ovvero quella per

cui non sono rispettati gli obblighi fiscali o contributivi. Potrebbe comprendere anche l'attività

'illegale' con pagamenti volontari (es. gioco d’azzardo) ma non è misurata in Europa (solo il

contrabbando di sigarette). Non rientra attività illegale con pagamento coercitivo (es. racket).

 la produzione di servizi destinabili alla vendita (da unità i cui redditi vengono per il 50 per cento

almeno dalla vendita di servizi)

 i servizi bancari imputati (che non hanno un prezzo diretto)

 produzione di servizi non destinabili alla vendita di amministrazione pubbliche, istituzioni

private senza scopo di lucro, di collaboratori familiari dipendenti

 non comprende attività di crescita indipendente dall’uomo (es. boschi), i servizi prodotti da

della famiglia, attività volontarie ed effetti sull’ambiente dell’attività economica.

membri

Esistono diversi criteri di misurare la produzione, che dipendono dal trattamento dei diversi tipi di

beni utilizzati nel processo produttivo.

I principali sono:

 produzione totale, data dall'insieme di tutti i beni e servizi prodotti dall'impresa

 produzione vendibile, pari alla produzione totale meno i reimpieghi interni, ovvero i beni

prodotti dall'impresa per essere riutilizzati nel circuito produttivo. Es. in un'impresa meccanica

parte dei bulloni fabbricati sono utilizzati dall'impresa stessa. E' quindi il complesso dei beni

destinati a essere posti sul mercato. Questa può essere valutata ai prezzi base (ammontare

ricevuto dal produttore, pari al costo dei beni intermedi più di quanto viene redistribuito ai

fattori, e comprensivo delle imposte dirette, contributi sui prodotti ma esclude imposte indirette

e margini) o ai prezzi di mercato, comprensivo di imposte indirette, contributi alla produzione e

margini commerciali e di trasporto.

 valore aggiunto (lordo) o prodotto lordo. È dato sottraendo dalla produzione vendibile il

valore dei beni e servizi intermedi acquistati da altre imprese e impiegati nel processo

produttivo.

 Valore aggiunto netto o prodotto netto, dato dal valore aggiunto lordo a cui viene sottratto il

deprezzamento dei capitali fissi utilizzati per il processo produttivo (ammortamenti).

Il valore aggiunto misura la capacità dell'impresa di 'aggiungere valore' ai beni e servizi acquistati

nel corso del processo produttivo. La somma del valore aggiunto di tutte le unità operative di un

paese determina quindi il Prodotto interno lordo (pil), che è una misura del prodotto finale

realizzato in un'economia con la creazione di nuove risorse. La semplice somma della produzione

totale o della produzione vendibile porterebbe infatti a delle duplicazioni, per cui il prodotto totale

dipenderebbe da quanto è 'spezzettato' il processo produttivo (ovvero dalla sua integrazione

verticale).

Tre osservazioni:

il prodotto netto sarebbe più indicato a misurare il livello di attività produttiva del paese, perché

tiene conto anche del logorio del capitale fisico e del suo invecchiamento. Viene però poco usato

perché è difficile misurare con esattezza questo logorio (gli ammortamenti corrispondono spesso a

criteri contabili o fiscali).

Il PIL calcolato come somma del valore aggiunto viene valutato ai prezzi base. La sottrazione dei

servizi bancari imputati (per il calcolo del valore aggiunto) avviene a livello aggregato e non

disaggregato, perché non esistono informazioni sufficienti (sebbene nel SEC95 in Italia sia possibile

farlo).

Il prodotto nazionale lordo è dato dal prodotto interno lordo a cui si aggiunge il saldo dei redditi

netti dall'estero, ovvero di redditi di fattori residenti ma prodotti all'estero (es. rimesse emigrati ecc.)

Consumi finali

 Beni e servizi utilizzati per soddisfare i bisogni della collettività

 Sono interni (spese dei residenti e non residenti sul territorio nazionale) o nazionali (dei

residenti anche se temporaneamente all'estero)

 Sono individuali se consumati dai singoli soggetti. Consumi individuali sono anche gli

autoconsumi, i redditi in natura, i fitti figurativi delle abitazioni. I consumi sono collettivi se

prodotti dalla PA. Tutti i servizi della Pubblica Amministrazione sono consumi collettivi (finali)

anche se in parte dovrebbero essere considerati come consumi intermedi delle imprese. Questo

crea una duplicazione nel PIL.

 Tutti i consumi vengono registrati al momento dell'acquisto, anche se vengono consumati

successivamente

 Problema dei beni di consumo durevole.

Investimenti lordi

 Gli investimenti costituiscono i beni acquisiti nell'anno che sono destinati a generare reddito per

periodi successivi

 Gli investimenti netti accrescono lo stock di capitale fisico dell'economia

 Sono formati da due aggregati: investimenti fissi lordi e variazione delle scorte

Investimenti fissi lordi: riguardano beni durevoli e riproducibili a produttività differita. Non

considerano i beni improduttivi, come le spese militari, che sono inseriti nella pubblica

amministrazione. Non considerano i beni immateriali, come i brevetti. Non considerano terreni e

giacimenti. Comprendono invece le variazioni dello stock di animali con destinazione economica.

Comprendono anche i servizi incorporati negli investimenti, come le spese commerciali o di

trasporto.

Variazione delle scorte: aumento netto del capitale circolante dell'impresa.

Acquisizioni meno cessioni di oggetti di valore:

gli oggetti di valore (pietre, oro non monetario, platino e altri metalli preziosi, gioielli, antiquariato,

oggetti d’arte e da collezione), sono beni non finanziari, utilizzati come beni rifugio. Non sono beni

di consumo. A livello aggregatole acquisizioni si compensano con le cessioni,

lasciando solo i margini di intermediazione e , ovviamente, la nuova produzione di questi beni

d’arte e di preziosi, valutati a i prezzi base.

Redditi da lavoro dipendente

Costo sostenuto dagli imprenditori per la remunerazione del fattore capitale, mediante versamenti in

denaro o in natura.

Il costo del lavoro comprende le retribuzioni lorde e i contributi sociali effettivi e figurativi a carico

del datore di lavoro (contribuzione differita)

Le retribuzioni lorde (al lordo delle imposte dirette trattenute alla fonte e dei contributi sociali a

carico del datore di lavoro) comprendono tutti gli emolumenti, escluse le spese per trasferta, sport e

ricreazione.

Conto di equilibrio dei beni e servizi

X + M + Inn = V + C + If + Is +Ov+ E

X = produzione totale (al costo dei fattori)

M = importazioni di beni e servizi

Inn = imposte indirette nette

V = consumi intermedi

C = consumi finali

If = investimenti fissi lordi

Is = variazione delle scorte

Ov = variazione oggetti di valore

E = esportazione di beni e servizi

E’ un conto in equilibrio per definizione, nel quale le risorse disponibili (produzione e

importazioni) sono confrontate con gli impieghi (consumi intermedi e finali, investimenti,

esportazioni).

E’ calcolato ai prezzi di mercato. Questo è il motivo per cui alla produzione (calcolata ai prezzi

base) vengono aggiunte le imposte indirette nette.

Il conto di equilibrio dei beni e servizi è in genere costruito solo per l’economia nazionale. Viene

costruito a livello di branca nel caso della tavola delle interdipendenze settoriali.

Conto economico delle risorse e degli impieghi

Y + M = C + If + Is + Ov +E

Dove: –

Y = X + Inn V (conto della produzione)

Questa espressione per il conto di equilibrio ha tre pregi:

 elimina produzione e consumi intermedi

 mostra che il PIL è pari alla domanda finale interna e estera

 viene usato dall’Istat per calcolare rapidamente il PIL senza avere informazioni dettagliate sulla

produzione e i consumi intermedi.

LEZIONE 3: LA CONTABILITA' NAZIONALE (2° parte)

I CONTI ECONOMICI NEL SISTEMA SEC

Il sistema SEC è un sistema dei conti integrato: questo significa che vengono utilizzate definizioni e

convenzioni contabili omogenee per misurare i diversi stadi del circuito economico

Lo schema SEC è contabilmente basato sul metodo della partita doppia (ogni posta è registrata in

uscita per l'operatore che la origina e in entrata per quello che la riceve). Ciascun conto registra

quindi operazioni in entrata e in uscita, che si bilanciano dando origine a un saldo contabile che

viene riportato nel conto successivo, assicurando la coerenza e il concatenamento dei conti.

Per ogni conto il SEC definisce le seguenti regole:

 tutte le operazioni sono registrate in entrata e in uscita per lo stesso importo;

 le operazioni vengono registrate nel momento in cui si verificano, indipendentemente dai tempi

e dalle modalità di pagamento delle prestazioni sottese;

 le operazioni sono attribuite ai soggetti che effettivamente le realizzano (eccezioni: contributi

sociali, spese sanitarie)

 le operazioni sono registrate al lordo, ovvero senza tenere conto di eventuali compensazioni.

I conti possono essere attribuiti all'economia nazionale, alle branche, ai settori istituzionali. Il SEC

si basa su 6 conti principali, a loro volta divisi in 3 categorie:

CONTI DEL SEC95

Conto Saldo

CONTI DELLE OPERAZIONI CORRENTI

1.della produzione Valore aggiunto

2.della distribuzione ed utilizzazione del reddito

2.1 distribuzione primaria Risultato di gestione

2.2 distribuzione secondaria Reddito disponibile

2.3 redistribuzione in natura Reddito disponibile corretto

2.4 utilizzazione del reddito Risparmio

CONTI DELL'ACCUMULAZIONE

Accredit./indebit. sull’estero

3. formazione di capitale

4. finanziario

5. variazioni delle attività e passività Variazione netta del patrimonio

CONTI PATRIMONIALI

6. Patrimoniale Patrimonio netto

6.1 Patrimoniale di apertura

6.2 Variazioni del patrimonio

6.3Patrimoniale di chiusura

Conto della produzione

Y + V = X + Inn

Y = PIL (prodotto interno lordo) ai prezzi di mercato

V = consumi intermedi

X = produzione totale (ai prezzi base)

Inn = imposte indirette nette (imposte sulla produzione e importazioni (Ipi) al netto dei

contributi ai prodotti (Cp))

Questo conto confronta la produzione con l’ammontare dei costi necessari per ottenerla.

La differenza tra produzione e costi intermedi produce per branca il valore aggiunto, pari alla

remunerazione dei fattori produttivi (capitale, lavoro, impresa). La somma dei valori aggiunti per

ovvero il risultato finale dell’attività produttiva, l’aumento di ricchezza

branca produce il pil

prodotto.

Distribuzione primaria: conto della generazione dei redditi primari

Y + Cp = RLD + Ipi + RLG

Y = PIL (prodotto interno lordo) ai prezzi di mercato

Cp = contributi alla produzione

RLD= redditi interni da lavoro dipendente

Ipi = imposte sulla produzione e importazioni

RLG= risultato lordo di gestione

Questo conto registra la distribuzione funzionale o primaria del reddito, ovvero mostra come il

valore aggiunto viene ripartito tra i fattori di produzione - lavoro, capitale, impresa- sotto forma

rispettivamente di salari e stipendi; interessi, rendite e dividendi; profitti.

In realtà, la mancanza di dati e la difficoltà di distinguere i tipi di reddito che si riferiscono a

un’unica persona (es. artigiani, commercianti, liberi professionisti), determina che riusciamo a

distinguere solo i redditi da lavoro dipendente. Sottraendo dal PIL i redditi da lavoro dipendente

(conosciuti) si calcola a saldo il risultato lordo di gestione, che comprende la remunerazione degli

altri fattori.

Nota: il Pil può essere quindi calcolato in 3 modi differenti:

 come somma delle produzioni meno i consumi intermedi (lato produzione)

 come somma della domanda finale (lato domanda)

 come somma della remunerazione dei fattori (lato fattori)

Distribuzione primaria: conto dell'attribuzione dei redditi primari

RLD + RLG + Ipii + RLGdn+ RLGdrm =

Ynl + RLGaN + RLGarm + Cp

Ynl = reddito nazionale lordo

Ipi = Imposte indirette

RLGdrm= redditi da capitale e impresa dal resto del mondo

RLGarm= redditi da capitale e impresa al resto del mondo

RLGdn = redditi da capitale da altri settori naz.

RLGan = redditi da capitale a altri settori naz.

Questo conto descrive l’acquisizione del reddito da parte dei soggetti proprietari dei fattori di

produzione. Siccome solo le unità istituzionali possono assumersi autonomia e diritti, questo conto,

come i seguenti, non può essere compilato per branca. E’ importante notare che questo è un conto

nazionale, che riguarda quindi gli operatori residenti indipendente-mente da dove hanno

prestato la loro opera. A livello nazionale abbiamo quindi come saldo il reddito nazionale lordo.

Conto della distribuzione secondaria del reddito

Ynld + Tdrm + Tdn = Ynl + Ired + Cs +Tan + Tarm

Ynl = reddito nazionale lordo

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile

Ired = Imposte sul reddito patrimoniale

Cs = Contributi sociali

Tdrm = trasferimenti correnti dal resto del mondo

Tarm = trasferimenti correnti al resto del mondo

Tdn = altri trasferimenti correnti da sett.naz.

Tan = altri trasferimenti correnti a sett. naz.

Questo conto descrive la formazione del reddito disponibile, tramite i trasferimenti correnti (flussi

unilaterali indipendenti dall’uso di processi produttivi). Esistono 3 grandi flussi di trasferimenti:

1. imposte correnti sul reddito e patrimonio

2. contributi e prestazioni sociali

3. altri trasferimenti (compresi quelli dal resto del mondo

In questo conto ogni settore istituzionale, autonomo nelle decisioni sull’allocazione del proprio

reddito da attività, decide di redistribuirlo (distribuzione secondaria) in modo volontario o coatto.

Emerge il ruolo della PA. Tra le entrate vi sono quindi i redditi ricevuti, da altri operatori e dal resto

del mondo; tra le uscite trasferimenti di reddito da lavoro dipendente, interessi, dividendi,

trasferimenti unilaterali. Il saldo è il reddito disponibile per consumi o risparmio.

A livello aggregato, i flussi tra operatori residenti scompaiono e rimangono solo i flussi con il resto

del mondo (e la pubblica amministrazione)

Conto della redistribuzione del reddito in natura

Ynldc = Ynld + Trnatnetti

Ynldc = reddito nazionale lordo disponibile corretto

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile

Trnatnetti = saldo trasferimenti sociali in natura

I trasferimenti in natura sono oneri sostenuti dallal PA per mettere a disposizione della popolazione

o parte di essa beni e servizi individuali acquistati da terzi o prodotti direttamente.

Quindi si considerano anche le operazioni non monetarie che incidono sulle capacità di consumo

dei beneficiari.

La controparte è il passaggio dalla spesa per consumi ai consumi finali effettivi.

Conto della utilizzazione del reddito

Ynld + Rett.= C *+ S

Ynld = reddito nazionale lordo disponibile corretto

S = risparmio nazionale lordo

C* = consumi finali nazionali effettivi

Rett. = rettifiche per variazione diritti delle famiglie sui fondi pensione

Anche in questo caso il riferimento è agli operatori nazionali. Le rettifiche incorporano il valore del

risparmio delle famiglie che si accumula presso i fondi pensione. I consumi qui considerati sono

quelli nazionali effettivi, al netto del saldo con i consumi dei non residenti in Italia e dei residenti

all’estero. Il saldo è il risparmio nazionale, che entra nel conto della formazione di capitale.

***********************************************

Conto della formazione del capitale

S + Tke = If + Is+Ov + Tku + An+ B

Tke = trasferimenti in conto capitale dal resto del mondo

Tku = trasferimenti in conto capitale al resto del mondo

An = acquisti netti di terreni o di beni immateriali

B = accreditamento (+) o indebitamento (-) del paese con il resto del mondo

S = risparmio nazionale lordo

If = investimenti fissi lord

Is = variazione delle scorte

Ov = variazione oggetti di valore

Il saldo del conto misura la capacità del paese di finanziare gli investimenti con il proprio

risparmio.

Un saldo positivo significa che la capacità di risparmio del paese supera le capacità di investimento

proprie e che quindi si riversa all’estero, sotto forma di impieghi nel resto del mondo. Viceversa un

saldo negativo indica una necessità di finanziamento degli investimenti con debiti contratti

all’estero.

Come fonti di finanziamento, al risparmio nazionale si sommano i trasferimenti in conto capitale

dal resto del mondo e anche le operazioni di vendita di terreni e beni immateriali, che rientrano

nella distribuzione del patrimonio.

?Il conto finanziario

Registra le modificazioni delle attività e passività finanziarie detenute dagli operatori istituzionali e

dalla nazione. La variazione delle attività finanziarie nette riflette l'indebitamento o l'accreditamento

del paese (perché quelle interne nel paese si consolidano tra di loro):

Ofa + B = Ofp

Ofa =operazioni finanziarie attive

Ofp =operazione finanziarie passive

Il problema che il saldo delle attività finanziarie in genere non coincide con quello calcolato nel

conto della formazione del capitale, a causa delle diverse fonti statistiche utilizzate. Per questo si

ricorre a una posta di rettifica detta 'errori e omissioni'.

LA VALUTAZIONE DEGLI AGGREGATI

La valutazione della produzione e del valore aggiunto.

Quest'ultimo a livello settoriale viene calcolato sottraendo dalla produzione i consumi intermedi.

Vengono usate fonti diverse a seconda dei settori. In sintesi:

 le indagini presso le imprese per i settori industriali, commerciali, dei trasporti, comunicazioni e

altri servizi.

 statistiche della Banca d'Italia e dell'associazione delle imprese assicuratrici, per i settori del

credito e delle assicurazioni.

 I bilanci delle Amministrazioni pubbliche e altre istituzioni sociali senza scopo di lucro per il

settore dei servizi non destinabili alla vendita

L'indagine principale per il calcolo del valore aggiunto è 'l'indagine sui sistema dei conti delle

imprese' (SCI). Annuale, si riferisce alle imprese con più di 20 addetti. Vengono rilevati i dati di

conto economico, di stato patrimoniale e gli addetti suddivisi per l'attività principale e attività

secondaria. Viene anche data una suddivisione degli addetti per stabilimento.

Per le imprese con meno di 20 addetti esiste un'indagine campionaria, con un questionario

semplificato che permette però di calcolare il valore aggiunto.

Per il settore agricolo vengono utilizzati metodi indiretti, moltiplicando le superfici poste a coltura

per il rendimento medio per ettaro.

I fitti figurativi vengono calcolati sulla base dell'indagine sui consumi delle famiglie

Per calcolare il valore aggiunto a prezzi costanti viene adoperato il metodo della doppia deflazione.

(tavola e figura sul peso dei diversi settori cdi p. 62 e 65)

I consumi delle famiglie

I consumi si dividono in :

non durevoli (consumati interamente dopo l'acquisto, come i generi alimentari)

semidurevoli (consumati entro un anno, come i vestiti)

durevoli (pluriennali, come gli elettrodomestici)

I consumi vengono stimati con tre metodi:

 il metodo della disponibilità (per circa il 40% della spesa) dove

consumi=fatturato+importazioni-esportazioni (specie vestiario, calzature ecc.). Le fonti sono

l'indagine sulla produzione industriale el'interscambio con l'estero.

 metodo diretto: indagine ISTAT sui consumi delle famiglie (25 per cento dei consumi).

Campionaria, su un campione stratificato di 30.000 famiglie, che garantisce significatività a

livello annuale. Utilizzata specie per consumi sanitari, igiene, affitti, sanità.

 Metodo dell'offerta. Alcuni consumi sono dedotti dai bilanci della PA.

 Per il turismo esiste un'indagine speciale sui consumi turistici.

(commento tavola p.96 dei cdi)


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di statistica economica con nozioni su: il nuovo sistema di conti nazionali (SEC95), il conto economico delle risorse e degli impieghi, la contabilità nazionale, il sistema europeo dei conti, la classificazione dei conti e delle operazioni, le regole di registrazione, i metodi e le fonti per la valutazione del prodotto lordo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Statistica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Buzzigoli Lucia.

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