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Lo spettacolo nella società multimediale, libro adottato

La radio in Italia

Capitolo 2 – Il pubblico della radio: storia ed evoluzione

Cosa ha fatto e ancora fa la radio con il pubblico e cosa fa il pubblico con la radio.

Cos'è il pubblico?

Il sociologo francese Gabriel Tarde: mentre le folle dipendono dalla casuale prossimità fisica, i pubblici si creano attorno a esperienze condivise da persone che non sono nello stesso luogo → individui dispersi nello spazio la cui coesione è puramente mentale.

Dal momento in cui un gruppo di persone che leggono un giornale, guardano una fiction, ascoltano un programma radiofonico, si lasciano guadagnare dall’idea o dalla passione che esso ha suscitato, essi vengono a comporre un vero e proprio pubblico.

Le tecnologie della comunicazione e la loro evoluzione hanno contribuito notevolmente alla creazione di pubblici moderni, ovvero pubblici le cui esperienze sono mediate da mezzi di comunicazione.

Il pubblico radiofonico è un insieme di persone disperse nello spazio, e nel tempo da quando esistono i podcast, che condividono l’esperienza dell’ascolto (emotivo, informativo, identitario).

Paul Lazarsfeld fu il primo a realizzare ricerche sul pubblico della radio: il pubblico, sostiene, è una massa invisibile e non conoscibile nella sua piena rappresentatività sulla base di rivelazioni a campione.

Lazarsfeld rappresenta la radice di una corrente di pensiero “riduzionista” che vede il pubblico semplicemente come un potenziale mercato di consumatori mediali.

La Scuola di Francoforte, formatasi in un periodo in cui la radio è stata largamente usata per la propaganda, prende il lato più negativo della visione di Lazarsfeld, sostenendo l’idea di un pubblico come una massa indistinta di individui indifesi in balìa del potere dei media (le industrie culturali), che ne reificano la coscienza per integrarli in un sistema di produzione oppressivo.

Dallas Smythe sostiene che il pubblico lavori inconsapevolmente per i pubblicitari, sostanzialmente regalando il proprio tempo libero al consumo.

Ien Ang accusa i media di considerare il pubblico in un’ottica puramente quantitativa, come puro capitale economico.

Dalla definizione di Tarde, ampliata da Herbert Blumer e altri, deriva un’idea di pubblico come gruppo, ovvero un insieme di reti sovrapposte di rapporti sociali che filtrano i media e ne orientano la fruizione e l’interpretazione.

A seconda di come si vede il pubblico e lo si considera si avranno diversi modi di studiarli.

McQuail sostiene che esistono tre grandi tradizioni di ricerca sul pubblico:

  • Strutturale → approccio quantitativo: misurazione del pubblico, descrizione della sua composizione, estrazione di dati socio-demografici, inchiesta e analisi statistica. Pubblico come mercato di consumatori.
  • Comportamentale → comprensione e previsione delle scelte e delle reazioni del pubblico. Pubblico come massa che reagisce in base al proprio retroterra socio-culturale.
  • Socio-culturale → studi culturali, approccio etnografico, indagine sul contesto socio-culturale della ricezione. Un pubblico produttivo in grado di reinterpretare autonomamente il significato dei media e partecipare al processo di produzione di senso del messaggio mediale.

2.1 L'invenzione dell'audience: da Little Annie ai meter

2.1.1 Stati Uniti

L’ingegnere elettronico Reginald Fessenden è il primo ad essere riuscito a trasmettere via etere il suono della voce umana, nel 1906. Egli fu anche il primo a preoccuparsi dell’ascolto del pubblico → chiese a chi era in ascolto di mandargli una lettera per confermare la ricezione della trasmissione.

Anche le prime radio dell’epoca del broadcasting richiedevano, fin dai primi giorni di trasmissione, una lettera di conferma della ricevuta trasmissione. Frank Conrad, il fondatore della prima stazione radiofonica americana, la KDKA, chiese al suo pubblico di mandare lettere sulle canzoni che volevano ascoltare alla radio (il format della dedica musicale).

Subito si impostò il modello della radio commerciale. All’inizio la radio stentava a raccogliere dati sul proprio pubblico, ma questo divenne fin da subito necessario perché permetteva alle aziende di investire sugli spazi radiofonici.

Ma i primi metodi regolari di rivelazione degli ascolti si affermarono solo tra il 1930 e il 1935, periodo in cui, nonostante la Grande Depressione, le entrate e i profitti dei maggiori network raddoppiarono.

Il Servizio Cooperative Analysis of Broadcasting (CAB), più noto come Crossley Ratings: sistema di valutazione dell’ascolto radiofonico basata su interviste telefoniche. Ogni membro dell’associazione che se ne occupava avrebbe pagato una quota mensile per ricevere in abbonamento i dati. I costi di questi rivelamenti erano sostenuti solo dagli sponsor, che avevano un gran bisogno di capire dove finivano i propri soldi. All’epoca non si discuteva il senso di investire nella radio ma il come e il dove dell’investimento.

Uno dei problemi del sistema di rivelazione, ai tempi della Depressione, mentre gli apparecchi radio erano presenti nel 62% delle case, il numero di abbonati al telefono era sceso al 31%, così il campione raggiunto al telefono era rappresentativo soltanto di una parte molto ristretta della società americana, quella bianca, medio-borghese e urbana.

Il secondo problema delle rilevazioni Crossley, il ricordo, fu il tallone d’Achille sul quale fece leva un’altra compagnia privata di ricerca per imporsi sul mercato: la Gallup. George Gallup aveva iniziato nel 1929 a fare ricerche su piccoli campioni locali attraverso il metodo della telefonata in tempo reale, durante la quale all’ascoltatore veniva chiesto cosa stesse ascoltando in quel preciso istante.

Comparando i due metodi, Lumley sottolineava come i risultati mostravano come alcuni programmi che con il metodo Gallup risultavano essere di successo, lo erano meno con il metodo Crossley. Il metodo di Gallup venne ripreso e ampliato da un’altra società, la Clark and Hooper, che nel 1934 diede il via a un nuovo servizio di rilevamento su 16 città che divenne presto il maggiore avversario delle Crossley Ratings. La Hooperating, come venne chiamata, aveva l’intento di mettere in luce la sovrastima dei dati Crossley, facendo chiamare degli operatori e facendo delle domande agli ascoltatori. La Hooperating venne considerata più affidabile e subito dopo la guerra mondiale acquistò la CAB, diventando il leader nel rilevamento di dati quantitativi.

La televisione divenne un competitor importante e Hooper fu costretto a vendere nel 1950 alla A.C. Nielsen.

Nel 1929 nacque negli Stati Uniti anche il meter. All’inizio non ebbe molto successo come apparecchio che registrava l’ascolto per un periodo limitato di tempo. Nel 1935 Frank Stanton perfezionò il sistema ma ancora con scarso successo. Nel 1936 l’ingegnere Robert Elder brevettò l’Audimeter che venne acquistato dalla A.C. Nelsen che lo perfezionò: nel 1942 nacque il servizio Nielsen Radio Index (NRI).

Nel 1964 la Nielsen si ritirò definitivamente dal mercato radiofonico per restare in quello televisivo. Una nuova compagnia, la Statistical Research INC (SRI), prese il suo posto fino al 2001, quando venne acquisita dall’Arbitron, una società nata nel 1949 per rilevare gli ascolti televisivi e diventata in seguito la società più importante per il campionamento del pubblico radiofonico. È stata la stessa Arbitron nel 2007 a introdurre una versione aggiornata del meter, il portable people meter, come metodo di rivelamento principale all’interno del mercato radiofonico americano.

Gli Stati Uniti hanno sperimentato per primi anche un altro metodo di rivelamento quantitativo, il diario, anche se questo ha avuto più successo in Europa. La prima ricerca sistematica sui diari è stata fatta da Garnet Garison nel 1937. Il suo metodo era semplice e i suoi dati potevano essere spediti e ricevuti via posta. Al campione veniva chiesto ogni giorno di compilare un foglio con una griglia oraria dove dovevano segnare tutti gli ascolti della giornata. I diari divennero popolari solo dopo l’avvento della televisione. Dal dopoguerra al 2007 il pubblico americano ha continuato ad essere mappato principalmente attraverso indagini telefoniche basate sul ricordo e la compilazione di diari.

Per quanto riguarda la ricerca qualitativa il maggiore contributo proviene da Paul Lazarsfeld, il padre della ricerca di mercato e non solo. Sociologo di estrazione matematica, fu costretto a fuggire dall’Austria nel 1933 a causa della minaccia nazista. Il suo modello di ricerca di tipo misto, metà accademico e metà commerciale, funzionò da paradigma di riferimento per tutta la ricerca sui media statunitensi degli anni successivi. Insieme a Frank Stanton, mise a punto un nuovo metodo di indagine basato su uno strumento artigianale costruito da Stanton, il programme analyzer, noto come Little Annie: una scatola con due pulsanti, uno per il gradimento e l’altro per un non gradimento di un programma che veniva fatto ascoltare da una serie di ascoltatori → inventarono il focus group.

2.1.2 Gran Bretagna

In Gran Bretagna vigeva il monopolio di Stato, quindi erano molto più richiesti dati qualitativi più che dati quantitativi dato che non c’erano in ballo questioni economiche quanto piuttosto questioni di legittimazione del monopolio.

Il Listener Research Department (LRD) nacque solo nel 1936. Reith nutriva forti dubbi sulla raccolta data, che sosteneva potessero essere distorti o usati in modo improprio.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale gli strumenti e le indagini messi a punto dal Listener Research inglese divennero presto della massima importanza e messi al servizio della propaganda. Si sviluppò anche il rilevamento degli ascolti esteri, sempre per motivi propagandistici, anche se il vero boom della ricerca sul pubblico estero arrivò con la Guerra Fredda.

Dagli anni sessanta la minaccia più grande erano le radio pirata e soprattutto Radio Caroline, nata nel 1964. Una volta proibite le radio pirata attraverso il famoso Marine Broadcasting Offences Act del 1967, le radio commerciali in Gran Bretagna tornarono a trasmettere soltanto dal 1973 e soltanto in ambito locale. L’Association of Independent Radio Companies (AIRC) cominciò allora a trasmettere a finanziare e produrre proprie ricerche sul pubblico, in contrasto con quelle commissionate dalla BBC → Joint Industry Committee for Radio Audience Research (JICRAR).

La radiofonia commerciale su base nazionale venne legalmente introdotta in Inghilterra nel 1992. Tre furono le stazioni a beneficiare di una licenza nazionale: Classic FM, che doveva trasmettere musica diversa dal pop; Talk Radio, con un palinsesto di programmi parlati almeno il 50% delle trasmissioni; e Virgin Radio.

Si creò anche un’unica società per la raccolta dei dati, la Radio Joint Audience Ltd. (RAJAR), usando il metodo dei diari che però negli ultimi dieci anni è stato messo in dubbio perché sottostimerebbe i dati di ascolto.

2.1.3 Italia

In Italia le prime indagini sul pubblico vennero prima indette da riviste specializzate e, infine, dalla stessa azienda emittente. Tutte usarono il metodo del referendum: un’indagine a carattere volontario su campioni non rappresentativi che forniva dati privi di valore scientifico. I primi diedero risultati simili ma il numero dei partecipanti era molto basso.

Nel 1939 l’EIAR decise di mettere in campo una ricerca quantitativa e qualitativa che per la prima volta si interessasse del pubblico della radio tenendo conto delle sue abitudini di ascolto e della sua composizione sociale. I suoi fini erano per lo più propagandistici. I risultati furono molto accurati ma non accontentarono il regime perché ne emerse una preferenza netta per i programmi di evasione più che per quelli dal chiaro intento ideologico.

Con la fine del Fascismo finì anche l’epoca del referendum di regime. La RAI, nata nel 1944, istituisce nel luglio del 1945 un suo ufficio interno, il Servizio opinioni, che fino al 1952 promuove ricerche basate su questionari distribuiti attraverso le riviste specializzate, analisi delle lettere ricevute, interviste in profondità con gruppi d’ascolto.

La RAI, che a partire dal 1952 inizia la collaborazione con l’istituto Doxa, rimarrà fino agli anni settanta la committente quasi esclusiva della ricerca sul pubblico. Lo strumento principale di indagine rimane il Barometro di ascolto: mille interviste giornaliere sull’ascolto del giorno prima.

Il Servizio opinioni della RAI rimarrà attivo fino agli anni ottanta, quando verrà sostituito nel 1988 da Audioradio per la ricerca quantitativa e dal servizio di Verifica qualitativa dei programmi trasmessi (VQPT), poi trasformato in Marketing strategico. Audioradio ha cessato di esistere nel 2010 e dal 2012 vi è una nuova società: GFK Eurisko, indipendente dalle emittenti coinvolte.

2.2 L'ascolto della radio in Italia

Da quando è stata istituita Audioradio, il pubblico della radio è sempre stato in crescita. Vari dati sull’ascolto.

2.3 Il pubblico della radio ai tempi dei social media

L’idea di pubblico inteso come massa, nata nel Novecento con la ricerca quantitativa, è oggi in declino, come l’epoca del broadcasting.

L’avvento della rete e dei social network hanno cambiato profondamente il concetto di pubblico. Nella nuova mediasfera è difficile catturare i dati quantitativi, ma è diventato più facile catturare e aggregare altri aspetti del consumo mediale come il grado di coinvolgimento del pubblico, il gradimento e la condivisione dei contenuti.

Oltre al numero di ascoltatori, inizia a contare sempre più la qualità del pubblico, la capacità dei singoli individui di esprimere i propri gusti mediali e di esercitare la propria influenza sul gruppo dei pari, il loro potere d’acquisto e i loro dati biografici, la capacità di generare online conversazioni sui propri consumi mediali, il grado di reale interattività con i media.

→ era della post-esposizione mediale (Napoli).

Quattro fasi della relazione fra radio e suo pubblico

  • 1920-45, un medium cieco per un pubblico invisibile: epoca del broadcasting, modello uno-a-molti. Pubblico passivo, non interpellato, i cui membri non sono connessi tra loro, non possono condividere sentimenti, emozioni o pareri intorno a un programma. Analisi sulle abitudini d’ascolto ma non sul coinvolgimento.
  • 1945-94, un medium cieco per un pubblico partecipe: comparsa del transistor, introduzione del telefono nelle pratiche produttive della radio, nascita in Europa delle radio underground, delle pirate radio e delle free radio. Si sgretolano i confini fra emittente e pubblico. Con le radio libere si apre alla partecipazione del pubblico attraverso soprattutto le telefonate non filtrate. Il format talk radio/microfono aperto si diffonde notevolmente. La maggior parte del pubblico rimane però passivo, in ascolto da privato, e senza connessione reciproca. Le opinioni degli ascoltatori non sono ancora misurabili.
  • 1994-2004, un medium cieco per un pubblico leggibile: telefonia mobile, sms, www, streaming audio, e-mail, blog e podcasting. La telefonia mobile rende ancora più facile la partecipazione degli ascoltatori alla conversazione radiofonica. Il contributo del pubblico alla produzione dei contenuti della radio si evolve e consolida. Internet, lo streaming (1995), i blog (1999) e i podcast (2004) sposteranno ancora di più il baricentro della comunicazione sonora verso il pubblico.
  • 2004 – oggi: un medium visibile per un pubblico connesso in rete: emerge la società in rete e nascono i social network. Nascono i pubblici reticolari: pubblici la cui esperienza è mediata attraverso reti tecnologiche. Essi sono:
    • Persistenti: tutto rimane tracciabile nella rete e il pubblico non muore mai.
    • Replicabili: i contenuti sono replicabili e possono viaggiare velocemente nella rete.
    • Scalabili: possibilità per qualsiasi nodo del pubblico reticolare di raggiungere velocemente un’alta visibilità.
    • Capacità di essere sottoposti a ricerca: i contenuti prodotti dai pubblici possono essere indicizzabili dai motori di ricerca e di conseguenza anche facilmente rintracciabili.

Il valore del pubblico reticolare risponde alle logiche dell’economia della reputazione, la quale è un concetto più tangibile rispetto alla massa numerica dell’economia del broadcasting.

Capitolo 6 – La radiofonia universitaria

La radio universitaria in Italia è profondamente legata al concetto di spazio: fisico, identitario, organizzativo, creativo.

6.1 Spazio fisico: origini nel mondo

Trovare lo spazio adatto per creare una radio universitaria all’interno degli atenei, fin da subito, non è stato facile. La scelta della sede rappresenta la comunicazione complessiva dell’università.

L’origine delle college radio risale agli anni venti del secolo scorso in Nord America. Alcuni studiosi dibattono ancora sulla data di nascita della prima college radio: secondo Sauls il primato è dell’Università del Wisconsin che nel 1917 diede vita alla propria stazione, 9XM. Ufficialmente però, il primo ateneo a ricevere una legale licenza per trasmettere fu l’Università di Salt Lake City, nello Utah, nel 1921.

Dagli anni Venti ne sorsero moltissime con licenza regolare della Federal Communications Commission (FCC) e nel 1944 queste radio ottennero uno spettro specifico di frequenze a loro dedicate.

In USA le college radio sono una realtà forte e considerata patrimonio culturale di ogni singola comunità universitaria, il cui modello predominante è quello dell’auxiliary enterprise, ovvero case editrici interne in grado di fornire servizi e autosostenersi economicamente.

In Europa questa realtà arriva alla fine degli anni Sessanta, con la campus radio Radio Lille francese nel 1969 e, nel 1967, le students radio inglesi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeliaLeggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lo spettacolo nella società multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Bonini Tiziano.
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