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Capitolo primo

Lineamenti di storia del primo periodo dello stato bizantino (324 – 610)

L'impero romano cristiano

L’impero bizantino si sviluppò da tre fonti culturali principali: struttura statale romana, cultura greca e religione cristiana. La sintesi della cultura ellenistica e della religione cristiana con la struttura statale romana ha permesso il fenomeno storico chiamato impero bizantino. Tale sintesi è stata resa possibile dallo spostamento del baricentro dell’Impero Romano verso oriente causato dalla cristianizzazione dello stesso e dalla crisi del III secolo. Questi due eventi segnano l’inizio dell’epoca bizantina.

Lo stato bizantino è una nuova fase dell’antico Impero Romano. I bizantini continuavano a chiamarsi romani e gli imperatori bizantini si reputavano imperatori romani, successori ed eredi dei Cesari dell’antica Roma: il termine “bizantino” nascerà solo in un secondo momento. L’impero, eterogeneo dal punto di vista etnico, fu tenuto unito dal concetto romano di stato e la sua posizione nel mondo fu determinata dall’idea romana di universalità.

In quanto erede dell’Impero Romano, Bisanzio volle essere l’unico impero sulla terra. Gli stati che, su antico suolo romano, si formavano accanto all’Impero Romano-bizantino non furono considerati al suo pari dal punto di vista giuridico e ideale. Bisanzio era quindi al vertice della gerarchia di stati e la politica bizantina ruotò sempre intorno alla lotta per il mantenimento di questa supremazia ideale.

Per quanto Bisanzio fosse consapevole del suo legame con l’antica Roma, a cui era tenacemente legata, col passare del tempo si allontanò sempre più dalle originali caratteristiche della civiltà romana. La cultura e la lingua vennero grecizzate rapidamente; la vita bizantina subì un’impostazione sempre più cristiana; l’economia, la società e la politica cambiarono e crearono, già nel primo medioevo, un ordinamento statale e un sistema amministrativo fondamentalmente nuovi.

Lo stato bizantino aveva uno sviluppo dinamico tanto che, alla fine di esso, non aveva più nulla in comune con l’antico Impero Romano se non il nome, le tradizioni e le sue aspirazioni irrealizzabili. Ma nel suo primo periodo, l’impero bizantino era ancora effettivamente un Impero Romano, impregnato di elementi romani, tanto che, tale momento, può essere chiamato tardo periodo dell'Impero Romano.

I primi tre secoli della storia bizantina corrispondono agli ultimi tre secoli della storia romana. È un periodo di transizione che conduce dall'Impero Romano all'impero bizantino medievale in cui le forme di vita dell'antica Roma pian piano si estinguono e cedono il posto alle nuove forme di vita bizantina.

La crisi economica del III secolo segnò il punto di partenza della storia bizantina. Tale crisi ebbe effetti particolarmente disastrosi nella parte occidentale dell'impero. Il crollo economico, accompagnato da gravi sconvolgimenti sociali e politici non risparmiò la parte orientale dell'impero, ma la diminuzione della popolazione e la decadenza delle città e della vita economica non furono affatto così gravi come nell'impero d'occidente. Il Principato romano fu travolto dalla crisi del III secolo e fu sciolto sotto il dominio assoluto di Diocleziano, punto di partenza dell'autocrazia bizantina.

Sotto l’assolutismo diocleziano il concetto di sovranità popolare però non scomparve completamente: l’imperatore trovò un limite alla propria autorità davanti alle forze politiche come il Senato, i cittadini e l'esercito. In seguito, anche queste istituzioni, che derivavano dall’antico Impero Romano, persero significato politico. Invece la chiesa cristiana, potenza spirituale, assunse un’importanza sempre maggiore creando seri problemi al potere imperiale. Anche a Bisanzio ci furono lotte tra il potere temporale e quello spirituale.

Ma una caratteristica di Bisanzio fu che tra imperium e sacerdotium sorse un legame stretto e intimo. Una progressiva simbiosi che portò il convergere e compenetrarsi dell'interesse delle due potenze e una loro crescente collaborazione contro ogni pericolo che minacciasse l'ordine teocratico dell'impero. Una tale simbiosi portò inevitabilmente la chiesa sotto la tutela del potere imperiale in un rapporto di forze tipico di Bisanzio.

L’imperatore non era solo il comandante supremo dell'esercito, sommo giudice e unico legislatore, era anche l'eletto di Dio, soggetto ad uno speciale culto politico religioso praticato alla Corte con suggestivo cerimoniale, e i sudditi erano sono i suoi servi. Anche il cerimoniale aveva le sue radici nella civiltà romano ellenistica.

La grecità e il Romanesimo sono le più alte cime della civiltà antica che crescono insieme sul suolo bizantino. A Bisanzio l'ordinamento statale romano e la cultura greca si unificarono in una nuova concezione della vita e si fusero col cristianesimo. Prendendo spunto dallo stato romano, lo stato bizantino disponeva di un sistema amministrativo senza precedenti con un apparato burocratico articolato e composto da funzionari specializzati.

Il sistema economico e finanziario era altamente sviluppato, aveva a disposizione grandi beni, e la sua emissione monetaria aumentava costantemente. Da questo punto di vista era molto diverso dagli altri stati della tarda antichità in cui vigeva soprattutto lo scambio in natura. L’esoso fiscalismo modello Stato però subordinava tutto e ogni cosa alle esigenze finanziarie. La ricchezza dell'impero e l'alto livello culturale a cui era giunto venivano pagati dalla miseria delle masse popolari prive di diritti e di libertà.

La situazione creata dalla crisi del III secolo ha la sua espressione nella grande opera riformatrice di Diocleziano. Egli ristrutturò l'ordinamento statale: la sua riforma venne completata e perfezionata da Costantino il Grande e nacque così un nuovo sistema amministrativo che fu il punto di partenza del sistema bizantino. Diocleziano e Costantino il Grande centralizzarono e burocratizzarono lo stato e aumentarono il potere autocratico dell'imperatore. Questi principi ispiratori furono in vigore fino alla caduta dell'impero bizantino.

Sia Diocleziano che Costantino cercarono di rafforzare l'autorità e il potere dell'imperatore che erano stati violentemente scossi nel periodo della crisi. Da qui l'esigenza di limitare l'autorità del Senato e delle altre istituzioni e, nello stesso tempo, di delimitare le competenze delle singole autorità di governo per evitare ogni possibile accumulazione dei poteri. Così l'amministrazione civile e quella militare e l'amministrazione centrale e quella delle province vennero rigorosamente definite nelle loro rispettive competenze. Si creò quindi un sistema di gerarchia piramidale diretto dall’imperatore.

Ma l’impero era davvero molto grande e per permettere un più efficace controllo Diocleziano creò un collegio imperiale di quattro persone, due Augusti e due Cesari. Un Augusto doveva governare la parte orientale dell'impero l'altro la parte occidentale. Accanto ad ognuno di loro c'era un Cesare. Quando Augusto abdicavano dovevano essere sostituiti dai Cesari. Tale sistema però causò un interminabile serie di guerre civili. Costantino il Grande uscì vittorioso da tutte queste guerre e divenne il solo imperatore. Creò un nuovo sistema collegiale e procedette ad una nuova divisione dell'impero tra i suoi figli ma ciò non evitò nuove e sanguinose guerre civili tra essi e i successori.

Diocleziano aumentò il numero delle province: durante il suo impero erano circa 100, nel V secolo divennero più di 120. Inoltre, divise l'impero in macro province chiamate diocesi, inizialmente 12, ma alla fine del VI secolo divennero 14. Infine, sotto Costantino, l'impero venne diviso in prefetture in modo che ogni prefettura comprendesse più diocesi e ogni diocesi più province: queste dipendevano dalle diocesi e le diocesi dalla prefettura. Il sistema politico amministrativo era quindi strutturato in una forma rigidamente centralizzata e gerarchica. A partire dalla fine del IV secolo i confini delle prefetture, inizialmente molto indefiniti e labili, vennero determinati con precisione.

Alla guida della prefettura c'era un prefetto del pretorio ma spesso la carica era tenuta collegialmente da due prefetti. Il prefetto del pretorio per l'oriente risiedeva a Costantinopoli.

Una delle caratteristiche più importanti dell’ordinamento amministrativo di Diocleziano e Costantino era la netta separazione dell'autorità militare da quella civile. L'amministrazione civile di una provincia era prerogativa unica del governatore della provincia, l'amministrazione militare era prerogativa del dux che aveva il comando militare. Sotto Diocleziano l'unica carica che aveva potere civile e militare contemporaneamente era quella del prefetto del pretorio. Sotto Costantino anche questa carica perse definitivamente il suo carattere militare e divenne una magistratura solamente civile pur avendo comunque poteri molto ampi.

I prefetti del pretorio cercavano continuamente di rafforzare ulteriormente i propri già ampi poteri e di contro il potere imperiale cercava continuamente di limitare il potere dei prefetti del pretorio circoscrivendo il loro campo di competenza, servendosi dei loro vicari e dei governatori delle diocesi. È in questa lotta interna tra i diversi organi di governo che sta il momento dinamico nello sviluppo della struttura amministrativa dell'impero bizantino nel suo primo periodo.

Roma e Costantinopoli erano sotto il controllo dei prefetti cittadini che tra tutti i funzionari dell'impero avevano il grado più alto dopo i prefetti del pretorio. Il prefetto cittadino era il massimo rappresentante del Senato ed era l'unico funzionario che non vestiva in foggia militare ma portava la toga, il caratteristico abito del cittadino romano. Roma e Costantinopoli perciò avevano un’amministrazione separata presieduta appunto dai prefetti cittadini che rappresentavano un serio limite al potere dei prefetti del pretorio.

Il loro potere venne ancor più limitato dall’estensione delle competenze dell’amministrazione centrale guidata dal magister officiorum. Prima tale magistratura aveva scarsa importanza ma ora, sotto Costantino il Grande, ne assunse tanta, a discapito del prefetto del pretorio. Il magister officiorum controllava tutti gli officia dell'impero, praticamente tutto l'apparato amministrativo, compresi i prefetti del pretorio, tramite gli agentes in rebus che percorreranno le province e riferivano a Costantinopoli l'attività e la lealtà dei funzionari e dei sudditi.

Già ai tempi del vecchio Impero Romano, il Senato era stato messo in disparte dal crescente assolutismo imperiale e aveva perso le sue funzioni originarie. A Bisanzio le sue attribuzioni si ridussero ulteriormente. Il Senato di Costantinopoli istituito da Costantino era soprattutto un organo consultivo perché chi decideva su tutto era l'imperatore. Il Senato contribuiva all'opera legislativa: preparava proposte alle quali l'imperatore, se lo considerava opportuno, dava forza di legge; su autorizzazione dell'imperatore poteva anche agire come Suprema Corte di giustizia. Il potere più importante del Senato era nella successione reale quando aveva il diritto di votare e di ratificare l'elezione.

In pratica il Senato non aveva molta importanza finché l'imperatore era vivo ma alla sua morte e nel caso di vacanza del trono la sua importanza era notevole. Ma non in ogni successione il parere del Senato fu determinante. Se l'imperatore aveva già designato il proprio successore e lo aveva chiamato alla co-reggenza la ratifica da parte del Senato era solo una formalità. Solo in caso di trono vacante, cioè senza alcun candidato al trono, il potere di decidere la successione era nelle mani del Senato e dei capi militari.

I membri del Senato di Costantinopoli erano in linea ereditaria i discendenti delle famiglie senatoriali romane. Potevano comunque far parte del Senato anche alti funzionari imperiali. Il requisito essenziale è che fossero ricchi proprietari fondiari. L’equiparazione giuridica del Senato di Costantinopoli con il Senato romano avvenne solo sotto Costanzo.

Oltre al Senato c'era un più ristretto consiglio dell’imperatore, il sacrum consistorium, un'evoluzione dell'antico concilium principis. Era composto da membri permanenti che venivano dall'alta burocrazia dell'amministrazione centrale. Ogni tanto alcuni senatori partecipavano alle riunioni ma non erano membri fissi. I prefetti del pretorio, che prima erano i membri più importanti del consiglio imperiale, ne furono esclusi.

Grazie alle riforme di Diocleziano e Costantino la struttura dello Stato sembrava più ordinata e la sua autorità rafforzata. Ma le grandi masse della popolazione si trovavano nella stessa miseria di prima. I coloni, che rappresentavano la grande maggioranza della popolazione contadina ed erano la forza principale del processo produttivo del tardo Impero Romano, scivolarono al rango di servi della gleba e la riforma tributaria di Diocleziano fece che accelerare questo processo.

Il collasso del sistema monetario del III secolo e il conseguente aumento vertiginoso dei prezzi avevano portato ad un progressivo passaggio allo scambio in natura. Il vecchio tributo in denaro ora non aveva più nessun valore in conseguenza della svalutazione della moneta. Inizialmente, tale esigenza fu temporanea a causa della crisi del III secolo, ma da Diocleziano in poi però fu una modalità permanente e prese il nome di annona. Essa era la combinazione di un tributo personale ed un tributo fondiario.

Il tributo in natura fu un fenomeno diventò predominante in Occidente e divenne il sistema di scambio caratteristico dei nuovi statuti medievali anche se persistettero ancora a lungo alcune forme di economia monetaria. In Oriente, invece, l'economia era più forte e l'utilizzo della moneta riprese ben presto il sopravvento, pur restando comunque anche qualche fenomeno di scambio in natura. La forza dell’economia monetaria si percepisce molto chiaramente nel fatto che l’annona, come le altre forme di tributo, che era in natura ben presto divenne un tributo in moneta.

Costantino il Grande creò un nuovo sistema monetario molto stabile. La base di questo sistema era il solidus aureo. Per un intero millennio il solidus costantiniano fu il fondamento del sistema monetario bizantino. Esso fu comunque soggetto a crisi, ma solo a partire dalla metà dell'XI secolo il suo valore cominciò sensibilmente a cadere, quando l'impero stesso si avviava alla decadenza.

Diocleziano e Costantino introdussero riforme sostanziali anche nell’organizzazione militare. Prima l'esercito era fondamentalmente un esercito di frontiera. Non vi era una quantità sufficiente di truppe mobili e una forte armata di riserva all'interno si riduceva alla Guardia pretoriana di Roma. L'incapacità di far fronte alle crescente necessità militare di questo sistema si era notata già da molto e durante la crisi del III secolo aveva subito il suo collasso decisivo.

Diocleziano rafforzò l'esercito di frontiera e mise da parte la vecchia guardia pretoriana, poco sicura e dalla nota tendenza a creare pretendenti al trono. Essa fu definitivamente sciolta da Costantino che creò l’exercitus comitatensis che fu poi sviluppato. Sotto Costantino, infatti, il comando dell'esercito era nelle mani dei magistri militum: il magister peditum per la fanteria e il magister equitum per la cavalleria. Questa divisione del comando derivava dal fatto che il capo di una sola delle due branche dell'esercito non sarebbe potuto diventare troppo pericoloso per il potere dell'imperatore. Ben presto comunque si rinunciò a questa strana divisione.

Una caratteristica dell’esercito romano bizantino è il suo progressivo imbarbarimento. Il numero dei mercenari stranieri era in continuo aumento e dal IV secolo i migliori cominciarono entrare con ritmo crescente anche tra le fila degli ufficiali.

Lo spostamento del baricentro dell'impero verso Oriente fu determinato dalla maggiore vitalità economica, dalla più densa popolazione e dalle pressioni barbariche sul basso corso del Danubio e in Asia minore ove si faceva sempre più grave la minaccia dell'impero persiano dei sasanidi. La lotta contro il re persiano divenne, per lo stato bizantino, uno dei compiti politici militari più importanti. Essi si consideravano eredi dell’antico impero persiano e rivendicavano a sé i territori che erano appartenuti loro.

Diocleziano intuì lo spostamento del baricentro ma soltanto Costantino vide nella parte orientale dell'impero un forte centro politico, fece ricostruire l'antica colonia greca sul Bosforo, Bisanzio appunto, e ne fece la capitale. I lavori di costruzione cominciarono nel novembre 324. E la nuova capitale fu inaugurata nel maggio del 330. La scelta del luogo su molto strategica. Bisanzio era accessibile da un solo lato, per via di terra, e da lì si poteva controllare il commercio tra Europa e Asia e ciò le permise di diventare ben presto il centro commerciale più importante.

Per un millennio Costantinopoli fu la capitale politica, economica e militare dell'impero bizantino, centro spirituale e religioso. Aumentando costantemente di importanza e anche di popolazione, la nuova capitale, cresceva ininterrottamente. Costantino il Grande non trascurò nulla per aumentare lo splendore e la ricchezza della nuova capitale: ornò la città di sontuose costruzioni e di monumenti artistici curando, con particolare attenzione, la costruzione di chiese. Fin dall'inizio Costantinopoli ebbe un'impronta cristiana e fin dall'inizio la li...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rubietta24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Tognetti Sergio.
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