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Capitolo 1 - Pianificazione sociale e progettazione del territorio

Alla fine della seconda guerra mondiale ci si è resi conto che i sistemi di welfare non erano più adeguati ai nuovi scenari socioeconomici: è opportuno ricordare che durante il periodo fra il '50 ed il '60 diritti come quelli alla pensione, alla sanità, istruzione, abitazione sono divenuti parte integrante del sistema sociale.

Già dalla metà del '70, con la crisi petrolifera che dimezza i tassi di crescita del PIL, il sistema delle politiche sociali, ancorato al modello del welfare state, entra in crisi per una miopia politica e gestionale.

Fattori di cambiamento

  • Tendenze demografiche
  • Storture della globalizzazione
  • Capitale umano

In Europa l’aumento dei tassi di invecchiamento rappresenta una preoccupazione per via della crescita delle spese per le pensioni e per la sanità. Accanto a questi effetti è necessario menzionare l’effetto scatenante: la globalizzazione.

La globalizzazione è un effetto che:

  • Estende attività politiche ed economiche attraverso le frontiere politiche, le regioni ed i continenti
  • Intensifica la nostra dipendenza reciproca con il progressivo aumento di flussi di commercio, investimenti, finanza, migrazione e cultura
  • Accelera il mondo attraverso i nuovi sistemi di trasporto e comunicazione
  • Abbatte barriere tra gli affari interni dei singoli stati ed eventi esterni

Ma la globalizzazione ha al suo interno anche una forma di automedicamento: la localizzazione, quale rafforzamento di identità locali. Ciò ci permette di sostituire al termine di globalizzazione, quello di glocalizzazione. Cosmopolitismo e provincialismo non sono più in competizione ma interconnessi e si rafforzano a vicenda.

La sfida più grande sarà quella della sostenibilità locale, intesa come sviluppo compatibile con il contesto sociourbano (cioè un nuovo welfare municipale), che diventa un assetto strategico con il quale competere a livello globale.

Il termine pianificazione/progettazione, inteso come esplorazione delle opzioni possibili e come definizione degli strumenti per raggiungerle, è di recente entrato nel dibattito sociopolitico. Il termine si coniuga molto bene con quello di politica sociale applicata: quella pratica che vede il coinvolgimento di una pluralità di soggetti all’interno di un sistema sociale.

La pianificazione/progettazione sociale andrà a rappresentare un ambito teorico-pratico che sostanzia la politica sociale. Per questo si passerà dall’uso di programmazione come costruzione di reti interorganizzative per passare a quello di reti interorganizzative.

Le politiche sociali dovranno essere riformulate su modelli che prevedano la cooperazione, a fianco dei servizi pubblici, di imprese di mercato...

Elementi distintivi delle politiche sociali

  • La scelta degli obiettivi da conseguire
  • Volontà di agire secondo un’idea di ricaduta nel futuro
  • Costante trasferimento degli indirizzi di politica generale nei piani e nei programmi progettati
  • Retroazione dei risultati

La nuova metodologia proposta per la pianificazione/progettazione sarà per il raggiungimento di un benessere sociale collettivo mediante un processo di bottom-up (coinvolgimento dal basso). A monte di ogni progetto di pianificazione dello sviluppo del territorio deve esserci una visione di medio-lungo periodo che pensi al “divenire” del territorio.

È fondamentale arrivare ad una conoscenza piena del territorio nella sua molteplice dimensione locale/regionale/nazionale e sopranazionale; ciò permetterà una GovernAzione del sistema di riferimento. La definizione di un nuovo modello di welfare state passerà quindi tramite delle nuove politiche di pianificazione/progettazione sociale e cioè in una nuova forma di progettazione del territorio, attraverso una sua GovernAzione che permetta di aumentare l’attrazione (l’appeal) del territorio stesso senza snaturarne la sua dimensione storico-sociale.

Nella scala macroterritoriale l’obiettivo è un modello di sviluppo adatto alle risorse disponibili. Nella scala microterritoriale l’obiettivo è quello di rendere disponibile un livello elevato di qualità della vita.

Capitolo 2 - Sviluppo sociale e capitale sociale

Uno dei modi più usuali di lettura del territorio è quello di considerarlo come un insieme di diversi elementi: dal modo di essere della popolazione ai tratti dell’organizzazione economica, politica e istituzionale. Si può constatare la persistenza nel nostro Paese di un consistente numero di piccole e medie imprese specializzate nei settori tradizionali.

Queste non hanno solo resistito alla concorrenza della grande impresa, ma hanno continuato a crescere. Si tratta del modello di “industrializzazione diffusa”.

Oggi il dominio della piccola impresa sulla grande si traduce in una struttura dimensionale del settore atipica fra i paesi occidentali e, probabilmente, unica al mondo. Oltre il 71% (Eurostat) dell’occupazione industriale italiana è concentrato in imprese con meno di 250 addetti. Percentuale che, ad eccezione del Giappone, non viene raggiunta da nessun altro paese tra i principali al mondo.

La piccola impresa funge da ammortizzatore sociale perché chiamata ad assorbire la manodopera in eccesso durante le fasi di recessione e a costituire riserve di manodopera in quelle di espansione. Già dal principio degli anni ’70, la crisi petrolifera e la rapidità del progresso tecnico mettono in crisi i metodi di produzione di prodotti standardizzati costruiti sul modello fordista. Questo modello di specializzazione manifatturiera, basato su piccole imprese localizzate in un determinato ambito territoriale, trova nel territorio stesso e nel suo particolare assetto storico-culturale, l’elemento determinante per il suo crescere ed affermarsi.

Spiegazioni del fenomeno in Italia

  • Il ruolo avuto dal sindacato nel rapporto tra piccola e grande impresa
  • Crescita dei sistemi di piccola impresa
  • Vicinanza dell’Italia ai principali mercati di sbocco europei

L’Italia è caratterizzata dalla grande diversità ed eterogeneità culturale della sua popolazione che si è tradotta in un prevalere delle tendenze localistiche su quelle nazionali. L’industrializzazione fatta di grandi imprese in settori ad alta intensità di capitale avrebbe innescato processi di integrazione ed omogeneizzazione culturale non graditi. Le imprese insediate in un certo territorio utilizzano, per competere, non solo l’acume local imprenditoriale e i fattori produttivi acquistati sul mercato, ma anche qualche forma di collective competition goods, ossia qualche forma di capitale sociale che ha le seguenti caratteristiche:

  • È localizzato (e specifico) in un particolare territorio
  • Ha natura collettiva (non privata) nel senso che è accessibile a tutti gli operatori (persone, imprese) che svolgono la loro attività in quel territorio, ma invece difficilmente accessibile per gli operatori esterni.
  • È rilevante il valore generato per il cliente o l’immagine del prodotto

All’interno del sistema locale, il capitale sociale non fa differenza tra un’impresa e l’altra, ma crea una differenza strutturale tra tutte le imprese locali e tutte le imprese esterne, dando una forma territoriale alla concorrenza.

Il capitale sociale non è da intendersi come una scoperta che caratterizza gli anni recenti (dalla crisi del fordismo). Per due ragioni:

  • Il capitale sociale inteso come collective competition goods è una delle risorse chiave su cui si reggeva l’economia pre-moderna.
  • Nei mercati sono sempre rimaste importanti le reti di fiducia e di relazione personale. Le forme della modernità di fatto hanno continuato ad usare il legame sociale.

Oggi prevale l’idea che il capitale sociale rappresenti il network di relazioni sociali (individuali e collettive) che possono aumentare la produzione di economie o, nella peggiore delle ipotesi, rallentarne lo sviluppo. Sviluppo: processo di trasformazione e di evoluzione di lungo termine. Il paradigma dello sviluppo locale è generato dalla capacità degli attori locali di federarsi attorno ad un obiettivo comune di sviluppo e crescita mobilitando le potenzialità e le risorse esistenti in un territorio.

Il problema dello sviluppo locale è quello di riuscire a trovare le giuste sinergie per fare sistema (unico e non esportabile) da tradursi in un progetto spendibile e adatto al proprio territorio e che possa vedere il coinvolgimento dal basso dell’imprenditorialità privata-pubblica che sospinge l’idea della programmazione/progettazione partecipata cara all’U.E. Il problema di fondo è quello di aumentare la capacità progettuale per disegnare un modello con quattro elementi da tenere sempre presenti:

  • Non esistono modelli esportabili
  • La necessità di integrare azioni e risorse diverse in un’ottica di sostenibilità progettuale
  • La valorizzazione delle specificità territoriali locali
  • L’integrazione di politiche diverse

Capitolo 3 - Marginalità e sviluppo urbano

Un territorio può essere considerato come una organizzazione dedita alla produzione; pertanto non sarebbe sbagliato vivere il territorio come risorsa competitiva in cui troviamo s

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DannyPettinella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dello sviluppo economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Velardi Roberto.
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