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Sociologia (prof. Veraldi) Appunti scolastici Premium

Appunti di sociologia dello sviluppo economico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Veraldi dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich facoltà di economia, Corso di laurea in Economia e management. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia dello sviluppo economico docente Prof. R. Velardi

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MANUARIO

CAPITOLO 1

PIANIFICAZIONE SOCIALE E PROGETTAZIONE DEL TERRITORIO

Alla fine della seconda guerra mondiale ci si è resi conto che i sistemi di welfare non erano più

adeguati ai nuovi scenari socioeconomici: è opportuno ricordare che durante il periodo fra il

’50 ed il ’60 diritti come quelli alla pensione, alla sanità, istruzione, abitazione sono divenuti

parte integrante del sistema sociale.

Già dalla metà del ’70, con la crisi petrolifera che dimezza i tassi di crescita del PIL, il sistema

delle politiche sociali, ancorato al modello del welfare state, entra in crisi per una miopia

politica e gestionale.

Fattori di cambiamento:

- Tendenze demografiche

- Storture della globalizzazione

- Capitale umano

In Europa l’aumento dei tassi di invecchiamento rappresenta una preoccupazione per via della

crescita delle spese per le pensioni e per la sanità.

Accanto a questi effetti è necessario menzionare l’effetto scatenante: la globalizzazione.

La globalizzazione è un effetto che:

- Estende attività politiche ed economiche attraverso le frontiere politiche, le regioni ed i

continenti

- Intensifica la nostra dipendenza reciproca con il progressivo aumento di flussi di

commercio, investimenti, finanza, migrazione e cultura

- Accelera il mondo attraverso i nuovi sistemi di trasporto e comunicazione

- Abbatte barriere tra gli affari interni dei singoli stati ed eventi esterni

Ma la globalizzazione ha al suo interno anche una forma di automedicamento: la

localizzazione, quale rafforzamento di identità locali. Ciò ci permette di sostituire al termine

di globalizzazione, quello di glocalizzazione.

Cosmopolitismo e provincialismo non sono più in competizione ma interconnessi e si

rafforzano a vicenda.

La sfida più grande sarà quella della sostenibilità locale, intesa come sviluppo compatibile con

il contesto sociourbano (cioè un nuovo welfare municipale), che diventa un assetto strategico

con il quale competere a livello globale.

Il termine pianificazione/progettazione, inteso come esplorazione delle opzioni possibili e

come definizione degli strumenti per raggiungerle, è di recente entrato nel dibattito socio

politico.

Il termine si coniuga molto bene con quello di politica sociale applicata: quella pratica che

vede il coinvolgimento di una pluralità di soggetti all’interno di un sistema sociale.

La pianificazione/progettazione sociale andrà a rappresentare un ambito teorico-pratico che

sostanzia la politica sociale. sistemi

Per questo si passerà dall’uso di programmazione come costruzione di

reti

interorganizzativi per passare a quello di interorganizzative.

rete

Le politiche sociali dovranno essere riformulate su modelli di che prevedano la

cooperazione, a fianco dei servizi pubblici, di imprese di mercato…

Tra gli elementi distintivi delle politiche sociali troviamo:

- La scelta degli obiettivi da conseguire

- Volontà di agire secondo un’idea di ricaduta nel futuro

- Costante trasferimento degli indirizzi di politica generale nei piani e nei programmi

progettati

- Retroazione dei risultati

La nuova metodologia proposta per la pianificazione/progettazione sarà per il

raggiungimento di un benessere sociale collettivo mediante un processo di bottom-up

(coinvolgimento dal basso).

A monte di ogni progetto di pianificazione dello sviluppo del territorio deve esserci una visione

di medio-lungo periodo che pensi al “divenire” del territorio.

È fondamentale arrivare ad una conoscenza piena del territorio nella sua molteplice

dimensione locale/regionale/nazionale e sopranazionale; ciò permetterà una GovernAzione del

sistema di riferimento.

La definizione di un nuovo modello di welfare state passerà quindi tramite delle nuove

politiche di pianificazione/progettazione sociale e cioè in una nuova forma di progettazione del

territorio, attraverso una sua GovernAzione che permetta di aumentare l’attrazione (l’appeal)

del territorio stesso senza snaturarne la sua dimensione storico-sociale.

Nella scala macroterritoriale l’obiettivo è un modello di sviluppo adatto alle risorse

disponibili.

Nella scala microterritoriale l’obiettivo è quello di rendere disponibile un livello elevato di

qualità della vita.

Capitolo 2

Sviluppo sociale e capitale sociale

Uno dei modi più usuali di lettura del territorio è quello di considerarlo come un insieme di

diversi elementi: dal modo di essere della popolazione ai tratti dell’organizzazione economica,

politica e istituzionale.

Si può constatare la persistenza nel nostro Paese di un consistente numero di piccole e medie

imprese specializzate nei settori tradizionali.

Queste non hanno solo resistito alla concorrenza della grande impresa, ma hanno continuato

a crescere.

Si tratta del modello di “industrializzazione diffusa”.

Oggi il dominio della piccola impresa sulla grande si traduce in una struttura dimensionale del

settore atipica fra i paesi occidentali e, probabilmente, unica al mondo.

Oltre il 71% (Eurostat) dell’occupazione industriale italiana è concentrato in imprese con

meno di 250 addetti. Percentuale che, ad eccezione del Giappone, non viene raggiunta da

nessun’altro paese tra i principali al mondo.

La piccola impresa funge da ammortizzatore sociale perché chiamata ad assorbire la

manodopera in eccesso durante le fasi di recessione e a costituire riserve di

manodopera in quelle di espansione.

Già dal principio degli anni ’70, la crisi petrolifera e la rapidità del progresso tecnico mettono

in crisi i metodi di produzione di prodotti standardizzati costruiti sul modello fordista.

Questo modello di specializzazione manifatturiera, basato su piccole imprese localizzate in un

determinato ambito territoriale, trova nel territorio stesso e nel suo particolare assetto storico-

culturale, l’elemento determinante per il suo crescere ed affermarsi.

Le spiegazioni del perché sia avvenuto in Italia, e non altrove, sono molte e tutte plausibili:

- Il ruolo avuto dal sindacato nel rapporto tra piccola e grande impresa

- Crescita dei sistemi di piccola impresa

- Vicinanza dell’Italia ai principali mercati di sbocco europei

L’Italia è caratterizzata dalla grande diversità ed eterogeneità culturale della sua popolazione

che si è tradotta in un prevalere delle tendenze localistiche su quelle nazionali.

L’industrializzazione fatta di grandi imprese in settori ad alta intensità di capitale avrebbe

innescato processi di integrazione ed omogeneizzazione culturale non graditi.

Le imprese insediate in un certo territorio utilizzano, per competere, non solo l’acume local

imprenditoriale e i fattori produttivi acquistati sul mercato, ma anche qualche forma di

collective competition goods , ossia qualche forma di capitale sociale che ha le seguenti

caratteristiche:

- È localizzato (e specifico) in un particolare territorio

- Ha natura collettiva (non privata) nel senso che è accessibile a tutti gli operatori

(persone, imprese) che svolgono la loro attività in quel territorio, ma invece difficilmente

accessibile per gli operatori esterni

- È rilevante il valore generato per il cliente o l’immagine del prodotto

All’interno del sistema locale, il capitale sociale non fa differenza tra un’impresa e l’altra,

ma crea una differenza strutturale tra tutte le imprese locali e tutte le imprese

esterne, dando una forma territoriale alla concorrenza.

Il capitale sociale non è da intendersi come una scoperta che caratterizza gli anni recenti

(dalla crisi del fordismo). Per due ragioni:

collective competition goods

- Il capitale sociale inteso come è una delle risorse chiave su

cui si reggeva l’economia pre-moderna.

- Nei mercati sono sempre rimaste importanti le reti di fiducia e di relazione personale. Le

forme della modernità di fatto hanno continuato ad usare il legame sociale.

Oggi prevale l’idea che il capitale sociale rappresenti il Network di relazioni sociali

(individuali e collettive) che possono aumentare la produzione di economie o, nella peggiore

delle ipotesi, rallentarne lo sviluppo.

Sviluppo: processo di trasformazione e di evoluzione di lungo termine.

Il paradigma dello sviluppo locale è generato dalla capacità degli attori locali di federarsi

attorno ad un obiettivo comune di sviluppo e crescita mobilitando le potenzialità e le risorse

esistenti in un territorio.

Il problema dello sviluppo locale è quello di riuscire a trovare le giuste sinergie per fare

sistema (unico e non esportabile) da tradursi in un progetto spendibile e adatto al proprio

territorio e che possa vedere il coinvolgimento dal basso della imprenditorialità privata-

pubblica che sospinge l’idea della programmazione/progettazione partecipata cara all’U.E.

Il problema di fondo è quello di aumentare la capacità progettuale per disegnare un

modello con quattro elementi da tenere sempre presenti:

- Non esistono modelli esportabili

- La necessità di integrare azioni e risorse diverse in un’ottica di sostenibilità

progettuale

- La valorizzazione delle specificità territoriali locali

- L’integrazione di politiche diverse

Capitolo 3

Marginalità e sviluppo urbano

Un territorio può essere considerato come una organizzazione dedita alla produzione;

pertanto non sarebbe sbagliato vivere il territorio come risorsa competitiva in cui troviamo sia

modalità che rappresentano una visione aziendalistica che quella visione romantica la quale,

fa coincidere sviluppo e modernizzazione e al contempo sottosviluppo e marginalità.

“La transizione dall’antico al moderno è pura transizione di modelli culturali. I modelli della

tradizione non si dissolvono ma si riconfigurano”

L’impatto tra modelli tradizionali e moderni porta nuovi fenomeni sociali: industrializzazione

dipendente, emigrazione, marginalità sociale e culturale, concentrazione urbana povera…

Fenomeni assunti dalla ricerca sociologica come elementi disvelatori della “degradazione

sociale”.

Lo Stato attribuisce al potere la responsabilità delle scelte sociali ed economiche, nonché la

“funzione” di indirizzare, manipolare e controllare le scelte di organizzazione degli spazi, di

democrazia ecologica e progettazione del territorio.

Tutto questo si scontra con l’esigenza di una organizzazione partecipativa dei gruppi sociali.

Il fenomeno della marginalità non può essere circoscritto alla sola sfera economica.

Un breve accenno di divisione sull’argomento della marginalità economica:

1. La marginalità all’interno del mercato del lavoro

2. La marginalità in correlazione allo status sociale

3. La marginalità come sottoproletariato

Per Morse la marginalità è connessa ad una particolare condizione sociale ed individua alcuni

passaggi fondamentali:

Classificare gruppi per condizione sociale

 Classificare lavori per status sociale

 Lavori con basso status appartengono a persone di basse condizioni sociali

 Lo status dipende dalla continuità del lavoro

 I tipi di lavoro che offrono un minor continuità occupazionale saranno riempiti da quei

 gruppi demografici con un status più debole

Lo status sociale è conferito in base al sesso, all’età, alla razza, alla nazionalità

 d’origine

La città non può e non deve essere soltanto il luogo dove si svolge la vita dell’uomo; il

territorio è qualcosa di più: è un sentirsi integrato con le dinamiche esterne, una visione

condivisa collettivamente.

L’idea è che solo attraverso un intervento legato agli ambienti ed ai bisogni il bene città potrà

essere fruito dalle masse urbane.

Purtroppo però, il semplice aumento di masse di capitali costantemente crescenti non ha

attenuato il ritardo delle aree sottosviluppate: quanto maggiore è stato il volume delle risorse

monetarie, tanto maggiore è risultato essere l’effetto shock prodotto dai sistemi locali

caratterizzati da sviluppo ritardato.

Nel ’70 Wiesskopf afferma un nuovo tipo di approccio chiamato ecologico-sistemico con cui

esprime la concezione dell’essere umano quale ecosistema, le cui pluridimensioni ed i

plurilivelli debbano ricevere pari attenzione, comunicazione ed interazione. Le variabili di

questo ecosistema sono:

a) La dimensione del significato: lo sviluppo spirituale

b) La dimensione dei valori: lo sviluppo normativo

c) La dimensione dell’ignoto: lo sviluppo trascendentale

d) La dimensione del sentimento: lo sviluppo affettivo

e) La dimensione dell’amore: lo sviluppo della vita in comune

Lo spazio urbano di rango superiore è interessato da una compressione costante ai confini in

cui si dilatano e proliferano i territori marginali. In questo modo si riproducono territori divisi

sebbene comunicanti dello spazio compresso e dello spazio marginale, in cui:

1) Il bene casa diviene un bene sempre più raro

2) Gli ecosistemi urbani vengono interessati da crescenti processi di inquinamento e

degrado ecologico-etico

3) Crescono i fenomeni di caduta di legami sociali e vincoli di solidarietà

4) La devianza giovanile e la solitudine degli anziani tendono ad assumere il ruolo di

elemento fisiologico strutturale nella mappa del degrado urbano

Nella pura logica delle relazioni economiche, esistono orientamenti prevalenti che

concepiscono e usano il territorio in base alle considerazioni della maggiore utilità, a partire

dalla partizione primaria tra spazio utile (sinonimo di spazio urbano) e spazio disutile

(spazio marginale).

Su ciò Paolo Guidicini afferma che “crisi del modelli razionalistico significa, in primo luogo,

superamento dell’ipotesi di centralità, visto come unica tendenza capace di leggere la

dinamica dello sviluppo urbano. Nell’ambito delle periferie in rapida e caotica espansione si

tende di raggiungere un’adeguata organizzazione spaziale e sociale passando attraverso

quelle che sono le nuove sub-aree. I quartieri assumo la funzione di raccordo tra masse

diversamente orientate ed organizzate.

Capitolo 4

La globalizzazione

“La globalizzazione apre l’esistenza degli individui alla cultura e a tutta la sua creatività,

nonché al flusso delle idee e delle conoscenze”.

L’odierno flusso di cultura risulta sbilanciato, pesantemente gravato in un’unica direzione, dai

paesi ricchi a quelli poveri.


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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e management
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DannyPettinella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dello sviluppo economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Velardi Roberto.

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