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Capitolo 1 - Che cos'è la sociologia?

La sociologia è la scienza fondata verso la fine dell'800 (dopo la Rivoluzione Industriale) dal positivista Comte, che permette di capire e cambiare la società. Come afferma Popper, un discorso scientifico può essere considerato tale solo se sottoponibile all'onere della prova, e quindi confutabile da nuove prove (per cui detentore di una verità solo relativa), sulla base di 4 requisiti fondamentali:

  • Deve essere empirico, cioè fare riferimento a fenomeni legati all'esperienza sensibile
  • Deve essere decidibile, cioè si deve poter determinare il suo grado di verità relativa
  • Deve essere pubblico, deve essere aperto alla discussione delle sue argomentazioni
  • Deve essere ripetibile, i metodi impiegati per giungere a una conclusione devono poter essere ripetuti

Occupandosi della società, la sociologia, in quanto scienza, incontra difficoltà legate all'unicità del singolo essere umano (in quanto senziente e, quindi, cosciente di se stesso) e all'imprevedibilità derivante dalle sue azioni. Tuttavia, risulta possibile individuare, all'interno della società, delle regolarità comportamentali, cioè prevedere il comportamento della maggior parte di individui "nella norma". Ciò permette di effettuare, anche in sociologia, le 4 operazioni fondamentali proprie del discorso scientifico:

  • Descrivere il proprio oggetto di studio
  • Classificare l'oggetto di studio in relazione ad altri fenomeni (quindi fare ordine nel caos della realtà) in base a classificazioni
  • Spiegare ed interpretare l'oggetto di studio (individuandone, ad esempio, le cause)
  • Prevedere il manifestarsi del fenomeno in esame

Ammettendo l'unicità del metodo scientifico, dobbiamo rimettere in discussione il dualismo cartesiano (cogito ergo sum) che vede la mente (res cogitans) razionale e capace di idee innate, predominare sul corpo (res extensa) ridotto così a una mera macchina. È proprio su questo dualismo che è stata basata la divisione delle discipline (e delle culture) in umanistiche, se basate sulla ricerca introspettiva della verità, e scientifiche, se basate sul metodo scientifico di Galileo, Bacone e Newton.

A partire dagli anni '30, sulla base delle scoperte in termodinamica e nella fisica quantistica, Weber ridefinisce il concetto di scienze naturali, che ora ammettono l'idea di fenomeni naturali discontinui, caotici ed irreversibili e ne danno una visione probabilistica (ho probabile rapporto causa-effetto in certe condizioni), piuttosto che deterministica (ho necessario rapporto causa-effetto).

Sulla stessa scia nasce, ad opera di Gardner, un primo tentativo di superare il dualismo cartesiano con la nascita della nuova scienza della mente, frutto del convergere di due tendenze principali: la reazione al comportamentismo (che negava il concetto di mente) e la cibernetica. Questa nuova disciplina portò a una visione unificata della mente e del cervello e si viene a creare il cosiddetto paradigma cibernetico-cognitivista, secondo cui:

  • Le rappresentazioni mentali sono le analisi dell'attività cognitiva umana
  • Il computer rappresenta l'ideale di mente umana
  • Certi fattori (storico-culturali ed affettivi-emozionali) che influenzano il processo cognitivo devono essere tralasciati, in quanto complicherebbero lo studio
  • Bisogna costruire una scienza cognitiva unificata grazie a studi interdisciplinari (sei, nello specifico, esagono cognitivo)
  • I problemi cognitivi devono essere radicati nella tradizione filosofica classica occidentale

Critiche alla scienza della mente

a1 critica: il cervello umano differisce dall'hardware del pc ed il funzionamento della mente dal software, in quanto il primo interagisce con l'ambiente, modificando continuamente la propria struttura ed il secondo è soggetto ad elementi come le emozioni, le sensazioni, i sentimenti.

a2 critica: non si possono escludere fattori così determinanti nel processo cognitivo.

La rivoluzione scientifica secondo Kuhn

Per Kuhn la rivoluzione scientifica si verifica ogni qualvolta le teorie esistenti in un dato periodo storico non risultano più sufficienti per comprendere la realtà. Negli ultimi decenni è proprio quello che si è verificato a causa del riconoscimento della complessità del procedimento scientifico. La sfida alla complessità è ambivalente: da un lato rappresenta il crollo di ogni certezza passata, dall'altro la necessità di indagare più a fondo nella realtà. Secondo Morin, le scienze biologiche e fisiche sono entrate in crisi a causa di un'eccessiva semplificazione.

Risposta alla crisi delle scienze naturali

Prigogine diffonde il concetto di auto-organizzazione dei sistemi, basato su tre elementi:

  • La teoria delle strutture dissipative, secondo cui in un sistema aperto anche la dissipazione di energia diventa fonte d'ordine, in virtù, ad esempio, dei cicli a feedback negativo
  • Il concetto di autopoiesi (Maturana e Varela) secondo cui i sistemi viventi, a differenza di quelli non viventi, possono produrre autonomamente gli elementi che li compongono, sulla base della distinzione tra organizzazione (insieme delle relazioni che caratterizzano uno specifico sistema) e struttura (determinata dai componenti del sistema, lo caratterizza in relazione alla sua struttura rispetto ad altri sistemi di tipo diverso)
  • L'ipotesi di Gaia (Lovelock) secondo cui la Terra è un sistema vivo, a differenza di altri pianeti come Marte, chimicamente morti.

Risposta alla crisi delle scienze sociali

Altri studiosi hanno tentato di sovvertire la distinzione tra scienze umanistiche e naturali:

  • Luhman distinguendo tra sistemi sociali, basati sulle comunicazioni, e sistemi psichici basati sui pensieri derivanti dalla coscienza degli individui (entrambi autopoietici e caratterizzati da chiusura operativa e interpenetranza), in cui però si considera l'individuo come spettatore esterno della società (questo è il limite)
  • Morin considerando unitariamente sistema e ambiente in un sistema auto-eco-organizzato
  • Capra definisce l'ecologia profonda vedendo nell'autopoiesi lo schema di organizzazione fondamentale dei sistemi viventi, nelle strutture dissipative la struttura tipica dei sistemi viventi e nella cognizione il processo della vita
  • Laslzo gettando le basi per un paradigma transdisciplinare secondo cui i sistemi che compongono la realtà (dai più semplici ai più complessi) sono tra loro interconnessi.

Il risultato è la reintegrazione dell'osservatore nel processo conoscitivo scientifico. L'occhio dell'osservatore si colloca nella sfera del sociale (compresa nell'ecologica), che include la sfera simbolica, che include l'organica, che include l'inorganica.

Capitolo 2

Microsociologia

Microsociologia (oggetti di studio privilegiati persona e vita quotidiana): La dimensione del sociale è ambivalente, in quanto è la risultante delle relazioni che si creano tra gli esseri umani, quando arrivano a condividere la medesima vita sociale. Compito della sociologia è quello di comprendere questo legame imprescindibile tra individuo e società. La società è per l'individuo vincolo (struttura sociale) ed al tempo stesso risorsa da sfruttare per le proprie azioni, che ne determineranno il destino, di cui è esso stesso artefice (soggettività sociale). A seconda dei diversi periodi storici, può prevalere l'una o l'altra polarità. Tre sono i livelli di osservazione sociologica tramite i quali possiamo osservare i componenti della realtà sociale:

  • Livello microsociale: relativo ai processi di interazione sociale che implicano la presenza di persone
  • Livello mesosociale: relativo ai contesti in cui risulta suddivisa la società e che vede svolgersi i processi di interazione sociale
  • Livello macrosociale: che comprende il livello micro e meso sociale, e relativo alla realtà nel suo complesso

Si parla di sociologia dell'ambivalenza di tipo connessionista, poiché questi 3 livelli risultano tra loro interconnessi, condizione questa necessaria perché si giunga all'ordine sociale che, entro certi limiti, ammette anche contraddizioni e conflitti tra gli stessi livelli.

Le prestazioni esistenti tra i vari livelli:

  • Micro > Meso: consenso dei soggetti coinvolti nei processi di interazione sociale alla costituzione dei diversi contesti sociali e di tutto ciò che essi presuppongono
  • Meso > Micro: regole e risorse per lo svolgimento delle interazioni sociali
  • Meso > Macro: assetti organizzativi dei contesti sociali (es. divisione del lavoro)
  • Macro > Meso: forme di legittimazione dei propri assetti organizzativi

Distinzioni tra individuo umano e animale

Cos'è che contraddistingue l'individuo delle società umane da quello delle società animali? Non sono né la nozione di società quale insieme di individui che condividono il medesimo habitat geografico, né il linguaggio o la mente (intesa come risposta fisiologica dell'individuo all'ambiente), caratteristiche proprie anche, seppur in diversa misura, delle società animali. Il tratto distintivo tra uomo e animale risulta essere un comportamento non geneticamente programmato, bensì culturalmente indotto.

Se è vero che esiste una variazione interculturale, e quindi tra le diverse culture, è vero anche che esiste una variazione intraculturale perché, individui accomunati dalla medesima cultura, non agiscono tutti allo stesso modo. Ciò è dovuto alla coscienza, lo spazio di libertà che si colloca tra l'immediatezza e la meditazione e che trasforma l'individuo da semplice unità funzionale all'interno della società, in persona.

La soggettività umana data dalla coscienza viene espressa attraverso la mediazione simbolica, consistente nell'utilizzo di simboli quali forme espressive (es. linguaggio, norme, ecc.) attraverso cui mettere in relazione, indirettamente, l'essere umano con se stesso, gli altri, l'ambiente. Il risultato dell'elaborazione dell'esperienza tramite la coscienza costituisce l'identità personale (o identità dell'Io), corrispondente all'immagine che il soggetto ha di sé e che si crea attraverso la relazione con altre persone nel processo di identificazione e differenza.

Cosa ben distinta è invece l'identità sociale, corrispondente all'immagine che la persona dà di sé all'interno della società e che dipende, il più delle volte, dalla posizione sociale che la stessa occupa. Identità personale e sociale, nell'insieme, costituiscono l'identità complessiva della persona, il Sé. Quest'ultimo non è altro che il prodotto generato dall'Io e dal Me (corrisponde al concetto di se stesso percepito dall'Io, in base ai giudizi degli altri su di sé) e che, secondo Mead, è il risultato di un processo costituito da tre fasi evolutive:

  • Fase dell'imitazione da parte del bambino dei comportamenti degli adulti
  • Fase del gioco libero, in cui il bambino inizia a sostenere i vari ruoli sociali
  • Fase del gioco organizzato, in cui il bambino impara ad assumere i diversi ruoli sociali imposti dall'Altro generalizzato

Io e Me devono risultare in equilibrio: la prevalenza dell'Io porta ad un atteggiamento narcisistico non riconosciuto dalla società; quella del Me, l'alienazione del soggetto dalla propria identità personale.

Il processo di socializzazione

Il processo finalizzato ad integrare ognuno di noi all'interno della società è la socializzazione. In essa, diventa cruciale l'ambivalenza individuo-società: da un lato la socializzazione serve a plasmarci su dati modelli comportamentali riconosciuti come validi dalla società e che le permettono di riprodursi, dall'altro ci permette di sviluppare pienamente la nostra personalità. La socializzazione è distinta in:

  • Primaria: si verifica nella prima infanzia. Il bambino è fisicamente e psichicamente dipendente dai genitori e deve apprendere le competenze culturali di base (es. mangiare, camminare, ecc.), ma inizia al contempo a sviluppare la propria personalità, scoprendo il proprio Io. Questo può comportare accettazione o ribellione e molto dipende dagli agenti socializzatori (padre e madre) e dal grado di identificazione del bambino con i modelli comportamentali imposti dagli stessi. Per ottenere una corretta identificazione, i genitori possono adottare meccanismi motivazionali di sostegno quali premi e punizioni.
  • Secondaria: segue durante tutto il resto della vita e richiede l'apprendimento delle competenze di ruolo da parte del socializzando, veicolategli dagli agenti socializzatori (l'Altro generalizzato). Il socializzando può o meno accettare passivamente il ruolo assegnatogli, in quanto capace di confrontare ruoli diversi e operare un'identificazione con essi non più assoluta, ma relativa.

Quando si dice riuscita la socializzazione?

Per la società, quando è stata garantita la piena integrazione sociale della persona. Ciò è possibile, secondo Smelser, a 3 condizioni:

  • La persona deve capire cosa la società si aspetta da lei (il ruolo che deve occupare)
  • Deve sviluppare la capacità di soddisfare le aspettative concernenti il suo ruolo
  • Deve accettare le regole della società

Tuttavia, richieste e modelli possono essere talora contraddittori, oppure il socializzando può non avere le capacità necessarie per soddisfare le richieste della società o, ancora, non avere le disposizioni motivazionali adatte a fargli accettare le regole sociali.

Per la persona, quando essa ha favorito il pieno sviluppo della sua personalità, cui concorrono almeno 3 componenti:

  • Componente genetica
  • Componente culturale
  • Componente esperienziale

Ciascuno valorizzato o meno dai diversi modelli analitici impiegati nello studio della personalità. La persona, nelle società odierne, sposta la propria attenzione dai grandi modelli ideologici del passato (ormai troppo e troppo vari) alla dimensione microsociale della vita quotidiana. Il quotidiano, che si colloca nelle diverse sfere di realtà (realtà multiple) quale realtà sociale, rappresenta il luogo privilegiato dell'esistenza, occupando un ruolo dominante, in quanto condiviso con gli altri e dotato quindi, di intersoggettività. La coscienza della persona che si costruisce in questa realtà sociale, lo fa grazie all'interazione con il proprio mondo vitale, e ne risulta modificata da diversi fattori quali emozioni, sentimenti, norme sociali, ecc., che possono trasformarla, talvolta, in falsa coscienza. Quando il quotidiano si trasforma in routine, ciò spesso dipende da una serie di connessioni tra lo stesso e le sfere più ampie della realtà collocate nelle dimensioni di spazio e tempo, a loro volta complesse ed articolate: la struttura spaziale del quotidiano inizia con la presa di coscienza da parte del soggetto del proprio corpo, che può farne oggetto prevalente della propria attenzione o meno; la struttura temporale si articola in più livelli non sempre sincronizzati, cui la coscienza può accedere attraverso la memoria e che può interconnettere tramite la narrazione discorsiva. Dal confronto tra coscienza e struttura temporale, la prima trae esperienza della propria finitudine. La morte segna il confine anche delle possibilità della coscienza.

L'agire sociale secondo Weber

L'agire sociale è tale in quanto, secondo Weber, risulta avere un senso intersoggettivo e cioè essere legato all'atteggiamento passato, presente o futuro di altri individui. Le motivazioni alla base dell'agire sociale sono di 4 tipi:

  • Razionale rispetto allo scopo
  • Razionale rispetto al valore
  • Affettiva (non razionale ma valida secondo la logica dei sentimenti)
  • Tradizionale (non razionale ma valida secondo la logica delle abitudini)

La relazione sociale, invece (sempre secondo Weber), è il comportamento di più individui che agiscono soltanto in un dato modo, dotato di senso. Ciò non implica che vi sia solidarietà tra gli individui, né che la relazione abbia per tutti lo stesso senso (se il senso risulta uguale, parliamo di relazioni bilaterali, viceversa, di unilaterali). A seconda dell'orientazione, distinguiamo poi relazioni:

  • Di scambio
  • Di comando-obbedienza
  • Di autorità
  • Di competizione
  • Di conflitto
  • Di solidarietà

Azione e relazione sociale avvengono congiuntamente producendo un sistema di interazione sociale che delimita il campo della dimensione intersoggettiva. In esso, due o più persone agiscono e reagiscono in relazione alle azioni altrui: Ego Alter.

Struttura sociale e sistema sociale

L'azione della persona può spesso essere limitata o produrre un effetto contrario a quello desiderato a causa di quella che è la struttura sociale. Quest'ultima non deve essere confusa con il sistema sociale: questo è il complesso di posizioni o ruoli occupati o svolti dagli individui all'interno di una società, mentre la struttura sociale è la trama di rapporti, relativamente stabili, esistenti tra queste posizioni. I rapporti sociali iniziano a manifestarsi nella relazione tra le differenti posizioni sociali, dipendenti da status e ruolo.

Il primo dipende dal modo in cui sono ripartiti i beni sociali tra le diverse posizioni sociali e si distingue in ascritto ed acquisito. Il secondo dipende dalle aspettative comportamentali nei confronti degli altri, per il fatto di ricoprire una determinata posizione sociale e si distinguono ruoli formali e ruoli informali. Meccanismi quali il conflitto di ruolo, dovuto al fatto che ogni persona può ricoprire ruoli diversi (complesso di ruoli, non sempre concordanti) all'interno della società oppure il problema di identificazione di ruolo, in ind

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescovitale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Catanzaro - Magna Grecia o del prof Giarelli Guido.
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