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MAURIZIO GHISLENI – ROBERTO

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MOSCATI

Che cos’è la

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sociologia

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INTRODUZIONE

Uno dei temi classici delle scienze sociali è costituito dai processi di

inserimento del singolo individuo in una data collettività, della quale

condivide regole di comportamento e i principali valori.

Oggi tali processi di inserimento sono assai difficili poiché vi è una

crisi dei valori comuni e delle istituzioni preposte alla socializzazione

(la famiglia e la scuola in particolare). Di qui la necessità di

recuperare forme e luoghi di socializzazione.

Prima di immaginare come e dove tali processi vadano ripristinati,

occorre considerare alcuni fenomeni che caratterizzano la nostra

società, tra cui il processo di allungamento della fase di

adolescenza (sindrome di Peter Pan). Tale fenomeno si manifesta

nelle società occidentali e consiste in processi di rinvio dei passaggi

tradizionali da una fase all’altra della vita da parte delle nuove

generazioni, che sempre più a lungo restano a casa dei genitori e

che sempre più a lungo decidono di sposarsi e di avere figli.

Tale fenomeno è collegato con quello della velocità dei mutamenti,

che si traduce in una moltiplicazione dei ruoli sociali che i singoli

sono chiamati a svolgere e in una trasformazione del significato dei

ruoli tradizionali e, infine, nella crescente mancanza di certezze. In

sintesi, si manifesta una diffusa crisi d’identità.

L’identità, infatti, si forma, senza problemi,in una società fondata

sulla tradizione. In tale società il soggetto si inserisce senza

problemi in quanto prevede in anticipo i ruoli dei soggetti.

Quando i processi di evoluzione sociale accelerano, si producono

per l’individuo una miriade di possibili ruoli e una miriade di

possibili interpretazioni dei ruoli stessi. Questa miriade di scelte

alternative non garantite e del tutto incerte portano l’individuo a

rimandare decisioni irrevocabili (ciò spiega la sindrome di Peter

Pan). Questo fenomeno si evidenzia nelle giovani generazioni, in

particolare nella loro tendenza a rinviare l’ingresso nel mondo del

lavoro e a prediligere attività lavorative temporanee nelle quali non

investire troppo per non essere troppo disillusi.

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In tale situazione si prospetta un’identità debolmente integrata con

difficoltà di radicamento in un ambito collettivo che sia riconosciuto

come la propria casa, come luogo al quale ci si sente di appartenere

e dove si è riconosciuti come membri della collettività.

I processi di socializzazione si trovano oggi a dibattersi tra queste

serie di alternative. In una realtà simile non è più possibile

ripristinare i processi di socializzazione in determinate forme e in

determinati luoghi, in quanto la vita di un individuo è caratterizzata

dalla perenne condizione di socializzazione – risocializzazione.

Vi è, dunque, la necessità di dedicare una speciale attenzione alla

diffusione della cultura civica quale elemento di consolidamento

della collettività e quale elemento di inserimento attivo

dell’individuo in essa.

SOCIALIZZAZIONE E BIOLOGIA

Caratteristiche ed evoluzione della specie umana.

1.

Per secoli nella cultura occidentale si è spiegata l’origine dell’uomo

sulla base di ipotesi creazioniste (Genesi del vecchio testamento,

nel quale si narra che Dio ha creato l’uomo dalla polvere).

Fra il 1700 e il 1800 le ipotesi evoluzioniste di Darwin spiegano che

le specie discendono le une dalle altre e che in futuro nulla esclude

che molte di queste possano estinguersi senza lasciare

discendenza.

Ora, non vi è dubbio che le teorie evoluzioniste hanno

profondamente modificato il modo di considerare la genesi

dell’uomo. Infatti, l’ipotesi oggi largamente condivisa, secondo cui

la vita umana è il risultato ultimo di una complessa trasformazione

a partire da altre specie animali, è l’esito più conseguente degli

assunti base di tale approccio.

Ciò che distingue le teorie evoluzioniste da altre teorie o spiegazioni

sull’origine dell’uomo è, non solo, ovviamente, la diversa

spiegazione sull’origine dell’uomo, ma anche il metodo d’indagine:

empirismo basato sull’interpretazione dei fossili.

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Infatti, grazie a questo metodo d’indagine, oggi si può affermare

che la specie umana discende dalle scimmie e che si può datare la

prima forma di specie tipicamente umana a oltre 2 milioni di anni

fa. Biologia, cultura e comportamenti.

2.

Il corredo genetico della specie umana spiega certamente i caratteri

biosomatici dei singoli individui (dal colore degli occhi a quello della

pelle), ma in misura molto ridotta i loro comportamenti pratici.

Mentre, ad esempio, l’uccello tessitore del Sud Africa tende a

costruire il nido esattamente nello stesso modo anche qualora se ne

impedisca l’esercizio per più generazioni, a dimostrazione di un

atteggiamento radicato nel suo patrimonio genetico, la realtà della

specie umana è assai diversa.

Infatti i comportamenti umani sono per lo più appresi. Ciò vuol dire

che alcuni tratti possono essere ereditati, ma il contesto sociale in

cui si cresce condiziona più aspetti della personalità (un bambino

tranquillo ma continuamente maltrattato è facilmente esposto a

diventare irascibile, autoritario e nevrotico).

La personalità è data da due componenti:

La componente emotiva, che si riferisce a sentimenti quali

1. amore, odio, simpatia e invidia.

La componente cognitiva, che si riferisce a capacità

2. intellettuali quali il pensiero, la percezione o la memoria.

Queste due componenti consentono all’uomo di intervenire

nell’ambiente e di modificarlo. Infatti, una caratteristica specifica

dell’uomo è di saper inventare strumenti e linguaggi artificiali,

grazie ai quali oltrepassa i propri limiti naturali (questa è una

capacità che l’uomo possiede in misura incomparabilmente

superiore a qualsiasi altra specie animale).

L’intervento che l’uomo opera sull’ambiente esterno provoca la c.d.

“artificializzazione della natura”. La prima artificializzazione della

natura è avvenuta con l’invenzione dei primi utensili, grazie alla

quale è avvenuta una prima azione modificativa dell’ambiente

esterno (cioè si è dato il via all’agricoltura). L’uomo passerà poi ad

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attuare trasformazioni sempre più complesse: si pensi all’aereo che

permette all’uomo di volare.

L’artificializzazione della natura crea anche un sistema di saperi,

che devono essere appresi e trasmessi di generazione in

generazione, tramite la “cultura”; la cultura è un insieme di

conoscenze che trasmette a ciascun individuo sia le lenti di

interpretazione della propria realtà (idee, valori e credenze) sia le

modalità di uso degli oggetti. La cultura è ciò che libera l’uomo dalla

sua rigida programmazione genetica sottraendolo ai

condizionamenti dell’ambiente fisico – naturale.

Gli individui non socializzati.

3.

La letteratura scientifica afferma che nei primi anni di vita il

bambino necessità di rapporti caldi e affettuosi. Tale affermazione si

fonda su alcuni esempi in cui una simile mancanza incida

negativamente sull’evoluzione psicologica del bambino.

Si può, infatti, ricordare la celebre vicenda del ragazzo francese

Victor, cresciuto in pieno isolamento in una foresta, che quando fu

ritrovato si nutriva di ghiande, castagne e patate, non emetteva

alcun suono e si mostrava insofferente a dover dormire su un letto.

Non sapeva distinguere tra un oggetto reale e un dipinto.

Il pedagogo Itard ne tentò il recupero. Quando Victor morì, molti

suoi atteggiamenti e comportamenti cambiarono ma non recuperò

mai la parola o la camminata normale di un bipede. Tutto ciò sta a

dimostrare che i casi di isolamento estremo in un’età così delicata

ne pregiudicano le psicologie.

Problemi non diversi si riscontrano presso i cosiddetti bambini

segregati o cresciuti in parziale isolamento: è il caso di Anna,

segregata dalla madre in una stanza perché figlia illegittima. La

madre si limitava a darle da mangiare senza quasi mai lavarla o

manifestarle tenerezza o anche solo parlarle. Quando fu ritrovata,

Anna non visse più di cinque anni, raggiungendo una maturità che i

bambini hanno verso i due anni. 6

Infine anche i bambini c.d. “istituzionalizzati”, cioè quelli cresciuti in

contesti impersonali, come in orfanotrofi o istituzioni simili, hanno

maggiori difficoltà ad inserirsi nella società, rispetto ai bambini

cresciuti in una normale famiglia, dove i rapporti sono di per sé più

vivi e informali.

Alla luce di quanto detto, in sede conclusiva, si può affermare che ai

fini di un equilibrato sviluppo psicologico, la presenza di saldi legami

affettivi svolge un ruolo essenziale.

Norme e valori collettivi: la cultura di senso comune.

4.

Come si concludeva nel paragrafo 3, per essere membri attivi di

una società se ne devono apprendere i modelli di comportamento;

in tali modelli vi sono cristallizzate sia le regole relative all’uso di

oggetti materiali, sia le modalità pratiche e morali grazie a cui

relazionarsi agli altri. Si tratta di saperi che danno forma alla cultura

di senso comune di una società.

Secondo Elias la società moderna è espressione di trasformazioni

intervenute tanto sul piano delle strutture economiche quanto su

quello delle singole psicologie e quindi vi è stata una coevoluzione

fra le strutture sociali e le strutture psichiche. Tale coevoluzione ha

portato a un rafforzamento delle forme di autocontrollo da parte di

ciascuno sui propri pensieri e sulle proprie azioni. Per Elias, sul

piano dei comportamenti pratici, il tratto di fondo della società

moderna consiste nella “psicologizzazione” delle regole di

comportamento: nel senso per cui ciascuno cerca di fornire una

buona immagine di sé dominando sia la propria emotività che le

proprie pulsioni.

Fra le esemplificazioni suggerite a questo proposito da Elias vale qui

richiamare un atteggiamento piuttosto diffuso quale lo sputare per

terra. Nel passato era un atteggiamento piuttosto diffuso, le regole

del galateo suggerivano solo di non sputare sulla tavola dove si

mangiava. Solo alla fine del 1700 si comincia ad interdire tale

comportamento e si finisce in una generalizzata riprovazione come

quella odierna dando quasi l’impressione che abbia un fondamento

genetico. 7

Da ciò si può affermare che la vita ordinaria, e i costumi e la

credenze su cui questa si regge, sono espressione di un’ esperienza

storicamente variabile – frutto di azioni individuali e collettive

cristallizzatesi nel tempo.

I comportamenti sociali tendono ad essere percepiti come

“naturali”, ma si tratta di comportamenti pur sempre socialmente

costruiti e trasmessi di generazione in generazione tramite processi

di socializzazione.

Occorre a questo punto chiedersi perché gli individui aderiscono al

patrimonio culturale della propria società.

A questo proposito si possono richiamare due teorie: la prima

chiamata normativa e la seconda chiamata coercitiva.

Nel primo modello i valori e le norme collettive diventano da

oggettive a soggettive tramite la loro interiorizzazione (azione

svolta dalla famiglia e dalla scuola). L’interiorizzazione da un lato

neutralizza le deviazioni dalle aspettative sociali e dall’altro

riproduce anche il consenso sui valori e sulle norme collettive;

consenso che però è ottenuto non tramite il timore di sanzioni, ma

perché tali valori e norme sono stati interiorizzati nei termini di

un’“autorità morale” normativa fatta propria dall’individuo quale

proprio sistema etico.

Nel secondo modello si parte dal presupposto che gli individui

possiedano posizioni sociali differenziate; la cultura trasmessa dalla

socializzazione è ritenuta la cultura della classe dominante perché

si è dell’avviso che sia questa la classe ad esercitare il controllo sul

potere economico, politico e culturale. Gli aderenti a questa

impostazione ritengono che gli individui siano obbligati al rispetto

dei valori e delle norme collettive per via della minaccia di ricorso

alla coercizione – la quale viene utilizzata dalle classi dominanti che

detengono il potere per imporre sia i propri interessi sia la propria

visione della vita. 8

SOCIALIZZAZIONE E PERSONALITA’

Si può assumere che la socializzazione è il mezzo tramite il quale

gli individui apprendono le regole e le modalità dei rapporti

interpersonali (capitale culturale).

Il capitale culturale, a sua volta, si trasmette influenzando i

caratteri delle singole personalità.

Per personalità si intende generalmente l’insieme degli

atteggiamenti e delle credenze tipiche di un individuo. Dato il

limitato corredo genetico umano, la personalità è carente al

momento della nascita: questa prende corpo gradualmente e sotto

l’azione di processi educativi.

L’argomento di questo capitolo riguarderà dunque tale processo di

crescita della personalità e si richiameranno le principali teorie

psicosociali (comportamentismo, teoria dell’io specchio di Cooley,

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teoria dell’altro generalizzato di Mead, l’impostazione psicoanalitica

di Freud, la riflessione relativa al ciclo di vita di EriKson e il

cognitivismo evoluzionista di Piaget).

1. Il comportamentismo o i riflessi condizionati.

Nel comportamentismo, a proposito dello studio della personalità, si

deve prescindere dagli stadi di coscienza perché questi non sono

ritenuti empiricamente osservabili.

Ciò che occorre porre sotto osservazione è la relazione stimolo –

risposta tramite lo schema causa – effetto: il comportamento va

visto come risposta, e quindi effetto, ad un determinato stimolo,

che ne è invece la causa.

Watson ha analizzato ad esempio i riflessi condizionati del bambino

Albert alla presenza di un topo bianco. In un primo tempo il topo

non era fonte di paura per il bambino, ma poiché tale comparsa è

stata poi seguita da un suono assordante e fastidioso ciò ha portato

a un cambiamento di percezione: la comparsa del topo è diventata

fonte di apprensione perché Albert è stato indotto ad associarvi il

successivo rumore.

Tale esperimento fa sottolineare come la personalità va vista in

termini di riflessi condizionati che si determinano nelle varie

situazioni.

Per i comportamentisti “saper vivere” significa rapportarsi agli altri

tenendo conto dei risultati positivi o negativi sperimentati nei

precedenti incontri (Pavlov). Se si tratta di risultati positivi, è

probabile che l’individuo reiteri la relazione; in caso contrario la

eviterà.

2. Il simbolismo sociale: Cooley e Mead.

Cooley parla della coscienza sociale dell’individuo come composta

da tre elementi:

Autocoscienza (ciò che ciascuno pensa di sé stesso)

• Coscienza sociale (quanto ciascuno pensa degli altri)

• Coscienza pubblica (l’insieme delle credenze e dei valori di una

• società). 10

È una distinzione solo teorica in quanto la vita psichica personale è

condizionata dai valori e dagli atteggiamenti collettivi ed inoltre

l’autocoscienza non precede la coscienza sociale in quanto la

coscienza di se stessi appare in una fase avanzata dello sviluppo

psichico. Per Cooley è dal secondo anno di età che inizia a formarsi

una coscienza di se stessi; prima di allora l’”esperienza mentale” di

sé non è che un insieme caotico di impressioni.

La formazione di tale autoconsapevolezza (autocoscienza) va di pari

passo alla consapevolezza di appartenere a “gruppi primari”

(famiglia, gruppi di gioco e vicini di casa) che svolgono

un’importante funzione di socializzazione, in quanto trasmettono sia

i valori e le norme collettive sia il sistema simbolico della propria

società.

La personalità, poi, si forma all’interno di un persistente gioco di

auto percezioni: “come vediamo riflessi nello specchio il nostro

volto, la nostra figura, il nostro vestito (…),e siamo soddisfatti

oppure no a seconda che essi corrispondano o non corrispondano a

ciò che noi piacerebbe che fossero, così con l’immaginazione

cogliamo nella mente di un altro un certo modo di considerare il

nostro aspetto, i nostri comportamenti (…) e da tali considerazioni

siamo in vario modo influenzati”. Questo gioco di autopercezione

riguarda perciò, da un lato, la propria personale percezione e,

dall’altro, la percezione di sé negli altri (come essi ci vedono). E se

per Cooley l’io si forma nel quadro di relazioni interpersonali filtrate

e codificate dalla coscienza, analogamente questo è quanto

ritroviamo in Mead.

Per relazionarsi agli altri, precisa Mead, occorre che il significato di

qualsiasi gesto possa essere interpretato sulla base di

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher uappo10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Sekulic Tatjana.
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