Processi e trasformazioni sociali
La società europea dagli anni '60 ad oggi
Il XX secolo, detto “secolo breve”, inizia nel 1914 con la prima guerra mondiale e termina nel 1991 con la caduta dell'Unione Sovietica. La grande trasformazione sociale è compresa nei 45 anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta dell'Unione Sovietica. Fino agli anni '60 vi è un periodo di grande benessere, di crescita economica, di maggior consumo, soprattutto per l'aumento delle automobili in circolazione.
Divisioni economiche e politiche
Dalla fine degli anni '60 fino alla metà degli anni '70 si assiste a una divisione, dovuta principalmente a due motivi.
- Rovesciamento economico e politico, che inizia con la crisi petrolifera degli anni 1973-1974 e alla crisi del 2008: si assiste all'interruzione della crescita economica, a un peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, con un aumento della disoccupazione, deindustrializzazione e terziarizzazione. Nasce la società della conoscenza, in cui quest'ultima rappresenta l'elemento principale in ogni attività economica e politica e dove si sviluppa la tecnologia e la scienza, insieme all'aumento dell'istruzione e della flessibilità.
- Accelerazione dei processi sociali iniziati nell'età dell'oro (fino agli anni '60) e inoltre il crollo del progetto del modello sociale europeo dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni '60, caratterizzato da una forte protezione sociale attraverso la concertazione, venne messo in discussione.
La globalizzazione prende piede e con essa l'economia è sempre più difficile da controllare da parte degli stati nazionali. Si apre con Tatcher la strada al neoliberismo che mette in discussione la sostenibilità del modello sociale adottato fino ad allora, sintetizzabile da una celebre frase della Tatcher: “la società non esiste”.
Globalizzazione e impatti sociali
La globalizzazione ha rimesso in discussione il modello sociale europeo e ha ridimensionato il ruolo degli stati nazionali che si devono confrontare con poteri sovranazionali e subnazionali come centri finanziari globali. Questo comporta alla fine degli anni '70 la nascita di movimenti separatisti in Gran Bretagna, Belgio e Spagna e nuove spinte nazionaliste.
La globalizzazione viene spesso associata a dinamiche economiche e tecnologiche associate a un aumento di interconnessione tra i confini nazionali a seguito di intensificazione del commercio internazionale, moltiplicazione di imprese multinazionali, mercati finanziari interconnessi a livello mondiale che si rendono autonomi dal controllo degli stati nazionali producendo:
- Indebolimento del potere di controllo e di intervento dei singoli stati nazione con conseguenza che il mercato e le transazioni finanziarie diventano imprevedibili
- I governi non possono controllare pienamente le risorse fiscali e quindi neppure le politiche di protezione sociale che risultano intaccate, riducendo una delle principali fonti di legittimazione su cui si basava lo stato.
Concetti sociologici
Per la sociologia la società è stata concepita a lungo come un'entità integrata, coincidente con lo stato nazionale, come un complesso di strutture e relazioni chiuse, delimitate dai confini degli stati territoriali, identificando la società con un territorio e la propria comunità politica tipica degli stati nazionali europei. L'insieme di tutte le trasformazioni indica l'emergere di un pluralismo di valori, di modelli culturali e norme sociali. Il compito della sociologia è quello di chiarire come l'individualizzazione non significhi anomia, ma nuove forme di regolazione sociale e riflettere sulla capacità degli attori sociali e politici di operare in comune.
Per Durkheim il passaggio dalla società tradizionale a quella moderna si ha grazie a un processo di differenziazione sociale: da comunità scarsamente specializzate a comunità in cui si rendono autonomi ruoli ed ambiti sociali, facendo acquistare così autonomia alla politica, alla religione, all'economia, alla famiglia, ecc. Nella società moderna svolge un ruolo privilegiato l'individuo, che si distacca dal gruppo ed acquista un'identità propria.
Cambiamenti sociali nell'ultimo mezzo secolo
I cambiamenti sociali di questi ultimi 50 anni hanno riguardato ambiti economici, tecnologici e culturali ed hanno investito non solo l'Europa ma anche gli USA. Possiamo individuare alcuni processi analizzati sul piano analitico, la cui interdipendenza genera una trasformazione sociale:
- Alcuni processi sociali avvenuti riguardano la terziarizzazione o il passaggio al post-industrialismo e riguardano le coordinate sociali in cui avvengono i cambiamenti economici
- Il processo della complessificazione, ovvero il problema della struttura integrativa sociale
- Il processo di individualizzazione, cioè le trasformazioni avvenute in ambito culturale e normativo nel rapporto tra individui, istituzioni e valori sociali.
Età dell'oro europea (1945-1973)
L'età dell'oro europea ha visto il boom economico caratterizzato dalla nascita del fordismo, cioè un modo parcellizzato e centralizzato di lavoro fondato su una catena di montaggio che si basa sulla ripetitività del lavoro operaio non qualificato. La stabilizzazione economica avvenne grazie alla gestione keynesiana dell'economia, che vedeva la spesa dello stato indirizzata verso lo sviluppo di beni pubblici come la salvaguardia della salute, il miglioramento dell'istruzione e le forme di assicurazione protezione sociale. Lo stato sociale, il Welfare State, ha diminuito le disuguaglianze sociali, consentendo un'uniformità di profili salariali e di sicurezza dei posti di lavoro.
Trasformazione della società post-industriale
La trasformazione della società post-industriale si ha con il passaggio dal modello occupazionale, cioè manifatturiero, a un altro, quello dei servizi, con conseguente trasformazione sociale che vede, con la deindustrializzazione, l'indebolimento numerico degli operai, facendo invece crescere i ceti medi, tecnici, impiegati, liberi professionisti, cui segue l'affermazione della società della conoscenza. Assistiamo quindi alla fine di un modo di produzione e a un cambiamento nel modo di lavorare, basato su parcellizzazione e ripetitività del fordismo, caratterizzato dalla rigidità del mondo del lavoro: vi è dunque la nascita di un modo di produzione grazie alle scoperte scientifiche e tecnologiche, che rendono sempre più rilevante ai fini della produttività il principio della flessibilità del lavoro.
Il mercato globale è più esigente e le imprese si ristrutturano rendendosi più snelle e più piatte. Si pone fine all'alienazione del fordismo e nasce il lavoro qualificato flessibile, accompagnato dall'ansia di incertezza. Nascono nuove strutture sociali con fratture tra inclusi ed esclusi.
Fluttuazione sociale in Italia durante gli anni '80
Negli anni '80 in Italia si assiste a una forte fluidità sociale, una forte mobilità dalla classe subalterna a quella media, seppur con privilegi di carattere ereditario. Alle fratture sociali si aggiungono le fratture legate all'età e all'etnia in Europa, dove si stabilizzano le diversità culturali con la nascita di nuovi soggetti deboli della società post-industriale, terziaria e della conoscenza.
Fattori esogeni, come la crisi petrolifera, e fattori endogeni, come il modo in cui il Welfare si era affermato, mettono in discussione la sostenibilità del modello sociale europeo. I neoliberisti e la loro idea di deregolamentazione del mercato mettono in crisi un elemento fondamentale del modello sociale europeo: la concertazione. La società diventa sempre più complessa, aumentano le relazioni dentro il sistema sociale, tanto che negli anni '70 si passa da una società centrata, in cui le diverse parti sono tra loro distinte ma dipendenti da un'unica fonte di comando-informazione, a un sistema sociale accentrato in cui le parti sono governate da una pluralità di comandi ed informazioni, provenienti da più centri.
Società di rete di fine secolo
La società di rete di fine secolo è quella che fa riferimento all'instaurarsi di una rete puntiforme di scambi, una prevalenza di rapporti orizzontali più che di gerarchie stabili e centralizzate del potere.
Processo di complessificazione a livello europeo
Nel processo di complessificazione a livello europeo si possono evidenziare tre dinamiche:
- De-differenziazione: accanto alla formazione di ambiti e ruoli specializzati si notano processi che segnalano intrecci e sovrapposizioni dovute alla globalizzazione in ambiti dove prima i confini erano nettamente separati ed identificabili: sfera pubblica e privata, economia e politica iniziano a compenetrare, vi è una crescita del potere politico delle lobby e una dipendenza dei governi dalle competenze delle multinazionali.
- Distacco dei cittadini dalle istituzioni politiche: negli anni '70 e '80 si assiste a nuovi conflitti culturali che, in maniera passiva, mostrano la sfiducia crescente e la caduta della partecipazione alla politica, con il declino negli anni '90 dei partiti politici e con la formazione in tutta Europa di formazioni populiste che si nutrono dell'insoddisfazione popolare.
- Indebolimento del potere centrale dello stato nazionale che modifica il moderno sistema dello stato in Europa: la globalizzazione economica scavalca i confini dello stato nazione, trasferisce la capacità di governo ad organismi sovranazionali, dall'UE ad imprese multinazionali, organizzazioni governative e non governative prive di legittimazione tipica di stati nazionali.
Si rompe la solidarietà civica, fondata su fiducia, capitale sociale, spirito civico, che era la base dell'identità della vecchia nazione. Il nuovo ruolo dello stato è quello di governance tra una rete fluida di attori che interagiscono a diversi livelli di governo e a cui manca un'autorità formale. Si assiste a un livellamento delle culture nazionali a seguito della globalizzazione, creando forme ibride, con continua nascita di culture e sottoculture, rafforzando la crescita del processo di individualizzazione dei soggetti e dei progetti di vita.
Individualizzazione nella società moderna
L'individualizzazione è un processo storico che attribuisce sempre più importanza all'individuo, alle sue scelte e ai suoi valori. Per Durkheim essa nasce dal passaggio dalla società tradizionale, basata sulla solidarietà meccanica, ovvero la coscienza collettiva, alla società moderna, fondata sulla solidarietà organica in cui la personalità individuale si differenzia dal gruppo e dove si diffonde il libero arbitrio dalla Riforma.
Secondo Durkheim, il culto dell'individuo nella società moderna potrebbe costituire un ostacolo all'integrazione sociale a causa della natura egoistica dell'uomo. L'individuo assume così una doppia connotazione: da un lato, costituisce la principale forza integratrice culturale nella società moderna in quanto insieme di valori istituzionalizzati (autonomia, libertà, dignità individuali); dall'altro, in quanto spinta egoistica, cioè non solidale e cooperativa, rappresenta un elemento disgregatore della società moderna.
L'individualizzazione può generare diversi tipi di individualismo, ad esempio l'individualismo “eterodiretto” di David Riesman, secondo cui l'individuo, con il suo insaziabile bisogno di approvazione da parte degli altri, il suo desiderio di piacere e la sua superficialità si contrappone al tipo “autodiretto”, che si orienta secondo la propria coscienza. L'eterodiretto richiama l'individualismo narcisista di Christopher Lasch, basato sull'ansia, sulla gratificazione, sulla fragilità e sulla debolezza, che si contrappone all'individualismo classico, fondato sul senso di colpa dettato dal Super-Io.
Entrambi i modelli di individualismo si basano sul rapporto con gli altri, il quale è autocentrato: infatti, si ricorre sempre all'altro per avere conferma di sé. Oltre a questi individualismi, ne nascono anche altri tipi: uno legato alla cultura dei diritti e orientato alle forme di emancipazione della fine degli anni '60, e uno riflessivo, cosmopolita, orientato alla creazione della propria identità. Queste forme di individualismo vanno distinte dalle forme di individualismo egoistico e possessivo, tipico del neoliberismo economico, e dalle forme di individualismo eroico-innovatore. Si tratta in generale di individualismi sociali.
Questo processo di individualizzazione è frutto del cambiamento, a fine anni '70, delle relazioni tra generazioni, tra i coniugi all'interno di una famiglia e nel rapporto con la religione. Si assiste a una maggiore autonomia rispetto al mondo adulto per quanto riguarda la sfera privata, che porta alla fine degli anni '70 a conflitti tra le generazioni, e a un riavvicinamento dei valori tra generazioni a causa di una maggiore dipendenza dovuta al prolungamento della convivenza coi genitori e alle difficoltà di inserimento sociale e professionale.
Relazioni e individualismo
- Nelle relazioni il processo di individualismo riguarda l'emancipazione della donna che acquisisce maggiore indipendenza economica in seguito al suo ingresso nel mondo del lavoro.
- Declina il modello istituzionale della famiglia e si affermano nuovi tipi di famiglia, tra cui: le famiglie di fatto, le famiglie ricostruite, le famiglie omosessuali e via dicendo. Sono famiglie lontane dalla mentalità occidentale e vivono in assenza di norme di condotta. Cambiano quindi i ruoli e le funzioni diventano più flessibili rispetto al passato.
- Cambia anche il rapporto con la religione, con una forte delegittimazione delle autorità religiose tradizionali in Europa, ma non viene comunque abbandonata la spiritualità privata. Da un lato assistiamo all'ampliamento del pluralismo religioso, in particolare dovuto all'immigrazione, dall'altro invece nascono diversi problemi legati all'integrazione delle religioni importate dagli immigranti e da credenze ibride.
Una società Europea
Una delle domande più importanti è: “Esiste una società europea?”. Molti autori hanno risposto negativamente, prendendo in considerazione il processo di integrazione europea che, alla fine del secolo, era ancora nella sua fase iniziale. È molto difficile riuscire a dare un'unica risposta per due ragioni:
- Le convergenze generate dai processi sociali dipendono dal fatto che l'Europa ha una storia in parte comune, che differenzia i suoi paesi da altre storie di paesi occidentali come gli Stati Uniti; altre convergenze, però, dipendono non da una storia comune, ma dalla globalizzazione che rende simili i paesi europei per il fatto che tutte le società sono più simili oggi che in passato.
- Anche quando le tendenze sociali sono unitarie, sono declinate però in modo diverso all'interno di aree geografiche o secondo i singoli paesi.
Tratti comuni delle società europee
Possiamo individuare alcuni tratti comuni particolarmente importanti delle società europee:
- Tutte le società europee hanno subito il processo di deindustrializzazione e l'avvento della società dei servizi, con molto ritardo rispetto agli USA. La deindustrializzazione e successiva terziarizzazione hanno assunto caratteristiche diverse da paese a paese. Un elemento distintivo della società europea è l'importanza della divisione di classe, nonostante abbia cambiato la propria strutturazione.
- Un altro tratto comune di tutte le società europee è il “modello sociale europeo”, basato sull'idea che il mercato non si regola da sé, ma va regolato. Questo modello nel tempo è cambiato, in particolare in seguito a problemi di sostenibilità, ma non è sparito. Sono nati diversi modelli, tra cui quello anglosassone o liberale, quello nordico o socialdemocratico, quello continentale o corporativo-conservatore e quello mediterraneo o familistico.
- Un terzo aspetto riguarda la trasformazione generale dell'Europa nella società dell'informazione e della conoscenza, che ha prodotto la globalizzazione economica e tecnologica, diffondendo la ricerca scientifica. Anche in questo caso il passaggio alle forme di economia knowledge-based è differenziato.
- Il quarto tratto distintivo riguarda le forti divisioni di classi, che hanno visto il radicamento di partiti politici nelle varie classi in tutta Europa. Ma successivamente si è assistito in tutta Europa alla sfiducia verso le istituzioni politiche, dando invece potere ai mass media. Inoltre, i rapporti tra stati, nazioni ed istituzioni democratiche vengono rimessi in discussione perché gli stati oggi devono confrontarsi con i poteri sovranazionali dell'UE sia con le imprese economiche che operano a livello transnazionale.
- Il quinto elemento si lega all'incontro con le diversità etniche: da un lato l'immigrazione trasforma l'Europa in un continente in cui sono presenti diversi flussi migratori, dall'altro le minoranze etniche europee nella scena politica e sociale accendono tensioni e conflitti. Nascono problemi di inclusione/esclusione, che hanno risposte divergenti: da quelle assimilazioniste (Francia) a quelle multiculturali (Olanda e Gran Bretagna).
- Un ultimo tratto è la vulnerabilità dell'Europa di fronte al pluralismo religioso che dipende sia dai flussi migratori, sia dall'individualizzazione e declino dell'istituzione religiosa in Europa. Qui si afferma il liberismo culturale, corrispondente alla libertà di scelta per ciascuno nella sfera privata indipendentemente da convenzioni sociali o norme religiose, a cui si aggiunge l'idea di tolleranza per chi la pensa diversamente.
La flessibilità: dall'industrialismo al post-industrialismo
A metà anni '70 in Europa si conclude un trentennio di crescita economica senza precedenti, la Golden Age, e di miglioramenti delle condizioni di vita e di lavoro. In paesi come la Gran Bretagna e l'Olanda, first comers, si completò la transizione industriale e cominciò a decollare...