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Sociologia militare e della Leadership- prof Olivetta 04/11/2019

Termine 26 novembre. Modulo sulla leadership. Esame: 1 domanda aperta su una pagina che riguarda un

argomento, articolata + due o tre pagine con quesiti a risposta multipla oppure tabelle, oppure frasi da

completare, pochi Vero o Falso+ possibile definizione di una o due righe.

VOLUME 2 SLIDE

LEADER

La leadership può essere considerata come un elemento costitutivo di qualsiasi gruppo sociale. Sia che le

relazioni all’interno del gruppo siano particolarmente formalizzate, strutturate o che lo siano poco o non lo

siano del tutto, ma in ogni caso possiamo trovare al loro interno la leadership.

Cosa intendiamo per leadership? Partiamo da una serie di definizioni.

Il leader deriva dal verbo inglese to lead, che vuol dire condurre/guidare. Concentriamoci su guidare ¸se noi

prendiamo il dizionario Zingarelli dice: ‘’capo di partito o di uno schieramento politico di o di uno schieramento

politico, di indiscusso prestigio. Esponente di punta di un movimento culturale e sim. Nelle corse al trotto e al

galoppo, cavallo che si pone in testa e fa l’andatura’’ ->guida. Anche l’enciclopedia del 1295 sottolineava

questa derivazione ‘’ippica’’ leader è il cavallo che si pone intesta nella gara e fa l’andatura, dunque il

significato di questo termine è simile a una delle possibili configurazioni della parola GUIDA.

Guida deriva dal tedesco e significa indirizzare possiamo far riferimento a qualcosa che indirizza verso una

meta determinata (sia concreta-astratta, reale-immaginaria) oppure suscita, provoca, crea un determinato

effetto, ciò che indica il percorso da seguire (ed ecco l’indirizzo), il punto di riferimento -> questa è la

definizione che da il dizionario di lingua italiana.

English and English [1958] si sofferma su una serie di definizioni.

La prima è che ‘’una persona che – in un dato tempo e luogo- modifica, dirige o controlla, mediante le proprie

azioni, gli atteggiamenti o le azioni di uno o più ‘seguaci’ ‘’

La seconda ‘’una persona che occupa un ufficio o una posizione tale da conferire ai suoi consigli (suggestions)

o comandi una certa autorità o un certo potenziale atto a controllare il comportamento di un gruppo sociale’’.

Qui abbiamo un'altra parola autorità. Siamo partiti da to lead in inglese – condurre/guidare-, siamo passati

a guida, siamo passati a indirizzare, ora qui abbiamo autorità. In base a chi conferisce questa autorità si potrà

parlare di capo o leader. Ma questi due nonostante siano usati come sinonimi assolutamente non lo sono.

Il CAPO (head) autorità conferita dall’esterno

È tale nei casi in cui l’autorità viene imposta dall’esterno, cioè qualcuno che dica ‘’tu comandi quel gruppo’’.

Il LEADER autorità conferita dai seguaci

Il leader si ha nei casi in cui l’autorità viene conferita/riconosciuta anche dai seguaci, collaboratori,

subordinati, dai dipendenti, dai followers.

Nel caso del capo il ruolo è attribuito dall’esterno mediante un’attribuzione formale di quel determinato

status a cui viene associato una specifica autorità. Spesso lo status è sottolineato da segni (simboli) esteriori

che stanno ad indicare quello status (ad esempio i gradi dei militari). Il leader è espresso direttamente

dall’interno del gruppo, quello che riesce in qualche modo a trascinare il gruppo, questa autorità, attribuita

esternamente, viene riconosciuta e conferita anche direttamente dai seguaci che stanno all’interno in modo

informale, quindi sostanzialmente, in modo spontaneo. Questo ruolo non burocratizzato non necessita

nemmeno di status - simboli, ma viene automaticamente riconosciuto come capo. La differenza tra leader e

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capo sta nel ruolo che può essere formale o informale. Il capo, formalmente rivestito del suo ruolo e

dell’autorità, deve però essere capace di riempire di sostanza informale questo suo ruolo, cioè deve essere

capace di avere un minimo di consenso da parte delle persone che dirige, guida, indirizza- cioè deve ottenere

dai dipendenti una sufficiente legittimazione del suo ruolo di capo, del suo ruolo di guida del gruppo. Il leader

è un capo ma non per forza viceversa, un capo può non essere considerato in tutti gli affetti leader, per

diventarlo deve ottenere il riconoscimento degli altri che guida, in modo da poter trasformare la HEADSHIP

in LEADERSHIP.

→(la

HEADSHIP parola non esiste nel vocabolario inglese ma l’ha inventato uno psicologico sociale) fa

riferimento al saper essere a capo di qualcosa saper rivestire quel ruolo di comando, formalmente definito,

saper esercitare quell’autorità che gli è stata formalmente attribuita. Ma nel momento in cui i seguaci,

followers , dipendenti, riconoscono questo ruolo a loro capo, nel momento in cui lo riconoscono come capo

gli attribuiscono anche informalmente questa autorità corrispondente allo status e allora da capo diventa

leader, da headship diventa leadership. Quindi la leadership va intesa come capacità di influenzare, mentre

la headership è solo la ‘’capità’’, cioè l’essere capo, saper essere in grado di essere a capo di qualcosa, di

essere duce di qualcosa.

AUTORITÀ

Deriva dal latino autoritas e richiama di essere generatore di un qualche cosa o di qualcuno,

fonte/origine/autore o artefice. Autore quindi anche ‘creatore’ autore nel senso colui che crea, promotore

di attività, colui che accresce le potenzialità.

La funzione dell’autorità si sostanza nella capacità di generare/sviluppare/far crescere il potere di un ruolo

che si ha di fronte, occupandosi di guidarne la realizzazione. Difatti l’autorità richiama una situazione di

dipendenza accettata.

La definizione più diffusa relativa all’autorità è ‘’facoltà di un individuo o di un gruppo, attribuita in base a

certe loro caratteristiche o alla posizione che occupano e riconosciuta consensualmente dalla collettività in

cui la esercitano, di emanare comandi che obbligano, vincolano o comunque inducono uno o più soggetti

appartenenti alla medesima collettività ad agire in un determinato modo’’.

Il fondamento dell’autorità può esser di due tipi:

- Può essere un Ordinamento giuridico: tutti sono impersonali. Un ordinamento giuridico vigente in

quella società, organizzazione, società etc.. che attribuisce quella autorità legale. Si collega al

concetto di capo. Autorità legale

- Determinato attributo di una persona o gruppo, che la collettività di riferimento valuta al punto da

subordinarsi a quel soggetto o gruppo che possiede questa particolare qualità/attributo. C’è un

riconoscimento da parte della collettività. Si ricollega al concetto di Leader. Autorità funzionale.

POTERE,

Per un’adeguata analisi della leadership, dobbiamo vedere il concetto di deriva dal latino e

significa usare poter realisticamente usare una forza per far valere la propria volontà. Per i sociologi il potere

è «capacità di un soggetto individuale o collettivo ‘A’ di conseguire, in modo intenzionale e non per accidente,

determinati scopi in una sfera specifica della vita sociale, ovvero di imporre in essa la propria volontà,

nonostante la eventuale volontà contraria o la resistenza attiva o passiva di un altro soggetto o gruppo di

soggetti ‘B’»

Per i sociologi è importante distinguere tra due diversi significati di potere:

- L’avere il permesso di ...(may)

- L’essere capace di …(can)

Non sono la stessa cosa. Potente è colui che ha il permesso ma è contemporaneamente capace di fare; è

colui che ha la facoltà pragmatica di realizzare un qualcosa, è il realizzatore, colui che fa le cose, colui che

riesce a fare, lui soggetto A riesce a far fare qualcosa al soggetto B, quindi non c’è solo il MAY – avere il

permesso di - ma anche il CAN -deve essere in grado di-, se no per i sociologi non è potere, ma solo autorità.

2

Il problema a questo punto diventa quello della legittimazione del potere. Come si fa a legittimare questo

potere? Ci viene incontro Weber e la classificazione dei tre poteri:

- Carismatico: il carisma deriva dalla tradizione cristiana, è il dono della grazia. Sono qualità particolari

che il soggetto possiede e il carisma è il dono di Dio, della grazia che viene dato al soggetto. Sono

qualità particolari non comuni alla maggior parte delle persone questo all’origine cristiana del

termine. Oggi intendiamo carisma delle qualità distintive che fanno delle persone diverse dalle altre,

più dotata nello svolgere dei ruoli relazionali. Il potere carismatico deriva dal fatto che i dipendenti

riconosce questa particolarità nella persona e automaticamente gli attribuisce il potere. Il potere

carismatico ha due limiti:

o La morte del leader o il venir meno del leader: quando viene meno un leader carismatico non

è semplice trovare un sostituto.

o Per mantenere questo carisma, il soggetto doveva continuamente stupire con miracoli, nella

nostra accezione, bisogna alimentare il carisma con degli atti,/comportamenti.

Nella realtà di oggi, alcuni politici hanno un potere carismatico? Stanno compiendo azioni per mantenere

questo tipo di potere? Basta pensare a Berlusconi , Bossi (c’è voluto tanto per trovare dei leader carismatici

che li sostituissero) anche Renzi.

- Tradizionale: si basa su norme /tradizioni/consuetudini mediante le quali il potere viene trasmesso

da un soggetto all’altro (esempio del principe che eredita la corona del padre in base alle norme

trasmesse da generazione a generazione – oppure le dinastie imprenditoriali in cui il rampollo della

famiglia industriale che eredita l’azienda di famiglia, non in base alle qualità personali perché

possono essere meno bravi dei predecessori, ma eredità l’attività della famiglia. Il potere tradizionale

lo possiamo vedere anche in università, la maggior parte di figli universitari fanno anche loro la

carriera universitaria, lo stesso dei figli degli ufficiali --Il potere viene acquisito con metodi imparziali,

si tratta di socializzazione primaria della famiglia, si cresce in una famiglia e si sente la vocazione di

seguire la stessa famiglia).

- Legale o razionale: Weber afferma che questo potere deriva dalla norma, cioè da un ordinamento

che attribuisce quell’autorità, quel potere e nell’attribuirtelo va a vedere le capacità e meriti (perché

scelgo di attribuire quel potere a lui? Perché è il migliore per ricoprire quel ruolo e quindi gli

attribuisco quel potere). È rigorosamente in funzione del merito, la modalità di attribuzione è sancita

dalla norma come la modalità di esecuzione di quel potere e quindi si deve muovere all’interno di

quelle norme. Queste norme di cui lui pretende il rispetto da parte dei follower/dipendenti, è il

primo a doverle rispettare. È il potere dell’ingranaggio all’interno della macchina burocratica si

può sostituire in qualsiasi momento. Le persone sono uno strumento al servizio della collettività e

società. Idea basata su merito, definizione del ruolo e sulla limitazione dell’esercizio del ruolo e sulla

sostituibilità del soggetto.

La prima repubblica dell’Italia aveva lo stile potere legale.

3

TABELLA – tendenza nelle teorie e nelle ricerche sulla leadership secondo A.

Bryman

La leadership è stata sempre intesa ugualmente nel corso del tempo? No. La tabella ci fa riflettere sul fatto

che in periodi storici differenti, andando a vedere le varie teorie, i modelli che venivano proposti, notiamo

una evoluzione. Passiamo da quello che era l’approccio basato sui tratti orientamento personologici-

passiamo da altre concezioni fino ad arrivare al modello più frequentemente utilizzato, insegato nei corsi di

management, si tratta del modello trasformazionale di Goleman, che è ciò che serve per operare nei teatri

operativi. 05/11/2019

Il modo di concepire il leader militare, colui che ricoprire ruoli di comando, non può più essere considerato

lo stesso di qualche decennio fa. Perché sono cambiate una serie di cose, soprattutto sono cambiati i

dipendenti, non basta avere le ‘’stellette’’ ma è necessaria la massima efficienza formativa se si vuole avere

la massima efficienza operativa, in particolare in contesti che comportano un particolare stress.

Fino a poco prima della metà del secolo scorso (fino alla fine degli anni 40) le teorie dei vari modelli tendevano

ad avere orientamenti personologici. Gli orientamenti personologici sono un tipo di concezione della

leadership che coincide, va a braccetto con quella che è la convinzione della maggio parte delle persone,

anche ai giorni nostri, ovvero che in qualche maniera le qualità di un buon lider derivano da un tratto o da

un insieme di tratti che la persona possiede; tratti che sono sia della personalità della persona, ma possono

anche riguardare aspetti fisici.

Alla base id questa concezione c’è la convinzione che la leadership sia riconducibile a un insieme di

caratteristiche della personalità. Nelle versioni più estreme di questo approccio, abbiamo una configurazione

di tipo biologico e quindi anche caratteristiche fisiche. A pagina 29 del libro c’è scritto ‘’ il soggetto detentore

di leadership possiederebbe una serie di caratteristiche personali […] che lo differenzierebbero dagli altri esseri

umani […] tra cui l’intelligenza, la perseveranza, adattamento, sensibilità etc..’’.

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Gli orientamenti personologici o dei tratti

→derivata

Leadership da un tratto, o da un insieme di tratti, della personalità umana.

Intelligenza Estroversione Statura

Onestà Sensibilità Peso

Coraggio Forza fisica

Perseveranza Salute

Industriosità Voce

Adattamento Ecc.

Secondo questo approccio, il leader possiede una combinazione di queste caratteristiche personali, che per

quantità e qualità lo differenzierebbero dagli altri esseri umani. A questi che sono tratti della personalità, se

ne aggiungono anche altri di tipo fisico: come il peso, forza fisica, statura, la salute, il tono di voce, il leader

quindi sarebbe una persone speciale e migliore rispetto agli altri perché possiede questi caratteri distintivi,

di più o meglio.

Sono state fatte molte ricerche nel corso degli anni, a dimostrare questo modello, questa teoria secondo cui

‘’leader si nasce’’; anche per misurare le correlazioni tra questi tratti della personalità e la leadership, tuttavia

la maggior parte degli studiosi è concorde nel ritenere negativi i risultati conseguiti. A tutt’oggi non v’è

nessuno che è riuscito a dimostrare su base empirica la correlazione tra questi tratti e la buona leadership.

Non esistono ricerche che dimostrano in modo scientifico questa teoria. Ancora oggi possiamo far

riferimento agli orientamenti personologici, perché anche negli altri orientamenti hanno qualche tratto che

si ricollega agli orientamenti personologici, ma non possiamo considerare attuale questo approccio e usarlo

oggi. È naturale che chi sia estroverso, con forte capacità di adattamento, può essere più portato a fare il

leader, rispetto chi è più chiuso, introverso. Chi ha delle caratteristiche particolari può essere per lui più facile,

ma nulla toglie che chi è più introverso, possa prendere piano piano le caratteristiche del ruolo della

leadership.

Le situazioni sociali, dei gruppi, delle istituzioni a cui facciamo riferimento per la leadership sono molto

diverse l’une dalle altre, non sono uguali, per questo è difficile trovare quei tratti della personalità che

associati al leader possono essere considerati come capaci di affrontare le diverse difficoltà che il leader deve

affrontare.

Rientra in questo ordine di orientamenti la teoria del grande uomo, per cui chi è dotato di particolari

caratteristiche, i grandi della storia, hanno determinate caratteristiche per cui sono queste caratteristiche

che fanno grandi i leader. Gli orientamenti che concepiscono il leader come eroe, come grande uomo, come

possessore di particolari caratteristiche, di capacità a prescindere dal resto e quindi da dove deve essere

esercitata la leadership sono delle ultra-semplificazioni della realtà. Però un riferimento possiamo farlo:

quando abbiamo parato di potere abbiamo parlato di carisma, la considerazione della prerogativa del carisma

può rientrare negli orientamenti personologici-> il carisma può esser una caratteristica del leader, che rientra

nei tratti e richiama gli orientamenti personologici. Ma è un tratto particolare, perché va ricondotto a una

sintesi di prestigio, ascendente, potere di suggestione che si basa su qualità particolari che il leader possiede.

Quando parliamo di carisma ci spostiamo verso l’orientamento personologico.

Gli orientamenti interattivi

Gibb (1947) – La leadership si esprime nel modo e nella misura in cui le norme e le strutture di un gruppo

permettono a speciali abilità e risorse di uno dei membri di essere usate nell’interesse di tutti.

Dagli anni 40-60 del secolo scorso ci si sposta progressivamente verso l’approccio basato sugli stili, e quindi

gli orientamenti prevalenti sono quelli ‘’interattivi’’. Dal punto di vista interattivo, viene analizzato il ruolo,

mettendo accanto alle sue azioni, le conseguenze delle sue azioni che lo differenziano dagli altri. questa

differenziazione di ruolo

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.gaiazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia militare e della leadership e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Olivetta Eraldo.
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