OLISMO STRUTTURALISTICO
: particolare rilevanza alla struttura economica. Essa, pur essendo creata dagli individui,
Marx
s’impone ad essi dall’esterno.
Struttura economica come variabile esplicativa di tutti i fenomeni sociali; solo analizzandola
possiamo capire il modo di pensare degli esseri umani, i quali sono condizionati dalla loro
condizione socio-‐economica.
Giunge a questa conclusione partendo dalla premessa materialistica che gli uomini sono esseri
bisognevoli: l’attività umana è perciò orientata verso la produzione di beni materiali che
soddisfino tali bisogni.
Ma la produzione di beni materiali è condizionata dalle forze produttive.
Nella storia di una società, la capacità produttiva tende ad aumentare con il crescere del
progresso; quindi, ad una particolare fase di sviluppo delle forze produttive corrisponde un
determinato tipo di rapporto tra esseri umani al fine di assicurare la produzione dei beni
necessari.
“Materialismo storico”: per spiegare le trasformazioni è sempre necessario fare riferimento alla
storia e all’evoluzione dei rapporti sociali.
OLISMO FUNZIONALISTICO
Premessa dell’antropologo : ad ogni bisogno umano corrisponde un elemento
M alinowsky
socio-culturale, che ha la funzione di soddisfare quel determinato bisogno; questi elementi
variano a seconda del tipo di cultura.
Per comprendere la specificità di ogni funzione, è necessario che ogni elemento venga connesso
alla totalità cui appartiene (la cultura) primazia della totalità sostenuta in modo netto.
: sostiene che gli attori agiscono in base alle richieste provenienti dalla società; gli
Parsons
individui, secondo lui, agirebbero secondo delle regole che sono state apprese e interiorizzate
durante i processi di socializzazione primaria e secondaria. Se l’individuo viene a integrarsi con
il sistema tramite questi processi, il suo agire sarà contribuirà al mantenimento del sistema
stesso, sarà quindi
funzionalmente positivo; in caso contrario il suo agire sarà
funzionalmente
negativo.
Parsons elabora uno schema interpretativo con il quale spiega i quattro “
imperativi
funzionali” che secondo lui ciascun sistema deve soddisfare:
1. : ciascun sistema deve essere in grado di prelevare risorse dall’ambiente
ADATTAMENTO
esterno, trasformarle e distribuirle al proprio interno.
2. : ciascun sistema deve stabilire e conseguire degli scopi
CONSEGUIMENTO DELLO SCOPO
che gli siano congeniali.
3. : il sistema deve garantire il controllo delle parti che lo costituiscono per
INTEGRAZIONE
verificare che tra di esse non vi siano squilibri.
4. : il sistema deve fornire ai suoi membri le motivazioni necessarie a far sì che
LATENZA
essi agiscano in modo congruente alle sue necessità.
Questo è lo schema AGIL, che prende il nome dalle iniziali dei quattro imperativi.
Tratti distintivi della sociologia funzionalista:
-‐ Concepisce la società come insieme di parti, tra loro interconnesse, che formano un tutto
unico; il sistema è l’unità di analisi e le singole parti sono comprese solo in base all’apporto che
arrecano al sistema.
-‐ Concentra l’attenzione sulle condizioni necessarie, definite “bisogni fondamentali”, che
consentono al sistema di funzionare e di vivere.
-‐ L’agire dell’uomo è plasmato dalla struttura sociale o dal sistema sociale, motivo per cui
l’essere umano è concepito come prodotto di uno o dell’altro.
INTERAZIONISMO SIMBOLICO
Nasce e si sviluppa negli anni Trenta negli USA (“Seconda scuola di Chicago”).
Concentra l’attenzione sull’interazione fra pochi soggetti, respingendo la nozione di sistema
sociale. Azione umana considerata come una realtà che nasce dall’interazione, cioè dalle
azioni reciproche tra più individui.
Nasce dalla premessa antropologica che vede l’uomo come essere “creatore” del proprio
ambiente e del proprio mondo di oggetti.
1) la struttura della società offre solo le condizioni dell’azione, senza rappresentare
Blumer:
la determinante fondamentale; 2) ogni manifestazione strutturale è il risultato dell’attività di
singoli individui che agiscono.
L’essere umano possiede un Sé, in grado di comportarsi nei confronti di se stesso nello stesso
modo in cui affronta la realtà esterna: questa caratteristica dell’essere umano gli consente di
agire in modo attivo e non solo di subire passivamente.
Il Sé è un’entità in continuo sviluppo mediante l’interazione sociale, ed è composta da due
elementi: l’Io, la tendenza istintiva e spontanea dell’individuo, che consiste nelle risposte
immediate dell’organismo agli atteggiamenti degli altri; il Me, prodotto dall’insieme degli
atteggiamenti prevalenti all’interno di un gruppo che vengono interiorizzati da un soggetto.
L’essenza delle azioni umane va ricercata nella comunicazione, oltre che nel Sé.
Individui concepiti come agenti nel creare l’ambiente sociale che li circonda, il quale però, dopo
essersi costituito, influenza a sua volta il loro comportamento.
Influenza di Mead nel superamento del rigido schema stimolo-‐risposta, proprio del
comportamentismo al contrario dei comportamentisti (i quali sostengono che ogni
fenomeno mentale deve essere ricondotto a riflessi condizionati o meccanismi fisiologici),
Mead sostiene che non esiste cambio sociale se lo stimolo non viene anche interpretato
soggettivamente: ogni attività sociale consiste in un comportamento significativo orientato
verso gli altri. Inoltre, l’agire non si limita ad una reazione alle azioni altrui, ma consiste anche
nelle reazioni alle intenzioni degli altri.
Lo schema stimolo-‐risposta viene quindi sostituito dal nesso
stimolo-interpretazione-
risposta: l’interpretazione risulta così essere l’elemento principale, in quanto processo
mediante il quale gli individui segnalano lo stimolo a se stessi e ne forniscono
un’interpretazione.
In questo processo interpretativo, assumono un’importanza essenziale i
gesti simbolici (un’idea,
un oggetto, un atto che esprime il significato di un’altra idea, oggetto o atto), i quali richiedono
l’interpretazione sia dell’azione che dell’intenzione.
L’individuo deve continuamente interpretare le azioni altrui cercando di coglierne il significato,
in modo da predisporre in base ad essere il suo agire, fonte, a sua volta, di segnali per l’agire
altrui.
Assunti di base individuati da Blumer:
1. I significati come guida all’azione. Gli esseri umani agiscono nei confronti delle cose in
base ai significati che le cose stesse assumono.
2. La genesi dei significati delle cose. Essa è da ricercarsi, per ogni individuo, nelle
modalità con cui altri agiscono nei suoi confronti in riferimento ad una specifica cosa.
3. L’interpretazione dei significati. I significati simbolici delle cose vengono manipolati
dal soggetto attraverso un processo interpretativo che egli adotta nell’affrontare le cose.
Ogni esperienza umana e ogni pensiero sono sociali in quanto gli individui interagiscono
mediante simboli (il più rilevante è il linguaggio).
Gli uomini vivono in un mondo costituito da oggetti significativi, e i significati di questi vengono
elaborati attraverso processi di interazione sociale da qui il nesso tra interazione e
dimensione simbolica.
Nell’interazione si attua il processo di genesi dei significati, ma anche quello di condivisione di
questi da parte dei membri della società: così essi sono messi in condizione di collaborare tra
loro tramite attività interdipendenti, definite “ azioni associate”, ovvero comportamenti
significativi verso gli altri.
Siccome sono gli individui che, interagendo tra loro, danno vita ai significati che dirigono le
azioni, per comprendere l’azione è necessario interpretare il significato che gli altri danno al
loro agire.
Blumer dà risalto al processo di costruzione del ruolo, inteso come processo che nasce
dall’esperienza creativa e dinamica dei singoli individui.
INDIVIDUALISMO METODOLOGICO
Nasce da molteplici influenze teoriche. Si propone non come teoria ma come metodo da
adottare nello studio dei fenomeni sociali.
Tre sono i suoi nuclei ispiratori:
1. Sociologia dell’azione di Weber: è l’azione intenzionale dell’essere umano a far nascere
qualsiasi fenomeno sociale.
2. Utilitarismo dell’economia classica: Ferguson sottolineò due elementi interpretativi
che saranno fatti propri dall’individualismo metodologico. Il primo è che l’essere umano
è creatore della realtà che lo circonda, la quale consiste nel risultato del suo operare; il
secondo elemento è che gli effetti di questo agire spesso non solo non corrispondono a
quelli desiderati, ma non potrebbero nemmeno essere immaginati da menti umane.
Un secolo dopo, il filosofo tedesco Dilthey
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