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Capitolo II: Termini del dilemma

La sociologia è lo studio dei fenomeni sociali. Come devono essere analizzati? Una scuola sostiene che la sociologia deve studiare la totalità, l’altra sostiene che si deve partire dall’individuo. Ogni fenomeno sociale implica sempre una dimensione collettiva. I gruppi possono essere considerati come realtà autonome o come la risultanza dell’azione di ogni singolo individuo che li compone. La sociologia si divide in due gruppi di pensiero: sociologia dell’azione e sociologia dei sistemi.

Olismo ed individualismo (oggettivistico e soggettivistico)

Olismo: la società viene concepita come una totalità che possiede proprie caratteristiche (società centro dell’agire).

Individualismo: l’attenzione viene indirizzata prevalentemente sui singoli soggetti che compongono la società (individuo centro dell’azione).

Olismo ed individualismo sono antitetici e non esistono forme di complementarietà. Le due teorie danno diverse risposte ai fenomeni sociali. Per la prima, i fenomeni hanno autonomia intrinseca; per la seconda, i fenomeni sono prodotti dell’agire individuale. La questione è cruciale perché da essa deriva il quesito su quanto l’uomo sia libero di agire e di quanto invece sia condizionato da entità a lui esterne e sovraordinate.

Ispiratori delle due teorie

Emile Durkheim – Olismo

Max Weber – Individualismo

Il fatto sociale di Emile Durkheim (Francia 1858-1917)

Più autorevole precursore dell’olismo o collettivismo. La sua impostazione olistica si qualifica per il riconoscimento del primato della società sull’individuo. Il FATTO SOCIALE è alla base del suo pensiero.

  • Definizione: ogni modo di fare più o meno fissato, capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna, oppure un modo di fare che è generale nell’estensione di una società data, pur avendo consistenza propria, indipendentemente dalle sue manifestazioni individuali.
  • Concezione del fatto sociale:
    • Possiede una propria realtà indipendentemente dall’osservatore;
    • È un’entità riconoscibile soltanto posteriori;
    • Esiste indipendentemente dalla volontà umana;
    • È osservabile solo dall’esterno e non tramite introspezione.
  • Caratteristiche del fatto sociale: esteriorità, coercizione, generalità. Sono esterni all’individuo perché costui nasce in una società che lo precede e lo condanna nella sua azione e personalità.
    • Esteriorità: condizionamento dall’esterno (es. lingua, religione)
    • Coercizione: tassazione, tipo di governo, obblighi vari
    • Generalità: tutti gli individui del gruppo devono uniformarsi al fatto sociale
  • Metodo: per spiegare il fatto sociale bisogna ricercare separatamente la causa che lo produce e la funzione che assolve. La causa determinante deve essere ricercata nei fatti sociali precedenti e non tra gli stati della coscienza individuale. La funzione deve essere ricercata tra il rapporto e lo scopo. L’origine deve essere ricercata nella costituzione dell’ambiente interno.

Durkheim è sostenitore di un radicale relativismo sociologico e di una visione dualistica del rapporto individuo-società in cui il primo è portatore di egoismo e malvagità mentre la seconda è fonte di ordine sociale, spirituale, di coesione, di moralità e di altruismo. La società non è solamente sovraordinata all’individuo ma è superiore anche in termine di valore.

L'azione sociale di Max Weber (Germania 1864-1920)

Max Weber è l’ispiratore principale della sociologia individualistica. Egli pone al centro della ricerca l’individuo. Le strutture sociali sono il risultato di processi e connessioni dell’agire individualistico. In una lettera, Weber affermava: la sociologia non può procedere che dalle azioni dell’individuo, di qualche individuo e di numerosi individui separati. È per questo che essa deve adottare dei metodi strettamente individualistici. Ogni manifestazione dell’agire, assunto nel significato di un orientamento del proprio comportamento che sia intelligibile in base al senso, si presenta sempre e soltanto come atteggiamento di una o più persone singole. Weber in base a questo assunto definisce la sua sociologia "comprendente" tesa ad intendere, capire l’azione dell’individuo.

Durkheim sosteneva che le azioni sono determinate da un fatto sociale, Weber teorizza l’azione sociale.

Concetto di azione sociale

  • Non tutto il nostro agire si qualifica come azione ma solo l’agire “dotato di un senso” guidato da una “motivazione individuale”. A spingere le azioni umane sono interessi che vanno distinti in materiali e ideali. I secondi sono diretti al soddisfacimento di esigenze interiori (bisogni spirituali).
  • Gli individui tendono ad agire tenendo conto delle altrui azioni, siano essi presenti o assenti.
  • Condotta oggettivamente osservabile che il soggetto attua per mostrare di aver compreso le attese degli altri e per rispondervi più o meno adeguatamente.

L’agire sociale non si identifica né con un agire uniforme di più individui né con un agire qualsiasi influenzato dall’atteggiamento di altri. L’azione sociale di Weber ha un campo di azione ridotto e si concretizza quando è presente un’azione sensata che deve essere riferita non solo al proprio agire ma anche a quello degli altri.

Tipologia di azione Weberiana

  • Agire razionale rispetto allo scopo (azione materiale)
  • Agire razionale rispetto al valore (azione ideale)
  • Agire affettivo (azione irrazionale)
  • Agire tradizionale (abitudine acquisita)

Il metodo

La sociologia è per Weber “la scienza che si propone di intendere, in virtù di un procedimento interpretativo, l’agire sociale, e quindi di spiegarlo causalmente nel senso e nei suoi effetti”. Il metodo consiste in:

  • Comprensione con lo scopo di cogliere i significati dell’agire
  • Spiegazione, che consiste nell’individuazione della causa dell’agire.

La sociologia deve perciò porsi l’obiettivo di comprendere l’essere umano quale portatore di senso nonché di cogliere i significati dell’azione individuandone la causa. Per Weber bisogna esaminare “l’atomo sociale”, la dimensione sociale minima, mentre per Durkheim bisogna riferirsi al fatto sociale con i suoi caratteri di esteriorità, obbligatorietà e motivo per cui essi non sono frutto di volontà individuale.

Weber Durkheim
Concetti salienti Azione sociale Fatto sociale
Elementi distintivi Senso inteso come significato che il soggetto agente associa al proprio agire Esteriorità e coercizione
Approccio Soggettivo Oggettivo
Metodo Comprendente Positivista
Nessi causali Probabilistici Certi

Olismo e strutturalismo

Marx (1818-1883)

L’approccio strutturalistico di Marx, pur interpretando i fenomeni sociali alla luce del dato strutturale, possiede una sua specificità che lo distingue dagli strutturalisti in senso stretto, perché questi ultimi tendevano a spiegare le trasformazioni in base a leggi interne alle stesse strutture sociali, mentre per Marx è sempre necessario fare riferimento alla storia dell’evoluzione dei rapporti sociali “materialismo storico”. La sua teoria è caratterizzata dalla distinzione tra struttura economica e sovrastruttura ideologica. Karl Marx condivise una concezione sistemica della società, non assimilabile però a quelle di tipo organicistico. Per Marx, i diversi elementi del sistema sociale (i rapporti di produzione, le forze produttive, le classi sociali, le ideologie, i fenomeni culturali, le religioni, il diritto ecc.), pur essendo strettamente collegati fra loro, non sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Infatti, solo i rapporti di produzione sono capaci di modificare e di condizionare gli altri fattori, che quindi da essi dipendono primariamente.

Ambito filosofico

Althusser sostiene che l’agente è un semplice portatore della struttura, una specie di robot che agisce come essa vuole. Levi Strauss asserisce che la regolazione sociale funziona sempre secondo il modello linguistico (vds Ferdinand De Saussvre 1857-1913) secondo il quale deve essere analizzata come se si trattasse dell’esecuzione meccanica di regole proprie di un modello sottostante. Gli agenti tendono sempre ed esclusivamente ad obbedire a delle regole; più precisamente grammaticali (struttura) a dare vita al linguaggio, precedendo le singole parole. Di conseguenza, il significato non va cercato in ciascuno degli oggetti presenti in concreto nella vita reale, ma nel linguaggio e che creano le differenze tra concetti interrelati. Queste rigide strutture fanno sì che le motivazioni dei singoli agenti siano solamente dei riflessi di una entità oggettiva esterna.

Olismo funzionalistico

Anche il funzionalismo risulta pressoché olistico in quanto sostiene il primato del sistema rispetto alle sue parti costitutive. L’antropologo Malinowski (1884-1942), assegnando il primato ai fattori biologici, sostiene che ad ogni bisogno umano corrisponde un elemento socio culturale deputato a soddisfare quel determinato bisogno. La sua analisi funzionale è fondata sul primato della totalità alla luce dei rapporti tra bisogni biologici e cultura.

Radcliffe Brown (1881-1955)

Elaborando le argomentazioni funzionalistiche di Durkheim e dell’organicismo di Spencer, sostiene che le regolarità sociali derivano dallo intersecarsi di processi–strutture–funzioni. I processi sociali sono articolati in processi di adattamento ecologico-culturale- istituzionale. La funzione consiste nel contributo di ogni usanza alla vita sociale ”considerata come l’insieme del funzionamento del sistema sociale”. La definizione presuppone che gli elementi siano dotati di stabilità, unità e coesione, armoniosa cooperazione tra tutti gli elementi del sistema sociale, che esclude i conflitti.

Talcott Parsons (1902-1979)

Sociologo funzionalista, ritiene che gli attori agiscano in base alle richieste provenienti dalla società intesa come “sistema sociale” che determina l’azione degli individui singoli e collettivi. Gli individui agirebbero in base ad una serie di regole che vengono apprese ed interiorizzate in base a processi di socializzazione primaria e secondaria. Secondo Parsons ogni sistema deve far fronte a quattro imperativi funzionali:

  • Adattamento
  • Goal (conseguimento dello scopo)
  • Integrazione
  • Latenza (raccolta e distribuzione dell’energia motivazionale)

L’insieme di questi elementi prende il nome di AGIL. Nello stesso schema AGIL si possono configurare dei sottosistemi secondo il modello delle scatole cinesi. Parsons ha individuato quattro sottosistemi che trovano preciso riferimento nei quattro requisiti funzionali:

  • Sottosistema economico (adattamento)
  • Sottosistema politico (Goal - conseguimento dello scopo)
  • Sottosistema integrativo (integrazione)
  • Sottosistema culturale motivazionale (latenza)

I sistemi A-G concernono i rapporti con l’ambiente circostante mentre I-L riguardano aspetti organizzativi interni al sistema:

A G
Esterno Adattamento GOAL (conseguimento dello scopo)
I L
Interno Latenza Integrazione

Nello schema Parsoniano AGIL è possibile individuare alcuni tratti della sociologia funzionalistica che si qualifica per il fatto di concepire la società in termini di sistema, nello specifico come insieme di parti tra loro interconnesse dalla cui analisi inizia lo studio della società. Sia la visione funzionalistica che quella strutturalistica sottovalutano il dato di fatto che nella realtà concreta sono gli esseri umani ad agire.

Approcci individualistici

Gli individualisti pur non escludendo a priori diverse possibilità di azione sociale sono orientati a considerare i fenomeni sociali come il risultato di azioni ed interazioni umane. La visione individualistica può essere suddivisa in due scuole di pensiero:

Interazionismo simbolico e individualismo metodologico

Entrambi i filoni condividono la necessità di studiare le azioni degli individui e assumono come principale campo di analisi i sistemi di interazione. Partendo da questo concetto, l’interazionismo frantuma le strutture sociali in microstrutture che sono quelle che nascono, si costruiscono, si modificano e si estinguono sotto forma di interazioni. L’individualismo metodologico si basa sulla considerazione che i fenomeni sociali e la società stessa non possono essere spiegate se non partendo dall’individuo.

Interazionismo simbolico

Nasce negli anni ’30 negli USA. Viene elaborato nella "seconda scuola di Chicago" e risente delle influenze della prima scuola di Chicago e di G.H. Mead suo principale ispiratore. L’azione umana non viene più considerata come una automatica risposta alle sollecitazioni date dal sistema ma viene considerata una realtà che nasce all’interno dell’interazione ed è frutto delle azioni reciproche degli individui. L’interazionismo simbolico si pone in conflitto con il determinismo sociologico tipico dell’olismo e con il behaviorismo sociologico della scuola di Watson (1878-1858). La scuola vede l’uomo come essere creatore del proprio ambiente e costruttore del proprio mondo di oggetti.

Blumer: più noto sostenitore del suddetto approccio è l’inventore del termine “Interazionismo simbolico”. Secondo lo studioso la società è solo la cornice dell’azione ed ogni manifestazione strutturale è il risultato dell’attività dei singoli soggetti. L’agire umano è la risultante dell’influenza reciproca delle sue componenti costitutive il SE ed il ME. Il SE ha la capacità di essere oggetto a se stesso che gli consente di costruire se stesso come oggetto riflesso del proprio pensiero attraverso la comunicazione con gli altri. La sua prima componente è l’IO che è la tendenza istintiva e spontanea dell’individuo. Il ME ha una derivazione sociale ed è prodotto dall’insieme degli atteggiamenti prevalenti nel gruppo. Il SE è costituito da IO+ME ed è in continua evoluzione in quanto si sviluppa mediante l’interazione sociale. Per la seconda scuola di Chicago gli individui sono parte attiva nella creazione dell’ambiente sociale, il quale però, dopo essersi costituito, influenza in qualche misura il loro comportamento. La critica di MEAD al comportamentismo dà luogo al superamento del concetto STIMOLO-RISPOSTA che viene da lui modificato in STIMOLO-INTERPRETAZIONE-RISPOSTA dove l’interpretazione risulta l’elemento principale.

Blumer dà una rilevanza essenziale ai gesti simbolici che vanno scissi da quelli non simbolici (es. trarre la mano quando si sente calore) che non necessitano di interpretazione. I gesti simbolici necessitano di interpretazione sia dell’azione che della intenzione (es. tendere la mano verso qualcuno - saluto o minaccia?). Ogni simbolo assume dunque significato al quale dare la giusta interpretazione. Il simbolo può essere inteso come uno stimolo al quale è stata fornita anticipatamente una risposta. Il significato assume pertanto una rilevanza strategica per l’agire umano, per interazione e per la costituzione e l’interpretazione del fenomeno sociale.

Assunti di base individuati da Blumer

  • Significati guida dell’azione – le cose diventano significative solo se ad esse viene attribuito un significato
  • La genesi dei significati è da ricercarsi nelle modalità con cui gli altri agiscono nei confronti di uno specifico oggetto (anche immateriale)
  • Interpretazione dei significati – i singoli significati vengono modificati e manipolati dal soggetto attraverso un processo interpretativo che egli attiva per affrontare gli eventi che incontra e in cui si imbatte.

Ogni esperienza ed ogni pensiero sono sociali perché gli individui interagiscono mediante simboli dei quali il più rilevante è il linguaggio. L’interazionismo simbolico si colloca nella corrente individualistica perché i singoli esseri umani sono protagonisti attivi del proprio agire che valutano e definiscono le loro azioni. Così, anche l’azione maggiormente strutturata è sempre costruita dagli individui e mai dal sistema.

Manford Kuhn

Esponente della scuola di IOWA, risente di un influsso positivistico e ritiene che gli esseri umani interiorizzino le prescrizioni del sistema in modo prevalentemente passivo. Si colloca in una posizione deterministica moderata ed in coerenza con questa posizione sostiene la centralità del processo di “assunzione del ruolo” che consiste nella risposta alle altrui aspettative da parte del soggetto interessato. Blumer dà risalto alla “costruzione del ruolo” processo che nasce dalla esperienza creativa e dinamica dei singoli individui. All’interazionismo simbolico va il merito di aver proposto con forza la centralità della dimensione simbolica della vita sociale. Questa teoria però sottovaluta i condizionamenti che in differente misura influenzano sempre l’azione dei soggetti.

Individualismo metodologico

A differenza dell’interazionismo simbolico di matrice statunitense, nasce da una molteplicità di influenze teoriche prevalentemente europee e non si propone tanto quanto quale teoria ma bensì come metodo da adottare per lo studio dei fenomeni sociali. I nuclei ispiratori fondamentali sono 3:

  • Sociologia dell’azione di Weber; per le sue teorie sull’azione dotata di senso;
  • Utilitarismo dell’economia classica: con particolare riferimento ai moralisti Adam Fergusson, Adam Smith, John Millan.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sime92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Clemente Carmine.
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