La teoria del suicidio
In quest’opera D. non fa ricerche dirette, ma esamina con estrema attenzione tutta una serie di statistiche per diversi paesi e per diversi periodi. Dopo aver tentato una suddivisione dei tipi di suicidio (suicidio maniacale, suicidio melanconico, suicidio ossessivo, suicidio impulsivo); D. osserva che il tasso di suicidi è variabile con regolarità in situazioni sociali diverse (tasso > nelle città, negli uomini, negli anziani, nelle classi sociali colte e agiate ecc.) => non possono bastare solo classificazioni di carattere psicologico a definire natura e ragioni di questo atto. D. scarta la connessione fra stati psicopatici, situazioni climatiche e stagionali, e suicidio. La sua conclusione è che l’andamento dei suicidi dipende essenzialmente da condizioni sociali.
Per quanto riguarda gli appartenenti alle varie religioni, l’autore nota che il suicidio aumenta dagli ebrei, ai cattolici, ai protestanti, nella misura in cui gli ebrei costituiscono dei gruppi molto compatti, i cattolici hanno forme di sufficiente solidarietà, mentre i protestanti hanno un fortissimo senso individualistico e concorrenziale.
Tipi di suicidio
D. classifica i suicidi secondo tre modalità sociali, che danno origine al suicidio egoistico, altruistico e anomico. In base a tutta una serie di dati, arriva a stabilire che il suicidio:
- Varia in ragione inversa al grado di integrazione della società religiosa
- Varia in ragione inversa al grado di integrazione della società domestica
- Varia in ragione inversa al grado di integrazione della società politica
=> In generale, il suicidio varia in ragione inversa al grado di integrazione dei gruppi sociali di cui fa parte l’individuo.
Tre tipi di suicidio
- Suicidio egoistico: Avviene per troppa individualizzazione. Solo attraverso l’integrazione sociale l’uomo può tentare di evitare il suicidio egoistico.
- Suicidio altruistico: La scarsa individualizzazione e la troppa integrazione rendono, in questo caso, l’individuo intercambiabile e depersonalizzato. In questo caso si verificano eccessi di sacrifici per la comunità.
- Suicidio anomico: Deriva dagli squilibri sociali (crisi, disastri economici, brusche variazioni nelle situazioni socio-economiche, sia in negativo sia in positivo). Egli vede soprattutto nella velocità del progresso una delle cause di scompenso, di difficoltà, e quindi di suicidio.
A questo punto D. introduce anche il problema della famiglia e del matrimonio, arrivando a stabilire che l’uomo è più stabile nel matrimonio, trova un limite in esso ad un eccesso di desideri e si suicida meno, mentre la donna è in uno stato di maggiore tensione, repressione e difficoltà e quindi si suiciderà di più, se sposata (l’opposto accade nel divorzio). D. cerca di spiegare questo fatto chiarendo che l’uomo è compensato dal fatto di essere inserito attivamente nella vita sociale, mentre la donna ne è tenuta a distanza. Ecco perché l’uomo tenderebbe a trovare nel matrimonio una stabilità e la donna, invece, tenderebbe ad evaderne per spingersi verso una maggiore dimensione sociale esterna.
Dopo aver esaminato una vasta fenomenologia del suicidio, D. chiarisce che, data la complessità del problema, non si può parlare di suicidio, ma di tipi diversi di suicidio. Inoltre, secondo lui, non è possibile spiegare i suicidi come fatti singoli. Solo una spiegazione sociale può mettere ordine in tutti questi casi. Nella società attuali sono prevalenti il suicidio egoistico e il suicidio anomico; nella società attuale all’aumento della divisione del lavoro, inoltre, corrisponde un aumento di suicidi (è proprio la società industriale, e in essa la divisione estrema del lavoro, che crea profonde deformazioni nella società! Ma D. non se ne accorge).
Secondo D. il delitto è il tributo da pagare alla civiltà, e per questo l’unico modo per contrastarlo è far sì che le pene non si affievoliscano. Egli propone come soluzione al problema una società basata sulle corporazioni professionali, che possa essere in grado di stabilire una ferma moralità e nuovi fatti di solidarietà, tali da abbassare i tassi di suicidio egoistico, eliminare quelli di suicidio altruistico e riassorbire le contraddizioni che creano il suicidio anomico.
Libro secondo: cause sociali e tipi sociali
Cap. 1 Metodo per determinarli
Per ogni gruppo sociale esiste una tendenza specifica al suicidio, che né la costituzione organico-psichica degli individui né la natura dell’ambiente fisico possono spiegare => questa tendenza dipende necessariamente da cause sociali. D. vorrebbe procedere osservando un numero vasto di suicidi e classificandoli in base alle loro somiglianze e alle loro differenze, ma questo non è possibile alla scarsità dei dati e al fatto che, quando presenti, essi siano poco affidabili.
Quindi egli rovescia l’ordine delle ricerche: per esistere tipi di suicidio diversi, vuol dire che esistono cause diverse; affinché ogni suicidio abbia una sua propria natura, occorre anche che abbia condizioni di esistenza che gli siano particolari. Si può quindi costituire dei “tipi” sociali del suicidio classificandoli in base non alle loro caratteristiche, ma a seconda delle cause che li producono. Una volta trovata la natura delle cause e classificata, D. propone di tentare di dedurre da essa la natura dei vari tipi di suicidio, in modo da poter così stabilire le loro caratteristiche e classificarli. D. non si occupa dei singoli casi di suicidio, ma prende in esame i dati statistici, in quanto il suo scopo non è capire le motivazioni individuali che spingono al suicidio, ma il rapporto fra tasso di suicidio e società.
D. inizia la sua ricerca dal confronto delle cause di suicidio segnate nelle indagini giudiziarie e i “presunti motivi di suicidio” indicati nei resoconti statistici. Problematiche: queste fonti sono spesso lacunose ed in ogni caso le presunte “cause” sono opinioni soggettive/poco accurate di coloro che hanno stilato questi documenti. D. nota come, nelle statistiche esaminate, le percentuali di ogni causa presunta di suicidio rimanga pressoché invariata, anche nei casi in cui i suicidi sono notevolmente aumentati fra i diversi anni in cui i dati sono stati rilevati.
Ma proprio in conseguenza al fatto che la parte contributiva di ogni presunta ragione sia restata proporzionalmente la stessa quando i suicidi sono raddoppiati, dobbiamo riconoscere che ognuna di quelle ragioni ha acquisito una doppia efficacia. Non può essere per un caso fortuito che esse diventano tutte, in una sola volta, doppiamente letali: bisogna per forza concludere che sono tutte poste sotto l’influenza di uno stato generale, di cui sono al massimo riflessi più o meno fedeli. È proprio questo stato generale che si deve ricercare! (per provare questo D. confronta le motivazioni che spingono al suicidio gli agricoltori con quelle che inducono al suicidio gli appartenenti alle professioni liberali, notando che le percentuali per ogni causa, indipendentemente dalla classe sociale, sono uguali: ma questo non può essere!).
Le ragioni che si attribuiscono al suicidio non sono quindi che le cause più apparenti; esse indicano i punti deboli dell’individuo, quelli attraverso i quali si insinua più facilmente in lui la corrente esterna che viene ad incitarlo a distruggersi. Focalizzarsi sulle cause dei singoli individui, quindi, non aiuta a comprendere lo “stato generale”. Senza preoccuparsi di sapere sotto quali forme possono tradursi nei soggetti singoli le cause produttrici del suicidio, D. tenta di determinare direttamente quest’ultime. Egli si interroga quindi su quali sono le condizioni dei vari ambiti sociali (confessioni religiose, famiglia, società politica, gruppi professionali…) in funzione dei quali varia il suicidio.
Cap. 2 Il suicidio egoistico
Osserviamo in primo luogo il modo in cui le varie confessioni religiose agiscono sul suicidio. Confrontando le statistiche europee, si nota come il suicidio sia molto più presente nei paesi protestanti rispetto a quelli a religione cattolica. D. non si lascia confondere dalla ipotesi spontanea che sorge osservando questi dati, cioè che i suicidi siano meno presenti nelle comunità religiose che sono una minoranza nello stato, in quanto esse, dovendo lottare contro l’ostilità delle popolazioni circostanti, sono costrette ad esercitare su se stesse un controllo rigoroso e una maggior moralità. Ma il suicidio, essendo un atto che non lede terzi, è soggetto a scarso biasimo da parte del sentimento pubblico. D’altro lato, poi, l’intolleranza verso le minoranze religiose, quand’è molto forte, anziché spingerle a rispettare maggiormente l’opinione pubblica, le abitua a disinteressarsene.
Più in generale, inoltre, quale che sia la parte proporzionale di questi due culti nell’insieme della popolazione, ovunque si sia potuto confrontarli dal punto di vista del suicidio, si è constatato che i protestanti si uccidono molto di più dei cattolici. Perciò, quand’anche la necessaria prudenza delle minoranze avesse qualcosa a che fare con la differenza nel tasso di suicidi, la massima parte è dovuta sicuramente ad altre cause. È nella natura dei due sistemi religiosi che le troveremo.
Confronto fra religione cattolica e religione protestante
- Ambedue vietano fermamente il suicidio, proibizione che deriva da Dio (nella religione ebraica, invece, non c’è nessuna proibizione formale).
- Il protestantesimo, a differenza del cattolicesimo, ammette il libero esame in una proporzione ben più larga:
- Cattolicesimo: Il fedele riceve la fede “bell’e fatta”, non può accedere direttamente ai testi sacri, ma è mediato dalla gerarchia delle autorità religiose. La tradizione rimane invariata, non vi è variazione. La Chiesa cattolica è unica ed indivisibile.
- Protestantesimo: Il fedele è l’autore precipuo della sua fede ed egli può liberamente interpretare la Bibbia. In nessun luogo, ad eccezione dell’Inghilterra, il clero protestante è gerarchizzato: il prete, come il fedele, fa capo solo a se stesso e alla sua coscienza. È una guida più istruita dei comuni credenti, ma senza una speciale autorità per fissare i dogmi. Molteplicità di sette al suo interno.
-
Riassunto esame sociologia generale, prof. Scalon, libro consigliato il suicidio, Emile Durkheim
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Stauder, libro consigliato Il Suicidio di Durkheim
-
Riassunto esame Sociologia, prof. Stauder, libro consigliato Il suicidio, Durkheim
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Iannaccone, libro consigliato Il Suicidio, Guiducci