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Sociologia Generale
Qual è lo scopo della sociologia? È la conoscenza scientifica del sociale. I rapporti fra uomini,
gruppi, istituzioni, costituiscono il sociale (questo è, dunque, costruito attraverso le relazioni).
Non basta farne parte per conoscere il sociale. Ogni persona gioca il proprio ruolo e lo rispetta; la
sociologia studia gli attori sociali e le relazioni che ci sono fra di loro. Inoltre, la sociologia
studia anche il modo in cui la popolazione si è rappresentata, e come si rappresenta ora, la figura
della società.
Cosa importante è che la sociologia studia le relazioni fra persone, ma senza “riprodurre”
esperimenti (come, invece, fa la scienza), perché queste non sarebbero mai realmente veritiere.
Esiste, quindi, un versante teorico (studio delle relazioni) e un versante empirico.
La sociologia si sviluppa nel 1800, periodo di grande caos, in cui maturano gli effetti di 2
rivoluzioni fondamentali: la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese (la prima di tipo
economico e la seconda di tipo politico).
Queste due rivoluzioni, quindi, a cosa portano?
1. Capitalismo (cambiano i rapporti di lavoro, sociali, ecc.)
2. Democrazia (governo della maggioranza, votata dal popolo, che governa nel rispetto
della minoranza)
Questi due fenomeni donano un senso di rottura, rispetto alla società dei secoli precedenti,
generando un cambiamento sociale a grandissimo specchio: le città diventano metropoli, le
campagne si svuotano; le periferie diventano un gigantesco coagulo di prostituzione, malavita,
malattie, ecc.
Nasce, quindi, l’esigenza di andare a studiare questo fenomeno, per fare in modo che le
condizioni della società moderna non siano più così terrificanti: ecco che nasce la necessità di
effettuare studi sociologici; si studiano relazioni fra gruppi e persone, al fine di trovare il modo
migliore di veicolare situazioni che non funzionano.
È, quindi, nel 1800 che si ha questo passaggio dalla società premoderna a quella moderna e,
contemporaneamente, la nascita della sociologia.
L’individualizzazione
Oggi la società non è più quella ottocentesca, ma siamo più diretti verso due fenomeni
contrastanti: la globalizzazione e la individualizzazione.
L’individualizzazione esprime l’emergere della persona
Ma cosa sono questi due fenomeni?
come soggetto autonomo e riflessivo in un quadro di appartenenze ad una socialità diffusa. Il
singolo ha un rapporto con molti attori sociali (anche se sono rapporti più deboli). La persona,
come singolo, prende coscienza della sua identità come capace di agire e di produrre effetti
sociali (è un soggetto che si impadronisce della propria vita). Prende anche coscienza di essere
parte di molte cerchie e comunità e si sente libero di cambiare società quando vuole (non è più
servo della gleba, per esempio).
Tuttavia, l’identità della persona resta sempre un qualcosa di sociale: l’individuo viene definito
dagli altri, dalla società stessa.
L’identità oggi non può essere data per scontata, non è uguale dalla culla alla tomba, bensì è una
l’individuo se la costruisce
sorta di compito: nella società, durante la propria vita. Questa può
cambiare, in quanto può cambiare il modo in cui siamo e ci rapportiamo agli altri.
Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ® 2
Questa crescita del soggetto ha riflessi non solo sul soggetto stesso, ma anche sulla società: al
mutare dell’individuo muta anche la società e la concezione dei rapporti sociali, oltre che la forza
dei legami stessi.
In particolare, con il procedere della individualizzazione si verifica un affrancamento dai legami
sociali precedenti, legami che limitavano il soggetto (ad esempio il peso della famiglia nella
società), si limita inoltre l’intenzionalità individuale (l’essere sottomessi alla volontà del padre,
presente in passato). Questo porta ad un’emancipazione individuale, che valorizza anche la
libertà e l’autonomia della persona nel prendere da sola le proprie decisioni di vita.
L’individualizzazione sviluppa inoltre la riflessività, ossia la capacità introspettiva della persona,
quella di guardarsi come dall’esterno, di essere super partes rispetto a sé stessi, di trascendersi e
mettersi in discussione. In qualche modo, un individuo riflessivo è sia l’osservatore che l’attore
della propria azione: riesce a guardarsi e autogiudicarsi. Questo significa non tanto essere slegati
dal contesto, ma anzi, essere legati ad esso, in quanto inserisce la persona in una rete di contatti
che sono tra loro interdipendenti, in un sistema di persone libere e autonome reciprocamente.
Quando l’individuo si libera dai legami e conquista spazi nuovi di libertà, diventa anche più
Le appartenenze dell’individuo nella società arcaica, certamente lo legavano
vulnerabile. a
qualcuno, ma in qualche modo lo tutelavano.
La società può assorbire il soggetto, come se fosse parte di un tutto, ma rappresenta anche una
sorte di protezione e supporto per il soggetto stesso (è una sorta di bilancia libertà-sicurezza).
Il costruire la propria personalità da parte delle persone va di pari passo con la costituzione della
personalità all’interno della società stessa. Io mi emancipo, ma lo faccio all’interno di un sistema
di reti sociali, in cui sono presenti nella mia stessa condizione.
C’è sempre da tener conto della capacità del soggetto di mantenere rapporti di tipo sociale, che
non devono limitare la persona, ma costituire un valore aggiunto all’interno del processo di
individualizzazione.
Paradossalmente, se non si sta attenti, una maggiore individualizzazione può portare ad una
maggiore standardizzazione. Con il crescere dei rapporti tante relazioni divengono routinarie e
vengono date per scontate, limitando a ben poche (3 o 4) il numero di relazioni serie e essenziali.
Oggi il soggetto è inserito in una grande rete di rapporti sociali, fondati con altre persone
altrettanto autonome, che possiamo sviluppare in modo creativo, non preordinato. Il “problema”
della società antica è che le modalità del rapporto tra due persone erano preordinate (il bracciante
con il sacerdote DOVEVA relazionarsi in un certo modo), oggi no, la società permette una
maggiore elasticità e libertà: l’individuo può crearsi la propria modalità di relazione con un altro
individuo, altrettanto libero.
La globalizzazione
È un fenomeno multidimensionale, economico, politico e culturale, che dà conto del divenire
della realtà sociale post nazionale: non più una nazione, bensì una multinazionalità, il convivere
in una stessa società di persone provenienti da nazioni diverse, con culture differenti.
È bene sottolineare che Stato e Nazione non sono la stessa cosa.
La globalizzazione implica delle relazioni mondiali, attraverso continenti e confini, che
collegano istituzioni, realtà e persone diverse, molto lontane tra loro. In qualche maniera tutto
questo fa sì che, azioni eseguite in parti del mondo molto lontane da noi, in qualche maniera
abbiano una ripercussione anche sulla nostra società.
per l’individualizzazione anche per la globalizzazione le origini sono lontane, basti
Come
pensare all’antica Grecia, in cui comunque si aveva conoscenza delle popolazioni confinanti più
Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ® 3
o meno distanti. Un grande passo in avanti verso la globalizzazione si ebbe con le scoperte
geografiche del periodo illuminista, che portò ad una visione più ampia del globo e delle risorse
disponibili.
La globalizzazione diviene effettiva con il miglioramento dei sistemi di trasporto, con l’avvento
quindi di navi a motore, aerei e macchine.
Quando questi mezzi iniziano a funzionare davvero, e con mezzi si intende anche telefoni, tv,
internet, si invera la globalizzazione, divenendo qualcosa alla portata delle persone e non solo
delle multinazionali.
Questa è tuttavia in qualche maniera un prodotto della società occidentale, dovuto al senso di
espansione in termini di acquisizione di risorse, di terre, di potere, basti pensare al colonialismo.
Sembra che il processo di globalizzazione sia ormai irreversibile, va comunque detto che ci sono
reazioni a questo fenomeno. Ne è un esempio la globalizzazione, dove un fenomeno di impronta
globale, che giunge in una società, acquisisce tratti caratteristici di quella società. Per fare un
esempio banale basti pensare alla pizza al Mac Donald. Questo è un fenomeno di globalizzazione
di natura americana, che tuttavia in Italia prende un tratto caratteristico di questa società, in
questo caso la pizza.
A livello analitico, possiamo distinguere fra globalizzazione, globalismo e globalità.
si diffonde con l’estensione delle reti di commercio e di lavoro a livello mondiale. Ci
La prima
sono le imprese multinazionali, lo sviluppo economico occidentale, i rischi ambientali (per
esempio, quello di Chernobyl), si immagina il sorgere di una cultura globale.
Il globalismo rappresenta la dimensione economica della globalizzazione (che, invece, è politica
e culturale).
La globalità, invece, è la consapevolezza di vivere in un mondo ormai globale (rappresentazione
rappresentazione di vita non si ferma a Firenze, all’Italia o
sociale del mondo): la nostra
all’Europa, ma si estende oltre.
La sociologia della salute
Dagli anni ’90 in poi comincia una trasformazione fondamentale della figura dell’infermiere, in
senso professionalizzante. Questa trasformazione è stata di due tipi principali:
1. Formativo: sono cominciati a sorgere i corsi di laurea in scienze infermieristiche
la figura professionale dell’infermiere è stata approvata
2. Professionale: da un decreto nel
1994; nel 1999 è stato poi eliminato il mansionario
C’è stato, quindi, un cambiamento a livello di dignità dell’infermiere stesso. Acquisisce notevole
importanza anche l’equipe professionale e l’autonomia che consegue dal lavoro di un team
professionale.
Il modello più antico e scientificamente valido di definizione di malattia è sicuramente il
“modello biomedico”. Tuttavia, ne esistono molti altri, multidimensionali e non prettamente
medici.
Questo modello nel corso del tempo ha subito alcune piccole varianti, che conviene riconoscere:
1. Variante scientista, è il primo modello biomedico venuto fuori, secondo cui un guasto
organico dipende solo da un problema del corpo e non da fattori ambientali o soggettivi.
Questo discorso è puramente meccanicistico. Se si rimuove la malattia torna la salute.
2. Variante medico sociale, che inserisce oltre alle cause endogene del corpo anche cause
esterne, legate all’habitat (dove uno vive, lavora o mangia). Questo avviene perché la
classe medica fa tesoro delle conquiste avute in biologia, che comprendono nozioni di
Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ® 4
igiene oltre che psichiche. Si comincia a tenere in considerazione le condotte a rischio, la
salubrità dell’aria e delle acque, gli aspetti di vita legati al sociale.
3. Variante neoscientista, derivante dai grandi progressi della medicina in ambito
biomedico, genetico, biotecnologico e farmacologico. Questi importanti passi avanti
hanno portato all’elaborazione di una variante del modello secondo cui il danno può
essere risolto grazie alla scienza e alle sue innovazioni. Questo ha risvolti importanti sotto
il profilo etico ed economico. I costi di queste cure sono estremamente elevati, a
confronto con i costi delle cure precedenti; dal punto di vista etico, invece, si pongono
nuove domande, riguardanti temi come il fine vita (bioetica). Questo approccio riprende
pensieri già presenti nella vecchia variante scientista, proprio per via dell’onnipotenza
dell’atto medico e chirurgico all’interno del processo di cura della malattia. Questo, di
conseguenza, porta una medicalizzazione della vita: c’è una cura per ogni cosa, per ogni
“guasto” del corpo e della mente. Potenzialmente c’è quindi una specie di espropriazione
della salute per farne una questione sempre più per esperti, in cui il malato passa in
secondo piano, dando invece spazio al corpo del malato. La persona è interessante solo in
quanto oggetto di cura.
Queste 3 diverse visioni descrivono anche 3 diverse fasi temporali: la variante scientista si ha
durante l’Illuminismo; si ha nell’800, durante la costruzione di
la variante medico sociale
metropoli, catene di montaggio, ecc. (visione sociale). L’ultima variante, quella neoscientista, è
molto recente e dovuta, come già detto, ai grandi passi avanti delle biotecnologie.
Dunque, da questo discorso possiamo capire che è importante:
1. Il corpo
L’habitat
2.
3. La dimensione relazionale
4. Il sistema generale
Esiste, quindi, una dimensione interna o biopsicosomatica (corpo-mente), una dimensione
esterna (habitat individuale, ossia dove la persona vive e si muove), una dimensione soggettiva
(relazioni interpersonali) ed una dimensione sociale (delle società, delle strutture, delle
organizzazioni: ospedale, SSN, ecc.).
L’approccio biomedico è, quindi, incompleto, perché non va a considerare tutte e 4 le
dimensioni.
Esistono, quindi, altri modelli alternativi a quello biomedico: po’
1. Modello strutturale-funzionalista (di matrice americana): riprende un la teoria sociale,
a grandi linee. Secondo questo modello, la società è ordinata (ognuno rispetta il proprio
ruolo); lo stato normale viene mantenuto perché ciascuno possiede una propria funzione,
a cui adempie quasi perfettamente. Tutti si attengono alle regole sociali che gli altri si
aspettano che vengono rispettate.
La malattia è un guasto, perché interrompe la normalità e, quindi, la possibilità di una
persona di interpretare il proprio ruolo sociale.
Facendo un esempio pratico: Mario, che lavora nella ditta X si ammala. Dopo il lavoro
non va a prendere i figli a scuola, proprio perché è malato. La malattia magari gli
impedisce di essere disponibile con la moglie. In questo caso si altera il sistema del
lavoro e della famiglia (mancanza come padre e come marito). Quando Mario si ammala,
gioca un ruolo deviante dalla normalità, quello del malato. Questo ruolo, per gli ordini
sociali deve essere temporaneo, al fine di tornare il prima possibile all’ordine. La malattia
Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ® 5
taglia le interazioni con la società quotidiana a cui la persona era abituata, al contrario,
inizia ad interagire con un'altra società, quella ospedaliera per esempio. Lì si ha la cura,
Mario torna alla sua normalità riportando così l’ordine.
patologia dell’individuo ed ha riflessi sociali.
La malattia è quindi una È importante
curarla non in quanto malattia in sé, bensì in quanto essa incide sull’ordine sociale e sulla
funzione stessa della società. In questa situazione, la relazione medico-paziente è
totalmente asimmetrica, il paziente è depersonalizzato finché non torna ad essere sano e a
coprire quindi i suoi ruoli sociali.
Questo modello è importante in quanto è la prima risposta diversa al classico modello
biomedico, una sorta di apertura a paradigmi alternativi a quelli classici della medicina.
in cui l’ordine sociale viene imposto dalle classi più abbienti, a scapito
2. Modello marxista,
di quelle meno abbienti. Questo ordine sociale, rivisto dal capitalismo, che vede una
precarietà nelle condizioni di vita di una parte di popolazione, genera in essa lo stato di
malattia.
In questo quadro, molto fosco, la professione medica a sua volta svolge una funzione di
controllo che va nella direzione dell’ordine, preservando le disuguaglianze presenti.
L’intervento va a guarire la malattia, ristabilendo l’ordine sociale impostato dal
capitalismo, che sebbene sia sbagliato, non viene mutato dalla classe medica che, anzi, è
a favore delle ditte farmaceutiche.
Ancora una volta siamo di fronte ad una visione della malattia tutta schiacciata sulla
dimensione sociale, allo stesso modo del precedente. In questa visione si privilegia la
dimensione sociale: la persona deve essere curata al fine di ristabilire l’ordine sociale.
Modello critico dell’ordine sociale:
3. è interessante, perché è più attento alla dimensione
dell’individuo (dimensione interna), ma sempre a partire dalle stesse premesse di
denuncia di disuguaglianze sociali. Anche in questo caso si punta il dito verso la
professione medica, vista come una casta, che crea un monopolio e che, impossessatasi
della definizione di malattia, espropria l’individuo dalla vera salute.
Il discorso di malattia viene gestita in toto dalla classe medica e dalla sua
autoreferenzialità. Questo processo viene descritto come iatrogenesi.
4. Modello sistemico: anche detto cibernetico. Questo modello tedesco si basa sul fatto che
tutte le cose, dal sistema sanitario alle singole persone, sono dei sistemi che interagiscono
tra loro. I sistemi si autoriproducono e si autoregolano, proprio come le malattie. A sua
volta ogni sistema è inserito in un ambiente più grande, che non può essere regolato dal
sistema stesso, in quanto troppo grande per esso. In questo tipo di concezione, medicina e
sistema sanitario sono uno dei tanti sistemi presenti, come tale, quello medico-sanitario è
un sistema sempre più differenziato, che