Patriarcato ed egemonia (capitolo 1)
Chiesa = potere spirituale, contro alla modernità.
Stato = potere temporale.
Dal 1924 la Chiesa realizza il suo progetto creando una formazione che differenzia tra i generi. Organizzazioni di massa (cattoliche) hanno il compito di formare i generi interni di disuguaglianza. Il discorso patriarcale borghese trovò espressione nel Nuovo Codice del 1865: art 13 "il marito è il capo della famiglia e il rapporto tra i due deve essere basato sul riconoscimento dell'autorità del marito" e art 213 "il marito protegge la moglie e la moglie obbedisce al marito".
Autorità assoluta del marito, ribadito anche per l'amministrazione delle finanze. Questi articoli affermavano la visione paternalistica secondo cui le donne sono incapaci di badare a se stesse. Nel Codice vennero negati i diritti politici alle donne, anche il diritto di voto, e negata la partecipazione a ogni ufficio pubblico. L'unico riconoscimento era la maggiore età al 21esimo anno.
Il paternalismo emerge anche nelle norme riguardanti il crimine. Le donne devono essere trattate con più indulgenza a causa della loro incapacità di prevedere le conseguenze delle loro azioni. L'adulterio era ritenuto più pericoloso di quello maschile. L'aborto era illegale, ma se lo avesse deciso l'uomo le sanzioni erano meno severe. Il Codice non considerava un crimine ogni forma di violenza sulla donna dal padre, marito o fratello. Nel caso della doppia morale (una morale per l'uomo e una per la donna) l'uomo induce all'abuso verso le donne e permette anche di non considerare l'abuso come crimine.
Femminilità, soggezione e moralità (capitolo 2)
La Chiesa condannava la prostituzione e i figli illegittimi; attribuiva la "doppia morale" alla crisi dei valori, conseguenza del processo di modernizzazione. L'unica strada per contrastarla era la moralizzazione della società. La donna venne posta al centro del processo perché ritenuta responsabile dello stato di amoralità. Al centro del processo c'era il progetto di formare una nuova identità di genere e sottomissione.
Al centro del progetto cattolico c'era la dottrina della "legge naturale", in base alla quale la Chiesa rivendicava un ordine sociale ritenuto "naturale". Libertà significa "libertà morale", basata su una "libertà naturale". Questa legava sessualità e divieto al rapporto privato. Vennero strutturate delle organizzazioni di massa cattoliche per andare contro la modernizzazione. Esistevano organizzazioni maschili e femminili. Al centro di questo nuovo non ebbero veri rituali. La Chiesa aveva rilevato che il mondo andava senza alcuna base.
In questo caso, il compito della nuova identità femminile era il centro del programma di "rigenerazione morale" cattolico, perché avesse o questa la Chiesa si garantiva l'adesione certa ai valori cattolici. La morale rispetto alla quale i ruoli di genere venivano definiti non era la stessa per i due generi; per le donne significava repressione sessuale e vocazione alla trascendenza, per gli uomini significava capacità di controllo e impegno civile. Per gli uomini il pericolo più grande viene dalle donne, dato che li inducono a peccare.
La formazione della donna ha come centro la purificazione della donna dal peccato. Nel rapporto con il trascendente è ulteriormente evidenziata la differenza tra le identità: alle donne è un rapporto privilegiato. Per gli uomini esser morali significa impegnarsi negli affari. Per le donne esser morali significa limitare il proprio orizzonte alla famiglia e fondare il proprio essere sulla trascendenza. A livello sociale la donna ha accettato qualsiasi forma di discriminazione e a livello soggettivo si è ripiegata su se stessa, rifiutandosi, perché peccatrice.
La prima organizzazione cattolica femminile fu fondata a Roma all'inizio del 1900. Si sviluppò attorno a tre riviste: Azione Muliebre (destinata alle donne della classe media), La Donna del Popolo e La Donna (destinate alle donne proletarie).
- Azione Muliebre, aperta a posizioni progressiste e poi si limitò ad un discorso religioso finalizzato ad educare le donne ai ruoli tradizionali;
- La Donna del Popolo, attenta alle posizioni delle organizzazioni socialiste e libertarie che si occupavano dei problemi delle donne;
- La Donna, pur rimanendo nel discorso religioso, aveva un atteggiamento aperto e favorevole all'estensione dei diritti socio-economici alla classe operaia e alle donne.
Il movimento femminista cattolico ebbe però breve durata. Fu indetto il primo "congresso cattolico femminile". L'Azione Cattolica Femminile fu istituita ufficialmente nel 1907, con l'obiettivo di formare un movimento femminile esclusivamente basato sui principi cattolici. La prima battaglia politica fu sul divorzio. Essere contro la posizione ufficiale significava essere "peccatrice". La lotta politica venne trasformata in un discorso etico-religioso.