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Il concetto di modernità multiple

La nozione di molteplici modernità è opposta a quella che per lungo tempo è stata prevalente: i modelli di modernità variano l'uno dall'altro, ma soprattutto modernità e occidentalizzazione non coincidono. La nozione di molteplici modernità va contro la visione delle teorie classiche di modernizzazione e convergenza delle società industriali. Sociologi come Marx, Durkheim e Weber sostenevano che il programma culturale della modernità (come si sviluppò nell'Europa moderna) e gli insiemi istituzionali che ne emersero, avrebbero preso il sopravvento in tutte le società moderne, con l'espansione della modernità, e sarebbero prevalse in tutto il mondo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli sviluppi della modernizzazione hanno contraddetto le ipotesi omogeneizzanti ed egemoniche del programma occidentale della modernità. Una tendenza generale verso la differenziazione strutturale si è sviluppata attraverso un ampio spettro di istituzioni nella maggior parte di queste società, i modi in cui questi campi di operazione sono stati definiti e organizzati variano dando origine a molteplici modelli istituzionali e ideologici. Questi modelli non erano semplici continuazioni delle tradizioni delle rispettive società, ma erano distintamente moderni anche se influenzati da premesse culturali specifiche. Le dinamiche moderne che si sono sviluppate in maniera distinta pur avendo come il progetto originale occidentale come punto di riferimento cruciale. I movimenti che si sono sviluppati nelle società non occidentali hanno espresso temi anti-occidentali o addirittura antimoderni, pur rimanendo tutti moderni.

L'idea di molteplici modalità presume che il modo migliore di comprendere il mondo contemporaneo o di spiegare la storia della modernità è quello di vederlo come una storia di continua costituzione e modificazione di una molteplicità di programmi culturali. Queste ricostituzioni vengono portate avanti da specifici attori sociali e anche da movimenti sociali che perseguono programmi diversi, mantenendo punti di vista differenti. Anche se la comprensione di molteplici modernità, sviluppate all'interno degli Stati Nazione e dei differenti gruppi etnici e culturali, rimane internazionale. Una delle più importanti implicazioni del termine “molteplici modernità” è che la modernità e l'occidentalizzazione non sono la stessa cosa; i modelli occidentali di modernità non sono le autentiche modernità, sebbene godano di una storica precedenza e continuino ad essere un punto di riferimento basilare per le altre.

Ma qual è il vero nocciolo della modernità? C'è un nocciolo che è comune a tutte le modernità ma le sfumature variano sostanzialmente. Il dibattito ha sollevato la possibilità che il moderno progetto si sia esaurito. Un punto di vista contemporaneo pretende che questo esaurimento sia manifestato nella “Fine della storia” (Fukuyama). L'altro punto di vista viene invece rappresentato pienamente dalla nozione di Huntington, di “scontro di civiltà” per il quale la civiltà occidentale è fronteggiata da un mondo in cui le civiltà tradizionali sono predominanti.

Modernità e occidentalizzazione

Le molteplici modernità è il concetto base dell’opera di Eis. La modernità non coincide con l’occidentalizzazione (che è il processo attraverso il quale i popoli extra europei assumono le caratteristiche e si uniformano alla cultura e agli usi occidentali). Sebbene le modernità europee come impostazione siano nate prima e continuino ad essere un punto di riferimento per le altre, non sono le uniche possibilità. L’idea di una molteplicità delle modernità è ripresa da Weber; è una chiave interpretativa per comprendere la complessità della realtà. Il punto in comune è lo sviluppo tecnologico scientifico informatico, ma tutto il resto è pura discrezione di ogni sistema (nello stesso Occidente esistono più forme di modernità).

Ad esempio la Cina porta avanti un processo di modernizzazione che vuole essere alternativo a quello occidentale ma lo fa con un assetto politico che non è democratico. L’assenza di democrazia per l’Occidente è un segno di arretratezza, una mancanza grave – senza lo sviluppo della democrazia non si può avanzare un progetto moderno in linea con quello occidentale.

La soglia della modernità

Eis trae questo concetto da Weber. Il programma politico culturale della modernità, così come si è sviluppato, comportò diverse premesse ideologiche ed istituzionali. Il programma culturale della modernità comportava alcuni cambiamenti molto distinti nella concezione dell'agire umano e della sua collocazione nello scorrere del tempo. Le premesse su cui l'ordine era fondato e la legittimazione stessa di quell'ordine non erano più date per certe: un’intensa riflessione si sviluppa attorno alle promesse ontologiche, una persino deriva dai critici che in principio negavano la sua validità. Questa fu formulata con la massima efficacia da Weber che trovò la soglia esistenziale della modernità in una determinata decostruzione.

Quello che Weber sostiene è che la soglia della modernità può essere identificata con precisione nel momento in cui la legittimazione di un ordine sociale preordinato divinamente comincia il suo declino. La modernità emerge quando quello che è stato visto come un Cosmo che non muta smette di essere preso per determinato. Ognuno da qui può derivarne due tesi: qualunque cosa possano essere le modernità (nelle loro varianti) sono risposte alla stessa problematica esistenziale. Inoltre, qualunque cosa siano, sono queste risposte che lasciano la problematica intatta.

Eis. (la modernità è una) si rifà a Weber per definire la modernità usando il concetto di “soglia della modernità”. La soglia è un cambio di mentalità, un limite che segna il potenziamento di una certa mentalità. La soglia può essere identificata con precisione nel momento in cui l’indiscussa legittimazione di un ordine sociale preordinato divinamente comincia il suo declino. Significa che il modo in cui noi pensiamo l’organizzazione della società, il modo in cui pensiamo l’ordine sociale, la costruzione dell’ordine sociale non è altro che la costruzione di un ordine già scritto. L’uomo applica, esegue un programma già definito in termini teologici. La soglia è il punto limite che separa il moderno dal premoderno: la modernizzazione inizia quando non è più scontato l’ordine prestabilito.

Con la modernità si afferma come dominante una mentalità che non riconosce come indiscutibilmente valido un ordine sociale che sia predestinato divinamente, quindi ritiene che l’uomo moderno è quello che ritiene di avere lui la libertà assoluta di decidere come la società, indipendente da criteri preordinanti, è lui che stabilisce il programma non si sente preordinato è lui stesso il creatore. Eis. afferma che per questo motivo la modernità è multipla, perché se la società non deve fare i conti con un ordine sociale preordinato, allora l’uomo deve farlo.

L’uomo si trova davanti a un qualcosa di ignoto che deve affrontare e spiegarsi un pezzo alla volta. Nel mondo moderno prende piede un dibattito: se questa responsabilità della società è nelle mani dell’uomo, allora una volta identificate le idee univoche chiamate idee trascendentali, sarà l’uomo a dover pianificare un mondo dove queste trovino applicazione. Le Idee trascendentali sono la libertà, la ragione, l’uguaglianza, la giustizia, idee trascendentali sono ideali astratti che non vanno necessariamente interpretati in senso cristiano, sono delle idee pure ma non trascendenti, possono anche essere interpretate in modo diverso dalla lettura cristiana.

Ci possono essere idee diverse su come applicare i principi alla realtà, siccome non c’è un unico pensiero valido su come applicare le cose, l’applicazione effettiva è il risultato di un dibattito che è sicuramente conflittuale. Questa conflittualità è inevitabile, proprio perché il mondo moderno ha rinunciato ad avere un termine di paragone preordinato divinamento e che tutti riconosciamo come valido.

Il programma moderno o programma di modernità

Il programma moderno è “il riempimento dell’orizzonte di senso” ed è l’obiettivo della modernità. Nel momento in cui viene meno un ordine sociale preordinato divinamente, vuol dire che non c’è più un programma dato e immutabile. Il problema quindi consiste nel dare un nuovo orizzonte e un nuovo programma. Il programma moderno comporta una trasformazione delle ‘premesse dell’ordine politico’ che sono modificate perché perdono legittimità tutte le premesse di tipo tradizionale.

Uno dei concetti chiave di Eisenstadt è il programma moderno, ossia la riflessione su cosa si vuole fare, come si vuole vivere, come si vuole strutturare la società in cui viviamo – dobbiamo sviluppare un programma discusso nella sfera pubblica, la sintesi che ne deriva deve essere applicata per mano della politica che ha il compito di eseguirla.

Un aspetto importante è che l’elaborazione del programma moderno mette in evidenza che le idee trascendentali possono essere interpretate in modo diverso. In passato l’ordine sociale doveva riflettere l’ordine divino. Nel programma moderno l’uomo fa esperienza del fatto che i concetti deontologici sono passibili di interpretazioni differenti, è evidente questo. Inoltre si fa strada un’altra consapevolezza ossia il fatto che le idee possano sempre essere contestate; a noi sembra un’ovvietà ma è qualcosa che è stato introdotto dal mondo moderno- non si può avanzare la pretesa che queste idee siano incontestabili, devono sempre superare le obiezioni, o comunque fare i conti con chi si oppone.

Gli aspetti centrali del processo politico moderno

  • La ristrutturazione della relazione tra centro e periferia, le relazioni vengono rielaborate. Le dinamiche politiche della società moderna sono dinamiche cioè permettono di raggiungere le periferie per portarle al centro. Coloro che si trovano in una posizione periferica rispetto al centro dei processi decisionali devono poter interagire, si tratta di fare accedere le periferie al centro del processo decisionale. Coloro che da sempre si trovano in periferia devono essere fatti confluire verso il centro, usare le masse come forza d’urto per mettere pressione sul potere politico. Le discussioni non hanno senso se non coinvolgono le masse che hanno forza critica. La mobilitazione è di massa, proprio perché il pubblico confronto tra soggetti portatori di istanze diverse, che competono nella relazione del programma moderno, risente delle influenze dei rapporti di forza. Se le mie istanze sono sostenute dalle masse vengono considerate maggiormente, vengono valutate. Con il concetto di Centro, s’intende il centro decisionale; mentre la Periferia riguarda quelle realtà che sono più o meno distanti rispetto al centro decisionale.
  • Forte tendenza alla politicizzazione delle richieste e dei conflitti provenienti dai diversi settori della società. Le richieste dei lavoratori vanno trasformate in istanze politiche in modo da essere spese nel confronto politico; anche questa è una modalità particolare di avvicinare la periferia al centro.
  • È una conseguenza dei due punti sopra, è lo sforzo continuo attorno alla definizione del regno della politica. Frontiere della politica vuol dire che ci possono anche essere istanze per dire alla politica di cosa non si deve occupare, che certe cose non sono affari suoi. Chi detiene il controllo dello stato non deve pensare che per questo lo stato deve intervenire su ogni cosa. Il confine della politica rispetto al mercato economico ha delle regole di massima molto generali e poi deve lasciare il più possibile il mercato in condizioni di libertà. Libero mercato implica la libera iniziativa ma anche che il mercato deve essere slegato dall’interesse statale.

Nella modernità tutto è in discussione non ci sono punti fermi!

Le due tendenze complementari di sviluppo del programma moderno

Si svilupparono due tendenze complementari ma potenzialmente contraddittorie sul modo migliore in cui la costruzione sociale poteva realizzarsi: la prima cristallizzata nella grande rivoluzione determinò per la prima volta la fede nella possibilità di superare il divario tra l'ordine trascendentale e quello umano, di realizzare attraverso un'azione umana cosciente utopie significative e visione escatologiche. La seconda invece enfatizzò un crescente riconoscimento della legittimità di molteplici obiettivi e interessi individuali, di gruppo e consentì quindi molteplici interpretazioni del bene comune. Il programma comportò anche una trasformazione radicale delle concezioni e delle promesse dell'ordine politico e le caratteristiche del processo politico. Idea centrale: crollo di tutte le legittimità tradizionali e la nascita di diverse possibilità nella costruzione di un nuovo ordine. Queste idee enfatizzarono l’apertura della politica e del relativo processo e accettarono una maggiore partecipazione da parte della periferia su questioni rilevanti. La periferia iniziò a partecipare attivamente, temi e simboli di protesta divennero le componenti centrali del moderno progetto di emancipazione.

Prendono forma due tendenze di massima, due idee del mondo futuro, ognuna con il suo programma di realizzazione; all’interno di queste due idee si potrebbero elaborare dei programmi diversi, ma in realtà questo dibattito si svolge in due tendenze circa il mondo. Queste sono complementari ma tendenzialmente contraddittorie, cioè in parte possono andare d’accordo, nel senso che hanno dei punti in comune, ma hanno anche dei punti di contraddizione. L’ordine sociale è nelle nostre mani, abbiamo fiducia nel fatto che si può costituire un ordine sociale diverso grazie al consapevole agire dell’uomo (ciò che pensiamo lo possiamo fare).

Tendenza rivoluzionaria

Tendenza che si focalizza sull’idea della grande rivoluzione (idea rivoluzionaria-utopica/escatologia): è una interpretazione e un programma che possiede forti spinte utopiche, cioè immagina una società futura e la idealizza (perfetta), è molto diversa da quella presente quindi non può esser realizzata riformando poco alla volta quella presente, l’unico modo per realizzare questa idea è la grande rivoluzione, cioè il sovvertimento dell’ordine sociale presente e la costruzione al suo posto di un nuovo ordine sociale. Sono animate da visioni escatologiche (escatologico vuol dire relativo alla fine dei tempi) - si sposa con le idee utopiche, cioè l’idea di una società perfetta che segna la fine della vecchia società. Questa idea della grande rivoluzione viene declinata in modi diversi.

Eis. afferma che questa grande rivoluzione determinò per la prima volta nella storia, la fede nella possibilità di superare il divario tra l’ordine trascendentale e quello umano, cioè di realizzare attraverso il cosciente agire umano delle visioni escatologiche; per la prima volta nella storia la grande rivoluzione determina una Fede, una dedizione totale. In questa visione anche i gravi crimini sono legittimati quando sono un presupposto per il passaggio a realizzare il “sommo bene”, si considerano come un male minore.

Tendenza pluralista e riformista

Tendenza pluralista e riformista: non abbiamo un’idea precisa della società futura, non abbiamo una concezione utopica futura, ma abbiamo un’idea più vaga e indefinita del futuro, le idee che ci guidano sono dei principi (idee trascendentali) declinate in un certo modo e ci muoviamo nella fedeltà di questi principi e quindi il mondo che costruiremo sarà fedele a questo principio. Ciò ammette il pluralismo, cioè la possibilità di concepire in modo diverso, fatti saldi alcuni principi: es. “bene comune”.

La società americana si basa su una società non classista (nel senso del comunismo come senza classi, nel senso del liberalismo come pari opportunità) - si tratta di una società che permette di esaltare le capacità e non ti tiene rinchiuso nella tua classe sociale e attraverso i sacrifici “hard working” si possono realizzare mille opportunità (questo è alla base del sogno americano). Ci sono le classi ma queste sono aperte. Il modello europeo invece afferma che non vuole una società classista, ma è un modello calvinista, secondo cui è lo stato che si fa carico di aiutare le persone che nascono in una situazione svantaggiata.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.gaiazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Scalon Roberto.
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