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Sociologia: Ramella, Adam Smith e Marx

Punti importanti

  • L'innovazione economica non coincide e non si esaurisce nel cambiamento tecnologico.
  • Le origini del capitalismo non sono determinate da innovazioni tecniche, bensì da una trasformazione più complessiva dei rapporti di produzione.
  • Le invenzioni e le innovazioni non sono frutto dell’ingegnosità di singoli individui, ma sono processi sociali complessi da inquadrare all'interno di uno specifico contesto storico-sociale.
  • Tra economia e tecnologia vi sono un processo di interazione reciproca e molteplici effetti di retroazione.
  • L'innovazione tecnologica ed economica si inquadra all'interno di relazioni di potere che possono innescare dinamiche di conflitto.
  • Nel capitalismo, la divisione del lavoro nella società e quella tecnica all’interno dell’industria provoca un processo di radicale dequalificazione degli artigiani/operai, che genera alienazione e ostacola lo sviluppo della loro capacità creativa. Il superamento del capitalismo richiede il superamento della divisione del lavoro.

Durkheim

La divisione del lavoro per Durkheim ha una valenza positiva per la coesione sociale. Nelle società antiche esisteva una solidarietà di tipo meccanico, basata sulla somiglianza dei componenti del gruppo e su una coscienza collettiva pervasiva, che prescriveva norme dettagliate di comportamento. Nelle società moderne, dove si afferma la divisione del lavoro, la solidarietà è di tipo organico, si basa sulla differenziazione degli individui che specializzandosi in attività diverse si rendono indispensabili gli uni agli altri. Gli individui dunque sono più liberi di scegliere le proprie preferenze e norme d’azione, individualizzandosi e realizzando al meglio le proprie capacità e inclinazioni. Ogni individuo, specializzandosi, collabora con altri al mantenimento della vita generale.

Due forme di coesione sociale: l'uniformità delle coscienze e la divisione del lavoro sociale. Nelle società moderne, la moralità collettiva si sviluppa rafforzando la personalità individuale e lasciando ampio margine all’iniziativa dei singoli. La divisione del lavoro genera una forma di cooperazione basata sugli scambi e su norme di reciprocità. Aumenta il rendimento lavorativo, mettendo a disposizione più risorse e di migliore qualità. Dall’origine della divisione del lavoro vi sia il desiderio degli uomini di aumentare incessantemente il proprio benessere materiale e la propria felicità. Gli economisti vedono nella divisione del lavoro la legge superiore delle società umane e la condizione del progresso.

Durkheim obietta che il mutamento non coincide sempre con il progresso e l’aumento dei piaceri non comporta necessariamente una maggiore felicità. Per produrre integrazione sociale c’è bisogno di un equilibrio tra i desideri individuali e la possibilità di soddisfarli, di una regolazione sociale dei desideri e dei modi per soddisfarli. La divisione del lavoro e la concorrenza esercitano un’influenza dispersiva, da ciò discende l’esigenza di una coesione morale e di una regolazione collettiva che è carente nelle società industriali a lui contemporanee. Analisi di forme anormali che invece di produrre solidarietà generano conflitto e divisione. La divisione del lavoro per produrre effetti positivi deve associarsi a solidarietà e giustizia sociale. La specializzazione può ottenere risultati positivi se si associa con adeguate basi di consenso.

Le forme anormali di divisione del lavoro indicano le condizioni da rispettare per generare progresso. La divisione coercitiva del lavoro è patologica poiché vincola gli individui a svolgere delle attività al di sotto delle loro capacità. Gli individui sono obbligati a svolgere un determinato lavoro sulla base delle loro origini sociali. Questo modo di dividere il lavoro non genera solidarietà sociale poiché viola un principio di equità basato sul merito individuale. La divisione del lavoro per produrre effetti positivi deve associarsi a una adeguata qualificazione, coordinamento e motivazione dei lavoratori. La forma anormale avviene quando vi è un eccessivo impoverimento delle mansioni che non offrono sufficiente materia all’attività degli individui. Depauperamento funzionale che non appaga il bisogno di lavoro degli individui. I lavoratori sono consapevoli così in modo incompleto della loro dipendenza.

Nella forma anomica tra capitale e lavoro che si manifesta nella grande industria, il conflitto sorge da un deficit di regolamentazione che induce un’eccessiva dequalificazione del lavoro. Si viene a perdere il fine ultimo, morale, della divisione del lavoro, quello di consentire il perfezionamento individuale. Questo obiettivo richiede che l’individuo non si dedichi esclusivamente al suo compito, ma che rimanga in contatto con le altre funzioni a lui vicine, collaborando con gli altri lavoratori specializzati. Così è consapevole di servire a qualcosa.

Affinché la divisione del lavoro alimenti la collaborazione e la capacità innovativa dei lavoratori è necessario: che il lavoro non venga impoverito poiché altrimenti si genera dequalificazione, che vi sia un coinvolgimento soggettivo verso le finalità del lavoro e nel gruppo di lavoro (questo richiede: coinvolgimento soggettivo, esplorazione e la combinazione di elementi diversi e un coordinamento e un lavoro di gruppo). L’intensificazione delle relazioni sociali può generare stati di esaltazione collettiva che rafforzano le capacità degli individui, mettendoli in grado di produrre nuove religioni, valori collettivi o comunque di potenziare la loro azione.

Sintesi: Marx e Durkheim

Entrambi ritengono che nella società capitalistica la divisione del lavoro non determini un aumento del benessere individuale e collettivo, perché non tutte le classi sociali ne beneficiano nella stessa misura (Marx) o perché la ricchezza materiale non coincide con la felicità individuale (Durkheim). Sia Marx che Durkheim vedono il lato oscuro della divisione del lavoro che nel capitalismo tende a generare conflitto anziché consenso. Concordano sul fatto che un’eccessiva specializzazione del lavoro tende a impoverire anziché arricchire la qualificazione professionale, riducendo la disponibilità soggettiva e la capacità innovativa dei lavoratori. Durkheim ritiene che la divisione del lavoro regolata crei solidarietà e sia un tratto insopprimibile della modernità. Marx invece ritiene che la divisione capitalistica del lavoro non sia riformabile e vada superata nella società comunista del futuro.

Simmel

Simmel attira l’attenzione su individui slegati dalla cerchia sociale. Gruppi sociali, etnici e religiosi declassati e oppressi, che vengono relegati ai margini della società e sono esclusi dal pieno godimento dei diritti di cittadinanza. Non potendo ottenere riconoscimento e prestigio attraverso percorsi professionali legittimi, cioè riconosciuti e apprezzati socialmente, questi soggetti si dedicano ad attività considerate moralmente dubbie: affari, commercio estero, prestiti a interesse. Il possesso di denaro li rende ricercati e indispensabili, permette loro di acquisire potere e influenza ottenendo un riconoscimento sociale che altrimenti sarebbe precluso (idealtipicamente sono gli ebrei e gli stranieri).

Così facendo però contribuiscono al loro radicamento, favorendo la diffusione dell’economia monetaria. La posizione formale dello straniero è una sintesi di vicinanza e distanza: non è un viandante poiché decide di insediarsi nella comunità. La distanza nei confronti del gruppo di insediamento significa che il soggetto vicino è lontano e viceversa. Ha attitudini tipo maggiore libertà dalle norme del gruppo che lo rende meno vincolato, più innovativo. In ciò viene aiutato anche dalla sua collocazione al confine tra mondi diversi. L’attività commerciale gli consente di entrare in contatto con idee diverse, di contaminarsi e fertilizzarsi culturalmente, in breve gli dà l’opportunità di provare nuove combinazioni precluse agli altri componenti della comunità.

Sombart

Sombart riflette sui migranti, osservando che chi decide di migrare è di solito il più capace, volitivo e audace della comunità d’origine. Un soggetto che si proietta verso il nuovo. Emigrando, rompe tutti i vincoli con le vecchie abitudini e le tradizioni della propria terra, mentre quelle del gruppo in cui si insedia gli sono estranee. La dimensione socionormativa allude al distanziamento che rende meno prescrittive e vincolanti le norme sociali e culturali delle comunità sia di origine che di arrivo. Per lo straniero/migrante le comunità e le relazioni sociali sono meno chiuse, i confini meno invalicabili e quindi i meccanismi di controllo socionormativi, che impongono la conformità al gruppo, sono più tenui.

La dimensione sociocognitiva: la sua collocazione al confine tra mondi diversi consente allo straniero/migrante di costruire ponti tra essi. Gli permette di ottenere informazioni e conoscenze non ridondanti, cioè di mettere in comunicazione idee diverse che possono essere combinate in una molteplicità di modi nuovi. Quindi due distinti meccanismi dell’innovazione economica:

  • Basato sulla marginalità: in settori economici che offrono opportunità di innovazione è facile che a coglierle siano nuove imprese marginali piuttosto che le grandi imprese incumbent, dominanti, poiché scontano fattori di inerzia e vincoli.
  • Basato sull’intermediazione: collocarsi al confine di cerchie sociali ed economiche distinte moltiplica le chance di introdurre nuove combinazioni mettendo a frutto idee provenienti da mondi diversi.

Weber

Weber definisce il capitalismo: laddove la copertura dei bisogni di un gruppo umano avviene attraverso un’impresa. Quest’ultima è di tipo razionale quando la sua redditività viene controllata attraverso il calcolo del capitale. Forme diverse di capitalismo sono esistite in vari periodi storici, solamente in Occidente a metà '800 si assiste a piena soddisfazione dei bisogni quotidiani mediante imprese razionali che producono per il mercato.

Questa forma moderna di capitalismo si fonda su presupposti socioistituzionali: sul calcolo razionale del capitale, reso possibile dall’organizzazione razionale del lavoro formalmente libero e dall’organizzazione razionale dell’industria orientata secondo le congiunture di mercato. Su un ordinamento istituzionale prevedibile nelle sue modalità di funzionamento, sul perenne rinnovamento della tecnica e sull’impiego della scienza come fattore produttivo. Weber osserva che le società antiche ebbero notevole fioritura capitalistica senza che vi fosse un corrispondente progresso tecnologico. Nelle società moderne, questi due fenomeni procedono di pari passo.

Questo sviluppo scientifico-tecnologico è potuto fiorire grazie al disincantamento del mondo connesso alla razionalizzazione religiosa e culturale dell’Occidente, che ha consentito una libera applicazione della ragione alla comprensione dei fenomeni naturali e poi alle attività produttive. La città occidentale è stata terreno di coltura, non solo di una borghesia imprenditoriale orientata in senso acquisitivo, ma anche della scienza moderna.

L’applicazione della scienza e della tecnica alla sfera economica ha avuto un duplice effetto: ha emancipato la produzione dei beni da ogni vincolo con la tradizione collegandola strettamente con il libero pensiero razionale e ha consentito un abbassamento sistematico dei costi di produzione, promuovendo una caccia febbrile alle invenzioni che in Inghilterra diede vita alla prima legge razionale sui brevetti. Ciò rappresenta una svolta decisiva nella storia del capitalismo occidentale: la democratizzazione del lusso, con riduzione dei costi, dette un impulso fondamentale allo smercio di massa e all’industrializzazione capitalistica basata sulla competizione dei prezzi. Solo l’Occidente conosce questa forma di capitalismo razionale orientato al mercato.

L’innovazione tecnologica svolge un ruolo di primo piano nello sviluppo di determinismo tecnologico e ad applicare un approccio di analisi bidirezionale. Il capitalismo occidentale è caratterizzato dalla presenza di un’etica economica razionale orientata all’innovazione. La formazione di una borghesia imprenditoriale per la quale l’orientamento al profitto e l’accumulazione indefinita del capitale diventano una sorta di dovere professionale. Un’etica sociale che legittima il guadagno e spinge verso comportamenti acquisitivi, di tipo innovativo, che si distanziano dalla tradizione, cioè dalla routine produttive e di consumo stabilite nel passato.

Weber collega il capitalismo moderno ai tratti specifici della civilizzazione occidentale, cioè al processo di razionalizzazione in senso formale che si dispiega in una pluralità di sfere di vita. Solo l’Occidente ha creato l’organizzazione razionale del lavoro, lo stato moderno di tipo legale-razionale, il diritto razionale-formale, la città e i cittadini, la scienza e la tecnica razionale. La cultura occidentale si distingue da ogni altra per la presenza di uomini con un ethos razionale della conduzione della vita. Questa forma di capitalismo nasce da una complessa costellazione di fattori socioistituzionali a cui si aggiunge un ethos economico razionale.

Weber approfondisce il fondamento religioso della condotta razionale di vita, esplorando il nesso esistente tra etica protestante e lo spirito del capitalismo:

  • I dogmi e i precetti del protestantesimo ascetico inducono i fedeli a una costante razionalizzazione etica della condotta di vita.
  • I fedeli operano un controllo metodico del loro stato di grazia mediante un impegno attivo nelle attività professionali.
  • Dal successo negli affari ottengono la conferma del loro stato di elezione: ovvero la certezza di appartenere alla schiera di coloro che sono predestinati da Dio alla salvezza eterna.

L’ascesi intramondana, tipica del calvinismo, imprime un carattere innovativo ai loro comportamenti. Il mondo terreno ha l’unico scopo di servire alla glorificazione di Dio e gli eletti altro non sono che strumenti di questo disegno divino: il loro impegno mondano è per aumentare la gloria di Dio e ciò vale anche per il lavoro professionale che è a servizio della vita terrena della comunità. Il dogma della predestinazione precipita i fedeli in un perenne stato di ansia sul proprio destino ultraterreno anche se essi vengono invitati a respingere questi dubbi e a conquistare nella lotta quotidiana la certezza della propria elezione mediante un indefesso lavoro professionale.

Per raggiungere soggettivamente la sicurezza sul loro stato di grazia devono perciò svolgere un’azione ascetica all’interno del mondo, sentendosi strumento della potenza divina, deve essere fede efficace. Solo un eletto è capace di aumentare la gloria di Dio attraverso le opere buone ma poiché gli eletti sono semplici strumenti nelle mani di Dio le opere efficaci diventano un segno inequivocabile dell’appartenenza alla schiera degli eletti. La necessità di comprovare la propria fede nella vita professionale laica crea un’aristocrazia di santi nel mondo predestinati da Dio che si esprime anche attraverso la creazione di sette. Questa condotta ascetica non si dispiega più come nelle comunità monacali del medioevo, fuori dal mondo bensì all’interno di esso.

Inizia così a impregnare della sua metodicità la vita quotidiana profana e a trasformarla in una vita razionale nel mondo. Weber individua le origini religiose dello spirito del capitalismo che si manifesta in un senso del dovere professionale verso l’accumulazione indefinita del capitale. Un’etica sociale utilitarista che non ha fini edonistici, che non serve a soddisfare bisogni materiali ma si pone al servizio del guadagno di denaro come scopo in se stesso. Obbligazione morale che trae origine nell’ascesi protestante.

La rottura nei confronti del tradizionalismo economico e il fondamento ascetico e carismatico dell’innovazione economica: il capitalismo moderno si fonda sui comportamenti economici e condotte di vita razionali, a lungo.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher micolb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ramella Silvia.
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