SOCIOLOGIA DELLO SVILUPPO 01/10/18
I PARTE
Concetto di sviluppo: concetto pervasivo, anche e soprattutto polisemico che ha
caratterizzato gli ultimi 70 anni della storia dell’uomo. È stato un processo con una
valenza ed un giudizio positivo per moltissimo tempo, e possiamo definire tale
concetto come un processo di cambiamento, nelle strutture economiche e
produttive che punta ad un miglioramento, una maggiore ricchezza rispetto ad una
fase precedente. Parliamo di un processo che cambia e continua a cambiare i
modelli culturali, i comportamenti, e modelli relazionali. Un processo che coinvolge
a 360 gradi una comunità; la ricchezza è il punto centrale di tale processo, che ha
caratterizzato la vita dell’uomo (occidentale), in quanto sia stato l’uomo
occidentale ad aver inventato “lo sviluppo”. Sempre per definire il concetto di
sviluppo in altre culture vengono utilizzate altre accezioni come: “lavorare per una
nuova alba”, “la voce del padrone”, “sogno dell’uomo bianco”. Tale concetto avrà
almeno fino 80/90 manterrà quest’accezione positiva, e sarà di fondamentale
importanza la definizione: sviluppo= crescita (economica). Dal punto di vista
economico si può arrivare allo sviluppo solo attraverso la crescita economica; ma
da una ventina di anni a questa parte questa idea andrà a scemare, in quanto a
fronte dello sviluppo comporta anche all’aumento delle disuguaglianze, quindi
povertà. Lo sviluppo, quindi, può essere definito attraverso una parabola: “un
racconto che nasconde un insegnamento”, un’altra parabola: un qualcosa che
prima sale e poi inizia a scendere. Il concetto, invece, di sottosviluppo si accosta
allo sviluppo, dagli anni ‘80 (secondo dopo guerra) in poi il concetto di
sottosviluppo sarà uno dei problemi più grande da dover risolvere ed interesserà
molte personalità istituzionali.
Abbiamo 5 motivazioni che spiegano il passaggio da questo concetto di sviluppo
fino a diventare un problema:
1. Dopo la 2 guerra mondiale, cambia il mondo, si costituisce un nuovo quadro
geo-politico. Vengono mostrate due potenze: gli stati uniti, modello capitalista, e
l’unione sovietica, modello comunista. L’Urss ne esce devastata, con un paese
annientato. Gli stati uniti ne escono come prima potenza a livello economico-
mondiale. Il fatto è che l’URSS attraverso il suo modello quinquennale riuscirà a
raggiungere gli stati uniti sia a livello economico, di produzione industriale. La
preoccupazione degli stati uniti è che gli stati sottosviluppati dell’asia, America
latina ecc. per esempio, possano appoggiarsi all’unione sovietica. Tutto ciò
minaccia gli stati uniti, i quali accettarono di porsi in determinati modi onde
evitare che ciò accada. A tal proposito Truman fece il discorso dei 4 punti il 20
gennaio 1949, uno di essi è essenzialmente il quarto che recita: “dobbiamo
imbarcarci in un nuovo e coraggioso programma per rendere disponibili i
benefici delle nostre scoperte scientifiche e del nostro progresso industriale, per
il miglioramento e la crescita delle aree sottosviluppate”. Truman ci conferma
ciò che abbiamo detto rispetto al timore del diffondersi della minaccia
comunista, è un falso buonismo quello di Truman, che nasconde anche altri
piccoli aspetti. Contemporaneamente a queste parole, gli stati uniti metteranno
in pratica quello che viene definito il piano Marshall: un’inondazione di
contributi economici volti alla ricostruzione dal punto di vista economico dei
paesi devastati dalla seconda guerra mondiale, che però punta ad un’influenza
1
politica, e questi paesi potranno ricambiare, appunto, sottostando agli “amici”
usa.
2. L’ondata di decolonizzazioni, (tra il 46 ed il 49: le filippine, india, Birmania…)
una serie di stati che si dichiareranno indipendenti, tale ondata andrà oltre gli
anni 60, coinvolgerà asia e africa. Tutto ciò porterà alla crisi degli imperi
coloniali.
3. Le nuove popolazioni di nuova indipendenza inizieranno a confrontarsi e capire
che la povertà non è un destino ineluttabile, che le diseguaglianze possono
essere combattute. Ci sarà questa presa di coscienza da queste popolazioni
“sottosviluppate” concetto che nasce da Truman. Ed è per questo che gli USA
da “anti-colonnisti” diventeranno i primi ad appoggiare un “nuovo imperialismo”
per evitare che questi stati si rivolgessero all’unione sovietica per vari tipi di
aiuti.
4. Ondata stavolta che caratterizzerà l’opinione pubblica, un’ondata di pietà,
buonismo umanitario verso la popolazione del sud del mondo, ed ecco che il
concetto di sviluppo diventa un problema che interessa anche l’opinione
pubblica e si insinua la ricerca di soluzioni per aiutarli, ma tutto ciò per un
semplice motivo:
5. Per il senso di colpa di averli sfruttati, di aver aumentato la povertà attraverso il
saccheggio delle risorse, quella situazione creata dall’occidente stessa. È qui
che nasce l’epopea: “fardello dell’uomo bianco” in termini di civiltà, ovvero la
presa di coscienza che la superiorità dell’occidente in termini economici e
culturali legittima a colonizzare e rendere schiavi queste popolazioni del mondo
per aiutarle nella strada del progresso, dello sviluppo. Victor Hugo (come tanti
altri tra cui Kipling) diceva: “Il bianco ha fatto del nero un uomo nel secolo XX,
l'Europa farà dell'Africa un mondo. Rifare un'Africa nuova, rendere la vecchia
Africa accessibile alla civiltà, questo è il problema! L'Europa lo risolverà. Su,
popoli! Impadronitevi di questa terra! Prendetela! (...) Non per la spada, ma per
il commercio! (...) Versate l'eccesso della popolazione in quest'Africa, e risolvete
così le questioni sociali”.
L’idea del sottosviluppo nasce sotto per effetto del colonialismo che evidenzierà
tutta una serie di dinamiche a partire dalla “missione civilizzatrice” ad effetti
psicologici devastanti per questa presunzione di superiorità economica, civile e
culturale.
Quest’obbligo morale di difendere e aiutare porrà un sotto una luce diversa il
problema del sottosviluppo. 08/10/18
Cos’è il sottosviluppo? Dove lo possiamo trovare? lo possiamo trovare in una sotto
dotazione di risorse tali da garantire un livello di vita dignitosa e accettabili da parte di
una popolazione che vive in condizioni di miseria. Nel momento in cui il sottosviluppo
diventa un problema, l’economia inizia ad assumere un ruolo fondamentale. Sotto un
duplice aspetto: come disciplina economica, quindi un settore che si sente
responsabile di trovare una soluzione, ma dall’altra una chiave di lettura per ciò che
concerne l’evoluzione delle idee e avviare un processo di cambiamento. L’economia
assumerà un ruolo significativo in quanto:
1. C’è un atteggiamento di superiorità rispetto ad altre discipline
2. Perché oggettivamente aveva gli strumenti giusti e necessari rispetto ad altre
discipline per poter ottenere determinati risultati
3. Rappresenta una conoscenza scientifica 2
Nonostante già dagli anni 50’ si comprendeva già l’importanza dei fattori economici e
non, l’economia rappresenterà il “centro” di ogni cosa, tant’è che si parla di una
grande mole di lavoro degli economisti che verranno chiamati pionieri dello sviluppo,
in quanto saranno i primi a porre e cercare una soluzione al problema del
sottosviluppo, cercano le caratteristiche e i criteri delle realtà di questi paesi e di
conseguenza proporre delle soluzioni. Da questo punto di vista i pionieri individuarono
delle costanti, dei fattori (soprattutto) demografici, fattori economici (ex. bassa
produttività pro-capite, scarsi investimenti ecc.), fattori sociali (presenza di forti
diseguaglianze, ruoli autoritari, ruolo emarginato della donna ecc.). il passo successivo
fu quello di comparare queste realtà sottosviluppate e ciò porto ad una netta divisione
tra paesi sviluppati e paesi sottosviluppati/arretrati. Occorreva inoltre trovare le cause
e come funzionavano tali realtà arretrate, e individuare un modello di funzionamento,
di fatti si arrivò ad una teoria come primo tentativo di un modello TEORIA DEL
CIRCOLO VIZIOSO: attraverso tale teoria il sottosviluppo veniva concepito come una
molteplicità di fattori endogeni, ma soprattutto non è la risultanza di singoli
carenze/ostacoli, ma era una serie di fattori in cui l’uno influenzava l’altro. Tant’è che
la sintesi del circolo vizioso è “un paese era povero perché povero” ciascun fattore
va ad influenzare un altro generando, appunto, un circolo vizioso. Ciò che era normale
era la crescita economica, quindi ciò che era normale erano le società sviluppate
economicamente dell’occidente, mentre l’anomalia erano le società del terzo mondo
che però rappresentavano la percentuale più alta della popolazione mondiale. Ma cosa
avrebbe potuto rompere il circolo, e di conseguenza cosa aveva portato le società
sviluppate a rompere tale circolo vizioso? Dove e come era possibile intervenire? Le
risposte più valide erano: occorreva un fattore interno che scardinasse il circolo
vizioso, tra i fattori che avevano tale compito troviamo la mancanza di dotazioni di
capitali, risorsa che se non era reperita all’interno dovevano essere recuperati
all’esterno... e ciò si poteva fare solo attraverso i doni a fondo perduto in termini di
aiuti e doni, in quanto i prestiti/investimenti erano impensabili oltre che insensati. Il
dono poteva funzionare per una serie di motivi… in tanto c’era un ottimismo sulla
velocità della crescita (spunto preso dal piano Marshall), l’altro elemento di ottimismo
era il fatto che tutti i paesi arretrati venivano considerati omogenei, tutti avevano le
stesse caratteristiche, e ciò portava che la stessa soluzione doveva essere valida per
tutti i paesi sottosviluppati. Solo un’economista era contrario Albert Hirschman il quale
mise in guardia i suoi colleghi rispetto a quest’idea, sulla base delle esperienze sul
campo, per lui era necessario individuare le razionalità occulte, ossia quelle
caratteristiche positive che si potevano individuare solo attraverso una ricerca sul
campo, un’osservazione diretta. Sempre per lui c’erano due aspetti importanti per i
paesi del terzo mondo:
1. Sindrome dell’economista turista (economista che non entra nel merito delle
situazioni ma si limita alla “facciata”) e dall’altra:
2. il complesso del fallimento
TEORIA DELLA MODERNIZZAZIONE: primo vero tentativo di dare spiegazioni e
soluzioni. Si parla di modernizzazioni, anche se il termine più corretto potrebbe essere
chiamato come “occidentalizzazione/americanizzazione” in quanto sono gli USA ad
iniziare questo meccanismo di “aiuto”. Non esiste una teoria ma un paradigma, ossia
una serie di teorie non marxiste, il problema della modernità era un problema di
vecchia data: il come si passa da una società ad un’altra dà vita ad una serie di
dicotomie. Passaggio da una società tradizionale ad una società moderna. La teoria
può essere letta sotto un duplice aspetto: in chiave sociologica (struttural
funzionalismo di Parsons schema AGIL*) ogni società verrà considerata come un
3
sistema sociale caratterizzata dalle funzioni descritte da Parsons con lo schema AGIL,
e una lettura in chiave ideologica, la teoria della modernizzazione rappresenta per gli
usa rappresenterà la copertura teorica e pratica per tutte le attività poste in essere
dagli stati uniti durante la guerra fredda. Il processo di modernizzazione andrà a
scardinare il sistema precedente con l’obiettivo di sostituirlo con un altro, e segue uno
schema evoluzionistico, ossia l’idea di mutamento è una questione unidimensionale
progressiva e soprattutto, è una cosa necessaria ed ineluttabile, irreversibile
sequenziale. Entra in gioco Rostov, colui che rappresenta il perno teorico del
paradigma della modernizzazione. Rappresenta un perno economico e teorico, in
quanto è lui che individuerà la sequenzialità attraverso la teoria dei 5 stadi, ogni stato
dovrà passare attraverso 5 stadi per poter arrivare alla società moderna: di consumo
di massa, la “società americana” 1: partenza dalla società tradizionale, 2: le condizioni
preliminari 3: stadio il decollo 4: maturità 5: arrivo alla società dei consumi di massa.
Sono 5 stadi che porteranno le società tradizionali ad essere società moderne, ci sarà
inoltre un cambiamento sostanziale dal punto di vista culturale e valoriale attraverso
la crescita economica e l’industrializzazione. Un processo di convergenza verso l’unico
obiettivo: lo stile di vita americano ossia occidentale. Negli anni 60’ infatti gli USA
saranno i leader per ciò che concerne la cooperazione internazionale, per contraste
l’ideologia comunista con mezzi che non sono solo militari.
* L'assunto base del paradigma dal quale muove il sociologo statunitense, nell'ambito
della sua lettura in chiave funzionalista dei sistemi sociali, è che ogni sistema per
sopravvivere e svilupparsi deve saper risolvere quattro classi di problemi funzionali
richiamate dalle quattro lettere dell'acronimo:
A = Adaptation (funzione adattiva)
G = Goal attainment (raggiungimento dei fini)
I = Integration (funzione integrativa)
L = Latent pattern maintenance (mantenimento del modello latente)
11/10/18
CIRCOLO VIZIOSO
Fu individuato un modello di funzionamento che funzionava “un paese è povero,
perché povero”, ci sono vari fattori che si influenzano l’una con l’altra, con scarsi
investimenti si chiude il circolo con una scarsità di risorse. Questo circolo vizioso
chiuso rappresenta la società dei paesi del terzo mondo, e non era possibile uscire,
l’unico modo per rompere tale circolo era quello delle donazioni, aiuti esterni intesi
come immissioni di capitali dall’esterno. Aiuto inteso come cooperazione allo sviluppo.
“lo sviluppo dipende non
Una cosa da sottolineare è ciò che Hirschman sottolinea:
tanto dal trovare combinazioni ottimali per risorse e fattori produttivi dati, quando dal
suscitare e mobilitare per lo sviluppo risorse e capacità nascoste, disperese o
malamente utilizzate”, delle razionalità occulte, ossia non esiste un’unica soluzione
per tutti i paesi, occorre fare un’analisi sul campo, e lo sviluppo dovrebbe andare per
stadi, un processo lungo e continuo.
ELEMENTI DEL PARADIGMA DELLA MODERNIZZAZIONE
schema evoluzionistico: la trasformazione di una società (da tradizionale a
moderna) basata su uno schema evoluzionistica
il mutamento sociale comporta un processo unidirezionale, progressivo e
graduale. Un processo irreversibile e soprattutto sequenziale basato sulla teoria
4
dei 5 stadi di Rostow, teorizza che soc tra devono attraversare 5 steps
obbligatorie:
1. società tradizionale: basata sull’agricoltura, bassa crescita demografica, basata
sul fatalismo… statica.
2. Condizioni preliminari per il decollo: si avvertono le prime differenziazioni
culturali, agricoltura più produttiva
3. Il decollo: espansione industriale
4. Maturità: crescita dei profitti, industrializzazione maggiori bisogni, maggiori
Import & export
5. Società dei consumi di massa
È un processo sistemico, ciò porta un cambiamento dei valori e atteggiamenti…
una crescita economica, omogeneizzazione della società: un annullamento,
tendenza all’appiattimento delle caratteristiche di ogni società per passare ad
europeizzazione/americanizzazione il paradigma della modernizzazione deve
essere letto con una lente di ideologia politica soprattutto. Venne utilizzato dagli
USA come strumento di pressione e lotta durante la guerra fredda. Anche
Kennedy, così come Jhonson utilizza questo sistema, entrare in questi paesi
attraverso la modernizzazione, i capitali per “vincere la guerra fredda senza
sporcarsi le mani”.
Negli anni 70’ cosa ha comportato la modernizzazione? Al contrario di ciò che si
aspettavano gli economisti, i risultati furono molto scarsi, al di sotto delle
aspettative, in quanto si incontrarono delle difficoltà, inoltre era impossibile
imporre un modello unico per tutte le situazioni delle società del 3 mondo, ma ogni
paese aveva i suoi bisogni, aspettative e peculiarità. Quindi, la modernizzazione si
ritrovò davanti ad un blocco. La seconda motivazione del fallimento era
l’unidirezionalità del processo, nel senso che si dava per scontato che il processo di
sviluppo fosse un processo lineare. A partire dagli anni 70’ cambia il quadro
geopolitico e genererà tensioni a partire dai moti del ’68 in Francia alla guerra del
Vietnam per gli USA, tutto ciò per dire che non si poteva considerare il 3 mondo
omogeneo. Tale visione etnocentrica della modernizzazione, presunzione di
superiorità dettata da un concetto di superiorità economico, sociale e politico di
tutto l’occidente, ma che ha portato ad una crisi della modernizzazione.
Gli anni 60-70 vedranno protagonisti i paesi del terzo mondo, quel blocco politico
uscito dalla conferenza di Bandung del 1945: gran parte del terzo mondo si riunisce
per dire che non stanno né dalla parte dell’usa che dell’Urss, individuare la loro
strada e destino in quanto hanno ottenuto la loro indipendenza. La teoria
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
Per termini, condizioni e privacy, visita la relativa pagina.