Concetto di informazione
Il vocabolario della lingua italiana alla voce informazione riporta: L'informazione è l'elemento che permette di avere conoscenza di fatti, situazioni, ecc.
Tipologie di informazione
1) L'informazione può essere un dato di un elaboratore elettronico. La teoria dell'informazione è lo studio dei problemi di trasferimento di un messaggio da una sorgente a un ricevitore.
2) L'informazione genetica è l'insieme dei messaggi ereditari nei geni dei cromosomi.
3) La parola informazione può avere diversi significati; in generale indica un evento/notizia/conoscenza.
G. Bateson definisce l'informazione "una differenza che produce una differenza"; secondo B., "per produrre notizia di una differenza (cioè un'informazione) sono necessarie 2 entità (reali o immaginarie), e tra queste 2 entità ci deve essere sia una differenza sia una relazione, e la notizia di differenza tra queste 2 entità deve essere rappresentata da un'entità che elabora le informazioni (come il cervello o un calcolatore), altrimenti se questa differenza non viene elaborata non diventa informazione.
L'informazione diventa percezione di una differenza quando, per esempio, i nostri sensi (che sono i canali che ci permettono di acquisire informazioni dal mondo esterno) rilevano le differenze del mondo esterno tramite la vista, l'udito, il tatto, ecc. Per esempio, per percepire la natura di una superficie, facciamo scorrere il polpastrello sulla superficie stessa e lo scorriamo avanti e indietro; se ci limitiamo ad appoggiare il dito sulla superficie non riusciamo a stabilire se la superficie è liscia o ruvida. La sensazione che riceviamo dal mondo esterno deve essere registrata e solo dopo la registrazione ed elaborazione dal nostro cervello diventano percezione.
Le informazioni che elaboriamo hanno sempre a che fare con qualche differenza; per esempio: la notizia dello scoppio della guerra è in relazione con lo stato di pace che ha preceduto la guerra. Affinché vi sia informazione, la differenza deve essere percepita (se un albero cade nella foresta e nessuno lo vede o lo sente cadere, non diventa informazione fino a quando qualcuno lo vede cadere).
Il soggetto che percepisce la differenza non deve necessariamente essere un essere umano (per esempio: la caldaia si spegne automaticamente quando la stanza ha raggiunto una certa temperatura, cioè quando ha percepito una differenza). Dato che si possono percepire tante differenze, si parla di quantità di informazioni e il bit è l'unità di misura delle informazioni contenute in un evento.
Le informazioni acquistano un significato solo se vengono percepite dagli esseri umani, per esempio: i geroglifici egizi, per secoli, sono rimasti "differenze percepite", cioè informazioni pure, fino a quando gli fu dato un significato grazie alla scoperta della stele di Rosetta (che identificò la struttura dei geroglifici).
Il modello del pacco postale
L'informazione, quindi, è qualcosa di neutro quantitativamente misurabile, relativo a un soggetto che la percepisce e le attribuisce un significato. La comunicazione, invece, è diversa e più complicata. Nel dizionario della lingua italiana la comunicazione viene definita:
- Comunicare è ciò che si comunica per esempio notizie, idee, comunicazione telegrafica, mezzi di comunicazione di massa (mass media).
- Contatto che permette di comunicare (essere in comunicazione).
- Insieme di mezzi di comunicazione che stabiliscono un collegamento (comunicazioni aeree, terrestri, ecc.).
- Trasmissione di informazioni tramite messaggi da un emittente a un ricevente.
La comunicazione è una trasmissione di informazione ed è composta da:
- Una sorgente capace di elaborare un messaggio (cioè un insieme di informazioni).
- Un apparato trasmittente che trasforma il messaggio.
- Un mezzo o canale di comunicazione attraverso il quale viaggia il messaggio.
- Una fonte di rumore che può modificare o distorcere il messaggio.
- Un apparato ricevente che riceve e trasforma (codifica) il messaggio ricevuto.
- Un destinatario che riceve il messaggio codificato.
Il rumore può disturbare la comunicazione, fino a renderla incomprensibile, per questo un ingegnere di nome Shannon elaborò la teoria dell'applicazione della teoria matematica alle comunicazioni per aumentare l'efficacia della comunicazione. Tale teoria viene detta anche teoria del pacco postale (perché le informazioni e le comunicazioni viaggiano confezionate, spedite e ricevute da un luogo all'altro, proprio come un pacco postale). Per avere una buona comunicazione sono necessari:
- Un canale di comunicazione meno influenzato dal rumore.
- Scegliere un codice condiviso.
Il codice più famoso fu il Codice Morse, che converte ogni lettera dell'alfabeto in un segnale costituito da punti e linee. Ma il modello di Shannon in realtà ebbe dei limiti, perché il codice si preoccupa principalmente degli aspetti sintattici (come costruire una codifica valida) e ignora totalmente quelli semantici (cioè le varie interpretazioni di una codifica).
Il modello matematico di Shannon (ingegnere in una compagnia telefonica) aveva grossi limiti: i segni che compongono un codice possono essere studiati da 3 punti di vista diversi:
- Sintassi: è lo studio dei singoli elementi di un codice e le loro possibili combinazioni valide.
- Semantica: è lo studio delle relazioni tra il codice e gli oggetti che indica.
- Pragmatica: è lo studio delle relazioni tra il codice, coloro che lo usano e i comportamenti conseguenti a questo uso.
Per esempio: codice della strada ed uso del semaforo. Per la sintassi, le luci di un semaforo si accendono solo in particolari combinazioni, non si accendono mai due luci in contemporanea (solo la gialla e la verde); la luce gialla precede la rossa: questa è la sintassi del semaforo per gli italiani. Per la semantica, con il verde passi, con il rosso ti fermi, con il giallo "libera l'aria di incrocio con prudenza"; questo sempre in Italia. Per la pragmatica, il rosso in Italia è una raccomandazione (è probabile che ti devi fermare perché possono giungere auto da altre direzioni); in Germania il rosso è un imperativo!
La pragmatica di un codice è legata all'aspetto culturale e geografico delle persone coinvolte. Il processo di comunicazione non è rigido, lineare e determinato da un inizio (emittente) e una fine (destinatario), non è un semplice trasferimento di informazione; alcuni studiosi cibernetici, come Weiner, concepiscono la comunicazione come un processo di trasformazione e non un processo di trasferimento di informazione. Per i modelli semeiotici infatti i problemi comunicativi come gli equivoci, le incomprensioni, sono causati da una codifica errata o da disturbi del sistema, ma sono una possibilità propria della comunicazione, che essendo trasformazione è imperfetta e imprevedibile.
La cibernetica ha inserito nel modello di Shannon una circolarità con la nozione di feedback (messaggio di ritorno).
Etimologia della parola comunicazione
Comunicazione deriva dal sanscrito: com= mettere in comune, che in latino è diventato communis (comune) cioè composto da cum (insieme) + munis (dono). È la stessa radice della parola comunità, per questo si concepisce il termine comunicazione come condivisione (per esempio la comunicazione eucaristica del cristiano).
Nella comunicazione non possiamo trascurare l'intenzionalità: cioè l'intenzione esplicita e consapevole di condividere un significato. Ci sono 2 scuole diverse di pensiero:
- Per la scuola di Palo Alto è impossibile non comunicare: cioè noi comunichiamo qualcosa anche quando non abbiamo l'intenzionalità nel comunicare (per es. l'uomo solo seduto al ristorante, guarda fisso davanti a sé comunica alle persone che non vuole compagnia).
- Per il sociologo Goffman ci sono 2 tipi di comunicazione:
- Espressione intenzionale: è formata dai simboli verbali che l'uomo usa intenzionalmente e solo per comunicare le informazioni che lui vuole.
- Espressione lasciata trasparire: sono tutte quelle azioni che si mettono in atto per un motivo diverso da quello che si vuole trasmettere (un esempio di espressione lasciata trasparire è l'indifferenza con cui un viaggiatore abituale all'inizio del volo segue le istruzioni dell'hostess: questa indifferenza dice che viaggiano spesso in aereo, che conoscono le procedure che spiega l'hostess, e che si sta annoiando terribilmente a sentirle per l'ennesima volta).
Definizione di comunicazione secondo la psicologia
Lo psicologo Anolli definisce la comunicazione: "uno scambio interattivo tra 2 o più partecipanti, è uno scambio dotato di intenzionalità reciproca e di consapevolezza, e fa condividere un determinato significato in base a sistemi convenzionali di significazione e segnalazione".
Quindi per Anolli la comunicazione è interazione: cioè relazione in cui ognuno orienta la propria azione:
- I partecipanti devono essere 2 o più (non necessariamente umani).
- Ci deve essere intenzione (partecipo per condividere un significato con gli altri) e consapevolezza (i 2 interlocutori si rendono conto che tra loro sta avvenendo una comunicazione).
- Il significato è condiviso e non semplicemente trasmesso, grazie a sistemi simbolici.
In sintesi la comunicazione è un processo di costruzione collettiva e condivisa del significato, processo dotato di diversi livelli di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità.
Comunicazione umana e comunicazione animale (argomento d’esame)
Parlando di comunicazione in termini sociologici, ci si riferisce esclusivamente alla comunicazione tra soggetti umani (individuali o collettivi). Ma la comunicazione esiste anche tra gli animali. L'atteggiamento nei confronti della comunicazione animale oscilla tra antropocentrismo e antropomorfismo.
Nell'antropocentrismo l'uomo è considerato l'unico depositario del dono della comunicazione, escludendo qualsiasi parallelismo tra animali ed esseri umani. Nell'antropomorfismo si tende ad umanizzare gli animali, attribuendogli le stesse caratteristiche e dinamiche comunicative degli uomini.
Darwin, con la sua teoria che lega l'Homo Sapiens alle scimmie antropomorfe, ha dato un duro colpo alla teoria antropocentrica. La comunicazione animale è diversa rispetto a quella umana: infatti le parole non servono tra gli animali poiché la comunicazione non si riferisce a eventi o ragionamenti. Quando 2 cani si incontrano, cambiano posizione e movimento, si annusano, alzano la coda, ecc. e questo serve a stabilire una gerarchia tra loro. Nella comunicazione tra l'uomo e il cane invece, l'uomo "antropomorfizza" il cane, rivolgendosi al cane come se fosse un altro essere umano, rivolgendogli parole dolci, cercando di mettergli la mano sulla testa (il cinofilo sa invece come comunicare al modo dei cani).
La comunicazione animale ha caratteristiche diverse da specie a specie. Nei primati, per esempio, la comunicazione è uno strumento indispensabile, i loro richiami indicano al gruppo la presenza di un predatore. Molti animali sono in grado di mentire (comunicazione menzognera): il piviere per allontanare un predatore dal nido si finge con un'ala spezzata e si fa inseguire allontanando il predatore dal nido; quando è abbastanza lontano, vola via tranquillamente. Le complicate danze delle api servono per comunicare dove si trova il cibo rispetto all'alveare; è una comunicazione referenziale (a differenza di quella umana) perché l'ape che torna all'alveare e comunica la sua scoperta non riceve risposta o commenti.
Dal segno al libro
Il linguaggio verbale, a differenza di quello non verbale, permette di comunicare eventi accaduti nello spazio e nel tempo, permette di comunicare dubbi, incertezze, sentimenti. La superiorità del linguaggio verbale non proviene solo dall'uso della voce: esistono linguaggi gestuali evoluti come la lingua italiana dei segni usata dalle persone sorde (L.I.S).
Il linguaggio gestuale "naif" (non verbale) è costituito dai segni gestuali che hanno efficacia immediata (per esempio indicare la bocca per far capire che si ha fame) e sono limitati rispetto al linguaggio verbale. Sia la lingua italiana dei segni sia il linguaggio gestuale naif sono basati sui gesti: ma nella LIS ogni gesto è codificato e non liberamente interpretato, ha un solo significato in base ad un accordo o convenzione precedente tra due persone (la LIS è un linguaggio convenzionale).
Componenti del segno
- Significante
- Significato
Il significante è il mezzo che usiamo per rappresentare il significato, cioè l'insieme dei suoni che compongono, per esempio, la parola "cane" (immagine acustica) è il significante; invece l'idea del mammifero carnivoro, amico dell'uomo (cioè il concetto di cane) è il significato.
La semiotica (scienza generale dei segni che comprende la pragmatica, la semantica e la sintattica) divide i segni in:
- Indici: quando c'è una relazione di continuità tra significato e significante (per esempio, la colonnina di mercurio che sale è l'indice della temperatura).
- Icone: quando c'è una relazione di similitudine o analogia tra significato e significante (per esempio, le icone del nostro computer o le figure dell'uomo/donna sulle porte dei bagni).
- Simboli: quando c'è un rapporto arbitrario e convenzionale tra significato e significante (per es. la parola "cane" è il simbolo verbale dell'animale cane).
In sociologia c'è un ulteriore distinzione tra:
- Segnali
- Simboli
Nel segnale il significato è una certa quantità finita e precisa di informazioni con poche possibilità di equivoci ed interpretazioni; nel simbolo il significato è impreciso, indeterminato e ambiguo.
La comunicazione verbale (l’ipotesi di Sapir-Whorf)
Il linguaggio verbale caratterizza l'uomo, infatti la parola rappresenta l'universo della nostra conoscenza, delimitando le cose di cui possiamo parlare e che possiamo comunicare ai nostri simili. C'è un rapporto tra linguaggio e conoscenza, dove il linguaggio determina la conoscenza; questa ipotesi è stata formulata da Sapir-Whorf ed è conosciuta come l'ipotesi della relatività linguistica. Secondo Sapir-Whorf "i parlanti di 2 lingue sono orientati dalle loro lingue verso diversi tipi di osservazione e di valutazione degli eventi esterni: di conseguenza giungono ad una differente visione del mondo".
Per esempio, gli eschimesi distinguono diversi tipi di neve, e il loro lessico ricco e sofisticato gli permette di sviluppare una maggiore conoscenza su una materia che per noi è semplicemente "neve".
Il sociologo Durkheim si è occupato delle relazioni che esistono tra linguaggio-conoscenza-struttura sociale e afferma che esiste una fitta trama di interconnessioni tra "il linguaggio, la conoscenza umana e la storia". Nel processo di costruzione sociale della conoscenza il linguaggio svolge un ruolo molto importante perché è il materiale di base; sono i mattoni con cui la conoscenza viene costruita.
Le parole hanno un valore/potere politico; dietro ogni definizione c'è la costruzione sociale di ciò che si vuole comunicare:
- Primo esempio: nei giornali uno stesso evento può essere rappresentato diversamente (in base al linguaggio usato un'operazione in un paese straniero può diventare una guerra o un'operazione di polizia o una missione di pace).
- Secondo esempio: una persona proveniente da paesi lontani può essere chiamata migrante o immigrato o rifugiato o extracomunitario.
La teoria degli atti linguistici (di Austin e Searle) afferma che "dire è sempre anche fare". Tale teoria distingue negli atti linguistici 3 livelli:
- Atti locutori: sono rappresentati dalla semplice pronuncia di qualcosa seguendo il linguaggio usato.
- Atti perlocutori: sono le conseguenze che ha l'atto linguistico negli ascoltatori (persuasione, intimidazione).
- Atti illocutori: sono azioni che si concretizzano nel momento stesso in cui vengono formulati (tipo promesse, ordini, giuramenti: "vi dichiaro marito e moglie").
La sociologia della comunicazione studia più le azioni che gli atti linguistici, non studia la struttura interna della lingua, ma il rapporto della lingua con la comunità che la parla, con il territorio vicino. La condivisione della lingua, infatti, serve a mantenere e rafforzare l'identità collettiva di un popolo o di una nazione. La condivisione di una lingua definisce anche i confini di collettività di diverso tipo: per es. i gerghi giovanili.
Il linguaggio si trasforma in seguito ai mutamenti della struttura sociale, ma mentre i cambiamenti sociali sono in rapida accelerazione nella nostra epoca, il linguaggio si modifica più lentamente.
Ferdinand de Saussure fu uno dei fondatori della linguistica ed ha identificato 2 concetti:
- Langue: che è la lingua ufficiale che viene insegnata nelle scuole.
- Parole: è la lingua parlata concretamente da ognuno di noi, con le diverse sfumature, distorsioni e contaminazioni con altre lingue.
Tra le due esiste una relazione circolare: il nostro parlato dipende dalla Langue che abbiamo appreso, e l'uso delle parole rende la lingua viva e adattabile (infatti le lingue che non hanno più una esecuzione come il greco e il latino sono lingue morte).
La comunicazione non verbale
Oltre alle parole, l'uomo utilizza forme di comunicazione non verbale; la comunicazione non verbale viene considerata più semplice, più spontanea rispetto alle parole. Dal punto di vista scientifico la comunicazione non verbale...
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